“Il Golpe continua” – Panorama 03.07.1975

Generali, mafiosi, uomini dell’alta fi­nanza, dirigenti del Msi, ex-ministri come Randolfo Pacciardi ed ex-par­tigiani come l’ambasciatore Edgardo Sogno, sono i protagonisti della se­conda e ultima parte del rapporto se­greto del Sid sulle trame eversive che tra il 1968 e il 1974 misero in serio pericolo la stabilità democratica del paese. Nella precedente puntata, Panorama ha pubblicato la prima par­te del rapporto del controspionaggio, consegnato il 15 settembre 1974 dall’ allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, alla magistratura. Era la ricostruzione fatta dal Sid del tenta­to golpe nella notte tra il 7 e l’8 di­cembre 1970 da parte dei congiurati riuniti sotto il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese e dai nazifa­scisti di Avanguardia nazionale di­retti da Stefano Delle Chiaie.
Su quel primo tentativo di colpo di Stato l’opinione pubblica italiana sep­pe la verità, e soltanto in parte, tre anni più tardi, senza però venire a conoscenza del fatto che nel frattem­po la stessa centrale eversiva stava organizzando altre trame e una serie di attentati ancora più sconvolgenti. Adesso l’ultima parte del rapporto del Sid li svela interamente.

1.L’avvocato Giancarlo De Marchi, « responsabile in Italia » del Fronte Nazionale, succeduto nella gestione del movimento a Ciabatti nel maggio si è adoperato per la costitu­zione di « gruppi operativi» idonei ad affiancare – nel quadro generale del tentativo di rovesciare le istitu­zioni dello Stato – altre formazioni estremiste di destra. L’avvocato De Marchi aveva rapporti con Carlo Fumagalli e partecipava al progetto di creare una situazione di tensione in Valtellina e in Liguria come premes­sa di una guerra civile che nuclei iso­lati (Gianni Nardi e Giancarlo Espo­sti, il primo latitante perché accu­sato dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi, il secondo ucciso a Pian di Rascino in uno scontro con i carabinieri dopo la strage neofasci­sta di Brescia, n.d.r.) avrebbero do­vuto estendere anche alle regioni centrali del paese per imporre alle Forze armate di intervenire e assu­mere il potere.

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2. Dopo l’arresto dell’avvocato De Marchi, 12 novembre 1973 (la velleitarietà delle organizzazioni di estrema destra liguri si sarebbe espressa con il proposito di effettua­re un attentato a Taviani e un’azio­ne dinamitarda contro l’abitazione genovese del ministro. A tale scopo si era cercato di procurarsi l’esplo­sivo facendo capo a Bologna, ove fio­rirebbe un « mercato del tritolo », L. 30 mila al kg. Promotore dell’ini­ziativa sarebbe stato Pietro Benve­nuti, di Ordine Nuovo di Genova), e l’espatrio di Attilio Lercari l’obietti­vo eversivo è stato perseguito da Salvatore Drago che intendeva crea­re, autonomamente, una situazione di rottura mediante:
-azione di forza in direzione del Quirinale, a cura di un « comman­do »;
-imposizione al presidente della Repubblica dello scioglimento delle Camere e nomina dell’onorevole Ran­dolfo Pacciardi a capo di un gover­no di tecnici.

Il piano dava per scontato che Pacciardi potesse contare sull’appog­gio delle Forze armate e a tale sco­po Salvatore Drago sembra abbia sollecitato il generale Ugo Ricci, a Salerno, a ricercare adesioni presso alti e responsabili Comandi, men­tre i tentativi di aggancio di personale militare venivano operati da Delmano Cannoni. Per l’attuazione del piano era pre­visto l’intervento, oltre che del « commando » citato, di:
-un consistente gruppo del per­sonale dipendente dal ministero del­l’Interno (partecipazione garantita dallo stesso Salvatore Drago);
-gruppi di carabinieri che il mag­giore Salvatore Pecorella e il capita­no Lorenzo Pinto (il capitano Pinto chiede, nel maggio e nel giugno a rappresentanti del Fronte Nazionale se sono disposti a far partecipare un gruppo selezionato di uomini a una « azione particolare in Roma ». Sia nella prima che nel­la seconda circostanza, il Fronte non raccoglie la richiesta. Nel contesto dei contatti, Pinto lascia intendere che l’esigenza è connessa con progetto concordato con Pecorella e Drago).

Per l’attuazione del proposito, ini­zialmente era stata fissata la data 12-14 maggio 1974 e, successivamen­te, quella del 10-15 agosto 1974 (in coincidenza di quest’ultima, in ef­fetti, il gruppo degli eversori non attuò alcuna azione).

3.Oltre alle iniziative di Salvatore Drago, sono stati registrati, di re­cente, altri fermenti.
Movimenti di estrema destra (compresa Avanguardia Nazionale) hanno espresso l’intendimento di in­traprendere una serie di azioni dinamitarde per gettare il paese in una situazione di caos e di guerra civi­le e imporre alle Forze armate l’as­sunzione dei poteri.
Gli attentati dovrebbero essere in­dirizzati in due direzioni:

-contro manufatti di vitale inte­resse nazionale (centrali elettriche, elettrodotti, ponti viari, oleodotti, ec­cetera) tali da paralizzare la vita di intere regioni (con carattere di estensione su tutto il paese);
-contro singole persone (in pri­mis: Taviani, Rumor, Lama).

Consultazioni tra responsabili di organismi di estrema destra per con­cretare i propositi di cui sopra sa­rebbero avvenute alla fine di luglio a Madrid, con la partecipazione di:
-ingegner Pomar (che si interes­sa del finanziamento e che recepisce fondi da Bonvicini della Rotoprint di Pomezia), da Lercari per mezzo del cugino di questi, professor Mira­belli, docente universitario di tisio­logia, in servizio presso l’Ospedale Maragliano di Genova, e altri. Avrebbe, tra l’altro, d’accordo con l’ingegner Pavia, finanziato Salvato­re Francia con assegni;
-Junio Valerio Borghese;
-Stefano Delle Chiaie (che con­serva saldamente la direzione di Avanguardia Nazionale);
-rappresentante non noto di Or­dine Nuovo.

Allo scopo di coordinare le attivi­tà del Meridione, l’ingegner Pomar subito dopo il convegno di Madrid si è recato in Sicilia per prendere contatti con Micalizio.

4.L’intendimento di legare strettamente le possibilità del Fronte Na­zionale con quelle di Avanguardia Nazionale si è evidenziato recentemente anche con l’attuazione di un incontro « ad alto livello » tra rap­presentanti dei due movimenti (Ro­ma, Hotel Commodore, 3 settembre 1974) convenuti nella capitale per le esequie di Junio Valerio Borghese.
Risulta che tra alcuni giorni, gli elementi più rappresentativi del Fron­te Nazionale (Micalizio, Pavia, Po­mar) riferiranno sull’esito delle consultazioni ai delegati del movimento. Termina qui il rapporto del Sid con­segnato da Giulio Andreotti il 15 settembre 1974 alla magistratura roma­na. Quello che segue è il secondo rapporto, presentato direttamente dal Sid alla Procura della Repubblica di Roma nell’ottobre 1974.

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1.Attualmente, la direzione del « Fronte Nazionale » è di fatto retta da un triumvirato (Pomar, Micali­zio, Pavia) orientato a conferire al movimento un deciso impegno con­tro gli « antifascisti ». Tale « direttivo » (che intende scal­zare definitivamente Remo Oliandi­ni, presentandosi ai seguaci come promotore di « fatti concreti ») ha fissato, nel corso di due riunioni (che hanno avuto luogo il 12 settem­bre 1974 in Roma, alle quali hanno partecipato Pomar, Micalizio, Pavia e Uccio Parigini, cognato di Pavia. A questi in Toscana si è unito anche tale Muscolino del Msi, residente in Modena), una linea d’azione che può essere sintetizzata in:

-promozione di atti violenti volti a creare panico tra coloro che sono impegnati nella «lotta al fascismo »;
– ristrutturazione del « Fronte » e aggancio ad « Avanguardia Naziona­le » per la creazione di un movimen­to con capacità operative a livello nazionale.

2.Azione dura. Secondo l’attuale direttivo del « Fronte Nazionale », il movimento deve evidenziare le sue capacità operative e combattere l’ini­ziativa antifascista. Tale proposito dovrebbe essere concretato in:
a) Eliminazione fisica di alcuni magistrati che in atto conducono inchieste contro gli extraparlamen­tari di destra (Violante, Tamburino, Vitalone);
b) Eliminazione fisica di uomini politici (principalmente il ministro Paolo Taviani, considerato uomo di punta nell’attacco alla destra, secon­dariamente il ministro Andreotti, che ha avallato le denunce del Sid) e sindacalisti di sinistra (Lama).
c) Ricatto al governo, minaccian­do il ricorso a uso indiscriminato di materiale radioattivo che Pomar dichiara di poter sottrarre al Cen­tro ricerche nucleari di Ispra.

La sottrazione del materiale do­vrebbe essere compiuta:
-grazie a complicità interne al Centro (non note);
-mediante l’intervento di un « commando »;
-avendo a disposizione 2 ore di tempo.

Le attività violente del « Fronte Nazionale » si dovrebbero avvalere di esecutori che gravitano nel mon­do dell’estrema destra e della mafia siciliana (« L’inconveniente » occor­so a Pietro Benvenuto viene com­mentato con disappunto e appren­sione perché il soggetto – già auti­sta dell’avvocato De Marchi – era in collegamento con elementi idonei e disponibili per atti terroristici e perché, sembra, il Benvenuto stava « preparando » qualcosa dopo aver ricevuto soldi da Attilio Lercari, per il tramite di Mirabelli).

3.Ristrutturazione del Fronte Na­zionale. La ristrutturazione va inte­sa sotto un duplice aspetto:
-riannodare i contatti con gli ele­menti già del Fronte, tornati nell’ ombra dopo i fatti del 1970-1971;
-giungere a una intesa operati­va con Avanguardia Nazionale (pra­ticamente: fusione);

Per la prima esigenza dovrebbero impegnarsi i responsabili del trium­virato a mezzo di elementi dipen­denti. L’intesa con Avanguardia Nazionale (che Micalizio vuole raggiun­gere con contatti diretti con Stefa­no Delle Chiaie, la cui presenza in Italia è data per certa) è basata sul la ripartizione di zona di intervento (grosso modo: Fronte Nazionale nel Nord e Avanguardia Nazionale nel Centro e Sud del Paese). La cooperazione fra i due organismi investe anche il settore finan­ziamento e discende da un situazio­ne di fatto che, nel giugno 1974, Ste­fano Delle Chiaie e Junio Valerio Borghese, recatisi in Cile, avrebbero realizzato con responsabili di quel paese.
Più precisamente, in quell’occa­sione, rappresentanti cileni avreb­bero assicurato appoggi finanziari da rimettere per il tramite di un’ agenzia di Import-Export di mate­riale cileno che Delle Chiaie e Borghese avrebbero dovuto istituire in Barcellona o Madrid (l’iniziativa, il cui avvio richiedeva una somma di milioni e per la quale Micalizio aveva versato a Stefano Delle Chiaie 3 milioni e mezzo, non si è concre­tata per il decesso di Valerio Bor­ghese).
In merito a tale vicenda finan­ziaria però il direttivo del Fronte esprime perplessità anche perché nella situazione attuale Avanguardia Nazionale prenderebbe il sopravven­to sul Fronte e lascerebbe poco margine alle iniziative di questo. Per quanto specificamente riguarda l’istituzione dell’agenzia di Import- Export il Fronte Nazionale vorrebbe acquisire garanzie imponendo l’inse­rimento, nella ditta, di Pavia e di Salvatore Francia.

4.Nel corso della riunione romana (29 settembre 1974), i convenuti han­no ampiamente commentato le noti­zie di stampa relative ai dossier Sid. Ne è scaturito l’orientamento ad af­frettare i tempi per l’intesa con Avanguardia Nazionale e di sopras­sedere – per ora – all’attentato a Taviani.
Un esame più approfondito della situazione e decisioni pertinenti sa­ranno prese, comunque, il 19 e 20 ottobre 1974 nel corso di una ulte­riore convocazione del direttivo del Fronte Nazionale (località non an­cora definita: i convenuti hanno deciso di fissarla telefonicamente nei prossimi giorni). Elemento del Fronte ha redatto un progetto di attentato al ministro Taviani. L’attentato (di tipo dinami­tardo):
-dovrebbe essere condotto con­tro l’auto del ministro, in occasione di abituale trasferimento dell’uomo politico da Roma a Genova;
-sarebbe messo in atto lungo l’autostrada La Spezia-Genova, all’ altezza di Deiva Marina.

In particolare:
a)Il luogo dell’attentato dovrebbe coincidere con il viadotto Mezzena che si trova in prossimità dello svin­colo per Deiva Marina;
b)L’esplosivo verrebbe collocato nella fessura tra due campate (in coincidenza con l’appoggio su un pi­lone) e lungo il guard-rail interno (per determinare la caduta della macchina nel vuoto);
c)L’innesco sarebbe realizzato con apparecchiature radio con chiave di sicurezza (realizzate da Pomar);
d)Il comando a distanza verreb­be collocato su una macchina che stazionerebbe lungo la strada pro­vinciale che, nel tratto interessato, è prossima all’autostrada in condi­zione di ottima visibilità.

Per assicurare certezza di esecu­zione, l’auto del ministro Taviani verrebbe seguita (con opportuna so­stituzione di macchine « tallonati­ci ») da Roma, lungo l’abituale itine­rario seguito in occasione di trasfe­rimenti a Genova (Roma-Autostrada A1 fino a Firenze, Autostrada A11 fino all’innesto con l’Autostra­da A12). Nell’ultimo tratto (Viareggio-luogo dell’attentato) l’auto del ministro Taviani verrebbe preceduta (da una vettura o moto di grossa cilindrata) perché possa essere dato avviso al nucleo dotato del comando a distan­za.
Il progetto può essere realizzato solo in ore diurne, e comunque in condizioni di buona visibilità.

Salvatore Francia – dichiarazioni 13.10.1993

Premetto che sono amareggiato di essere ancora citato come teste a così tanti anni di distanza dai fatti, senza alcun riguardo per i miei impegni di lavoro e per la mia organizzazione di vita. Comunque spontaneamente dichiaro che il procedimento a mio carico per gli attentati di Savona è stato archiviato e produco copia della richiesta di archiviazione formulata in detto procedimento dal P.M.. Lamento che con detto documento, pur proponendosi l’archiviazione vengano accettate per veritiere delle dichiarazioni a mio carico che mai sono state verificate. Sempre spontaneamente, ritenendo di fare cosa utile, le consegno la copia di una lettera a firma Ciolini, datata 21.04.87 e la copia di alcune pagine di una pubblicazione “La rivista italiana di strategia globale”, che ritengo interessante in merito alle iniziative di Edgardo Sogno. Preciso che la lettera a firma Ciolini si trovava assieme ad altra documentazione processuale che ho recentemente riordinato, ma non so da dove provenisse. Sono stato ripetutamente sentito da numerose autorita’ giudiziarie fra le quali quelle di Bari, Catanzaro e Roma e confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo altresi’ quanto ho dichiarato a lei nel verbale del 17.02.87. Quello che voglio far comprendere che o.n. non mai stato coinvolto nella strategia della tensione. Ci sono stati casi, suppongo, di individui di destra che per un malinteso senso dello stato hanno ritenuto di collaborare con apparati di sicurezza per attivita’ anticomuniste. Ordine nuovo in quanto organizzazione, tuttavia, non ha mia avuto rapporti con ambienti istituzionali. Se cosi’ fosse stato non sarebbe stato messo fuori legge.

A.d.r. effettivamente ho sentito parlare di un ipotetico attentato contro Taviani, ma l’ho ritenuta una boutade. In ogni caso non so chi me ne abbia parlato.

A.d.r. circa i miei rapporti con Delle Chiaie al tempo in cui entrambi ci trovavamo in spagna, dichiaro che non sono mai stati buoni e non sono comunque mai stati di tipo politico. Ricordo che Delle Chiaie aveva iniziato a pubblicare un giornaletto ciclostilato chiamato Ordre Nuevo. Tale denominazione veniva inoltre usata in lettere minatorie spedite a giornalisti spagnoli. Feci un comunicato in cui dichiaravo che Ordre Nuevo non aveva nulla a che fare con ordine nuovo e la provocazione cesso’. A proposito di Delle Chiaie ricordo poi che venne a trovarmi a Barcellona e mi disse che era gia’ stata fatta l’unificazione fra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, ma non mi seppe dire con quale programma e con quali modalita’ e con quali persone, dal che dedussi che aveva soltanto tentato di forzarmi la mano. Delle Chiaie teneva all’unificazione con O.N. in quanto A.N. era soltanto un gruppo di picchiatori mentre O.N. aveva una notevole capacita’ di elaborazione culturale e politica. Non so quali sollecitazioni abbia ricevuto Delle Chiaie per promuovere detta unificazione.

Adr: verso la fine del gennaio del ‘77 ci furono gli arresti di numerosi esiliati italiani. Il Rognoni, in carcere in Spagna, disse che erano state arrestate le persone che non avevano voluto collaborare con Delle Chiaie e che lui stesso aveva redatto assieme al Delle Chiaie la lista delle persone da fare arrestare. Sempre in carcere, parlando col Pozzan, questi mi disse che Delle Chiaie “gli stava dietro” perché riteneva che lui Pozzan sapesse qualcosa di importante sulla strage di piazza Fontana. Il Pozzan comunque affermava di non sapere nulla di detto fatto criminoso il Pozzan mi disse anche che Delle Chiaie a seguito degli arresti degli italiani aveva ricevuto 80 milioni e dei passaporti in bianco. Pozzan affermava di aver appreso cio’ da un funzionario della polizia spagnola. Non so se i nostri arresti siano entrati nel contesto di un accordo fra l’Italia e la Spagna, pero’ va detto che a quel tempo, Martin Villa, ministro degli interni spagnolo, si incontro’ con Cossiga, allora ministro degli Interni italiano a Porto Cervo.

Adr: circa i cosiddetti manifesti cinesi, ricordo che correva voce che Mario Tedeschi, direttore del Borghese e in rapporti con Federico Umberto D’Amato, allora direttore degli Affari Riservati del ministero degli Interni avesse concordato con quest’ultimo l’operazione dei “manifesti cinesi” volta a screditare quei gruppi di sinistra che guardavano con simpatia l’esperienza della Cina. Si vociferava che nell’operazione fosse stato coinvolto anche il Delle Chiaie.

Adr: non so nulla degli eventuali rapporti di Delle Chiaie con uomini politici. In proposito posso solo formulare delle supposizioni che non intendo vengano verbalizzate.

Adr: circa il Cauchi, oltre a quanto ho gia’ detto sulla sua asserita ma mai avvenuta adesione al movimento politico ordine nuovo, ricordo che in Spagna, nel 1976, cioè circa un anno dopo il primo incontro, lo incontrai su un autobus, senza peraltro riconoscerlo tanto era ridotto male. Mi disse che era stato in carcere accusato di spaccio di banconote false e che era stato tirato fuori grazie a Delle Chiaie cui – dopo essere stato duramente pestato in carcere – aveva inviato un suo biglietto sollecitandolo ad intervenire in suo favore, perché altrimenti avrebbe parlato. Peraltro il Cauchi non mi disse di cosa avrebbe potuto accusare Delle Chiaie.

L.c.s.

“Un Sogno di troppo” – Panorama 07.11.1974

In tutto erano sessanta, per lo più sulla cinquantina, qualcuno col fazzoletto azzurro al collo e le medaglie bene in vista sul risvolto della giacca. Domenica 27 ottobre, nella saletta riunioni del Movimento europeo, in viale Baccelli a Roma, i delegati delle 37 associazioni provinciali che compongono il Fivl (Federazione italiana volontari per la libertà, l’organizzazione degli ex-partigiani cattolici e liberali, 3 mila aderenti, sedi concentrate nell’Italia centro-settentrionale), erano molto ansiosi.
Aspettavano l’intervento del presidente nazionale: il ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani. Dal tono delle sue parole, dalla durezza dei suoi anatemi, sarebbe dipesa l’espulsione dalla Federazione, chiesta da molti di loro (a eccezione di un gruppo di sostenitori torinesi, genovesi e milanesi) del vicepresidente, liberale, Edgardo Sogno.

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Coinvolto nelle indagini della destra, con una comunicazione giudiziaria per “cospirazione politica mediante associazione” emessa dal giudice torinese Luciano violante, Sogno, medaglia d’oro della Resistenza, non era presente (vive da due mesi nascosto in un rifugio segreto). Taviani fu durissimo contro l’ex comandante della divisione Franchi e contro le sue idee di riforma costituzionale. “Il caso Sogno è un fatto deplorevole”, disse Taviani, “le tentazioni golpiste vanno perseguite”, “la repubblica deve difendersi dai fascisti”. Alla fine dell’intervento l’allontanamento di Sogno dalla Fivl fu inevitabile (49 sì contro 6 astensioni e nessun no). “Estromesso Sogno”, dicono gli oppositori di Taviani del circolo partigiano Valle Bisagno di Genova,  “il ministro dell’Interno e i Dc possono dominare la Fivl”. La battaglia aperta fra Taviani e Sogno per il controllo dei partigiani bianchi e liberali è cominciata nel 1973 quando, rispettivamente, furono eletti alla presidenza e alla vicepresidenza della Federazione.
Il 25 aprile di quell’anno, in un comizio a San Bernardo di Bastia (Mondovì), Sogno, in presenza di Taviani, polemizzò duramente contro  “la classe politica” e invocò “la repubblica presidenziale”. Taviani gli rispose per le rime, accusandolo di qualunquismo. Da quel giorno Sogno, con l’aiuto del suo braccio destro, Luigi Cavallo,  direttore della rivista golpista Difesa Nazionale, cominciò una campagna di denigrazione di Taviani e di due suoi collaboratori: Aurelio ferrando e Francesco Colantuoni, accusati “di aver sperperato 250 milioni di finanziamenti ottenuti dall’Eni per la Fivl”, e di aver finanziato con 6 milioni della Fivl “la rivista politica Civitas, organo della corrente tavianea”.
Ai primi di aprile in tutta la Liguria fu affisso un giornale murale Lotta per le giustizia, ispirato da ambienti vicini a Sogno, pieno di insulti contro Taviani: “Taviani non è degno di essere ministro dell’Interno e presidente della Fivl perché ha permesso al gruppo Ferrando-Colantuoni di screditare la Fivl con una gestione amministrativa scorretta, illecita e truffaldina”. Contemporaneamente l’agenzia di Sogno, Progetto 80, iniziava una dura campagna contro la “comunistizzazione dello Stato”, lo “spostamento a sinistra”, “gli atteggiamenti settarie falsamente unitari” di Taviani.
In seguito agli attentati fascisti della primavera scorsa, Taviani aveva modificato la linea centrista e duramente anticomunista della Fivl, avvicinandola alle altre associazioni partigiane: l’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia), 160 mila aderenti, controllata dai comunisti e presieduta da Arrigo Boldrini, e la Fiap (Federazione italiana associazioni partigiane) 15 mila simpatizzanti composti da socialisti, socialdemocratici, repubblicani, ex combattenti delle brigate Giustizia e Libertà, e presieduta dal senatore Ferruccio Parri.
Dopo la rottura dell’unità partigiana nel 1948, i cattolici della Fivl guidati dall’ex presidente dell’Eni Enrico Mattei e da Taviani, si erano sempre limitati a un’attività celebrativa e non politica evitando di mischiarsi con socialisti e comunisti. “Oggi la situazione è cambiata”, dice Giulio Mazzon, segretario nazionale dell’Anpi, “la Fivl firma documenti con noi, Taviani va alle manifestazioni con Luigi Longo. Nella Fivl ormai Sogno ci stava troppo stretto. Oggi la Resistenza lui la vuole fare contro la democrazia e l’unità antifascista”.

Carlo Rossella, Panorama 07.11.1974

Edgardo Sogno parla dei suoi contatti militari

(…) Tra le alte cariche c’era in primo luogo il generale Liuzzi, già capo di Stato maggiore generale quando Pacciardi era ministro della Difesa. Pacciardi mi incoraggiò ad andarlo a trovare nella sua casa di Milano. Lo trovai disponibile a fare tutto quello che Pacciardi gli avrebbe suggerito. Un altro generale che collaborò con me ai preparativi è Alberto Li Gobbi, medaglia d’oro della Resistenza, al mio fianco nella Franchi (…). Tramite lui ottenemmo l’adesione ai piani del colonnello Gambarotta, che comandava il reparto paracadutisti di Livorno. (…) Tra gli ufficiali di Marina era già stata avviata un’organizzazione che venne affiancata alla nostra: quella degli ammiragli Roselli Lorenzini e Pighini, entrambi, miei amici personali (…). Un settore in cui avevo trovato degli amici pronti a collaborare era l’ambiente degli ufficiali di cavalleria. Il più alto ufficiale che avvicinai in questo settore è il mio amico Giorgio Barbasetti, allora a Roma allo Stato maggiore generale.
Il maggior tessitore del piano militare, però, era il generale Ricci, che era al comando della Regione militare Sud a Caserta, e aveva una sua rete di alti ufficiali consenzienti. Lo incontrai più volte a Roma e al casello autostradale di Caserta. Ma era Pacciardi a tenere il rapporto con lui, e non entrai mai nel dettaglio del piano preparato e organizzato da Ricci.
Dopo aver assunto opportune informazioni, feci anche qualche reclutamento isolato. Vidi il generale Santovito, che comandava la divisione Ariete in Veneto, e l’incontro fu totalmente positivo. Un altro incontro importante, su suggerimento del vice capo dell’Arma dei carabinieri, generale Picchiotti, lo ebbi a Milano con il comandante della divisione Pastrengo, generale Palumbo. Questi andò al di là del segno, chiedendomi di ottenere dalla Marina il lancio di missili contro il carcere di Alessandria dove, secondo lui, erano detenuti molti comunisti pericolosi.
(…) Palumbo assicurava il concorso di tutti i carabinieri dell’Italia settentrionale, ma, quando le cose volsero in senso a noi contrario, si buttò dall’altra parte e, invece di tacere, per proteggere se stesso se ne uscì rinnegandomi e insultandomi. Contattai qualche altro ufficiale su cui avevo informazioni positive, come Borsi di Parma, generale della Guardia di Finanza(…). La sua risposta fu sostanzialmente positiva. Contattai inoltre il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, generale di squadra aerea Giulio Cesare Graziani, medaglia d’oro, che aderì entusiasticamente. E interessante notare che nell’inchiesta di Violante non è affiorato neppure uno di questi contatti, tanto che si può dire che l’apparato militare abbia tenuto un comportamento irreprensibile.

Estratto Edgardo Sogno, “Testamento di un anticomunista”

Dichiarazioni del ministro Paolo Emilio Taviani

“Nel periodo dello sfascio del Sifar e della confusione del Sid erano stati assunti come agenti di complemento parecchi confidenti, veri e propri ‘servizi paralleli’, spesso equivocati con Gladio, mentre con essa non avevano nulla a che vedere. Quando, dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo, le questure e alcuni settori dell’ arma rettificarono la loro azione, alcuni di questi agenti si trovarono diffidati e respinti. A mio sommesso parere stanno qui le schegge impazzite che imperversarono soprattutto in Toscana. Mario Tuti, che quando fu scoperto uccise due poliziotti, era un tipico esponente di queste schegge, di estrema destra, impazzite”.
http://www.falcoeceravolo.it/testtav.htm

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«Nell’ agosto del 1974 – si legge nel libro – arrivò sul mio tavolo al ministero dell’ Interno un’ informazione che raccontava di una presunta cospirazione per instaurare il regime presidenziale in Italia. Faceva, fra gli altri, i nomi di Pacciardi, Brosio, Sogno e Palumbo, comandante della Divisione Carabinieri Pastrengo. La rinviai al capo della Polizia con scritto “Indagare”. Suppongo che l’ informazione sia così giunta alla magistratura di Torino… Il pm convocò Sogno. E Sogno si rese latitante… Dalle confessioni postume di Sogno risulta oggi che le intenzioni di golpe sussistevano. Dai fatti risulta che il golpe abortì. Perché abortì? Innanzitutto perché il ministro della Difesa Andreotti trasferì alcuni generali che avevano aderito ai progetti di Sogno. In secondo luogo perché tutti coloro che avevano dato assenso o adesione a Sogno erano dei capi. Mancavano i subalterni, i sottufficiali, le truppe. Subalterni, sottufficiali, truppe erano invece a disposizione degli esaltati che dirigevano Ordine Nuovo. La terza ragione del fallimento dei progetti di Sogno è che non si collegò con Ordine Nuovo… Non riuscì o non volle? Forse non volle, perché quelli di Ordine Nuovo, dopo il decreto di scioglimento del novembre 1973, si erano dati alle tragiche follie degli attentati ai treni»
http://archiviostorico.corriere.it/2002/maggio/10/Sogno_Pci_stragi_altra_verita_co_0_0205107461.shtml

Golpe Bianco – sentenza di Appello Italicus 1986

Risulta infatti che con rapporto n.713 del 7 luglio 1974, redatto per il reparto D del SID dal col. Sandro Romagnoli e dal cap. Antonio Labruna, il capo del servizio gen. Miceli venne informato che nel periodo compreso fra il 10 ed il 15 agosto si sarebbero verificati “atti eversivi non meglio precisabili tra i quali però sarebbero rientrati:
– un’azione di forza in direzione del Quirinale;
– un’imposizione al Presidente Leone di profonde ristrutturazioni delle istituzioni dello Stato e formazione di un Governo di tecnici con a capo Randolfo Pacciardi”.
L’azione contro il Quirinale avrebbe dovuto essere capeggiata da certo dott. Salvatore Drago, ideatore del piano ed in contatto col Generale di Brigata Ugo Ricci, a sua volta in diretto rapporto, anche per sollecitazione del Pacciardi, con Edgardo Sogno e la sua organizzazione, denominata “Centro di Resistenza Democratica”.
Nel rapporto si precisava che atti eversivi avrebbero dovuto determinare – con scopo finale – l’intervento di imprecisati reparti militari favorevoli al golpe.
Il Generale Miceli, a conoscenza anche di altre indagini che il SID aveva in corso su Edgardo Sogno e le sue mene eversive; sulla sua attività di proselitismo nelle Forze Armate, mediante contatti con alti ufficiali; sui suoi rapporti con l’ex ministro Randolfo Pacciardi, con il gen. Ugo Ricci e col dott. Salvatore Drago; su suoi tentativi infine per potenziare a fini eversivi l’organizzazione denominata “Comitati di Resistenza Democratica”, in data 8 luglio 1974, informò il Ministro della Difesa on. Giulio Andreotti, sottoponendogli tutta la documentazione acquisita.
Ne ricevette l’ordine di informare immediatamente Polizia e Carabinieri, e l’eseguì consegnando due giorni dopo al gen. Enrico Mino, comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri ed al dott. Emilio Santillo, capo dell’Ispettorato per l’azione contro il terrorismo, un appunto con la sintetica enunciazione dei fatti e l’indicazione delle persone e delle organizzazioni coinvolte sul piano eversivo.
Il Comando Generale dell’Arma dei CC ed il capo della Polizia provvidero immediatamente ad allertare i Comandi periferici, disponendo l’incremento dei servizi di vigilanza.
Adeguate misure vennero prese anche dal SID. Significativo è fra gli altri il marconigramma del 13 luglio 1974, indirizzato dal Reparto D al Raggruppamento Centri C.S. di Roma  ed a tutti i Centri C.S. si “ordinava ogni possibile azione vigilanza e controllo” nei confronti di “ex appartenenti disciolto Fronte Nazionale e Ordine Nuovo et aderenti MAR –  Nuova Repubblica et altri gruppi anche non palesemente costituiti“, segnalando “possibilità verificarsi atti eversivi su scala nazionale periodo 10-15 agosto p.v.”.

 
Sentenza appello Italicus 1986 pag 311-313