Sergio Calore – dichiarazioni 30.08.1983 seconda parte

Si riapre il verbale in assenza del dr Zincani Vito.

– in merito ai rapporti fra “Costruiamo l’Azione” e “Comunità Organi che di Popolo” faccio riferimento a quanto ho ampiamente esposto al GI dr Napolitano del pp 1364/81 nel febbraio 1983.

– “Costruiamo l’Azione” in buona sostanza era fatto da me ed dall’ Aleandri; un paio di articoli li ha scritti Signorelli ed un paio De Felice Fabio; altri articoli li hanno scritti dei ragazzi uno per ciascuno e saltuariamente. Il direttore del giornale era Te’ Sergio che pero’ era solo un prestanome senza alcuna influenza sul giornale che credo non abbia neanche mai letto; anzi quando ne lesse una copia si premuro’ di inviare una diffida al tribunale di Roma per scindere le responsabilità dal contenuto degli articoli.

– per quanto riguarda i miei rapporti con Giorgi gli stessi si sono fermati alla riunione di Albano Laziale di cui ho parlato al GI di Firenze, ma dopo di allora non l’ho mai visto né frequentato, non conosco invece i fratelli Palladino ne’ Pagliai Luigi.

– Macchi Emanuele l’ho conosciuto in carcere a Novara; con lui non ho mai svolto attivita’ politica.

– ho conosciuto Monni Rossano in quanto amico di Mariani Bruno e l’ ho incontrato durante la fase di preparazione all’ incontro del cinema Hollywood.

– il Mariano nel 1979 faceva uso di una Fiat 126.

– conosco il Fachini ed il Raho e con gli stessi ho avuto rapporti politici abbastanza intensi: infatti costoro erano diffusori nel Veneto di “Costruiamo l’ Azione che vendevano anche in Lombardia il Raho in particolare era tra gli animatori di un circolo di Treviso presso il quale mi recai anch’ io nel gennaio 1979 per partecipare ad una discussione politica relativa peraltro anche alla diffusione del giornale.
Il Fachini mostrava di condividere le tesi di “Costruiamo l’ Azione” che erano profondamente innovative rispetto ai temi tradizionali della destra. Quando veniva a Roma il Fachini con il Raho portava il denaro necessario per l’ acquisto delle copie che poi avrebbe distribuito. Gli importi che mi venivano consegnati erano corrispondenti al valore delle copie che venivano di volta in volta ritirate.
Con il Fachini poi, ma questo e’ noto, ho collaborato per l’organizzazione per la fuga di Freda e di questo ho riferito al dr Ledonne di Catanzaro. In breve Fachini organizzò la fuga di Freda e si servi’ di me chiedendomi di procurargli due autovetture, anzi una autovettura “pulita” per le necessita’ “dell’ evasione” . Ricordo che io mi feci prestare una Macchina da uno amico naturalmente senza dirgli a che cosa veramente mi serviva. Alla fuga di Freda collaboro’ con il Fachini l’ Aleandri il quale pero’ non era stato capace di procurare lui l’ auto, cosicché fu necessario il mio intervento. Tra gli altri imputati nel procedimento per la fuga di Freda vi e’ anche Sica Ulderico.

– il mio intervento e credo quello dell’ Aleandri in favore di Freda, pur nella diversita’ delle posizioni politiche, fu dovuto al fatto che ritenevamo lo stesso Freda un perseguitato politico da parte del sistema.

– al di là di Fachini di Raho e di Granconato non conoscevo altre persone in Veneto.

– all’ epoca della fuga di Freda il nostro gruppo non aveva dubbi sulla “pulizia” morale e politica dell’ uomo e soprattutto sulla sua non compromissione con gli ambienti ambigui del sottopotere politico dei “servizi” .

– Sì ho conosciuto Giuliani Egidio ma solo in carcere. Allatta Benito invece mi sembra di ricordare facesse parte di un gruppo di Aprilia vicino alle posizioni nostre. Mi sembra anche di ricordare che il padre venne coinvolto nei fatti di Sezze.

– per quanto mi riguarda ho conosciuto il professore Semerari attraverso De Felice Fabio con il quale ho avuto rapporti abbastanza intensi fino a quando sia io che l’Aleandri ci siamo resi conto che il predetto era portatore di interessi assai diversi dai nostri. Infatti il De Felice, come ho già detto nei verbali di interrogatori resi al GI dr Imposimato, nonche’ al giudice monastero, ed anche ai giudici di Firenze, il De Felice era in contatto con Gelli Licio probabilmente il De Felice puntava a strumentalizzare noi ed il giornale per fini suoi propri che sicuramente non potevamo assecondare.
In merito alla ormai famosa riunione al cinema Hollywood occorre finalmente fare chiarezza: fu organizzata per affrontare il problema delle carceri speciali e dei manicomi criminali.
L’organizzazione fu curata da noi e da me in particolare, di “Costruiamo l’Azione” insieme con le “Comunità Organiche di Popolo” delle quali faceva parte lo Scarano. Alla riunione partecipo’ anche il Signorelli che espresse il suo netto disaccordo con le tesi che io sostenni. La riunione fu un fallimento in quanto a partecipazione perché contemporaneamente a Roma si tenne l’assemblea nazionale dell’ autonomia in un locale sito a pochissima distanza dal cinema. Cosi’ sostanzialmente il mio intervento fu l’ annuncio del rinvio della manifestazione accompagnato da un discorso di carattere generale sulle nostre valutazioni e sui scopi che ci proponevamo. Dopo il mio intervento ci fu quello di dissenso di Signorelli Paolo. Il professore Semerari non intervenne alla riunione perche’ aveva saputo che era stata rinviata; venne e vista la poca gente che c’ era non tenne la relazione.

– non ho la piu’ pallida idea dei motivi che hanno spinto De Felice Paolo il 20.09.80 a negare di conoscermi. In effetti invece abbiamo avuto stretti rapporti.

– ho conosciuto non ricordo se Fiore o Adinolfi o entrambi nella villa di De Felice a Poggio Catino (RI) dove si teneva un recital del cantante Valeriano Leo che era un esponente di destra. Fu quella l’ occasione in cui conobbi la prima volta De Felice. Fui invitato al recital da Signorelli Paolo. La presenza di Fiore e di Adinolfi puo’ anche spiegarsi che i figli del De Felice erano aderenti a “TP” .

– ammetto di avere avuto incontri politici con Fiore ed Adinolfi per coordinare le attivita’ del nostro gruppo con quelle di “TP” . Non fu mai possibile raggiungere un accordo perche’ mentre noi puntavamo sulla diffusione del dibattito ideologico, “TP” era orientata verso un impegno prevalentemente attivistico. Inoltre la tesi di fondo dei nostri due movimenti erano contrastanti. Questi incontri avvenuti nell’aprile ‘79 furono successivi ad un comizio unitario fatto a Latina in occasione del referendum dell’abrogazione della legge reale.

– ritengo che Fiore ed Adinolfi avessero rapporti con Fachini anche in relazione alla diffusione dei libri dell’ edizione “AR” di Freda. Non so di altri rapporti con il Veneto dei due dirigenti di “TP” .

– mi sembra di non aver mai conosciuto Mangiameli Francesco e nulla posso dire sui moventi possibili del suo assassinio; in carcere ho sentito dire che era stato eliminato per una questione di soldi ma non ho mai saputo nulla della progettata evasione di Concutelli.

– ho conosciuto Fioravanti Valerio in un comune periodo di detenzione del 1979 e abbiamo constatato la possibilita’ di un discorso politico che e’ poi proseguito quando entrambi uscimmo dal carcere in quello stesso anno. Da questo nostro rapporto nacque l’ operazione contro l’ avvocato Arcangeli che non fu finalizzato, come ho piu’ volte spiegato, a vendicare l’ arresto di Concutelli ma la continua attivita’ di delazione e di collaborazione con la polizia del predetto legale. L’ episodio Arcangeli – Leandri e’ l’ unico penalmente rilevante che abbia commesso insieme con Valerio.

– Ho conosciuto Femia che fino al 1978 frequentava un gruppo di ragazzi di Ostia che era in contatto con noi. Questo Femia venne poi arrestato per il covo di Acilia ed era in carcere con me quando vi fu anche il Farina. Per la precisione al primo piano sezione B del braccio “G9” di Rebibbia vi erano le seguenti persone in queste celle: la nr 7 Femia – fiore Antonio Marchi Veriano – ; la nr 10 Pedretti – con altre 3 persone che furono scarcerate proprio un’ ora prima dell’ arrivo del Farina; il posto di queste tre persone fu occupato da Fioravanti Cristiano – Insabato Andrea – Farina medesimo, la nr 11 io, Mariani Bruno – Proietti Antonio – Modigliani Litta Andrea. Nella nr 7 c’era anche Urzino Andrea detenuto comune.

-che io sappia Femia ed Iannilli non si conoscevano.

L’ ufficio fa ascoltare all’ imputato la cassetta registrata marca “Basf” contenente rivendicazioni e smentite della strage e l’ imputato dichiara:
– Nessuna delle voci da me ascoltate mi e’ familiare.
Preciso che nella cella nr 7 non vi era il detenuto comune Urzino, era invece presente un altro comune il cui cognome era Rizzi.

Paolo Aleandri – dichiarazioni 01.03.1993

Adr: confermo le dichiarazioni rese al dr Lupacchini in data 08.08.90 e in data 18.11.91. In breve mi il Semerari procuro’ un contatto con la banda della Magliana, in particolare con Giuseppucci. Lo scopo di questo contatto era la comunicazione di notizie utili per eseguire sequestri di persona.
Il nostro rapporto con la Magliana in realta’ non ebbe significativi sviluppi in quanto si segnalo’ soltanto una persona contro la quale organizzare un sequestro, tale Sparaco Spartaco, ma la cosa non ebbe seguito ed il Giuseppucci disse che questo nome gli era gia’ stato segnalato anche da altri. Nel contesto di tali rapporti accadde invece che il Giuseppucci, nel periodo in cui temeva la pressione delle forze dell’ ordine sui componenti della banda, mi chiese di custodire una sacca contenente varie armi lunghe e corte. Io accettai, ricevetti il borsone di armi e lo affidai a Iannilli Italo, il quale aveva in custodia tutte le armi del gruppo. Lo Iannilli era un custode “cieco” nel senso che consentiva a tutti noi del gruppo di prelevare le armi che di volta in volta ci servivano. Accadde cosi’ che anche le armi del Giuseppucci vennero consegnate a qualcuno ed in particolare andarono disperse. E’ passato moltissimo tempo dal momento dei fatti, tuttavia mi pare di ricordare che parte di queste armi andarono a Maresca Pupetta. Riflettendo con piu’ attenzione sulla circostanza, mi sembra che il borsone ebbe diversi passaggi di mano. Dallo Iannilli passo’ a Rossi Mario, poi a Macchi Lele e Iannilli Marcello e quindi una parte delle armi, su richiesta del Semerari, ando’ alla Maresca. Non ho un ricordo vividissimo di questa situazione che peraltro ho gia’ riferito in epoca piu’ prossima ai fatti.

Adr: la richiesta delle armi per la Maresca provenne certamente da Semerari, De Felice e tale Parigoni. Nel frattempo il Giuseppucci aveva richiesto indietro il proprio borsone di armi. Presi tempo ma le richieste si fecero sempre piu’ insistenti. Ad un certo punto anche Scorza Pancrazio mi disse che aveva ricevuto pressioni dal Carminati perche’ restituissi queste armi. Il Carminati – che non ho mai conosciuto di persona – a dire dello Scorza – aveva un rapporto diretto col Giuseppucci e con il suo ambiente, prova ne sia che il nome di Sparaco Spartaco era gia’ stato fatto – dal Carminati al Giuseppucci. Appresi poi che un tale di nome Vittorio, che aveva fornito a me indicazioni dello Sparaco, aveva dato indicazioni anche al Carminati. Cio’ l’ ho appreso dallo stesso Vittorio. Il padre di Vittorio, persona della quale non ricordo il cognome, aveva una pelletteria in via XX Settembre. Questo Vittorio comunque e’ gia’ stato arrestato e processato per detenzione di armi provento di una rapina commessa dai Nar. Dovrebbe trattarsi della rapina all’ omnia sport. A queste pressioni segui’ poi il mio sequestro, che ebbe luogo con le modalita’ che ho gia’ riferito. Come ho gia’ detto venni rimesso in liberta’ alla stazione di Trastevere in cambio di alcune armi che provenivano dalla nostra dotazione. Si trattava di due mitra Mab, di due bombe a mano tipo ananas e di armi corte.

Adr: i due mitra erano modificati, con le modalita’ che ho gia’ dettagliatamente descritto prima ancora che mi fosse mostrata la fotografia del mitra rinvenuto sul treno Taranto Milano, foto della quale ho riconosciuto una delle due armi. I due mitra facevano parte della dotazione di Ordine Nuovo gia’ prima ancora del 1976, anno in cui entrai nell’ organizzazione predetta. Calore sa certamente l’ esatta provenienza di tali armi. Io so solo che mi furono date da Fachini al tempo in cui costui provvide alle prime esigenze di armamento del nostro gruppo. Anche la mia Browning mi era stata affidata dal Fachini nelle stesse circostanze.

Adr: per quanto ne so i due mitra erano stati modificati in veneto, mi pare a Padova. Ho conosciuto molte persone del gruppo veneto, ma il nome di Digilio Carlo non mi dice nulla. Ricordo ce il Fachini associava una persona da lui soprannominata “il palombaro” a questioni di esplosivi e di armi. Il Fachini mi parlo’ inoltre di un laboratorio, sempre in veneto, particolarmente attrezzato per la riparazione e la modifica di armi. Il “palombaro” , invece, era la persona che secondo il Fachini aveva il compito di prelevare esplosivi dal laghetto sempre in Veneto.

Letto confermato e sottoscritto

Paolo Aleandri – dichiarazioni 28.05.1985

Richiesto di riferire quanto a mia conoscenza in ordine alla strage dell’ Italicus, faccio presente che ne’ il De Felice, ne’ il Signorelli mi hanno fatto dei discorsi specifici al riguardo. Il Signorelli, a seconda delle circostanze, faceva dei discorsi da cui si comprendeva che la strage era ascrivibile “all’ambiente” ovvero escludeva la riferibilita’ della stessa alla destra eversiva. In pratica faceva una serie di ammiccamenti ed il suo discorso era sfumato ed ambiguo. Questo era l’atteggiamento del Signorelli cosi’ come a suo tempo mi si è rilevato. Sono certo tuttavia, che il Signorelli aveva invece conoscenza di come fossero andate le cose se non altro grazie alle molteplici relazioni che aveva nell’ intero ambiente. Voglio aggiungere che la moglie del Signorelli, non ricordo se nel 1978 o nel 1979, mi disse che il Tuti durante la sua latitanza si era recato a trovare il marito nella sua abitazione. Ricordo mi disse che il portiere dello stabile doveva essere una persona molto discreta perche’ era impossibile non avesse riconosciuto tutte le persone che avevano frequentato Signorelli e che comparivano sul giornale. Fu nel contesto di questo discorso che mi disse che il Tuti era stato dal Signorelli.
L’abitazione del Signorelli era frequentata da moltissime persone fra le quali ricordo Semerari, De Felice, Fachini, Zorzi, Andreotti Gianni, Cagnoni Marco, Di Lorenzo Cinzia, Romano Coltellacci, ed altri. Io il Signorelli il Semerari ed il De Felice ci incontravamo tra di noi e con altri esponenti della destra eversiva in vari luoghi, abitualmente a casa di De Felice nella casa di campagna del Semerari o infine nell’ abitazione del Signorelli. L’ abitazione di Semerari era frequentata talvolta da noi, gruppo omogeneo, tal altra da alcuni di noi e persone contigue al nostro ambiente quali ad esempio il Salomone ed un medico di Latina di cui al momento non ricordo il nome. Ricordo che fra gli ospiti di Semerari vi era talvolta un’ amica di De Felice, Maria Francini, la quale durante la latitanza del De Felice si adopero’ perche’ questi fosse ospitato in Inghilterra presso la moglie Fennic. La casa del Semerari era frequentata anche dal Ferracuti e dal colonnello Santoro.

– ho conosciuto il Pugliese allorche’ questi ebbe ad incontrare il De Felice per discutere dei fogli d’ ordine che avevamo redatto nel 1978. Il Pugliese era critico nei confronti di questo documento ed esprimeva la critica di un’ intera area incentrata soprattutto sull’ osservazione contenuta nei fogli d’ ordine sui latitanti d’ oro e sui detenuti. Nell’ occasione emerse un conflitto di fondo, direi quasi di impostazione strategica, tra il Pugliese e il De Felice. Il Pugliese rappresentava infatti Ordine Nuovo nel suo aspetto piu’ tradizionale, mentre il De Felice tentava una mediazione fra tale impostazione ed altre posizioni quali ad esempio la mia e quella di Calore. Queste mediazioni non erano finalizzate ad una strategia unitaria bensi’ semplicemente ad evitare spaccature all’ interno dell’ ambiente.

– Vi era inoltre un certo antagonismo fra il Pugliese ed il Signorelli, in quanto entrambi si sentivano gli eredi diretti di Graziani, il quale invece in epoca successiva, cioe’ nel 1977 1978 , fece sapere che intendeva demandare la prosecuzione dell’ attivita’ di direzione di ON al De Felice. Cio’ mi è stato detto direttamente dal De Felice e mi è stato confermato da Sergio Calore.

– Allorche’ ON venne reso illegale inizio’ un processo di clandestinazione che ebbe due aspetti; da una parte Graziani e Signorelli accettavano la clandestinazione solo in quanto necessaria per la sopravvivenza dell’ organizzazione. In questo quadro doveva essere semplicemente un gruppo operativo clandestino destinato a compiere specifiche operazioni armate. Per altri, e mi riferisco in particolare a Concutelli, c’era maggiore propensione allo sviluppo della lotta armata e veniva percio’ data maggiore importanza alla clandestinita’ riferisco tutto cio’ operando una qualche schematizzazione in quanto la realta’ e’ ben piu’ complessa. Ad esempio il Signorelli oscillava fra le due diverse posizioni.

– richiesto di fornire notizie a mia conoscenza circa i gruppi umbri di ON, ricordo soltanto di aver sentito nominare il Gubbini nel 1978 allorche’ il De Felice in un incontro con il Pugliese chiese a quest’ultimo che venisse istituito un gruppo armato di autofinanziamento idoneo a soddisfare le esigenze dell’ organizzazione. In tale occasione il Pugliese fece riferimento al gubbini dicendo che avrebbe potuto partecipare a quel gruppo ma che era al momento indisponibile per ragioni contingenti.

– Mentre avevamo stretti legami ad esempio col Veneto tramite i vertici delle organizzazioni locali cioe’ nel caso del veneto Fachini, non avevano contatti con realta’ locali pure solidamente organizzate quali la Toscana e l’ Umbria. Preciso nel senso che potevano certo esservi dei contatti di tipo personale, ma non vi erano relazioni di tipo organizzativo. Il gruppo toscano umbro era in pratica autonomo rispetto al centro almeno per quanto mi è dato di sapere.

– Durante il colloquio tra il De Felice ed il Pugliese cui prima ho fatto cenno ho avuto l’ impressione che il Gubbini dipendesse gerarchicamente dal Pugliese, il quale perciò doveva avere qualche controllo sulle realta’ umbre di ON.

– quanto ai rapporti con Gelli ed alle vicende del golpe mi riporto alle dichiarazioni da me gia’ rese nelle diverse sedi ed in particolare a quelle di cui al confronto con Calore innanzi al dr Vigna, alle dichiarazioni rese alla commissione “P2” ed infine a quelle rese al dr Mancuso.

Letto confermato sottoscritto.­

Paolo Aleandri – dichiarazioni 21.10.1981 prima parte

Quindi richiesto se gia’ abbia o voglia nominare un difensore di fiducia: mirabile del foro di roma, avvisato non presente.

– prendo atto che mi viene mostrato il fascicolo fotografico le cui pagine sono numerate da 1 a 5 contenenti ciascuna nr 2 fotografie senza indicazione di nome alcuno, mi si dice che prevalentemente esse riguardano persone orbitanti nella area dell’ estremismo veneto di destra. Nella pagina 1 riconosco la fotografia di Mutti Claudio contrassegnato con la lettera B. Vidi costui in un paio di occasioni di stampo conviviale a casa del professor Signorelli del quale lo stesso era amico. Colloco il primo dei due incontri (…) con l’ uscita del primo numero di Costruiamo l’Azione e quindi attorno al 1978. Il secondo incontro avvenne a distanza di due mesi circa dal primo. Ritengo con certezza che il Mutti avesse dei contatti di genere editoriale con Fachini Massimiliano in quanto quest’ultimo si occupava delle edizioni di AR ed il Mutti scriveva per dette pubblicazioni. Il Mutti in quell’ epoca si era di recente convertito all’ islamismo e quindi nei discorsi che faceva era portatore di questi concetti. Data la sua provenienza e collocazione politica non era pero’ estraneo ad un modo di intendere la prassi anche se in tutta coscienza non posso dire che alcune occasioni in cui lo vidi si espresse in termini operativi.
Nella pagina 2 mi sembra di notare un viso conosciuto, nella foto contrassegnata nella lettera a ed anche il nome che mi viene detto corrispondente a quello di Brancato non mi e’ del tutto nuovo, non so tuttavia collocarlo nella situazione politica a me nota. A pagina 3 riconosco nella foto contrassegnata con a Fachini Massimiliano. Quanto alla foto contrassegnata con lettera a nella pagina 4 riconosco una persona che scese con Fachini Per un progetto autofinanziamento in Tivoli che poi non si attuo’.
Mi sembra di ricordare che la persona in questione facesse parte di un gruppo di comuni che venivano utilizzati qualora il caso lo richiedesse.

Prendo atto che il nome di costui e Frigato Roberto ma piu’ che il suo nome e’ stato per me significativo l’ immagine che ho riconosciuto senza alcun dubbio. Colloco temporalmente la progettata partecipazione di colui che mi e’ stato indicato come Frigato ad un progetto di rapina ai danni di una banca situata proprio all’ ingresso di Tivoli in una piazza da cui si dipartivano le strade d’ ingresso alla cittadina. Come ho gia’ detto Frigato venne con Fachini in un giorno di domenica ma ripartirono il giorno successivo in quanto il progetto, del quale tra l’ altro era ben al corrente Tisei Aldo essendone a lungo discorso in precedenza, era inattuabile. L’ epoca di questo fatto è sempre quella del secondo numero di Costruiamo l’Azione e si poteva considerare come un momento dell’ autofinanziamento del giornale stesso. Il Frigato era all’ epoca persona piuttosto tarchiata, robusto e con i capelli forse un po’ lunghi di come appaiono sulla fotografia.

Sia il Fachini che il Frigato giunsero a Roma raggiungendomi a casa ove di solito il Fachini alloggiava: nell’ occasione invece provvidi diversamente tutti assieme… Poi a fare un sopralluogo a Tivoli nel posto ove si doveva compiere l’ azione che poi come ho gia’ detto rimase inattuata, sia perla collocazione della banca ritenuta troppo centrale e con poche vie di scampo, sia perche’ non era considerata del tutto certa una ventilata inoffensivita’ posto a vigilanza della banca stessa.
Nessun ricordo mi suggerisce la foto 4 B ne’ il nome che vi corrisponde di Rinani Roberto. Posso avere sentito questo nome ma essendo io un accanito lettore di giornali non escludo che questo nome l’ abbia letto in qualche occasione in cui sia comparso sulla stampa.
Nella foto 5 B riconosco Neri Maurizio da me incontrato due volte in casa del professor De Felice dei cui figli il Neri era amico. Costui non ha avuto alcuna parte nel settore operativo di costruiamo l’ azione mentre essendo egli un raccoglitore di documenti e di giornali e piu’ che probabile che abbia effettuato la diffusione di Costruiamo l’Azione. Sicuramente aveva dei contatti a livello nazionale con persone dell’estrema destra ma non so quanto questo corrisponda ad un ruolo specifico o e non invece sia stato frutto di una personalita’ mitomane.

A proposito di Costruiamo l’Azione debbo dire che questo e’ stato un gruppo spontaneo a cui non corrispondeva una struttura gerarchizzata o una organizzazione che invece e’ stata propria di TP. Quest’ultima associazione infatti aveva una suddivisione e non solo nella citta’ di Roma, abbracciando l’ intero territorio nazionale. Anche la linea politica era chiaramente di destra, senza alcuna sfasatura, propria invece a (Costruiamo l’Azione) . A mio avviso TP ha avuto anche una pericolosità anche maggiore delle stesse azione portate a termine da elementi riferibili a C.L.A.. Mentre infatti dell’ Mrp erano fatti episodici un gruppo ristretto in cui spiccava una particolare personalita’ che era quella di Iannilli Marcello, le azioni di TP erano di genere altamente pericoloso, potevano concludersi con fatti di sangue molto gravi ed infine provenivano da deliberazioni di una autentica organizzazione. Rappresento all’ ufficio che ho notato un singolare movimento ed interesse alla mia persona a seguito del trasferimento in queste carceri di due detenuti provenienti dalla casa di Viterbo dove e’ ristretto Iannilli Marcello.
Cio’ che mi ha sorpreso e’ stata la subitanea consapevolezza che costoro avevano del mio ruolo nel processo e cio’ non pero’ che meravigliarmi considerando che neanche il mio legale ha i verbali degli interrogatori.

L’ ufficio da atto che il fascicolo fotografico viene contrassegnato nella ultima pagina con proprie firme e con quella dell’ Aleandri ed allegato al presente verbale.

– cosi’ come l’ ufficio mi chiede effettivamente ricordo uno screzio avvenuto da me e Giuseppucci presenti Mariani Bruno e Scorza Pancrazio. E’ estremamente probabile quando ora mi sottopone l’ ufficio e cioe’ che io trovandomi con Scorza, Mariani Bruno (…) su di una Fiat 127 blu in epoca successiva all’ attentato in Campidoglio buttai via assieme agli altri un dischetto metallico sostenendo la pericolosita’ di mantenere l’ oggetto.
Sono assolutamente certo che i timer li preparasse Iannilli Marcello avendolo anche visto a volte mentre effettuava l’ accoppiamento di pile che univa con scotch nero ed attuando una modifica nel senso che si doveva trattare di timer non a chiusura ma ad apertura. I timer che ho visto io erano costituiti da jack maschi e femmine ma non puo’ escludersi che un contatto puo’ avvenire solo con jack maschi e’ altresi’ probabile che calore abbia potuto parlare di un negozio di elettrodomestici ove era possibile comperare timer cosi’ come mi si dice abbia sostenuto Scorza Pancrazio. Io ho gia’ parlato di quanto era a me certamente noto a proposito di acquisto di timer fatto da Iannilli o da questi demandato a Menenti Carlo. Non ho mai saputo nulla a proposito della rapina ai danni del cittadino libico Mordecai Fedlum di cui ho letto qualcosa sui giornali. E’ ben probabile che Scorza Pancrazio abbia visto a casa mia una forma dell’ esplosivo a forma di parmigiano, puo’ essersi trovato detto esplosivo in un plastica nera all’ interno di un armadio nella mia casa di Roma.

Desidero ritornare per un attimo sull’ argomento della rapina al libico, poiche’ e’ gia’ la seconda volta che mi si fanno domande a proposito di un periodo in cui mi ero totalmente distaccato da qualsiasi forma di attivismo di qualsivoglia natura. Abbandonai difatti il campo come gia’ mi ero ripromesso di fare e come resi peraltro esplicito a Guerra Marco e Giuliani Egidio rinfacciando loro che il gruppo era costituito da belve assetate di sangue, dopo il sequestro di persona di cui fui vittima ritengo proprio a causa di quella mia affermazione di principio.
Sono infatti certo che coloro cui la frase fu riferita ritennero di vedere in me un corpo estraneo da eliminare ed in tale senso si attuo’ un mio sequestro che doveva concludersi con una sorta di rituale mafioso che attribuiva a ciascuno la paternita’ della esecuzione nel senso che tutti i componenti del gruppo avrebbero dovuto partecipare sparando su di me ciascuno un colpo.

Viceversa mi ritrovai inginocchiato e legato vicino ad un albero con i soli Iannilli Marcello e mariani bruno che mi puntavano a turno la pistola alla tempia mentre non vi era invece Scorza Pancrazio, Rossi e Piccari. Ritennero quindi i due presenti di vedere ricadere su di loro la responsabilita’ dell’ atto e quindi tramutarono l’ esecuzione in sequestro. Dopo questo episodio, divenne ancora piu’ radicale il distacco che gia’ sentivo verso queste persone (…) Nulla mi risulta a proposito di un numero di telefono di un avvocato di Roma dell’ arrivo di Freda franco dopo la sua fuga. Fino ad ora ho ritenuto di essere stato il tramite tra Cardone Rita e Massimi Ciano, Fachini per l’ esecuzione del piano della fuga di Freda, mentre ora apprendo che Fachini Massimiliano ha ripartito i ruoli servendosi anche di altri. Escludo che siano venuti da me Sparapani Saverio e Bianchi Paolo per farsi dare un Browning calibro 9 bifilare che mi si dice anche essere stata di proprieta’ dei fratelli Sparapani. E’ probabile che questa pistola di cui si parla fosse patrimonio del vecchio gruppo collegabile e via dei Foraggi ed e’ possibile che di essa sappiano qualcosa o Tisei o Calore. Avevo una Browning calibro 9 come ho gia’ detto me l’ aveva data Fachini Massimiliano ma non aveva nulla a che vedere con quella di cui si e’ ora parlato.

– Il soprannome di zanzarone mi rimanda ad una persona che poteva aver orbitato nel gruppo di Giuseppucci

– Quanto alle riunioni che precedettero la nascita del giornale C.L.A. debbo dire che esse furono di tipi e collocabili in tempi diversi. In una prima fase esse avvenivano o casa del professor de Felice o in quella di Semerari e avevano un carattere quasi conviviale. In una secondo invece si passo’ ad un genere piu’ progettuale di quello che poi divenne il movimento di C.L.A. che si svolgevano a casa del professor Signorelli a Tivoli nel momento in cui le due suddette persone si erano allontanati per disparita’ di vedute.
Debbo per la verita’ dire che mentre sono convinto della assoluta estraneita’ del professor Semerari a quanto addebitatogli, rimane ai miei occhi molto confusa la figura e l’opera di De Felice Fabio. E’ vero che costui abbandono’ ogni tipo di attivita’ quando si enucleo’ il gruppo di costruiamo l’ azione capeggiato da Signorelli ma non so dire se cio’ fece per essere stato abbandonato da me che considerava con predilezione o per altri motivi. Chiarisco che Signorelli avrebbe voluto gestire il giornale di C.L.A. e faceva parte della sua personalita’ il fare intendere che lui fosse il capo ma cio’ era in realta’ non era affatto vero. Prendo atto che secondo quanto asserito da Tisei Aldo in una cena a casa di Signorelli paolo presente anche Calore Sergio si sarebbe parlato della campagna di attentati che sarebbero poi avvenuti e che io sopraggiunsi nell’ occasione portando con me articoli per il giornale C.L.A..
La circostanza e’ verosimile solo se le si attribuisce un significato del tutto generico in quanto nell’ ambiente era usuale parlare di attentati, mentre non lo era affatto se ci si voglia riferire agli attentati in realta’ compiuti poiche’ di questi il Signorelli era sicuramente allo oscuro. Mi sembra tuttavia strano che il Tisei che io colloco e ho sempre visto nell’ ambiente di Guidonia abbia partecipato ad una cena riguardante la stampa del giornale, la circostanza della cena e dei discorsi relativi e’ tuttavia verosimile una e piu’ probabile che il Tisei l’ abbia appresa da altri.
Tornando al De Felice riferisco che e’ persona di notevole spicco intellettuale ed è a mio avviso altrettanto scaltro ha una storia anche confusa che lo vede giovanissimo deputato quindi imputato nel golpe Borghese. Per quanto mi risulta per questo ultimo fatto c’ e’ stato veramente e il De Felice ha avuto un suo ruolo. Gestiva in parte l’ operazione Gelli Licio il quale controllava un settore dell’ arma del CC interessato al golpe stesso che non si realizzo’ proprio perche’ il Gelli comprese che non ci avrebbe tratto il massimo utile conseguibile e perche’ si riservava di agire in una occasione piu’ favorevole.

Anche in ordine alla definizione del processo ho avuto riferiti dai singolari patteggiamenti avvenuti tra il Pm all’ udienza di Vitalone ed il giornalista Salomone Franco, determinato dalla opportunita’ di una parte politica di non allinearsi del tutto le simpatie di un partito che vedeva qualche suo ex esponente inquisito nel procedimento quale ad esempio il De Felice. Il fratello di costui di nome Alfredo raggiunse il Sud Africa emigrando definitivamente allorquando chiuso lo studio di De Iorio Filippo ebbe necessita’ di trovarsi una occupazione io in un paio di occasioni mi recai da Gelli Licio presso l’ hotel Excelsior di Roma per dargli notizie di De Felice Alfredo che prima di partire nel presentarmi il Gelli mi aveva raccomandato di tenermi questo tipo di contatti. L’ udienza presso il Gelli avveniva il mercoledì.

L’ ufficio da atto che l’ interrogatorio viene sospeso alle ore 13,30 per essere ripreso alle ore 14,00.

Sergio Calore – dichiarazioni 15.02.1985

-Calore Sergio gia’ generalizzato. Assistito dal suo difensore avvocato Sangermano Germano, del foro di Firenze, avvisato, presente.

– Circa la proposta di attentato al magistrato veneto fatta al Fioravanti da parte del Melioli, ho ricordato un particolare: Mariani Bruno, in epoca precedente la mia scarcerazione (ottobre ‘79) aveva portato nel veneto un’ autovettura rubata assieme ad esponenti del gruppo Colantoni Armando. Il Mariani era solito presentare il Colantoni come persona legata alle “Brigate Rosse” di Roma e quindi quando consegno’ l’ auto a Fachini e cavallini, aveva detto loro che questa proveniva dalle “BR”. Tale particolare mi convinse ancor di piu’ che la proposta fatta al Fioravanti rappresentava una provocazione nei confronti della area brigatista. A quanto seppi in seguito, l’ auto in questione fu poi utilizzata da Fioravanti e Cavallini nell’ assalto al distretto militare di Padova fine marzo ‘80. Come ho gia’ riferito in altra occasione, Dimitri, nel corso della sua detenzione a Rebibbia (primavera – estate 1980) , era in rapporti epistolari con Delle Chiaie Stefano, venni a conoscenza della circostanza quando nel corso di una perquisizione alle celle, venimmo concentrati nella sala televisione. Qui Dimitri mi disse di essere molto preoccupato per non essere riuscito a distruggere una lettera speditagli da Delle Chiaie. A quanto mi disse Dimitri, Delle Chiaie lo invitava a stare tranquillo e a non tentare la fuga in maniera azzardata, dato che avrebbe pensato lui a farlo evadere; in particolare, Dimitri mi parlo’ della possibilita’ prospettatagli da Delle Chiaie, di fuga da effettuarsi a mezzo di un elicottero resa possibile dal fatto che “Avanguardia” poteva disporre di un elicotterista francese. Delle Chiaie si firmava come “Alfredo” .

Si dà atto che a questo punto l’ avvocato Sangermano si allontana per precedenti impegni professionali.

– parte della lettera era crittografata e veniva decifrata dal Dimitri ricorrendo ad una griglia da sovrapporre al testo.

Aggiungo un altro particolare sui contatti tenuti dal gruppo Giuliani: mi risulta che Giuliani Egidio aveva rapporti con Allatta Benito; tali rapporti, con tutta probabilità, si erano stabiliti per il tramite dei fratelli Sangue, che mi sembra siano imparentati con allatta. Per quanto mi riguarda, io presi contatti con Allatta Benito nel corso del 1978, tramite bravi cesare che dirigeva il nostro gruppo di latina. Allatta, che risiedeva ad Aprilia, svolgeva attivita’ politica a Latina ed io fino all’ epoca del mio arresto (maggio ‘79) , non seppi mai dei rapporti che lui ed altre persone del suo gruppo, tra cui il latitante Latino Fausto, avevano con Giuliani, gia’ da quella epoca. Furono Giuliani e Mariani a rivelarmi, dopo la mia scarcerazione, la esistenza di quei rapporti gia’ prima del maggio ‘7905 . In proposito vi e’ una inchiesta del dr Priore nella quale risultano inquisiti elementi neofascisti ed appartenenti alla sinistra rivoluzionaria; a questo ambiente e’ stata attribuita la responsabilita’ dell’ attacco al centro della motorizzazione di Roma (ottobre – novembre 1978) da quanto mi risulta, il gruppo Giuliani – Colantoni – Sangue immagazzinava armi gia’ da diversi anni, tanto che in tre depositi vennero sequestrate armi in grandi quantita’, ed anche esplosivi vari, che mettevano a disposizione dei vari gruppi eversivi di destra e di sinistra. Cio’ consentiva al gruppo la conoscenza delle azioni compiute dalle organizzazioni da esso rifornite.

A dimostrazione della estrema ambiguita’ del gruppo Giuliani, faccio presente che Giuliani era legato strettamente anche a Facchinetti Loris e Tacchi Valtemio: ambedue ex dirigenti di “Europa Civilta’ ” e all’ epoca iscritti alla loggia massonica “lira e spada” della quale dirigevano la tipografia. In carcere, a Novara, Giuliani mi disse di essere preoccupato perche’ il locale in cui teneva le macchine per la falsificazione dei documenti e per la stampa, appartenevano a Greggi Agostino, iscritto alla loggia P2 e questo fatto, unito alla sua amicizia con il Tacchi e con il Facchinetti, poteva collegarlo agli ambienti massonici. La tipografia venne scoperta nell’aprile ‘81, in occasione dell’ arresto del Giuliani. Come ho gia’ detto in altre occasioni, presi contatti diretti con Fachini, nel marzo ’77 su disposizione di Concutelli, arrestato come è noto, in via Foraggi nel febbraio ‘77. Alcune delle armi trovate in via foraggi, provenivano dal Fachini.

Io avevo gia’ conosciuto Fachini per averlo incontrato in compagnia di Signorelli e inoltre lo avevo visto alla riunione di Albano Laziale nella quale fu annunciata la riunificazione “AN – ON” . Ricordo con esattezza che in tutte le occasioni in cui Fachini veniva a Roma nel periodo della nostra frequentazione, fino al maggio ‘79, egli si recava ad incontrare un certo Pascucci, del quale non ricordo il nome; si tratta della persona legata a Dantini Enzo Maria e ai dirigenti di Terza Posizione Adinolfi, Fiore e Spedicato; in particolare, la sua conoscenza con quest’ ultimo e con Dantini, risaliva all’epoca della comune militanza in “Lotta di Popolo” .

Non incontrai mai il Pascucci. Come ho gia’ detto in altre occasioni, fu dantini a mettere in contatto Iannilli Marcello con il nostro gruppo di “Costruiamo l’Azione”, in occasione della campagna di attentati della primavera estate 1978. Venni arrestato, come ho detto, due giorni dopo l’ attentato al Consiglio Superiore della Magistratura. Non partecipai affatto all’ attentato, che non sapevo neanche dovesse avvenire. Il giorno successivo al fallito attentato, incontrai Aleandri Paolo che mi disse che le notizie apparse sulla stampa secondo le quali l’ attentato avrebbe dovuto avvenire di giorno, erano false, dato che egli era rimasto d’ accordo con Iannilli e Mariani che l’ attentato fosse eseguito, come quelli precedenti dell’ “Mrp” , di notte. Insieme, allora, elaborammo un volantino con il quale smentivamo la volonta’ di compiere una strage. Tale volantino venne fatto ritrovare dopo l’ attentato al ministero degli esteri, effettuato un paio di giorni dopo il mio arresto. Il mio compito in relazione a tutti gli attentati rivendicati dall’ Mrp, non era quello di organizzarli, ma quello di gestirne politicamente gli effetti. Ecco perche’ non ero a conoscenza dell’attentato che sarebbe stato portato contro il “Csm” . Solo durante il periodo della mia detenzione, e cioe’ quando ebbi occasione di rivedere Aleandri, seppi che in realta’ il “timer” era stato predisposto per una sola esplosione in ora diurna.
Paolo mi disse anche che quando egli aveva chiesto spiegazioni a Iannilli e Mariani del perche’ si fossero regolati in tale modo, non aveva ricevuto alcuna risposta ed anzi era stato addirittura minacciato da costoro.

– mentre il referente politico di Iannilli era Dantini, il Mariani pur essendo entrato in contatto con noi per altra via, era legato al gruppo guerra – Colantoni – Giuliani. Io avevo preso contatto con Mariani nell’ estate del 1978 nel seguente modo:
Pascuzzo Arnaldo di Villalba di Guidonia, mi aveva detto che c’ era un gruppo nel quartiere prenestino che era interessato alle tesi di “Costruiamo l’azione”; di questo gruppo, faceva parte il cugino di Pascuzzo, a nome Atenni Giancarlo. Chiesi a Pascuzzo di combinare un incontro con quest’ ultimo e questi venne accompagnato da Mariani Bruno. Mariani mi disse di essere interessato al discorso politico che noi stavamo sviluppando e, per stabilire ulteriori forme di collaborazione, stabilimmo che ci saremmo risentiti quando fosse stato disponibile ad incontrarsi con noi guerra marco, in quel periodo assente da Roma. Vi fu poi l’ incontro con Guerra e con Mariani avvenne ad amatrice nell’agosto ‘78 e si concluse con l’ adesione di entrambi a “Costruiamo l’ azione” dopo il mio arresto del maggio ‘79, mentre mi trovavo nella sezione speciale del G12 di Rebibbia, avevo divieto d’ incontro con Signorelli Paolo; scendevamo quindi all’aria uno al mattino, l’ altro al pomeriggio. In quella stessa sezione, era recluso anche Izzo Angelo, che conobbi in quella occasione. Izzo aveva cosi’ la possibilità di incontrare me e Signorelli. Durante uno di questi incontri, Izzo mi riferi’ che Signorelli voleva sapere se io conoscessi qualcosa sul coinvolgimento del figlio Luca nel reperimento dell’ auto utilizzato per l’attentato al Csm. Gli dissi che non ne sapevo nulla. Non approfondii l’ argomento perche’ avevo conosciuto Izzo solo in quei giorni e mi stupii che Signorelli trattasse con lui argomenti cosi’ delicati. Nell’aprile ‘80, incontrai Fioravanti Cristiano nel carcere di Rebibbia. Lo rividi a Paliano nel novembre ‘84. In tale ultima occasione mi disse che era stato proprio lui a riferire agli inquirenti, almeno due anni prima, che riteneva possibile per la tecnica esecutiva il coinvolgimento del fratello Valerio nell’ omicidio Pecorelli e per gli stessi motivi, riteneva possibile la attribuzione dell’omicidio di Mattarella Piersanti, presidente della regione Sicilia, al fratello ed al Cavallini. Non ricordo se inseri’ anche il nome di Alibrandi nel primo episodio. Cristiano mi disse che si trattava di sue deduzioni. Per quelle che sono le notizie in mio possesso sull’ ambiente dei “Nar” e sulla persona di Fioravanti Valerio, mio amico, mentre ritengo si possa escludere un suo consapevole coinvolgimento in strategie occulte non mi stupirei la sua azione possa essere stata condizionata a sua insaputa da persone che pur militando al suo fianco, rispondevano a logiche decise altrove.

– Mi risulta che Valerio, nell’ estate 1980, volesse uccidere Fachini. Valerio mi spiego’ che intendeva realizzare quel gesto poiche’ Fachini era persona compromessa in giochi di potere ed aveva fatto scorrettezze nei suoi confronti. Non mi disse pero’ con precisione la natura di quelle accuse. Tornando per un momento all’ omicidio Pecorelli, ricordo che io ed Aleandri commentammo quell’ episodio come il risultato dello scontro tra l’ala miceliana e quella malettiana dei servizi di sicurezza. In particolare, ritenevo “OP” come ispirata dall’ ala miceliana. Nell’ immediatezza dell’ omicidio Pecorelli, i fratelli Scorza mi dissero che Tilgher aveva commentato l’ episodio affermando che era stato ucciso “un ottimo camerata” .

– Conobbi Semerari Aldo nel 1977 in casa di De Felice Fabio. Lo rividi poi, a casa del De Felice o nella sua casa di Castel San Pietro, una ventina di volte. L’ ultima volta che ci siamo incontrati, e’ stato nell’agosto ‘80 nel carcere, lui era li per ragioni professionali. Era in uno stato di grande euforia, mi abbracciò e mi disse “non ti preoccupare che presto uscirai di prigione” . Ero stato arrestato 8 mesi prima per l’ omicidio leandri per cui interpretai quella frase come un augurio. Era gia’ avvenuta, sia pure da pochi giorni, la strage della stazione di Bologna. Nel marzo ‘79, mi incontrai a casa di Semerari, con De Felice, Signorelli, Fachini e lo stesso Semerari. Attaccai De Felice, tra l’ altro, perche’ ero venuto a sapere da Aleandri che il De Felice, attraverso Semerari, stava operando per ottenere l’ insabbiamento di un procedimento giudiziario a carico del costruttore romano Genghini. Quando chiesi al De Felice che cosa volesse ottenere attraverso tale operazione, egli mi rispose che eravamo una banda di ragazzini, che non capiva niente della “vera politica” e che lui si prefiggeva di “ottenere la riconoscenza di Andreotti”. Nella discussione, Semerari non intervenne; Signorelli tentò di farmi riappacificare con De Felice, mentre Fachini appoggio’ la mia posizione. Quel giorno ebbero fine i miei rapporti con De Felice. Sempre nel corso di quella discussione, De Felice disse che, mentre noi ci trastullavamo con il nostro giornale “Costruiamo l’ azione” , c’ erano persone come Salomone Franco, che aveva rischiato il licenziamento per aver fatto pubblicare una serie di articoli di Semerari sul quotidiano Romano “il Tempo” . Gli articoli di Semerari cui faceva riferimento, esponevamo, valutandole come positive, le conseguenze che avrebbe avuto l’ irrompere del terrore nel campo della politica;

In particolare parlavano della possibilita’ di un collegamento tra organizzazioni criminali e formazioni politiche. L’ ultimo di tali articoli era apparso subito dopo l’ attentato brigatista a Fiori Publio, esponente democristiano, per cui, a detta di De Felice, (l’ onorevole Andreotti aveva telefonato al direttore del “Tempo” Letta Gianni chiedendogli di prendere provvedimenti contro chi aveva consentito la pubblicazione di quegli articoli. Tra gli altri progetti che avevano gli ambienti legati a Gelli ed a De Felice, e dei quali venni a conoscenza tramite Aleandri, vi era quello di costituire una agenzia di stampa internazionale che consentisse la divulgazione di notizie utili ai loro comuni interessi. Fu De Felice a proporre la cosa a Gelli. Non ricordo se l’ idea venne accettata. So pero’ che tale agenzia avrebbe dovuto essere diretta dal salomone e da un giornalista del “Giornale Nuovo” del quale ricordo solo il nome “Claudio”; quest’ ultimo scrisse anche un articolo per “Costruiamo l’ azione” sul significato del sequestro Moro, apparso sul giornale che curavo io personalmente, nel maggio-giugno ‘78. E’ noto poi come Semerari avesse rapporti con la cosiddetta Banda della Magliana, i cui componenti ricorrevano alla sua assistenza una volta arrestati. E’ Aleandri a conoscere meglio tali rapporti. Nel 1977 Semerari, dico: nell’ autunno del 1977, Semerari mi fece sapere tramite Signorelli, che era disposto ad introdurre armi nel carcere di Rebibbia per farle poi recapitare tramite un suo assistito detenuto Concutelli Pier luigi, in quel periodo detenuto a Rebibbia, per consentirgli di evadere.

Semerari aveva grande facilita’ di accesso a Rebibbia, dove disponeva di un’aula nella casa di reclusione per l’ insegnamento. Semerari riceveva in tale aula, alla quale accedeva senza controlli, anche detenuti provenienti dalla adiacente casa circondariale e proprio attraverso uno di questi avrebbe recapitato “un paio di pistole” al Concutelli, che ha sempre avuto nella destra una valenza carismatica. La cosa non venne portata a termine poiche’ Concutelli si fece sorprendere con le sbarre della sua cella segate, per cui venne isolato e strettamente sorvegliato.

Letto confermato e sottoscritto.­