La sparatoria di Pian del Rascino – seconda parte

Esposti fu fatto oggetto di due colpi di moschetto dal brigadiere, questo me lo ricordo, gli sparò due colpi di moschetto molto velocemente, quello che mi è rimasto impresso è il fatto che Esposti ad un certo punto rimase con la pistola ancora in mano per un attimo come fermo, credo per i colpi che aveva ricevuto, in quella circostanza il maresciallo Filippi gli sparò questo colpo in testa. […] non fu il colpo di grazia, secondo me, perché comunque Giancarlo Esposti era ancora in piedi, forse stava già cadendo, ma era ancora in piedi, aveva la pistola in mano, per cui credo che chiunque al posto di […] gli avrebbe sparato in testa […]. Credo anche senza questo colpo alla testa sarebbe comunque morto perché sembra che i colpi di moschetto lo raggiunsero proprio. Questo è proprio quello che ricordo quel momento perché lo vidi in piedi con questa pistola per un attimo come colpito probabilmente però aveva la pistola in mano ancora.

Per Danieletti «chiunque gli avrebbe sparato in testa», ma nella realtà non dovrebbe essere così. Nelle voci di carcere, e non in aula, lui e D’Intino, avrebbero raccontato di un’«esecuzione». Le risultanze medico-legali hanno accertato che non vi siano stati colpi a bruciapelo ma, la dinamica che si può ricostruire, fa pensare a qualcosa di simile a un’esecuzione. Infatti nella memoria del Pm dell’ultimo processo della strage di Brescia, si trova scritto:

Molti testi hanno riferito di aver appreso da D’Intino e Danieletti notizie che riportano all’esecuzione. Se sono poco credibili quelle che fanno riferimento ad un palese concordato omicidio, appaiono abbastanza attendibili quelle che ci conducono a concludere che Esposti, già colpito, ormai fermo e non in grado di difendersi adeguatamente, fu ucciso dal M.llo Filippi con un autentico colpo di grazia, sparato alla testa, che poi è uno dei due colpi mortali emergenti dall’autopsia.

Oltre a tutto questo, oltre al fatto che l’azione non solo ha determinato la morte di Esposti, ma ha messo a repentaglio la vita di Mancini e Jagnemma, rimangono diversi altri dettagli, i quali dimostrerebbero che la realtà dei fatti sarebbe stata contraffatta e che sono state raccontate diverse falsità:

– Il maresciallo Filippi oltre alla pistola si porta dietro un fucile con cannocchiale fuori ordinanza. Prima della sparatoria lo avrebbe lasciato alla guardia De Villa. Dovendo giustificare il fucile, perché successivamente emerge la sua presenza, Filippi afferma, con una strana scusa, che avrebbe dovuto poi portarlo a riparare. Ma De Villa e De Angelis avevano scritto nel loro verbale che l’arma fosse «pronta all’uso».

– In base all’autopsia Esposti è stato attinto da otto colpi di arma da fuoco, tutti trapassanti, che hanno determinato sedici fori, otto in entrata e otto in uscita. Ma un colpo è di provenienza sconosciuta. «Stando ai verbali Muffini avrebbe esploso 2 colpi, mentre Filippi ne avrebbe esplosi 4; in realtà i colpi esplosi dal maresciallo furono 5, perché al momento del reintegro gli vengono restituiti 5 colpi, per un totale di 7 colpi sparati dai due militari». Sette colpi in totale, che non sono otto, e quindi il sospetto va al fucile fuori ordinanza.

– Il colpo che attinge Esposti alla tempia destra, secondo i periti, parte appunto da un fucile. Non collima con il racconto di Filippi, che dice di aver sparato con la sua pistola, uccidendo lui il neofascista. Chi uccise Esposti quindi: Muffini o Filippi? O forse anche qui si deve pensare al fucile fuori ordinanza?

-Il corpo di Esposti sarebbe stato spostato, secondo D’Intino, prima dei sopralluoghi e dell’arrivo del magistrato. D’Intino ha affermato «di aver avuto l’impressione, in sede di sopralluogo del P.M. che il cadavere di Esposti giacesse in un luogo un po’ spostato rispetto a quello in cui lo vide cadere e cioè più in basso verso il bosco e soprattutto in posizione diversa, bocconi e non supina». Il G.I. ha ipotizzato, forzatamente, che il corpo si sia potuto muovere per «forza dinamica propria». In realtà la posizione rannicchiata, in cui il cadavere di Esposti è stato trovato, appare abbastanza anomala, non concorde con i colpi subiti, che semmai avrebbero dovuto farlo cadere in una posizione supina, come lo ricorda D’Intino.

– Nel verbale di sopralluogo viene scritto che Esposti impugna la pistola browning con la mano sinistra, invece nella foto del sopralluogo si intravede il calcio dell’arma impugnato con la destra. Potrebbe trattarsi di una mera svista nella verbalizzazione, sicuramente è così, però c’è dell’altro. Le testimonianze delle forze dell’ordine indicano che Esposti avesse sparato con la sinistra. Quindi la foto fa pensare che l’arma sia stata posizionata artatamente nella mano destra.

– I terroristi, una volta arrestati, rendono un elenco preciso delle armi di cui disponevano e fra queste c’è una Beretta calibro 9, di provenienza da un contatto dei carabinieri che aveva Esposti. La pistola però non c’è fra le armi sequestrate. O meglio, è menzionata in alcuni dei primi atti, ma dopo sparisce.

– Danieletti e D’Intino avrebbero subito un trattamento particolarmente pesante, posto in essere per intimorirli.

Infine c’è il rintracciamento del gruppo Esposti: in parte è stato casuale, frutto dell’imprudenza di Vivirito e D’Intino, ma è anche vero che il gruppo era stato individuato già a Roiano. Ossia è possibile che i movimenti del gruppo di Esposti venissero seguiti da vicino costantemente. Per esempio poteva esserne informato il capitano dei carabinieri Giancarlo D’Ovidio, in servizio presso il SID. Dopo la sparatoria di Pian del Rascino, il 16 giugno Giancarlo D’Ovidio, arrivato a Lanciano da Roma la sera precedente, telefona a Luciano Benardelli (che è un suo confidente, oltre ad essere uno degli amici di Esposti) e lo invita a casa sua per un colloquio, dopo il quale l’estremista si allontana rendendosi latitante. Giusto in quelle ore è stato spiccato mandato di cattura verso Benardelli. Secondo quanto questi dichiarerà successivamente, in quell’occasione il capitano D’Ovidio, il cui padre è procuratore della Repubblica, lo avrebbe preavvertito consentendogli così la fuga. Ma non solo, nell’occasione gli avrebbe parlato anche della sparatoria di Pian del Rascino: che «il gruppo Esposti era già stato sorvegliato e che nel luogo della sparatoria erano state fatte delle mutazioni prima dell’arrivo dei magistrati». Le «mutazioni» sarebbero consistite nello «spostamento del cadavere di Esposti prima dell’arrivo del Magistrato ed il rifacimento dei verbali relativi alla dinamica del fatto».
Benardelli non poteva conoscere il contenuto dell’appunto dei servizi segreti, quello dove si scrive che vi fu un sopralluogo la sera prima della sparatoria, le dichiarazioni di D’Intino, le incongruenze dei verbali e il fucile fuori ordinanza. Il capitano D’Ovidio, anche se avesse convocato Benardelli solo per ottenerne informazioni, poteva invece essere a conoscenza di tutti gli elementi. Tra l’altro la sua figura è ben nota, il suo nome è risultato tra quelli degli iscritti alla P2 e ha condotto operazioni per il SID, tra cui la famigerata provocazione dell’arsenale di Camerino del 1972, dove un rinvenimento di un ingente quantitativo di armi fu utilizzato per accusare falsamente militanti dell’estrema sinistra. Secondo Viccei lo stesso Esposti era in contatto con D’Ovidio. Tutto questo per dire che esisteva un canale, e forse non era l’unico, fra il gruppo dell’estremista lodigiano e chi, da fuori, ne seguiva le mosse.

Estratto libro “Sciabole e tritolo

La sparatoria di Pian del Rascino – prima parte

(…) mentre Esposti è a Roma, D’Intino e Vivirito improvvidamente si esercitano con le armi nelle campagne, come dei ragazzini in gita, e fanno anche conoscenza con due persone che risiedono in un casale nella zona: uno di questi, impaurito, ne denuncia la presenza, consegnando quattro bossoli alle guardie forestali.

[…] ci recammo a Roma con la moto di Vivirito e non riuscimmo a tornare in giornata perché facemmo tardi, D’Intino e Vivirito con un’ingenuità che oggi sembra paradossale, però è la verità, si misero a sparare con un fucile con dei pescatori di frodo, fecero vedere questo fucile che anche il più sprovveduto avrebbe riconosciuto che questo non era fucile che poteva usare il primo che veniva, era un fucile Mauser con un cannocchiale Zais […] era un fucile da killer, era un fucile che un estraneo che l’avesse visto si sarebbe insospettito.[…] Perché noi arrivammo il 29 mattina presto, non appena cominciò ad albeggiare, durante la notte con la moto in queste montagne non riuscivamo a trovare il campo, riuscimmo a trovarlo solo alle prime luci dell’alba. Io ed Esposti arrivammo al campo e lo trovammo vuoto, con il sacco dell’esplosivo abbandonato, con le armi nella tenda, i mitra abbandonati, Giancarlo andò su tutte le furie, quando arrivano D’Intino e Vivirito si presero una bella lavata di capo da Giancarlo Esposti. Esposti, a ripensarci a posteriori, commise un errore che gli è stato fatale, avremmo dovuto smobilitare il campo in seduta stante (…)

Vivirito viene via nel pomeriggio del 29, torna a Milano perché è in libertà condizionata, lo accompagnano alla statale, quindi tornerà usando l’autostop fino a Roma e poi con il treno. Si salva così da una minaccia imminente, perché quella stessa notte l’accampamento sarebbe stato avvistato dalle forze dell’ordine, come indica un appunto del centro CS di Roma a firma Federico Marzollo:

Nella sera del 29 maggio i militari della compagnia carabinieri Cittaducale ed elementi della stazione forestale di Fiamignano eseguivano una ricognizione nella zona mantenendosi a distanza dal punto segnalato che osservavano per qualche tempo con l’ausilio di binocoli, confermata la presenza di una tenda senza alcun segno di vita né veicoli visibili nei pressi, i militari rientravano nelle rispettive sedi e il comando compagnia Cittaducale disponeva per le prime ore del mattino e successivo l’invio di un robusto contingente di carabinieri integrato da 2 guardie forestali.

Tutti negheranno di aver fatto la ricognizione, carabinieri e forestali, ma la nota dei servizi segreti così recita. E comunque è poco credibile che possano muoversi tanti militari soltanto per dei sospetti bracconieri. Infatti la mattina del 30 alle 6.30 circa si danno appuntamento a Pian del Rascino sei uomini dell’Arma e due guardie forestali. Uno dei carabinieri, Bruno D’Angelo, resta di sentinella ai mezzi, gli altri arrivano alla tenda, in realtà sita più avanti, a Pian di Cornino. A una decina di metri dalla tenda c’è anche il Land Rover. In quel momento, mentre i tre neofascisti stanno dormendo, le forze dell’ordine si mettono a semicerchio rispetto all’ingresso, poi il maresciallo Antonio Filippi e il brigadiere Carmine Muffini invitano gli occupanti ad uscire per essere identificati. Non subito ma, dopo qualche minuto, esce Danieletti semi addormentato e già nel panico, che al momento non sa quali documenti dare. Per intanto cede quello fasullo di Esposti e quello di D’Intino:

Vidi subito due uomini in divisa dei carabinieri, uno aveva un’arma in mano, l’altro era quello che seppi poi essere il maresciallo, aveva le mani libere e la pistola nella fondina. Il maresciallo mi chiese di fargli vedere i documenti, rientrai nella tenda scossi e svegliai Esposti e D’Intino, dissi loro che c’erano i carabinieri. Preciso che quando vidi i carabinieri prima di uscire dalla tenda mi infilai i pantaloni e scarponi […], rientrai nella tenda ed a mia richiesta Esposti mi diede la sua patente falsa intestata a Costa Francesco, D’Intino mi diede la sua carta d’identità, i miei documenti erano nella valigia, uscii dalla tenda e porsi al maresciallo i due documenti, spiegando che per i miei dovevo aprire la valigia, perciò mi accinsi ad entrare dentro la tenda. Quando uscii dalla tenda la prima volta vidi che, oltre il maresciallo ed il carabiniere con il MAB che avevo notato quando mi ero affacciato prima piazzati sulla mia sinistra, c’era un altro carabiniere con il MAB al di là della tenda dalla parte opposta alla sua apertura tra la jeep e la tenda dietro un albero.

Dopo che esce dalla tenda anche Giancarlo Esposti, è difficilissimo ricostruire con certezza i fatti. In teoria con una decina di testimoni, quasi tutti appartenenti alle forze dell’ordine, si dovrebbe poter avere una dinamica dei fatti chiara e precisa, ma le dichiarazioni sono discordanti fra di loro. Ciascuno dei presenti racconta una o più versioni differenti e con una serie di contraddizioni non da poco, anche rispetto alle risultanze peritali e balistiche. Comunque, volendo provare a verificare, in aula al processo di Brescia il carabiniere Pietro Mancini spiega così la prima fase in cui gli estremisti vengono fatti uscire dalla tenda:

Guardando la tenda io potevo essere pressappoco sul lato sinistro ecco, a circa 4 metri, 5 metri, una cosa del genere. Allora i due sottufficiali hanno intimato, o per meglio dire, il brigadiere Muffini oppure il maresciallo Filippi ha detto «siamo i carabinieri, uscite fuori dalla tenda», lo ha ripetuto tre o quattro volte però nessuno, in pratica nessuno è uscito subito. A questo punto ha ripetuto mi pare la terza o quarta volta di uscire, e una persona ha fatto capolino dalla tenda e ha detto «sì, stiamo uscendo» e subito è uscito il primo, uscendo il primo i due sottufficiali lo hanno preso, lo hanno spostato dalla tenda davanti, portandoselo dietro cioè, lo hanno perquisito gli hanno fatto con le mani in alto […]. Il secondo è uscito dopo un paio di minuti ed è uscito anche questo, quindi hanno fatto la stessa operazione […]. Esattamente, il terzo è uscito, anziché portarsi verso la direzione dei due sottufficiali, perché credo che dall’interno lui ha potuto vedere i precedenti movimenti dei suoi colleghi, non si è diretto verso i due sottufficiali, addetti al controllo, ma bensì stava venendo verso la mia direzione, è uscito dalla tenda con le mani in tasca.[…] Sì, con le mani in tasca, e appena è uscito ripeto, stava prendendo la direzione verso dove io ero dietro l’albero, anziché portarsi verso i due sottufficiali che stavano di fronte alla tenda.

Quindi nella versione descritta, Esposti non viene immobilizzato (come accaduto per Danieletti e D’Intino), ma è lasciato libero di muoversi: non è una gestione consona in un’operazione così delicata. Il brigadiere Muffini dice che Esposti tergiversa parecchio poi, uscito dalla tenda, si sposta verso la posizione di Mancini, o meglio cerca di andare verso il Land Rover. La guardia forestale De Angelis in quel frangente si rende conto che l’estremista ha indosso un’arma, notando «una protuberanza che sporgeva leggermente da sotto il lembo posteriore sinistro del giubbotto». De Angelis dice di non aver fatto in tempo ad avvertire nessuno ma, secondo l’altra guardia forestale De Villa, avrebbe addirittura urlato per avvisare gli altri. Poi arriva il primo sparo. Il maresciallo Filippi dice di averlo sentito mentre sta verificando l’interno della tenda: «[…] vidi, verso il fondo della tenda, il calcio di una carabina. Mi rialzai immediatamente per fare un cenno di allarme ai militari, ma nel frattempo udii colpi di arma da fuoco». Anche qui le versioni dei presenti sono discordanti: chi vede Esposti sparare all’impazzata (De Angelis), chi lo vede sparare con le mani in tasca (Jagnemma), chi sente solo partire un colpo e vede del fumo vicino alla jeep. È però spendibile l’ipotesi che non abbia sparato per primo l’estremista lodigiano: mentre Esposti si sta spostando verso la Land Rover (o mentre sta per aversi la colluttazione con Mancini), avviene un primo sparo verosimilmente «esploso da uno dei presenti quando Esposti aveva le mani in tasca». Questo colpo, sfiorando l’estremista lodigiano alla testa, va a infilarsi nella ruota di scorta del Land Rover. Questo lo si può sostenere anche in base alla perizia balistica: Esposti aveva una pistola Browning calibro 9 lungo, mentre potrebbe appartenere ai carabinieri il proiettile finito contro la ruota di scorta: «I frammenti repertati sulla ruota di scorta della Land Rover si riferiscono a proiettile di tipo “blindato” molto verosimilmente di calibro 9 corto».
Comunque il fatto origina la sparatoria, inducendo Esposti a reagire, come un animale in gabbia, d’istinto e non di ragione. Racconta ancora Mancini:

[…] volevo chiaramente indirizzarlo verso dove stavano i due sottufficiali, però lui immediatamente ha sparato, perché mi ha visto, evidentemente lui non si aspettava la mia presenza, forse non mi aveva visto, io stavo dietro l’albero. A questo punto ho subito il colpo, ho accusato il primo colpo, ho buttato, ripeto, il mitra per terra, buttato, lasciato per terra, istintivamente mi sono scagliato contro di lui […] sono riuscito ad afferrarlo, me lo sono messo anche sotto, gli ho anche preso il polso, sono riuscito a prendergli il polso che impugnava la pistola, però c’è stata una colluttazione, ci siamo ruzzolati due volte, uno sopra all’altro, e lui, mio malgrado, è riuscito a sparare un secondo colpo che mi ha ferito […] al gomito, quindi già ferito precedentemente, quando mi sono visto ferito anche il braccio ho perso, ho sentito subito che le forze del braccio non c’erano più, a questo punto ancora lucido mi sono ricordato che c’era un mio collega di guardia ai mezzi, lasciato lì apposta, sono uscito dall’immediata periferia, perché la tenda era nell’immediata periferia del bosco, e mi sono diretto verso questo collega.

In aula, a Brescia, Mancini ha spiegato che avrebbe buttato il mitra per terra in contemporanea con il primo sparo di Esposti. Sarebbe illogico pensare che Mancini si sia gettato contro un uomo armato, per di più che sta sparando, lasciando cadere il proprio mitra. Quindi in teoria il primo colpo di Esposti arriva quando il militare lo sta, coraggiosamente, fermando. Poi c’è la colluttazione, il secondo sparo su Mancini, e quindi il terzo su Jagnemma, che sta sopraggiungendo per aiutare il collega, attinto all’addome in una ferita molto grave. Sia Mancini che Jagnemma, pur essendo armati avrebbero, in questa ricostruzione, cercato di evitare lo scontro a fuoco. Poi invece il terrorista viene ammazzato senza tante riflessioni.
Muffini in una delle sue dichiarazioni dice di aver sparato verso Esposti, con il suo moschetto d’ordinanza, dopo la colluttazione, quando questi «faceva il movimento della persona che si rialza in piedi». Il cadavere del giovane in sede di autopsia presenta infatti ferite da arma da fuoco provenienti da angolazioni diverse, compatibili con una persona che è stata colpita in differenti momenti, da quando si sta «rialzando offrendosi come bersaglio» a quando «cadde definitivamente a terra». Filippi, da parte sua, ha dichiarato:

[…] Cominciai ad aprire il fuoco contro l’Esposti quando vidi la sua testa emergere dall’orizzonte che la tenda mi limitava. Egli, in quell’istante, mi dava il suo fianco destro. Gli sparai finché non lo vidi cadere definitivamente a terra, dove lo vidi giacere con un breve sussulto.

Quindi Filippi vede la testa di Esposti «emergere», ossia il giovane si è alzato in piedi, e gli spara fino a quando non l’ha ammazzato, pur se ferito e ormai impossibilitato a reagire.

Estratto dal libro “Sciabole e tritolo

Pietro Mancini – udienza 04.06.2009 – seconda parte

DOMANDA – Facciamolo continuare.

PRESIDENTE – Cioè, io le chiedo, questa ferita, è una domanda banale perché poi lei in quel modo si è comportato, ma dico, come mai questa ferita non l’ha indotta così, ritirarsi, proteggersi, lei non è caduto per terra per questa ferita?

RISPOSTA – Mi scusi dottore, se lei non mi lascia parlare, ci sto arrivando.

PUBBLICO MINISTERO DOMANDA – Completi il discorso, allora, Lei è stato colpito all’addome, quindi si è scagliato istintivamente nei confronti di questa persona.

RISPOSTA – Esattamente.

DOMANDA – Che cosa poi è successo?

RISPOSTA – Io ho appena detto che mi sono scagliato contro questo individuo, l’ho preso, sono riuscito ad afferrarlo, me lo sono messo anche sotto, gli ho anche preso il polso, sono riuscito a prendergli il polso che impugnava la pistola, però c’è stata una colluttazione, ci siamo ruzzolati due volte, uno sopra all’altro, e lui, mio malgrado, è riuscito a sparare un secondo colpo che mi ha ferito qui.

DOMANDA – Al gomito.

RISPOSTA – Sì, al gomito, quindi già ferito precedentemente, quando mi sono visto ferito anche il braccio ho perso, ho sentito subito che le forze del braccio non c’era più, a questo punto ancora lucido mi sono ricordato che c’era un mio collega di guardia ai mezzi, lasciato lì apposta, sono uscito dall’immediata periferia, perché la tenda era nell’immediata periferia del bosco, e mi sono diretto verso questo collega. Quindi sono caduto paio di volte, questo collega…

DOMANDA – Quindi scusi, non ho capito, quindi praticamente lei ha detto che ha avuto una colluttazione, quindi ha cercato di bloccargli il braccio, poi è stato colpito al braccio, si è sentito mancare le forze, ha mollato la presa?

RISPOSTA – Ho mollato la presa.

DOMANDA – E si è diretto?

RISPOSTA – E mi sono diretto verso l’uscita del bosco, perché eravamo proprio all’inizio del bosco, per raggiungere il collega che stava di guardia ai mezzi e soccorrermi per ciò che è avvenuto, tant’è vero che il collega è venuto verso di me, mi ha preso, mi ha accompagnato, aiutato messo in una campagnola.

DOMANDA – Scusi, la persona che aveva sparato aveva ancora la pistola in pugno?

RISPOSTA – Dopo che io sono andato via?

DOMANDA – Dopo di lei ha mollato la presa.

RISPOSTA – Questo particolare non lo so, non lo ricordo.

DOMANDA – Senta, lei aveva il mab, lei ha detto che l’ho mollato, lo ha mollato dove?

RISPOSTA – Ho lasciato cadere per terra.

DOMANDA – Lo ha fatto cadere per terra prima di slanciarsi contro?

RISPOSTA – È stata una cosa contemporanea.

DOMANDA – Come mai, non poteva essere più utile utilizzare l’arma per contrapporsi?

RISPOSTA – L’istinto non si comanda.

DOMANDA – Le è sembrato più saggio saltargli addosso?

RISPOSTA – No, non ho fatto questa considerazione, istintivamente io ho lasciato il mitra, la mente mi ha detto così, lascio il mitra e mi scaglia addosso a lui, questa è l’operazione che ho fatto.

DOMANDA – Senta, ma il mitra poi è stato recuperato da qualcuno, lei non ne ha saputo più niente?

RISPOSTA – No guardi, una volta che ho raggiunto il mio collega, che mi ha messo nella camionetta e mi ha accompagnato fortunatamente giù, non so nemmeno come abbia fatto a guidare, da una montagna di 2000 m, con dei burloni che fa paura solo vederlo, mi ha portato all’ospedale, ci siamo riusciti perché il nostro Dio esiste, altro che se esiste, siamo arrivati lì.

DOMANDA – Senta, lei ha sentito rumori di esplosione, l’esplosione che ha attinto al pneumatico della jeep, della Land Rover, della ruota di scorta? cioè, risulta agli atti…

RISPOSTA – Nello stato confusionale com’ero, ferito…

DOMANDA – No, prima.

RISPOSTA – No, questo particolare non me lo ricordo.

DOMANDA – Non ha attirato la sua attenzione insomma.

RISPOSTA – Non me lo ricordo.

DOMANDA – Senta, quello che poi è stato essere Esposti, la pistola la teneva con la destra o la sinistra?

RISPOSTA – Non lo posso precisare anche perché, le ho detto poc’anzi che lui, il ricordo che lui aveva entrambe le mani nella tasca, nel giubbotto.

PRESIDENTE – Però di questo particolare delle mani nelle tasche non ha mai parlato.

PUBBLICO MINISTERO – Cioè, aveva le mani nelle tasche del giubbotto militare?

RISPOSTA – Del tipo militare, se fosse effettivamente militare o no questo non lo posso dire.

DOMANDA – La pistola Lei da dove l’ha vista spuntare? lei ha detto che la teneva di dietro, forse avevo capito male.

RISPOSTA – No, no.

DOMANDA – Esposti aveva le mani nel giubbotto.

RISPOSTA – Nel giubbotto, ha sparato il primo colpo…

DOMANDA – Sì, ma lei ha detto, da dove l’ha tirato fuori la pistola?

RISPOSTA – Poi dopo, appena ha sparato il primo colpo probabilmente, certamente che l’aveva tirata fuori dalle sue tasche.

DOMANDA – Volevo sapere se lei aveva visto il momento in cui lui ha tirato fuori la pistola.

RISPOSTA – No, no, appena ferito non ho fatto…

DOMANDA – Prima di essere ferito.

PRESIDENTE – Scusi, non ho capito bene, la pistola l’ha tirata fuori io no, ho sparato dalle tasche?

RISPOSTA – Ha sparato dall’interno del giubbotto.

DOMANDA – Quindi senza tirare fuori la pistola?

RISPOSTA – Senza tirare fuori.

DOMANDA – Perché, quello che le dico, qui c’è una descrizione diversa, è passato un po’ di tempo, comunque è abbastanza diversa da quella che ha dato oggi.

PUBBLICO MINISTERO – Allora facciamogli descrivere magari meglio così magari abbiamo capito male. Allora, volevamo sapere come teneva le mani Esposti ce lo ha descritto, e la pistola quando ha sparato dov’era, se era all’interno ancora del giubbotto pure se l’ha tirata fuori.

DOMANDA – Io la pistola non ricordo di averla vista all’esterno, nelle sue mani.

PRESIDENTE – Come fa a dire che la sparato Esposti? Per deduzione?

RISPOSTA – Io l’ho saputo dopo che questo signore qui si chiamava Esposti.

DOMANDA – Lasciamo perdere il nome, io dico Esposti convenzionalmente poi si è saputo che era Esposti, non credo che se un particolare in contestazione, chiamiamolo Esposti anche se lei lo ha saputo dopo. Quello che le chiedevo è il fatto che sia stato lui a sparare Lei da che cosa lo deduce?

RISPOSTA – Lo deduco perché innanzitutto era l’ultimo uscire dalla tenda, e lui ha cercato, che cercava di non sottoporsi al controllo dei due sottufficiali perché ripeto, come ha detto prima, anziché andare verso i due sottufficiali, ha preferito venire sulla sinistra, verso di me, non so con quale intenzione.

PUBBLICO MINISTERO – Quindi lei dice che la pistola però non l’ha vista.

RISPOSTA – Non l’ho vista, quindi deduco.

PRESIDENTE – Non l’ha vista né prima né dopo o dopo l’ha vista?

RISPOSTA – Conseguente io…

PRESIDENTE – Durante la colluttazione l’ha vista?

RISPOSTA – Durante la colluttazione l’ho vista, certo che l’ho vista, ho cercato di togliergliela dalle mani, poi quando mi ha ferito al braccio logicamente io l’ho mollato e me ne sono andato, sono scappato via di lì.

DOMANDA – Senta, questo colpo che l’ha colpita all’addome è stato il primo colpo che lei ha sentito quel giorno?

RISPOSTA – Il primo l’ho sentito subito perché chiaramente subito avvertito un grosso peso…

DOMANDA – No, no, non mi sono spiegato bene, volevo dire, sono stati sparati numerosi colpi diciamo, durante il conflitto, io le chiedo, per quello che lei ricorda questo colpo che l’ha colpita all’addome è stato il primo colpo in assoluto è stato sparato quella mattina o non è in grado di dirlo?

RISPOSTA – No, non sono in grado di dirlo, non lo so, io ho visto e ho sentito, lo dovuto anche addirittura subire il colpo, quello l’ho sentito perfettamente.

DOMANDA – Nessuno contesta che lei abbia, che sia stato ferito. Le chiedevo se per quello che riguarda lei il primo colpo è stato sparato è questo qui che l’ha colpito all’addome, o se ha sentito prima altri colpi, non lo so.

RISPOSTA – Non lo ricordo questo.

DOMANDA – Allora, senta, qui c’è una ricostruzione un pochino diversa, ci sono diverse differenze, alcune riguardano la posizione, io gliele leggo lo stesso perché è stato più preciso nel descrivere diciamo i fatti, dunque “nella vicenda rammento che io, giunti in vicinanza della tenda, presi posto in corrispondenza dell’angolo posteriore sinistra della stessa dietro un albero”, qui ci siamo. “Alla mia sinistra era situata la Land Rover e nella parte anteriore della stessa io vedevo il carabiniere Iagnemma”, lei si ricorda Iagnemma?

RISPOSTA – Certo, certo.

DOMANDA – “ Dalla mia posizione vedevo il maresciallo Filippi sul lato destro della tenda, quasi vicino all’apertura e Muffini spostato oltre il maresciallo Filippi sulla destra dello stesso”, questa ricostruzione può andare bene?

RISPOSTA – Direi di sì, ma certo che io non ho misurato.

DOMANDA – È passato un po’ di tempo ma quando lei descrisse i fatti, li descrisse come le ricordava?

RISPOSTA – Certo, sì, sì.

DOMANDA – Dunque “io udii le frasi scambiate tra Filippi e gli occupanti della tenda”, qui ci siamo, “ ma in un primo momento io non potevo scorgere le persone fisiche e dei campeggiatori, ebbi modo di vedere il più giovane, dopo che essi erano usciti dalla tenda e si avviavano verso il brigadiere Muffini. Allora, notaio un terzo giovane che non seguì la direzione degli altri due, ma girò sulla sinistra portandosi in direzione della Land Rover, a me presentava al suo fianco sinistro. Ritengo che egli non si sia accorto della mia presenza, io, sebbene non avessi notato che detto giovane fosse armato mossi alcuni passi verso di lui e questi, notata anche la mia presenza, estrasse improvvisamente un’arma dal giubbotto militare che lui indossava esplodendo un colpo verso la mia direzione alla distanza di circa 3 m” quindi, così come descrisse allora le cose, lei non vive lui con le mani in tasca, ma vide lui che tirò fuori la pistola e le sparò, che è una cosa un po’ diversa.

RISPOSTA – Certamente, è diversa, io tutto questo che ho detto adesso non è che lo confermo e via dicendo, è chiaro che confermo quella versione lì perché quella è una dichiarazione resa mi pare dopo un anno e mezzo, due anni, sempre qui a Brescia se ben ricordo.

DOMANDA – Siccome c’è una persona che, anche se dobbiamo ancora sentirla, però il verbale e in atti, parla di queste mani in tasca, diciamo che il particolare, anche se descrive altre cose in maniera completamente diversa, in particolare ha la sua importanza, quindi cerchi di ricordare bene perché non è detto che quello che ricorda oggi sia magari più preciso di quello che disse allora, io non lo so, lei tendenzialmente dice quello che disse allora.

RISPOSTA – Chiaramente trascorso il tempo che è trascorso non posso affermare al 100% sì, aveva proprio le mani in tasca, può darsi anche che lui le abbia tirate fuori, io non lo ricordo questo particolare di cui stiamo parlando.

DOMANDA – Capisce che è un po’ strano perché il particolare delle mani in tasca e un particolare diciamo di un certo rilievo, è come fatto in più che si aggiunge alla memoria.

PUBBLICO MINISTERO – Perché lei poco fa stava dicendo che non si ricordava di aver visto la pistola, questo è il dato il che potrebbe giustificare il fatto che, lei aveva il fucile in mano no?

RISPOSTA – Sì, il mitra.

DOMANDA – Era a distanza di tre o 4 m, vedendo la pistola le pare istintivo utilizzare il mitra, invece, però insomma, lei dica quello che si ricorda, soprattutto quella che le sembra la versione più aderente ai fatti, l’atteggiamento istintivo può essere anche irrazionale quindi può essere un atteggiamento, però il problema è sapere se questa pistola si ricorda di averla vista oppure no.

RISPOSTA – Io le ripeto, quello che ho appena detto fino adesso, può essere anche diverso, che magari io non l’ho vista in questo momento non ricordo, ma resta il fatto che questo signore ce l’aveva questa pistola.

DOMANDA – Il problema è sapere le modalità con cui è avvenuto il fatto, quindi sarebbe importante che lei si ricordasse proprio, perché eravate tutti lì con i fucili spianati, perché questo mi pare chiaro insomma, eravate più di uno, quindi controllavate a semicerchio l’uscita dalla tenda di una persona che aveva anche ritardato l’uscita, quindi la cosa doveva già tenervi in forte allarme.

RISPOSTA – Probabilmente lui poteva anche aver la pistola in mano, io adesso ho detto così perché è quello che mi è rimasto impresso è questo giubbotto.

DOMANDA – Questa pistola effettivamente la vide, come ha descritto nel verbale lì, che è in data…

RISPOSTA – Se dice che io l’ho visto vuol dire che l’ho visto.

DOMANDA – Verbale del 19 novembre 74, quindi qualche mese dopo, quindi lei dice che se ha detto così nel verbale è più verosimile che sia stata quella versione.

RISPOSTA – Che sia quella la versione giusta, perché ora io naturalmente ricordo, distanza di 35 anni.

PRESIDENTE – Senta, le chiedo un’altra cosa, siccome abbiamo varie descrizioni io le chiedo se lei può escluderlo meno che si siano verificate le cose che adesso le indicherò. Dunque, uno dei suoi colleghi dice che si è lanciato contro Esposti mettendogli il mitra alla gola, lei questo lo può escludere?

RISPOSTA – Non l’ho visto, non lo so.

DOMANDA – Forse non ha capito bene, dunque, uno dei presenti nel descrivere il suo comportamento non dice ha abbandonato il mitra appena è rimasto ferito, dice che gli si è scagliato addosso e gli ha messo il mitra alla gola, lei a Esposti, questo lo può escludere?

RISPOSTA – Lo escludo, sì.

DOMANDA – Un’altra cosa, un atto suo collega dice che Esposti, prima che lei le saltasse addosso ha sparato all’impazzata, usa questa espressione, lei può escludere questo, sparare all’impazzata penso che voglia dire sparare un indeterminato numero di colpi.

RISPOSTA – Non posso affermarlo perché sarebbe, come fa, eravamo lì…

DOMANDA – Lasci stare il ragionamento, cioè, io le chiedo una cosa che dovrebbe ricordare in linea di massima, anche se è passato tanto tempo, cioè lei ha descritto un Esposti con le mani in tasca, poi dopo ha detto non posso escludere che abbia tirato fuori la pistola, però afferma che ha tirato, che avesse le mani in tasca o che abbia tirato fuori la pistola la prima cosa che ha fatto mi ha sparato, questo è quello che dice oggi e che disse allora. Siccome c’è qualcuno che dice che ha sparato all’impazzata prima che lei gli saltasse addosso, il che vuol dire sparare un imprecisato numero di colpi, non lo so, forse senza direzione, non lo so, ma sparare all’impazzata da un’idea di una successione di colpi. Io le chiedo, può escludere che Esposti, prima che lei gli sia saltato addosso, abbia sparato parecchi colpi?

RISPOSTA – Non lo posso affermare con precisione, credo di no.

DOMANDA – Tendenzialmente lo esclude.

RISPOSTA – Tendenzialmente direi di no.

DOMANDA – Dunque, andando avanti, le è stato chiesto del colpo che ha attinto la ruota di scorta della Land Rover, e lei ha detto che non ne sa niente. Nel suo verbale, proseguendo, lei abbandona il mitra, gli salta addosso, “riuscii ad afferrare il giovane, caduti per terra lo tenevo sotto di me”, quest’ultima non corrisponde, “rammento anche di essere riuscito ad afferrargli il polso destro” ecco, nel polso destro “ perché era armato nella mano destra”, lei ritiene che allora abbia detto le cose esattamente circa quale delle due mani teneva in pugno la pistola?

RISPOSTA – Non lo posso ricordare questo.

DOMANDA – Cioè, ora non lo ricorda, questo mi sembra più che legittimo, io le chiedo, lei è portato a ritenere che se ha individuato la mano che teneva la pistola e quindi qui Lei dice la mano destra insomma, lei ritiene di aver detto le cose giuste all’epoca circa la mano di Esposti che impugnava la pistola?

RISPOSTA – Se ho detto che è la mano destra probabilmente, devo desumere.

DOMANDA – Ecco, andando avanti, qui c’è un altro contrasto, lei dice, “nella colluttazione che ne seguì”, quella dopo, poi rimane una seconda volta “L’Esposti sparò altri due colpi” quindi non uno come ha descritto ora, “di cui il primo si conficcò nel mio braccio destro all’altezza del gomito”, questo lo ha detto, “ il secondo lo indirizzò alla Land Rover”.

RISPOSTA – L’ho detto io questo?

DOMANDA – Sì, non se lo ricorda?

RISPOSTA – Probabilmente ripeto, siamo sempre sulla solita linea, nel senso che le dichiarazioni fatte nel 74, a novembre, saranno, sono più obiettive perché sono più fresche, quindi di conseguenza direi che la versione giusta è quella lì, però può darsi anche verso la campagnola, che ha sparato per anomalo ricordo, non mi è rimasto impresso.

DOMANDA – Senta, lei non ha sparato?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – In effetti c’è questo, lei è stato sentito poi in Assise, erano passati altri anni, quindi non lo so, nel descrivere il fatto dice “ durante la colluttazione con me Esposti non ha sparato altri colpi”, cioè oltre quello che ha attinto ovviamente al gomito, cioè diciamo, nel primo verbale dice di questo ulteriore sparo in direzione della jeep, della Land Rover, invece in Assise non descrive questo ulteriore sparo. Lei non è in grado di dire oggi quale sia delle due la versione?

PUBBLICO MINISTERO – Non mi sembra che proprio dica, può leggere la parte dell’Assise?

PRESIDENTE – Allora, dunque, “ mi sono trovato di fronte alla terza persona che appena mi ha visto ha sparato contro di me riferendomi all’addome, lasciai andare il mitra e mi buttai addosso per disarmarlo, rotolando entrambi a terra. Riuscii anche a fermarlo prendendogli il pugno dove teneva l’arma ma nella colluttazione spara un secondo colpo ferendomi all’avambraccio destro.

Mancandomi a questo punto le forze io lasciai andare, io andai via, portandomi fuori dal bosco, dirigendomi verso la campagnola dove doveva esserci il mio collega che invece, uditi gli spari, stava venendo verso di me e mi aiutò. Mentre uscivo dal bosco ho udito altri colpi di spari, poi durante la colluttazione con me Esposti non ha sparato altri colpi”.

PUBBLICO MINISTERO – Sembrerebbe di capire che i colpi da lei sentiti siano stati quello all’addome e quello al gomito, mentre quello alla jeep non c’è.

RISPOSTA – Sì, sì.

PRESIDENTE – Insomma, non se ne parla nello specifico, pur confermando diciamo il verbale, perché conferma il verbale, però non c’è quest’affermazione.

PUBBLICO MINISTERO – Quindi lei questo colpo, questi due colpi sparati durante la colluttazione, lei si ricorda solo quello al braccio?

RISPOSTA – Io ricordo solo ed esclusivamente questo al gomito, che infatti poi ripeto…

DOMANDA – Effettivamente lei ha detto che dopo quello ha lasciato, ha mollato la presa.

RISPOSTA – Aggiungo così, tanto per, sarebbe stata un’azione da parte sua inutile, se non pericolosa insomma.

DOMANDA – Il colpo può essere anche scappato nella colluttazione.

RISPOSTA – Per paura, può darsi anche, non l’ho udito.

DOMANDA – Qui stiamo solo verificando quanti furono i colpi sparati.

RISPOSTA – Io ricordo solo questi due.

DOMANDA – Che lei ha detto che vi siete rotolati per terra, lei lo aveva quasi bloccato da una mano.

RISPOSTA – Sì.

PRESIDENTE – Il maresciallo Filippi e il brigadiere Muffini, che sono deceduti, affermano sostanzialmente il primo colpo sparato attinse la gomma della ruota di scorta.

RISPOSTA – Non lo ricordo sinceramente.

DOMANDA – Senta, lei ha notato, lei ha visto queste mani in tasca ma le mani in tasca, ha visto solo le mani in tasca o ha visto qualche altro particolare che potesse farle pensare che avesse una pistola in tasca?

RISPOSTA – Ripeto, io generalmente confermo quello che ho detto prima, però dopo, rimuginando tutta la storia, io l’ho visto uscire con le mani dentro questo giubbotto, se poi la tolse immediatamente, subito dopo la sparato il primo colpo che mi ha attinto l’addome, dopo le ha portate fuori questo non lo ricordo, numero posso affermare.

(…)

Pietro Mancini – udienza 04.06.2009 – prima parte

DOMANDA – Dobbiamo tornare un’altra volta di quei fatti di tanti anni fa.

RISPOSTA – 35 anni fa.

DOMANDA – Di 35 anni fa esattamente. Io non so che cosa le ricordi, comunque prima ragioneremo in termini di quello che le ricorda attualmente, poi se sarà necessario faremo, le leggerò qualche passo per rinfrescare la memoria, stimolare i suoi ricordi. Senta, lei all’epoca era appuntato presso la caserma dei carabinieri di Fiamignano, se lo ricorda questo?
RISPOSTA – Appuntato no, carabiniere.

DOMANDA – Si vede che è stato promosso.

RISPOSTA – Sì, promosso successivamente.

DOMANDA – Poco dopo, quando è stato sentito. Era carabiniere, va bene, che cosa ricorda anche della parte diciamo che si riferisce, della parte che ha preceduto diciamo il conflitto a fuoco, le ricorda come ha percepito la notizia, cioè che cosa le è stato detto che si doveva fare, chi si doveva andare a cercare, di questo fatto poi che cosa ricorda?

RISPOSTA – Dunque, io ricordo che era un mattino che è avvenuto e il brigadiere, una guardia forestale presso la nostra caserma, riferendo…

DOMANDA – Ricorda i nomi delle persone?

RISPOSTA – No, mi dispiace. Parlò con un brigadiere, che il comandante di stazione mio, riferì al mio comandante sopra questa montagna a Cornino c’erano tre o quattro individui e si stavano allenando perché le forestali avevano udito, può probabilmente li hanno visti anche con il binocolo credo, non lo so…

DOMANDA – Può parlare più vicino al microfono, non sento tutte le parole.

RISPOSTA – Quindi il brigadiere della forestale, parlando con il brigadiere comandante mio di stazione riferì che in montagna c’erano tre o quattro giovani che sparavano contro qualche cosa, un bersaglio lasciando chiaramente intendere che si stavano allenando a sparare.

DOMANDA – Senta, le ricorda se questi colleghi avevano visto il fatto direttamente o se la cosa era stata riferita loro da qualcuno?

RISPOSTA – Loro dissero che li avevano visti i loro.

DOMANDA – Senta, questo è accaduto il giorno prima?

RISPOSTA – Penso di sì perché credo che sia stato il 29, il 30 è successo il fatto il 30 maggio, quindi direi di sì.

DOMANDA – Quindi, da quello che ricorda lei ha la sensazione, le sembra che le avessero detto di aver sentito che avevano visto personalmente insomma questa situazione allarmante diciamo.

RISPOSTA – Ricordo che forestali, il brigadiere disse al mio comandante guardate così, e noi non abbiamo, non siamo intervenuti noi direttamente perché chiaramente eravamo in pochi, per cui siamo venuti a dirlo a voi che avete più competenza in materia, pressappoco disse così.

DOMANDA – Ricorda se parlarono già della tenda, della presenza di una tenda, della macchina, della Land Rover?

RISPOSTA – Questo non lo ricordo, non lo posso affermare.

DOMANDA – Vada avanti.

RISPOSTA – Allora questo punto il mio brigadiere, comandante di stazione chiamò il capitano.

DOMANDA – Il suo capitano come si chiamava?

RISPOSTA – Italo Della Gala.

PRESIDENTE – Questo è il comandante?

RISPOSTA – Comandante della compagnia.

PUBBLICO MINISTERO – Il brigadiere?

RISPOSTA – Il brigadiere Muffini Carmine, il mio brigadiere chiamò il signor capitano, disse guardate così, informò di questo fatto. Il capitano riferì al brigadiere alla radice brigadiere prenda domani mattina il carabiniere Mancini che è il più anziano, conosce più viene la zona, anche se io c’ero stato poche volte però insomma sapevo pressappoco dov’era Pian di Cornino.

PUBBLICO MINISTERO – Senta, prima di andare il fatto è stato in qualche modo inquadrato, cioè, avete discusso gli potevano essere queste persone, se era, non so, qualche cosa legata alla caccia, se era qualche cosa legata al terrorismo, cioè ci fu una sorta di analisi, ci fu qualche contatto con altri comandi per avere informazioni, non so?

RISPOSTA – No, non ci fu nessun altro contatto.

DOMANDA – Quello che vorrei sapere, lei non comandavo ovviamente, ma lei con che spirito è andato lì, è andato lì senza sapere che cosa, con che persona avrebbe avuto a che fare oppure aveva già un’idea? questo volevo chiederle.

RISPOSTA – Dunque, noi abbiamo avuto la sensazione che si trattasse, perché al momento che sono stati visti che sparavano e che si stavano allenando e via dicendo abbiamo subito pensato che si trattasse di gente, insomma di individui poco raccomandabili, e non ci siamo posti altri problemi, allora chiaramente abbiamo preso le nostre misure, siamo intervenuti arrivati sul posto.

DOMANDA – Come siete andati?

RISPOSTA – Siamo andati con la nostra campagnola che avevamo.

DOMANDA – Quindi sulla vostra campagnola chi c’era, lei con Muffini?

RISPOSTA – Io con il brigadiere Muffini, sì.

DOMANDA – Basta?

RISPOSTA – Basta.

DOMANDA – Poi c’erano altre due, c’erano delle altre macchine?

RISPOSTA – No, no, noi siamo andati soli, io e il brigadiere Muffini con le nostre armi in dotazione.

DOMANDA – Mi decisi un po’ meglio questo proposito, visto che ne sta parlando, lei in particolare com’era armato, che aveva?

RISPOSTA – Io ricordo perfettamente che ho portato due mab, moschetto automatico.

DOMANDA – Che è quello di ordinanza.

RISPOSTA – È chiaro, in più ho portato anche il mio moschetto 91 38 perché era un’arma alla quale io sono stato molto affezionato perché ho anche alcune licenze premio.

DOMANDA – Questi due mab erano una di pertinenza suo e uno di Muffini oppure non so, queste armi erano indistinte?

RISPOSTA – Questo non glielo posso precisare perché le armi in dotazione, il moschetto 91 38 quello era stato assegnato a me personalmente.

DOMANDA – Quindi era il suo fucile quello.

RISPOSTA – Sì, certo, è un’arma in dotazione personale.

DOMANDA – Invece i mab?

RISPOSTA – I mab sono in dotazione alla stazione dei carabinieri.

DOMANDA – Quindi il moschetto 91 era suo, era l’arma in dotazione a lei, individuale, invece i due mab appartenevano alla caserma insomma.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Quindi poteva prenderli chiunque, però trattandosi pur di armi di ordinanza.

RISPOSTA – Chiunque no.

DOMANDA – Comunque non dall’esterno della caserma, si capisce. Va bene, come mai ha preso il fucile in più, un’arma in più.

RISPOSTA – Ho preso l’arma mi allunga in più perché mi sono posto il problema, proviamo, andiamo su, ci troviamo di fronte a gente che è armata, quindi mi potrebbe servire a distanza con quell’arma lì, ovviamente se ci sarà un conflitto a fuoco, che purtroppo c’è stato, è ovvio che con

quell’arma lì a lunga distanza posso anche difendermi insomma, cosa che io non potevo fare con l’arma che è il mab che è automatico, perché quello spara al massimo 30 o 40 m, tutto qua.

DOMANDA – Quindi cosa succede?

RISPOSTA – Quindi per strada, allora ho detto al mio brigadiere, comandante di stazione dico brigadiere, aspetti poco poco, anzi preciso, il brigadiere mi fa “Mancini come mai lei ha portato anche il mab?” dico “guardi brigadiere, lei lo sa, io gliel’ho detto anche poco fa, l’ho portato per questo motivo”, dice “va bene, non fa niente”. Per strada gli ho anche chiesto dico “ci fermiamo per favore un attimo vediamo un po’, proviamo le armi che funzionano”.

DOMANDA – Non era una verifica da fare prima di partire?

RISPOSTA – Quella l’abbiamo fatta, mi scusi dottore, l’abbiamo fatta quattro o cinque giorni prima, una settimana prima, non posso precisare il giorno.

DOMANDA – Cioè, c’era una cadenza di controllo delle armi?

RISPOSTA – Quasi ogni settimana il brigadiere segnava sul brogliaccio pulizia e manutenzione armi, questa è una cosa che avviene tendenzialmente, fu fatto per scrupolo di coscienza. Allora ho preso il primo mitra e ha sparato, purtroppo il secondo non ha sparato, non ha funzionato, dico “vede brigadiere che ho fatto bene a farle quest’operazione”, dice “sì Mancini”, allora lui mi fa “io mi prendo, tu ti prendi il mab, io mi prendo il tuo moschetto”, dico “d’accordo”, e siamo arrivati sul posto.

DOMANDA – Quindi il moschetto se lo prende…

RISPOSTA – Se lo è preso il brigadiere Muffini e il mab me lo sono tenuto io. Arrivati sul posto abbiamo individuato…

DOMANDA – Un momento, con gli altri, la forestale, il maresciallo Filippi eccetera quando vi siete incontrati?

RISPOSTA – Noi siamo andati con il nostro mezzo, loro o sono arrivati prima di noi, questo non me lo ricordo sinceramente, oppure subito dopo di noi.

DOMANDA – Comunque li avete trovati sul posto, vi siete riuniti sul posto?

RISPOSTA – Ci siamo riuniti sul posto, sì.

DOMANDA – Va bene.

RISPOSTA – A questo punto i due sottufficiali, vale a dire il brigadiere Muffini e anche, c’era anche il brigadiere della forestale, però devo fare un passo indietro, nel senso che prima di partire, prima di partire, questo gliel’ha chiesto il brigadiere mio al signor capitano, e mandava un po’ di rinforzi insomma, difatti il capitano acconsentì e mando una Giulia con a bordo maresciallo capo credo che era Filippi, maresciallo capo Filippi e altri tre carabinieri, quindi altri quattro uomini, lì ci riunimmo tutti lì sopra. Una volta riuniti lì, due sottufficiali è il maresciallo Filippi…

DOMANDA – Ma vi siete riuniti prima di accedere, di andare nel luogo dove c’era la tenda?

RISPOSTA – Sì, sì. Il maresciallo Filippi e il brigadiere Muffini eravamo lì, sono disposti, loro si sono messi sotto 1 m dalla tenda, perché la tenda e poi stata individuata…

DOMANDA – Quindi voi avete visto questa tenda, questa tenda ponderata più o meno?

RISPOSTA – Circa 2 m, 1 m e mezzo, 2 m, non di più.

DOMANDA – Va bene, la Land Rover a che distanza era?

RISPOSTA – Da me poteva essere distante 5 m.

DOMANDA – Quindi vicina insomma?

RISPOSTA – Sì, vicina, mentre invece dai due sottufficiali qualche metro in più.

DOMANDA – Senta, chi è che comandava le operazioni, cioè, una volta che vi siete riuniti tutti chi è che diceva come vi dovevate appostare?

RISPOSTA – I due sottufficiali si sono messi di fronte a questa tenda, allora a noi e ai carabinieri, gli altri ci hanno fatto mettere in modo un po’ sparpagliati, tanto è vero che io mi sono messo dietro un albero, insomma, abbiamo accerchiato per il 70%, abbiamo accerchiato solo il lato davanti alla tenda ecco.

DOMANDA – Insomma, lei esattamente rispetto alla tenda, rispetto alla parte anteriore della tenda, all’apertura principale diciamo, lei dov’era?

RISPOSTA – Io mi trovavo sulla parte sinistra.

DOMANDA – Sinistra davanti o dietro?

RISPOSTA – Davanti, laterale.

DOMANDA – Sinistra guardando la tenda?

RISPOSTA – Ricordo così.

DOMANDA – Cioè guardando la tenda?

RISPOSTA – Guardando la tenda io potevo essere pressappoco sul lato sinistro ecco, a circa 4 m, 5 m, una cosa del genere. Allora i due sottufficiali hanno intimato, o per meglio dire, il brigadiere Muffini oppure il maresciallo Filippi ha detto “siamo ai carabinieri, uscite fuori dalla tenda”, lo ha ripetuto tre o quattro volte però nessuno, in pratica nessun è uscito subito. A questo punto ha ripetuto mi pare la terza o quarta volta di uscire, è una persona ha fatto capolino dalla tenda e ha detto “sì, stiamo uscendo” e subito è uscito il primo, subito è uscito il primo, uscendo il primo i due sottufficiali lo hanno preso, lo hanno spostato dalla tenda davanti, portandoselo dietro cioè, lo hanno perquisito gli hanno fatto con le mani in alto, lo hanno lasciato lì, sempre rimanendo però…

DOMANDA – A che distanza dalla tenda è stato messo?

RISPOSTA – Sette o otto metri.

DOMANDA – Senta, c’è stato un problema di documenti?

RISPOSTA – Questo non lo ricordo questo particolare, ma credo di si, che abbiano chiesto i documenti per l’identificazione.

DOMANDA – Va bene, il primo esce, il primo chi sarebbe? Lei poi è in grado di attribuire un nome?

RISPOSTA – Questo non lo so, non me lo ricordo, anche perché non ero addetto al controllo dei documenti, quindi c’erano i due sottufficiali. Il secondo è uscito dopo un paio di minuti ed è uscito anche questo, quindi hanno fatto la stessa operazione, si è portato appresso i due sottufficiali, sarà stato identificato, se gli hanno chiesto i documenti o no, questo io stavo da un’altra parte quindi non mi ricordo se li ha consegnati o no, ma credo di sì, ci aspettavamo, perché questi individui erano quattro, ne mancava uno all’appello, il terzo.

DOMANDA – Che ne sapevate?

RISPOSTA – Perché evidentemente erano stati visti dalla forestale prima.

DOMANDA – Cioè, voi sapevate già quanti dovevano essere quindi prima delle operazioni?

RISPOSTA – Io ricordo vagamente questo particolare, ricordo con precisione il primo, ho parlato di quattro perché, perché il primo la sera, il quarto cioè, la sera prima aveva lasciato il posto e si è recato a Milano per firmare il libro della libertà vigilata.

DOMANDA – Questo l’ho saputo dopo ovviamente.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Lasci stare quello che si è saputo dopo, perché questo è di dominio pubblico, ma io le chiedo, quando siete andati lì, se se lo ricorda ovviamente, vi aspettavate di trovare tot persone oppure l’idea era vaga?

RISPOSTA – Io questo particolare non me la ricordo, però probabilmente, può essere successo da quando sono stati identificati primi due o il brigadiere col maresciallo di Città Ducale avrà chiesto quanti siete, quanti non siete insomma, e allora abbiamo aspettato il terzo. Il terzo ci ha spiegato più del dovuto rispetto ai primi due ad uscire, a questo punto…

DOMANDA – Lei lo vedeva bene quando è uscito, lei era sempre a pochi metri dalla tenda?

RISPOSTA -.Io ero nascosto dietro un albero.

DOMANDA – Dietro un albero, ma Lei prima ha detto che era, non so, quattro o cinque m, una cosa del genere, dalla tenda. Lei era rimasto lì?

RISPOSTA – Certo, io sono rimasto sempre lì.

DOMANDA – Quindi era pochi metri quindi vedeva abbastanza distintamente. Questo che fa?

RISPOSTA – Il terzo è uscito.

DOMANDA – Il terzo è quello che poi è morto?

RISPOSTA – Esattamente, il terzo è uscito, anziché portarsi verso la direzione dei due sottufficiali, perché credo che dall’interno lui ha potuto vedere i precedenti movimenti dei suoi colleghi, non si è diretto verso i due sottufficiali, addetti al controllo, ma bensì stava venendo verso la mia direzione, è uscito dalla tenda con le mani in tasca.

DOMANDA – In tasca?

RISPOSTA – Sì, con le mani in tasca, e appena è uscito ripeto, stava prendendo la direzione verso dove io ero dietro l’albero, anziché portarsi verso i due sottufficiali che stavano di fronte alla tenda. A questo punto io…

DOMANDA – Come mai, non gli stavano dietro come gli altri due?

RISPOSTA – Come?

DOMANDA – Lei prima ha raccontato che le prime due persone uscite sono state accompagnate, mani in alto, insomma perquisite.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Il terzo come mai non c’è stata questa attenzione da parte dei suoi colleghi?

RISPOSTA – I miei superiori, anche noi ci aspettavamo che uscisse impiegando lo stesso tempo che hanno impiegato gli altri due, quindi c’è stato all’incirca un minuto in più, non posso essere preciso, due minuti, 50 secondi, però con un leggero ritardo rispetto agli altri, quindi stava venendo verso di me con le mani in tasca e indossava anche un giubbotto pressocché del tipo militare. Quando io mi sono spostato dietro l’albero, mi sono portato allo scoperto, questo non ha fatto altro che, con la pistola che aveva dentro la tasca, ha sparato il primo colpo, ha sparato il primo colpo…

DOMANDA – In che direzione ha sparato questo colpo?

RISPOSTA – Nella mia direzione, tanto è vero che io ho sentito il colpo nell’addome, quindi istintivamente…

DOMANDA – Nello stomaco?

RISPOSTA – Non dello stomaco, nell’addome, quindi istintivamente, essendo anche già ferito, istintivamente ho mollato il mio mitra, l’ho mollato per terra e ripeto, istintivamente ho fatto, mi sono scagliato contro di lui per prenderlo, anzi, premetto che quando sono uscito diciamo che visto che lui stava venendo verso di me, ma in una frazione di secondo però, volevo chiaramente indirizzarlo verso dove stavano i due sottufficiali, però lui immediatamente ha sparato, perché mi ha visto, evidentemente lui non si aspettava la mia presenza, forse non mi aveva visto io stavo dietro l’albero. A questo punto ho subito il colpo, ho accusato il primo colpo, ho buttato, ripeto, il mitra per terra, buttato, lasciato per terra, istintivamente mi sono scagliato contro di lui, l’ho afferrato…

DOMANDA – Aspetti un momento, ma lei a quanti metri era da lui quando successe, quando le ha sparato?

RISPOSTA – Potevano essere, se dalla tenda erano 4 m, potevano essere 3 m, aveva fatto circa 1 m, non lo so, appena uscito dalla tenda.

DOMANDA – Senta una cosa, ma lei poi le lesioni ha subito? questo colpo all’addome quanto è stato veggente, che malattie ha avuto poi?

RISPOSTA – Se permette posso terminare il discorso?

DOMANDA – Per capire un momento la serietà.

PUBBLICO MINISTERO – Però noi gradiremmo che terminasse Signor Presidente, poi approfondiremo in ordine alla serietà, cioè, facciamo terminare la risposta il teste, poi facciamo tutto il resto.

PRESIDENTE – Ma io voglio capire che tipo di ferita, di che tipo di ferita si trattava insomma per comprendere il suo comportamento.

PUBBLICO MINISTERO – Non aveva perso conoscenza?

RISPOSTA – Ci devo arrivare Signor Presidente.

Italo Della Gala – Udienza 12.05.2009

DOMANDA – Per spiegare alla Corte, dunque c’è questo conflitto di cui siete in qualche al corrente perché già anticipato in qualche modo in varie altre discussioni che avviene il 30 maggio del 1974 e nell’ambito del quale si verifica il decesso di Giancarlo Esposti chi si trovava unitamente ad Alessandro Danelletti e Alessandro Dentino, poi si capirà che c’era anche Salvatore Vivirito, si trovava in località Pian del Rascino che è una località montagnosa dell’Abruzzo da alcuni giorni. Il qui presente allora era capitano, adesso poi avrà avuto immagino la progressione di carriera, allora Capitano Italo Della Gala era il comandante della compagnia Carabinieri di Città Ducale i cui uomini, assieme a molti altri uomini sono intervenuti in quell’occasione. Il capitano non è testimone diretto della sparatoria, del conflitto di come sono andate le cose.
RISPOSTA – Non c’erano molti uomini.
DOMANDA – Ne parliamo dopo, per ora io faccio una spiegazione. Una spiegazione perché capisca la Corte di che cosa stiamo parlando. Però dovrebbe essere in grado di riferire sia come sono andate le operazioni, sia quello che gli è stato riferito, quindi una dichiarazione de relato dal defunto Filippi in riferimento a come è andata questa sparatoria, sia in qualche modo alcuni, qualora ne sia al corrente ovviamente non lo so, qualora sia in grado di dire qualcosa, sulle armi quali erano, quali non erano, quali hanno sparato e cose di questo genere. Questo è più o meno la collocazione del teste nell’ambito di questa vicenda. Io non so se ha un ricordo ancora abbastanza nitido di quegli eventi?
RISPOSTA – Di ciò che ho fatto io?
DOMANDA – Di ciò che ha fatto lei se lo ricorda.
RISPOSTA – Credo di essere abbastanza preciso.
DOMANDA – Meno male. Ora qui ci sono i verbali quindi la maggior parte delle cose è inutile, il suo ruolo, chi è andato, chi è venuto etc. risulta già da questi verbali. Però un primo problema che sorge è questo: nel suo primo verbale quello del 16 novembre del 1974, quello dove più dettagliatamente riferisce intorno alle premesse di questo intervento, parla di notizie apprese dal Brigadiere Muffini, comandante della stazione di Fiamignano che a sua volte le aveva apprese dalla Guardia Forestale circa la presenza di questi giovani che sparacchiavano e quanto altro, che si esercitavano e cose di questo genere. Qui è presente in atti non è che glielo posso contestare perché è un atto, è un documento del raggruppamento CS di Roma diretto al reparto di, il quale si riferisce invece di una ricognizione della zona che sarebbe avvenuta già la sera del 29 maggio da militari della compagnia Carabinieri, quindi la sua di città Ducale, non è vero?
RISPOSTA – Assolutamente.
DOMANDA – Nel senso che eravate già andati a vedere la tenda il giorno prima?
RISPOSTA – No. Assolutamente no.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Battaglini: Se possiamo la produzione, a firma di chi è soprattutto?
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO: 17441.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Forzani: Non solo signor Presidente, secondo me la domanda è doppiamente suggestiva, triplamente suggestiva. Nel senso che da una parte viene fatto…
INTERVENTO DEL PRESIDENTE: È un atto proveniente?
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO: E’ un atto…
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI: Presidente è presente nei documenti già acquisiti dalla Corte. INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Vediamo se è documento già acquisito?
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI: E’ un domo già acquisito a firma del Colonnello Marzollo del Sid, raggruppamento Centri Roma diretto all’ufficio D, cioè al reparto del Generale.
INTERVENTO DEL PRESIDENTE: Allora è un documento già acquisito.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Forzani: Anche se un documento già acquisito signor Presidente è proceduralmente errato formulare la domanda da parte di chi conduce l’esame dicendo: c’è un verbale nel quale si dice che invece quello che dice lei…
INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO: Chiedo scusa se mi viene consentito di puntualizzare. Nel momento in cui noi abbiamo acquisito i verbali con il consenso anche dell’Avvocato. È come se lui avesse già riferito tutte queste cose, quindi è inutile che io gli chieda nuovamente se sono andati il 29, perché avendo acquisito i verbali è come se l’avesse già detto.
INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Ho riflettuto un momento, rinuncio all’eccezione Presidente. DOMANDE DEL PRESIDENTE DOMANDA – Il problema che comunque, poi cerchiamo di capire e noi partiamo da dei verbali che sono già stati acquisiti di cui non conosciamo, evidentemente tutta la dinamica delle informazioni e poi degli interventi sono stati scritti dal testimone. Comunque il succo è che c’è un atto che ha indicato il Pubblico Ministero che indica che ci sarebbe stato un sopralluogo la sera precedente? RISPOSTA – Nel modo più assoluto, no.
DOMANDA – Lei non lo sa?
RISPOSTA – Né io e non credo neanche i miei uomini. Perché poi il fatto non è avvenuto a Pian di Rascino, io questo l’ho detto anche in sede dibattimentale, è avvenuto a Pian di Cornino, un po’ più avanti. Quindi hanno sempre riportato Pian del Rascino. Perciò se ci fosse stato un sopralluogo, adesso volendo fantasticare un po’, andavano direttamente alla tenda. Invece no, si sono riuniti come da disposizione da me impartita. Cioè dissi: “Chiedete l’ausilio dei forestali che sono più bravi di voi in montagna. E poi mi dite per quale itinerario, vengo pure io”. Allora uno salì da Petrella Salto, i Forestali da Pian Mignano e gli altri uomini che io riuscì a racimolare perché era un periodo di penuria di organico, dall’Appennino abruzzese che da là dopo porta al lago, c’era un sentiero, una strada che portava su a Pian del Rascino. Si riunirono e non trovarono niente. Dice: “Andiamo a vedere più avanti” e arrivarono a Pian di Gornino e trovarono quello che dovevano trovare.
DOMANDA – Vabbè, poi la risposta è o sì o no.
RISPOSTA – Da parte mia no, e non credo che ci sia andato il povero Muffini che stamattina ho appreso che non c’è più.
DOMANDA – Lei, da quello che si desume da questo verbale, in qualche modo coinvolse il Brigadiere che Muffini che è deceduto?
RISPOSTA – Era il comandante della stazione ed era colui che aveva avuto la notizia e per scrupolo dice: “Se mi manda un po’ di rinforzi voglio andare a controllare”. “No, no controlliamo per bene” e facemmo….
DOMANDA – Quindi Brigadiere Muffini che qui si dice, cioè dispose che il Brigadiere Muffini con un suo dipendente, guidati dalla Guardia Forestale di Fiammignano per le ragioni che ha indicato prima, alla quale Muffini stesso aveva chiesto la collaborazione perché conosceva la zona etc.?
RISPOSTA – Sì.
DOMANDA – Poi dice: “Incaricai della missione il Maresciallo Filippi, Comandante del Nucleo Radiomobile locale”?
RISPOSTA – Era il più elevato in grado che avevo in quel momento a disposizione in caserma e costituiva anche rinforzo per Muffini. Perché Muffini in quella stazione, allora così si lavorava, c’era lui e due Carabinieri, quindi non poteva affrontare una cosa del genere.
DOMANDA – Una domanda che io le faccio, e che qui non è sufficientemente chiarito, diciamo che le premesse che siano qui sono di movimenti notati in sede locale, insomma cioè le Guardie Forestali o altri militari o persone che si erano rivolte…
RISPOSTA – Io posso ricapitolare brevissimamente.
DOMANDA – Ecco, mi consenta di completare la domanda. Io volevo sapere, se oltre a questo input locale, cioè, qualcuno vi fa sapere che ci sono questi soggetti d’interesse, diciamo così, se vi era qualche altra cosa di ufficiale, non so un input che provenissero da Roma, da Milano?
RISPOSTA – No.
DOMANDA – Da un centro maggiormente elevato?
RISPOSTA – Assolutamente no, altrimenti avrei capeggiato io e avrei cercato aiuto presso altri comandi.
DOMANDA – Quindi quando si è messa in moto questa operazione voi non sapevate chi andavate a cercare?
RISPOSTA – La notizia era che due giovani si erano presentati ad un casale di ristoratori di Velletri che erano andati a passare lì il fine settimana, insomma erano andati a vedersi la loro proprietà e avevano cenato insieme. Questo signore gli aveva detto: “Scusa ma non avete paura?”. “Ma no, noi siamo stati anche in Africa. Siamo degli studenti di geologia. Stiamo preparando la tesi e poi siamo stati in Africa in caccia grossa, abbiamo delle armi”. Questa fu la notizia. Il gestore la riferì al Forestale, il Forestale al comandante della stazione di Carabinieri e questi informò per avere aiuti. Dice: “Perché io voglio andare a controllare”.
DOMANDA – Quindi riportandoci al momento in cui si è messa in moto l’operazione voi non sapevate se si trattasse di terroristi che fossero rossi, neri o quanto altro?
RISPOSTA – Assolutamente no.
DOMANDA – Adesso prendiamo un momento in considerazione la figura del Maresciallo Filippi in cui verbali per altro abbiamo acquisito, quindi è come se avessi già una sua versione a disposizione della Corte d’Assise. Io le chiedo: Filippi nel recarsi, diciamo, a compiere questa operazione, per quello che riguarda la scelta delle armi da portare, aveva dei paletti, dei binari, doveva portare… che cosa doveva portarsi dietro? Oppure armarsi come riteneva opportuno?
RISPOSTA – No. Lui, in base ai regolamenti dell’epoca, lui come Maresciallo aveva la pistola e poi dovevano portare l’arma automatica che allora era il Mab, il moschetto automatico. Questo erano le armi che lui…
DOMANDA – Lui personalmente?
RISPOSTA – Lui personalmente la pistola, l’altro doveva avere il Mab.
DOMANDA – Ecco… io le chiedo: c’è traccia in atti, anche nelle stesse dichiarazioni di Filippi rese soprattutto in dibattimento, di un fucile, di Filippi insomma, di cui praticamente è un fucile in più, un fucile diciamo non legato al suo armamento?
RISPOSTA – Sì.
DOMANDA – Per essere precisi, dai verbali che sono già a disposizione, Filippi dice: “Avevo con me una carabina di mia proprietà che dovevo portare dall’armaiolo a fare aggiustare”. D’altro canto c’è uno degli altri soggetti coinvolti che è una Guardia Forestale che parla della consegna da parte di Filippi lui momentaneamente, non è chiaro, forse non sapremo mai, perché mi pare deceduto, comunque di un fucile. Non si sa poi se è lo stesso al quale fa riferimento la dichiarazione di Filippi. Io le chiedo: lei sa qualcosa di questa ulteriore arma o no?
RISPOSTA – Questa mi è stato poi successivamente riferito dal magistrato quando fui sentito dal giudice istruttore. E’ una notizia di riporto per me. Quindi io non l’ho controllato quando è uscito di servizio perché loro sono usciti verso le quattro del mattino credo, perché da Città Ducale dovevano andare a Fiammignano e poi salire su in montagna.
DOMANDA – Era un percorso di ore comunque?
RISPOSTA – Eh sì, con i mezzi, era tutta strada di montagna. Quindi due ore per arrivare su a Rascino, quindi se non alle quattro massimo alle cinque sono usciti. Quindi io questa cosa l’ho saputa…
DOMANDA – L’ha saputa perché gli è stata chiesta?
RISPOSTA – No. A me non è stata mai chiesto.
DOMANDA – Gli è stata chiesta dai magistrati?
RISPOSTA – Sì, dice è vero… Ma, io non so l’avrà anche portata perché era tipo da fare, pace all’anima sua,  queste leggerezze.
DOMANDA – Può essere più specifico su questa qualità di Filippi?
RISPOSTA – Stando a quelli che erano i nostri regolamenti e che sono i nostri regolamenti, avrebbe dovuto portare solo le armi in dotazione, invece è stata un’iniziativa sua.
DOMANDA – Quindi lui poteva portare la pistola e eventualmente il Mab?
RISPOSTA – Ed il Mab. Come pure si portarono anche delle vivande per potere poi dopo fare merende. Quindi non pensavamo mai di trovare una reazione così violenta.
DOMANDA – Per concludere il discorso su questo fucile, lei non ne sa niente per conoscenza diretta?
RISPOSTA – Assolutamente.
DOMANDA – Nessuno gliene ha mai mostrato?
RISPOSTA – No.
DOMANDA – Nessuno le ha detto niente di questo?
RISPOSTA – No. Neanche sul posto mi dissero niente.
DOMANDA – Sicuramente merita un approfondimento quello che le dissi Filippi. Qui nel suo verbale è riportato quello che le disse Filippi circa la dinamica della sparatoria. Riferendoci proprio al momento essenziale, al momento che comincia con la fuoriuscita di questi giovani uno per uno dalla tenda in cui erano accampati. Qui è riportato, però vorrei sapere sentire da lei questa, se ricorda ancora ovviamente la descrizione fatta da Filippi, quindi un fatto de relato?
RISPOSTA – Dunque io quando sono arrivato sul posto ho trovato il cadavere di questo giovane. Ho disposto che non toccasse niente nessuno e non lo toccassero, ma se l’avevano fatto prima non lo so.
DOMANDA – Scusi se faccio un inciso, se le faccio una domanda che potrei poi dimenticare, ma per quanto ne sa lei il cadavere di Esposti è rimasto lì dove è caduto, nella posizione, per quello che le è stato riferito, insomma. E’ chiaro lei non c’era, è rimasto lì dove è stato attinto dai colpi e quindi a seguito del quale è deceduto o prima di essere portato via ha subito degli spostamenti?
RISPOSTA – No, no. A me dissero che era caduto lì, del resto era, facendo conto che questa è la tenda, lui era là dietro.
DOMANDA – A che distanza era dalla tenda?
RISPOSTA – Qualche metro, qualche metro, era vicino alla tenda.
DOMANDA – Pochi metri?
ISPOSTA – Pochi metri, pochissimi.
DOMANDA – Pochi metri, che vuole dire: cinque, dieci?
RISPOSTA – No, no, di meno.
DOMANDA – Addirittura di meno?
RISPOSTA – Di meno. Erano all’inizio di un bosco, c’erano alberi e quando sono arrivato.
DOMANDA – Pochi metri che vuole dire, tre, quattro, due?
RISPOSTA – Due o tre metri. Due o tre metri dalla tenda, almeno visivamente adesso così ricordo.
DOMANDA – E’ un ricordo di questo tipo?
RISPOSTA – Un ricordo di questo tipo.
DOMANDA – Lei era presente quando è stato portato via il cadavere…?

RPP-NEG-04233-AB-009

RISPOSTA – C’era già il magistrato. È venuto il carro mortuario, l’hanno messo nella bara e l’hanno portato via. Ero presente sì.
DOMANDA – Io l’ho interrotta, lei stava spiegando?
RISPOSTA – Mi fu riferito che erano usciti.
DOMANDA – Da Filippi?
RISPOSTA – Da Filippi e dagli altri confermato che erano usciti. Lui poi dopo la versione io l’ho controllata anche con uno dei feriti ma dopo che era uscito dall’ospedale.
DOMANDA – Lei cominci con il dire quello che le ha detto Filippi.
RISPOSTA – Che era uscito uno, poi era uscito il secondo. Quando era uscito il terzo, cioè Giancarlo Esposti gli era passato davanti, aveva fatto il giro nella tenda e solo a quel punto lui aveva messo il naso nella tenda e aveva…
DOMANDA – Filippi?
RISPOSTA – Filippi, parliamo di Filippi. Aveva avvertito gli altri: “Attenzione che qua ci sono le armi”. In quel momento Giancarlo Esposti sparava contro il primo Carabiniere. Il Brigadiere aveva detto all’altro Carabiniere: “Spara, spara, spara”. L’altro non fece neanche in tempo perché l’Esposti da terra prese anche lui all’addome. Quindi li ferì tutti e due. A quel punto il Filippi con la sua pistola e il Maresciallo con il moschetto fecero fuoco congiunto sull’Esposti e l’ammazzarono. Ma l’azione, secondo me e come poi mi riferì uno dei Carabinieri feriti quello che si dimise velocemente dopo un mese, perché ebbe la fortuna di…
DOMANDA – Ricorda il nome, quello che si dimise?
RISPOSTA – Mancino. Ebbe la fortuna di trovare un suo collega che l’ha soccorso e sopportando dei sacrifici e delle lesioni al cranio riuscì a portarlo con la campagnola fino sulla strada dell’Appennino abruzzese. Trovò un telefono perché allora le radio non stavano su tutte le macchine e non c’erano i telefonini. Telefonò in ospedale dicendo: “Sono un Carabiniere. Porto un Carabiniere ferito da colpo di arma da fuoco all’addome.” Poi telefonò a me disse velocemente che andava all’Aquila e io mi precipitai da quella direzione per salire dato che lui era disceso. Quindi questo Carabiniere trovando l’ospedale già pronto la sala operatoria, si rimise subito. L’altro invece impiegò un anno poverino.
DOMANDA – Jagnemma quello che ci ha messo del tempo?
RISPOSTA – Un anno ci ha impiegato.
DOMANDA – E Mancini quello che…?
RISPOSTA – Sì. Dopo un mese quando già erano stati tutti sentiti dai magistrati, così per curiosità mia perché non dovevo riferire niente a nessuno, mi feci spiegare da questo Carabiniere come si erano svolti i fatti ed erano quelli.
DOMANDA – Si fece spiegare da chi?
RISPOSTA – Dal Carabiniere Mancini. E fatti erano così si erano svolti però con tempi più lunghi. Cioè il Filippi aveva commesso secondo me, questo poi a posteriori, l’ingenuità di contrattare con questi ragazzi. Il primo: “Ma perché non possiamo stare qua? Siamo studenti, non stiamo facendo niente di male. “Vieni fuori”. Insomma la storia durò alcuni minuti. Mentre se si agiva con un po’ più di decisione, si metteva un’arma puntata veramente: “Venite fuori problemi”. Probabilmente il conflitto a fuoco non ci sarebbe stato, ma questo è a posteriore. Quindi sostanzialmente la versione è quella.
DOMANDA – Qui la versione che lei ha riportato è più articolata di quello che ovviamente le avrebbe detto Filippi. Comunque io le chiedo: Filippi si soffermò sulla sua posizione rispetto all’esposto nel momento in cui lo colpì?
RISPOSTA – Che io ricordi?
DOMANDA – Che lei ricordi. Qui stiamo parlando di cose di relato è chiaro.
RISPOSTA – Sì, certo. Che io ricordi lui mi disse che non appena era uscito il terzo, lui aveva guardato le armi e aveva avvertito gli altri. Quindi lui è rimasto avanti all’apertura della tenda mentre Esposti ha fatto il giro e si trovava lì. Quindi lui sempre questo dice: “A quel punto ho estratto la pistola”. Al che gli feci notare: “Tu la pistola la dovevi tenere già in mano. Non si va fare un servizio del genere senza avere l’arma già pronta”. DOMANDA – Cioè Filippi le ha detto che ha estratto quando, quando è cominciata la sparatoria ?
RISPOSTA – Quando si è accorto delle armi e quando ha sentito il primo colpo.
DOMANDA – Io non lo so, è un percorso abbastanza difficile perché di relato, quindi si tratta di cose vecchie e quindi mi rendo conto della scivolosità di un tipo d’impostazione. Però ci fu un colpo che attinse la gomma della jeep. Lei è al corrente di questo fatto? Le chiedo se qualcuno dei militari le fornì qualche spiegazione circa questo colpo e da chi fosse stato esploso?
RISPOSTA – No. Adesso lei mi fa ricordare di una gomma forata da un colpo, ma questo era facile perché sono due armi che hanno fatto fuoco, può anche essere una delle… Perché mi pare che la jeep stava davanti, Giancarlo Esposti così, la jeep stava qua se ben ricordo. Quindi può anche essere un colpo di Esposti tenendo che lui ha sparato da terra, soprattutto al secondo Carabiniere che ha sparato già da terra. DOMANDA – Io le chiedo se è in grado di fornire qualche spiegazione su questi ulteriori fatti. Innanzitutto le chiedo: lei è al corrente di quanti colpi sono stati esplosi dai militari e quali armi hanno esploso questi colpi?
RISPOSTA – Il numero di colpi adesso non lo ricordo più. Sarà scritto da qualche parte ma le armi che per me spararono allora fu il moschetto del Brigadiere Muffini e la pistola del Maresciallo Filippi e la Bernardelli, mi pare che fosse una Bernardelli così vagamente di Giancarlo Esposti. Queste due armi.
DOMANDA – Browning.
RISPOSTA – Browing.
DOMANDA – Adesso le rappresento un altro problema, non so se lei è in grado di fornire lumi a riguardo. Io le dico che dagli atti risulta pacifico che, anche perché lo dice lui e i verbali sono stati acquisiti che il moschetto di Muffini ha esploso due colpi. L’altra arma che ha sparato, da quello che lei stesso ha detto è la pistola di Filippi?
RISPOSTA – Sì.
DOMANDA – Ora la pistola di Filippi noi abbiamo alcune dichiarazioni, mi pare delle stesso Filippi da cui sembra emergere che lui abbia esploso quattro colpi. In realtà poi da alcuni atti si vede che al momento del reintegro dei colpi sparati gli vengono restituiti 5 colpi. Quindi arriviamo a sette. Cinque più due. Vi è in atti un’autopsia, dal quale risulta che Esposti è stato attinto da otto colpi passanti. Nel senso che il suo colpo non ha ritenuto alcun colpo, sono tutti usciti. Però praticamente ci sono sedici fori. Io le chiedo se è in grado di fornire una spiegazione di questo colpo o potrebbero anche essere due che non risultano?
RISPOSTA – Guardi io dopo queste prime dichiarazioni con la presenza del magistrato sul posto, io poi sono stato tolto dalle indagini perché fu creata immediatamente una squadra a hoc che si interesse del caso. Questi sono accertamenti che sono avvenuti successivamente. Io per la prima volta sento perché non ho altri elementi sento che Giancarlo Esposti fu attinto da otto colpi. È la prima volta che lo sento. Perché sono accertamenti che avvenuti successivamente.
DOMANDA – Autopsia non sarà stato tanto tempo dopo. Adesso non mi ricordo la data ma…
RISPOSTA – Questo non lo metto in dubbio però è la prima volta che lo sento dire.
DOMANDA – Quindi non in grado di fornire una spiegazione?
RISPOSTA – No. Questo no. DOMANDA – Un’altra cosa le è stata già chiesta e quella della mancanza all’appello la presunta, io dico presunta perché qui parliamo sempre così, la presunta mancanza all’appello di una delle pistole del gruppetto, mi pare una Beretta 34. Le è già stato chiesto a dire il vero, mi pare che non sia stato in grado di fornire elementi di una qualche concretezza. Cioè c’è una discordanza tra gli atti. RISPOSTA – Ho capito. Io da quello che ricordo e non posso smentirmi, minutai la segnalazione con tanto di…
(…)
DOMANDE DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI DOMANDA – Abbiamo un marconigramma proprio a firma del capitano di allora Della Gala, che è nel faldone GA 35, foglio digitale 89, con le quali si dà notizia da compagnia città Ducale al Ministero dell’Interno tutta una serie di uffici, Prefettura e altri comandi di arma, Questura Rieti e via dicendo. Ve ne sono due per la verità di segnalazioni sostanzialmente analoghe. In questo elenco, la seconda è nel faldone GA 118, foglio digitale 35. Si tratta sempre di atti già acquisiti dalla Corte. Nel primo citato quindi quello a foglio 89, l’atto è sempre un marconigramma del 30 maggio. Dopo il resoconto di quanto era accaduto si dà conto: venivano rinvenute una serie di armi lunghe, un fucile Mouser, un fucile mitragliatore M3 calibro 9, moschetto automatico Beretta Tigre con due caricatori e poi le armi corte. Quindi sono tre lunghe e le armi corte, vengono indicate una pistola browning HI Power calibro 9 con 5 caricatori, una pistola calibro 7,65 modello 34 munita di silenziatore con solo caricatore, un Colt 357 Magnum a tamburo con 60 colpi e, questo è il punto, una Beretta calibro 9, modello 34 con due caricatori. In altri atti si comprenderà poi che la pistola indicata come 7,65, modello 34 era una Beretta 34, quindi nata in calibro 9 però con canna in calibro 7,65. La 34 è compatibile a montare la canna di calibro ridotto. Quindi vengono elencate in questo marconigramma dell’allora Capitano Della Gala queste 4 pistole: la browning, la 34 modificata, la Colt e questa Beretta calibro 9 modello 34 con due caricatori, mentre la 7,65 è quella con silenziatore ed un solo caricatore. Quindi questo è il documento a firma del Capitano relativo al numero di armi corte rinvenute. Poi abbiamo in realtà gli atti di Polizia Giudiziaria , cioè i sequestri e quanto altro nei quali questa beretta calibro 9, modello 34 con due caricatori è scompare.
RISPOSTA – Da chi sono firmati questi verbali di sequestro?
DOMANDA – Verbali di sequestro Maresciallo Pascucci che li ha materialmente fatti. Non da lei per carità Il problema era capire la redazione di questo primo atto fatto da lei dove c’è un’arma in più. Cioè lei vide queste armi?
RISPOSTA – Sì. Io posso confermare perché prima di fare la segnalazione le ho contate quindi se ho contato 4 pistole non posso essermi sbagliato.
DOMANDA – Non solo contate, sono descritte. Quindi non è solo il numero, non è che viene indicato 4 pistole. Proprio vengono indicate la browning, la beretta, la Colt e l’altra beretta?
RISPOSTA – Sì, sì. Le marche ed il tipo di arma. E sono state lì in un telo. Venuto il magistrato, fatte vedere. Lui le ha guardate tutte, le ho mandate alla compagnia. Però successivamente, subito dopo appena arrivata la compagnia per ordine sempre del magistrato le ho portate a Rieti al gruppo perché era stata pensata, ideata e attuata questa squadretta a hoc.
DOMANDA – Presso il comando gruppo?
RISPOSTA – Presso il comando gruppo.
DOMANDA – Da chi era comandata questa squadretta?
RISPOSTA – Mi pare che all’epoca destinarono al comando, perché il nucleo investigativo di Rieti era comandato dal Maresciallo, fu rassegnato l’incarico al capitano D’Addio che era il comandante della compagnia di Rieti, comandante della compagnia capoluogo quindi era vicino al magistrato poteva operare meglio. Gli dettero gli uomini che stavano al nucleo operativo e Città Ducale fu estromessa proprio. DOMANDA – Capitano D’Addio?
RISPOSTA – D’Addio Mario.
DOMANDA – E lei non se ne occupò più?
RISPOSTA – No. Non ho fatto più niente io. Quindi io ho mandato giù quelle armi che successivamente ho saputo, ma sempre de relato perché la cosa mi dette enormemente fastidio.
DOMANDA – Questo dato è per lei noto fin d’allora, cioè venne fuori questo problema della pistola in più o della pistola in meno?
RISPOSTA – Dopo. Dopo successivamente nel corso delle indagini, sa quando si chiacchierava seppi che mancava qualche arma. Però a me non è stata mai contestato una cosa del genere.
DOMANDA – Quindi le dette fastidio nel senso che…?
RISPOSTA – Mi dette fastidio che ci tolsero dalle indagini quando io, avevo avuto due Carabinieri feriti etc. Potevamo dare un contributo ma comunque decisioni che…
DOMANDA – Non ho capito. Le dette fastidio l’estromissione?
RISPOSTA – L’estromissione dalle indagini del mio comando. Perché non mi hanno chiesto neanche un uomo, non dico io perché avevo la compagnia da comandare, ma neanche un mio uomo partecipava, perciò.
(…)
DOMANDA – Nel verbale del 16 novembre del 1974, si fa riferimento al fatto che D’Intino spontaneamente fornì l’elenco delle armi?
RISPOSTA – Sì, sì.
DOMANDA – Che avevano con sé?
RISPOSTA – Le uniche cose che io ho chiesto a questi due: “Ma voi chi siete?”. Perché nel frattempo le radioline cominciavano a parlare di Brigate Rosse etc. e io gli credetti, dice che appartenevano a un gruppo di estrema destra. E lui stesso, dico: “Con quelle armi?”. E lui l’elencò, mi disse…
DOMANDA – Le elencò e quindi l’elenco che fece?
RISPOSTA – Corrispondeva.
DOMANDA – A quelle che lei aveva…?
RISPOSTA – A quelle che io avevo mandato giù poi successivamente. Mi disse: “Noi abbiamo tot pistole, tot fucili”.
DOMANDA – E quindi elencò la famosa quarta pistola?
RISPOSTA – Adesso io non ricordo se mi disse anche i tipi.
DOMANDA – Non ricorda il particolare?
RISPOSTA – Cioè…
DOMANDA – Comunque l’elenco corrispondeva a quelle che lei aveva visto?
RISPOSTA – Sì, sì, il numero. Questo lo ricordo bene.
DOMANDA – Generale, sempre sul punto c’è questo primo verbale del 16 novembre dove si dà conto di quanto abbiamo appena detto. E c’è un verbale ultimo, recente, insomma si fa per dire del 12 maggio del 1999 dove lei appunto dice esattamente quanto ha appena detto, che lei stesso riscontrò questa presenza e minutò questo marconigramma, insomma il documento che magari sarà anche bene acquisire in allegato al presente verbale. C’è invece un passaggio intermedio del quale volevo da lei una spiegazione che il verbale di Corte d’Assise del 6 luglio del 1977, dove invece quando le venne chiesto: “Ricorda se fra le armi ci fosse una beretta Calibro 9?”. Lei rispose: “No, perché le armi non le ho viste. Furono portate via dal Maresciallo Filippi che le consegnò alla compagnia di Città Ducale e subito dopo per ordine della magistratura furono portate a Rieti”. In realtà lei le vide quelle armi, come mai?
RISPOSTA – Sì, senza altro ci sarà stato un lapsus. Poi bisogna tenere conto che in quella sede del dibattimento di 33 anni fa le cose furono viste in tutt’altro modo. Per cui poche domande etc. quindi posso essere stato poco preciso, questo lo posso… Perché se ho contato il numero, le ho descritte esattamente nella segnalazione devo averle viste, questo poi con il ragionamento.
DOMANDA – Tornando un attimo alla ricostruzione della dinamica, lei ha redatto il rapporto sulla base delle indicazioni, quindi abbiamo detto del Maresciallo Filippi e di chi altro, del Maresciallo Muffini immagino?
RISPOSTA – Filippi e Muffini perché gli altri o erano feriti. Il Carabiniere che aveva soccorso il collega era lontano e non aveva visto niente. Però ripeto fu quello che descrissero e che poi non ho potuto riscontrare alcunché in quanto non facevo più parte delle indagini.
DOMANDA – Lei dal Carabiniere Iagnemma quello che ha avuto la malattia più lunga, quindi che era tornato poi in servizio dopo molto tempo, ha avuto delle indicazioni circa lo svolgimento, la dinamica dell’azione?
RISPOSTA – No, non l’ho più sentito.
DOMANDA – Non ha mai parlato con lui?
RISPOSTA – Perché poi l’anno dopo andai via io, quindi persi i contatti. Io al procedimento qui al processo, al dibattimento incontrai solo Mancini, Iagnemma non venne.
(…)