Maurizio Del Dottore – dichiarazioni 17.05.1984

-Del Dottore Maurizio, in atti generalizzato il pm invita il Del Dottore a riprendere il filo delle sue dichiarazioni a partire dai fatti da ultimo verbalizzati in data 02.03.84, e chiede a del dottore se abbia mai saputo alcunche’ circa l’ attentato al traliccio dell’ Enel avvenuto nei pressi di Pistoia in data 01.01.75, fatto rivendicato con segnalazione anonima di Ordine Nero.

-“su fatti specifici come questo non ho saputo nulla. Il discorso degli attentati anche ai tralicci sta nei termini generali gia’ riferiti in data 16.01.84, come da relativo verbale di cui, per la parte che interessa, mi si da lettura e confermo”.

Vengo ora a riferire dei fatti che culminarono con l’ arresto del Franci e del Malentacchi. Il giorno prima e cioe’ il 22.01.75, di pomeriggio, mentre ero a lavoro nello stabilimento Lebole in localita’ Chiassa Superiore, il portiere mi venne ad avvisare che c’ era una persona che mi cercava. Non mi ricordo come si chiamava il portiere, che non mi risulta sia stato sentito nei vari processi, e ritengo che se identificato sia in grado ancora di confermare questa circostanza. Io scesi e trovai ad attendermi nell’ ingresso il Franci; uscimmo entrambi e fuori dallo stabilimento, a bordo del 1100 del Franci, c’erano altri due, il Gallastroni e il Morelli: quest’ ultimo non lo conoscevo precedentemente. Dei due Morelli questo era con un difetto ad un occhio.

Salimmo anche io ed il Franci in macchina e qui il Franci mi disse che era giunto il momento per me di fare “la prova del fuoco” . Io per evidenti ragioni non mi ritirai indietro. Sul momento il Franci non mi disse in che cosa sarebbe consistita questa azione, anche se era chiaro che si sarebbe trattato di far scoppiare qualche cosa. Gli accordi con il Franci e gli altri furono nel senso che, uscito dallo stabilimento, con la mia auto 128, avrei rilevato per strada il Gallastroni che avrebbe simulato di fare l’ autostop; e che con il Gallastroni mi sarei poi riunito agli altri per andare a prelevare l’ occorrente per compiere l’ azione.
Presi questi accordi rientrai in ufficio e telefonai in questura tramite il 113, e dopo non essermi inteso con il piantone che voleva a tutti i costi sapere chi ero, parlai con il dr Farina.

Gli dissi di quello che mi era stato proposto ed egli mi disse di assecondare il Franci; lo misi al corrente anche del fatto, come dettomi poco prima dal Franci, che si sarebbe trattato di andare a prendere della roba verso Rigutino, e comunque dalle parti dell’abitazione del Gallastroni. Ci mettemmo anche d’accordo nel senso che se io avessi fatto in modo da trovarmi da solo sulla mia auto, mentre il materiale occorrente per l’ azione si fosse trovato sull’ auto del Franci, la questura con un posto di blocco avrebbe potuto intervenire sull’ altra auto e io avrei potuto defilarmi.

Il pm a questo punto, poiche’ il del dottore manifesta preoccupazioni riferite anche alla propria incolumità personale, determinate dalle cose dichiarate e da quelle che ulteriormente potrebbe riferire; e poiche’ , anche, il Del Dottore manifesta la convinzione che le innumerevoli vicissitudini giudiziarie subite nel corso degli anni abbiano le loro premesse nelle vicende riferite nei verbali resi alla data odierna; per tali ragioni, dovendo salvaguardare la genuinita’ degli atti di acquisizione della prova, dispone non procedersi oltre, dopo avere sottolineato al teste l’ importanza, eventuale, dei fatti in sua conoscenza rispetto all’ accertamento di quelli che formano oggetto del presente procedimento.

Letto confermato sottoscritto.­

La testimonianza di Del Dottore sul deposito di esplosivo trovato il 5 agosto 1974

(…) io tenevo al corrente il maresciallo Cherubini delle cose che man mano mi venivano raccontate. Preciso anche che talvolta riferii al tenente regoli sempre del nucleo cc, che ricordo piu’ o meno in quel tempo venne promosso capitano. Riferisco questi fatti specifici avvenuti in quel periodo. Un sabato mattina mi capito’ di incontrare il Franci ad Arezzo io ero con la mia macchina; il Franci mi chiese di accompagnarlo ed io aderii dato che non avevo nulla da fare ed anche perche’ l’ occasione era buona per venire a conoscenza di qualche altra cosa. Il Franci mi fece arrivare fino ad una localita’ chiamata Poti, ad una casa abbandonata. Si scese ed all’ interno della casa il Franci prese un sacco che si trovava li’ e che io vidi bene, era un sacco di quelli in uso alle poste.

Il Franci vuoto’ il sacco del suo contenuto ed io vidi che c’ erano dei detonatori ad occhio e croce, una trentina, e dell’esplosivo, un quantitativo piccolo, del tipo di quello dell’ esercito. Questo esplosivo come le altre cose si vedeva che avevano preso umido, il Franci, tolta questa roba dal sacco, la sistemo’ non ricordo se su una pietra o su di un legno, dicendomi che in questo modo la roba si sarebbe asciugata; porto’ poi via il sacco delle poste che ripiego’ e mise in un’ altra busta. Si venne quindi via ed il Franci porto’ via con se il sacco delle poste: io gli chiesi, anche se ovviamente mi aspettavo la risposta, cosa eravamo andati a fare alla casa ed egli disse che lo scopo suo era di far sparire il sacco delle poste perche’ se qualcuno l’ avesse trovato, con il suo contenuto, avrebbe potuto risalire a lui o comunque fare dei collegamenti. Dopo qualche giorno mi incontrai col maresciallo Cherubini al quale diedi appuntamento dietro il cimitero dopo che egli mi aveva cercato per sapere se c’ erano novita’ .

Io, ricordo che il maresciallo venne da solo ed aveva la 128 blu del nucleo, accompagnai il Cherubini fino a Poti alla casa abbandonata dove gli feci vedere le cose lasciate dal Franci, cose che il maresciallo prelevo’ . Io non so quali atti a poi compiuto il maresciallo a seguito di questo rinvenimento. (…)

Maurizio Del Dottore – estratto verbale 16.02.1986

Udienza 25.01.1983 – confronto Gallastroni, m.llo Baldini, dott. Luongo

Maresciallo Sergio Baldini, già qualificato in atti: “Sono in pensione dal 22 gennaio scorso”.

A.D.P.R. “Malentacchi e il Franci furono fermati sul Fiat 1100; furono condotti in Questura di Arezzo. Mi pare che l’operazione scattasse il 22/1/1975 poi istituimmo il servizio in Castiglion Fiorentino nei pressi della chiesa sconsacrata. Il primo turno lo effettuai io, cioè la notte fra il 22 ed il 23 gennaio; il secondo turno lo effettuò il maresciallo Lucani, deceduto; il terzo turno lo effettuò il maresciallo Peruzzi ed avvenne nel pomeriggio del 23, penso di sì. Il 23 vennero bloccati il Franci e il Malentacchi, vennero perquisiti e vennero condotti in Questura nel tardo pomeriggio. Il Franci venne interrogato per primo, mi pare che intervenne anche l’avvocato Ghinelli e mi pare che fece un cicchetto ad uno dell’antiterrorismo; il Malentacchi in attesa venne condotto nel mio ufficio e guardato a vista.

A.D.P.R. “Senz’altro fermammo il Franci e il Malentacchi il 23 pomeriggio, io ricordo così”.

A.D.P.R. “Dopo l’arresto, anzi il fermo il Marsili emise ordine di cattura e vennero condotti nella stessa giornata nel carcere di Arezzo; non passarono la notte del 23 nei locali della Questura, furono portati alle carceri di Arezzo. (…) Noi sapevamo i nomi già in precedenza e aspettavamo il Franci e il Malentacchi. Trovammo l’esplosivo e lasciammo questo nel luogo d’accordo con il Dott. Marsili”.

A.D.P.R. “I nomi del Franci e del Malentacchi ce li aveva dati il Del Dottore. (…) Su disposizione del dott. Luongo io fui mandato nel negozio della Patrassi e dopo poco che fui lì pervenne una telefonata dalla figlia della signora Patrassi, fu una telefonata non ricordo se del dott. Carlucci, da cui appresi che il telefono era sotto controllo. Io ho saputo che il telefono era sotto controllo dopo che fui mandato là con l’incarico di aspettare un certo Mario, era la mattinata, ma non ricordo l’ora. Io andai nel negozio con il Dott. Esposito che mi chiamò con lui, ma non sapevo della intercettazione telefonica di cui venni a conoscenza dopo che mi ero presentato alla Patrassi. Io la Luddi non la conoscevo si sentiva dire da quelli della squadra che (Franci) aveva un’amante”.

A.D. del P.C. R. “Il Del Dottore non mi confidò nulla. Il dott. Luongo mi chiamò il 22 e quella sera andammo ed incontrammo il Del Dottore che ci portò nel fosso dove rinvenimmo l’esplosivo ed il mitra. Non credo che l’iniziativa dell’intercettazione partisse dal mio dirigente, ma io so che furono quelli dell’antiterrorismo a chiedere che il telefono della Patrassi venisse messo sotto controllo; io ciò lo seppi dopo, a fatto avvenuto. (…) andammo nel luogo vicino al fossato accompagnati dal Del Dottore, informammo Roma, ed arrivarono quelli dell’antiterrorismo che presero i contatti con il Del Dottore. (…)”.

A.D. del P.C. R. “Il Del Dottore fece i nomi del Franci e del Malentacchi come coloro che dovevano andare a ritirare l’esplosivo, non fece il nome del Tuti; non dette indicazioni atte ad individuare il numero della Patrassi, credo che tale numero sia stato trovato in una rubrica da quelli dell’antiterrorismo sotto la guida del dott. Carlucci”.

Dott. Sebastiano Luongo già qualificato in atti “Io avvalendomi anche degli uomini dell’antiterrorismo ho sequestrato l’esplosivo nel fossato, ma non sapevamo che dovevano arrivare il Franci e il Malentacchi”.

A.D.P.R “Il Del Dottore ci indicò la chiesetta, così come ci indicò il luogo vicino al fossato, ma non ci fece i nomi né del Franci, né del Malentacchi, che peraltro non era neppure conosciuto. Il Del Dottore a quel che ricordo non ci fece dei nomi, mi pare dicesse qualcosa sul gruppo, sul Franci che apparteneva a quel gruppo”.

A.D.P.R. “Il Del Dottore ci disse di un gruppo che compiva anzi di cui faceva parte anche il Franci, anzi non sono nemmeno sicuro che ci fece il nome del Franci perché lo avremmo catturato subito. Supponemmo che qualcuno sarebbe venuto a ritrovare l’esplosivo e ci appostammo, seguì poi l’arresto del Franci e del Malentacchi. (…) “Prendo visione della copia della missiva datata Arezzo 23/1/1975 con la quale è stata richiesta al comandante del carcere di Arezzo di ricevere Franci Luciano. Tale missiva non è stata firmata da me, però posso affermare per quella che è la prassi tra i rapporti vigenti tra il carcere e la questura, che la stessa, accompagnò il Franci nel momento dell’entrata in carcere, in caso contrario non avrebbero consentito l’ingresso del detenuto in carcere”.
Il teste dichiara: “Se il giorno 22 è stato il giorno del ritrovamento del mitra e dell’esplosivo nel luogo vicino al fossato, l’arresto del Franci e del Malentacchi avvenne certamente il giorno 23 gennaio 1975, perché ricordo che avvenne il giorno dopo il rinvenimento del mitra e dell’esplosivo. Ricordo anche che il Franci ed il Malentacchi furono portati in carcere dopo l’interrogatorio in Questura, in due momenti successivi: il Franci alle 20 ed il Malentacchi più tardi”.

A questo punto il Presidente chiama il teste Gallastroni Giovanni per il disposto confronto (…). Il Presidente dà lettura della deposizione resa dal teste Luongo all’udienza del 16/12/1982 sul punto delle dichiarazioni riferite a lui dal teste Gallastroni riguardo ai finanziamenti dati al Cauchi.
Il dott. Luongo dichiara: “Io non ho mai avuto nessun contatto con il dott. Persico, fui chiamato dal dr. Di Francisci e la circostanza riportata dal Gallastroni fu detta informalmente dallo stesso al maresciallo Baldini in occasione di un interrogatorio. Il Gallastroni disse che il Cauchi si recava dal Gelli e aveva dei finanziamenti dallo stesso Gelli; ma ripeto che ciò fu detto dal Gallastroni al maresciallo Baldini, il quale poi mi riferì la circostanza”.

A.D.P.R. “Io ricevetti dal maresciallo Baldini la notizia, ma non chiesi nulla al Gallastroni sul punto, mi limitai a comunicarle sia al mio superiore diretto, sia al Questore, sia al dottor Persico con una relazione che riguardava altre circostanze. Io ho precisato in questi termini quanto verbalizzato sul punto all’udienza del 16/12/1982.

Il teste Gallastroni dichiara: “io in quella circostanza ho solo detto della cena, ma non fu fatta quella affermazione. Io ho solo detto che il Cauchi era andato a cena con Gelli o con il figlio di Gelli.

A.D.P. il teste Luongo risponde: “il rapporto che feci al Dott. Persico è dell’estate ’80, dopo la strage di Bologna alla stazione, verso i primi di settembre, la circostanza la appresi circa un mese prima di riferirne i fatti”.

A questo punto il Presidente fa allontanare il dott. Luongo e fa chiamare il M.llo Baldini.
A.D.P. il teste Baldini risponde: “Conosco il Gallastroni. Il Gallastroni accennò al gruppo, dicendomi che Cauchi era stato a cena dal Gelli e che Cauchi disponeva di molto denaro facendomi capire che il Gelli dava del denaro al Cauchi e ciò riferii al Dott. Luongo. Il Gallastroni mi disse che Cauchi frequentava Licio Gelli e che il Cauchi disponeva di molto denaro, lasciandomi capire chiaramente che detto denaro proveniva dal Gelli”.

A.D.P. il teste Baldini risponde: “Il Gallastroni mi disse queste due circostanze: il Cauchi disponeva di molto denaro. Io mi sono domandato perché il Gallastroni ha fatto questo abbinamento ed ho intuito che il Gallastroni mi volesse far capire che il denaro il Cauchi lo riceveva dal Gelli”.

A.D.P. il teste Baldini risponde: “A me non risulta che il padre di Cauchi fosse persona facoltosa, mi risulta che fosse impiegato del comune e la madre insegnante”.

A.D.P. il teste Gallastroni risponde: “Io ho sempre detto il discorso della cena, non ricordo le parole precise dette a Baldini. Dissi a Baldini: Ho sentito dire che Cauchi è stato a casa di Gelli una sera per cena. Io durante i miei interrogatori ho sempre confermato la disponibilità di denaro da parte del Cauchi. Io escludo di avere voluto fare intendere al M.llo Baldini che Cauchi riceveva i soldi dal Gelli”.

A questo punto il Presidente fa allontanare il teste Gallastroni.
A.D.P. il teste Baldini risponde: “Confermo che sapevo da ciò che mi disse Luongo che aspettavano Franci e Malentacchi”.

Il Presidente fa chiamare il Dott. Luongo.
A.D.P. il teste Luongo risponde: “Per ciò che ricordo il Del Dottore non mi fece il nome del Franci e del Malentacchi, sono passati tanti anni, ma io ricordo così”.

Il teste Baldini dichiara: “Il Del Dottore fece i nomi del Franci e del Malentacchi che non conoscevamo nell’ufficio”.

Il teste Luongo dichiara: “Io non ricordo, ma non lo escludo e non ho nessun motivo per smentire il maresciallo Baldini: io ricordo che il Del Dottore non fece i nomi”.

A questo punto il Presidente fa allontanare il maresciallo Baldini.
A.D.P. il teste Luongo risponde: “Ho chiesto l’intercettazione telefonica sul telefono della Patrassi a seguito della comunicazione di un mio dipendente che mi disse che il Franci se la faceva con la Luddi, per cui disponemmo l’intercettazione per controllare la Luddi in quanto amica del Franci. La mia richiesta di intercettazione telefonica è successiva alla data dell’arresto del Franci e del Malentacchi”.

Il PM contesta al teste che la data della richiesta dell’intercettazione è antecedente la data dell’arresto del Franci e del Malentacchi.
A.D.P. il teste Luongo risponde: “Il Del Dottore era l’unica fonte di informazione, io non so di altre fonti di informazione; io non ricordo che il Del Dottore abbia fatto i nomi del Franci e del Malentacchi, ma non posso smentire il maresciallo Baldini che si ricorda i nomi del Franci e del Malentacchi, in quanto non ho nessun motivo per farlo”.

L’avv. Ghinelli insiste perché si senta il teste Gelli Licio.

A.D.P. il teste Luongo risponde: “Oltre al Del Dottore non c’è altra fonte fiduciaria”.
A questo punto il Presidente licenzia il teste Luongo.

“Tuti sconfessa perfino i suoi memoriali e i camerati s’adeguano”

Oggi al processo contro la cellula nera di Arezzo sono stati ascoltati Mario Tuti, il geometra omicida di Empoli e i « gregari » del Fronte  nazionale rivoluzionario: Marino Morelli, 24 anni, Castiglion Fiorentino; Giovanni Gallastroni, 23 anni, ex giocatore di calcio della Castiglionese, ex segretario del Fronte della gioventù e responsabile «cul­turale» per la Val di Chiana della federazione missina, im­putato anche per l’attentato alla Casa del Popolo di Moiano: Luca Donati, l’accompa­gnatore di Augusto Cauchi prima a Rimini e poi in Fran­cia. imputato anch’egli per la bomba di Moiano e in chiu­sura Pietro Morelli, fratello di Marino. Eccetto Tuti che si rifiuta di rispondere alla giustizia italiana, gli altri imputati hanno raccontato la loro « verità ». Si è trattato di una vera e propria sagra delle banalità. Da « Bombardieri neri » si sono trasformati in pastorelli o cercatori di fun­ghi, come il Franci che, va­gando per la campagna are­tina, sostiene di aver rinve­nuto quasi un quintale di esplosivo, di cui una parte (II chili) doveva servire per far saltare la Camera di Com­mercio di Arezzo. L’improvviso cambiamento di rotta è avvenuto dopo l’in­credibile « rimpatriata » del­l’altra notte nel carcere San Benedetto di Arezzo dove gli imputati per gli attentati sulla linea ferroviaria Roma Fi­renze hanno potuto conferire con il « gran capo ». La maggioranza si è trin­cerata dietro i «non ricordo» oppure «se c’ero non ho sen­tito ». La linea di difesa è scaricare tutte le responsa­bilità su Tuti che ha già sulle spalle una condanna all’ergastolo.

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Però, l’ideologo del Fronte nazionale rivoluzionario sta­mane ha chiesto al presi­dente di dare un’occhiata ai memoriali che sono acquisiti agli atti: e ha voluto preci­sare che egli disconosce le prime 13 pagine del memo­riale scritto durante la lati­tanza in Francia, cioè le pa­gine che contengono la descri­zione più minuziosa della se­rie di attentati compiuti nel nostro Paese e precisamente per i due per cui è imputato in questo processo, quello di Incisa Valdarno (Freccia del Sud) e l’ordigno collocato alla stazione di S. Maria Novella a Firenze. Tuti ha scritto che quella bomba venne collo­cata nell’agosto del ’74 fra i binari della stazione fioren­tina insieme ad alcuni volan­tini che furono anche inviati alla stampa. Ora di questa bomba nessuno ha mai tro­vato traccia né la polizia fer­roviaria, né l’Antiterrorismo, né la « politica ». Perchè Tuti oggi nega la paternità di que­ste pagine? A questo punto sarebbe legittimo attendersi dalla Corte di Arezzo per un Tuti già indiziato per l’atten­tato dell’Italicus (4 agosto 1974) un approfondimento pro­cessuale su un episodio che lascia tutti perplessi.

Tuti, non dimentichiamolo, quando ha scritto degli atten­tati di Incisa, di Firenze e degli altri compiuti sulla Fi­renze-Roma era un uomo li­bero, anche se latitante. Il Tuti che oggi ritratta è un ergastolano che non ha nulla da perdere se non il prestigio personale nei confronti dei suoi sette gregari. Resta infine da ipotizzare (non dimen­tichiamo che Santa Maria No­vella era luogo di lavoro di Franci e il 4 agosto prestava servizio in stazione come car­rellista postale, di ritrovo dei soci della cellula nera aretina) che Tuti parlando della bomba dell’agosto ’74 possa riferirsi proprio all’ordigno che collocato sull’ Italicus, provocò, dopo aver lasciato Firenze, la morte di 12 per­sone e il ferimento di 48. Nonostante Tuti disconosca oggi queste pagine scritte nel­la sua inconfondibile calligra­fia, gli interrogativi restano: che il Tuti muovesse Franci e gli altri gregari è ormai assodato. Resta invece la do­manda di sempre: chi attivava il Tuti? Il rifiuto del Tuti a rispon­dere alle domande ha susci­tato vivaci reazioni, da parte dei difensori degli altri impu­tati. Nella discussione è in­tervenuta anche la parte ci­vile. A questo punto l’avvo­cato Oreste Ghinelli difensore dei terroristi se ne è uscito con questa incredibile battu­ta: «Siamo qui a discutere per 50 centimetri di binario!».
Luca Donati nel tentativo di uniformarsi alla linea di di­fesa dei suoi amici è caduto in numerose contraddizioni fra quanto aveva detto in istruttoria e affermato stamani davanti ai giudici popolari.

Donati, quando venne interrogato dal giudice Marsili dichiarò di aver visto a Raggiolo nella casa della nonna della Luddi il mitra e le munizioni che il Franci aveva nascosto e in casa del Tuti le due bombe a mano. Quelle stesse bombe a mano che Tuti, come è noto, afferma, vi furono messe dagli agenti quando castoro si recarono nella sua abitazione di Empoli. Stamane Donati ha ritrattato. Ha confermato di aver visto le armi del Franci mentre per quanto riguarda le bombe del Tuti ha detto che si è trattato « di un equivoco». Anche egli aveva imparato la lezione.

Al termine dell’udienza pomeridiana un epilogo drammatico: testimone, Maurizio Del Dottore, noto giovane missino del Valdarno, è sta­to arrestato in aula per fal­sa testimonianza. Indicato dai fascisti imputati come il confidente della polizia che aveva contribuito in ma­niera determinante alla scoperta della cellula nera di Arezzo e interrogato sulla data dell’incontro che Fran­ci sostiene avvenuto il 22 gennaio 1975. Il teste ha detto di non ricordare il gior­no esatto. Più volte ammo­nito dal presidente e dopo un drammatico confronto con il Franci, che evidente­mente voleva vendicarsi della «soffiata», è stato ar­restato.

Giorgio Sgherri, L’Unità 23.04.1976

Luciano Franci – dichiarazioni 18.12.1986 rese al GI Grassi

-Franci Luciano, in altri atti generalizzato, il quale viene sentito ai sensi dell’ art 348 bis cpp.

Sono rimasto sconvolto dalla condanna all’ ergastolo che oggi ho riportato e che ritengo ingiusta poiche’ con l’ Italicus non c’entro nulla. Ho deciso quindi di dire cose di mia conoscenza delle quali finora non ho parlato nella speranza che cio’ possa essere utile a portare un contributo al chiarimento della mia posizione, nonche’ alle indagini relative al procedimento che lei tratta. Spontaneamente quindi dichiaro che prima di militare nel MSI di Arezzo ero stato iscritto alla DC. Per tale motivo ero guardato con diffidenza dagli altri del MSI e per lungo tempo sono rimasto all’ oscuro dei loro disegni politici. Ricordo che, su iniziativa di Batani, il gruppo del MSI di Arezzo stabili’ stretti contatti con ON. Preciso che non so se l’ intero gruppo abbia seguito il Batani in questa scelta politica. Certo e’ che il Batani ebbe contatti con ON di Perugia. Dico questo anche perche’ ricordo un episodio del quale sino ad ora non ho mai parlato.

Si da’ atto che alle ore 19,45 si allontana il dr Murgolo.

Ricordo infatti che il Batani mi chiese di accompagnarlo in un giro in Umbria. Con noi c’ era anche il Cauchi ed andammo insieme a Passignano, quindi a Perugia. Ci recammo infine a Ponte Felcino ove incontrammo tre persone che solo piu’ tardi seppi che erano i fratelli Castori ed il Gubbini. Questi tre si misero in disparte assieme al Batani e al Cauchi. I cinque erano sulla macchina con le portiere aperte ed io mi trovavo a qualche metro di distanza. Sentii che parlavano di me e in particolare sentii che dicevano che lavoravo alle poste in ferrovia a Firenze. Aggiungo che percepii la frase seguente “.. Visto e preso, e’ il tipo adatto …” e ritenni tale frase riferita alla mia persona. L’episodio lo colloco in epoca antecedente all’attentato di Moiano.

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Ho riflettuto a lungo su questo episodio e sono arrivato a considerarlo l’ inizio del mio inconsapevole coinvolgimento in fatti che non ho commesso. Voglio aggiungere che il Batani, non ricordo esattamente quando, ma sempre nello stesso periodo, mi porto’ a Lucca ad una riunione che si svolgeva in una casa del centro storico, mi pare fosse palazzo Guinici. Fu in occasione di questa riunione che conobbi Tuti e Affatigato che vennero presentati da Batani.

Ricordo che c’ erano anche i fratelli Castori e qualcun altro di Perugia. In tutto partecipavano alla riunione una decina di persone tra cui alcuni della val di Nievole dei quali non ricordo i nomi ed altri di Pisa. C’era pure un certo Rossi Mario, mi pare di Pisa, il cui nome mi e’ rimasto impresso perche’ successivamente venni a sapere che si era suicidato. Certamente fra i partecipanti c’era anche il Tomei. Aggiungo che c’ era anche il Cauchi, il quale aveva fatto il viaggio assieme a me e al Batani. Ricordo che nella riunione Affatigato aveva assunto un ruolo di spicco. Vi prego di aiutarmi nel procedere nella esposizione dei fatti a mia conoscenza. Mi e’ difficile organizzare i miei ricordi e prego l’ ufficio di farmi delle domande.
Adr: interrogato in merito al rapimento a Siena del Brogi, preciso che non si tratto’ di un rapimento. Il Brogi doveva dei soldi a Rossi, il quale glieli aveva dati poiche’ la ragazza del Brogi ne aveva bisogno per delle cure mediche, cio’ almeno mi venne detto dal Batani o dal Cauchi. Comunque sia io, il Cauchi e il Donati ci recammo a Siena per incontrare Brogi e riscuotere il credito di Rossi. Mi pare che il Brogi fosse allora latitante. Lo attendemmo sotto casa di tale Pocci, dove aveva un recapito, una volta incontratolo inizio’ una discussione tra lui e il Cauchi imperniata sulla restituzione dei soldi. Ad un certo punto salimmo tutti in macchina e la discussione prosegui’. Ricordo che venimmo fermati dalla polizia stradale che ci fece una multa. Ci fermammo quindi in una stradina buia. Io e la Sanna (che era venuta con noi) ed il Donati scendemmo dalla macchina ed ebbi modo di notare che il Brogi, rimasto sul veicolo col Cauchi, stava scrivendo qualcosa su un pezzo di carta. Non so quale fosse il contenuto di questo scritto.
A proposito del Brogi preciso che questa persona non mi ha mai convinto. Si presentava, comunque, come particolarmente competente in materia di esplosivo.

Adr: interrogato in merito ai fatti trattati nel procedimento di Arezzo conclusosi con la mia condanna a 17 anni di carcere, dichiaro che nella chiesa abbandonata l’esplosivo era stato portato da me e da Gallastroni. Anche il Morelli sapeva che c’era dell’ esplosivo nascosto in quella localita’. Questo esplosivo era parte di una partita di esplosivo che in precedenza avevo rubato in una cava della val di Chiana assieme al Pera e all’ Affatigato. Si trattava di circa 200 kg.. Per il furto il Pera e Affatigato usarono la 128 bianca di Tuti, cosi’ almeno mi pare. Pera e Affatigato trattenerono per se’ piu’ della meta’ di questo esplosivo. L’ esplosivo rubato lo portammo a casa della Luddi, la quale non era al corrente di tutto questo, e quindi fu diviso.
Non corrispondono a verità le dichiarazioni rese da me in passato tese a scagionare la Luddi. All’ epoca di questi fatti io ero ben disponibile a fare attentati dimostrativi ad esempio contro centraline elettriche, cabine telefoniche o cose simili. Ad esempio ero perfettamente d’accordo ad eseguire un attentato contro la camera di Commercio di Arezzo che sarebbe stato particolarmente vistoso anche se incruento. L’ idea di questo attentato fu del Tuti, o meglio fu di Del Dottore e fu sviluppata dal Tuti il quale ne sottolineò la portata politica poiche’ l’obiettivo rappresentava un centro di potere economico e di controllo dei prezzi al consumo. Avevo gia’ pronto il volantino di rivendica che avevo affidato al Malentacchi. Quanto all’ attentato di Rigutino so che venne effettuato da del Dottore con esplosivo che gli era stato dato dal dr Luongo il quale intendeva cosi’ usare Del Dottore in funzione di provocatore per arrivare ad individuare il gruppo degli attentatori.

Tutto cio’ mi è stato detto in carcere dal Batani e dovrebbe risultare in un verbale di Del Dottore agli atti del processo Italicus. Quanto all’attentato di Terontola, voglio far presente che avevo consigliato il Gallastroni di far saltare una centralina elettrica della ferrovia in prossimita’ di Rigutino. Tale attentato avrebbe fermato la circolazione dei treni, ma non avrebbe potuto in alcun modo produrre delle vittime o lesionare i binari. Avevo notato che dall’ esplosivo custodito nella chiesa ne mancava una parte.

Rilevai cio’ prima del mio arresto, pochi minuti prima. Allorche’ avvenne l’ attentato di Terontola andai a parlare al Gallastroni e gli chiesi se era stato lui a commettere l’ attentato. Rispose no. Ero preoccupato per quell’ attentato perche’ temevo fosse stato commesso col mio esplosivo. A fronte dei miei timori il Gallastroni mi fece una risatina.

Adr: l’esplosivo dell’ Alpe di Poti non era roba mia, era di Del Dottore che l’ aveva ricevuto dal Batani. Mi pare che cio’ mi sia stato detto dal Batani stesso.

Adr: interrogato in merito alle dichiarazioni da me rese nel confronto avuto col Batani innanzi al dr Vigna e al dr Pappalardo, ricordo che tali dichiarazioni trassero origine da una conversazione avuta col Batani nel carcere di Bologna, ove mi trovai ristretto assieme ad alcuni imputati del processo ad Ordine Nero. Il Batani mi disse che, se volevo evitare possibili trasferimenti a me sgraditi, avrei potuto parlare di alcuni argomenti che poi lui avrebbe pensato a sviluppare. Mi limitai, nel corso del confronto, a dire tutto quello che mi aveva detto il Batani. Ricevo lettura delle dichiarazioni da me rese nel corso di tale atto e confermo che furono tutte suggerite dal Batani. In epoca successiva in carcere, subii delle pressioni da parte del Tuti e del Concutelli che mi accusavano di avere messo i gruppi di destra in relazione con la P2 ed è a seguito di tali pressioni che scrissi la lettera, anzi il memoriale, indirizzato al Tuti che, in copia venne poi sequestrata presso di me allorche’ mi trovavo in carcere, mi pare, a Massa. Il Batani, comunque, sapeva quello che diceva e sono convinto che sappia molto di piu’.

Adr: il Cauchi ed il Batani mi hanno detto che incontravano il Graziani a Perugia. Batani, inoltre, mi disse, una volta, che doveva recarsi a Siena ad incontrare il Graziani. Lo incontrai ad Arezzo al suo ritorno ed aveva con se dei manifesti e dei giornali di ON.

L’ episodio e’ avvenuto mentre a Roma era in corso il processo contro on. I gruppi di ON a Perugia, di Lucca e della val di Nievole erano in stretto contatto tra loro. A Lucca c’ erano Affatigato, il Tomei, Ercolini ed altri che fra l’ altro erano in contatto con gente di Pisa e di Livorno. A Perugia c’ era Gubbini i fratelli Castori e molti altri. Ricordo che un ordinovista perugino si trasferi’ a Roma dove apri’ una boutique insieme alla moglie perche’ a Perugia l’ambiente era cambiato e si stavano creando delle situazioni estremamente pericolose. Tutte queste notizie le ho avute dal Batani.

Adr: io non ho partecipato alla riunione della Verniana perche’ non ero stato invitato. Sono certo, tuttavia, che a tale riunione fossero presenti il Gubbini e i fratelli Castori. Anche questo mi e’ stato riferito dal Batani ed anche il Cauchi mi confermo’ la circostanza. A questo punto il Franci, spontaneamente, riferisce le circostanze seguenti:

-Batani e Cauchi avevano contatti in Abruzzo e nelle Marche. Avevano contatti a Giulianova ad Ancona ed entrambi erano stati due volte a Montesilvano, mi pare assieme anche ad Bellini Elena;

-il Batani, che lo conosceva bene, mi ha detto che il Benardelli era nel giro degli attentati, e che aveva contatti con gente del nord. Cio’ me lo disse il Batani nel carcere a Bologna. Allorche’ nel 1977 fui all’ Asinara assieme ad Azzi, cercando di saperne di piu’ gli chiesi notizie sul Benardelli. Il Batani, infatti mi aveva detto che il Benardelli era in relazione con dei milanesi e ritenevo che l’Azzi potesse fornirmi qualche altra delucidazione. Azzi mi disse che Benardelli conosceva gente di Perugia. Allorche’ mi trovai in carcere con lo Zani a Novara, riaprii anche con lui il discorso di Benardelli lo Zani mi disse che sapeva molte cose, ma che non era sua intenzione parlare. Disse anche che se avesse potuto ottenerne qualche tornaconto – che individuava in un trattamento di favore per la Cogolli – avrebbe potuto fare un discorso importante anche sulla strage dell’ Italicus.

Adr: questo colloquio con lo Zani ebbe luogo dopo che gli era stato contestato l’ omicidio di Mennucci Mauro.

Adr: ritengo che Cauchi e Batani abbiano conosciuto Benardelli. Dopo che l’ ufficio mi ha precisato che questi ha abitato a Lanciano, ricordo che i due si recarono in questa localita’ per incontrare Benardelli. A proposito di questa persona ricordo altresi’ che qualcuno mi ha detto che dovrebbe essere implicato in qualche attentato ai treni avvenuto dalle sue parti. Invitato a precisare la fonte di tale notizie, dichiaro che mi fu data sia dall’ Azzi sia da Zani;

-la notte dell’ attentato all’ Italicus, mentre mi trovavo nella stazione di Firenze a fare il mio lavoro vidi un tale che conoscevo e che stava correndo provenendo dal binario 11: si trattava di tale La Manna persona che avevo gia’ conosciuto a Firenze alla sede del MSI ove mi ero recato con Batani in una data che non so precisare. Questo La Manna lo avevo rivisto in stazione a Firenze altre volte poiche’ veniva la notte a comprare il giornale. Non so quanto rilevante sia questa circostanza, certo e’ un fatto su cui ho riflettuto a lungo;

-se vorra’ controllare il registro dell’ albergo Locarno sequestrato nel corso del processo per l’ Italicus, potra’ constatare che al tempo in cui affioro’ la cosiddetta pista dell’albergo Locarno era alloggiato nell’ albergo suddetto tale Guazzaroni che divideva la stanza con tre arabi. Faccio presente inoltre di non avere mai evidenziato questa circostanza nel corso del processo poiche’ il Tuti mi aveva intimato di non parlare assolutamente, che, altrimenti, avrebbe rivendicato pubblicamente l’ attentato dell’Italicus. Questo perche’, nella logica del Tuti non dovevo fornire alla giustizia la benche’ minima forma di collaborazione.
Prendo atto che l’ atteggiamento del Tuti puo’ apparire singolare, ma le cose sono andate proprio come ho detto;

-il maresciallo Cherubini aveva rapporti con il Batani e il Cauchi. Ricordo che questi ultimi, su sollecitazione del Cherubini organizzarono un’ irruzione nella presunta sede di stella rossa di Lucignano. Lo so perche’ partecipai io stesso a quell’ operazione. Facemmo irruzione, armi alla mano, in una casa colonica situata tra Bettolle e Lucignano, dove non trovammo nessuno;

-nel novembre del 1974 il Tuti mi diede parte delle sue armi: una carabina, un mitra Thompson, una pistola calibro 22 o una carabina dello stesso calibro. Ricordo poi in altra circostanza andai a prendere una mitragliatrice mg a casa del Tuti e la portai a Raggiolo. Da qui poi la portai al Tuti che poi la diede al lucchesi.

Questa mg venne poi usata in una rapina commessa da Affatigato Marco in un epoca che non so precisare. Quest’ ultima notizia mi venne data dal Tuti. In un’ altra circostanza infine per conto del Tuti andai a ritirare delle armi presso tale Manetti che faceva il postino a marina di Pisa. Ero accompagnato da Donati Luca e durante il viaggio restammo senza benzina cosicche’ fummo costretti a prelevarne, aspirandola con una canna gialla, dal serbatoio di un paio di macchine. Il Manetti ci consegno’ delle armi, ricordo in particolare delle bombe a mano che erano dei lucchesi. Io le ho portate ad Arezzo e quindi le ho date a Tuti. Il Tuti, poi, le riporto’ ai lucchesi. Non ho mai capito il senso di questa operazione. A questo punto sono le ore 23.45 e l’ atto viene sospeso.

Prima della chiusura del verbale l’ ufficio chiede al Franci se conoscesse Esposti Giancarlo. Il Franci dichiara di non averlo mai conosciuto personalmente e fa presente, richiesto se sappia di qualche progetto di uccisione del maresciallo dei carabinieri che aveva ucciso l’ Esposti a Pian di Rascino, di avere appreso che qualcuno di Perugia coltivava tal progetto. Fa presente di averlo appreso da Batani. Dichiara inoltre che i perugini sapevano dove trovare questo maresciallo perche’ erano state fornite in proposito delle indicazioni da qualcuno che risiedeva in Abruzzo o nelle Marche.

In sede di rilettura il Franci fa presente che La Manna da lui menzionato nell’ interrogatorio appartiene a AN. Ricordo, dichiara, che cio’ mi e’ stato detto da Mingrone Stefano mentre ci trovavamo assieme al carcere delle Murate. Preciso poi che alla riunione di Lucca deve avere partecipato anche tale Pecoriello che so aver successivamente fornito qualche collaborazione alla giustizia.

Sono le ore 24.05 e viene sospeso l’ atto.