Rinani Roberto – dichiarazioni 19.07.1984

E’ presente l’ avvocato Lenzi Ugo del foro di Bologna e l’ avvocato Guerrini per la parte civile. Il Rinani reso edotto della facolta’ di non rispondere dichiara:

– intendo rispondere.

– insisto nel dire che non ho mai conosciuto né Vettore Presilio né Fachini Massimiliano (…)

– non ho mai conosciuto Raho Roberto, Lepenne Vittorio, Granconato Marino, e non posso quindi spiegare come costoro abbiano potuto dire ad Aleandri, che ve l’ ha riferito, che io appartenevo al loro gruppo che, tra l’ altro avrebbe trasportato a Roma l’ esplosivo per molti attentati firmati “Mrp” . A questo punto preciso di essere stato a Roma una sola volta all’ eta’ di 15 anni con mia madre e precisamente a Valmontone dove i miei erano sfollati.

Alle ore 11,00 si dà atto della presenza del dr Mancuso pm.

-sulle mie idee e sulla mia attivita’ politica ho gia’ ampiamente parlato nei miei precedenti interrogatori che confermo anche su questo punto. Insisto nel dire che non ho mai partecipato a gruppi politici terroristici o clandestini.

A questo punto il GI contesta all’ imputato le fonti di prova consistenti:
Nelle gia’ contestate dichiarazioni di Vettore Presilio, con avvertenza che le stesse assumono particolare credibilita’ in considerazione di ulteriori emergenze sulla figura soggettiva del teste e sui riscontri oggettivi che le sue dichiarazioni hanno trovato, negli esiti di perquisizione domiciliare nella quale furono sequestrati quattro manifesti di “Costruiamo l’ Azione” distribuiti da Fachini Massimiliano. L’ imputato risponde:
– Ribadisco di non aver mai conosciuto né il Vettore né il Fachini.

Come spiega allora il possesso dei manifesti?
-Vorrei vederli. Non ho mai avuto manifesti. Volantini si!

Si tratta dei manifesti raffiguranti una colomba con un mitra (si dà lettura del verbale di sequestro).
-Si tratta di volantini.

Secondo le dichiarazioni di Calore Sergio il materiale suddetto fu affidato a Fachini per la distribuzione nel Veneto.
– Escludo che il materiale mi sia stato dato da Fachini. Si tratta di materiale che girava per la citta’ ed io ero solito raccogliere tutto il materiale propagandistico. Eravamo infatti abituati a discutere sulle cose che giravano.

Ma lei ne aveva piu’ di una copia.
– Si tratta di particolare irrilevante poiche’ il materiale veniva raccolto oltre che da me da altri ragazzi.

Guardi che si tratta dello stesso materiale che lei vide nelle mani del Contin e che appunto proveniva da Fachini e che a dire di Contin e per sua ammissione determino’ la sua ira.
– Ritengo che il materiale non sia lo stesso. In effetti io non volevo che il Contin potesse coinvolgere il nostro ambiente in attivita’ a noi estranee. Peraltro ignoravo ed ignoro che tale materiale fosse relativo ad attivita’ eversive.

Avuta lettura delle dichiarazioni di Contin Maurizio, il quale nel suo esame al dr Nunziata Claudio del 02.09.80 ha dichiarato che io sono entrato a far parte di un gruppo ristretto rappresentante la continuita’ del disciolto “ON” e che svolgevo funzioni di collegamento tra i ragazzi della piazza e il suddetto gruppo clandestino, dichiaro:
– mi sembra impossibile che il Contin abbia potuto dire queste cose e che sono del tutto prive di fondamento.

A contestazione della circostanza che Vettore Presilio nel suo verbale dell’ 13.11.80 ha indicato, quale luogo in cui ricevette le note confidenze, il cortile della sezione femminile e che da accertamenti svolti dall’ufficio risulta che effettivamente il Rinani fu all’epoca detenuto in tale sezione, mentre nei suoi precedenti interrogatori aveva sempre sostenuto di non aver avuto alcuna possibilita’ di incontro con il Vettore, dichiaro:
– non ho mai detto che non avevo alcuna possibilita’ di incontro con il Vettore ma ho detto di non averlo incontrato in lavanderia come sino ad oggi mi si era detto. In effetti è vero che io sono stato detenuto nel reparto femminile perche’ ero in isolamento.

A contestazione del fatto che Vettore Presilio e’ persona di particolare qualificazione essendo egli stato inserito fin dal 1969 nella cellula veneta facente capo a Freda e Fachini, dichiaro:
-prendo atto che cio’ dia maggiore credibilita’ (…). Io non ho conosciuto il Vettore e contrariamente a quanto ha dichiarato Contin non ho mai appartenuto ad alcuna cellula eversiva. Parimenti non avendolo mai conosciuto non potevo sapere che il Vettore fosse in tal senso qualificato.

Letto confermato e sottoscritto.­

Sergio Calore – dichiarazioni 14.12.1983

Riprendo il discorso interrotto nel precedente interrogatorio sugli attentati dell’ “Mrp” dichiaro che mia precisa convinzione che dietro coloro che hanno materialmente eseguito gli attentati non esistono mandanti occulti. Cio’ e’ vero per tutti gli attentati ivi compreso quello del “Csm” . Poiche’ la sv mi fa rilevare che quest’ ultimo rappresenta un tentativo ed ha quindi un valenza molto diversa da tutti gli altri, ribadisco che anche per questo attentato non vedo alcuna necessità di ipotizzare fini occulti. Del resto all’ epoca Aleandri non mi risulta che avesse ancora rapporti con ambienti “piduisti” (P2) . Conoscendo a fondo la realtà politica ed umana della destra posso affermare che anche fatti molto gravi non necessariamente sono il frutto di una concertazione complessa ed alla quale hanno partecipato molte persone ed ambienti di diversi livelli, poiche’ e’ possibilissimo che si tratti di iniziative spontanee di singoli o di gruppi molto ristretti.

– Per quanto concerne la distribuzione del materiale di “Costruiamo l’Azione” (giornale e manifesto propagandistico) nel Veneto l’ unico canale di distribuzione era Fachini. Anzi a tal proposito ricordo con esattezza che consegnai a Fachini i manifesti con la colomba il 06.05.79, giorno della riunione al cinema Hollywood, a Roma, sotto casa del Signorelli. Ricordo che ne diedi a Fachini qualche centinaio di esemplari.
I manifesti non furono spediti per posta perche’ in quel periodo il giornale non usciva. Per quanto riguarda i miei rapporti con Fachini nell’ ambiente padovano in genere dichiaro che gli stessi si sono interrotti con il mio arresto avvenuto nel maggio del 1979. So anche che Fachini dopo qualche tempo interruppe i rapporti con Aleandri, dal momento che quest’ultimo si era tirato in disparte dopo il suo sequestro. Nel mese di dicembre del 1979 mi incontrai con Cavallini a Roma e lo invitai, ove fosse stato ancora in contatto con Fachini, ad interrompere ogni rapporto con lo stesso, dal momento che a mio giudizio Fachini aveva un comportamento “poco chiaro” .

L’ ufficio domanda: cosa intende per poco chiaro ?
-a questa domanda mi riservo di rispondere in seguito. In ogni caso l’esperienza di “Costruiamo l’ Azione” si era virtualmente chiusa con il mio arresto, fatto da cui derivo’ la dissoluzione del relativo ambiente umano. Il motivo per cui fece Cavallini quel discorso è legato ad un fatto che avevo appreso durante la mia detenzione, fatto appunto, che per ora non intendo rivelare.

– mi risulta che una delle ragioni per le quali Palladino Carmine venne ucciso da Concutelli fosse quella che lo si sospettava responsabile della cattura e morte di Vale Giorgio.
Naturalmente al fondo di tutto vi era una situazione di assoluta incompatibilita’ politica e umana tra il Concutelli e il Palladino in quanto conosciuto amico di Delle Chiaie Stefano.
– ignoro in che modo Concutelli sia venuto a sapere delle responsabilità del Palladino per la cattura di Vale.

Sergio Calore – dichiarazioni 30.08.1983 seconda parte

Si riapre il verbale in assenza del dr Zincani Vito.

– in merito ai rapporti fra “Costruiamo l’Azione” e “Comunità Organi che di Popolo” faccio riferimento a quanto ho ampiamente esposto al GI dr Napolitano del pp 1364/81 nel febbraio 1983.

– “Costruiamo l’Azione” in buona sostanza era fatto da me ed dall’ Aleandri; un paio di articoli li ha scritti Signorelli ed un paio De Felice Fabio; altri articoli li hanno scritti dei ragazzi uno per ciascuno e saltuariamente. Il direttore del giornale era Te’ Sergio che pero’ era solo un prestanome senza alcuna influenza sul giornale che credo non abbia neanche mai letto; anzi quando ne lesse una copia si premuro’ di inviare una diffida al tribunale di Roma per scindere le responsabilità dal contenuto degli articoli.

– per quanto riguarda i miei rapporti con Giorgi gli stessi si sono fermati alla riunione di Albano Laziale di cui ho parlato al GI di Firenze, ma dopo di allora non l’ho mai visto né frequentato, non conosco invece i fratelli Palladino ne’ Pagliai Luigi.

– Macchi Emanuele l’ho conosciuto in carcere a Novara; con lui non ho mai svolto attivita’ politica.

– ho conosciuto Monni Rossano in quanto amico di Mariani Bruno e l’ ho incontrato durante la fase di preparazione all’ incontro del cinema Hollywood.

– il Mariano nel 1979 faceva uso di una Fiat 126.

– conosco il Fachini ed il Raho e con gli stessi ho avuto rapporti politici abbastanza intensi: infatti costoro erano diffusori nel Veneto di “Costruiamo l’ Azione che vendevano anche in Lombardia il Raho in particolare era tra gli animatori di un circolo di Treviso presso il quale mi recai anch’ io nel gennaio 1979 per partecipare ad una discussione politica relativa peraltro anche alla diffusione del giornale.
Il Fachini mostrava di condividere le tesi di “Costruiamo l’ Azione” che erano profondamente innovative rispetto ai temi tradizionali della destra. Quando veniva a Roma il Fachini con il Raho portava il denaro necessario per l’ acquisto delle copie che poi avrebbe distribuito. Gli importi che mi venivano consegnati erano corrispondenti al valore delle copie che venivano di volta in volta ritirate.
Con il Fachini poi, ma questo e’ noto, ho collaborato per l’organizzazione per la fuga di Freda e di questo ho riferito al dr Ledonne di Catanzaro. In breve Fachini organizzò la fuga di Freda e si servi’ di me chiedendomi di procurargli due autovetture, anzi una autovettura “pulita” per le necessita’ “dell’ evasione” . Ricordo che io mi feci prestare una Macchina da uno amico naturalmente senza dirgli a che cosa veramente mi serviva. Alla fuga di Freda collaboro’ con il Fachini l’ Aleandri il quale pero’ non era stato capace di procurare lui l’ auto, cosicché fu necessario il mio intervento. Tra gli altri imputati nel procedimento per la fuga di Freda vi e’ anche Sica Ulderico.

– il mio intervento e credo quello dell’ Aleandri in favore di Freda, pur nella diversita’ delle posizioni politiche, fu dovuto al fatto che ritenevamo lo stesso Freda un perseguitato politico da parte del sistema.

– al di là di Fachini di Raho e di Granconato non conoscevo altre persone in Veneto.

– all’ epoca della fuga di Freda il nostro gruppo non aveva dubbi sulla “pulizia” morale e politica dell’ uomo e soprattutto sulla sua non compromissione con gli ambienti ambigui del sottopotere politico dei “servizi” .

– Sì ho conosciuto Giuliani Egidio ma solo in carcere. Allatta Benito invece mi sembra di ricordare facesse parte di un gruppo di Aprilia vicino alle posizioni nostre. Mi sembra anche di ricordare che il padre venne coinvolto nei fatti di Sezze.

– per quanto mi riguarda ho conosciuto il professore Semerari attraverso De Felice Fabio con il quale ho avuto rapporti abbastanza intensi fino a quando sia io che l’Aleandri ci siamo resi conto che il predetto era portatore di interessi assai diversi dai nostri. Infatti il De Felice, come ho già detto nei verbali di interrogatori resi al GI dr Imposimato, nonche’ al giudice monastero, ed anche ai giudici di Firenze, il De Felice era in contatto con Gelli Licio probabilmente il De Felice puntava a strumentalizzare noi ed il giornale per fini suoi propri che sicuramente non potevamo assecondare.
In merito alla ormai famosa riunione al cinema Hollywood occorre finalmente fare chiarezza: fu organizzata per affrontare il problema delle carceri speciali e dei manicomi criminali.
L’organizzazione fu curata da noi e da me in particolare, di “Costruiamo l’Azione” insieme con le “Comunità Organiche di Popolo” delle quali faceva parte lo Scarano. Alla riunione partecipo’ anche il Signorelli che espresse il suo netto disaccordo con le tesi che io sostenni. La riunione fu un fallimento in quanto a partecipazione perché contemporaneamente a Roma si tenne l’assemblea nazionale dell’ autonomia in un locale sito a pochissima distanza dal cinema. Cosi’ sostanzialmente il mio intervento fu l’ annuncio del rinvio della manifestazione accompagnato da un discorso di carattere generale sulle nostre valutazioni e sui scopi che ci proponevamo. Dopo il mio intervento ci fu quello di dissenso di Signorelli Paolo. Il professore Semerari non intervenne alla riunione perche’ aveva saputo che era stata rinviata; venne e vista la poca gente che c’ era non tenne la relazione.

– non ho la piu’ pallida idea dei motivi che hanno spinto De Felice Paolo il 20.09.80 a negare di conoscermi. In effetti invece abbiamo avuto stretti rapporti.

– ho conosciuto non ricordo se Fiore o Adinolfi o entrambi nella villa di De Felice a Poggio Catino (RI) dove si teneva un recital del cantante Valeriano Leo che era un esponente di destra. Fu quella l’ occasione in cui conobbi la prima volta De Felice. Fui invitato al recital da Signorelli Paolo. La presenza di Fiore e di Adinolfi puo’ anche spiegarsi che i figli del De Felice erano aderenti a “TP” .

– ammetto di avere avuto incontri politici con Fiore ed Adinolfi per coordinare le attivita’ del nostro gruppo con quelle di “TP” . Non fu mai possibile raggiungere un accordo perche’ mentre noi puntavamo sulla diffusione del dibattito ideologico, “TP” era orientata verso un impegno prevalentemente attivistico. Inoltre la tesi di fondo dei nostri due movimenti erano contrastanti. Questi incontri avvenuti nell’aprile ‘79 furono successivi ad un comizio unitario fatto a Latina in occasione del referendum dell’abrogazione della legge reale.

– ritengo che Fiore ed Adinolfi avessero rapporti con Fachini anche in relazione alla diffusione dei libri dell’ edizione “AR” di Freda. Non so di altri rapporti con il Veneto dei due dirigenti di “TP” .

– mi sembra di non aver mai conosciuto Mangiameli Francesco e nulla posso dire sui moventi possibili del suo assassinio; in carcere ho sentito dire che era stato eliminato per una questione di soldi ma non ho mai saputo nulla della progettata evasione di Concutelli.

– ho conosciuto Fioravanti Valerio in un comune periodo di detenzione del 1979 e abbiamo constatato la possibilita’ di un discorso politico che e’ poi proseguito quando entrambi uscimmo dal carcere in quello stesso anno. Da questo nostro rapporto nacque l’ operazione contro l’ avvocato Arcangeli che non fu finalizzato, come ho piu’ volte spiegato, a vendicare l’ arresto di Concutelli ma la continua attivita’ di delazione e di collaborazione con la polizia del predetto legale. L’ episodio Arcangeli – Leandri e’ l’ unico penalmente rilevante che abbia commesso insieme con Valerio.

– Ho conosciuto Femia che fino al 1978 frequentava un gruppo di ragazzi di Ostia che era in contatto con noi. Questo Femia venne poi arrestato per il covo di Acilia ed era in carcere con me quando vi fu anche il Farina. Per la precisione al primo piano sezione B del braccio “G9” di Rebibbia vi erano le seguenti persone in queste celle: la nr 7 Femia – fiore Antonio Marchi Veriano – ; la nr 10 Pedretti – con altre 3 persone che furono scarcerate proprio un’ ora prima dell’ arrivo del Farina; il posto di queste tre persone fu occupato da Fioravanti Cristiano – Insabato Andrea – Farina medesimo, la nr 11 io, Mariani Bruno – Proietti Antonio – Modigliani Litta Andrea. Nella nr 7 c’era anche Urzino Andrea detenuto comune.

-che io sappia Femia ed Iannilli non si conoscevano.

L’ ufficio fa ascoltare all’ imputato la cassetta registrata marca “Basf” contenente rivendicazioni e smentite della strage e l’ imputato dichiara:
– Nessuna delle voci da me ascoltate mi e’ familiare.
Preciso che nella cella nr 7 non vi era il detenuto comune Urzino, era invece presente un altro comune il cui cognome era Rizzi.

“Ecco come Gelli e Pazienza s’impossessarono del Sismi” – La Repubblica 10.01.1987

Il primo processo ai delitti della P2 è ormai alle soglie: il 19 comincerà a Bologna il dibattimento sulla strage alla stazione del 2 agosto del 1980. Una udienza breve, poi un rinvio determinato dalla necessità di consolidare l’ aula del tribunale. Entro la fine di febbraio sospetti esecutori e alcuni sospetti ispiratori dell’ eccidio più atroce (85 morti) nella storia di questi anni sfileranno davanti ai giudici. Si alzerà così il sipario su un disegno politico-criminale sostanzialmente di destra, dietro al quale si sono mossi personaggi che hanno scandito delle loro imprese la cronaca di questi anni: Licio Gelli e il vertice della P2, i gruppi neofascisti romani e veneti, uomini come Aldo Semerari (ucciso dalla camorra), Paolo Signorelli, i fratelli De Felice, Massimiliano Fachini, i servizi segreti della P2, il braccio armato della loggia di Gelli Fioravanti, Francesco Pazienza. E non più soltanto sullo sfondo, quella banda della Magliana forse troppo a lungo sottovalutata, che porta direttamente al capo mafia Pippo Calò, sospettato anche nell’ inchiesta sulla strage del Natale ‘ 84. Per la prima volta dei giudici saranno chiamati a emettere una sentenza su quell’ intreccio fra ambienti diversi che finora sembrava un modo astratto di definire un insieme di fatti ed episodi concreti ma anche lontani fra loro. Giudici coraggiosi e intemerati come li ha definiti Norberto Bobbio, sono gli autori della sentenza ordinanza che gli Editori Riuniti pubblicano alla vigilia del processo di Bologna, proseguendo nella tradizione già iniziata con la pubblicazione dei documenti dei giudici di Palermo e con gli atti d’ accusa contro Sindona dei giudici di Milano. Saranno Norberto Bobbio, il sostituto procuratore fiorentino Pierluigi Vigna e l’ ex sindaco di Bologna Renato Zangheri a presentare mercoledì a Roma il volume (La strage, l’ atto di accusa dei giudici di Bologna) che raccoglie, insieme alla sentenza ordinanza dei giudici Zincani e Castaldo, anche un capitolo (il sistema di potere della P2) della requisitoria dei Pm Mancuso e Dardani. La tesi accusatoria è nota: la bomba alla stazione fu opera di un gruppo di fascisti guidati da Valerio Fioravanti, nell’ ambito di un’ ampia trama che ha visto convergere interessi di ambienti neofascisti e ambienti legati a Licio Gelli. E la strage del 1980 costituisce non un episodio isolato, ma il punto di massima espansione della progettualità complessiva. I passaggi meno noti Meno noti sono invece i molti passaggi attraverso i quali i giudici ricostruiscono insieme al quadro generale, anche il ruolo di ciascuno dei protagonisti. E sconosciuti, finora, erano importanti dettagli che hanno permesso di approfondire il ritratto della coppia Gelli-Pazienza e dei suoi protettori politici al di là di quanto era stato già fatto dalla Commissione Anselmi. Pazienza farà la sua prima comparsa pubblica mercoledì prossimo a Roma nel corso del processo per gli appalti in Irpinia. Ha chiesto un’ unica garanzia: quella di poter alloggiare non in carcere ma in una caserma dei carabinieri. Ed ha promesso: Se mi concedono tre udienze parlerò per tre giorni di seguito. Di cosa? Anche dei delitti di Reagan e di Haig, come ha annunciato nel momento del suo ultimo arresto? L’ avvocato Nino Marazzita ritiene di sì, e spiega che dovrebbe trattarsi di crimini commessi in America. Pazienza ha sempre sostenuto di non aver mai incontrato Licio Gelli e di non conoscere il capo della P2. I giudici di Bologna non gli credono e hanno raccolto tutti gli elementi sui quali basano le loro accuse. Nel capitolo dedicato al sistema di potere di Gelli, il sostituto procuratore Mancuso afferma che la carriera di Gelli fu favorita da Andreotti: Esistono solo elementi frammentari scrive il magistrato sulle protezioni che resero possibile questa operazione (di convogliare nella massoneria i gradi superiori dell’ esercito n.d.r.); ma anche nella loro parzialità questi dati sono estremamente significativi. Innanzitutto la frequentazione di Gelli con Andreotti, per anni ministro della Difesa; e inoltre i rapporti, da questo legame probabilmente favoriti, che misero in contatto Gelli con ambienti Nato e che gli consentì di ottenere commesse per importi assai rilevanti. Forte di queste protezioni Gelli poté quindi in breve tempo iniziare con successo l’ opera di proselitismo. Il lavoro di Gelli viene interrotto solo con la scoperta degli elenchi nel marzo del 1981; ma già da tempo è cominciata una sostituzione del Venerabile con Francesco Pazienza, il quale fa la sua prima comparsa nel 1978. Mancuso ha raccolto la testimonianza del professor Franco Ferracuti, consulente del Sisde del generale Grassini nella qualità, di selezionatore degli aspiranti alle assunzioni civili presso il Sisde, amico di Semerari, piduista. Secondo Ferracuti, era stato Michael Ledeen a indicare Pazienza, per conto del Centro della George Town University quale esperto di terrorismo che avrebbe potuto collaborare con il Sisde. Il Ferracuti (ma poi anche Grassini) gli risponde negativamente. Ferracuti ha detto ai giudici che Ledeen, contrariato, passò sulla mia testa e andò a contattare un ministro in carica se non addirittura il presidente del consiglio dei ministri in quel momento (da poco vi era stato il ritrovamento del cadavere dell’ onorevole Moro) in visita negli Usa. So che questo grosso esponente politico venne direttamente contattato da Ledeen, mi sembra di ricordare che l’ esponente politico fosse l’ on. Andreotti che dimostrò interessamento alla cosa. I depistaggi dopo la strage Scrive Mancuso: Sta di fatto che Pazienza entrò non nel Sisde di Grassini ma nel Sismi di Santovito. Appare evidente come l’ inserimento di Pazienza al vertice del nostro servizio militare sia avvenuto grazie all’ interessamento dell’ allora presidente del Consiglio. Poteva Pazienza non essere in contatto con Gelli che in quegli stessi mesi (luglio ‘ 78) dava ai piduisti il recapito telefonico di un ufficio del Sismi in Piazza Barberini come segreteria generale della loggia? Pazienza-Musumeci-Santovito-Gelli: ecco chi dirigeva, formalmente o informalmente, il Sismi in quel fatidico 1980 sostiene Mancuso. Cosa fece il Sismi per impedire ai magistrati di Bologna di far luce sulla strage lo raccontano i giudici Zincani e Castaldo. Appena le indagini cominciarono a puntare sui vari Signorelli, Semerari, Fachini ecc. che avrebbero portato direttamente al cuore della P2, misero in moto quella serie di depistaggi che oggi costituiscono uno dei principali atti d’ accusa nei confronti di esecutori e ispiratori. Inventarono una pista internazionale a sostegno della quale si mobilitarono in massa. E’ divenuto finalmente chiaro scrivono i giudici il motivo per cui Gelli si attivi personalmente mobilitando l’ intero apparato della P2 inserito nei servizi per coprire le responsabilità degli autori della strage: esso è costituito dall’ esistenza di un vincolo associativo occulto che collega gli ambienti della P2 alla esecuzione della strage, vincolo rivelato anche da altri delitti come quello Pecorelli. La P2 mobilita prima di tutto l’ Olp, attraverso i buoni rapporti del colonnello Giovannone. I palestinesi rilasciano interviste, rivelano che responsabili della strage sono la falange, misteriosi neofascisti italiani e tedeschi. Gli inquirenti vanno in Libano più volte. Oggi i giudici scrivono che da una parte i loro colleghi distolsero l’ attenzione dai personaggi chiave dell’ inchiesta, dall’ altra Giovannone, passato direttamente agli ordini di Santovito, acquisiva verso l’ Olp ulteriori titoli di benemerenza. Segue il depistaggio a cui tutto il vertice Sismi partecipa, costituito dalla valigia alla stazione di Bologna con indizi che portano alla pista tedesca e esplosivo simile a quello del 1980. Infine, il depistaggio Ciolini anche quello di pura marca P2. Quanto a Pazienza, d’ accordo con Santovito, avrebbe ispirato alcune delle veline che accreditavano la fantomatica pista internazionale, tanto cara a Licio Gelli.

Mauro Ansaldi – dichiarazioni 28.12.1984

Come e’ noto, sono stato detenuto nel carcere di Paliano dal dicembre 1982 all’ agosto 1983 unitamente a Fioravanti cristiano che e’ stato nella mia cella negli ultimi tre mesi ed a Stroppiana. In quel periodo Cristiano era in difficolta’ poiche’ aveva assunto la posizione di “pentito” e ciononostante non se la sentiva di accusare il fratello Valerio in responsabilita’ di livello maggiore rispetto alle accuse anche di omicidio che egli gli aveva gia’ rivolte. Un giorno si sfogo’ con me dicendomi che egli “non poteva coinvolgere Valerio perche’ aveva anche dei genitori ai quali doveva dar conto del suo comportamento”. Cristiano ha una psicologia molto fragile ed e’ certamente condizionato dalla personalita’ del fratello.

In riferimento all’ omicidio Mangiameli mi disse che venne ammazzato perche’ si appropriò di circa 40 o 50 milioni e mi riferi’ che prima di essere ammazzato “Ciccio” offri’ di vedere la barca, la macchina ecc. Per restituire la somma di cui si era appropriato. Sapevo che egli mentiva a questo proposito anche perche’ la motivazione era certamente infondata e perche’ Adinolfi e Spedicato che con Fiore e Mangiameli facevano parte del vertice di TP nel cui movimento io mi riconoscevo, mi disse che sicuramente dietro l’omicidio Mangiameli si nascondeva una casuale ben piu’ consistente. Mangiameli cioe’ si era reso conto nel suo peregrinare tra Taranto e Roma che Fioravanti Valerio operava in una doppia posizione: da una parte egli militava all’interno dei Nar “gruppo spontaneista” ; dall’altra, usando appunto come paravento la sua militanza nei Nar, aveva stretto rapporti diretti con Signorelli ed attraverso di lui con Gelli, Semerari e la P2.

Sia Adinolfi che spedicato mi dissero che avevano le prove di almeno tre incontri, in ristoranti, tra Semerari, Gelli e Signorelli e che Fioravanti, nel corso della sua precedente carcerazione, durata pochi mesi, era stato in contatto con Signorelli, o forse con calore, ed in quella situazione aveva accettato di operare per conto di Signorelli. A dire sempre dell’ Adinolfi e dello spedicato, Semerari rappresentava il tramite tra Signorelli, Gelli e P2. Tutte tali affermazioni mi furono confermate da Fiore Roberto allorche’ andai a trovarlo, con Casellato e Di Cilia a Londra dove Roberto era latitante. Vedemmo Fiore piu’ volte e capii che egli era a conoscenza di tutto quanto riguardava Valerio. Cio’ mi confermo’ quanto mi disse Zani e cioe’ che tra Fiore e Fioravanti si era ingaggiata Roma “una partita a scacchi” per la egemonia sull’ ambiente romano piu’ militarizzato. Fiore mi riferi’ di essersi accorto di chi fosse veramente Valerio dopo l’omicidio “Ciccio” Mangiameli.

Valerio, cioe’ era coinvolto in trame occulte che erano le stesse che stavano dietro alla P2 e che quello stesso omicidio era legato a tali coinvolgimenti di Valerio, poiche’ il Mangiameli era ormai venuto a conoscenza dei rapporti oscuri del Valerio con ambienti piduisti ed era dunque in grado discreditarlo. Adinolfi e Zani mi dissero che era intenzione della direzione politica di TP di diffondere un dossier riguardante appunto le figure di Fioravanti e di Signorelli e di avanguardia nazionale per pubblicizzare quelle deviazioni. Si voleva far riferimento alle realta’ stragiste rappresentate dal gruppo di Signorelli e da avanguardia e sottolineare come Fioravanti non rappresentasse che il braccio armato di Signorelli e della realta’ che c’ era dietro di lui. Intendo con espressione “gruppo Signorelli” innanzitutto il Fachini, che costituiva il referente di Signorelli per il nord Italia; il Fioravanti di cui ho detto, il Semerari ed il Gelli.

Zani mi disse che quando Cavallini evase 1976 – 1977 riparo’ da Fachini ed ebbe in tal modo occasione di conoscere Signorelli con il quale poi strinse amicizia. Non posso dire se cavallini abbia fatto parte di Costruiamo l’Azione. Per circa un anno ho avuto rapporti stretti con Zani che riparo’ prima con Cogolli a casa mia e poi affitto’ una casa sempre a Torino. Zani mi disse che si era prestato ad ammazzare Mennucci anche perche’ cio’ gli sarebbe servito come pretesto per chiedere a Tuti di ammazzare Signorelli, in quanto, secondo Zani, Signorelli era coinvolto nelle trame della P2 ed in grado di coprire grosse operazioni finanziarie organizzate dalla P2. Mi disse anche che Signorelli e Delle Chiaie, pur essendo al vertice di due strutture diverse e cioe’ ON e AN, erano sempre stati in contatto poiche’ condividevano le medesime finalita’ stragiste e golpiste. Zani parlava di AN come di realta’ stragista coinvolta con i servizi segreti ed attribuiva ad essa responsabilità di stragi gia’ avvenute e dunque la disponibilita’ a commetterne di altre.
Anche AN, a suo dire, era in grado di coprire grosse operazioni finanziarie piduiste costituite da fughe di capitali all’ estero attraverso societa’ di comodo e di traffici di armi.
A partire dal settembre ‘80, per volonta’ di persone come Tomaselli, Di Cilia, Casellato e Adinolfi, si decise di far chiarezza sulle ragioni della strage di Bologna. La Cogolli, a tale proposito, mi riferi’ di avere incontrato a Bologna Fachini Massimiliano, pochi giorni prima della strage, che le disse di lasciare Bologna poiche’ stava per succedere qualcosa che le avrebbe creato dei grossi problemi. Fu’ cosi’ che Cogolli mi disse di avere lasciato precipitosamente la sua abitazione e di essersi nascosta con Naldi, per un breve periodo, in una cascina molto fredda perche’ priva di riscaldamento, ubicata in una campagna emiliana. Successivamente si era rifugiata in Francia con Zani, nel frattempo uscito dal carcere. A dire di Zani e di Cogolli, essi ebbero, in tal modo un’ ulteriore conferma che la strage di Bologna fosse stata compiuta da provocatori legati ad avanguardia nazionale ai servizi segreti italiani, poiche’ era loro convinzione che Fachini avesse mantenuto i suoi stretti rapporti con i servizi segreti e con Delle Chiaie.

Zani mi disse anche, in altra occasione, che Freda, una volta fuggito da catanzaro, si era appoggiato al Fachini che si era servito di rifugi di AN per nasconderlo. Successivamente gli ambienti dei servizi segreti, con i quali era in contatto il Fachini, si erano poi “venduti” il Freda determinandone la cattura. Zani mi disse anche che conosceva molto intimamente una persona di cui non mi fece il nome, che era in grado di fornire indicazioni sulla strage di Bologna del 02.08.80. Successivamente ho ritenuto che egli abbia fatto riferimento al Naldi, che, con Cogolli e Bezicheri, faceva parte del fronte carceri di TP.
Zani considerava il Naldi una persona investita di un ruolo rilevante all’ interno di TP, poiche’ centralizzava le informazioni e raccoglieva documenti.

Tornando al dibattito sulle cause della strage del 02.08.80, svoltosi in TP, ricordo che Adinolfi mi disse che sicuramente la strage era opera del gruppo di Delle Chiaie che tendeva a criminalizzare Terza Posizione al momento in cui il movimento stava velocemente ampliandosi, contemporaneamente si sottraeva al controllo politico di AN e di ON. Mi fece a questo proposito, sempre nel settembre ‘80, l’ esempio della riunione al cinema Hollywood cui TP fu invitata senza pero’ accettare di partecipare. Come è noto tale riunione fu organizzata da Costruiamo l’Azione.

Adinolfi mi disse anche che sia prima, che dopo la strage, esponenti di AN giravano nei quartieri per reclutare delle frange del movimento per riportarle sulle posizioni di AN. Successivamente, comunque sempre nell’ottobre ‘80, Bianchi Donatella mi disse che esponenti di AN, in epoca successiva alla strage, si presentavano nei quartieri romani per contattare e reclutare giovani. Mi disse che tali esponenti erano certi “Robertone” e “Paolone” che avevano fatto da testimoni al matrimonio, avvenuto nel 1978, 1979 a Roma.

A questo punto, data l’ ora tarda, viene sospeso il verbale, che verra’ ripreso nel pomeriggio.

Giovanni Melioli – dichiarazioni 22.12.1985

Preliminarmente resto perplesso nel vedermi inserito in una accusa di banda armata dalle dichiarazioni di Calore – Aleandri e di persone che non sono nominate. Infatti e’ vero che io ho svolto a livello ideologico una attivita’ di opposizione anche radicale al sistema, ma a livello ideologico e culturale, poiche’ mi riconosco nelle posizioni evoliane e curo le edizioni di AR sia pure saltuariamente. In questo senso la mia posizione e’ si centrale ad un contesto puramente ideologico. Non mi riconosco invece in una posizione operativa, anche se posso aver partecipato a delle manifestazioni politiche, ma non ad una attivita’ armata.

– non ho mai partecipato, ne ho mai sentito parlare di un progetto di attentato ad un magistrato veneto.

– Nulla so dell’ attentato ad Anselmi Tina. Non ho elementi di conoscenza che non siano quelli provenienti da giornali, attentati di cui pertanto ignoro le motivazioni, gli ulteriori e la logica politica in cui si inseriscono. Non so niente neppure degli altri attentati cui si fa riferimento nel mandato di cattura teste’ notificatomi.
Non ho mai detenuto armi, ne esplosivo. Quanto alle risultanze della perquisizione dell’ 20.12.85 e dei fori descritti dalla polizia giudiziaria, faccio presente che sono fori praticati dagli idraulici – almeno tre idraulici diversi – venuti di volta in volta a casa mia a saldare un tubo idraulico che passa sotto quel buco. Le saldature sono visibili e chiedo che siano sentiti come testi gli idraulici. Mi riservo di indicare i nomi degli idraulici. Il primo che e’ venuto si chiamava Barion, primo nominativo sulle Pagine Gialle di Rovigo.

A questo punto il dr Zincani si allontana.

– Conosco il Fachini da piu’ di dieci anni e tra noi ci sono stati rapporti umani e politici protrattosi da circa dieci anni, nati dalla iniziale comune militanza nel movimento sociale italiano. Ultimamente, e cioe’ verso il 1980, tra noi vi e’ stata una divaricazione di opinioni relativamente alle strade da percorrere nella contrapposizione agli equilibri politici esistenti. Fachini infatti, riteneva inutile il mio impegno a favore della campagna per i referendum, mentre io ritenevo che le eventuali alleanze tra forze di destra e di sinistra dovessero avvenire su temi specifici prescindendo dalle ideologie complessive patrimonio o meglio triste eredita’ del passato. Fachini invece era su posizioni diverse e piu’ tradizionali. Ricordo di aver visto varie volte “Costruiamo l’ Azione” in libreria a Padova precisamente la libreria Ezzelino, ma non so se era Fachini a portare le copie della pubblicazione o se invece arrivassero per posta.

– all’ epoca non ero al corrente dei rapporti che lei mi dice essere esistiti tra la rivista “Costruiamo l’ Azione” e l’ ambiente gravitante intorno al Mrp.

– Non ricordo, ed in linea di massima tendo ad escluderlo, di avere avuto rapporti diretti con Fioravanti Valerio; le sue fattezze sono cosi’ caratteristiche che anzi non posso dire se l’ ho mai visto o no perche’ il mio ricordo puo’ essere falsato dal fatto di averne piu’ volte vista l’ immagine al cinema, alla televisione e sui giornali. Escludo peraltro di averlo mai incontrato direttamente.

– Escludo di avere avuto rapporti politici o personali con Cavallini Gilberto ed escludo parimenti come sopra ho gia’ detto di averne avuti con Fioravanti Valerio.

– Non conosco Rinani Roberto.

– Ho avuto rapporti saltuari con Raho che varie volte ha collaborato con me nella diffusione di pubblicazioni che acquistava in libreria quando veniva da me a Padova. Per la verita’ quando pubblicai “nuova affermazione” non volle collaborare alla diffusione perche’ non era d’accordo con i contenuti politici della rivista.

– Conosco Signorelli Paolo che ha con me partecipato al centro studi ordine nuovo e che a conclusione di questa esperienza, ho saltuariamente rincontrato, mi sembra una o due volte e una volta sicuramente insieme a Andreotti Gianni.

– Non conosco Iannilli Marcello e Giuliano Egidio se non per i riferimenti letti sugli atti giudiziari o sui giornali.

– Il Fachini con me sicuramente non ha parlato delle sue amicizie e dei suoi rapporti con persone di Roma e credo che tale suo atteggiamento possa trovare giustificazione nel fatto che mi sapeva contrario alle sue posizioni politiche, o meglio non in totale sintonia con le sue opinioni politiche.

– Il processo di diversificazione tra me e il Fachini – che peraltro non ha inciso sui nostri rapporti umani – e’ iniziato prima del 2 agosto e si e’ accentuato dopo tale data. Peraltro io non ho mai pensato neanche lontanamente che il Fachini fosse coinvolto in attivita’ stragiste, anzi: se avessi avuto un simile sospetto avrei del tutto troncato i miei rapporti con Fachini.

– Sono stato nel Msi di Rovigo fino al 1973 come segretario della Giovane Italia. Mi sono dimesso dopo i fatti di Milano per la morte dell’ agente Marino. Ero infatti contrario all’ utilizzazione da parte dei dirigenti dell’ Msi dell’ epoca in funzione elettoralistica dell’ attivismo giovanile. Pubblicai le mie dimissioni con una lettera alla pagina rovigina del Resto del Carlino, lettera che e’ stata pubblicata.

– Non ho mai frequentato la sezione arcella dell’ Msi di Padova. Puo’ essere che siano stati i ragazzi della sezione a venire in libraria da me. Con l’ autonomia padovana ho avuto rapporti nel senso che con alcune persone ho potuto intavolare dei discorsi politici su temi di comune interesse, mentre con altre vi era un rapporto di ostilita’ .

– Non ricordo se in particolare Fachini Massimiliano mi abbia mai parlato della sua intenzione di andar via dall’ Italia. Ora che lei mi ci fa’ riflettere, puo’ anche essere in quanto l’ idea di andare a fondare un’ azienda agricola in Sud America era un sogno ricorrente nel nostro ambiente.

– Conosco Giomo perche’ militava nell’ Msi, non ho mai avuto una grande amicizia ne’ nei suoi confronti, ne nelle persone che in quel momento frequentava.

Chiedo un confronto con chi mi accusa.

Letto confermato sottoscritto.­