Memoriale di Bruno Tassan Din alla Commissione P2 – 12.08.1983

Illustrissimo Signor Presidente, ho appreso, oggi dalla radio, che ella è stata riconfermata Presidente della Commissione di indagine parlamentare sulla P2 e che la Commissione è stata ricostituita.
Mi rivolgo a Lei e alla Commissione, oggi 12 agosto 1983 dopo circa due anni e mezzo da quando il 6 gennaio 1981 io sono venuto a deporre in una lunga notte davanti a Lei e alla Commissione, cui avevo fatto pervenire una lettera e relativa documentazione di denuncia contro i tentativi di ingerenza del Gelli e l’Ortolani sul gruppo editoriale  di cui allora avevo la responsabilità. Come credo ricorderà nel corso della deposizione, dopo aver esposto le minacce cui ero stato sottoposto (“sarai stritolato”) avevo detto a Lei e agli altri onorevoli membri che (…) mi affidavo a loro.
(…) io le scrivo da una cella (reparto ROI “osservazione interna”) del carcere di Piacenza dove sono da circa 72 giorni. Sono rimasto in isolamento completo per 30 giorni. Dopo 54 giorni sono uscito per la prima volta a prendere mezz’ora d’aria. Mi trovo nella cella che fu dei Vallanzasca e dei più pericolosi banditi. Sono in un reparto di sei celle dove vengono tenuti coloro che sono in punizione. Cioè quelli che in carcere tentano di uccidersi, fanno lo sciopero della fame, sono violenti con gli altri, cioè quelli che arrivano al limite estremo della disperazione (non so come chiamarla) dell’uomo. E le loro urla o i loro dialoghi penetrano nelle mie orecchie e nel mio cervello da 72 giorni di giorno e notte. E’ la terza volta nel giro di dodici mesi che sono stato incarcerato per una serie di accuse che iniziarono nell’aprile 1982 (…).
Mi rivolgo a Lei ancora una volta  perché credo che lei sia spinta dall’intento primario di giungere alla verità in tutta la vicenda che state indagando (e spero di non essere accusato ancora una volta di voler distorcere i lavori della Commissione) e perché sono convinto che l’aspetto politico di queste vicende deve essere ancora svelato e perché l’analisi impressionante dei fatti e la loro successione  nel corso di questo periodo deve avere per quanto mi riguarda anche delle responsabilità politiche, se no paiono inspiegabili.
Non voglio assumere la figura del perseguitato, ma è certo che in uno Stato di diritto, tutto quanto mi è capitato assume un aspetto impressionante in particolare per il fatto che due anni e mezzo fa io avevo denunciato al Parlamento queste previsioni di minacce.
Vorrei quindi ripartire questa mia memoria, in due parti:
La prima riguarda il periodo che va fino all’aprile 1981 e vuol esporre in aggiunta a quanto ho già fatto presente nelle mie deposizioni presso di voi e anche integrando in parte gli interrogatori dei diversi magistrati delle Procure e dei Tribunali di Milano, Roma e Perugia, quanto io so per diretta conoscenza o perché mi è stato riferito dallo stesso Gelli, dall’Ortolani, dal Rizzoli sui rapporti politici tra il Gelli (o la P2) e i vari partiti e uomini politici. Cioè vorrei esporre quanto io so sull’aspetto politico sulle connessioni di Gelli e di Ortolani e sui quali in Commissione ho sempre taciuto.
La seconda parte riguarda il periodo che va dall’aprile 1981 a oggi agosto 1983 ed elenca i fatti che sono accaduti e sottopone la loro impressionante successione perché coincidenze e situazioni anch’esse assumono o possono assumere una rilevanza politica importante.

1° = Connessioni politiche di Gelli e Ortolani (fatti o rapporti a mia conoscenza nel periodo 1976-1981).
Premetto che io non conosco né il progetto (se c’era) politico di Gelli e Ortolani, né tutta la rete di rapporti politici degli stessi. Il mio rapporto con loro riguardava problemi relativi al mio gruppo. Posso solo riferire quello che mi hanno detto o sono venuto casualmente a conoscere sui rapporti che tutti e due o singolarmente avevano con partiti e uomini politici e che mi pare finora siano solo in parte stati analizzati e chiariti. Tali rapporti, come d’altronde è naturale, hanno subito evoluzioni nel corso del periodo considerato. Io posso solo riferire quanto onestamente ricordo, con la sola intenzione di contribuire alla verità e senza alcuna mira di carattere politico. L’altro punto da sottolineare era che Gelli tendeva a millantare amicizie o collegamenti, molte volte invece dell’uomo politico interessato contattava il suo segretario. Quindi cercherò di riferire solo le situazioni di cui sono certo o quando vi sono dubbi di evidenziarli. Cercherò di ricostruire i miei ricordi nei vari periodi del nostro rapporto con Gelli. Posso dire in estrema sintesi che Gelli, a mia conoscenza, ha avuto rapporti con uomini politici della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista, del Partito Repubblicano, del Partito Social-Democratico. Non sono direttamente al corrente di rapporti con uomini politici del Partito Liberale, del Movimento Sociale. Mentre per il Partito Comunista, con me, è sempre stato molto netto nel considerarlo il suo più importante nemico, ma Ortolani invece mi diceva che aveva dei rapporti con alcuni esponenti, senza mai indicarmi il nome.
Ortolani invece a mia conoscenza aveva rapporti con uomini della Democrazia Cristiana, mentre per il Partito Socialista so solo di pochissimi contatti. I rapporti di Ortolani erano più ramificati con personaggi della burocrazia statale e delle aziende a partecipazione statale. Riepilogo qui di seguito ripartiti per partito i contatti di cui io sono stato al corrente. Di molti potrete verificare con Rizzoli oltre che con gli interessati:

Democrazia Cristiana
In questo partito i collegamenti di Gelli erano tenuti con quasi tutte le correnti e variavano nel tempo a seconda delle alleanze e delle posizioni che ciascun personaggio assumeva nelle istituzioni statali o governative. Quindi non so dire quale sia stato il suo grado di influenza specifica e di durata nel tempo e per ciascuno. Posso ad ogni modo riassumere quanto segue per quanto riguarda personaggi che come esposto negli interrogatori alla magistratura hanno avuto contatti con noi.

Leone (Presidente della Repubblica)
Non sono al corrente di un suo rapporto diretto. Lui controllava (come diceva) il segretario generale della presidenza dell’epoca e altri funzionari.

Fanfani
Diceva di conoscerlo e di frequentarlo, cenando con lui e con la moglie (mi ha accennato a diverse colazioni nel corso del periodo). Aveva rapporti strettissimi con Cresci (Rizzoli era amico di Cresci e di Gervaso anche perché li sapeva amici di Gelli), che era il factotum di Fanfani. Per quanto mi riguarda direttamente ricordo che per l’affare Sipra Gelli mi parlò offrendomi un suo interessamento presso Cresci e presso Pasquarelli. Pasquarelli sicuramente andò diversamente volte da Gelli al momento della conclusione dell’affare Sipra. Conoscevo questo perché un giorno Pasquarelli venne da me in via Abruzzi, preavvisato da una telefonata di Gelli.

Bisaglia
Diceva di avere un rapporto diretto con quello che chiamava Toni. Io non lo so se era vero o no. Posso dire che molto spesso telefonava dall’albergo a, lui diceva, Bisaglia, ma forse era millantato credito e telefonava solo al segretario. So che Bisaglia intratteneva rapporti molto cordiali con Calvi. Così mi diceva anche il Gelli. Da parte mia i rapporti con Bisaglia li tenevo direttamente e l’ho conosciuto prima di conoscere Gelli. Non c’è mai stata connessione per quanto mi riguarda. Ricordo che passava per questo uomo politico da un amore sviscerato a contrasti. Alcune volte, ma molto blandamente, mi ha chiesto di supportarlo.

Piccoli
Non ho mai avuto rapporti attraverso Gelli, ma sempre diretti. Gelli ogni tanto parlava di lui e chiese a me e Rizzoli il nostro accordo, di cui era a conoscenza, e che gli dovemmo consegnare al momento dello studio della capitalizzazione. Piccoli intratteneva rapporti con Battista uomo di Ortolani, di cui era amico da 30 anni. So che una volta fummo informati che Ortolani, attraverso Battista, aveva detto a Piccoli che controllava il gruppo. Fummo costretti io e Rizzoli ad andare da Piccoli, per smentire direttamente queste affermazioni. Allora Piccoli era segretario della DC.

Donat Cattin
Io e Rizzoli incontrammo Gelli nello studio di Donat Cattin, che era ministro dell’Industria. Era stato accompagnato da un certo Giasoli (ndt dovrebbe trattarsi di Ilio Giasoli), uomo di fiducia di Donat Cattin e grande amico di Gelli. nessun altro tipo di rapporto, se non di aiutare mi pare il figlio. Cosa che facemmo.

Cossiga
Quando era Presidente del Consiglio, Gelli si diceva molto vicino allo stesso, con cui usciva qualche volta a cena o colazione. Così diceva. Per certo era amico di Zanda-Loy, che era il capo gabinetto o capo ufficio stampa di Cossiga. Fu in quel periodo che Gelli ci mostrò, come il risultato di un suo interessamento, l’ottenimento di un nulla osta o di un’autorizzazione per l’emissione di francobolli da parte dell’Ordine di Malta. Confesso che è un problema che non ho seguito. So che Rizzoli, venne interpellato direttamente dal Cossiga. So che era un affare di cui non so descriverne i termini precisi, ma lo ritenevano molto importante ed era di interesse dell’Ordine di Malta e di Ortolani, per il quale il Gelli molte volte mi disse che era divenuto ambasciatore dello stesso ordine per merito suo.

Forlani
Diceva di essere suo amico. Non ho mai avuto modo di constatarlo direttamente, anzi nei nostri riguardi Forlani non aveva mai atteggiamenti favorevoli. Era amico del capo di gabinetto di Forlani, che diceva di controllare. Nell’ambito della corrente per certo diceva di avere il controllo di Badioli, che era il capo dell’Iccrea. Ciò diceva anche Ortolani che mi aveva detto di aver combinato una interessante operazione tra Badioli e Genghini per l’acquisto di una banca mi pare in Canada. Di certo anche che Badioli fece a me e a Rizzoli, nel corso di un incontro preciso riferimento agli “amici” ed ad una operazione per cui avrebbero dovuto mettere a disposizione diverse decine di miliardi del gruppo. Io so che nei miei contatti con Badioli non ho mai avuto vantaggi e anzi consideravo il personaggio persona modesta e di assoluta mancanza di correttezza nelle iniziative.

Andreotti
Ne parlava con grande stima. Diceva di vederlo qualche volta nel suo ufficio in piazza Montecitorio. Non mi ha mai detto niente che lo riguardasse. Io Andreotti lo trattavo direttamente senza alcuna connessione con Gelli, di cui credo di non avere mai parlato.

Per quanto riguarda direttamente altri rapporti vi può essere utile il dottor G. Rossi, nostro collaboratore per le relazioni esterne, che Gelli qualche volta chiamava per contatti o favori che chiedeva per certi personaggi politici di minor conto. Io non lo seguivo nemmeno, perché non consideravo importante questi questi piccoli servizi che il Rossi faceva per il Gelli. Ed anzi mi serviva per distoglierlo dall’interesse sul nostro gruppo, da cui volevo stesse lontano.

Partito Socialista
Il rapporto con questo partito da parte di Gelli si divideva in due tempi a mia conoscenza. Un primo periodo va fino al 1979 e il Gelli è vicino a certi uomini politici e contrario a Craxi e alla sua corrente. Dopo il 1979 fino al 1981 Gelli è favorevole a Craxi e ai suoi collaboratori. Posso riferire quanto segue.

Mancini G.
Io conobbi Mancini a casa sua invitato da Gelli e Cosentino, insieme a Rizzoli. Cioè Gelli e Mancini si conoscevano e Gelli ci presentò per far vedere che ci conosceva. Non ci chiese però mai nulla suo favore.

Nisticò
Gelli mi chiese una volta di dare 50 miloni mi pare e questo personaggio, che io non ho mai visto. Lasciai eseguire a Cereda questo incarico. Gelli mi disse per migliorare i rapporti del Gruppo con il Partito. Era un finanziamento perché questo signore aveva dei problemi.

Signorile
Gelli diceva di sostenerlo molto. Ma non so altro, se non che aveva rapporti con Battista ed Ortolani. Non lo conosco.

Mariotti
Gelli era molto amico di questo personaggio e mi costrinse praticamente a prenderlo come consulente per una trattativa relativa ad una rete televisiva con un certo Marcucci. Non l’ho mai visto, ma solo sentito due volte per telefono per questa consulenza.

Craxi
Gelli fino al 1979 aveva una avversione per questo uomo politico che dopo tramutò in apprezzamento, tanto che che mi diceva che bisogna sostenerlo. Non so i motivi del cambiamento. So che mi diceva di averlo visto due o tre volte.

Formica
Gelli lo vedeva spesso a colazione all’Excelsior negli ultimi due anni (così almeno lui mi diceva: infatti almeno 3 volte mi disse è uscito ora il ministro Formica). Ciò avveniva sempre dopo il 1979. Per questo fatto potete fare riferimento al Dr. Campironi, che ne era perfettamente al corrente. Mi disse anche che cercava di riparare ai guasti fatti dall’Ortolani nei rapporti con Formica.

Martelli
Gelli mi chiese due o tre volte di vederlo e di telefonargli. Cosa di cui non avevo bisogno perché lo conoscevo perfettamente. So che lo frequentava e che vi era stato portato e supportato da Trecca, amico di Martelli e di Gelli. Gelli nell’ultimo periodo mi rimproverò diverse volte la linea editoriale del Corriere nei rispetti dei socialisti e in particolare di Martelli (ricordo la questione del suo viaggio negli Stati Uniti) e mi ripeteva le stesse osservazioni che poi Martelli faceva direttamente a me e a Di Bella. Ortolani mi disse che da Ginevra Intercontinental Hotel dove Gelli era riparato in marzo, aprile, maggio 1981 aveva preavvisato telefonando a casa a Martelli che le situazioni riguardanti i conti all’estero delle ultime operazioni (io non sapevo di cosa si trattasse) era a posto. Basta controllare i telefoni e le telefonate della stanza di Gelli a questo Hotel in quel periodo per verificare.

Di Donna
Gelli insistette molto perché io lo vedessi. Lo chiamava Leonardo e diceva che dovevo aiutarlo per la faccenda Globo. Gelli mi aveva preannunciato per Globo una sua ipotesi che prevedeva una quota Di Donna, una quota Rizzoli e una quota Gelli e Ortolani. In ciò disse concordava con il Di Donna. Feci fare lo studio da Mucci e Iorio e discussi 4/5 volte con il Di Donna il Globo da un punto di vista del progetto editoriale (…). Poi lasciai andare perché consideravo non fattibile il progetto, anche se il Di Donna mi diceva che il valore del gruppo Eni (di cui parlava come se fosse suo) era enorme (…) e (in ciò era stato preannunciato da Gelli), un intervento dell’Eni per contribuire alla sistemazione del nostro gruppo di 100 miliardi non era un problema. In questa ottica ripeto lo vidi 4/5 volte a casa mia a Roma o al Grand Hotel. Gelli accennò a me e a Rizzoli diverse volte che aveva fatto combinare molti affari a Di Donna e Calvi. Senza però specificare i dettagli. Che ci precisò dolo a posteriori.

Manca
Mi fu portato a casa da Costanzo di cui era amico. Trecca mi disse che era vicino al Gelli ed era a disposizione per tutto quello che il gruppo avesse bisogno al ministero del commercio estero (mi pare che Manca fosse all’epoca ministro del commercio estero).

Aniasi
I rapporti sapevamo che esistevano da parte di Rossi, cui potete fare riferimento. Ricordo che chiedeva solo dei piccoli favori in occasione delle elezioni.

Partito Socialdemocratico
Longo
Gelli mi disse che qualunque cosa avessimo bisogno poteva intervenire su questo uomo politico. Cosa che non è una novità perché con Longo aveva rapporti diretti, di cui abbiamo già riferito alla magistratura.

Massari
Gelli lo considerava un suo adepto. Potete avere più dirette informazioni dal Rossi, perché io non ho mai avuto contatti.

Partito Repubblicano
Gelli non mi ha parlato di rapporti con questo partito, con i suoi rappresentanti.

Partito Liberale
Gelli non mi ha mai riferito di contatti con questo partito.

Partito Comunista
Gelli aveva nei discorsi che faceva con me solo profondo contrasto con questo partito e mi rimproverava le mie amicizie con alcuni suoi rappresentanti.

Altri personaggi o persone che Gelli diceva di conoscere oppure erano suoi amici non politici erano i seguenti industriali o banchieri o altre attività:
1) Editori
Berlusconi
Era molto suo amico e in diverse occasioni mi disse di fare degli accordi con lui sia nel settore della televisione che dell’editoria. Io conoscevo Berlusconi direttamente e questi in verità mi fece riferimento alla opportunità di un accordo nel quadro anche dei contatti che lui aveva con Gelli. Direi che non abbiamo mai fatto niente di concreto  nel periodo perché io diffidavo dello stesso proprio perché la raccomandazione mi veniva da Gelli.

D’Amato
E’ un direttore-editore di Roma. Anche egli era molto insistente e dovetti accettare come mi fosse presentato dal Gelli. Non feci mai niente con lui malgrado le insistenze.

Industriali o finanzieri
Bonomi Bolchini
Gelli diceva che era una sua grande amica, che aveva fatto l’accordo con Calvi nella sua stanza all’Excelsior e che lui la controllava.

Pesenti
Gelli diceva di controllarlo ed in effetti quando ebbi bisogno di un’anticipazione da una banca del Pesenti gli telefonai ed egli era pure perfettamente al corrente, perché fece riferimento proprio al Gelli per la concessione del prestito, che avvenne nel quadro di un accordo con Calvi. Mi diceva che l’accordo Pesenti-Calvi era l’ultimo affare che faceva e poi si ritirava a vita privata in Uruguay.

Erano persone che mi diceva potevano fare quello che lui voleva e presso i quali ho potuto constatare che gli erano vicini i seguenti banchieri:
Guidi Giovanni: A. delegato del Banco di Roma.
Ferrari: BNL. Questo era molto vicino anche ad Ortolani.
Bellei: Monte del Pegno di Bologna.
Cresti: Monte dei Paschi.

“Si può parlare ad Arezzo di Gelli e le sue trame?” – Vasco Giannotti 13.01.1982

Venerdì 8 gennaio: Mario Marsili, genero di Licio Gelli, iscritto anche se “in sonno” nella lista della P2, riappare come componente della Corte in un processo che si celebra presso il tribunale di Arezzo. Marsili dunque, dopo una lunga vacanza, sembra pro­tetto anche da un perentorio intervento di qualche autori­tà superiore perché lo si lasci lavorare in pace, è tornato a svolgere il suo delicato compi­to dì giudice, nonostante che nei suoi confronti siano aper­ti davanti al Consiglio supe­riore della magistratura al­meno due procedimenti disci­plinari. Ma non è il solo caso, purtroppo. Altri magistrati a­retini iscritti alla P2, che ope­rano in altre sedi, hanno tranquillamente continuato ad occupare i loro posti. E hanno ripreso possesso delle loro funzioni anche alcuni di quei personaggi tramite i qua­li Gelli aveva stabilito un filo diretto con altri delicatissimi ambienti di questa città come la questura, la guardia di fi­nanza, gli uffici finanziari, il mondo economico. È un dato motto inquietan­te e non certo solo aretino, ma molto più generale. Si vanno ricomponendo le tessere del mosaico sull’onda di quelle grandi manovre in atto a tutti i livelli per cercare di inqui­nare le prove, di rallentare ed ostacolare la ricerca della ve­rità, di insabbiare anche que­sto gravissimo scandalo della P2.

gelli

Lunedì 11 gennaio: in quel­la stessa aula del tribunale viene condannato a otto mesi di carcere il compagno Sergio Nenci, responsabile della stampa e propaganda della Federazione aretina del PCI. È la prima sentenza per la P2 in Toscana, la prima in Italia, tolta quella del pretore di Messina. Una condanna pe­sante inflitta non ad un pi­duista ma ad un comunista ritenuto colpevole per aver redatto un volantino dove ve­nivano riportati, con assoluta fedeltà, i punti salienti di un dibattito avvenuto nel Consi­glio comunale di Arezzo sulle vicende della P2. Secondo il tribunale di Arezzo, quindi, fare cronaca di un pubblico dibattito consiliare è reato. È reato riferire quanto dichia­rato in tale assise da un consi­gliere comunale. Questo è solo l’avvio. Tra poco, per reati analoghi dovranno presentarsi davanti al tribunale il segretario della federazione comunista, due giornalisti dell’Unità, il diret­tore di Radio Torre Petrarca, emittente locale democratica. Con altri nomi e con altri personaggi si ripete la vicen­da di Lucca, dove è finito sot­to processo il segretario pro­vinciale del PCI, querelato dal piduista Danesi. È solo ironia della sorte che sul banco degli imputati fini­scano gli accusatori e non gli accusati? È sempre e soltanto ironia della sorte che il primo ad essere colpito è proprio un comunista che cercava one­stamente di informare la gen­te su una vicenda così allar­mante come la P2?

Una vergognosa sentenza dunque quella del tribunale di Arezzo, prima di tutto gra­vemente lesiva del diritto di informazione e di cronaca, del diritto dei cittadini a cono­scere e sapere quello che di­scutono i loro rappresentanti democraticamente eletti di frante a problemi di così gran­de interesse pubblico.
A dir la verità non era mai accaduto prima: è accaduto solo quando i comunisti han­no messo le mani su questioni che scottano molto, quando hanno preteso di aprire uno squarcio su piccoli santuari che molti ad Arezzo si illudo­no di tenere ancora al riparo di ogni forma di controllo de­mocratico. E c’è persino il so­spetto che alcuni abbiano ten­tato di coprire fatti molto tor­bidi che sono avvenuti ad Arezzo negli anni passati.

È emblematico ripercorrere il modo con cui si è giunti al processo ed alla sentenza di lunedì. Il 3 giugno 1981 du­rante il dibattito in Consiglio comunale, a sostegno di quan­to andava già emergendo ri­spetto a precisi collegamenti tra loggia massonica P2, am­bienti dell’estrema destra a­retina ed il gruppo terroristi­co di Mario Tuti che ad Arez­zo aveva reclutato molti personaggi nelle stesse file del MSI, il gruppo comunista sentì il dovere di mostrare al­cuni verbali di interrogatorio allegati agli atti del processo per l’uccisione del giudice Occorsio e una sentenza del giu­dice bolognese Vella. In questi documenti erano contenute prove di rapporti tra Gelli ed i terroristi neri e si ipotizzava­no reati gravissimi per il se­gretario del MSI aretino avv. Oreste Ghinelli, che ora ritro­viamo come difensore di Franci e Malentacchi impu­tati per la strage dell’Italicus davanti alla Corte di Assise di Bologna.
Il giorno dopo il Consiglio comunale, numerosi organi di informazione, non solo areti­ni, scrissero la cronaca del di­battito. La Federazione co­munista pubblicò il volantino poi incriminato. Ghinelli querelò i comunisti. Le sue de­nunce finite sul tavolo della Procura della Repubblica di Arezzo hanno avuto un cam­mino contorto. Come risulta infatti dalle carte processuali alcuni magistrati s’erano in­fatti espressi per l’archivia­zione. D’altra parte lo stesso pubblico ministero ha sostenu­to l’assoluzione in quel pro­cesso che invece ha visto il compagno Nenci condannato così duramente. La verità è che il missino Ghinelli ha po­tuto controllare, passo dopo passo, l’evolversi di questa vi­cenda giudiziaria, tanto che la Procura di Arezzo ha dovuto passare tutta la questione a quella di Firenze con una motivazione a dir poco scon­certante.

L’ha riferito l’avv. Tarsia­no nel corso della sua lucidis­sima difesa del compagno Nenci. Il procuratore capo di Arezzo, trasmettendo gli atti a Firenze, scrive infatti che l’avv. Ghinelli ha dimostrato «animosità ed intolleranza», che ha protestato contro il suo operato con «tono esaspe­rato ed irruente«. Il procura­tore capo di Arezzo conclude affermando di trovarsi «in condizioni di vero disagio, non potendo avvalersi della colla­borazione dei colleghi in ferie, né ritiene di avvalersi della collaborazione del dr. Anania che potrebbe non tornare gra­dito all’avv. Ghinelli». Di fronte a queto processo si ripropongono ancora in modo più allarmante tutti gli interrogativi sui quali da anni i comunisti aretini hanno cer­cato di richiamare l’attenzio­ne e l’impegno dei pubblici poteri, la vigilanza di tutte le forze democratiche.

Se qualcuno ha ancora mo­tivo per dubitare sulla nostra caparbietà può andare a rive­dere il contenuto di una in­terrogazione che i parlamentari comunisti hanno presentato mesi fa al Senato ed alla Camera. In questa interroga­zione, tra l’altro, si ricorda di un incontro avvenuto più di cinque anni fa, esattamente l’11 agosto 1976, tra una dele­gazione di parlamentari del PCI ed i ministri dell’Interno Cossiga e della Giustizia Bo­nifacio per informare sulla si­tuazione dell’ordine pubblico ad Arezzo. E già allora in quella sede furono richieste indagini precise su collegamenti tra la Loggia P2 di Li­cio Gelli e le trame eversive di destra e fu messo in evidenza il particolare della magistra­tura aretina, e il modo di fun­zionare del Tribunale di Arez­zo dove sembrava che quanto­meno si sottovalutasse quan­to di grave già allora emerge­va. Quegli interrogativi, quei dubbi, quelle perplessità, quelle denunce, attendono oggi più di ieri una risposta chiara e definitiva.

“L’Unità” 13.01.1982

Salvatore Francia – dichiarazioni 13.10.1993

Premetto che sono amareggiato di essere ancora citato come teste a così tanti anni di distanza dai fatti, senza alcun riguardo per i miei impegni di lavoro e per la mia organizzazione di vita. Comunque spontaneamente dichiaro che il procedimento a mio carico per gli attentati di Savona è stato archiviato e produco copia della richiesta di archiviazione formulata in detto procedimento dal P.M.. Lamento che con detto documento, pur proponendosi l’archiviazione vengano accettate per veritiere delle dichiarazioni a mio carico che mai sono state verificate. Sempre spontaneamente, ritenendo di fare cosa utile, le consegno la copia di una lettera a firma Ciolini, datata 21.04.87 e la copia di alcune pagine di una pubblicazione “La rivista italiana di strategia globale”, che ritengo interessante in merito alle iniziative di Edgardo Sogno. Preciso che la lettera a firma Ciolini si trovava assieme ad altra documentazione processuale che ho recentemente riordinato, ma non so da dove provenisse. Sono stato ripetutamente sentito da numerose autorita’ giudiziarie fra le quali quelle di Bari, Catanzaro e Roma e confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo altresi’ quanto ho dichiarato a lei nel verbale del 17.02.87. Quello che voglio far comprendere che o.n. non mai stato coinvolto nella strategia della tensione. Ci sono stati casi, suppongo, di individui di destra che per un malinteso senso dello stato hanno ritenuto di collaborare con apparati di sicurezza per attivita’ anticomuniste. Ordine nuovo in quanto organizzazione, tuttavia, non ha mia avuto rapporti con ambienti istituzionali. Se cosi’ fosse stato non sarebbe stato messo fuori legge.

A.d.r. effettivamente ho sentito parlare di un ipotetico attentato contro Taviani, ma l’ho ritenuta una boutade. In ogni caso non so chi me ne abbia parlato.

A.d.r. circa i miei rapporti con Delle Chiaie al tempo in cui entrambi ci trovavamo in spagna, dichiaro che non sono mai stati buoni e non sono comunque mai stati di tipo politico. Ricordo che Delle Chiaie aveva iniziato a pubblicare un giornaletto ciclostilato chiamato Ordre Nuevo. Tale denominazione veniva inoltre usata in lettere minatorie spedite a giornalisti spagnoli. Feci un comunicato in cui dichiaravo che Ordre Nuevo non aveva nulla a che fare con ordine nuovo e la provocazione cesso’. A proposito di Delle Chiaie ricordo poi che venne a trovarmi a Barcellona e mi disse che era gia’ stata fatta l’unificazione fra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, ma non mi seppe dire con quale programma e con quali modalita’ e con quali persone, dal che dedussi che aveva soltanto tentato di forzarmi la mano. Delle Chiaie teneva all’unificazione con O.N. in quanto A.N. era soltanto un gruppo di picchiatori mentre O.N. aveva una notevole capacita’ di elaborazione culturale e politica. Non so quali sollecitazioni abbia ricevuto Delle Chiaie per promuovere detta unificazione.

Adr: verso la fine del gennaio del ‘77 ci furono gli arresti di numerosi esiliati italiani. Il Rognoni, in carcere in Spagna, disse che erano state arrestate le persone che non avevano voluto collaborare con Delle Chiaie e che lui stesso aveva redatto assieme al Delle Chiaie la lista delle persone da fare arrestare. Sempre in carcere, parlando col Pozzan, questi mi disse che Delle Chiaie “gli stava dietro” perché riteneva che lui Pozzan sapesse qualcosa di importante sulla strage di piazza Fontana. Il Pozzan comunque affermava di non sapere nulla di detto fatto criminoso il Pozzan mi disse anche che Delle Chiaie a seguito degli arresti degli italiani aveva ricevuto 80 milioni e dei passaporti in bianco. Pozzan affermava di aver appreso cio’ da un funzionario della polizia spagnola. Non so se i nostri arresti siano entrati nel contesto di un accordo fra l’Italia e la Spagna, pero’ va detto che a quel tempo, Martin Villa, ministro degli interni spagnolo, si incontro’ con Cossiga, allora ministro degli Interni italiano a Porto Cervo.

Adr: circa i cosiddetti manifesti cinesi, ricordo che correva voce che Mario Tedeschi, direttore del Borghese e in rapporti con Federico Umberto D’Amato, allora direttore degli Affari Riservati del ministero degli Interni avesse concordato con quest’ultimo l’operazione dei “manifesti cinesi” volta a screditare quei gruppi di sinistra che guardavano con simpatia l’esperienza della Cina. Si vociferava che nell’operazione fosse stato coinvolto anche il Delle Chiaie.

Adr: non so nulla degli eventuali rapporti di Delle Chiaie con uomini politici. In proposito posso solo formulare delle supposizioni che non intendo vengano verbalizzate.

Adr: circa il Cauchi, oltre a quanto ho gia’ detto sulla sua asserita ma mai avvenuta adesione al movimento politico ordine nuovo, ricordo che in Spagna, nel 1976, cioè circa un anno dopo il primo incontro, lo incontrai su un autobus, senza peraltro riconoscerlo tanto era ridotto male. Mi disse che era stato in carcere accusato di spaccio di banconote false e che era stato tirato fuori grazie a Delle Chiaie cui – dopo essere stato duramente pestato in carcere – aveva inviato un suo biglietto sollecitandolo ad intervenire in suo favore, perché altrimenti avrebbe parlato. Peraltro il Cauchi non mi disse di cosa avrebbe potuto accusare Delle Chiaie.

L.c.s.

“Cauchi: in Italia mai stati attentati”

«In Italia non ci sono mai stati attentati. Nè l’Italicus nè la strage di Bologna lo sono stati, ma sono solo risultati del Lodo Moro tra l’ex presidente del Consiglio ed il Fronte per la liberazione della Palestina»: lo afferma Augusto Cauchi, l’ex latitante di estrema destra. Nel giorno dell’anniversario della strage di Bologna, Cauchi, che vive da anni nella capitale argentina, ribadisce all’ANSA: «Moro aveva garantito ai palestinesi la possibilità di trasportare armi ed esplosivi in Italia, in cambio della sicurezza che non ci fossero attentati terroristici nel nostro Paese. Lo ha detto di recente anche il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, e lo hanno confermato sia Carlos ‘lo sciacallo sia Abu Abbas, quello che ha fatto gli accordi con il Sismi a Beirut». Cauchi esclude qualsiasi legame tra le due stragi, invitando i giudici «a parlare con il presidente Cossiga, non con i pentiti che mentono». Secondo Cauchi «i servizi segreti italiani vogliono tappare questa verità. Lo Stato italiano sa perfettamente di aver messo in galera gente innocente ma non può accettare che si sappia questa verità. Ma noi lo obbligheremo ad ammettere questa verità grazie a Internet: ho messo in rete dei filmati su Youtube e non arretreremo». Rivelando che «perseguitati politici di allora, messi in galera senza ragione, vittime di una strategia politica» si sono rivisti qualche giorno fa in Italia, in Toscana«, Cauchi lancia un monito ai servizi segreti italiani: “smettano di tentare di assassinarmi; ci hanno già provato senza riuscirci, in Italia e in Argentina. Ora la verità verrà fuori”

Ansa, 02.08.2010

Gaetano Orlando – dichiarazioni 02.08.1993

Non ho mai conosciuto il cap. Delfino, il quale peraltro venne presso la mia abitazione un paio di volte per effettuare delle perquisizioni nell’ambito del processo contro il Mar. Sul cap. Delfino ho solo informazioni fornitemi dal Carlo Fumagalli e da altri miei coimputati. Il Carlo, col quale ho parlato recentemente mostrava di essere molto arrabbiato con l’allora cap. Delfino e mi disse che era grazie al Delfino e a un suo confidente che erano stati arrestati lo Spedini e un altro giovane bresciano per il possesso di un grosso quantitativo di esplosivo. A proposito di informatori, ricordo che un altro mio coimputato, tale Bergamaschi Marcello, godeva fama di essere un informatore del cap. Delfino. Fu il Bergamaschi a determinare la mia condanna per il sequestro Cannovale, sostenendo che fra coloro che lo avevano rapito c’era un valtellinese, ex pugile, con un tatuaggio identificato poi con la mia persona. Da mie ricerche successiva ho poi appreso che il Bergamaschi fu uno dei custodi del Cannovale.

Adr: lei GI Mi chiede di approfondire il tema, già accennato nel mio precedente verbale, dei rapporti tra i fuoriusciti di destra che vivevano a Madrid e uomini politici italiani a tal proposito ricordo che il Delle Chiaie mi portò con se, in una occasione, ad un suo incontro all’hotel melia Castiglia con il Romualdi giunti all’albergo il Romualdi ci raggiunse al bar ed il Delle Chiaie me lo presentò. Bevemmo qualcosa insieme e poi i due si allontanarono. Questo incontro risale al ’76, ma so, pur senza avervi partecipato, che il Delle Chiaie ha avuto numerosi altri incontri col Romualdi. Circa i rapporti con i politici, ricordo poi che Cossiga, allora ministro degli Interni, verso la fine del ’76 o nel gennaio febbraio del’77, venne in spagna per incontrare il ministro degli Interni spagnolo Tin Villa. Ho appreso che in occasione di questo viaggio in Spagna, l’allora ministro Cossiga ebbe un incontro con Stefano Delle Chiaie. Ciò veniva detto da persone di quell’ambiente, quali il Pagliai, il Cicuttini, il maggiore De Rosa e i molti altri che frequentavano l’ambiente, la pizzeria l’appuntamento, nonchè il mio bar, cioè il bar Tano, che avevo aperto nel ’75 e che era frequentato dal giro dei fuoriusciti italiani fra questi ricordo anche il Piero Carmassi. La visita in spagna di Cossiga si colloca fra i fatti di Montejura e gli arresti dei fuoriusciti italiani, o meglio di parte di essi. E’ mia convinzione che vi sia stato uno scambio di favori fra il governo italiano e il governo spagnolo, nel senso che l’episodio di Montejura venne organizzato dai servizi italiani per corrispondere ad esigenze degli spagnoli.
Questi, per converso, vennero incontro ad esigenze italiane con l’arresto dei fuoriusciti italiani segnalati da Delle Chiaie, il quale evidentemente si poneva al centro fra i servizi italiani e quelli spagnoli.

Adr:. Gli incontri di Delle Chiaie con i politici italiani avvenivano presso lo studio dell’avv. Riesco o presso lo studio di un notaio spagnolo , il cui nome non ricordo , ma che era ben noto perché era il leader della destra spagnola.

Adr:. La sequenza temporale dei fatti di Montejura, l’incontro con Cossiga e l’arresto dei fuoriusciti, avvalora questa mia riflessione devo aggiungere che io venni avvertito da Delle Chiaie, il quale venne personalmente a casa mia, che ci sarebbero stati gli arresti quando ancora non si sapeva nulla. Devo essere grato dunque a Delle Chiaie, sia per avere impedito a Vinciguerra di uccidermi allorquando i due mi sequestrarono e mi sottoposero ad interrogatorio , sia per avermi consentito di sottrarmi all’arresto in Spagna.

Adr: preciso che il collegamento fra Montejura, la visita di Cossiga e gli arresti , non fu soltanto mio, ma anche di altri del mio ambiente. E aggiungo che fra le persone al corrente del l’incontro fra il ministro Cossiga e Delle Chiaie c’era un calabrese, del quale ora non ricordo il nome, che era una guardia del corpo di Delle Chiaie. Questi, mi pare si chiami Giuseppe, ha partecipato all’azione di Montejura ed era sposato con una ragazza calabrese di nome Rosa. Credo di aver fatto questo nome in un precedente verbale.

A.d.r. in spagna non ci furono solo incontri con politici da parte di Delle Chiaie. Ricordo anche delle riunioni. Ho partecipato ad alcune di queste e ne ricordo una, in particolare, durante 1a quale mi venne presentato Federico Umberto D’ Amato. Oltre a me il Delle Chiaie e d’ amato, questa riunione prese parte circa una trentina di persone, cileni, francesi, argentini ed italiani, oltre che degli spagnoli che facevano gli onori di casa. Fui invitato a questa riunione per consentirmi di illustrare la mia posizione su come comportarsi con le autorità locale nel paese che ci offriva ospitalità. Io ero dell’avviso che non si dovesse svolgere nessun tipo di attività politica ed esposi il mio punto di vista. Alla riunione parteciparono anche varie signore, una delle quali era accompagnata al D’Amato. L’incontro si tenne a Madrid nella sede di un’associazione o circolo culturale, del quale non ricordo il nome, e che ci aveva già altre volte ospitato.

A.d.r chiestomi se abbia mai incontrato il cap. Labruna, ricordo che una volta venne nel mio locale, ma non mi venne presentato, almeno come capitano Labruna. Peraltro sono certo che sia venuto nel mio locale e mi abbia incontrato, anche perche’ successivamente mi stato riferito che il cap. Labruna redasse un rapporto in cui veniva descritto il locale. Credo che anche Stefano mi abbia detto che Labruna era venuto nel mio locale.

A.d.r. ho conosciuto Guerin Serac, persona che ho visto un paio di volte e che prese parte alla riunione con Delle Chiaie e il D’Amato di cui ho parlato prima. Anche il Serac in quella occasione era accompagnato da una signora.

A.d.r. a detta riunione parteciparono numerosi italiani, circa una decina, fra i quali ricordo tale Mario Pellegrino, il Carmassi, nonché tale Mario, nome questo di copertura di un calabrese ricordo che a quella riunione erano presenti parecchi toscani e fra questi forse anche il Cauchi si trattava di riunioni che avvenivano alla luce del sole, anche se molti dei partecipanti avevano dei nomi di copertura. Questa riunione risale al 1976 o forse alla fine del ’75. Anzi sono certo che avvenuta nel ’76, nel periodo in cui stavo sistemando il mio locale.

A.d.r. circa il Cauchi confermo che, una volta, durante la sua permanenza in spagna, si allontanò per alcuni giorni quindi ritornò con una somma di denaro che gli era stata data da Gelli. Così veniva detto fra i fuoriusciti italiani ed anzi nell’ambiente ho appreso che piu’ volte il Cauchi si era provvisto di denaro presso il Gelli. D’altronde nessuno fra i fuoriusciti italiani lavorava e qualcuno doveva pur pagare le loro spese di vita.
Lcs. ­