Piero Citti – dichiarazioni 12.05.1983

Ho chiesto di essere esaminato dalla SV per riferire altri fatti che possono essere utili ai fini del procedimento penale contro Carboni Flavio ed altri. Ricordo che nel settembre ‘75 io partecipai in una riunione cui parteciparono Signorelli Paolo, Delle Chiaie Stefano, Tilgher Adriano, Giorgi Maurizio e circa 40 persone appartenenti ad Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e movimento sociale italiano. Nella riunione, organizzata da Signorelli e Delle Chiaie, si doveva discutere la prospettiva di riunificazione di tutte le forze della destra extraparlamentare e non, che sarebbero dovute entrare a far parte del Msi. Nell’ambito di questo le forze nuove avrebbero appoggiato l’ ala piu’ dura che all’ epoca veniva identificata in Pino Rauti. Andai alla riunione a bordo della mia macchina, sulla quale viaggiava Delle Chiaie, ove io ero andato su richiesta di Giorgi Maurizio.
Costui era venuto a casa, nel tardo pomeriggio, dicendomi che c’ era il Delle Chiaie, che mi disse di essere ospite di un cugino mentre Giorgi si allontano’ per qualche minuto ritornando con la macchina su cui erano altre persone.
A questo punto Delle Chiaie mi chiese se potevo accompagnarlo ad Albano. Aderii alla richiesta facendogli presente che non mi sarei potuto fermare ad Albano per molto tempo poiche’ avrei dovuto partire con il camion per Milano. All’ epoca facevo l’autotrasportatore per conto della Domenichelli. Andai ad Albano con la mia macchina, seguendo quella del Giorgi e per questo fatto non credo che sarei in grado di individuare la villa, anche se sono disposto a tentare la individuazione.

Durante la riunione, parlarono prevalentemente il Signorelli e Delle Chiaie, mettendo in evidenza la necessita’ che AN e ON dovevano riunirsi per creare un’ organizzazione piu’ potente ed omogenea. Dopo circa un’ ora, mentre la riunione proseguì, io mi allontanai per andare a Milano con l’ autotreno. Tale riunione e’ successiva a un episodio che desidero raccontare e che si verifico’ nella primavera – estate 1975 a Roma: io e Tilgher adriano prendemmo in affitto un appartamento in via Sartorio 51 o 55 nel quale io avrei iniziato attivita’ di autotrasportatore e Tilgher attivita’ di assicuratore. Nell’agosto 75 a causa di difficolta’ economiche feci presente al Tilgher che non avrei potuto continuare la societa’ con lui ed egli mi rispose che avrebbe continuato da solo nella sua attivita’ di assicuratore. Dopo qualche giorno fui avvicinato da Giorgi Maurizio che mi invito’ a non andare piu’ nell’ appartamento di via Sartorio. E io non andai piu’ nella casa di via Sartorio.
Quando il 02.12.75 i carabinieri di Roma, all’ ordine del capitano Tomaselli, fecero irruzione in via Sartorio, ove erano alcuni latitanti tra cui lo stesso Tilgher, di Luia Bruno, Crescenzi Giulio, Gubbini Graziano ed un certo Vinciguerra. Il Tilgher si qualifico’ come Citti Piero. Ciò egli, fece a mia insaputa.

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Per questo fatto fu emesso mandato di cattura nei miei confronti per detenzioni di armi e ricettazioni e altro. Appreso il fatto per radio mi misi in contatto con Giorgi a Roma e costui mi consiglio’ di fuggire procurandomi un ricovero presso la casa di tal Paulon. Nei pressi della via Tuscolana. Di li’ a qualche giorno Giorgi mi disse che non ero piu’ sicuro e mi consiglio’ di andare in Spagna. In verita’ non si tratto’ di un consiglio da di una imposizione. Andai a Madrid nel dicembre ‘75 e fui ospite di alcuni elementi della destra tra cui un certo Mario. Alla fine del dicembre ‘75 giunsero a Madrid l’avvocato Arcangeli e Giorgi Maurizio per discutere la linea difensiva del processo di Avanguardia Nazionale e in particolare dell’ operazione di via Sartorio.
Il giorno successivo venne da me Delle Chiaie e mi disse che mi sarei dovuto assumere la responsabilita’ della gestione dell’appartamento di via sartorio per scagionare il Tilgher. Io naturalmente rifiutai e per questo fatto fui aggredito dal Delle Chiaie. Dopo due giorni me ne andai a Roma ove attesi la fine del processo che per me si concluse con un’ assoluzione. Subito dopo tornai in Italia ove ripresi i contatti con il Tilgher e conobbi anche Tilgher Mario, che era in posizione decisamente di destra e mostrava di condividere la posizione e la prassi politica del figlio Tilgher adriano, che all’ epoca era presidente dell’ Avanguardia Nazionale. Ho fatto questo riferimento a Tilgher Mario poiche’ in seguito ho saputo che egli era iscritto alla P2.

Nel 1976, o forse nel 1977, conobbi a Roma in un bar di piazza Tuscolo Roberto Palladino che militava nella destra eversiva essendo un esponente di Avanguardia Nazionale. Egli, probabilmente presentato dal fratello Carmine poi ucciso da Concutelli che avevo conosciuto, tramite Giorgi nel 1975 – 1976. Ricordo che egli voleva vendermi un cane ma io non lo comprai. Nel 1978 io e Roberto Palladino decidemmo di aprire assieme a Carmine uno studio di contabilita’ in via Satrico.
Gia’ da qualche anno prima, il Palladino Roberto era in rapporti con Carboni Flavio e con la Sofint. Di tutto cio’ che riguarda i miei rapporti con la Sofint e con Carboni e il suo staff ho gia’ parlato nel memoriale. A partire dal mio contrasto con Carboni Flavio iniziato nell’ aprile ’81 si sono modificati alcuni fatti che in seguito ho potuto collegare tra di loro e a Carboni Flavio per le ragioni che diro’ in seguito. Ricordo che nel settembre 81, mentre ero a piazza Bologna, nel bar che vi si trova e che frequentavo abitualmente, fui avvicinato da tale silvano della destra eversiva, che io conoscevo da circa un anno. Egli mi disse, senza spiegarmi i motivi, che dovevo stare molto attento perche’ c’ era gente che mi voleva sparare. Cercai di sapere di piu’ ma non ci riuscii.

Nel settembre ‘82, dopo il mio arresto ad opera del GI dr Minna di Firenze, mentre ero al centro clinico di Pisa conobbi un giovane a nome Sortino Luigi, che aveva frequentato lo studio di Palladino Carmine e Palladino Roberto. Il Sortino mi disse che nel mese di aprile 82 (e ancor prima che esplodesse la vicenda P2) , palladino Roberto, nel carcere di Rebibbia, aveva detto in presenza di Sortino e di altri elementi della destra tra cui probabilmente Tidatinto che la P2 mi aveva condannato a morte per quello che io avevo fatto a Carboni Flavio per la tentata estorsione e per i documenti di cui mi ero appropriato.

Io risposi che avrei fatto il mio dovere raccontando tutto all’ autorita’ giudiziaria cio’ che io dicevo era provato da una serie di documenti che furono trovati in possesso di miei coimputati tra cui Bruni Adolfo e altri. Tra tali documenti c’ erano schede bancarie del banco del cimino e di altre banche, matrici di blocchetti di assegni, fotocopie di certificati di titoli azionari, documenti riguardanti rapporti tra Carboni , Balducci, Diotallevi, Angelini Filomena ed altri.
Mi sembra che vi fossero fotocopie di assegni rilasciati ad Abbruciati Danilo. Del resto, anche in carcere ho avuto conferma dei rapporti tra alcuni di dette persone. Il Matteoni mi disse che esisteva un legame molto stretto tra Abbruciati e Diotallevi. Matteoni mi disse che Abbruciati era andato a Milano questa era una sua ipotesi solo per ferire Rosone ma non per ucciderlo.

– c’ era uno strettissimo connubio tra Carboni Flavio, Diotallevi, Balducci e Pompo’ come io ebbi modo di rilevare da tutto cio’ che osservai durante la mia permanenza in via Panama, vedendo le persone e ascoltando alcune telefonate. Di Abbruciati avevo saputo da giovani della destra eversiva pur non appartenendo ad una specifica organizzazione.

– Ho letto diversi documenti che facevano riferimento a consegne di preziosi per centinaia di milioni da parte di Diotallevi e Annibaldi a Carboni Flavio e Andrea … Si trattava di documenti segreti cui ebbi accesso casualmente un giorno nella stanza di pellicani e anche questi documenti che facevano riferimento ai gioielli furono sequestrati a Adolfo Bruni e agli altri. ­

“Parola del Sid” – Panorama 26.06.1975 – terza parte

8.L’attuazione del «golpe» viene fissata per la notte dell’8 dicembre 1970. Il 7 dicembre inizia l’af­flusso in Roma dei Gruppi B e lo schieramento iniziale dei nuclei. Il Gruppo di La Spezia si raduna al Motel Agip di via Aurelia, il Gruppo di Gros­seto si concentra presso la Tipografia Rotoprint di Pomezia (di proprietà di Federico Bonvicini); altri, tra cui il Gruppo di Genova, convergono nel cantiere di Remo Or­landini; il Gruppo Saccucci si reca nella palestra di via Eleniana. Il Gruppo delle Guardie Forestali che dalla sede stanziale (Cittaduca­le) doveva muovere nella notte sull’8 dicembre 1970 in direzione di Roma per una esercitazione in autocolon­na, risulta senz’altro disponibile agli ordini di un certo tenente colonnel­lo Berti. Lo « stato maggiore » del Fronte è riunito nel cantiere di Orlandini.
Intorno alle ore 11-12 si procede all’attuazione della prima parte del piano (ingresso nel ministero dell’ Interno). Nel pomeriggio del 7 dicembre giungono in Roma anche elementi di Avanguardia Nazionale della Li­guria e Toscana (Cardellini, Sturlese, Carmassi, Mario Bottari).

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Nel contempo si definiscono gli ul­timi accordi per l’esecuzione com­pleta dell’intero piano eversivo. (Nel quadro di tale disegno eversivo il 7 dicembre 1970, a sera inoltrata, un gruppo di Avanguardia Nazionale, capeggiato da Mario Bottari, muove per compiere un sequestro di perso­nalità non nota. Sbaglia indirizzo e, tra l’altro, resta bloccato nell’ascen­sore del palazzo. Solo nelle prime ore del giorno successivo riesce a rientrare senza aver condotto l’ope­razione). Il centro operativo è costituito, ol­tre che dal predetto, da Salvatore Drago, Giacomo Micalizio (medico palermitano amico di Drago e di Ste­fano Delle Chiaie), Bonvicini, De Ro­sa, Adriano Monti, Junio Valerio Borghese, Lo Vec­chio, il generale di squadra aerea (ri­serva) Casero e Rosa sono riuniti nello studio di quest’ultimo e costi­tuiscono il comando politico dell’ operazione.

9.Intorno alle ore 24, il maggio­re Enzo Capanna fa uscire dal mini­stero dell’interno un autocarro con 180 mitra Mab destinati a Remo Or­landini. Ma, contemporaneamente, il centro operativo riceve da Junio Bor­ghese l’ordine di sospendere l’operazione e di far rientrare gli uomini. Motivazione data da Borghese: nessun militare è stato disposto ad agevolare l’ingresso nel ministero della Difesa.

In tutta fretta, i convenuti si al­ lontanano da Roma, mentre il com­mando entrato nel ministero dell’Interno guadagna l’uscita portando con sé parte delle armi ricevute in con­segna (sembra n. 7 mitra Mab). (Il camion con i 180 Mab viene rintrac­ciato per le vie di Roma e fatto rientrare al ministero dell’Interno. Le armi vengono scaricate e riposte dal commando prima di uscire dal pre­detto dicastero). Al momento di abbandonare il can­tiere Oriandini, Salvatore Drago rie­sce a impossessarsi delle tute mime­tiche, cinturoni, baschi da carabinie­ri e altro equipaggiamento che il gruppo La Spezia aveva al seguito per l’operazione ministero della Di­fesa (totale 50 combinazioni).

10.Il 20 gennaio 1971, nella sede del Direttivo del Fronte Nazionale in Roma, via XXI Aprile, ha luogo una riunione di tutti i delegati per un esame della situazione. Borghese non dà alcuna spiegazio­ne convincente della sospensione dell’azione Tora-Tora (così definita tra i partecipanti), mentre alcuni tra i presenti ripropongono nuove imprese. Tra questi si evidenzia Giancarlo De Marchi di Genova venuto al con­vegno insieme al delegato della cit­tà ligure, Frattini. Nella circostan­za, De Marchi fa una crìtica dell’ operato e si offre di finanziare, tra­mite i suoi « amici » qualcosa « di nuovo ma serio ».
Il giorno successivo Remo Orlandini va a Genova e incontra De Marchi per un discorso più appro­fondito. Il 22 gennaio, Frattini vie­ne esonerato e l’avvocato genovese diventa il nuovo delegato di Ge­nova.

11.Le attività successive del Fron­te Nazionale, alle quali è sempre assente Borghese, possono sintetiz­zarsi in :
-27 gennaio 1971, riunione in Ro­ma presso un circolo culturale im­precisato. Scopo: discutere sull’opportunità della ripresa dell’azione. Partecipan­ti: on. Filippo Di Iorio, Remo Orlandini, Fabio e Renzo De Felice, Ciabatti, Zanelli, Quattrone (farma­cista, del Gruppo A di Genova), Bonvicini ;
-primi di marzo 1971, riunione in Roma, presso i De Felice (sembra in via Abetone). Scopo: quello del giorno 27 gennaio. Partecipanti: fra­telli De Felice, Rosa, Ciabatti, Orlandini, De Marchi. Risultano altre­sì presenti due ufficiali dei carabi­nieri. (Nell’occasione, Orlandini pre­ga De Marchi di acquistare e conse­gnare a Rosa 100 tute e accessori per equipaggiamento da carabiniere. Incarico successivamente assolto).

12.Il 17 marzo 1971 la Rai-Tv pub­blicizza il tentativo di « golpe » e avviene l’arresto di Remo Orlandini e altri. Immediatamente, un gruppo di affiliati si riunisce e si autodefinisce nuovo Direttivo Nazionale del Fron­te. I soggetti sono : De Marchi, Bon­vicini, Zanelli, il figlio del chirurgo Pietro Valdoni, Ciabatti, Costanti­ni (medico di Padova), Stefano Di Luia (esponente di Lotta di Popo­lo), Stefano Delle Chiaie, un rappre­sentante non noto di Ordine Nuovo di Rieti, Pomar, Micalizio e Salva­tore Drago.
Nell’estate 1971 i predetti si riu­niscono sul monte Terminillo, in una villa privata, ed eleggono Cia­batti rappresentante in Italia dei ca­po del Fronte Nazionale (Valerio Borghese infatti è fuggito in Spagna per sottrarsi al mandato di cattura).
Inoltre, in uno sforzo di rimpasto organizzativo, vengono nominati :
-Giancarlo De Marchi, delegato responsabile per il Nord-Italia;
-Bonvicini, delegato responsabi­le per il Centro;
Micalizio, delegato responsabi­le per il Sud-Italia.

Giovanni Melioli – dichiarazioni 08.01.1986

Non è presente il rappresentante della parte civile anche se regolarmente avvisato.

-ricordo i contenuti del precedente interrogatorio al quale mi riporto perche’ non ho nulla da aggiungere alle dichiarazioni rese in quella sede.

A contestazione di avere l’ imputato rivelato a terzi che l’ attentato all’abitazione dell’onorevole Anselmi Tina era ascrivibile a formazioni di estrema destra ed invitato a rivelare quanto a sua conoscenza su questo episodio, Melioli dichiara:

-non ricordo ora di avere parlato con chicchessia dell’ attentato di Castelfranco Veneto. In ogni modo non ho informazioni ne’ elementi di conoscenza diretta in ordine a tale attentato. Tuttalpiù non escludo che nel corso di conversazioni del tutto generiche ed accademiche io possa avere commentato l’episodio mettendo in dubbio la ascrivibilità dello stesso all’area dell’ autonomia ed esprimendo il giudizio che andasse invece ascritto alla destra. Cio’ dico perche’, sulla base della comune esperienza giornalistica, cioe’ dell’ esperienza che poteva derivarmi dalla lettura dei giornali, mi ero formato il convincimento che potessero ascriversi a sinistra attentati fatti con candelotti di esplosivo, infatti avevo letto e visto le fotografie di rinvenimenti presso estremisti di sinistra di tale tipo di esplosivo, che si presume provenisse da furti presso cave. Ritenevo invece ascrivibile alla destra attentati fatti con tipo di esplosivo diverso.

A contestazione del fatto che la natura dell’ esplosivo impiegato nell’ attentato ad Anselmi Tina e’ effettivamente diversa da esplosivo in candelotti e richiesto di dichiarare come egli come egli potesse sapere tale diversità, l’ imputato dichiara:

– dopo aver ribadito che no ricordo di aver mai parlato di tale attentato, affermo che, dando per scontato che io ne abbia parlato nei termini riferiti, le uniche notizie che potevo avere in merito provenivano dalla lettura dei giornali o da mie supposizioni.

– non sono a conoscenza di nomi di persone che nel Veneto, dal 1978 in poi, si siano resi responsabili di attentati di qualunque tipo.

A questo punto, ore 11,20 l’ avvocato Lenzi Ugo si congeda.

– e’ evidente che, data la mia collocazione politica, e i miei rapporti con aree identificabili in TP, ON e AN, che a livello di chiacchiere di bar si formulavano ipotesi di attentato. Preciso peraltro che i miei rapporti erano con personaggi che in passato avevano militato in ON e AN e che nell’ attualità erano difficilmente collocabili.

– penso di non aver mai avuto cognizione diretta dei fogli d’ ordine di Ordine Nuovo.

– posso aver partecipato ad una discussione sul contenuto di tale documento, di cui non condividevo la linea e la strategia, dissenso che io ho espresso in maniera esplicita avari livelli. Io ritenevo che la linea manifestata dai fogli d’ordine, di cui non conosco gli autori, fosse perdente poiche’ non condividevo la necessita’ di infiltrazioni sulla’ area della autonomia e sostanzialmente la formulazione del vecchio gruppo di ON gia’ in precedenza tentato attraverso varie iniziative come Anno Zero, Costruiamo l’Azione.
Sostenevo invece la necessita’ di attivita’ parallele ad ambienti politici diversi dal nostro e che permettessero un rilascio ed uno spazio politico nuovo. Per questo sostenevo la necessita’ dei referendum. Per questo pur non avendo molti soldi, mi sono impegnato nell’ iniziativa editoriale nuova affermazione. La diversita’ della mia posizione politica si manifestava nei confronti di Raho, di Fachini, di Calore, persone che peraltro non ricordo di avere conosciuto. Non è un caso che non partecipato ad iniziative come la organizzazione della fuga di Freda che pure è un mio carissimo amico. Affermo dunque che io sono rimasto estraneo ad ogni attività illegale perche’ su posizioni divergenti. I miei rapporti con l’ ambiente sono rimasti legati alle iniziative di AR e della libreria Ezzelino. Per quanto concerne il foglietto di appunti da me consegnato al difensore nel precedente interrogatorio, si tratta di appunti da me scritti in previsione dell’ interrogatorio che dovevo subire e nel quale facevo una sorta di promemoria dei fatti che prevedevo sarebbero stati oggetto di contestazione.
Gli appunti de quo contengono una serie di mie personali valutazioni e supposizioni scritti in maniera approssimativa e sommaria in ordine ad alcuni attentati avvenuti a Rovigo sui quali a suo tempo presentati una memoria difensiva che invito il mio avvocato a produrre all’ ufficio, nonche’ una descrizione dei rapporti intersoggettivi a mia conoscenza tra le diverse persone nominate nel mandato di catture. Ho poi cercato di riassumere il mio percorso politico da quando avevo 17 anni fino al 1980. L’ appunto “1976 contatti con AR (sempre) intervento – OLP” sta a significare che nel 1976 io ero attivo nell’ ambito della distribuzione delle riviste che mi arrivavano e quindi delle edizioni AR sempre e occasionalmente delle riviste “intervento” e OLP, la quale ultima mia arrivava da la spezia se mal non ricordo.
OLP sta per organizzazione Lotta di Popolo. Se ricordo bene la rivista faceva capo a Serafino Di Luia, che ho conosciuto presso la libreria romana che lui gestiva. L’ appunto “Fioravanti” seguito da una freccia con le parole “missini – Fuan …” ed i nomi successivi sempre seguiti da una freccia, cerca di ricostruire quelli che erano i contatti a mia conoscenza tra Fioravanti, Cavallini, Raho, Fachini egli ambienti della destra a Rovigo. Tali contatti in qualche caso mi risultano, in altri casi rappresentano mie opinioni o frutto di deduzioni personali. Quando indico tra i contatti di Fachini anche Rinani, non posso affermare di averli mai visti insieme. Ritenevo e mi risulta che entrambi frequentavano il Msi e l’ambiente padovano, nonche’ la piazza del Pedrocchi dove si davano solitamente convegno le persone di destra. Io non posso escludere di aver visto anche Rinani che era responsabile del Fronte della gioventu’ a Padova.

– mi e’ stato riferito, non ricordo da chi, che effettivamente alcune persone vennero a Rovigo per mettere “pace” fra Giomo da una parte e Frigato e Napoli da un’ altra, (penso Frigato e Napoli) , a causa dell’episodio della rapina in banca avvenuto in provincia di Ferrara. Il dissidio (mi risulta) non so da cosa fosse stato causato. Quel che so’ e’ che vi erano delle accuse nei confronti di Giomo, ma io non detti peso alla cosa perche’ ero in dissidio con Giomo sin dai tempi in cui, insieme con altri giovani, avevo lasciato l’Msi di Rovigo. Infatti piu’ volte avevo invitato Giomo a non compiere azioni che potessero essere attribuite dagli inquirenti a mee agli atri che avevamo, dopo aver lasciato l’ Msi, fondato un circolo autonomo denominato “nuova affermazione” .

-non so se vi fosse Fioravanti Valerio tra le persone venute a difendere Giomo Franco.

Letto confermato sottoscritto.­

Le dichiarazioni di Paolo Pecoriello su Avanguardia Nazionale – commissione stragi

Paolo Pecoriello, che aderì fin da subito ad Avanguardia Nazionale che oggi è volontario della Caritas, in un memoriale consegnato nell’ottobre 1974 all’allora giudice istruttore dottor Luciano Violante che portò alla luce il “golpe bianco” facente capo a Edgardo Sogno, inizia la ricostruzione delle attività della destra in Italia dal 1958 per giungere fino al 1973, «poiché, contrariamente a quanto comunemente si crede, le trame nere di cui attualmente si parla, non sono generate dal momentaneo stato di crisi politica ed economica, ma sono invece i frutti di piani eversivi preparati fin dal 1958, e solo partendo da quella data, si può avere una reale e chiara immagine di quanto è avvenuto in questi anni». Proprio nel 1958, ricorda Pecoriello, «dopo innumerevoli lotte interne del MSI, emerse definitivamente la linea Michelini, che voleva imporre al partito una linea parlamentare integrata nel sistema ed era propenso ad un reinserimento nell’ambito dell’area democratica, soggiacendo alle sue regole. Evidentemente ciò portò una certa frangia, senz’altro la più giovanile ed estremista, ad una scissione che dette vita in un primo momento ad Ordine Nuovo». I suoi leader, divisi da diverse strategie, erano Pino Rauti e Stefano Delle Chiaie. Pecoriello, che aderì al gruppo di Delle Chiaie, ricorda come si trattasse di picchiatori che coltivavano le teorie ariane della superiorità della razza, l’antisemitismo, il nazionalismo, dediti a pestaggi e ad attentati contro sedi di sinistra e a manifestazioni per l’Alto Adige. Ordine Nuovo, mediante l’associazione Italia-Germania affidata al giornalista Gino Ragno, entrò in contatto con gruppi oltranzisti di destra della Germania, della Francia, della Spagna e del Portogallo. A seguito di quei rapporti, furono organizzate da Avanguardia Nazionale ed Ordine Nuovo «violentissime» manifestazioni di piazza in occasione della rivolta algerina, della crisi congolese, della visita di Ciombé al Papa. Egli stesso ebbe modo di vedere documenti e passaporti falsificati per mettere in salvo esponenti dell’OAS. Il che risulta confermato da relazioni 21 agosto, 18 settembre e 5 ottobre 1961, allegate al fascicolo “OAS” presso l’ufficio Affari Riservati e rinvenuti nel deposito lungo la circonvallazione Appia, nelle quali si legge del viaggio in Italia di Ortiz, alla testa di quella struttura e dell’incontro con Caradonna, nonché di visite fatte in Italia dall’agente OAS colonnello Lacheroy che incontrò Gedda, Romualdi, Pennacchini, Foderaro e Gianni Baget Bozzo, presso la sede del comitato per l’Ordine Civile; dei «contatti tra De Massey […], principale elemento dell’OAS in Italia […] con elementi della destra missina», aggiungendo dei collegamenti del predetto con Enzo Generali, Guido Giannettini ed Enzo Pucci, precisando che «attualmente Generali e Giannettini si trovano in Spagna, presso Ortiz». Infine una nota dell’informatore Aristo del 5 maggio 1962, fonte attendibile in quanto interna al MSI, e in contatto con Guerin Serac e con Ordine Nuovo, riferisce del tentativo svolto dall’onorevole Pozzo di ottenere dall’OAS finanziamenti da destinare ad Avanguardia Nazionale. Eppure in quel periodo di frenetici contatti con vertici OAS e di appoggi politici provenienti da esponenti di destra come «Tullio Abelli, Egidio Sterpa, Almirante e Roberti, Romualdi e Anfuso», l’OAS aveva in programma l’organizzazione di una «Legione che, sotto forma di movimento europeo anticomunista avrebbe dovuto intraprendere azioni di guerriglia nella Francia metropolitana e nella stessa Algeria». I finanziamenti erano previsti come provenienti «da una importantissima compagnia petrolifera, interessata a contrastare iniziative dei petrolieri italiani in Algeria, in Tunisia e nel Marocco».

«In quel periodo ± continua Paolo Pecoriello ± furono condotte anche accurate ricerche in campo sionista e furono schedati numerosi ebrei […]. Nell’estate ’63 presi parte al primo campeggio organizzato da Avanguardia Nazionale nella zona di Rieti». Le giornate si concludevano con «un corso di guerriglia […]. Il campo base era situato in una scuola nel Comune di Borbona». Pecoriello fu poi assunto nell’ente governativo “Gioventù Italiana” il che gli consentì di soggiornare alcuni mesi a Roma. In quell’occasione sentì parlare di trame eversive, ne chiese conto a Delle Chiaie, che gli spiegò che «Avanguardia stava per essere sciolta, ma gli appartenenti a questo gruppo […] avrebbero potuto entrare in un nuovo movimento, questa volta segreto, che avrebbe dovuto prepararsi ad operare nel tentativo di creare i presupposti per un colpo di Stato, o qualcosa di simile, di impostazione anticomunista. A tal fine sarebbero stati organizzati dei corsi nell’uso delle armi, dell’esplosivo e sulle guerriglie, particolarmente su quella psicologica. Si sarebbero poi presi contatti con professionisti e militari disposti a collaborare […]. Qualche settimana dopo, in un sottoscala di via Michele Amari, iniziai insieme ad altri due miei vecchi e fidatissimi amici, il corso di cui Delle Chiaie mi aveva parlato. Durò due settimane e richiese la massima attenzione perché mi dissero che avrei dovuto ripetere quelle lezioni nelle località che avrei girato a causa del mio lavoro.

In quei giorni, provocati da elementi di Avanguardia Nazionale della facoltà di giurisprudenza, scoppiarono dei violentissimi tafferugli all’Università, durante i quali perse la vita il giovane socialista Paolo Rossi. Il 10 luglio fui trasferito a Piediluco in provincia di Terni, ove rimasi fino al luglio 1967. A Terni avvicinai alcuni giovani del MSI e dopo essermi accertato della loro serietà, gli parlai del nuovo gruppo sorto e dei suoi programmi e rifeci loro parte del corso che avevo seguito a Roma». Ecco perché appare esatta la considerazione del Pecoriello, secondo la quale «in tutti questi anni non si può mai parlare di un netto distacco tra il MSI ed Avanguardia Nazionale. Infatti servimmo la prima volta il candidato Ernesto Brivio nella campagna elettorale per le elezioni amministrative. Successivamente nelle politiche Avanguardia Nazionale tentò addirittura di proporre un proprio candidato al Parlamento, Paolo Signorelli, ma sempre nelle liste MSI. Ma Avanguardia dette il massimo del suo contributo nel duello fra Almirante e Michelini, in evenienza del congresso di Pescara svoltosi nel luglio 1964. L’onorevole Almirante, promotore della corrente “Rinnovamento”, mise nelle mani di Stefano Delle Chiaie l’organizzazione di detta corrente, incaricandoci di prendere in mano in poco tempo la direzione del maggior numero possibile di Sezioni, onde poter disporre in sede di congresso dei loro voti. In questa occasione a me e a Mario Merlino fu affidata la direzione del gruppo giovanile della sezione “Istria e Dalmazia”, che era la più importante di Roma». Fatto sta che subito dopo Pescara, oltre al rinsaldarsi dei collegamenti Delle Chiaie-Almirante, anche «Rauti avrebbe considerato opportuno instaurare contatti, di natura riservatissima, con la corrente di Almirante», come da nota “riservata” spedita dalla Questura di Perugia al Ministero datata 26 luglio 1963.

Pecoriello venne anche convocato dall’onorevole Cruciani del MSI, che «mi chiese che facessi scritte e simboli filocomunisti sulle chiese di Terni […]. Organizzai i ragazzi ed il sabato successivo a quell’incontro era già tutto fatto. Solo il lunedì, leggendo alcuni giornali romani, mi resi conto che era stato tutto concertato per scatenare una campagna di stampa anticomunista, da parte di circoli cattolici tradizionalisti. Dopo un po’ di tempo, credo fosse novembre, ricevetti una telefonata in cui [Delle Chiaie, ndr] mi ordinava di andare immediatamente a Roma con i miei ragazzi. Vi andai, e in casa Delle Chiaie, mi furono affidate alcune bombe a mano S.r.c.m. che avrei dovuto tirare contro l’ambasciata americana, durante i disordini che sarebbero seguiti ad una manifestazione contro la guerra del Vietnam in piazza Navona. Non escludo che ci fossero altri gruppi come il mio ad entrare in azione». Per ragioni di orario, la provocazione non fu portata a termine ma poco dopo «mi recai nuovamente a Roma per prendere direttive e per combinazione partecipai in un cinema ad una ristretta riunione promossa da Avanguardia e dalla Federazione nazionale combattenti RSI per la costituzione del Fronte Nazionale di Borghese e per la preparazione di una specie di programma: vi parteciparono Borghese, Delle Chiaie, e numerosi ufficiali ed ex ufficiali. In quell’occasione mi parlavano anche di elementi fascisti portoghesi e spagnoli che operavano nel nostro Paese per spalleggiarci». Fu successivamente trasferito, sempre per lavoro, a Castellammare di Stabia, a Benevento e a Reggio Emilia ed in ogni località formò dei gruppi che metteva in contatto con Roma. In particolare a Reggio Emilia, ove giunse nell’agosto del ’68, ebbe l’ordine di organizzare attentati a Reggio, Modena e Parma, al fine di provocare «una reazione comunista. Ne realizzai alcuni, ma poco dopo fui individuato». Il che non gli impedì di portarne a termine altri, «ma senza superare certi limiti». Poco dopo, a Roma, Delle Chiaie «mi rivelò un piano che stavano attuando in campo nazionale», al quale egli stesso doveva adeguarsi. «Si trattava di far infiltrare nostri elementi nella sinistra extraparlamentare allo scopo di spingerli ad atti provocatori, e se ciò non fosse possibile, ripiegare sulla costituzione di gruppi di tendenza nazi-maoista che avrebbero potuto partecipare a manifestazioni di sinistra, facendole degenerare. Per combinazione quello stesso giorno incontrai in piazza Colonna Mario Merlino che con un discorso molto confuso mi fece intendere di essere diventato anarchico, ma io, conoscendolo da molti anni e dopo ciò che avevo udito nella mattinata, non gli credetti». In ossequio a quelle direttive Pecoriello costituì un gruppo denominato “Nazional-proletario” a Reggio Emilia, con il quale partecipò a varie manifestazioni di sinistra. «Ciononostante, di tanto in tanto, partecipavo a manifestazioni del MSI quando ero invitato, ovviamente in altre città, come Milano, Brescia, Mantova, Padova. In una di queste occasioni, esattamente a Vicenza, fui invitato a capo di un gruppo di trenta persone, ad un comizio dell’onorevole Franchi». Il comizio venne vietato dalla polizia e Pecoriello, che si trovava all’interno della Federazione del MSI, fu «accompagnato in una stanza in cui mi furono consegnate otto bottiglie molotov che avrei dovuto dividere fra i miei ragazzi per tirarle contro la forza pubblica […]. Solo uno di noi ebbe il coraggio di lanciarle, mentre gli altri le abbandonarono in vari punti». Del resto, Vettore Presilio, allora dirigente della sezione padovana del MSI dell’Arcella, nota per l’estremismo violento che la caratterizzava, di cui era segretario Roberto Rinani e che era frequentata da uomini come Fachini, ricorda come in quegli anni proprio lui e Fachini lanciassero bombe rudimentali per esercitarsi. Quando esplosero le bombe di Milano e Roma, Pecoriello era a letto febbricitante ed apprese le notizie dalla televisione: «Intuii subito di cosa si poteva trattare e mi sentii mancare la terra sotto i piedi», entrò in crisi e decise di non farsi più vedere nei giri neofascisti per un po’ di tempo. Nell’aprile ’71 tornò a Roma, Delle Chiaie era latitante, ed incontrò «altri dirigenti di Avanguardia Nazionale, ai quali dissi di non essere più disponibile. Loro mi parlarono del tentativo di golpe del dicembre precedente; mi dissero che non era stato un fallimento, ma solo un rinvio, e che perciò il momento era molto delicato […]. Mi chiesero di tenere alcuni contatti con ambienti dei paracadutisti […]. Nell’autunno del ’72 fui avvicinato da tale Maselli di Ordine Nuovo, di stanza allo Smipar di Pisa, il quale mi parlò di un programma di riunificazione fra i vari gruppi della destra extraparlamentare in previsione di qualcosa di grosso […]. Nel novembre del ’73 un sottufficiale si mise in contatto con me su disposizione di Avanguardia e mi disse che eravamo molto vicini a qualche cosa d’importante. Avrei dovuto perciò preparare degli elenchi con tutti i nomi degli ufficiali delle brigate paracadutisti cercando di indicarne la tendenza politica, nonché tenermi informato su tutti i movimenti del battaglione, e in caso di fatti inconsueti, avvertirne subito Roma. Di fatti inconsueti, tra il novembre ’73 e il marzo ’74, ve ne furono innumerevoli. Allarmi diurni e notturni a rotazione continua. Nel massimo segreto, riunioni ad alto livello di ufficiali e strani traffici nell’ambiente del battaglione carabinieri paracadutisti. Ad un certo punto, preoccupato, organizzai una piccola riunione a cui parteciparono un ufficiale medico, un tenente dei carabinieri parà, due sottufficiali dei Sabotatori e due ufficiali di Marina. Dai loro timori compresi che dietro a tutto ci doveva essere una manovra socialdemocratica […]. Non so perché ricorra tanto di frequente sentire parlare di Socialdemocratici in occasione di complotti o trame eversive, ma è certo che dal ’70 ad oggi, nell’ambiente della destra extraparlamentare, si è numerose volte temuto che le nostre azioni non servissero ad altro che da coperture a loro, come giustificazione della costituzione di un governo forte, o qualcosa di peggio, che rivendicasse gli ideali di libertà democratica e repubblicana, nella lotta antifascista e anticomunista. Non esito a credere che la destra parlamentare si sarebbe facilmente aggregata a loro, lasciando gli extraparlamentari in balia degli eventi».

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Pecoriello ha sempre sentito parlare di «elementi nostri infiltrati nel SID o in contatto con alti funzionari del Ministero dell’interno» ed a tale proposito i nomi ricorrenti, a suo dire, erano quelli ormai noti di «Guido Giannettini, Giancarlo Cartocci, Stefano Serpieri, Guido Paglia, Stefano Delle Chiaie». Al termine di questo lungo sfogo, Pecoriello conclude: «Ritengo che i personaggi al centro di tutti i complotti eversivi, almeno a livello operativo, siano Stefano Delle Chiaie e Pino Rauti. Politicamente non so chi avrebbe dovuto guadagnare, ma solo loro avevano ed hanno i contatti e le amicizie per portare avanti un simile piano. Borghese, Freda, Ventura, Graziani, Saccucci e molti altri, non sono altro che loro pedine. Cresciuti tutti nello stesso ambiente, sono anni che collaborano tutti sotto la loro direttiva per raggiungere gli scopi, già prefissati nel lontano ’58. Sono loro che hanno tenuto i vari contatti internazionali con Grecia, Spagna, Portogallo, Cile, Francia e Germania, hanno preso tutte le iniziative di questi anni, e se non verranno fermati in tempo, prima o poi raggiungeranno il loro obiettivo». Nella successiva deposizione resa al giudice istruttore di Bologna, Paolo Pecoriello ricorda come Avanguardia Nazionale fosse una immediata espressione del Ministero dell’interno sia per ragioni soggettive (i padri di Flavio Campo, di Di Luia e di Cataldo Strippoli erano funzionari del Ministero), che per la «stessa natura delle azioni che tale organismo era chiamato a compiere, in particolare azioni di infiltrazione e provocazione in chiave anticomunista delle quali ho parlato nel mio memoriale». Così nel novembre del 1973 fu avvicinato, «su disposizione di Avanguardia Nazionale», da un sottufficiale che lo mise al corrente «che eravamo vicini a qualche cosa d’importante». E’ anche al corrente, per averlo appreso «dalla persona che li ritirò in Italia […] di carichi di armi ed esplosivi ricevuti dalla Grecia nel 1968». Vi furono anche contatti con «ufficiali dell’Arma e del SIFAR nell’inverno del ’64. Addetto a questi contatti era Cataldo Strippoli, e numerose volte ci fu prospettata l’ipotesi che avremmo dovuto operare parallelamente agli ordini provenienti dai loro comandi. Nel periodo settembre-ottobre 1965 partecipai all’attacchinaggio di un manifesto che riportava l’effigie di Stalin ed era firmato: “Movimento marxista-leninista d’Italia”».

I fascisti in loggia

Tra i tanti passi falsi che durante il periodo del suo mandato Salvini ebbe l’accortezza di fare, uno è senz’altro il più indicativo per la sua ricattabilità e per i suoi continui voltafaccia. Il fatto accadde a Roma, in un salone del Palazzo dei Congressi all’Eur, durante le celebrazioni per il centenario del XX settembre 1870, data storica per la massoneria e per i laici, che ricordava la breccia di Porta Pia e l’annessione dell'”odiato Stato pontificio”, con il relativo corollario di trasferire la capitale del regno savoiardo da Firenze a Roma.
In quell’occasione, infatti, alcuni fratelli di sinistra (primo fra tutti l’ex senatore socialista ed anziano Gran maestro onorario a vita, Eduardo Di giovanni, nonno dell’omonimo avvocato romano) si accorsero, e lo fecero subito notare, della presenza al tavolo dei maggiorenti e in mezzo alla sala di un nugolo di neofascisti del gruppo ambiguo “Europa Civiltà” (sorta nel 1968 dalle ceneri del Movimento integralista, un’organizzazione di fascisti “evoliani”, di matrice esoterica-cattolico integralista, legati alla destra democristiana di Roma, quella che fa capo all’ex deputato Agostino Greggi e al cardinale Alfredo Ottaviani, intimo amico di Giulio Andreotti).
A capo di questa delegazione, introdotta dal nostalgico Elvio Sciubba, ispettore generale del ministero del Tesoro e presidente del periodico L’incontro delle genti (mensile di destra organo del Macem, associazione mutualistica “Ceto medio”, il cui animatore era l’ex generale Giuseppe Piéche), c’erano noti neonazisti implicati nelle trame nere:
Loris Facchinetti, fondatore di “Europa Civiltà”, il picchiatore Bruno Di Luia (fratello di Serafino e insieme implicati nell’assassinio dello studente socialista Paolo Rossi, all’università di Roma del 1966), Bruno Stefàno (poi ricercato quale indiziato per l’omicidio del commissario dell’ufficio politico di Milano, Luigi Calabresi), l’avanguardista Flavio Campo, coinvolto nel tentato golpe Borghese (arrestato nell’81 in una tipografia dove si stampavano dollari e marche da bollo false), Cesare Perri del direttorio di Avanguardia Nazionale, Stefano Serpieri (confidente del Sid, un passato di tutto rispetto per i fascisti, essendo stato in Ordine Nuovo, Movimento integralista, Avanguardia Nazionale, Circolo 22 marzo con Mario Merlino e Europa Civiltà, anche lui indiziato per il golpe Borghese). Il gotha del neofascismo e della strategia della provocazione riunito ufficialmente al cospetto dei timorati liberi e antifascisti muratori.

mario-merlino

Come era potuto accadere un fatto del genere?  Il personaggio chiave era Sciubba, dignitario del Rito scozzese già al tempo del principe siciliano Alliata di Montereale, che dalle colonne del suo “Incontro delle genti” aveva lanciato l’appello ai giovani di “Europa Civiltà”, “Ehi Tu?” e “Test” (due periodici evoliani di estrema destra stampati a Roma e a Bologna, diretti rispettivamente da Ruggero V. Quintavalle e Flaminio Roncaglia) per unirsi alla sua idea criptofascista che voleva mettere insieme gli ideali della “massoneria nera” con i dettami dell’integralismo cattolico. Sciubba si faceva forte della sua operazione “entrista”, del prestigio che in certi ambienti militari e tra i servizi segreti in odore di deviazioni ancora godeva il generale Giuseppe Piéche. (…) Nel comitato di redazione de “L’incontro delle genti”, oltre a Sciubba, c’erano esponenti di rilievo del fascismo italiano: Ruggiero Ferrara, impiegato al ministero del tesoro (come Sciubba e Loris Facchinetti) ex missino, poi passato a Ordine Nuovo e massone del gruppo dell’ex generale fascista Ghinazzi; Italo Gentile, autodichiaratosi ufficiale della X Mas del principe Borghese, massone del gruppo Ghinazzi; Sergio Pace, proveniente da Ordine Nuovo, ed espulso dall’Ordine degli avvocati per “motivi morali” ed espulso dalla massoneria di Piazza del Gesù; Lelio Montanari, esponente di organizzazioni “carbonare” di estrema destra, massone sotto processo nel gruppo Ghinazzi.

Estratto libro “In nome della loggia”, Gianni Rossi – Francesco Lombrassa, 1981

Vincenzo Vinciguerra – verbale 02.07.1985 – prima parte

E’ vero che nei giorni scorsi ho revocato il mandato al qui presente avvocato Pisauro nell’ ambito del procedimento che mi vede imputato dinanzi al GI di Venezia. Cio’ in quanto non intendo essere assistito da alcun legale. Tuttavia, ai limitati fini di questo atto, accetto di essere assistito dallo stesso avvocato Pisauro. A questo punto l’ ufficio informa il Vinciguerra che il presente atto viene assunto nelle forme di cui all’ articolo 348 bis cpp, tenuto conto che la materia di cui ci si occupa potrebbe prospettare profili di connessione anche con situazioni e posizioni rispetto alle quali puo’ sussistere un interesse del Vinciguerra medesimo in relazione alle imputazioni che gli sono attualmente ascritte. Dato cio’, il Vinciguerra viene avvertito che ha facolta’ di non rispondere.
Il Vinciguerra dichiara: prendo atto di quanto procede, che ho ben compreso, e dichiaro che intendo rispondere.

Adr: innanzi tutto intendo integralmente confermare, in tale modo qui richiamandole, tutte le dichiarazioni da me rese a questo ufficio in data 06.05.85 – 07.05.85; dichiarazioni delle quali ho chiara memoria, senza necessità che mi vengano rilette. Prendo atto che, comunque, il GI ora espone sinteticamente il contenuto di tali mie dichiarazioni. Per parte mia, aggiungo che – come e’ noto – recentemente ho rilasciato due interviste, una televisiva l’ altra giornalistica; Quella televisiva e’ stata trasmessa nell’ambito del programma “Linea diretta” e venne raccolta dal giornalista Sposini Lamberto; L’ altra, l’ ho rilasciata al giornalista Chiodi Roberto ed e’ stata pubblicata sul “Giorno” se non ricordo male del 21 maggio u.s.

Adr: non ho nulla in contrario a che l’ ufficio acquisisca il testo di entrambe le interviste; segnalo solo il fatto che quella televisiva ha subito diversi tagli.

Adr: i nomi di Torti Alessandro e Bettini Maria Benedetta come tali non mi dicono nulla. Prendo atto che si tratta di due milanesi, marito e moglie, rifugiatisi in Spagna. Puo’ essere che li abbia occasionalmente conosciuti sotto altro nome. Prendo atto che costoro sarebbero arrivati in Spagna nel 1976 e che, dopo un periodo trascorso a Madrid (nel corso del quale il Torti avrebbe lavorato come direttore in due ristoranti, denominati “El Meneghin” e “Cesare”), si sarebbero trasferiti in altra localita’ della Spagna, ad Altea. Prendo altresi’ atto che costoro avrebbero avuto contatti in Spagna con Delle Chiaie Stefano, Zaffoni, Battiston, Rognoni e certo Gigi del gruppo “La Fenice”. Ribadisco che non ricordo proprio i nomi di tali due persone; come pure non ricordo i due ristoranti sopra citati, nei quali non penso di essere mai stato.
Devo fare presente che nel 1976 io fui in Spagna solo nella seconda meta’ dell’ anno, da giugno fino a fine dicembre. Fu l’ ultimo periodo che io trascorsi in Spagna. Inoltre aggiungo che a quella epoca, tra i latitanti e rifugiati italiani in Spagna, si era creata una sorta di compartimentazione, ossia di netta separazione, tra quelli di ON e quelli di AN. Tale separazione fu riflesso in Spagna del fallimento di un processo unificante, che pure era stato portato avanti nel periodo precedente in Italia come in Spagna. Piu’ che altro, per la precisione, si era trattato di un lungo dibattito inteso a verificare l’ opportunita’ e la praticabilita’ di una unificazione tra le forze dei due movimenti;
Dibattito che venne ampiamente svolto in Spagna. Detto dibattito ebbe inizio nel 1974, dopo che l’ offensiva del regime aveva portato allo scioglimento dell’ Mpon ed alla necessita’ di tentare un controllo su un ambiente disorientato come quello dei militanti di ON o comunque di sbandati, come tali esposti al rischio di manovre di provocazione, in particolare da parte dei servizi. A tale proposito va fatto riferimento, ad esempio, al cosiddetto gruppo di Ordine Nero (che non a caso Graziani Clemente, sia privatamente che pubblicamente, giudico’ come frutto di un’ iniziativa dei servizi) ed anche al Mar di Fumagalli. Il dibattito sulla prospettiva di una unificazione fra on e an ebbe il suo momento di maggiore intensita’ nell’ estate – autunno 1975.

Adr: anche a me risulta, perche’ ne ho sentito parlare, che nel settembre 1975, ad Albano Laziale, vi fu un convegno tra esponenti dei due gruppi per tentare di definire i termini di una unificazione. Quel convegno, comunque, non sorti’ alcun effetto.

Adr: riguardo ai nomi dei partecipanti a detto convegno, preferisco non rispondere. Io comunque non c’ ero. Arrivai in Italia il 28.09.75 o 29.09.1975 (la cosa e’ facilmente accertabile in quanto venni trattenuto per circa sei ore alla frontiera di Ventimiglia, finche’ non risulto’ dalla cancelleria del tribunale di Trieste che ero stato assolto nel processo per il dirottamento aereo: io, non avendo documenti, in frontiera avevo dichiarato la mia vera identita’ sapendo di essere stato assolto: ci vollero appunto quelle ore per appurare che il mandato di cattura non era in effetti piu’ eseguibile), e quel convegno era gia’ avvenuto. Rientravo in Italia dopo un’ interrotta permanenza in Spagna dall’aprile del 1974.
Per quanto poi riguarda la fase successiva al mio rientro in Italia, v’ e’ da dire che, poiche’ il dibattito di unificazione non stava avendo alcun pratico effetto, AN proseguì autonomamente nella sua attivita’ politica di carattere legale. Cito ad esempio il comizio che AN tenne a Reggio Calabria il 12.10.75, con la partecipazione anche di due stranieri, riesco Jose’ Luis Jerez, spagnolo, e Mario, esponente dell’ Elp portoghese. Nei giorni immediatamente successivi al comizio di Reggio, apprendemmo dalla lettura di due giornali, uno sicuramente “Repubblica”, la notizia che era imminente la emissione di 64 mandati di cattura contro esponenti di AN. Si tratto’ di una fuga di notizie, evidentemente voluta da qualcuno. In epoca successiva apprendemmo voci secondo le quali al vertice politico vi era stato un contrasto tra l’ambiente vicino a Fanfani, contrario allo scioglimento di AN in quel momento, e l’ ambiente vicino ad Andreotti, invece favorevole la fondatezza di quella notizia (e cioe’ che fossero in preparazione provvedimenti di cattura contro AN) fu confermata poi il 24 novembre, quando effettivamente furono spiccati proprio 64 mandati.
La tanto discussa unificazione tra ON e AN fallì definitivamente nel dicembre 1975, quando, proprio dopo un incontro tra esponenti dei due gruppi, avvenuto nel noto appartamento di via sartorio qui a Roma (presenti fra gli altri, circa trenta persone, per AN Tilgher Adriano e per ON Signorelli Paolo e Fachini Massimiliano; io deliberatamente non volli intervenire dati i miei pessimi rapporti con quelli del veneto in particolare), il giorno dopo, e cioe’ il 751202, vi fu la operazione che porto’ all’arresto mio e di Tilgher, Di Luia Bruno, Crescenzi Giulio e Gubbini Graziano. L’ operazione fu esclusivamente condotta dai carabinieri, contrariamente a quanto avveniva in quel periodo quando nei confronti della destra in genere operava quasi esclusivamente il ministero degli interni, come nel caso dei citati 64 mandati di cattura contro an. Tanto che avevamo ritenuto di porre in rilievo il diverso comportamento dei due corpi con un comunicato stampa, che il 2 dicembre venne trovato su un tavolo nell’appartamento di via Sartorio.
Preciso che dal rapporto dei cc su quella operazione poi si apprese che l’ appartamento era in qualche modo sotto controllo dalla seconda meta’ di ottobre; io stesso (che durante quella mia permanenza in Italia soggiornai esclusivamente in detto appartamento) ebbi modo di accorgermi di strani movimenti, si intende intorno all’ appartamento, a partire dalla fine di novembre; quando evidentemente i controlli vennero intensificati. Cio’ dovette avvenire proprio in coincidenza con l’ arrivo nell’ appartamento di ricercati, quali in quel momento erano Tilgher, Di Luia e Gubbini, che infatti giunsero il 24 novembre per sfuggire alla operazione contro avanguardia (Tilgher e Di Luia; Gubbini arrivo’ qualche giorno dopo).
Insomma, ritenemmo subito che elementi di ON fossero responsabili dell’ operazione, cio’ in quanto il senso della stessa venne per forza individuato nell’ esclusiva neutralizzazione del gruppo dirigente di an in Italia, visto che un controllo sull’ appartamento era in atto da tempo (come apprendemmo poi dai rapporti dei cc), e visto che ci si guardo’ bene dall’ effettuare un qualsiasi intervento la sera prima in occasione cioe’ della riunione di cui ho parlato, e dalla quale avevano partecipato almeno 30 persone, tra esponenti di AN e di ON. Invece, il 2 dicembre, l’ unico esponente di ON, e neppure di primo piano, presente in via Sartorio era il Gubbini. Non a caso il 2 dicembre segno’ la fine di Avanguardia Nazionale come forza organizzata.

Adr: nell’ appartamento di via Sartorio, nell’ autunno del 1975, soggiornarono per un certo periodo anche Delle Chiaie e Concutelli Pier Luigi, anche contemporaneamente.

Adr: mi pare che il 2 dicembre i cc trovarono nell’ appartamento un documento con la foto di Concutelli. Non ricordo invece se vi fossero foto di Tuti Mario.

Adr: il nome Piccioli Barbara non mi giunge nuovo e istintivamente sono portato ad accostarlo a quello di Gubbini Graziano. Potrebbe essersi trattato di una delle due ragazze che ricordo vennero ad assistere al processo per la vicenda di via Sartorio e che in quella occasione si trattennero a salutare appunto il Gubbini.

A domanda del difensore risponde: e’ vero che all’ epoca dei fatti di Reggio Calabria, Almirante tenne un comizio in quella citta’ nel corso del quale egli esibi’ una copia, fresca di stampa, del giornale di AN. Questa fu la condizione che gli era stata imposta per potere tenere il comizio. A imporgliela fu o direttamente lo stesso Delle Chiaie o il responsabile del Fronte Nazionale di Reggio, Zerbi Felice.

Questo episodio e’ sintomatico dell’ egemonia di AN in quella zona e in quella situazione (siamo negli anni 1969 – 1971, come e’ noto). A questo punto si da’ atto che l’ avvocato Pisauro si allontana per altri impegni professionali, sottoscrivendo il verbale fino a questa pagina. L’ ufficio chiede ed ottiene il consenso del Vinciguerra a proseguire anche in assenza del legale, ed avvisa quest’ ultimo che l’escussione verra’ comunque ripresa domani mattina alle ore 10.00. Inoltre, sempre a questo punto, l’ interrogatorio viene momentaneamente sospeso.