Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – settima parte

L’avv. Baldi: ha mai sentito parlare di un sistema di schedatura fatto da AN?

Izzo: sì.

Il Presidente: fatto non in Spagna, in Italia.

Izzo: in Italia, si’.

L’avv. Baldi: e forse anche in Spagna, ma forse Izzo non lo sa.

Izzo: pare che la forza effettiva di Avanguardia fosse che, ogni volta che una persona si avvicinava al suo ambiente, le veniva chiesta una serie di informazioni, anche su altri camerati, ecc… e ne usciva uno schedario enorme.

Il Presidente: questo chi glielo ha detto?

Izzo: ci sono una serie di episodi….

Il Presidente: questo chi glielo ha detto?

Izzo: un episodio l’ho saputo da Checco Rovella e Leone Di Bella due imputati di Concutelli, i quali avrebbero detto che nel periodo di unione con AN ebbero per le mani una parte di questo schedario riguardante alcuni ordinovisti e rimasero sconvolti. Ad esempio c’erano domande del tipo: che reati ha commesso, che reati potrebbe commettere eventualmente, ecc., insomma una serie di domande di questo tipo che lui diceva: “che questa e’ la questura centrale?…”. Insomma discorsi di questo tipo. Questi viene da Checco Rovella e leone di bella. Sono sicuro che questo me lo abbia confermato anche calore, quando nel ’75 gli chiesero di schedare il gruppo di Tivoli al tempo dell’unificazione ed egli si rifiuto’ di farlo e questo appunto nella famosa riunione alla villa… E’ indicativo anche la villa in cui avvenne la riunione, ad Albano, che apparteneva a persona iscritta al Partito Comunista. E’ una cosa indicativa di come avanguardia conduceva le cose, con le infiltrazioni ecc….

Il Presidente: questi sono giudizi che lei non deve dare.

Izzo spontaneamente: credo che la villa sia stata rintracciata… Questo me lo ha raccontato Sergio.

Il p.m.: Io sono rimasto che non era stata rintracciata.

Izzo: no, credo l’abbia rintracciata Calore con un sopralluogo… Me lo ha raccontato Sergio…

L’avv. Bordoni: la villa a chi apparteneva?

Izzo: di un avanguardista chiaramente che pero’ risultava iscritto al Partito Comunista; si e’ difeso dicendo: “io sono iscritto al Partito Comunista, come pensate questo?”. Poi si e’ giustificato, mi sembra, dicendo che c’erano dei lavori nella villa in quel periodo e quindi potevano pure anche essere entrati a fare una riunione.

L’avv. Baldi: le ha riferito niente Iannilli circa le eventuali confidenze ricevute da Palladino nel carcere di Novara prima di essere ucciso?

Izzo: si’. Le ho riferite a verbale. Mi disse che questo Palladino era “incavolato nero” sempre per le storie di Ciolini, ecc… Non ricordo con precisione, pero’ fece capire che erano implicate nella strage alcune persone di AN che Delle Chiaie era stato “leggero” a parlare con Ciolini, che si trovavano carcerati. Queste cose qua. Me lo ha detto Iannilli a cui l’aveva detto Palladino.

L’avv. Baldi: ha mai avuto contatti o sentito parlare di Gabriele De Francisci?

Izzo: certo. Lo conosco da ragazzo, perche’ ho abitato per un certo periodo all’Eur e lui abitava… Abitavo al Trieste, ma ho abitato anche all’Eur, a viale Europa, attualmente la mia famiglia abita li’. Gabriele De Francisci abitava a 50 metri da questa casa; in piu’ era fascista; in piu’ ci sono delle ragazze come Susanna Vella, Antonella Passantino, Michelle… un’americana… che abitano tutte li’, in quella via, a viale Europa e che sono state sia con me che con Gabriele De Francisci proprio in quel periodo, percio’, insomma…

Si da’ atto che Izzo viene interrotto.

Il Presidente: omettiamo queste considerazioni.

L’avv. Baldi: ebbe modo di parlare con qualcuno del ritrovamento della valigia di esplosivo sul treno Taranto- Milano?

Izzo: si’, con Valerio Fioravanti ovviamente. La cosa che mi lascio’ molto perplesso fu che Valerio non voleva, cioe’ cercava di mettere a tacere questa storia e diceva: “sono fesserie, chi se ne frega”, ecc… io rimasi piuttosto stravolto perche’ dissi: “come? Questo e’ un tentativo di incastrarti..?”. Perche’ io ero a trani in quel periodo, sapevo che erano a Padova per preparare l’evasione, ecc… perciò gli dissi che qualcuno lo aveva tradito da vicino, ha dato ai servizi segreti questa storia. Lui invece: “va bene, ma che cosa ci importa, tanto a chiunque glielo chiediamo, ci dice di no”. Insomma cercava di minimizzarla. Qui dovrei dire una cosa che probabilmente in quest’aula so solo io. Con Valerio avevo un rapporto di estrema confidenza, al punto che ad esempio so una cosa che probabilmente non sa nessuno: che Valerio ha fatto dei verbali di confidenze ai cc… nella caserma, questo per dire quanta confidenza c’era tra noi, che sono rintracciabili. Nell’estate ’83 si reco’ con Francesca Mambro nella caserma dei cc. di Padova su ordine del giudice che aveva l’inchiesta di Padova, in cambio di questo colloquio con Francesca Mambro che non riusciva a vedere, ecc., fece dei verbali di confidenze… insomma questa e’ una cosa che non poteva raccontare a nessuno perche’ lo avrebbero ammazzato. Io invece questa storia la so.

Il p.m.: Risultano da qualche parte questi verbali?

Izzo: ci saranno da qualche parte, penso che i cc di Padova li avranno.

L’avv. Baldi si riporta alla proposta di espatrio da parte di Cavallini a Cristiano Fioravanti.

Izzo: riguarda sempre la storia dopo che era cascato Valerio, quando si sono trovati allo sbando per aver perso i covi in veneto. A Milano si incontrarono con Magnetta e Ballan; tra l’altro c’era anche Gabriele De Francisci a questo incontro e Cristiano…tanto Cristiano e’ pentito, quindi penso che la racconterà questa storia.

Izzo prosegue: si incontro’ con Magnetta e Ballan che gli fecero la proposta nei termini di cui abbiamo gia’ parlato.

A d.p.c.r.: Certo che ho sentito parlare di Ferracuti, e’ stato anche mio perito, percio’ lo conosco piuttosto bene.

A d.p.c.r.: Per quanto riguarda i rapporti di Ferracuti con la famiglia Nistri dico che Nistri, appena entrato nel carcere di Ascoli, decise di fare il matto e di tentare di prendere la perizia psichiatrica. Siccome avevo gia’ fatto questo tentativo, gli diedi dei consigli e di questo c’è prova in un verbale da lui reso ai giudici di Pisa, in cui dette come alibi che stava a fare una seduta spiritica col diavolo… Questo verbale di Nistri e’ rintracciabile. Fui io a consigliargli cosa dire al giudice.

L’avv. Bezicheri: e’ vero, ho letto i verbali, c’e’ uno che evidentemente doveva essere impazzito improvvisamente….

Il p.m.: Presidente per cortesia… avvocato…

L’avv. Bezicheri: e’ vero.

Izzo spontaneamente: era un tentativo di prendere la perizia psichiatrica, cosa che voi avvocati ci consigliate abitualmente. Percio’ non vedo cosa ci sia di strano. Nistri mi racconto’ che era in buonissimi rapporti con Ferracuti. Mi racconto’ anche una storia strana, cioe’ che Ferracuti, che diceva di essere in rapporti con i servizi segreti, gli disse: “Nistri, guarda se mi consegni Cavallini, i servizi sono in grado di farti avere il passaporto, ti manderanno via…”. Nistri rimase sul vago poiche’ voleva essere aiutato ma, al tempo stesso, non era intenzionato a fare questo. Dopo poco tempo Ferracuti gli si ripresento’ dicendogli che Cavallini non interessava piu’ ai servizi e che poteva dimenticare la proposta fattagli in precedenza. Questa e’ la storia.

A d.p.r.: L’ho saputo da Nistri. Non ero presente, perche’ credo sia avvenuto mediante la famiglia. Credo che la madre di Nistri sia in buoni rapporti con Ferracuti.

L’avv. Baldi: qualcuno le disse mai che Cavallini apparteneva ai Servizi Segreti?

Izzo: si’, Frigato, il quale era convinto che al momento della retata Sordi, nell’appartamento in cui stava lui, i cc sapevano che doveva arrivare Cavallini. Secondo Frigato, furono i servizi ad affrettare la retata, a dargli un avvertimento e scappare in maniera che sono dovuti intervenire i cc ad arrestarlo, proprio per far sfuggire Cavallini alla trappola, altrimenti sarebbero arrivati a quell’appartamento e lo avrebbero catturato. Anche Zani diceva la stessa cosa e nacque una discussione. Rispetto a questo, pero’, sono anche in parte cose polemiche, quindi non so che attendibilità possano avere… Sono nate da una polemica tra Zani e Frigato da una parte e Cavallini dall’altra.

Il p.m.: In riferimento alla ricerca di documenti per un nazista.

Izzo: si’, Nistri mi ha raccontato anche questo. Mi disse che fece fare un documento ad un falsario di Roma per un vecchio di circa ottant’anni. Il falsario gli chiese per chi era il documento e lui disse che era per un criminale nazista, un amico che necessitava di questo documento, di questo passaporto.

L’avv. Baldi: ha mai saputo niente dei rapporti tra Magnetta e la malavita?

Izzo: si’. Magnetta era legatissimo alla malavita napoletana di Raffaele Cutolo, cioe’ all’NCO. Ad esempio nel carcere di Pisa, dove io mi recai quando incontrai De Francisci e Loris Facchinetti, si parlava di Magnetta come del capo zona dei cutoliani dentro quel carcere.

Siccome nel carcere c’erano molti napoletani, rimasi sbalordito che proprio un romano fosse capo zona, ma mi assicurarono che era cosi’.

Rapporti di Magnetta con la malavita romana sicuramente,

Anche con lo stesso Danilo Abbruciati.

A d.p.c.r.: Si’, ho conosciuto Loris Facchinetti. Siamo stati insieme… Io mi ero recato per un processo per una rissa a Pisa; sono stato al carcere di Pisa assieme a Loris Facchinetti e Gabriele De Francisci. Sono stato con lui circa 15 giorni ed avemmo anche degli scontri, nel senso che era un fascista vecchio tipo che rivendicava i suoi rapporti con i golpisti, con i Servizi Segreti… Devo premettere che avevo avuto rapporti anche con il gruppo di Facchinetti “Europa e Civilta’”, in una sede nei pressi di S. Giovanni, ora non ricordo la via, presso la quale mi recai alcune volte. Era un ambiente misto di cattolici integralisti, gente proveniente da Avanguardia, gente proveniente da Ordine Nuovo che propugnava piu’ che altro ideologie golpiste e cose del genere. Facchinetti mi rivendico’ che secondo lui questo discorso era ancora valido, al punto che mi disse che l’unica attivita’ politica valida era cercare di finanziare la resistenza afgana.

L’avv. Baldi: in maniera piu’ concreta le parlo’ di rapporti con la Banda della Magliana? Facchinetti aveva rapporti con la banda della Magliana?

Izzo: si’, mi disse di avere rapporti stretti con Giuliani, e dato che Giuliani era inserito all’interno della Banda della Magliana, di conseguenza presumo che anche Facchinetti ne avesse.

L’avv. Baldi: e con la massoneria sud americana?

Izzo: con la massoneria sud americana perche’ cercava di avere finanziamenti… a parte che era editore di una casa editrice, Atenor, che pubblica unicamente testi massonici.

Il Presidente: e circa i rapporti di Facchinetti con la massoneria americana da chi l’ha saputo?

Izzo: sud americana… Lui parlava di rimediare soldi presso i massoni sud americani per finanziare la resistenza afgana che lui sognava di riuscire a fare questa interconnessione.

Il Presidente: parlava di avere dei soldi da massoni americani, e da questo lei dedusse che… o le illustro’ questi rapporti?

Izzo: la mise su questo piano, che era già avanti con questo suo programma e il suo arresto, causato dalla Lauricella moglie di Giuliani, aveva fatto saltare…lui diceva: “questo terrorismo, questa lotta armata e’ una scemenza, perche’ se spariamo ad una poliziotto, spariamo ad un giudice, non risolviamo niente. Ci sono invece giochi molto piu’ grossi, molto piu’ importanti da fare per cui anche le armi possono funzionare.

Invece voi ragazzi avete la mentalita’ che le armi sono la cosa principale…”

Il Presidente: i rapporti di Facchinetti con la massoneria americana glieli ha illustrati lui oppure lei li ha dedotti dal fatto che lui disse di essere in grado di farsi dare…

Izzo: disse che era una fase avanzata per ottenere del denaro. Mi spiego’ anche che mediante questa casa editrice aveva accesso a tutti gli ambienti massonici e quindi aveva possibilità di contatto con le persone. Con lui lavorava anche un certo Valtenio Tacchi di “Europa e Civilta’”. Sarebbe quel ragazzo… lo ricordo bene perche’ mi sono incatenato anch’io a suo tempo, che lui si era incatenato a mosca, l’hanno arrestato e noi facemmo un pagliacciata vicino all’ambasciata russa, incatenati, una cosa del genere. Era il socio di Loris Facchinetti nella casa editrice Atenor, probabilmente intestata a questo Valtenio Tacchi.

A d.p.c.r.: Facchinetti non mi parlo’ mai di Elio Sciubba.

L’avv. Baldi: ebbe modo di parlare con Sinatti del Citti?

Izzo: mi sembra di no.

L’avv. Baldi: in realta’ ne ha parlato in un interrogatorio, comunque se non se lo ricorda, non insisto su questo.

Izzo: non me lo ricordo.

L’avv. Baldi si riporta al periodo di detenzione di Izzo assieme a Signorelli nel ’79: ebbe modo in quella occasione di sentir parlare di un progetto di omicidio nei confronti del giudice Amato?

Izzo: no. Ce l’aveva a morte con Amato, diceva che era un persecutore, che era un boia… Pero’ progetti di questo tipo, no.

L’avv. Baldi: si e’ mai commentato nell’ambiente un po’ piu’ in dettaglio, quello che era il volantino di Terza Posizione sull’omicidio di Mangiameli, cioe’ sulla responsabilità di Spiazzi in ordine a questo omicidio.

Izzo: questa e’ la tesi ufficiale di Terza Posizione, io non mi sono mai interessato molto, anche perche’ la tesi di Terza Posizione sull’omicidio Mangiameli, per mia scienza diretta, sapevo che non era credibile. A meno di pensare che fosse la strage di Bologna…

L’avv. Baldi interrompe: non voglio che mi ripeta ciò che ha gia’ detto, se ha da dire ulteriori cose …

Izzo: no, commenti normali, cioe’ che Terza Posizione diceva queste cose, che anche Ciccio aveva scoperto qualcosa di Valerio e perciò era l’85 vittima della strage, che Ciccio aveva scoperto le implicazioni di Valerio nella strage, ecc…

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“Ecco come Gelli e Pazienza s’impossessarono del Sismi” – La Repubblica 10.01.1987

Il primo processo ai delitti della P2 è ormai alle soglie: il 19 comincerà a Bologna il dibattimento sulla strage alla stazione del 2 agosto del 1980. Una udienza breve, poi un rinvio determinato dalla necessità di consolidare l’ aula del tribunale. Entro la fine di febbraio sospetti esecutori e alcuni sospetti ispiratori dell’ eccidio più atroce (85 morti) nella storia di questi anni sfileranno davanti ai giudici. Si alzerà così il sipario su un disegno politico-criminale sostanzialmente di destra, dietro al quale si sono mossi personaggi che hanno scandito delle loro imprese la cronaca di questi anni: Licio Gelli e il vertice della P2, i gruppi neofascisti romani e veneti, uomini come Aldo Semerari (ucciso dalla camorra), Paolo Signorelli, i fratelli De Felice, Massimiliano Fachini, i servizi segreti della P2, il braccio armato della loggia di Gelli Fioravanti, Francesco Pazienza. E non più soltanto sullo sfondo, quella banda della Magliana forse troppo a lungo sottovalutata, che porta direttamente al capo mafia Pippo Calò, sospettato anche nell’ inchiesta sulla strage del Natale ‘ 84. Per la prima volta dei giudici saranno chiamati a emettere una sentenza su quell’ intreccio fra ambienti diversi che finora sembrava un modo astratto di definire un insieme di fatti ed episodi concreti ma anche lontani fra loro. Giudici coraggiosi e intemerati come li ha definiti Norberto Bobbio, sono gli autori della sentenza ordinanza che gli Editori Riuniti pubblicano alla vigilia del processo di Bologna, proseguendo nella tradizione già iniziata con la pubblicazione dei documenti dei giudici di Palermo e con gli atti d’ accusa contro Sindona dei giudici di Milano. Saranno Norberto Bobbio, il sostituto procuratore fiorentino Pierluigi Vigna e l’ ex sindaco di Bologna Renato Zangheri a presentare mercoledì a Roma il volume (La strage, l’ atto di accusa dei giudici di Bologna) che raccoglie, insieme alla sentenza ordinanza dei giudici Zincani e Castaldo, anche un capitolo (il sistema di potere della P2) della requisitoria dei Pm Mancuso e Dardani. La tesi accusatoria è nota: la bomba alla stazione fu opera di un gruppo di fascisti guidati da Valerio Fioravanti, nell’ ambito di un’ ampia trama che ha visto convergere interessi di ambienti neofascisti e ambienti legati a Licio Gelli. E la strage del 1980 costituisce non un episodio isolato, ma il punto di massima espansione della progettualità complessiva. I passaggi meno noti Meno noti sono invece i molti passaggi attraverso i quali i giudici ricostruiscono insieme al quadro generale, anche il ruolo di ciascuno dei protagonisti. E sconosciuti, finora, erano importanti dettagli che hanno permesso di approfondire il ritratto della coppia Gelli-Pazienza e dei suoi protettori politici al di là di quanto era stato già fatto dalla Commissione Anselmi. Pazienza farà la sua prima comparsa pubblica mercoledì prossimo a Roma nel corso del processo per gli appalti in Irpinia. Ha chiesto un’ unica garanzia: quella di poter alloggiare non in carcere ma in una caserma dei carabinieri. Ed ha promesso: Se mi concedono tre udienze parlerò per tre giorni di seguito. Di cosa? Anche dei delitti di Reagan e di Haig, come ha annunciato nel momento del suo ultimo arresto? L’ avvocato Nino Marazzita ritiene di sì, e spiega che dovrebbe trattarsi di crimini commessi in America. Pazienza ha sempre sostenuto di non aver mai incontrato Licio Gelli e di non conoscere il capo della P2. I giudici di Bologna non gli credono e hanno raccolto tutti gli elementi sui quali basano le loro accuse. Nel capitolo dedicato al sistema di potere di Gelli, il sostituto procuratore Mancuso afferma che la carriera di Gelli fu favorita da Andreotti: Esistono solo elementi frammentari scrive il magistrato sulle protezioni che resero possibile questa operazione (di convogliare nella massoneria i gradi superiori dell’ esercito n.d.r.); ma anche nella loro parzialità questi dati sono estremamente significativi. Innanzitutto la frequentazione di Gelli con Andreotti, per anni ministro della Difesa; e inoltre i rapporti, da questo legame probabilmente favoriti, che misero in contatto Gelli con ambienti Nato e che gli consentì di ottenere commesse per importi assai rilevanti. Forte di queste protezioni Gelli poté quindi in breve tempo iniziare con successo l’ opera di proselitismo. Il lavoro di Gelli viene interrotto solo con la scoperta degli elenchi nel marzo del 1981; ma già da tempo è cominciata una sostituzione del Venerabile con Francesco Pazienza, il quale fa la sua prima comparsa nel 1978. Mancuso ha raccolto la testimonianza del professor Franco Ferracuti, consulente del Sisde del generale Grassini nella qualità, di selezionatore degli aspiranti alle assunzioni civili presso il Sisde, amico di Semerari, piduista. Secondo Ferracuti, era stato Michael Ledeen a indicare Pazienza, per conto del Centro della George Town University quale esperto di terrorismo che avrebbe potuto collaborare con il Sisde. Il Ferracuti (ma poi anche Grassini) gli risponde negativamente. Ferracuti ha detto ai giudici che Ledeen, contrariato, passò sulla mia testa e andò a contattare un ministro in carica se non addirittura il presidente del consiglio dei ministri in quel momento (da poco vi era stato il ritrovamento del cadavere dell’ onorevole Moro) in visita negli Usa. So che questo grosso esponente politico venne direttamente contattato da Ledeen, mi sembra di ricordare che l’ esponente politico fosse l’ on. Andreotti che dimostrò interessamento alla cosa. I depistaggi dopo la strage Scrive Mancuso: Sta di fatto che Pazienza entrò non nel Sisde di Grassini ma nel Sismi di Santovito. Appare evidente come l’ inserimento di Pazienza al vertice del nostro servizio militare sia avvenuto grazie all’ interessamento dell’ allora presidente del Consiglio. Poteva Pazienza non essere in contatto con Gelli che in quegli stessi mesi (luglio ‘ 78) dava ai piduisti il recapito telefonico di un ufficio del Sismi in Piazza Barberini come segreteria generale della loggia? Pazienza-Musumeci-Santovito-Gelli: ecco chi dirigeva, formalmente o informalmente, il Sismi in quel fatidico 1980 sostiene Mancuso. Cosa fece il Sismi per impedire ai magistrati di Bologna di far luce sulla strage lo raccontano i giudici Zincani e Castaldo. Appena le indagini cominciarono a puntare sui vari Signorelli, Semerari, Fachini ecc. che avrebbero portato direttamente al cuore della P2, misero in moto quella serie di depistaggi che oggi costituiscono uno dei principali atti d’ accusa nei confronti di esecutori e ispiratori. Inventarono una pista internazionale a sostegno della quale si mobilitarono in massa. E’ divenuto finalmente chiaro scrivono i giudici il motivo per cui Gelli si attivi personalmente mobilitando l’ intero apparato della P2 inserito nei servizi per coprire le responsabilità degli autori della strage: esso è costituito dall’ esistenza di un vincolo associativo occulto che collega gli ambienti della P2 alla esecuzione della strage, vincolo rivelato anche da altri delitti come quello Pecorelli. La P2 mobilita prima di tutto l’ Olp, attraverso i buoni rapporti del colonnello Giovannone. I palestinesi rilasciano interviste, rivelano che responsabili della strage sono la falange, misteriosi neofascisti italiani e tedeschi. Gli inquirenti vanno in Libano più volte. Oggi i giudici scrivono che da una parte i loro colleghi distolsero l’ attenzione dai personaggi chiave dell’ inchiesta, dall’ altra Giovannone, passato direttamente agli ordini di Santovito, acquisiva verso l’ Olp ulteriori titoli di benemerenza. Segue il depistaggio a cui tutto il vertice Sismi partecipa, costituito dalla valigia alla stazione di Bologna con indizi che portano alla pista tedesca e esplosivo simile a quello del 1980. Infine, il depistaggio Ciolini anche quello di pura marca P2. Quanto a Pazienza, d’ accordo con Santovito, avrebbe ispirato alcune delle veline che accreditavano la fantomatica pista internazionale, tanto cara a Licio Gelli.

Carlo Semerari – dichiarazioni 30.12.1984

Mi sono presentato spontaneamente per riferire ulteriori circostanze che sono riaffiorate alla mia memoria dopo il colloquio avuto l’ altro ieri.
Ho innanzitutto ricordato di aver conosciuto l’avvocato Era subito dopo l’ arresto di mio fratello avvenuto alla fine dell’agosto 1980 ad opera della procura di Bologna. Intorno al 15.09.80 il radiologo professor Di Gregorio Michele venne da me in anzi mi convoco’ a villa Mafalda dove lavora, per presentarmi l’ avvocato Era Franco, direttore amministrativo della clinica. Andai li’ con gli avvocati Cuttiga e Iezzi. Il Di Gregorio mi consiglio’ quell’ incontro dicendomi che l’ avvocato Era faceva parte dei servizi di sicurezza ed aveva il grado di generale.

Era persona cioe’ molto influente in grado di aiutare mio fratello. In quella occasione l’ Era tenne un atteggiamento vago per cui ci lasciammo senza aver concluso nulla. Ricordo ancora che mio fatello Aldo era iscritto al Grande Oriente d’ Italia da molti anni. Vi fu’ poi il suo passaggio nella loggia massonica P2 ma non posso collocarlo nel tempo ne’ so indicarne le ragioni la circostanza e’ certa e mi riservo altresi’ di approfondire i motivi della sua adesione alla loggia Propaganda 2 (P2) . Poiché il passaggio avvenne assieme a quello del dr Ferrara Carlo, medico legale, ritengo che costui sia in grado di fornire spiegazioni circa le ragioni del passaggio dalla massoneria ufficiale alla detta loggia coperta. Faccio presente ancora che il vero riferimento di mio fratello era la sua segretaria Berarducci Anna, titolare di utenza telefonica nr 06 – 6789489 (ufficio) e nr 6210650 (abitazione) ha lavorato con mio fratello fino al 1978 – 1979, ma e’ rimasta a lui molto legata. Ricordo poi un altro particolare che ritengo di interesse: mio fratello riferi’ a sua moglie, poco prima che venisse arrestato dalla magistratura di bologna e dunque intorno al giugno – luglio 1980 di avre ricevuto un giubbotto antiproiettile consegnatogli dal professor Ferracuti che lo metteva al corrente che mio fratello correva un grave pericolo. Il Ferracuti disse a mio fratello che  il giubbotto gli era stato consegnato dal generale grassini e che era proprio il generale grassini a fargli sapere che egli correva questo grave pericolo. Non fu detto da mio fratello a mia cognata in cosa consisteva questo pericolo. Mio fratello mi disse che il Ferracuti faceva parte dei servizi segreti italiani ed era in stretto contatto con i servizi segreti statunitensi e cioe’ con la Cia. Come e’ noto Ferracuti fece parte della commissione, istituita presso il ministero degli interni, per far luce sulla vicenda Moro. A questo proposito ricordo che un giorno giunse a mio fratello spedita dall’ italia e recapitatagli presso l’ istituto di medicina criminologica una lettera scritta in codice a firma “mister Brown” . Lo si informava delle modalita’ del sequestro Moro e comunque era inerente a tale episodio. Mio fratello si affretto’ a consegnare la lettera al generale dei carabinieri Ferrara. Non so’ perche’ abbia scelto proprio lui, ritengo che cio’ abbia fatto perche’ i due si conoscevano, anche perche’ mio fratello ha sempre insegnato presso la scuola superiore di polizia. Ricordo anche che un giorno, quando fu liberato da Bologna, Aldo mi disse di non aver mai fatto viaggi in Libia e che aveva viceversa riferito di essere stato in Libia alla sua assistente Carrara Fiorella, morta in drammatiche circostanze, per sottrarsi alla carrara che aveva verso di lui un rapporto affettivo assillante.

Praticamente mi voleva dire che aveva detto di andare in Libia alla carrara ma poi era andato altrove. Ritengo ancora importante riferire quanto segue: in occasione dell’ arresto di mio fratello Ferracuti assunse un atteggiamento aggressivo nei  confronti di mia cognata, che arrivo’ persino a minacciare di ritorsioni; le disse che se Aldo era stato arrestato per i fatti di Bologna, lui non c’ entrava per nulla e che egli non intendeva essere implicato in tali vicende e che se fosse stato implicato in tali fatti egli avrebbe saputo reagire; ritengo evidente il senso di quel messaggio rivolto a mio fratello che veniva invitato bruscamente attraverso mia cognata a non coinvolgere il Ferracuti in responsabilità. Non è possibile infatti spiegare diversamente quella condotta. Quando mio fratello fu sequestrato, pochi giorni prima di essere ammazzato, partimmo, io e la dottoressa Dell’ Orbo per Martina Franca dove fummo ricevuti dal colonnello Santoro. Questi mi disse che era stato certamente Ammaturo Umberto a sequestrarlo e ricordava il particolare che una sera a cena mio fratello, dopo la scarcerazione, gli aveva esternato preoccupazioni per l’ accertamento di una perizia psichiatrica nei confronti di un malavitoso accusato di avere ammazzato un carabiniere. Non ne ricordo il nome. Invitai allora il colonnello a riferire questa circostanza, che a suo giudizio giustificava il sequestro di mio fratello ad opera di Ammaturo, al magistro di Napoli, cosa che fece. In una certa fase dell’ indagini fu anche accusato del fatto tal Sasso Giovanni, persona a me nota per averlo avuto in cura nell’ Opc di Anversa. Notai che la cosa era impossibile per le gravi mutilazioni e menomazioni che il Sasso aveva all’ arto superiore destro a seguito di conflitto a fuoco precedente l’omicidio di mio fratello. Ho sentito piu’ volte dire nello ambito degli amici di mio fratello che l’ attivita’ di Era a villa mafalda rappresentava una copertura della sua reale attivita’ . Ritengo che l’ avvocato Cuttiga Franco, che il prof Di Gregorio Michele possano fornire indicazioni utili sull’ Era (…) evidentemente il rapporto tra era e mio fratello risaliva a vecchia data. ­