Vincenzo Vinciguerra sul capitano Delfino – 12.01.95

“Avanguardia Nazionale è stato un gruppo che ha operato per conto del Principe BORGHESE , l’ufficiale DELFINO rientra tra coloro che si trovavano in una posizione sovrastante tale gruppo e non all’interno di esso. Voglio aggiungere che successivamente all’operazione di PG. che portò all’arresto dei noti BORROMEO e SPEDINI, Stefano DELLE CHIAIE me ne parlò in tono abbastanza risentito in quanto il Capitano DELFINO , e genericamente i Carabinieri della zona, conoscevano l’attività svolta dai due anche per quanto riguardava il trasporto di armi e munizioni e pertanto l’arresto era stato strumentale finalizzato all’operazione successiva contro il MAR di FUMAGALLI. Non voglio sbagliare , ma credo di ricordare che DELLE CHIAIE collegasse l’allora Capitano DELFINO al Generale Gianadelio MALETTI e mi giustificasse in tal modo l’azione antiavanguardista di quel periodo.
Sempre a livello di ipotesi posso suggerire che un eventuale collegamento fra DELFINO ed Avanguardia possa essersi stabilito al tempo del Golpe BORGHESE, quando Toni NIRTA attivò 1000-1500 uomini in Calabria la notte del sette sull’otto dicembre del 1970 per concorrere all’operazione predisposta con l’ausilio di forze militari e di polizia. Posso aggiungere che i rapporti tra DELFINO e NIRTA mi sono stati indicati in più occasioni come buoni mentre il NIRTA conosceva personalmente lo Stefano DELLE CHIAIE. Gaetano ORLANDO ebbe a dirmi esplicitamente nel carcere di Parma che del M.A.R. faceva parte anche un certo MOTTA che lavorava nel Ministero degli Interni e che non poteva essere confuso con il MOTTA ex-ufficiale degli Alpini e dei Partigiani Bianchi. ORLANDO sottolineò che di questo MOTTA del Ministero degli Interni non si era mai parlato. Voglio fare presente che l’attività di contrasto dell’Arma di Brescia verso il M.A.R. non va assolutamente interpretata nello scenario di uno scontro personale tra il Capitano DELFINO e il FUMAGALLI ma tra gli apparati dello Stato che in quel momento fra loro si scontravano e cioè il S.I.D. e l’Ufficio Affari Riservati”.

Memoria pm strage piazza della Loggia

Appunto del comandante dei CC de L’Aquila al procuratore della Repubblica – 31.05.1974

Trasmetto l’unito appunto, significando che la per­sona che ha riferito le notizie in esso contenute, ha desiderato esporle al sottoscritto, presente il Maggiore Cosimo Muci, comandante del Nucleo di P.G. de L’Aquila.
Lo stesso ha preteso che, durante la esposizione al­lo scrivente, non fossero presenti altre persone oltre il citato ufficiale. Il giorno 30 corrente, alle ore 11,00 circa, in località Monte Rascino (Rieti), D’Intino Alessandro, nato a Milano il 29.4.1953, tratto in arresto da militari dell’Arma per concorso in tentato omicidio plurimo, detenzione e porto abusivo di armi da guerra ed associazione per delinquere, prima di esse­re tradotto al carcere, riferiva:

1.Esposti Giancarlo
-già responsabile delle S.A.M., in atto era capo di Ordine Nero;
-aveva rapporti strettissimi con Franco Freda e Bruno Stefano, con i quali, due anni orsono, era stato detenuto in uno stesso carcere;
-era amico intimo di Gianni Nardi, attualmente nell’America Latina, da dove saltuariamente raggiunge Vicenza, per far visita alla madre, vedova, sentimentalmente legata ad un ufficiale superiore in servizio a quella Base NATO;
-operava sulla base di preventive intese con Carlo Fumagalli e Kim Borromeo, a loro volta in contatto con il Gen. Nardella ed il Maggiore Spiazzi;
-era sicuro conoscitore di armi, materie esplodenti e mez­zi di trasmissione ed in grado di realizzare, con estrema facilità, qualsiasi, tipo di ordigno esplosivo, nonché im­pianti-radio per ricetrasmettere; capacità acquisite durante il servizio militare nel 183° Nembo;
-per più tempo e fino a qualche anno fa, aveva lavorato per i servizi segreti portoghesi, prendendo anche parte attiva ad un attentato contro un generale portoghese, deceduto nella circostanza.

d'intino

2.Con Esposti Giancarlo, Danieletti Alessandro e Vivirito Salvatore, era partito da Lambrate (Milano) il giorno 10 mag­gio corrente, dopo rilevata la “Land Rover”, già carica di armi, esplosivi, radio ricetrasmittente ed equipaggiamento vario, da una officina meccanica di Carlo Fumagalli; in det­ta officina vi era ricoverata anche un’altra “Land Rover”, carica di equipaggiamento per campeggi, ma priva di armi e materiali esplodenti. Tale automezzo, che doveva essere ri­tirato dopo qualche giorno da altri giovani collegati con il Fumagalli, fungeva anche da copertura di quello da loro rilevato, carico di armi.
La radio era stata acquistata circa due mesi orsono a Milano, per captare trasmissioni delle radio dei Carabinieri e della Polizia. Durante i trasferimenti da una località all’altra, la “Land Rover” veniva preceduta di due o tre chilometri dal motomezzo, guidato da Vivirito Salvatore, che aveva il compito di segnalare, con apparecchio “Talk-Walk”, la presenza eventuale di posti controllo di Carabinieri e P.S., che potevano essere elusi con aggiramenti o soste in luoghi defilati.
Vivirito fa tutt’uno con Marco Ballan, dirigente nazio­nale “Avanguardia Nazionale”, di cui è capo Stefano Delle Chiaie, attualmente all’estero ma talvolta in Italia per im­partire istruzioni alla organizzazione.

3.Gran parte delle armi dei gruppi neofascisti vengono acquistate a Genova in via Prè, abituale ritrovo di contrabban­dieri, protettori, prostitute, pregiudicati in genere, ecc.

4.Egli è uno dei dirigenti di Avanguardia Nazionale; anche Danieletti Alessandro svolge funzioni di dirigente in det­to movimento, che si articola in:
– simpatizzanti;
– aderenti;
– militanti;
– guardie runiche;
– dirigenti

Simpatizzanti, aderenti e militanti svolgono compiti marginali poiché non ancora di provata fede. Le guardie per converso, sono elementi di tutto affidamento, alle quali l’organizzazione conferisce incari­chi particolari; i dirigenti possono anche essere guardie ru­niche e viceversa. L’Avanguardia Nazionale ha per simbolo la “Runa”, segno alfabetico di popolazione germanica, nonché emblema di una divisione corazzata tedesca.

5. Da alcuni mesi tutti i movimenti extraparlamentari di destra stanno adottando particolari misure cautelative per vanifi­care le infiltrazioni di provocatori, al servizio delle pub­bliche autorità e della sinistra.
In concreto, vengono costituiti piccoli nuclei:

-nei quali confluiscono elementi, provenienti da movimen­ti o gruppi diversi della estrema destra extraparlamenta­re, ma cimentati da solidi vincoli di amicizia;
-che operano autonomamente e le cui attività sono note soltanto a pochi dirigenti; il Fumagalli ne assicura i finanziamenti.

6. Il giorno delle elezioni per il referendum aveva raggiunto con l’Esposti, il Danieletti ed il Vivirito, Roiano (Teramo), proveniente da Lambrate; tutti avevano preso alloggio nella abitazione di una pantalonaia. L’abitazione era stata affittata da Giancarlo Esposti, per 100.000 lire. Durante la permanenza in Roiano, protratteci per una quindicina di giorni ed a scopo di addestramento. più volte erano stati raggiunti da un certo Giorgio di Ascoli Piceno, conoscente dell’Esposti, ed avevano consumato pasti presso una trattoria del luogo;

7. Gianni Colombo, da Lecco, è il responsabile di Avanguardia Nazionale per l’Abruzzo; lo stesso ha contatti con Guido e Luciano. entrambi da Lanciano. Luciano, in Lanciano, lavora in uno studio legale.

8.Dal 27 al 30 giugno, a Barcellona, in Spagna, avrà luogo la “Internazionale Nera”, alla quale parteciperanno tutte le organizzazioni internazionali neo-fasciste. La Internazionale Nera è sovvenzionata dal Partito Nazionale Socialista Spagnolo.

9. Nell’ambito dei gruppi della destra extraparlamentare era maturato il convincimento che, dopo il 12 maggio, avrebbe avuto luogo un colpo di stato, protagoniste le Forze Armate, per la instaurazione di un regime presidenziale. E’ per tale motivo che, con Esposti, Danieletti e Vivirito si era trasferito sulla montagna reatina, località ottima par addestrarsi, raggiungere agevolmente Roma ed operare nel quadro ed a sostegno dei golpisti.
In relazione a ciò, anche altri nuclei di neo-fascisti dovevano trasferirsi, dall’Italia settentrionale, in località montane non distanti da Roma, per addestrarsi e rimanere in attesa.

10. La strage di Brescia secondo una sua personale valutazione è stata opera degli extraparlamentari di sinistra. Avanguardia Nazionale ed Ordine Nero erano convinti che, dopo il rapimento del giudice Sossi, vi sarebbe stato a Brescia una iniziativa di eccezionale gravità da parte dei ci­tati estremisti, che fosse  oggettivamente addebitabile agli extraparlamentari di destra e che distraesse la opinione pubblica dal caso Sossi e dalle attività delle Brigate Rosse.

Ai fini di una più aderente valutazione del fatto, si reputa giovevole sommettere che il D’Intino, nel manifesta­re i pensieri e riferire i fatti di cui sopra, alternava mo­menti di euforia e di ansia ad improvvise pause ed a preoc­cupate espressioni del volto. Nell’insieme, il D’Intino dava l’impressione di essere alquanto turbato e di avvertire la necessità di confidarsi con qualcuno nell’intento di “alleggerirsi” comunque e, nel contempo, di sviare l’attenzione degli inquirenti da responsabilità personali ben più pesanti e gravi di quelle contratte e che spontaneamente ammetteva.

L’Aquila, 31 maggio 1974

Appunto del comandante dei CC de L’Aquila, Leo Della Porta, al procuratore della Repubblica di Rieti – 31.05.1974

I rapporti di Zicari, per conto del Sid, con Fumagalli ed Orlando

Sono stati acquisiti i verbali di Giorgio ZICARI, così come le trascrizioni dei colloqui che questi ebbe con FUMAGALLI ed ORLANDO nel 1970.
ZICARI, quale giornalista del Corriere della Sera, ebbe nel 1970 un rapporto con il latitante FUMAGALLI. Resosi conto della gravità e pericolosità dei progetti eversivi del predetto, attraverso il suo responsabile DI BELLA ebbe dei contatti con il Maggiore BURLANDO del SID, nel 1970, e con il Gen. PALUMBO e il Maggiore ROSSI nel 1974, dopo la strage.

zicari

In occasione dei primi contatti per conto dei predetti ufficiali del SID ricontattò FUMAGALLI e ORLANDO e registrò clandestinamente i colloqui (che sono stati trascritti), che confermarono che il MAR, almeno nel 1970 (i colloqui si svolgono dall’aprile al luglio del 70), si proponeva un colpo di stato anche attraverso spargimenti di sangue e con l’apporto, almeno parziale, dei Carabinieri e dei militari. Detti nastri non vennero mai consegnati dal SID a ZICARI. Quando si verificarono gli arresti di SPEDINI e BORROMEO e la strage di Piazza della Loggia, ZICARI mise in relazione con detti eventi i fatti del MAR si meravigliò del fatto che, nonostante che avesse riversato tutto al SID, detto Ufficio non avesse informato a sua volta l’A.G., impedendo il verificarsi di detti eventi luttuosi. Scrisse così articoli che implicitamente
fecero riferimento ad una strage “di Stato”. Accadde allora nel 74 che ZICARI venne contattato dal Gen. PALUMBO e dal Maggiore ROSSI, ufficiali del SID noti per aver fatto capo alla P2, e venne diffidato dal proseguire nei suoi articoli.
In effetti FUMAGALLI venne assolto nonostante l’esistenza di detto materiale. Considerato che ORLANDO, come fra poco si vedrà, conferma rapporti con i Carabinieri delladivisone Pastrengo, ecco che ZICARI spiava persone che erano perfettamente in rapporto con i suoi mandanti. Ciò rende quanto mai plausibile che i colloqui regstrati, he non vennero consegnati alla magistratura nel 1970, servivano per ricattare FUMAGALLI, o per costituire arma di ricatto nel caso in cui FUMAGALLI stesso li coinvolgesse.

Memoria Pm strage piazza della Loggia

Giovanni Rossi – verbale 11.03.85

Adr: prendo atto che il gi mi fa presente che il 07.03.85 Affatigato Ha riconosciuto in me il “massone” che indico’ a suo tempo. Questo e’ falso: chissa’ perche’ parla e chissa’ cosa dice. Prendo altresi’ atto che mi viene mostrata la fotocopia dell’dentikit del “massone” realizzato tanti anni fa da Affatigato e poi la fotocopia delle quattro fotografie, inclusa la mia, tra le quali appunto Affatigato mi ha riconosciuto; non e’ vero nulla.

Adr: per diversi anni e comunque fino al 1973 ad Arezzo ho fatto parte della loggia di Piazza del Gesu’; pero’ quando ci fu la fusione tra Piazza del Gesu’ e Palazzo Giustiniani io ed altri di Arezzo venimmo anche a Firenze da Salvini per sistemare la faccenda perche’ non volevamo uscire dall’ ordine. Salvini ventilo’ l’ipotesi di farci entrare nella loggia riservata di Gelli ma tempo dopo sapemmo che Gelli non voleva. Ad Arezzo io frequentavo molto spesso ed in pubblico Lasagni che era il capo di Piazza del Gesu’. Franci soprattutto, ma anche Batani e Cauchi, mi hanno visto sicuramente con Lasagni.

Adr: la Peugeot la comprai verso il 1969 e l’ ho tenuta fino al 1976. Era una berlina 204 modello “break”, cioe’ del tipo familiare. Non l’ ho mai prestata a nessuno.

Adr: sono stato arrestato all’ inizio del 1975 e sono rimasto in carcere quasi due anni fino alla fine del 1976.

Adr: a Pisa al Bar Stadio sono andato con la Peugeot.

Adr: Tuti l’ho conosciuto a Siena ad un comizio di Almirante e di conseguenza penso, ma non sono sicuro, che fossero le elezioni del 1972. A questo comizio Almirante Franci mi disse “vieni, ti presento un amico” e cosi’ mi fece conoscere Tuti. Franci lo fece perche’ sapeva che io e Tuti eravamo, entrambi, molto appassionati di armi. Poi ho rivisto Tuti altre volte ed una volta con lui sono stato al Bar Stadio di Pisa. Fra l’ altro io cercavo un tornio usato e pareva che Tuti avesse un amico meccanico che poteva vendermelo ma la storia poi non si concluse.
Ricordo che quello che aveva il tornio che io pensavo di comprare aveva una officina meccanica. Questa officina doveva essere ad Empoli, anche se io non ci sono maistato, in quanto rammento che il problema sarebbe stato per me di portare il tornio da Empoli ad Arezzo. So che il Tuti a questa officina capitava spesso e si era impratichito nei lavori di officina.

Adr: di gente di “destra” a Pisa, fuori del Msi, non conosco nessuno. Io ero allora, ed ancora oggi, iscritto all’Universita’ di Pisa, Ingegneria, dove andavo a frequentare quando possibile. Oggi mi mancano quattro esami per laurearmi. Tuti studiava anche lui a Pisa dove aveva gli amici piu’ cari: erano Lamberti, Catola, Mennucci ed un altro che non so se si chiamava Rosa o Torchia. So che erano cinque, Tuti compreso, ma onestamente non ricordo il quinto. … Disse che c’ era un forte gruppo di volontari della Val di Nievole che non erano affatto ordinovisti ma erano degli attivisti. Tuti non mi parlo’ mai della Val di Nievole.

Adr: di un gruppo del Fronte Nazionale di Borghese nella zona di Pistoia non so nulla.

Adr: ad Arezzo, come appassionato di armi, c’ era il benigni che commerciava in armi. Tuti andava in Svizzera a comprare armi a Lugano. Non mi ricordo di altri appassionati di armi con cui io e Tuti fossimo congiuntamente in contatto.

Adr: quando ci furono nel 1975 gli attentati ad Arezzo, ricordo che ci furono concomitanti attentati a Lucca.

Adr: dopo aver lasciato la moglie, Cauchi si mise con Ghelli Mirella, una ragazza forse mulatta, la quale diceva che il primario dell’ospedale dove lei lavorava, il prof Oggioni, era intimo di Gelli col quale quindi l’ Oggioni poteva mettere in contatto altre persone.

Adr: dopo lo scioglimento di ordine nuovo io so che in Toscana c’ erano tre gruppi i quali si tenevano in contatto tra loro e cercavano, magari attraverso una attivita’ culturale, di non disperdersi. I tre gruppi erano: quelli di Arezzo, quello di Lucca, ed il gruppo di Pisa formato dai cinque e cioe’ Tuti, Lamberti, Catola, Mennucci e o il Rosa o il Torchia.

Adr: una volta andai a Lucca perche’ Franci e Batani non avevano la disponibilita’ di una macchina, ma forse ci andai con il solo Franci. Andammo a palazzo Guinigi dove i ragazzi cercavano Tomei Mauro che pero’ non c’ era. Trovammo un giovane che comunque aveva piu’ di 30 anni, che si presento’ come cugino del Tomei.
Questi ci porto’ in casa e secondo me abitava li’ o comunque era estremamente pratico di quell’appartamento. Ricordo che i ragazzi parlavano dei loro problemi di “sopravvivenza Politica”, a Lucca c’ era stato anche il ferimento di uno di loro. Non sapevano che fare; il “cugino” di Tomei rammento che una voltasi erano accodati ad un gruppo di extraparlamentari di sinistra da cui se ne stacco’ uno al quale Tomei dette un ceffone. Mi pare che questo viaggio a Lucca avvenne dopo che ordine nuovo era stato sciolto.

Adr: ho visto Gallastroni poco tempo fa e mi ha detto che al GI di Firenze ha mantenuto quello che ha detto al processo di Bologna dove si e’ “rimangiato” quello che aveva detto prima.

Adr: prima del referendum del 1974 c’ era un clima di scontro molto pesante ed allora, bisognava fare manifestazioni, si cercavano aiuti anche esterni. Io sapevo che a Firenze c’ era un forte gruppo di volontari nazionali. Franci era “volontario” anche lui e mi disse che nella Val di Nievole c’ era un forte gruppo di volontari nazionali.

Adr: al processo di Bologna, D’Intino disse che Fumagalli aveva messo su Ordine Nero per contrastare e coinvolgere Ordine Nuovo. Questa affermazione di D’Intino risulta dagli atti e mi pare che al dibattimento D’Intino cerco’ di ritrattare. (…)

Adr: si e’ parlato con Cauchi di Gelli. Sui giornali erano uscite notizie che indicarono Gelli coinvolto in qualche maniera con il Golpe Borghese. Poi Gelli sembrava un uomo di grandi mezzi economici.Insomma, Gelli sembrava un tipo forse disposto a prestare attenzione e quindi non si escludeva l’ opportunita’ di contattarlo.

Giovanni Rossi – verbale 11.03.85 reso al GI dr Minna e al Pm dr Chelazzi, presso la Digos di Firenze

Nicolò Bozzo dichiarazioni 10.03.1986

Confermo le dichiarazioni da me rese in precedenza all’ AG di bologna e, in particolare, confermo il contenuto del memoriale da me rimesso ai giudici di Milano.

Adr: il gruppo di potere che si era formato all’ interno della divisione Pastrengo nel periodo che va dal luglio ‘71 al febbraio ‘75, era formato da ufficiali che, per la maggior parte, avevano in precedenza prestato servizio in Toscana. Ricordo ad esempio che il generale Palumbo era stato comandante di brigata a Firenze.
Questi anche nel periodo in cui era a Milano mantenne contatti frequentissimi con la Toscana. Solo piu’ tardi, allorche’ venne alla luce la questione P2, venni a sapere che era in contatto con Gelli e che incontrava il suddetto anche al comando divisione di Milano. Anche il Calabrese, il Guerrera, il Cocci, il Mazzei, il Bozzi, il Panella, il Petricca ed il Musumeci, provenivano dalla Toscana. Molti degli ufficiali della Pastrengo di quell’ epoca, inoltre, avevano prestato servizio sotto la repubblica sociale italiana. Rettifico la verbalizzazione precisando che a prestare servizio per la Rsi fu il Palumbo ed altri ufficiali dell’ arma di cui non ricordo il nome. Ricordo pero’ che Palumbo proteggeva il comandante, o meglio aveva una particolare simpatia per il comandante del gruppo cc di Torino dell’ epoca ten col Marchisio, che secondo fonti giornalistiche dell’ epoca, non smentite, aveva fatto parte delle formazioni giovanili della Rsi (Fiamme Bianche). Cio’ e’ confermato dalla deposizione resa dal gen Dalla Chiesa ai giudici di Milano Colombo e Turone.

Adr: interrogato circa la possibile identificazione di un ufficiale soprannominato “Penna bianca”, ricordo di avere rilevato dalla lettura di qualche rapporto, che venne identificato nel colonnello Dogliotti di Padova, almeno cosi’ mi sembra di ricordare.

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Adr: Palumbo era in contatto con Degli Occhi Adamo ed erano amici. Ho visto personalmente il gen Palumbo e l’ avv Degli Occhi assieme al comando divisione. Il Palumbo era in contatto altresi’ con l’ onorevole Servello e il senatore Pisano’ del Msi. Parlando di questi contatti li sito negli anni 1972 1973. Tali contatti cessarono con l’omicidio dell’ agente Marino, perlomeno per quanto e’ a mia conoscenza. L’ on Servello frequentava il comando divisione.

Adr: i rapporti fra Palumbo ed il col Santoro erano strettissimi e quest’ ultimo si vantava di essere stato trasferito a Milano su richiesta del gen Palumbo.

Adr: l’ allora cap Delfino mi confido’ che il gen Palumbo e il gen Mino gli avevano promesso la promozione al grado superiore per meriti eccezionali se avesse concluso positivamente le indagini sulla strage di piazza della Loggia. Il cap Delfino pur prestando servizio a Brescia operava anche su Milano in quanto si interessava di terrorismo di destra e disponeva di una rete di informatori molto efficiente tramite la quale era in contatto col Mar di Fumagalli. Il Mar, a sua volta, era collegato all’ avv. Degli Occhi che, come ho gia’ detto era amico di Palumbo.
Adr: nella mia veste di ufficiale addetto all’ ufficio OAIO dello stato maggiore della divisione Pastrengo, mi sono occupato della Maggioranza Silenziosa. Alle manifestazioni di questa organizzazione mi risulta partecipassero anche sanbabilini o comunque elementi dell’ estrema destra extraparlamentare.

Adr: il gen Palumbo ed il gruppo della Pastrengo a lui facenti capo e che si identifica in quel gruppo di ufficiali affiliati alla P2 erano fautori di una “linea dura” nel mantenimento dell’ ordine pubblico ed ho visto le loro concezioni rispecchiate nel cosiddetto Piano di Rinascita Democratica di Gelli e nel programma ideologico dei Centri di Resistenza Democratica di Sogno.

Adr: ebbi ad occuparmi anche della Fenice di Rognoni Giancarlo, il quale era senz’ altro una persona di grandi capacita’ politico -organizzative. Notizie su Rognoni potranno essere fornite dalla sezione anticrimine dei cc di Milano.

Carlo Fumagalli – udienza Brescia 17 settembre 2009 – prima parte

ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Buongiorno, signor Fumagalli. Noi ci conosciamo perché ci siamo sentiti ben undici anni fa. Purtroppo per lei dobbiamo tornare per l’ennesima volta sui consueti argomenti. Come lei sa, la Corte d’Assise non dispone delle sue dichiarazioni e quindi sostanzialmente le cose più importanti, non tanto quelle che si riferiscono strettamente alla sua vicenda, ma quelle che più hanno a che fare col nostro processo dobbiamo di nuovo rispolverarle. La Corte dispone delle sentenze, ma ovviamente direi che occorre comunque che lei spieghi, magari in maniera succinta, quale era il suo progetto diciamo rivoluzionario all’epoca, quali erano i suoi ideali, le vicende in relazione alle quali lei è stato arrestato il 9 maggio del 74, dico bene?

RISPOSTA – 74, sì.

DOMANDA – E quindi avrei bisogno che lei succintamente spiegasse un po’ quale era il suo progetto insomma, come doveva essere realizzato e poi passeremo a degli argomenti più specifici. Può spiegare che cosa si proponeva? Il colpo di Stato? La forma di governo alla quale mirava? Chi doveva occuparsi dei vari settori? Dove si doveva sviluppare? Queste cose qui insomma.

RISPOSTA – Sì. Praticamente mi sta parlando di quello che è il processo Mar.

DOMANDA – Sì, beh, ma in maniera abbastanza sintetica, non è che parleremo per dire di tutti i personaggi, ma solo di quelli che in qualche modo hanno a che fare con il nostro processo. Cominciamo col dire insomma, lei si proponeva in colpo di Stato?

RISPOSTA – Sì. Il problema è questo: quella che è la mia disavventura parte dalla guerra civile, dalla Resistenza. Io ho partecipato alla Resistenza. Alla fine della guerra ero comandante di una piccola brigata. Me ne sono andato a casa, non ho avuto niente. Dopo un po’ di anni però, fra di noi vecchi partigiani badogliani, si era sparso un certo malcontento per quello che era ed è mi pare tuttora, la decadenza della democrazia in partitocrazia, nella scelta delle clientele, voti di scambio, spreco di denaro e compagnia bella. Capisco che non toccava a noi giudicare, però ci sentivamo un po’ responsabili visto che ci ritenevamo un po’ soci fondatori della Repubblica, magari in piccola parte. E abbiamo parlato a lungo, ci siamo incontrati e alla fine è emerso in poche parole un progetto che era il progetto di arrivare alla Repubblica presidenziale, tipo gli Stati Uniti d’America, o in una certa maniera anche la semirepubblica francese.

DOMANDA – Mi è sfuggito quello che ha detto degli Stati Uniti, non ho capito bene.

RISPOSTA – Sì, la Repubblica presidenziale che avevamo sognato.

DOMANDA – Ah, come quella degli Stati Uniti.

RISPOSTA – Era sul modello degli Stati Uniti d’America. Cosa

voglio dire? Che il Presidente è eletto, nomina la sua, il suo governo, i partiti si fanno da parte sino alla prossima elezione, c’è un tempo dato per portare a termine un programma. Se vi ricordate a quel tempo i nostri governi duravano anche soltanto otto giorni. Cosa si poteva fare? C’erano due strade, due soltanto, una era la guerra civile, non l’abbiamo fatta. Persino il dottor Trovato ha ammesso che non è stata fatta. Perché non l’abbiamo neanche pensata? Perché avrebbe riportato indietro l’orologio della storia di almeno cinquant’anni. Cosa rimaneva? Il colpo di Stato. In quel tempo era di moda. Ricordo la Grecia, il Portogallo, la Libia, il Cile, qualche colpo di Stato è stato nefasto: tipo la Grecia, tipo anche l’Argentina; qualcuno qualcosa ha risolto; non stiamo a discutere quali e come, comunque qualcuno ha risolto. Come si poteva fare un colpo di Stato? Unicamente affiancandosi a delle forze armate, e il nostro lavorìo è stato quello di acquistare consensi nelle forze armate. C’è stata l’illusione di farlo, e poi c’è stata la caduta.

DOMANDA – Spieghi un po’, dal punto di vista di quella che doveva essere nello specifico la sua iniziativa, come si doveva sviluppare il colpo di Stato, il problema della Valtellina insomma?

RISPOSTA – Il problema della Valtellina è stato molto mitizzato. Praticamente noi avremmo dovuto aspettare o creare l’episodio di guerriglia per far intervenire le forze armate. Non è successo, non si è potuto fare. Tutto qua, poi molte cose sono state ampliate.

DOMANDA – Sì, ma dico, in Valtellina che cosa doveva accadere? Lei aveva un rapporto particolare con?

RISPOSTA – Certo, io ho fatto il partigiano in Valtellina, e a quel tempo molti miei partigiani erano ancora vivi, purtroppo non c’è più nessuno. Sono rimasto solo.

DOMANDA – Questo discorso lo abbiamo per il momento disancorato dal periodo di tempo. Però dovremmo un pochino più contestualizzarlo. Dunque lei è stato arrestato il 9 maggio del 74. Io le chiedo: ma queste intenzioni, questo programma, che pure io credo diciamo risalisse nel tempo, era ancora in atto?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quando lei è stato arrestato?

RISPOSTA – No. Quando sono stato arrestato la cosa era ormai alla deriva. Eravamo tutti allo sbando. Non sono scappato in tempo.

DOMANDA – In che senso tutti allo sbando?

RISPOSTA – L’aiuto che aspettavamo dalle cosiddette forze armate non c’è mai stato. E quindi era logico che era finita, non c’era più niente da fare. Purtroppo non ho avuto il coraggio di fermarmi in tempo, c’erano troppi problemi che mi spingevano. Tutto qua.

DOMANDA – Perché vede in realtà dalle dichiarazioni che lei ha rilasciato in più verbali, che adesso eventualmente le leggerò, sembrerebbe dedursi che questi fermenti, questi programmi, pur risalenti nel tempo, quindi addirittura alla fine degli anni sessanta etcetera, etcetera, però fossero ancora in atto al momento in cui c’è stato l’intervento con gli arresti, e insomma prima Spedini e Borromeo e poi lei e gli altri successivamente.

RISPOSTA – In teoria sì, ma in pratica ormai era finito tutto.

DOMANDA – Mi riferisco ad alcune frasi, per esempio: lei ne ha parlato il 17 aprile del 1986, al Giudice istruttore di Bologna. Dicendo, “sono stato condannato poiché stavo lavorando attorno a un progetto di colpo di Stato. In estrema sintesi il mio intendimento era creare una situazione insurrezionale in Valtellina che avrebbe successivamente determinato, almeno in teoria, l’intervento normalizzatore di qualche corpo dello Stato” etcetera. Il focolaio in Valtellina etc., gli attentati ai treni etc. Poi, a un certo punto dice: “Quando venni arrestato, quando venni arrestato il 19 maggio 1974, non ero assolutamente pronto all’azione perché mancavano i collegamenti tra il mio gruppo e quegli ambienti istituzionali di cui prima ho parlato, nel senso che non c’erano ancora”. E poi dice: “So bene che nel 74 si agitavano numerose tensioni golpistiche, ma fra me e gli altri gruppi o le altre persone portatrici di programmi analoghi al mio, non era ancora un adeguato accordo”. Cioè sembra dire che la cosa era ancora in via di perfezionamento. E in Assise di Appello di Bologna il 17 novembre 1986 dice per esempio: “Preciso che questo tentativo di colpo di Stato si riferiva al periodo dei primi mesi del 74. E lo stesso argomento viene ripetuto anche in Assise a Brescia il processo Ferri praticamente, “si pensava di poter fare qualcosa nell’estate del 74”, dice testualmente. E anche in un altro AG di Venezia il 10 ottobre 74 dice: “Il piano avrebbe dovuto scattare nel 72, poi nel 73, poi nel 74 all’atto dell’emergenza che era rappresentata da un caso che avremmo dovuto creare in Valtellina”. Quindi diciamo in realtà, da quello che ha detto sembrava dedursi che da quello che ha detto sembrava dedursi che insomma?

RISPOSTA – Sì, ma non si è mai realizzato niente, non si sono mai realizzate le situazioni che…

DOMANDA – Il colpo di Stato non c’è stato?

RISPOSTA – Non c’è stato.

DOMANDA – Su questo nessuno mette dubbi. Nei suoi verbali facendo un piccolo passo indietro, ma questo è finalizzato a una domanda specifica che poi voglio farle, si è parlato di una riunione di Italia Unita. Che cosa era Italia Unita, può spiegare?

RISPOSTA – Italia Unita era un gruppo di chiamiamolo intellettualoidi che avevano tappezzato Milano con dei manifesti: “Basta qui, basta là, basta su, basta giù”. Niente. Gente che non ha mai fatto niente, è finita lì. E’ nata ed è morta. Se poi è sfociata in quella maggioranza silenziosa che faceva capo a Degli Occhi, tutto lì.

DOMANDA – Ma chi erano Degli Occhi e Picone Chiodo? Può spiegare che ruolo avevano in tutto questo, l’Avvocato Degli Occhi e Picone Chiodo?

RISPOSTA – L’Avvocato Degli Occhi era della maggioranza silenziosa.

DOMANDA – Queste due persone nell’ambito di questo piano, di questo programma, avevano un ruolo specifico oppure no?

RISPOSTA – L’avrebbero avuto.

DOMANDA – Che cosa avrebbero dovuto o in parte hanno fatto?

RISPOSTA – Praticamente avrebbero avuto la parte politica. Avrebbero dovuto guidare la parte politica, come io avrei dovuto guidare nel mio piccolo la parte militare.

DOMANDA – In questo suo programma, progetto sia pure non realizzato, era prevista, o meno, una parte per i Carabinieri? I Carabinieri avrebbero dovuto avere un ruolo?

RISPOSTA – Ci avevamo contato, ma gli unici Carabinieri che ho conosciuto sono quelli che mi hanno ammanettato. Avevano un contatto, avevamo un contatto.

DOMANDA – Può sviluppare un po’, può spiegare un po’ meglio come sono stati i contatti con i Carabinieri? E che cosa era previsto? Quali sono stati i loro interventi in positivo? E che cosa avrebbero dovuto fare i Carabinieri? Come si poneva il colpo di Stato con riferimento a?

RISPOSTA – Io, risulta dal processo, e mi pare che il dottor Arcai e il dottor Trovato mi abbiano girato come un calzino. Mi pare che il dottor Trovato e il dottor Arcai mi abbiano rigirato come un calzino, è un’espressione del dottor Arcai.

DOMANDA – Lei le cose più importanti le ha dette dopo il processo Mar.

RISPOSTA – Sì, perché dopo il processo è successa una cosa strana: che tutte le procure dell’alta Italia hanno voluto interrogarmi, non riuscivo a capire perché, venivano a prendermi ogni otto giorni a Venezia, a Bologna, a Milano. Io non ho capito: sono stato condannato, ho scontato la mia pena, sono stato messo in libertà, ho fatto dodici anni di miseria, tutti volevano ascoltarmi, tutti volevano intervenire, quasi che il dottor Trovato e il dottor Arcai fossero stati degli sprovveduti, non lo sono stati, creda a me, hanno tirato fuori tutto.

DOMANDA – Va bene, lasciamo stare…

RISPOSTA – Il mio ultimo incontro – mi permetta per arrivarci – l’ultimo incontro, l’unico incontro che ho avuto io con un ufficiale dei Carabinieri l’ho avuto a Padova. L’ufficiale si chiamava in gergo “Penna Bianca” il nome non me lo ricordo più, mi pare Dogliotti. L’incontro è sfumato in pochi minuti per l’intemperanza di 4 imbecilli che avevamo vicini. Io poi non li ho più trovati. Chiedi al mio braccio destro, chiamiamolo così, Orlando che abbia avuto altri contatti è possibile, forse anche vero. Però non si è concretizzato nulla. Cosa avrebbero dovuto fare i Carabinieri? Avrebbero dovuto ristabilire l’ordine, toccava a loro, non toccava certo a noi.

DOMANDA – Lei ha riversato fiumi di parole sui Carabinieri.

INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – FORZANI: Passiamo direttamente alle contestazioni.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Prima o poi le leggerò questi verbali. Però sarebbe meglio che in qualche modo con parole sue spiegasse un po’ meglio insomma che cosa rappresentavano i Carabinieri nell’ambito?

RISPOSTA – Signor Pubblico Ministero, io a 35 anni di distanza le parole esatte non le ricordo.

DOMANDA – Su questo siamo d’accordo: però diciamo che per il momento lei ha un po’ banalizzato questo argomento. In realtà è uno degli argomenti centrali dell’interesse di questa discussione, quindi le chiederei per cortesia di così essere un pochino più specifico, insomma a dire, un po’ più, se i Carabinieri avevano una qualche parte, che cosa avrebbero dovuto fare, se c’è stato in positivo un loro intervento, se vi hanno fornito armi?

RISPOSTA – Premesso che non c’è stato il loro intervento.

DOMANDA – Vi sono diversi argomenti.

RISPOSTA – Premesso che non c’è stato il loro intervento, non c’è stato, avrebbero dovuto intervenire, prendersi, ritornare praticamente al piano di chi, del primo generale – come si chiamava? – parlo degli anni sessanta.

DOMANDA – De Lorenzo?

RISPOSTA – Prendere i personaggi del governo e portarseli in Sardegna, quello avrebbero dovuto fare i Carabinieri. Però…

DOMANDA – Senta: questo Dogliotti lei quante volte l’ha incontrato?

RISPOSTA – Una volta Dogliotti, solo quella volta lì.

DOMANDA – Ma i Carabinieri che, portare in Sardegna, oltre a questo che cosa altro avrebbero dovuto fare i Carabinieri?

RISPOSTA – Io più di quello che ho detto non riesco a dire: avrebbero dovuto prendere come si può chiamare, gli uomini di governo, prenderli prigionieri e portarli in un campo di concentramento in Sardegna, e rifare un governo a base presidenziale, sotto il commissariamento militare. Questo era il piano.

DOMANDA – Senta, io le leggo alcuni verbali dove in qualche modo il concetto degli interventi dei Carabinieri viene maggiormente sviluppato. Per esempio, lei ne parla più volte. Ma lei ricorda questo Dogliotti se aveva un soprannome?

RISPOSTA – Chi?

DOMANDA – Dogliotti aveva un soprannome?

RISPOSTA – Dogliotti? Penna Bianca. L’ho detto prima.

DOMANDA – Ma siccome qualcuno lo chiama anche Penna Nera, è un errore? C’è qualcun’altro che si chiama così?

RISPOSTA – Io lo conoscevo come Penna Bianca.

DOMANDA – Ma i Carabinieri, nell’ambito di questa iniziativa, erano portatori di una loro autonoma iniziativa e quindi diciamo il Mar si poneva in simbiosi con i Carabinieri, oppure, i Carabinieri avrebbero dovuto appoggiare la vostra iniziativa? Come si può dire?

RISPOSTA – Io mi ponevo non soltanto in simbiosi, ma agli ordini dei Carabinieri. Non avevo né la forza, né l’autorità, né l’autorevolezza di impormi ai Carabinieri, assolutamente.

DOMANDA – Perché lei disse, lei ha fornito delle versioni che tra l’altro non sono tutte esattamente sovrapponibili su questa questione dell’intervento dei Carabinieri. Per esempio, noi abbiamo una versione al Giudice istruttore di Venezia del 10 ottobre del 94, il dottor Mastelloni, e lei disse: “Per quanto concerne il progetto politico del Mar, si trattava di appoggiare un colpo di Stato fatto dai Carabinieri”.

RISPOSTA – Non c’è contraddizione con quello che ho detto, sono parole diverse, ma il senso è quello.

DOMANDA – “Tanto abbiamo creduto perché, come lei sa, avevamo dei rapporti con un colonnello dei Carabinieri, veniva chiamato Penna Bianca, Dogliotti”, etc., colonnello di Padova?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi è morto questo signore.

RISPOSTA – E’ morto.

DOMANDA – “Era lui che ci aveva assicurato che i Carabinieri stavano preparando qualche cosa contro questa partitocrazia corrotta”?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Una frase che fa pensare ai Carabinieri che indipendentemente dall’iniziativa del Mar stanno preparando insomma una loro iniziativa. Poi dice “il piano avrebbe dovuto scattare nel 72, poi nel 73, poi nel 74 all’atto dell’emergenza che era rappresentata da un caso che avremmo noi dovuto noi creare in Valtellina, si pensava di creare una banda armata in Valtellina, in quanto la zona è al confine con la Svizzera” etc. “e indi far sapere al mondo intero che in Italia c’era

gente disposta a morire per combattere quel regime. Sarebbero intervenuti i Carabinieri per darci una mano, invece sono venuti per darci le manette”. Questo è stato il suo commento. E poi ha specificato, cosa che peraltro ha specificato in molti altri verbali che non posso leggerli tutti, “le armi le aspettavamo dai Carabinieri e le doveva procurare Dogliotti”. Come era questo fatto delle armi?

RISPOSTA – Ci avevano detto “state tranquilli”.

DOMANDA – Il Mar avrebbe dovuto agire con le armi dei Carabinieri?

RISPOSTA – “Al momento opportuno vi daremo le armi”. Non ce le hanno mai date.

DOMANDA – In epoca più recente e cioè quando praticamente l’ho interrogato io, io le ho fatto rilevare appunto come il 17 aprile 86 lei diceva: “Contavo che dopo il mio intervento in Valtellina vi sarebbe stato un intervento dell’arma dei Carabinieri, del Birindelli, e di un gruppo di ufficiali a lui facenti capo e di alcuni ufficiali italiani della Nato”. E quindi sembra che l’intervento dei Carabinieri segua quello del Mar. Cioè il Mar fa, diciamo, accende la fiaccola per modo di dire, i Carabinieri si sovrappongono su questa situazione. Quando viene sentito dal dottor Mastelloni sembra che invece ci siano i Carabinieri pronti a intervenire e voi in qualche modo vi unite a questo progetto dei Carabinieri. E quindi le è stato chiesto quale fosse, diciamo, la più corretta definizione per quello che erano i progetti del Mar. E nel verbale si legge: “Lei mi chiede se sia più esatta quanto ai rapporti con i Carabinieri la descrizione che ho rilasciato nell’interrogatorio al DG di Bologna del 17 aprile 86, in cui si parla dell’intento di creare una situazione insurrezionale in Valtellina, che avrebbe successivamente determinato – almeno in teoria – l’intervento normalizzatore di qualche corpo dello Stato, in particolare dei Carabinieri, o quella del verbale del dieci ottobre 94, davanti al GI di Venezia – quello che le ho appena letto – dove si riferisce che “per quanto concerne il progetto politico del Mar, si trattava di appoggiare al colpo di Stato fatto dai Carabinieri”. Dunque, lei ha detto più avanti: “Rispondo che la realtà sta un po’ in mezzo a queste due versioni. In sostanza, quando si è trattato di verificare quale fosse la disponibilità dei Carabinieri ad unirsi a noi nel progetto di golpe, o meglio, ad accertarci nell’ambito di un progetto di golpe, ci siamo resi conto che gli stessi erano già pronti”. A questo punto posso già fare una domanda: se i Carabinieri miravano già da parte loro a un intervento di natura golpista, che bisogno avrebbero avuto di noi, che eravamo costituiti da un gruppo limitato di persone?” E lei ha risposto: “La risposta è molto semplice: i Carabinieri avevano la forza per intervenire, ma questa si doveva aggiungere necessariamente ad un consenso popolare. Noi del Mar rappresentavamo una parte di questo consenso. Pertanto i Carabinieri avevano bisogno di noi, come noi avevamo bisogno dei Carabinieri”. C’è una sorta di mediazione tra queste due versioni. E’ esatto questo?

RISPOSTA – Io non mi sarei mai potuto muovere se non avessi avuto prima le armi dai Carabinieri. Non le ho mai avute, non mi sono mosso. Quindi era una simbiosi. Ma erano programmi, non si sono realizzati. Questa è la realtà.

DOMANDA – Queste armi dove avrebbero dovuto essere consegnate? Erano armi che erano dove? Dove si trovavano queste armi che i Carabinieri avrebbero dovuto mettere a vostra disposizione?

RISPOSTA – I Carabinieri le avevano le armi. Quante ne volevano.

DOMANDA – Sì. Su questo non c’è dubbio. Ma dico: dove le avreste ricevute?

RISPOSTA – Non l’abbiamo mai puntualizzato il luogo, l’avremmo puntualizzato al momento della consegna. Non l’abbiamo mai fatto. Non si è mai puntualizzato; io non ho mai ricevuto armi.

DOMANDA – Orlando non le ha mai parlato di questo?

RISPOSTA – Ma sì, ma Orlando di parole ne ha fatte.

DOMANDA – Orlando in un verbale del dieci aprile 1991 al GI di Bologna dice: “In Valtellina noi del Mar avremmo ricevuto armi dalle stesse caserme dei Carabinieri”. Cioè sarebbero state le armi prelevate direttamente dalle caserme. E poi senta, oltre che lei ha detto che si è incontrato con Dogliotti e che è praticamente l’unico ufficiale dei Carabinieri con cui ha avuto direttamente a che fare. Ma questo contatto quando si è verificato?

RISPOSTA – La data la dovrebbe trovare lei, perché io non me la ricordo. Adesso probabilmente nel 73.

DOMANDA – Lei ricorda qualche riunione in particolare?

RISPOSTA – No, no, io ho avuto solo quell’incontro lì.

DOMANDA – Può descrivere chi c’era? Chi non c’era, come?

RISPOSTA – C’ero io, c’era Orlando, c’erano quei tre o quattro di Italia Unita che erano soltanto dei pazzi esaltati ed è arrivato questo signore che si è presentato come Penna Bianca, non certo come colonnello Dogliotti, era accompagnato da un altro signore che non ha aperto bocca. Non abbiamo fatto a tempo a scambiare dieci parole che è successo un patatrac perché uno ha litigato con un cameriere, non ricordo neanche più, ce ne siamo andati di corsa lui da una parte e io dall’altra. Tutto

qua. Questo è il mio incontro con Dogliotti, parola più parola meno, lo troverà negli atti, è così.

DOMANDA – Lei ha parlato di alcune armi specifiche richieste a Dogliotti. Lei ricorda la questione in particolare?

RISPOSTA – No, non ricordo.

DOMANDA – Perché lei nel verbale del ‘98, del sette maggio del ‘98 dice: “Lei mi chiede quali fossero stati i primi accordi tra Picone e Dogliotti, i due predetti in effetti si erano incontrati parecchie volte”.

RISPOSTA – Ma non io, io assolutamente una volta.

DOMANDA – Sì, sì, ma se ha riferito queste cose, le saranno state riferite da Picone, immagino?

RISPOSTA – No. Non da Picone, da Orlando.

DOMANDA – Da Orlando? Comunque lei dice, non si sa appunto, forse l’avrà appreso da Orlando, che Picone e Dogliotti si sono incontrati parecchie volte e l’accordo era nel senso che i Carabinieri al momento opportuno ci avrebbero fornito le armi; si sarebbe trattato naturalmente di armi moderne. «Io chiesi a Picone di mettere alla prova Dogliotti chiedendogli 50 pistole mitragliatrici per dimostrare che la sua disponibilità era concreta. La risposta fu la consueta: “Al momento

opportuno vi forniremo le armi”». E’ così?

RISPOSTA – Sì, confermo questo. Era una provocazione, “vediamo, se ne parla tanto, non si arriva mai al sodo, facciamo ‘sta proposta”. E’ caduta nel nulla.

DOMANDA – Lei ha detto che ha parlato di questo incontro con Dogliotti. Poi è avvenuto dove innanzitutto?

RISPOSTA – Mi pare al caffè Pedrocchi, al piano sopra del Pedrocchi.

DOMANDA – A Padova insomma?

RISPOSTA – A Padova.

DOMANDA – Lì era successo qualcosa di particolare? Qualcuno aveva sparato? Qualcosa del genere?

RISPOSTA – No. Non aveva sparato ma aveva mostrato una pistola.

DOMANDA – Mostrato una pistola. E come mai?

RISPOSTA – Non lo so, nessuno sapeva che questo tizio avesse una pistola alla cintura. Quando l’ha mostrata, Dogliotti è scappato da una parte e io sono scappato dall’altra. Stiamo scherzando?

DOMANDA – Ma oltre a questa riunione, questa è l’unica riunione alla quale lei afferma di aver partecipato concretamente con i Carabinieri?

RISPOSTA – Sì. Solo questa.

DOMANDA – Lei è al corrente di altre riunioni che ci sono state di un certo rilievo? Nell’ambito di questo accordo con i Carabinieri?

RISPOSTA – No, non ho partecipato a nessun’altra riunione.

DOMANDA – Ricorda in particolare, non per avere avuto un contatto diretto, ma perché eventualmente a lei riferito, di altri ufficiali dei Carabinieri che in qualche modo abbiano insomma concertato vuoi con Picone, vuoi con Orlando, comunque per aderire?

RISPOSTA – La voce era che Dogliotti non fosse solo, però a me non ne ha presentati altri. E mi sembrava anche logico pensare che Dogliotti non si muovesse da solo, insomma.

DOMANDA – Il problema è questo, appunto: chiaramente Dogliotti era uno, non è che potesse, diciamo rappresentare l’arma dei Carabinieri nel suo complesso.

RISPOSTA – Nella sua interezza nessuno lo pensava, ma che fosse solo neanche.

DOMANDA – Quindi indubbiamente non poteva non esserci un qualche altro coinvolgimento. Lei non ne sa niente di questo? Non sa? Non ha altri nomi? Altre? Non sa indicare diciamo dove? Quali ufficiali, oltre a Dogliotti potessero essere coinvolti?

RISPOSTA – No, no.

DOMANDA – Lei ha mai sentito nei discorsi fatti da coloro che collaboravano con lei in questo piano, lei ha mai sentito indicare il maggiore Rossi, il colonnello Santoro o comunque altri della Pastrengo?

RISPOSTA – Li ho sentiti nominare poi.

DOMANDA – Non nominare, nominare in quanto coinvolti anche loro nel piano golpista?

RISPOSTA – Sì, in questo senso, ma poi, non in quel contesto lì, il mio incontro è stato con Dogliotti e basta.

DOMANDA – No, dico lasciamo stare il suo incontro, il mio incontro, lei dice, è forse attorno al 73 comunque, in cui c’è Dogliotti che per lei risulta il portavoce, quantomeno, non lo so. Io le chiedo se dagli altri, quindi alludo a Picone, Nardella, Orlando, insomma questi che in qualche modo risultano essere coloro che collaboravano con lei a questo piano, se ha sentito parlare di altri ufficiali?

RISPOSTA – Certo, mi avevano assicurato che c’erano altri ufficiali, questo senz’altro. I nomi.

DOMANDA – Perché per esempio, non so, Orlando in un verbale al Giudice istruttore Zorzi del 5 giugno del 92 riferisce, parla del maggiore Rossi tra gli ufficiali coinvolti. Poi anche in un altro verbale, per esempio del 28 ottobre del 92 davanti al Giudice Salvini, Orlando – non le sto contestando niente, le rappresento semplicemente che – dice: “L’ufficio mi chiede quali fossero altri contatti tra noi e apparati istituzionali, posso confermare che vi erano rapporti con i Carabinieri della divisione Pastrengo, seppur non curati da me direttamente. Anche io una volta però conobbi a una riunione all’inizio del 70, il colonnello Santoro?

RISPOSTA – Questo lo dice Orlando?

DOMANDA – Questo lo dice Orlando. Io le chiedo se Orlando, in verbali che sono già stati acquisiti perché Orlando è decedut… questo dice Orlando, non l’ha detto lei certamente. Comunque le chiedo se Orlando le avesse mai parlato dei Carabinieri della caserma Pastrengo?

RISPOSTA – No. Orlando in generale mi ha parlato di altri ufficiali. Nomi non me ne ha fatti.

DOMANDA – In un verbale suo del 5 settembre 92, davanti al dottor Salvini, lei dice: “Devo dire che io personalmente non ho mai avuto contatti diretti con i Carabinieri o ufficiali dei Carabinieri, ciò del resto non era il mio compito. Posso però dire in tutta onestà che Picone Chiodo il quale si occupava di questi contatti, mi fece il nome di un ufficiale di nome Santoro?

RISPOSTA – Può darsi, non me lo ricordo, può darsi.

DOMANDA – Questo l’ha detto lei? Se lo ricorda? Non ha motivi di smentire questo?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Questo sempre per… Dunque, Orlando ha parlato di, lei stesso ha detto che Orlando ha partecipato a altre riunioni alle quali lei non era presente. Io le chiedo: ha mai sentito parlare da Orlando di Massimiliano Fachini?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quale persona presente a queste riunioni?

RISPOSTA – Proprio non me lo ricordo.

DOMANDA – Senta, questo piano golpistico, oltre al Mar vedeva coinvolti ai gruppi?

RISPOSTA – Sì, ma certamente: per esempio il gruppo di Edgardo Sogno eravamo in contatto, questo l’ho sempre ammesso, non l’ho mai nascosto.

DOMANDA – Siccome lei quando parla di questa riunione di Italia Unita parla di una cinquantina di gruppi che partecipano a questa fase?

RISPOSTA – Sì, ma di voci ne giravano tante, c’erano tante sigle: i Cavalieri dell’Ideale, Crociata Anticomunista, sigle ce ne erano dappertutto. Poi alla fine erano poi soltanto sigle autoreferenziali. Erano quattro gatti.

DOMANDA – Parliamo un momento della figura di Giancarlo Esposti. Lei quando lo ha conosciuto?

RISPOSTA – Nel 74 l’ho conosciuto.

DOMANDA – Chi glielo ha presentato?

RISPOSTA – Me l’hanno portato D’Intino e Kim Borromeo.

DOMANDA – E D’Intino e Kim Borromeo quando li aveva conosciuti? E che rapporti aveva avuto fino a quel momento?

RISPOSTA – Qualche mese prima me li aveva infiltrati Avanguardia Nazionale, “Tilger” e “Ballan” e compagnia bella. Sono venuti a dirlo anche a me.

DOMANDA – Questo discorso di infiltrazione da parte di Avanguardia Nazionale è un discorso a posteriori però? Cioè lo ha saputo dopo?

RISPOSTA – Sì, certo, certo, a posteriori. Io non me ne ero accorto, non capivo da che parte arrivassero, l’ho capito dopo, chiaro.

DOMANDA – E anche tutto da stabilire se vogliamo?

RISPOSTA – Ah, beh, è tutto da stabilire, assolutamente.

DOMANDA – Si tratta comunque di sue convinzioni. Ma questo vale anche per Esposti, questa infiltrazione?

RISPOSTA – No, Esposti era autonomo, aveva le sue Sam.

DOMANDA – Parliamo un po’ di queste Sam di Esposti. Quindi lei dice all’inizio del 74. Quindi siamo abbastanza vicini sia al suo arresto, sia alla fine di Esposti. Quindi ragioniamo su un periodo di tempo abbastanza limitato?

RISPOSTA – Ristretto senz’altro.

DOMANDA – Quindi ha detto che glielo presenta D’Intino.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E glielo presenta perché?

RISPOSTA – Beh, evidentemente qualcuno gli ha chiesto, magari lo stesso Esposti, di essere presentato a me. Ci siamo incontrati. Abbiamo simpatizzato perché Esposti era molto ma molto più intelligente di tutti gli altri. Io ho fatto a Esposti una proposta. Dopo ci siamo parlati.

Gli ho fatto una proposta. Gli ho detto: “Senti, tu hai bisogno di soldi e io ti aiuto a trovare i soldi. La smetti con le tue bombette, per due ragioni: la prima: non servano a niente; la seconda: ci tirano addosso tutte le indagini di polizia, smettila”. Ed Esposti mi ha promesso: “Smetto”. Dopo è successo il patatrac, non so come è andata a finire.

DOMANDA – Mi spiega un po’: come fa a dire a Esposti: “Smettila con le bombette”? Perché? Cosa le risultava di Esposti circa i suoi rapporti con le bombette?

RISPOSTA – A me risultava che le azioni delle Sam, quindi Esposti, erano petardi. Non mi risulta che abbia mai fatto un attentato vero e proprio. Quindi gli ho detto “smettila perché con quelle cose lì attiri solo le indagini di polizia e non vai da nessuna parte”.

DOMANDA – Quando lei conobbe Esposti, visto che lei lei sta parlando di Sam, insomma, di questi attentatini diciamo delle Sam, questo suo inserimento nelle Squadre di Azione Mussolini era un fatto pacifico? Cioè, l’appartenenza di Esposti alle Sam?

RISPOSTA – Esattamente come l’appartenenza di Fumagalli.

DOMANDA – Era una cosa diciamo che non c’è stato bisogno neanche di dirlo? Oppure?

RISPOSTA – Non c’è stato bisogno di dirlo. Il Mar era Carlo Fumagalli, e le Sam erano Giancarlo Esposti.

DOMANDA – Quando le venne presentato Esposti, a parte questo discorso delle bombette, quali erano gli ideali di

Esposti? Visto che avete fatto questo discorso insieme?

RISPOSTA – Ha aderito subito al programma di fare il colpo di Stato, ha aderito.

DOMANDA – Cioè lui era favorevole alla Repubblica presidenziale Esposti?

RISPOSTA – Certo, certo, sì, sicuramente.

DOMANDA – Esposti aveva qualche cosa a che fare con i traffici di armi per quello che sa lei?

RISPOSTA – Per quello che mi risulta no. Cercava armi, ma anche lui non ne aveva trovate. Aveva dei fucili, uno aveva un fucile di precisione, era un fucile da caccia, si compravano allora i fucili per la caccia grossa intendo, si compravano, non erano erano quelle le armi per fare un colpo di Stato. Ci voleva altro.

DOMANDA – In realtà lei, quando venne sentito il 2 maggio del 77 nell’ambito del procedimento nel quale è stato imputato disse: “E’ vero che ho avuto da Esposti un elenco di armi lunghe che mi venivano offerte in vendita. Elenco che è stato poi sequestrato. Quindi parla di una sorta di rapporto con Esposti, sia pure non concretizzato, che però diciamo su un piano più elevato rispetto a questo accenno che ha fatto lei a fucili da caccia, cose di questo genere. E’ vero o non è vero che almeno a livello di proposta?

RISPOSTA – Ma certo, ma a livello di proposta ne correvano tantissime. Certamente parlavamo di queste cose, non parlavamo d’altro, parlavamo di queste cose.

DOMANDA – Io qui ho estrapolato dal procedimento Mar, dal faldone 52 foglio 815 e seguenti – è un po’ sbiadito, a dire il vero – comunque un elenco di… la prima pagina non si legge quasi niente, però è un elenco di armi diciamo di un certo impegno anche sotto il profilo se vogliamo del numero di armi. Si parla per dire dieci MG 4259?

RISPOSTA – No. Ma quell’elenco lì non è mica quello di Esposti, quello lì è un elenco che ha fatto mi pare o D’Intino o quell’altro, Colli, o qualcosa del genere, se li sono fatti per conto loro, glieli hanno trovati, e hanno addebitato a me l’elenco.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Ce li ha lì?

RISPOSTA – Ma non è mica mio quell’elenco.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Si parla di 200 Fal, 2000 bombe a mano…

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Lanciarazzi?

RISPOSTA – Sì, lanciarazzi.

DOMANDA – Cannoncini.

RISPOSTA – Cannoncini.

DOMANDA – Un armamento per un piccolo esercito, diciamo.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Diciamo: con 50 Browning, insomma non delle sciocchezzuole, non quelle che si portavano a Pian del Rascino…

RISPOSTA – No, però sia chiaro che non è un elenco mio.

DOMANDA – Lei mi pare che ha detto che sa che cosa è. Io le posso solo dire per quanto ne so io, che è stato sequestrato a Pian del Rascino. Guardi soprattutto la seconda parte?

RISPOSTA – Non è mio, non è mio, non è mio, non è mio….

DOMANDA – Ma io non le dico che è suo.

RISPOSTA – Non è mio.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Di chi è?

RISPOSTA – Non è mio.