Alessandro Danieletti – dichiarazioni 13.12.1993

Preliminarmente il GI chiede al Danieletti se abbia tuttora procedimenti in corso.
Questi risponde: sono stato assolto con sentenza definitiva nel processo per gli attentati in Toscana. Sono stato poi condannato ad un anno e quattro mesi di carcere per detenzione e spaccio di hashish e, dopo aver scontato la pena inflittami sono stato scarcerato circa dieci giorni or sono . Attualmente non ho alcun procedimento in corso. Prendo atto che vengo sentito in merito alle circostanze che ho riferito in data 02.12.93 al GI di Milano dr. Salvini. Confermo le dichiarazioni rese in detta deposizione, come pure confermo le dichiarazioni a lei rese in veste di imputato in procedimento connesso negli interrogatori relativi al procedimento concernente l’attentato al treno Italicus e l’attentato di Silvi Marina.

Adr: ricordo che dovevo venire a Bologna nell’autunno del ‘78. A una cosi’ lunga distanza di tempo francamente non ho presente se dovevo venire assieme al Manfredi ovvero se abbia incontrato casualmente il Manfredi che, come me, si stava recando a Bologna. Il Manfredi era ricercato, mentre io non avevo nulla da temere. Giunti alla stazione di Bologna stavamo percorrendo il sottopassaggio camminando ad una certa distanza uno dall’altro, allorquando delle persone in borghese cercarono di fermare il Manfredi.
Questi esplose un colpo di pistola o forse piu’. Certo e’ che nel sottopassaggio echeggiavano numerosi colpi, non so se esplosi tutti dal Manfredi o alcuni da lui ed altri dal personale che voleva fermarlo. Io mi trovavo alle spalle del Manfredi e lo vidi dare un colpo con il braccio alla persona che si accingeva a fermarlo, estrarre una pistola, sparare ed iniziare a correre. Io fuggii nella direzione opposta e trascorsi quella notte a Imola in un motel.

Adr: sapevo che il Manfredi si recava a Bologna per incontrare lo Zani. Ripeto non ricordo se iniziammo il viaggio assieme o ci trovammo per caso. Il Manfredi doveva ritirare a Bologna delle armi che sarebbero servite al Ferorelli.

Adr: ho sentito parlare di un progetto di evasione cui erano destinate quelle armi, ma non saprei riferire nulla di preciso sul punto. Certo e’ che lo scopo principale della mia venuta a Bologna era di incontrare la mia ragazza di allora, tale Germana Sinagra.

Adr: piu’ tardi, la mattina dopo a Imola, compresi che il Manfredi era stato scambiato per un ricercato slavo.

Adr: io sono venuto piu’ volte a Bologna nei mesi che seguirono la mia scarcerazione avvenuta nell’ aprile del 1978. Durante l’ estate di quell’ anno, tuttavia, non venni a Bologna per circa un mese in quanto mi trattenni al mare, a San Benedetto del Tronto, all’ hotel Pierot, che era amministrato dalla madre del Manfredi.

Adr: a Bologna, oltre alla Germana, ho frequentato una tale Alessandra e la Jeanne Cogolli. Effettivamente sono stato alcune volte, credo un paio, nella cascina di detta Alessandra, ove forse ho dormito per una notte. Ricordo che in una occasione, in quella cascina oltre alle tre ragazze che ho gia’ menzionato, c’era il Donati Luca, lo Zani ed altra gente, fra cui un amico di Zani di Bologna, di media statura, tarchiatello che avevo gia’ visto alle udienze del processo per Ordine Nero.

Adr: presso questa cascina non ho mai frequentato ne’ il Ferorelli ne’ il Manfredi.

Adr: in seguito, parlando con Ferorelli e con il Manfredi, che avevo continuato a frequentare a Milano, appresi che lo Zani si era stabilito nella cascina dell’ Alessandra, che era divenuta la sua base.
Certamente lo Zani deteneva delle armi, ritengo nella cascina. Di cio’ doveva essere al corrente l’ Alessandra, in quanto il Ferorelli mi aveva riferito di aver circolato in detto stabile esibendo un mitra.
Mi sembra che cio’ sia accaduto in occasione di uno screzio avuto con Fabrizio. A quell’ epoca l’Alessandra subiva notevolmente l’ascendente dello Zani e considerava la possibilita’ di entrare attivamente nella lotta armata e cio’ anche sulla base dell’ esempio fornitole dalla Cogolli. L’ Alessandra era infatuata del Di Giovanni ma poi le cose fra i due non andarono bene. Comunque l’Alessandra incontrava il Di Giovanni nel corso delle udienze del processo di Ordine Nero e andava con lui a colloquio in carcere. Zani era lanciato a capofitto nell’ attivita’ politica e di cio’ parlava liberamente con la Jeanne Cogolli.

Adr: ribadisco che mi fu fatto cenno ad un progetto di evasione, ma non so chi dovesse essere aiutato ad evadere o perlomeno ora non lo ricordo.

Adr: al tempo del nostro viaggio a Bologna, il Ferorelli era gia’ bene inserito negli ambienti della malavita, come pure il Manfredi. Certo costoro mi hanno parlato del progetto di evasione, come una cosa rocambolesca, non detti molto credito a questo progetto. Ho presente che era previsto l’uso di zattere o qualche cosa del genere e che occorrevano delle armi. Gia’ in anni precedenti avevo sentito favoleggiare di progetti di evasione di tal genere, per cui la cosa non mi tocco’ piu’ di tanto ed ora non so fornire dettagli in ordine a questo progetto.

Adr: successivamente al viaggio a Bologna, incontrai lo Zani a Milano, almeno in una occasione. Ricordo che parlava di progetti di autofinanziamento della propria attivita’ politica. I miei interessi erano gia’ orientati verso il commercio di hashish. Zani per giunta era in procinto di trasferirsi a Roma ed io non ero interessato alle sue iniziative.

Adr: confermo le dichiarazioni da me gia’ fatte in merito all’ attentato al treno Italicus e all’ ipotesi che in detto attentato fosse coinvolto lo Zani. Non ho nulla da aggiungere in proposito. Semmai, con l’andar del tempo i discorsi si sono fatti meno nitidi nella memoria. Sono moralmente convinto che Ferri fosse implicato nella strage di Brescia. Premetto questo per formulare una considerazione sul conto dello Zani. Questi, secondo me, era un esaltato eppur non avendo il carisma di un Benardelli, di un Ferri o di un Esposti, pretendeva di essere al loro livello. Ritengo percio’ possibile che cercasse di emularli nelle loro iniziative terroristiche. Puo’ essere dunque che Zani abbia partecipato all’attentato dell’ Italicus per emulare Ferri.

Adr: non ho mai conosciuto Augusto Cauchi e non dispongo di alcun elemento significativo di sue responsabilita’ nell’attentato dell’ Italicus. Si diceva che fosse un personaggio ambiguo e che fosse legato ai servizi, ma in proposito non posso dire nulla per mia conoscenza diretta.

Adr: circa il Colombo Gianni, ripeto che mi risultava legato con Picone Chiodo e all’avvocato Degli Occhi ed inserito in Avanguardia Nazionale. Il Colombo era un entusiasta ammiratore del col. Spiazzi, ma non so se lo conosceva. Non so fornire alcun elemento circa un eventuale appartenenza del Colombo alla struttura c.d. “Gladio” della quale ho sentito parlare solo a livello giornalistico.

Adr: non ho mai conosciuto Gianni Nardi. Ritengo che le persistenti voci circa la sua permanenza in vita derivano dal fascino a suo tempo esercitato dal personaggio e dalla considerazione della potenza economica della famiglia.

Adr: chiestomi quale fosse secondo il mio punto divista la gerarchia fra i diversi gruppi operanti in quegli anni, ritengo di poter dire che negli anni attorno al 74 non avveniva attentato senza che i milanesi lo sapessero. Naturalmente sono mie opinioni, peraltro fondate sulla conoscenza dell’ambiente.
Per gruppo milanese intendo il Ferri, l’Esposti, lo Zani e il Benardelli, i quali secondo me erano i personaggi di maggior rilievo con i quali sono entrato direttamente in contatto. Con altri, quali il Rognoni e il Ballan, ho avuto occasioni solo piu’ limitate di conoscenza. Anzi il Rognoni personalmente non l’ho mai conosciuto.

Adr: gia’ prima della morte di Giancarlo Esposti sapevamo dei suoi rapporti con ambienti istituzionali. Ricordo che mi regalo’ una pistola, una beretta 34 calibro 9 corto, che l’ Esposti asseriva di averla a sua volta ricevuta in dono da un maggiore dei carabinieri. Detta arma non venne repertata fra quelle sequestrate al momento del mio arresto a Pian del Rascino. Inoltre, piu’ tardi, il D’Intino mi disse che Giancarlo Esposti era un confidente dei carabinieri.

Adr: mi risulta che il padre del Fumagalli era partecipe dei disegni del figlio e lo aiutava. Pur restando dietro le quinte, era una persona fidata ed è sicuramente verosimile che potesse custodire armi per conti del figlio.

Adr: lei GI mi chiede se Giancarlo Esposti disponesse di cassette di munizioni di provenienza Nato. Ricordo che l’ Esposti aveva migliaia di munizioni calibro 7,62 per il suo fucile di precisione e che queste erano custodite in cassette metalliche color verde militare che avevamo con noi a Pian del Rascino.

Adr: prendo visione dell’ album fotografico del Ros carabinieri di Bologna contrassegnato dalla dicitura “album destra” e composto attualmente da 192 fotografie. Sono quasi sicuro che la n. 41 effigia il ragazzo bolognese che ho incontrato nella cascina dell’Alessandra assieme ad altre persone. L’ ufficio da atto che si tratta di Naldi Mario Guido. Ora che mi viene rammentato ricordo detto nome come quello di una delle persone che ho incontrato presso l’ Alessandra.

Adr: ho frequentato la cascina dell’Alessandra soltanto prima del viaggio a Bologna con il Manfredi. Dopo detto episodio non ci sono piu’ tornato.

Adr: il Naldi, come ho gia’ detto, l’ho visto piu’ volte durante le udienze di Ordine Nero e una volta nella cascina e mi e’ parso legato allo Zani e sottoposto alla sua influenza.

Adr: il Ringozzi l’ho conosciuto soltanto in carcere e so che era in contatto con lo Zani.

Adr: ho conosciuto il Ferorelli soltanto nel’ 78. Questi era legato al Manfredi ed io a mia volta ero amico del Manfredi. Inoltre entrambi conoscevamo Angelo Angeli. Nel’ 78 il Ferorelli ed il Manfredi erano due personaggi di spicco con una capacita’ trainante rispetto ad altri ed erano orientati verso attivita’ di malavita comune principalmente. Io non mi sentivo al loro livello. Ricordo che nel ‘78, a Milano, il Ferorelli era alla ricerca di armi. Chiese anche ad Angelo Angeli se poteva procurargliene. L’ Angeli giro’ la richiesta a me ed io telefonai al Benardelli, il quale mi diede l’indirizzo di un personaggio di Roma presso il quale mi recai per acquistare uno Sten e un M1 che portai poi personalmente a Milano ove li consegnai all’ Angeli che a sua volta li diede al Ferorelli. Io ne ricavai un utile di circa 400 mila lire ed anche l’ Angeli ha guadagnato qualcosa. Potevo consegnare direttamente dette armi al Ferorelli, ma ritenni di fargliele pervenire tramite l’ Angeli e di far guadagnare perciò anche lui in quanto Angelo Angeli mi procurava del fumo ad un prezzo per me vantaggioso.

Adr: non ricordo nulla in merito al personaggio di Roma che incontrai nei pressi di Castel Sant’ Angelo. Mi porto’ in una casa d’epoca molto signorile con un cortile, poco distante da Castel Sant’ Angelo, situata in una zona elegante. Si trattava di un uomo di qualche anno piu’ anziano di me e che allora portava la barba. Si trattava senz’altro di un camerata.

Lcs ­

Roberto Sganzerla – dichiarazioni 09.01.1985

Adr: ho chiesto di conferire con la sv perche’ sono a conoscenza di qualcosa che potrebbe esserle utile per l’ indagine relativa all’ attentato all’ Italicus e indirettamente per quelle relative all’ ultima strage. Intendo dichiarare che da circa un anno e mezzo ho iniziato una limitata collaborazione con varie AG per uscire dal giro dei carceri speciali e per non venire piu’ a contatto con determinate persone; Difatti ad un certo punto nelle carceri bisognava uccidere per sopravvivere e si rischiava di essere uccisi con grande facilita’.
Non ce la facevo piu’ a vivere in questa atmosfera. Da qualche mese inoltre ho ripreso i contatti con la mia famiglia e con i miei amici “regolari” e tramite essi con un centro cattolico del mio paese col quale intrattengo corrispondenza che mi ha aiutato a fare delle scelte anche morali. Per cui in questi ultimi tempi la mia collaborazione si e’ fatta piu’ penetrante e diffusa. Ho cominciato a delinquere da minorenne commettendo delle rapine per conto della banda della “Comasina” comandata da Colia Antonio. In quel periodo ho avuto occasione di stringere rapporti con un gruppo di sanbabilini che mantenevano stretti i contatti con la banda Colia sia perche’ le fornivano armi a profusione, sia perche’ avevano delle precise dritte sulle rapine da compiere, che a volte venivano compiute solo dalla banda della Comasina e a volte insieme essendo sempre riservata una quota del profitto, a seconda dei casi, ai sanbabilini che veniva gestita, per quanto ho capito, da Ferorelli Gianni.

Il gruppo dei “sanbabilini” era composto dalle seguenti persone: Rossi Tonino, il quale era il personaggio piu’ anziano e piu’ importante indicato da tutti come “papà”. Si teneva un po’ in disparte, manteneva i contatti con altri gruppi e da lui stesso ho saputo che manteneva i contatti con i toscani dell’ ambiente della destra eversiva e lui stesso mi disse che aveva forti contatti con i “neri” di Empoli (questo riferimento mi fu fatto prima dell’ arresto di tuti) il Rossi riusci’ successivamente a farsi dare la semi infermita’ mentale con la perizia del professor Semerari e di altri periti. Credo che ci sia anche una perizia del professor Rossella di Milano anche questo motivato sa simpatizzante della destra eversiva. Il Rossi si vantava di aver pagato e fatto regali costosissimi a costoro anche in quanto periti d’ ufficio. Il Rossi inoltre asseriva di avere un’ amicizia molto stretta con un professore presso il quale mandare eventuali latitanti feriti. Si trattava di un primario che un periodo di tempo e’ stato dirigente sanitario dell’ ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino, proprietario di una clinica ed esperto in microchirugia. Facevano ancora parte del gruppo dei “sanbabilini” Cattaneo Davide, un certo Rizzi, Vivirito, Pastori Marco, Ferorelli Gianni, Crovace Rodolfo detto Mammarosa, Azzi Nico, Invernizzi Giorgio, Giacchi Livio, Addis Mauro, Berretta Angelo detto “Cico” , ne facevano parte anche altri che non ricordo i nomi. (…) I discorsi di costoro erano nel senso che occorreva attaccare le istituzioni statali, con qualsiasi mezzo, mettendo bombe dove era possibile al fine di pervenire alla presa del potere. Dicevano di avere una grossa organizzazione con appoggi militari nell’ esercito.

Ricordo che quando fummo ristretti insieme con Giacchi Livio presso il carcere minorile “Beccaria” di Milano, nel luglio 1974. Il Livio mi propose di evadere con lui e Drighetto mi pare Giovanni detto “Johnny” . Il Giacchi mi spiego’ che l’ evasione era determinata anche dall’esigenza di portare a compimento un attentato ad un treno con esplosivo. Disse che questo genere di attentati ai treni era molto efficace perche’ determinava molto terrore nella gente e metteva in evidenza l’ incapacita’ dello stato di affrontare la situazione. Disse che a questo attentato avrebbe collaborato anche il gruppo “triestino” e che gli erano stati promessi un bel po’ di soldi per la sua partecipazione. Il Giacchi era stato da poco arrestato per l’ attentato alla caserma dei carabinieri di via Moscova di Milano. Il Giacchi che mi risulta sia stato assolto (non so per quale motivo), mi aveva detto che l’ ordigno da lui sistemato non aveva funzionato o perche’ era saltato il detonatore prima che lui lo sistemasse nell’ esplosivo o per qualcosa del genere, insomma per un errore da lui commesso. Per quanto riguarda la partecipazione dei “triestini” , questo doveva essere con un gruppo col quale ero entrato in contatto nel 1973 quando mi ero recato a Trieste con Cattaneo Davide e con qualche altro per commettere una rapina ad una banca all’ inizio con via Coroneo. Ci rendemmo conto pero’ che non era possibile portare a compimento la rapina perche’ era troppo vicino al confine con la Jugoslavia. Preciso che il problema era rappresentato dal fatto che nei pressi della banca vi era una caserma dei carabinieri ed il carcere e preche’ anche con la presenza del confine vi era molta polizia. La notizia era che la banca era piena di soldi. In quella occasione stemmo a Trieste tre giorni e conobbi il “triestino” che doveva partecipare alla rapina. (…) Il gruppo dei “sanbabilini” aveva anche collegamenti con Bologna. Ricordo che fra ottobre 1972 ed il marzo aprile ‘73 venimmo a Bologna tre volte io mio fratello Fiorenzo, Giacchi Livio e Basanise Claudio. Io e mio fratello la prima volta alloggiammo al “Donatello” . Giacchi Livio e Basanise Claudio, quest’ ultimo ricercato per una rapina al banco di Napoli, agenzia 2 di Milano, alloggiarono ad una pensione mi pare “Galliera” che non registrava. (…)

Ferorelli ha avuto sempre una grande disponibilita’ di armi, una delle fonti era Azzi Nico che nel 1972 era sergente, responsabile dell’ armeria e mi disse che faceva sparire molto esplosivo. Anche Giacchi Livio aveva molto dimestichezza con le caserme anche perche’ il padre era colonnello dell’ esercito e lui approfittava molto di questa situazione. Ricordo che una volta verso la fine del 1972 rubammo una fiat 125 a Meda, ci recammo alla polveriera di Cerriano Laghetto, verso mezzanotte io Giacchi e Azzi Nico. Azzi Nico s’ avvicino’ alle guardie che ci fecero entrare con la macchina.
Noi ritirammo da una baracca due mitragliatrici lunghe “MG” con treppiedi, ciascuno da 800 colpi anzi preciso con due canne di ricambio che bisognava cambiare dopo 800 colpi perche’ si scaldava troppo. Prendemmo anche una cassetta con della polvere nella quale dovevano esserci anche poche munizioni. Scaricammo il tutto nel cortile di una vecchia palazzina a due piani sita sulla sinistra prima del secondo ponte sul naviglio del corso di porta ticinese andando verso fuori. In quel cortile vi erano due depositi di proprieta’ del Ferorelli o di qualche suo parente. Anche nel 1976 Ferorelli fornì armi a Vallanzasca, gli forni’ anche gli appartamenti di Roma, che aveva reperito insieme a Concutelli. A quel tempo Vallanzasca e Concutelli non si conoscevano e fu Ferorelli a consegnare a Concutelli i soldi del sequestro Trapani. Allora solamente Rossi Tonino e Ferorelli avevano contatti con la banda Vallanzasca. Anche nel 1981 Ferorelli dal carcere di Novara, ove si trovava, ha organizzato una fornitura di 30 o 40 mitragliette m12 a furiato Achille. La vendita fu organizzata tramite il figlio di Rossi Tonino, del prezzo fu di 500000 o 700000 lire l’ una (il prezzo fu poi definito da loro). Fui io a dire che il furiato era interessato alla cosa.

Il pm avverte lo Sganzerla che in relazione a questo fatto assume la posizione di indiziato di reato, lo avverte della facolta’ di non rispondere e di nominare difensore d’ ufficio. Lo Sganzerla chiede che gli venga nominato difensore d’ ufficio e dichiara di volere continuare nella sua deposizione. L’ ufficio dispone procedersi oltre riservandosi di tornare sull’ argomento allorche’ sra’ sopraggiunto il difensore d’ ufficio.

Adr: (…) Era l’ estate del 1976, Vallanzasca era appena scappato dall’ospedale Vallanzasca si rivolse a Ferorelli Gianni, Melina Agatino e Roi Massimo per fare una rapina alla banca sita nel centro di Como sul lago. L’ unico condannato fu Vallanzasca. Questi in carcere mi racconto’ questo episodio.

Adr: non ho mai sentito di contatti con Rognoni Giancarlo o con Cagnoni Marco, né Digilio Carlo, né Soffiati Marcello.

Adr: so che Rossi Tonino era collegato con un veneto, che ho visto due volte assieme a lui nel luglio 1976. Costui fu arrestato alla fine del 1976, inizi 1977 per contrabbando di armi dalla procura di Venezia e poi prosciolto per infermita’ mentale con l’ aiuto di un onorevole patrocinante in cassazione, anzi (costui nel 1980 1981 ha difeso Pesanise Claudio) .

Adr: Blancini Guido, cremonese, ora forse detenuto a Pianosa, prima ancora che la notizia fosse divenuta pubblica, sapeva che le armi per l’ assalto di piazza Nicosia erano state fornite dai neri. Era molto legato a freda, era a passeggio per il cortile del carcere di Novara, quando fu ucciso buzzi, e da allora e’ stato sospettato di aver fatto la spia, per cui ora e’ isolato.

Adr: Giacchi Livio era evaso nel 1974 insieme a Meduria Stanislao, latitante da circa 10 anni e un terzo che non ricordo. Non so se costoro furono messi al corrente della vicenda della bomba da mettere sul treno, credo di no. Altro che evase con loro era Trighetto, che e’ stato trovato impiccato nel carcere di Montelupo fiorentino. I neri vantavano notevoli amicizie tra i medici di Montelupo. Io non evasi con loro perche’ avevo la prospettiva che il tentato omicidio di cui ero accusato fosse qualificato come lesioni colpose, cosa che avvenne effettivamente.

Adr: nel carcere di Pianosa mi e’ stata sequestrata su ordine del dr Fontana di Napoli (GI) una agendina su cui vi sono vari indirizzi interessanti, tra questi due indirizzi datimi da Franci Luciano: uno di Roma ed uno di Arezzo, il primo della sorella, l’ altro di un appartamento dato in cessione alla madre come appartamento popolare, ma che attualmente è vuoto, nel caso ne avessi avuto bisogno.

Adr: incontrai giacchi Livio quando fui ricoverato 17.04.75 all’ospedale bassi agostino di milano per epatite virale. Non lo vedo dal tempo della evasione e in quell’ occasione mi disse che l’ attentato al treno era andato benissimo, senza specificare il nome e le circostanze dell’ attentato. Io ho collegato all’ attentato al treno Italicus perche’ è l’ unico che a quanto so e’ stato realizzato in quel periodo.

Adr: non so di contatti tra i sanbabilini e Cavallini Gigi. Quando sono stato con Vallanzasca nel 1981, circa nel carcere di san vittore e in quello di Novara, ricordo che commentammo l’ assassinio del brigadiere dei carabinieri a Milano commesso da Cavallini ed allora il Vallanzasca mi spiego’ dei rapporti tra Addis e Cavallini.

Si da atto che alle ore 18.05 compare l’ avvocato Lammioni Adolfo del foro di Bologna, che viene nominato difensore d’ ufficio, lo Sganzerla conferma tutto cio’ che ha gia’ dichiarato e procede oltre nella esposizione.

(…) ADR: nel carcere di Nuoro nel 1979 dei genovesi dovevano organizzare una fuga dal carcere (cheti cesare, Dongo Paolo, Aversano Luigi) ed occorreva dell’ esplosivo. Turatello Francis mise a disposizione la sua riserva personale. Occorreva un uomo di fiducia per andare a ritirare l’ esplosivo. La cosa non si concreto’ perche’ mi ero incaricato io di procurare la persona giusta, ma poi andai a Milano per dei processi, non fui piu’ scarcerato come speravo e mi accingevo a preparare l’ evasione dal carcere di Milano con Vallanzasca. Non usammo, pero’ l’esplosivo di Turatello. Io sapevo quale era la persona che lo aveva in consegna: Quaggia Luigi, Costa Adelio e Rosario Cristiano, ma non contattai queste persone.

Adr: per l’ evasione da Milano dell’ 28.04.80 le armi le procurarono Le guardie ed in particolare tre ausiliari di Bologna che erano in servizio a Milano. Ricordo il nome di un certo Raito. Gli facemmo avere nel locale di Cristiano (gestito temporaneamente dal padre, a Quaggia e Costa Adelio) 25000000. Il patto era che i tre agenti avrebbero ricevuto altri 50000000 se la fuga fosse riuscita. La fuga fu preparata all’ esterno dal Quaggia, dal Costa e dal fratello di Cristiano (che era in galera), cioe’ quello che aiutava il padre nella gestione del locale. Collaboro’ alla evasione anche un evaso dall’ ospedale di Volterra certo De Vincenzi e Corradi Angela, che ci aspettavano su due autoambulanze.

(…)

Adr: in passato ho nominato mio difensore l’ avvocato Sangermano su indicazione di Tuti Mario. Gli ho pagato solo le spese. So che questi si muovono con un aereo privato che guida lui stesso, che ha uno studio a Monaco di Baviera.

Adr: Turatello Francis fu ucciso per ordine di Cutolo. Fu la moglie di pasquale d’ amico che porto’ l’ ordine in carcere. Cio’ mi e’stato detto da pesce vito, che affermava di saperlo con sicurezza. Turatello si era reso conto che piano piano stava per essere abbandonato dai suoi uomini ed aveva assicurato il suo patrimonio affidandolo all’ onorevole Palmisano dell’ Msi che aveva fatto nominare tutore del figlio. Ricordo che nel 1981 elaborò un piano di evasione dal carcere di Novara che prevedeva anche l’ assalto all’ armeria, e la fuga sul furgone blindato dei cc previa uccisione di quelli che erano di guardia allo stesso. Quando fu fatto presente a Turatello che l’ uccisione dei carabinieri avrebbe determinato una caccia spietata, Turatello disse che la copertura l’ avrebbe data lui, facendo deviare le indagini, in quanto aveva amicizie nei servizi segreti. Questo discorso fu fatto tra me, Vallanzasca, Marano Sebastiano, Rossi Tonino, chiti cesare e qualche altro. Saremmo andati via una decina. Ma non vi fu neanche un inizio di tentativo, perche’ arrivo’ solo una pistola tramite una guardia che non conosco. L’ arma, una calibro 38 a tamburo, fu poi portata da Vallanzasca ad Ascoli Piceno e credo sia stata poi sequestrata.

Letto confermato e sottoscritto­