Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – terza parte

Il Presidente: come ha avuto occasione di conoscerlo?

Il teste: perche’ Signorelli era praticamente… Il solito discorso che facevamo delle sigle. Io da ragazzo fui espulso dal MSI per aver partecipato proprio ragazzino, avevo 14 o 15 anni, all’assemblea di fondazione di avanguardia nazionale alla facoltà di legge dell’Universita’ di Roma. Dovrebbe esistere una lettera a questo proposito alla federazione Romana del movimento sociale con la quale mi espellevano, io purtroppo non ce l’ho piu’, ma dovrebbe esistere una copia di tale lettera. E io mi avvicinai inizialmente, prima di Lotta di Popolo al fronte studentesco, che era un coacervo di gruppi in cui confluivano studenti di Avanguardia, di Ordine Nuovo, di Lotta di Popolo, di tutti i gruppi e Signorelli, insieme a Dantini, Pascucci, ecc., era un po’ il padre putativo di questa situazione, tra l’altro il figlio Luca andava al Liceo Romano Giulio Cesare che era il punto di forza del fronte studentesco e io praticamente tutte le mattine ero davanti a quella scuola e a volte succedevano risse, volantinaggi e cose di questo tipo. Con Signorelli ebbi modo in parecchie occasioni di conoscermi, in particolare io ero molto legato ai fratelli Sermonti che erano ordinovisti del mio quartiere e che erano legatissimi a Signorelli e infatti una volta facemmo una riunione con Tilgher, Guido Paglia, questi qui, in cui si comincio’ a parlare di ipotesi di lotta armata, gia’ allora, si parla del ’73-74, pero’ in appoggio ai carabinieri, in questo caso, cioe’ in appoggio a un golpe militare e i Sermonti dissero che erano li’ a nome di Signorelli e che parlavano in sua vece.

Il Presidente: e’ a conoscenza di rapporti fra Cavallini, Magnetta e Ballan?

Il teste: Cavallini, subito dopo l’evasione, durante il viaggio che lo portava in Puglia, diciamo ai carabinieri, nel ’77 mi sembra, dopo essere stato pochissimo tempo in Abruzzo, mi pare, negli immediati giorni successivi, si reco’ a Milano, dove ebbe l’appoggio di Ballan, perche’ Cavallini era un missino, di quel tipo di ambiente e Ballan a sua volta lo indirizzo’ da Fachini. Questa e’ la prima storia che mi e’ stata raccontata sia direttamente da Cavallini, sia da Valerio Fioravanti, da sergio Calore, da numerose persone. Poi che Cavallini fosse appoggiato a Fachini a treviso lo sapeva anche Freda, tanto che al tempo della sua fuga gli fu suggerito inizialmente, perche’ Freda poi, dopo essere stato fatto scappare da quelli di Ordine Nuovo, si appoggio’ in Calabria da gente di AN, nella provincia di Reggio Calabria, in una fattoria di un uomo di AN inizialmente Fachini se lo voleva portare in Veneto e Freda disse che in veneto non andava perche’… E lo voleva mettere nell’appartamento con Cavallini, cioe’ li voleva fare convivere in quanto tutti e due latitanti… Uno evaso e l’altro scappato dal soggiorno e Freda era inorridito da questa ipotesi…

Il Presidente interviene chiedendo al teste da chi ha saputo questa storia.

Il teste: questa storia in particolare proprio da Freda, comunque sia Cavallini me l’ha confermata, sia Calore, sia Valerio, voglio dire che e’ una storia che sanno tutti.

Il teste spontaneamente: vorrei anche dire un particolare rispetto a questa storia, che quando si formo’ il comitato pro Freda a Roma, AN, Oltre che una sede a via Arco della Ciambella, per un breve periodo, e di questo ci sara’ un rapporto al commissariato Nomentano Italia, negli anni ’72- 73, apri’ una sede vicino a piazza Bologna, di fronte al policlinico Italia e in questa sede che era di AN, si riuniva gente di ordine nuovo e del fronte studentesco abitualmente ed era anche sede del comitato pro-Freda per le zone di Roma, Parioli-Trieste-Nomentana questo per dare un’idea di come in realta’ questo problema di sigle non esisteva.

Il Presidente: sempre a proposito del rapporto Magnetta, Ballan con Cavallini e’ vero che fu proposta la consegna delle armi e del denaro da parte della “banda” di Cavallini, promettendo in cambio un momentaneo rifugio in Bolivia?

Il teste: si’, questo addirittura fu promesso in due occasioni diverse, da Magnetta e Ballan quando Valerio Fioravanti fu ferito a Padova e saltarono tutti gli appoggi veneti e Cavallini affido’ la moglie e il figlio Federico a Magnetta e Ballan e di conseguenza… Questa storia mi e’ stata raccontata anche da Gabriele De Francisci che era presente in un’occasione che fecero a lui la proposta Magnetta e Ballan e sicuramente era presente anche Cristiano Fioravanti una volta che fu detta questa cosa. Alcuni anni dopo, nel periodo immediatamente precedente la morte di Giorgio Vale, fu proposta la stessa cosa al gruppo di Giorgio Vale, da parte di Giorgi, Palladino, questi qui e mediante Sortino gli fu proposta questa ipotesi di un rifugio sudamericano, non so se ancora in Bolivia, in cambio pero’ della consegna delle armi e di mettersi a disposizione di Stefano Delle Chiaie.

Il Presidente: lei conferma che Freda chiamava Fachini “il nano”?

Il teste: si’.

Il Presidente: lei ha detto che Freda espresse un convincimento sul coinvolgimento di Fachini. Le ha mai detto su cosa erano basati questi convincimenti?

Il teste: non mi disse su cosa era basato il convincimento…

Il Presidente: se aveva degli elementi di fatto.

Il teste: dico gli episodi immediatamente precedenti. Io ero via per un processo, mi pare per una tentata evasione a Roma e di ritorno da questo processo non trovai piu’ Freda in sezione a Trani. Io il 2 agosto esattamente ero a Roma per questo processo. Il 3 – 4 o 5 agosto, perche’ Rebibbia mi teneva pochissimo tempo, mi ritrasferirono a trani e la’ trovo Concutelli in cella e non piu’ Freda. Chiedo che fine ha fatto Freda e Concutelli mi farfuglio’ una serie di storie: “qui i comuni ce l’hanno con Freda, perche’ ha fatto una strage… “. E io gli dissi: “beh. Noi ci facciamo mettere i piedi in testa dai comuni? Questo non esiste.” Mi arrabbiai e presi di petto il brigadiere pirri e mi feci portare… Freda era isolato, teoricamente non l’avrei potuto raggiungere, pero’ io minacciai questo brigadiere e mi feci portare da Freda e lui mi disse che tutto sommato gli andava bene stare li’, perche’ non voleva stare dove non era desiderato e mi calmo’. E nell’ambito di questo discorso mi disse che era convinto che questa strage fosse opera di Fachini. Pero’ non so se me lo disse come suo convincimento oppure…

Il Presidente: non appoggio’ questa affermazione…

Il teste: non appoggio’ con niente, pero’ posso aggiungere che Freda era in stretto contatto con fuori, con i liberi, mediante gli avvocati, la moglie, in particolare, sia con l’ambiente di Terza Posizione, sia con ambienti veneti, sia con l’ambiente di Salvarani, Ingravalle, questi qui.

Il Presidente: da chi ha saputo che l’uccisione di Carmine Palladino fu motivata dalla faccenda vale?

Il teste: Palladino praticamente quando arrivo’ a Novara non lo volevano ammazzare perche’ c’era la voce che doveva arrivare Giorgi e in conseguenza loro avrebbero preferito ammazzarli tutti e due, oppure soprattutto ammazzare Giorgi che consideravano un bersaglio migliore. Qui c’erano due fattori principali: uno, che le persone che hanno poi ammazzato effettivamente Palladino desideravano esprimere all’interno del carcere e nell’ambiente neofascista una certa leadership, di conseguenza avevano intenzione di fare un atto clamoroso e aspettavano l’occasione per ammazzare qualcuno, chiunque fosse, insomma. In piu’ a Roma avevano avuto la voce che Palladino era colui che si era venduto Giorgio Vale e Palladino fu “filato”, come si dice in gergo carcerario, fu trascinato a parlare di questi argomenti. A me sembra abbastanza inverosimile, ma alcuni mi hanno detto addirittura che Palladino ha quasi ammesso o lo ha fatto capire in maniera abbastanza netta, ma secondo me hanno interpretato pensando che erano sicuri che era lui che aveva venduto Giorgio Vale.
Poi in effetti, e’ una cosa molto probabile, qualsiasi parola avesse detto, sarebbe stata interpretata cosi’. Poi, in piu’, sembra che per una storia di pentole, una battuta infelice di Iannilli su delle pentole, perche’ Palladino aveva detto di avere ordinato le pentole e Iannilli gli disse che cosa le aveva ordinate a fare, dice che questo Palladino praticamente ha mangiato la foglia e si e’ innervosito e per paura che scappasse alle celle e non fosse piu’ acchiappabile decisero di passare all’esecuzione di Palladino. Questo e’ cio’ che mi e’ stato raccontato, in particolare da Iannilli, qualcosa ho saputo anche da Marco Di Vittorio.

L’avv. Correggiari prende la parola e fa presente che Iannilli e’ stato assolto in istruttoria per l’imputazione riguardante…

L’avv. Battista: con formula piena e anche Di Vittorio.

Il Presidente: quando ha conosciuto Valerio Fioravanti?

Il teste: di Valerio Fioravanti ne avevo sentito parlare per la storia che ho detto prima, anche se ho solo in seguito saputo che si trattava di Valerio Fioravanti. Dopo, mentre cercavo di farmi trasferire da Trani ad Ascoli, arrivo’ Valerio Fioravanti ad Ascoli ed andò nella cella dove volevo andare io, cioe’ con Bonazzi, in una sezione dove c’erano alcuni miei amici e cosi’ quando arrivai mi trovai in cella con Valerio Fioravanti, per circa due o tre mesi. Poi lui parti’ e stette via alcuni mesi per un processo e ci scrivemmo finche’ fu possibile scriverci, poi subentro’ una legge che impediva la corrispondenza fra le carceri; dopo lui rientro’ ad Ascoli, stemmo insieme in cella ancora per un mese, venti giorni e poi lui passo’ nella cella di fronte, quindi noi passavamo le giornate quasi sempre insieme, questo ancora per un anno circa. Questa e’ la mia conoscenza con Valerio Fioravanti. Poi siamo stati insieme quando abbiamo iniziato il discorso famoso dell’intervista di Calore, ecc., E anche nel periodo in cui io collaboravo, siamo stati ancora insieme circa un mese, nel carcere di Sollicciano; noi cercavamo di convincere Valerio a completare la strada iniziata e siccome lui non intendeva proseguire su questa strada, ci separammo. Ogni tanto ci siamo scritti delle lettere, quando io ero a Paliano, cosi’.

Il teste prosegue spontaneamente: posso dire che con Valerio ero molto amico e per molto tempo l’ho considerata l’unica persona pulita dell’ambiente.

Il Presidente: lei ha conosciuto in carcere Tonino Leccese?

Il teste: si’.

A d.p.r.: Era il cognato di Nicolino Selis.

Il Presidente: Selis era un esponente….

Il teste: era il capo della vecchia banda della Magliana, pero’… Probabilmente questo verbale… Perche’ io ho fatto un altro verbale a Firenze che voi probabilmente non avete, cioe’ c’e’ un rapporto precedente. Quando io ero libero, nel ’74-75, anzi quasi agli inizi del ’76 quando sono stato carcerato, avevo rapporti con quella che era la pre banda della Magliana, cioe’ il gruppo di Laudavino De Santis, Lallo lo Zoppo, Danilo Abbruciati, Albert Bergamelli, Mazzeo Bellicini, Jacques Forset.

A d.p.r.: Loro a quell’epoca facevano rapine e sequestri e io con queste persone avevo un buon rapporto di fuori, perche’ Andrea Ghira, che era come un fratello per me, era stato carcerato insieme col Macellaretto, con il padre del Macellaretto. Quando usci’ dal carcere, dopo 18 mesi per rapina… Col padre di angioletto amici detto il Macellaretto che era appunto uomo di questo gruppo, imputato per i fatti di piazza dei Caprettari, ed io feci dei favori a queste persone, in un’occasione gli fornii delle armi, avevo un buon rapporto con loro. Di conseguenza poi in carcere, quando mi trovavo a Roma o quando ero in un carcere dove c’erano i Romani, finivo sempre per stare in cella o in amicizia con gente della Magliana, anche gente che quando ero fuori io, erano dei ragazzini. In particolare mi legai in amicizia con Tonino Leccese, forse era quello, il quale tra l’altro telefonava spesso a casa mia quando uscii e in qualche occasione mi ha mandato dei soldi, cioe’ si e’ comportato da amico con me in numerose occasioni. Questo tonino leccese mi raccontava come si evolveva la questione della Magliana, di come tentassero di formare a Roma una specie di organizzazione, diciamo legata a modelli di tipo mafioso, finalizzata soprattutto allo spaccio di droga e anche a rapporti con il mondo finanziario e politico della capitale. In proposito vorrei aggiungere che io, insieme a Bergamelli facemmo un’estorsione dal carcere… a Cesare…

Il Presidente fa presente che forse e’ necessario nominare un difensore al teste, perche’ sta facendo delle dichiarazioni rilevanti.

Il teste: no, e’ una cosa gia’ confessata alla procura di Firenze.

A d.p.r.: No, non sono stato processato, pero’ e’ una cosa gia’ a verbale.

Il Presidente: potrebbe esserci il 304 a questo punto.

Il p.m.: Anche per le questioni che riguardano consegne di armi.

Il teste: anche questo l’ho gia’ confessato.

L’avv. Pisauro: c’e’ un procedimento pendente per queste confessioni?

Il p.m.: Se domani volesse negarle.. C’e’ bisogno di un difensore.

Il teste: c’e’ un procedimento per associazione a delinquere finalizzata ad una serie di reati che io ho in corso a Roma di cui fa parte tutta una serie di reati che ho confessato io. E’ in stato di istruttoria, io ho l’ergastolo e 30 anni, non e’ che hanno fretta di processarmi.

Il Presidente a questo punto, poiche’ nelle dichiarazioni del teste si fa riferimento a fatti costituenti reato che Izzo confessa, ravvisandosi gli estremi dell’art. 304 c.p.p.. Il Presidente chiede all’imputato se ha un difensore di fiducia. Izzo fa presente che ha difensori di fiducia nei vari processi e preferisce che se ne nomini uno di ufficio qui.

Il Presidente fa presente che puo’ nominare un difensore di fiducia e rinunciare alla presenza.

Izzo: nomino gli avvocati Angelo Pica del foro di Frosinone e Manfredo Rossi del foro di Roma, rinunciando alla presenza.

Il Presidente sospende l’udienza per 10 minuti.

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Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – prima parte

Il Presidente: mi dica qual e’ la sua posizione processuale, cioe’ quali procedimenti penali ha pendenti per questioni politiche.

Izzo: per questioni politiche ho una minaccia a mano armata, ho un’associazione sovversiva con Zani, Tuti, per Quex e poi mi sembra basta per questioni politiche. Non ho procedimenti per calunnia conseguenti a mie dichiarazioni.

Il Presidente: richieste del P.M. Sul modo di sentire il teste?

Il P.M.: Io credo che la cosa piu’ opportuna sia quella di sentirlo come teste a meno che non risulti nel corso delle domande che verranno poste questioni che possono esporre il teste a responsabilità penali o che riguardino fatti per i quali egli e’ stato giudicato e condannato a suo tempo.

L’avv. Battista: io ritengo che debba essere sentito ai sensi dell’art. 450 bis essendo imputato di associazione sovversiva per i fatti di Quex e per essere stato sentito in questa veste anche in fase istruttoria.

L’avv. Baldi: la posizione dell’Izzo per quanto concerne il procedimento per Quex e’ del tutto simile a quella del Naldi, per cui riteniamo che non possa non essere sentito come teste.

Il Presidente: la corte decide di sentirlo come testimone.

Si da’ atto che il teste Izzo Angelo presta giuramento secondo la formula di rito.

Il Presidente: lei ha avuto occasione durante la detenzione di conoscere e di parlare con il Freda. Il Freda le ha parlato del gruppo veneto della destra eversiva e di rapporti che tale gruppo aveva con delle chiaie, puo’ dire su questo punto cosa ricorda di avere sentito da Freda?

Il teste: si’, dunque rispetto a tempi molto antichi cioe’ racconti sulla storia del 1969, rispetto ai tempi di Piazza Fontana, gia’ allora Freda mi parlo’ di rapporti che aveva con Delle Chiaie personalmente e con A.N., Anche se in quel momento A.N. Era ufficialmente sciolta. Mi disse tra l’altro che Avanguardia era implicata… praticamente Le bombe a Roma contemporanee alla bomba di Milano di Piazza Fontana erano state messe da elementi di A.N. .

Il Presidente: parlo’ di manovalanza fornita da A.N.

Il teste: si’, esatto.

Il Presidente: le disse quali elementi aveva per fare queste affermazioni?

Il teste: tra l’altro la famosa riunione del 18 aprile, quella del famoso signor P, Freda mi disse che il signor P della riunione non era Rauti, nemmeno Giannettini, bensi’ un dirigente romano di A.N. Di cui mi diede dei particolari. Non so poi se a seguito delle indicazioni che ho fornito sia stato identificato o meno, mi disse che era un dirigente romano di A.N.. Vorrei aggiungere qualcosa che forse potrebbe essere utile, partendo da una mia esperienza degli anni seguenti, degli anni ’73-’74, quando ero un ragazzo di 18-19 anni, questa e’ una cosa che in quasi tutti i processi viene fuori e si gioca molto sulla differenza di sigle; quello che invece dalla mia esperienza e potrei citare dei fatti incontrovertibili e’ che in realta’ fra Avanguardia, Ordine Nuovo, il gruppo veneto, gente che era iscritta al MSI, gente di Lotta di Popolo, gente del fronte studentesco che poi diventera’ Lotta Studentesca e Terza Posizione, ecc., I rapporti sono sempre stati strettissimi, cioe’ in realta’ l’appartenenza per esempio ad ordine nuovo non ti impediva di lavorare con quelli di avanguardia e svolgere un qualsiasi tipo di attivita’, in realta’ questa differenza non esisteva, era una differenza puramente teorica e giudiziara che viene portata avanti nelle sedi giudiziarie.

Il Presidente: va bene, ma torniamo alla domanda. Quindi Freda diceva di sapere queste cose sulla base di una riunione alla quale aveva partecipato?

Il teste: si’, Freda con me ammise di essere partecipe al disegno che era interno alle bombe del 1969 e mi disse che questo disegno era organizzato sia dal gruppo veneto e sia da A.N. Del resto Fachini, che Freda mi disse essere l’esecutore materiale della bomba di piazza fontana, e’ un uomo che si potrebbe definire di ordine nuovo, ma sicuramente anche di A.N., Per gli stretti rapporti con il gruppo milanese.

Il Presidente: e’ vero che ci fu un accordo, questo e’ sempre un riferimento che viene da Freda, ci furono contatti assai stretti fra il gruppo Freda e….

Il teste interviene: terza posizione?

Il Presidente: e il gruppo di Fachini o Fachini in persona, allo scopo di nascondere dei timers analoghi a quelli usati per Piazza Fontana, in una villa di Feltrinelli. Cosa puo’ dire su questo?

Il teste: si’, sono varie storie che mi sono state raccontate sia da Concutelli che da Freda, rispetto ai timers della partita di Piazza Fontana. Inizialmente c’era un piano, d’accordo con gente dei carabinieri, per poter mettere questi timers all’interno di una villa di Feltrinelli in maniera da creare un depistaggio. Altro tentativo di depistaggio su Piazza Fontana fu quello di Nico Azzi che doveva essere un depistaggio per poter….

Il Presidente interrompe: a me interessa sotto il profilo dei rapporti con Fachini.

Il teste: mi raccontava, se ricordo bene, che Fachini aveva nascosto, murato, dei timers nella villa, non vorrei dire una sciocchezza, ma mi pare anche il nome di un dirigente di Avanguardia, un certo Cristiano De Eccher, questi timers sono poi finiti nelle mani di Delle Chiaie.

Il Presidente: in che modo?

Il teste: probabilmente questo De Eccher glieli avra’ consegnati.

Il Presidente: Concutelli le parlo’ anche di bombe a mano tipo SRCM?

Il teste: Si’, che aveva ricevuto direttamente da Fachini, il quale le aveva ricevute a sua volta… Ecco Diciamo che questa e’ la prova del collegamento strettissimo fra il gruppo milanese, i veneti e ordine nuovo. Cioe’ queste bombe a mano sarebbero state rubate da Nico Azzi in qualche caserma, o al tempo che faceva il servizio militare, cioe’ dai milanesi ed erano finite poi nelle mani di Fachini. Al momento del sequestro di via dei Foraggi, Concutelli aveva delle SRCM di Fachini, non solo, ma una di queste bombe di questa provenienza, cioe’ della stessa partita che era in mano a Fachini, e’ la bomba a mano che ucciso l’agente Marino durante i famosi disordini a Milano. Sono tutte cose controllabili.

Il Presidente: per la verbalizzazione vorrei fare i riferimenti ai singoli interrogatori. Qui stiamo ai fogli 1 e seguenti dell’interrogatorio 18/1/84 p.m. Vigna.

L’avv. Lisi interrompe: gradirei sapere come intende procedere alla verbalizzazione di cio’ che sta dicendo ora Izzo, cioe’ desidereremmo sapere se viene verbalizzato quanto egli ha detto fino ad ora, con l’esattezza con le quali sta dicendo queste cose e cioe’ con i riferimenti specifici, o se invece lei, dato che stava per fare riferimento agli interrogatori precedenti, vuole invece procedere con riferimento agli interrogatori precedenti.

Il Presidente: io faccio le domande, ma i riferimenti per comodità di reperimento in sede di verbalizzazione…

L’avv. Lisi interrompe: siccome noi abbiamo dei dubbi in ordine alla corrispondenza di quanto viene dichiarato, con quello che e’ stato dichiarato prima, desidereremmo che venisse verbalizzato con l’esattezza dei particolari e soprattutto con riferimenti specifici a quello che viene detto in questo momento.

Il teste interviene: vorrei far presente che l’interrogatorio sul quale mi sta interrogando e’ il mio interrogatorio iniziale, cioe’ il tour de force di alcuni giorni, al termine del quale io mi sono riservato di specificare meglio, punto per punto, poi forse non sono piu’ stato interrogato.

Il Presidente: li percorreremo tutti i punti.

L’avv. Lisi: dato che ci sono dei riferimenti: “Freda mi disse di essere coinvolto anche lui”…. ecc, noi desidereremmo che questo venisse verbalizzato, poiche’ dalla lettura….

Il Presidente interrompe: viene verbalizzato avvocato, soltanto che quando ha risposto alla domanda possiamo anche dire a conferma dell’interrogatorio precedente.

L’avv. Lisi: no, Presidente, questo non ci trova consenzienti, perche’ molti di questi interrogatori, o molte di queste frasi non sono contenute nell’interrogatorio o comunque sono differenti, anzi direi sostanzialmente differenti.

L’avv. Lisi rivolto al PM chiede di non interromperlo in quanto ha chiesto la parola al Presidente e continua dicendo che nella verbalizzazione deve apparire anche la virgola detta oggi da Angelo Izzo.

Il Presidente conferma che tutto viene verbalizzato.

Il Presidente rivolto al teste: lei ha parlato con Signorelli di Francesco Mangiameli, ricorda cio’ che Signorelli le ha detto di Francesco Mangiameli a proposito della sua posizione politica e dell’attivita’ politica?

Il teste: faccio tutta la storia della questione: io di Mangiameli sentii parlare per la prima volta nell’inverno 1979, inizi 1980, quando Concutelli, in quel periodo mio compagno di cella a Trani, ando’ a Milano per il processo alla banda Vallanzasca in cui lui era imputato per associazione a delinquere con loro. In quell’occasione Mangiameli era a Milano per contattare Concutelli per la sua evasione e siccome Mangiameli non voleva essere identificato in aula, mandava Mauro Addis e la sorella a chiedere il permesso al PM di udienza per potersi avvicinare alla gabbia e parlargli e cosi’ loro gli portavano i messaggi di Mangiameli che appunto gli diceva che stava preparando un’evasione da Palermo per Concutelli. Al ritorno di Concutelli a Trani, mi parlo’ per la prima volta di questo Mangiameli e mi disse che Mangiameli era un suo carissimo amico siciliano dei tempi del Trocadero, che era una associazione precedente anche ai tempi in cui era al Fronte Nazionale di Borghese a Palermo, e che ora si stava dando da fare per la sua evasione. Inizialmente non diedi troppo peso a questa cosa, pero’ in seguito, quando stavo concretizzando un altro progetto di evasione da Roma,con Concutelli capito’ la combinazione di avere due processi fissati a Roma, cominciai ad interessarmi molto di piu’ di questo Mangiameli, anche perche’ malgrado i tentativi che avevano fatto di ottenere un ricovero di Concutelli in ospedale a Palermo, tentativo che praticamente falli’, ma di questo dovrebbe esistere un riscontro preciso in quanto a Trani dovrebbe esistere una cartella medica di Concutelli in cui lo stesso fingeva di avere un’ulcera. Noi ci tiravamo il sangue con una siringa avuta e lui se lo prendeva in bocca, chiamava l’infermiere e rovesciava davanti… A volte mi sono tirato il sangue anch’io per fare questo tipo di operazione. Dovrebbe esistere un preciso riscontro di un’ulcera di Concutelli nella cartella medica. Nel momento in cui questo tentativo falli’, prese forza l’idea di tentare qualche cosa nel momento in cui ci saremmo trovati entrambi a Rebibbia. Io con alcuni miei complici, con cui avevo fatto delle rapine quando ero libero, avevo degli stretti contatti in maniera di preparare questa cosa. Dissi allora di coordinare. Mangiameli si vantava di avere un gruppo, diciamo molto agguerrito e allora io dissi: “coordiniamo, facciamo prendere contatti a questi due gruppi per coordinare gli sforzi…” Proprio in questo periodo facemmo anche un minimo di attivita’, perche’ il fratello di Concutelli e i genitori di Concutelli si vedevano anche direttamente con Fioravanti e la Mambro che andavano a casa del fratello di Concutelli che era un medico a Portogruaro…

Il Presidente: questo lei da chi l’ha saputo?

Il teste: sempre da Concutelli, che tornato dal colloquio, telefonava a casa e mi diceva che questi ragazzi, che chiamava il gruppo di Mangiameli, stavano in contatto. Io gli fornii anche dei numeri di telefono per organizzare questo contatto. Preciso, dato che queste persone cercavano un fucile di assalto, io mi diedi da fare con Antonio Golia, un detenuto che si trovava a Trani per procurargli un Fal, che fu procurato da Golia e mediante Addis arrivo’ al gruppo Fioravanti. Quando stavano avvenendo queste cose, una sera, dal telegiornale, apprendemmo che Mangiameli era stato ritrovato dentro questo laghetto. Nacque chiaramente un momento di sconcerto, anche perche’ noi della situazione fuori, rispetto a Mangiameli, non sapevamo moltissimo. Sapevamo che Fioravanti e la Mambro non si presentavano con il loro nome a casa dei familiari di Concutelli e sapevamo di Mangiameli che parlava di un gruppo che si stava interessando per la sua evasione ecc. Concutelli prese tempo e disse: “faro’ in maniera di organizzarmi per Taranto, perche’ adesso con la morte di Mangiameli…”. Vivemmo anche un periodo anche abbastanza drammatico in cella, perche’ Concutelli mi svegliava di sera e mi diceva: “perche’ l’avranno ammazzato”, cioe’ mi faceva discorsi di questo tipo, cioe’ era veramente preoccupato, ecc. In seguito venni a sapere pian piano altre cose rispetto a questa storia, nell’ambiente carcerario, fino a che mi incontrai addirittura con Valerio Fioravanti, da cui seppi delle storie sull’omicidio Mangiameli, la sua versione, seppi delle storie da Nistri, da quelli di Terza Posizione sulla loro versione dell’omicidio Mangiameli, insomma una serie di cose. Io me ne feci una mia idea. Nell’ultimissimo periodo, prima della mia collaborazione, ebbi modo di incontrare Signorelli che a sua volta mi diede una versione ancora diversa su Mangiameli. Mi disse che Mangiameli era un suo uomo, una persona alla quale era molto legato e che lui aveva inserito all’interno di Terza Posizione.

Il Presidente: a che scopo?

Il teste: quello che posso dire rispetto alle versioni che mi sono state date, rispetto alla versione di quelli di terza posizione e cioe’ che Mangiameli era venuto a conoscenza di qualcosa di Fioravanti, proprio per esperienza diretta, per il contatto che aveva avuto….

Il Presidente; Signorelli disse che Mangiameli era un suo uomo, che lui lo aveva inserito in terza posizione, a che scopo lo aveva inserito?

Il teste: allo scopo di controllo rispetto a terza posizione, nella quale esistevano dei tentativi… Avevano paura che sia terza posizione che i Nar vi fossero delle variabili che potevano sfuggire al controllo dei “vecchi”.

Il Presidente: le disse qualcos’altro di Mangiameli? Cosa disse Signorelli dell’omicidio Mangiameli? Approvava o disapprovava?

Il teste: disapprovava assolutamente, anche se pero’ non mi pare che Signorelli mi disse… cioe’ rispetto a Nistri, a quelli di terza posizione, mantenne una posizione piu’ moderata. Voleva piu’ dire che era un malinteso in un certo senso, uno sbaglio dei Nar, piu’ che…

Il Presidente interrompe: cioe’ alla base dell’omicidio Mangiameli c’era un malinteso…

Il teste: secondo Signorelli piu’ un malinteso o forse anche una cattiva azione, una follia da parte di Valerio pero’ non mi pare che disse che c’erano delle “sozzerie” dietro, come era la tesi sostenuta da Nistri e da Terza Posizione. Per quanto mi risulta in maniera abbastanza certa, questa tesi e’ abbastanza improbabile da parte di Terza Posizione poiche’ Mangiameli fino a poco tempo prima di essere ucciso non sembrava avesse dubbi su Valerio e su questo gruppo al quale era legato, cosi’ ne parlava, ameno che non sia avvenuto nell’ultimissimo…

Il Presidente interrompe il teste che stava facendo una supposizione e chiede: lei ha saputo da Cavallini che Fachini gli aveva chiesto due passaporti; ricorda questo fatto?

Il teste: certo, e’ il tentativo, l’idea di uccidere Fachini di cui mi dissero sia Valerio Fioravanti che Ciavardini mi sembra. Cioe’ nel periodo o immediatamente successivo alla strage di Bologna o immediatamente precedente, ora non ricordo con sicurezza. Fachini chiese un paio di passaporti a Cavallini per muoversi.

A d.p.r.: Non ricordo piu’ se era il periodo immediatamente precedente o successivo alla strage, e’ piu’ probabile nel periodo successivo perche’ non lo presero perche’ era andato in vacanza.

Destini incrociati – Vigna e Concutelli

Il destino di Concutelli si era intrecciato con il mio più di quanto potessi immaginare. Non sapevo che anche lui stava dando la caccia a me.
La sera del 12 febbraio 1977 partecipai alla festa di matrimonio della figlia dell’imprenditore Dante Belardinelli, mio amico, in una villa sulle colline dell’Impruneta, vicino a Firenze. Intorno a mezzanotte venni via da solo, a bordo della mia auto, una Lancia Fulvia Coupé. Lungo la strada che scende verso Firenze, tagliando campi e colline, dopo una curva trovai la strada sbarrata da un’auto messa di traverso. Pensai che si trattasse di un ubriaco, sterzai bruscamente e, sfregando contro un muretto, riuscii a evitarla e a proseguire. Accelerai per arrivare a casa e segnalare per telefono quell’auto così pericolosa ma, appena arrivato, mia figlia mi disse che il questore mi stava cercando da ore, con urgenza. Lo chiamai e mi raccomandò di restare chiuso in casa per motivi di sicurezza. Io gli risposi che poteva scordarselo, perché l’indomani avevo una battuta di caccia. Lui replicò che non mi avrebbe fatto uscire di casa.
Alle tre di quella stessa notte mi telefonarono da Roma dandomi la notizia dell’arresto di Concutelli. Era successo che la sera prima, proprio mentre mi trovavo alla festa di matrimonio, la polizia aveva fermato una vettura con a bordo l’ordinovista Paolo Bianchi e Renato Cochis, membro della banda Vallanzasca. Cochis era stato lasciato sulla sua vettura con un agente del quale rapidamente si era liberato, dandosi alla fuga, mentre Bianchi disse che, se non fosse stato tenuto a lungo in carcere, avrebbe rivelato due cose: che quella stessa notte un commando di Ordine nuovo mi avrebbe dovuto uccidere e che poteva indicare I’abitazione dove si rifugiava Concutelli, in via dei Foraggi, a Roma.
Il 13 febbraio 1977 gli uomini dell’antiterrorismo circondarono lo stabile nel centro di Roma. Concutelli era stato catturato. In manette, davanti alle telecamere, si dichiarò prigioniero politico e da quel giorno conobbe soltanto il carcere, dove è rinchiuso per scontare quattro ergastoli. Non si è mai pentito né mai si è dissociato dalla lotta armata.
Ricordo che durante il suo interrogatorio si bloccò e volle farmi inserire nel verbale che io stesso stavo battendo a macchina questa sua dichiarazione: “Io, quale capo militare del Movimento politico ordine nuovo, essendoti tu comportato da maiale e boia, ti condanno a morte”.

Probabilmente era un tentativo di farmi astenere dal processo in quanto il codice di procedura penale prevede per il pm la facoltà di astensione “quando esistono gravi ragioni di convenienza”.
Gli risposi che, siccome avrei firmato quello stesso verbale, la sua sentenza di morte poteva considerarsi come già notificata.
Nella sua abitazione, oltre a molto hashish, fu recuperata la famosa pistola mitragliatrice Ingram, con matricola abrasa. Gli agenti trovarono anche un silenziatore sul quale invece c’era il numero di matricola. Potemmo così scoprire che Concutelli, quando era latitante, aveva ricevuto il mitra dai Servizi segreti spagnoli, perché lo usasse contro gli indipendentisti baschi dell’ Eta. Il nostro sospetto era che Concutelli facesse parte dei cosiddetti squadroni della morte, ufficialmente chiamati Gruppi antiterroristi di liberazione.
Furono fatte delle rogatorie a Madrid per avere la documentazione ufficiale di quel passaggio ma non ci fu data risposta. Così come mai avemmo la conferma ufficiale del fatto che Concutelli fosse stato impiegato dai Servizi spagnoli.
La mattina seguente all’arresto mi precipitai a Roma e cominciammo, in una stanza della questura, l’interrogatorio. Appena lo incontrai, ebbi la conferma dell’attentato che doveva essere compiuto nei miei confronti. Concutelli, infatti, come prima cosa, mi disse: «Come ha passato la notte?». Quell’auto che avevo evitato per un pelo non era guidata da un ubriaco, ma dal commando che mi stava aspettando. Incassai la provocazione ma feci il vago, e gli risposi: «Io ho bevuto champagne. Te invece, pallino, d’ora in poi, gazzose e seghe».
Solo in seguito scoprimmo che ad avvertire Concutelli della mia presenza a quella festa era stata la sua fidanzata, Barbara Piccioli, perugina, amica della sposa, legata ai movimenti di estrema destra. L’innocente confidenza fattale dalla figlia di Belardinelli aveva innescato il piano per eliminarmi.

Estratto dal libro “In difesa della Giustizia” di P.L. Vigna