Dichiarazioni Corrado Incerti 10.09.1982

Abbiamo avuto occasione io e il collega Cantore di avvicinare piu’ volte Ciolini Elio per una intervista sulla strage di Bologna.Confermo al riguardo tutto quanto ho dichiarato al pm dr Nunziata e in particolare preciso e aggiungo:

Il Ciolini ci ha rilasciato dopo vari incontri una intervista che sara’ pubblicata; in tale occasione il Ciolini ha parlato con noi sempre in compagnia o di Federici o di cittadini francesi nominati Bernard, Claude, o di Federici e alcuni di costoro. Da ultimo e cioe’ in data 09.09.82 su appuntamento del Ciolini si e’ recato a Ginevra il collega Cantore per la stesura definitiva dell’ intervista quivi il Cantore ha incontrato il Ciolini in compagnia del Federici Bernard e Claude e per la di certo Hubert e ha sottoscritto il testo dell’ intervista alla fine dell’ incombente il Ciolini non so se da solo o meno ha consegnato a Cantore copia di una lettera dattiloscritta datata 07.09.82  con firma autenticata che esibisco in fotocopia. Successivamente e certamente da solo quando cioe’ il Ciolini ha fatto intendere che l’ incontro era esaurito ha consegnato al Cantore una dichiarazione di cui esibisco copia fotostatica e di cui mi riservo di fornire l’ originale in cui Ciolini assume che e’ tutto vero quello che ha detto ai giudici istruttori su Delle Chiaie, sulla sua infiltrazione nella loggia di Montecarlo e sui suoi rapporti con Federici, Gelli e Ortolani concludendo con l’ assumere che la lettera del 07.09.82 era stato costretto a sottoscriverla per non coinvolgere personaggi che erano estranei alla vicenda, non avendovi avuto alcun ruolo.

Prima di stilare la predetta dichiarazione c’e’ stato un contatto telefonico tra Cantore, me e Ciolini in cui in particolare Ciolini mi ha in sostanza e con un giro di frasi fatto chiaramente intendere che la lettera del 07.09.82 aveva dovuto per forza sottoscriverla, quindi si e’ risolto ripeto una volta da solo, a rilasciare al Cantore la dichiarazione di cui ho esibito copia fotostatica.

L’ ufficio acquisisce copia fotostatica di lettera datata Ginevra 07.09.82 indirizzata al procuratore della Repubblica di Bologna al consigliere istruttore, presso il tribunale di Bologna e al procuratore della Repubblica di Firenze che firma autenticata di Ciolini Elio a cura del consolato generale d’ Italia di Ginevra nonche’ copia fotostatica di una dichiarazione datata Ginevra 09.09.82 a firma Ciolini che inizia con la frase “consegno a Panorama la lettera in data 07.09.82 che ho inviato come in copia in allegato … ” .

– In proposito dei documenti istruttori in suo possesso, e da lui consegnatomi Ciolini mi ha detto di averli avuti in Francia dai giudici; al momento di queste dichiarazioni non era solo ma era presente Bernard che registrava il colloquio.

Letto, confermato e sottoscritto.­

Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 22.05.1984

Prima di iniziare l’interrogatorio desidero far presente la situazione irregolare che riguarda la censura della mia corrispondenza. Ho notato in alcuni casi che alcune lettere inviate per il nulla osta mi sono state riconsegnate senza alcuna spiegazione. In particolare una lettera da me indirizzata da Volterra a Sinatti Gaetano in data 21.10.83 (…). Fui sentito sul dirottamento di Ronchi dei Legionari in qualita’ di testimone. Ad un certo punto venne interrotto il verbale perche’ Pascoli suggerì al GI di indiziarmi di reato. Pertanto fu fissato al 02.04.74 il mio interrogatorio in veste di indiziato. Il procuratore pascoli disse chiaramente in mia presenza ed a voce alta di avvisare polizia e carabinieri per evitare che mi allontanassi e sparissi io fino a quel momento avevo intenzione di ripresentarmi per l’interrogatorio però sentendo quelle parole decisi di sparire. Presi il treno Udine – Roma delle 21,20 del 31.03.74, dopo aver salutato i miei. Su quanto accadde dopo la mia partenza da Udine non intendo dire nulla. Fatto sta che arrivai a Barcellona in treno. Non intendo dire altro.

Arrivai in spagna prevenuto nei confronti di Delle Chiaie Stefano e di “an” dato che da anni una campagna violentissima alimentata da elementi del msi ed anche da “on” presentava Delle Chiaie Stefano e “an” quale collaboratore dell’ ufficio affari riservati del ministero degli interni. Fatta conoscenza con la persona riscontrai la carenza di elementi comprovanti tali asserzioni. La conferma mi venne data quando nell’ estate del 1974 un altro dirigente di “ON” che non intendo nominare, venne in spagna e si incontro’ al caffe’ “Plaza” Cataluna a Barcellona e il discorso venne da me portato proprio su questo argomento essendosi piu’ volte questo dirigente di “on” espresso in mia presenza sulla collaborazione di Delle Chiaie Stefano con l’ ufficio affari riservati, confermandola. A quel punto direttamente Delle Chiaie Stefano pose direttamente alla persona in questione la domanda “perche’ vai dicendo in giro che io lavoro per il ministero degli interni? ” . La risposta fu: “mi devi scusare ma ho obbedito ad ordini ricevuti”. A quel punto chiesi a Delle Chiaie Stefano: “l’ onore di aderire ad an (Avanguardia Nazionale), ricevendone risposta positiva. Desidero affermare che mai prima di allora ho avuto rapporti con Delle Chiaie Stefano o con dirigenti di “AN”.

– non intendo dire come incontrai Delle Chiaie Stefano a Barcellona.

– al momento non ritengo di poter fare i nomi dei due dirigenti di “ON” cui ho teste’ fatto riferimento, perche’ al momento non vorrei recare loro danno in alcuna maniera.

– non intendo dire nulla sulla mia permanenza in Spagna.

– desidero fare una dichiarazione in relazione allo omicidio Occorsio. Posso testimoniare, trovandomi nella estate del 1976 a Madrid accanto a Delle Chiaie Stefano la totale sorpresa con cui egli accolse la notizia della esecuzione del giudice Occorsio vittorio. Ne’ lui ne’ altre di “an” erano a conoscenza della operazione contro Occorsio, che “Avanguardia Nazionale” pur ritenendo giusta, considero’ politicamente inopportuna per il momento in cui venne compiuta. Delle Chiaie Stefano non partecipo’ mai e con lui gli altri dirigenti di “AN” alla decisione di: “eliminare” Occorsio. Tanto meno, uomini di “AN” parteciparono alla fase organizzativa ed esecutiva di tale operazione. “AN” non chiari’ la sua estraneita’ in quanto la esecuzione del giudice Occorsio non poteva in quel momento non essere approvata dato che una posizione diversa, sia pure basata sulla scelta del momento, non avrebbe mai potuto essere compresa da chi da Occorsio era stato ingiustificatamente (ed erano in molti) perseguitato.

Il giudice istruttore da’ atto che tale dichiarazione relativa all’omicidio Occorsio e’ stata direttamente dettata a verbale dall’imputato.

– i discorsi relativi al fatto che l’ omicidio Occorsio sarebbe venuto a suggellare un patto di unificazione tra “AN” e “ON” , dopo una riunione sui colli di Roma, sono tutte “fregnacce” . Questa mia affermazione viene confermata dal rilievo che non e’ stata mai trovata alcuna prova di conforto alla tesi del coinvolgimento di persone di “AN” nella fase organizzativa e/o esecutiva nell’ omicidio Occorsio. Spontaneamente dichiaro che nell’ estate – autunno 1978 mi trovavo in Argentina a Buenos Aires. Sara’ stato giugno – luglio quando nell’ appartamento in cui abitavo con altre persone che non intendo nominare si presentarono due individui col tesserino della polizia di dogana argentina per un controllo di documenti. Faccio notare che da poco tempo avevo smarrito il passaporto restando con la sola carta d’ identita’ italiana, autentica.
Fatto che solo pochissimi, tutti italiani conoscevano. Alla richiesta di esibire i documenti mostrai loro la carta di identità della quale costoro si limitarono a prendere i dati senza mostrare alcun senso di meraviglia e senza tantomeno invitarmi al posto di polizia per i logici accertamenti. In quel momento era presente in appartamento un altro mio “camerata” coabitante. L’ inusitato comportamento di costoro mi indusse a ritenere che contrariamente a quanto dichiarato, i due appartenevano ai servizi di sicurezza argentini e che erano a conoscenza del fatto che io ero privo di passaporto. Presso amici mi informai quale dei servizi poteva usare questa tecnica e la risposta fu: la marina. Per precauzione abbandonai l’appartamento e andai a vivere presso amici argentini il cui indirizzo conoscevo solo, e un altro italiano. Da allora non si verificarono piu’ visite nell’ appartamento da me precedentemente abitato. Faccio presente che in quel periodo Delle Chiaie Stefano non si trovava in argentina, dove non rientro’ certamente prima del marzo 1979. Considerata la tranquillita’ ritornai nell’ appartamento abbandonato per circa due mesi. Pochi giorni dopo sorpresi le due persone presentatesi come polizia di dogana a parlare con il portiere.

Dopo circa una settimana si presento’ nell’ appartamento un individuo spacciatosi per impiegato di un ufficio di statistica. Preciso che costui suono’ al campanello del portone esterno che dava sulla strada. Poiche’ ero sospettoso e mi aspettavo qualche cosa scesi in strada e notai che costui suonava solamente il campanello di casa mia. Girai li attorno per circa due ore e notai che quella persona continuava a suonare solamente il campanello del mio appartamento. Risalii in casa dopo un paio d’ ore e feci salire anche quella persona che si presento’ dicendo che stava facendo una indagine di tipo demografico – statistico sulle persone del quartiere. Io risposi a tutte le sue domande, pero’ diedi risposte false se ne ando’ tranquillamente. Anche in questo caso degli amici mi informarono, su mia richiesta esplicita, che questo era il metodo utilizzato dai servizi segreti della marina argentina. Dopo un periodo di calma, il 21.11.78 camminando per l’ Avenida Rivadavia nell’ attraversare la strada notavo un uomo fornito di macchina fotografica che sicuramente mi ha fotografato. Io feci finta di niente e proseguii per la mia strada. Giunto alla fermata di un autobus, seguito ad una cinquantina di metri da questa persona, salii su un autobus semivuoto e guardando dalla parte posteriore potei notare che una macchina – tipo Mercedes con la targa argentina e con a bordo tre uomini – si accosto’ “al mio fotografo” e lo fece salire. Dopo di che l’ auto segui’ l’ autobus, giravo a piedi a vuoto in quanto mi ero accorto che ero seguito da loro e da un’ altra autovettura con altre quattro persone, desistettero all’ inseguimento. Quindici giorni dopo mentre mi trovavo in un bar di calle Cordoba insieme a due amici entrarono nel detto locale una decina di persone dall’aspetto inequivocabilmente sospetto. Non agirono. Uscii dal locale insieme a questi due amici e notai in strada le due macchine che gia’ mi avevano pedinato oltre ad altre autovetture cariche di persone. Incerto sulla loro intenzione decisi di ostentare sicurezza e tornai nell’ appartamento dove abitavo e che sapevo essere controllato. Non accadde nulla. Benche’ dispostisi sulla strada. Dopo un paio d’ ore sparirono.

– mi ricordo con esattezza la data 21.07.78 perche’ ero uscito per comperare una torta per il compleanno di un’ amica argentina che non intendo nominare. Avute continue conferme dall’ uso delle macchine e dai metodi che si trattava della marina cercai di informarsi se esisteva a livello ufficiale qualche motivo per cui questo servizio si interessava a me senza pero’ decidere a passare alla azione. Riuscii ad appurare che a livello ufficiale non esisteva alcun ordine di ricerche nei miei confronti e che doveva necessariamente trattarsi di qualche gruppo speciale, sempre appartenente alla marina, ma non dipendente dal comando centrale. Seppi queste cose sempre tramite amici. Coloro che mi seguivano erano sicuramente argentini. Dall’ analisi di questi fatti si evidenzio’ l’ esistenza all’ interno del nostro ambiente di un elemento che collaborava con qualche organismo non ufficiale fornendo le informazioni finalizzate al controllo del sottoscritto e possibilmente di altri. L’ interesse puntò verso il comandante Taddei – ufficiale di marina italiano residente in argentina, che probabilmente e’ agente del Sismi, verso il senatore Lanfre’ Giovanni, che era solito frequentarlo. I motivi erano dovuti al fatto che il senatore Lanfre’ conosceva solo l’ ubicazione dell’ appartamento dove si erano presentati gli agenti dei servizi argentini. Avevamo portato noi all’appartamento l’ avvocato Lanfre’ , che conosceva pure la mia vera identità. Lanfre’ era desideroso di rientrare in Italia purche’ gli fosse garantita la liberta’ provvisoria in tempi ragionevoli. Soffriva lo stato di latitanza per ragioni finanziarie. Sapeva che ero privo di passaporto, perche’ ne avevamo parlato tra noi. Inoltre il senatore Lanfre’ era stato sorpreso una volta ad annotare un diario, fatti, persone e altre circostanze riservate. Ora giungo alle conclusioni.

La motivazione del mandato di cattura che mi e’ stato spedito per la strage di Peteano richiama informazioni di polizia dl 15.11.78 e del 03.01.79. Con questo voglio dire che si era preparata a cura del sismi una operazione finalizzata alla mia cattura. Faccio altresi’ presente che nel 1978 c’ e’ stata la scissione tra il Msi e Democrazia Nazionale. Attraverso questo controllo su di me probabilmente speravano di arrivare a Delle Chiaie Stefano. Faccio rilevare che Ciolini elio venne presentato a Delle Chiaie Stefano dal senatore Lanfre’ e dal comandante Taddei quando io ero gia’ in carcere in Italia quindi successivamente alla mia costituzione nel settembre ‘79.

– uscii dall’ argentina nel marzo ‘79 dopo essermi procurato un passaporto falso. Partii non salutando ne’ il senatore Lanfre’ , ne’ il comandante Taddei ma soltanto un italiano mio amico e tre argentini di mia fiducia. Non intendo dire i motivi per cui uscii dall’ Argentina.

– Non intendo dire quando venni in Italia prima della mia costituzione ne’ perche’ mi costituii. Comunque, la frattura al polso era in via di guarigione.

– Ciolini venne evidentemente inviato dal sismi in argentina per contattare Delle Chiaie tramite Taddei e Lanfre’ . Ciolini doveva entrare in contatto con noi piu’ di quanto non avessero potuto fare Taddei e Lanfre’ , lo scopo di controllare ed eventualmente organizzare la cattura o la eliminazione di Delle Chiaie Stefano. I fatti successivi possono essere narrati solamente da Delle Chiaie Stefano in quanto io me ne ero gia’ andato dall’ argentina. Io non ho conosciuto Ciolini. Ho saputo che costui e’ stato presentato a Delle Chiaie Stefano da Lanfre’ e Taddei per averlo letto in una intervista rilasciata da Delle Chiaie Stefano non mi ricordo su quale giornale. Quanto da me affermato potra’ trovare verifica si comprenderà l’ interesse del Sismi nei confronti di Ciolini e delle sue affermazioni sul coinvolgimento di “AN” sulla strage di Bologna.

– fatte queste dichiarazioni, non ho intenzione di dire nulla di piu’ in relazione alla strage di bologna ed all’ omicidio Occorsio.

– aggiungo che non ho mai collaborato con nessun genere di servizi segreti italiani o stranieri. Anzi nell’ inverno del 1973 a Udine seppi da un mio amico camerata, che non intendo nominare, che era stato avvicinato da uno iscritto al Msi di Udine che lo aveva invitato a prendere contatti con il capitano dei carabinieri Gatti, comandante la compagnia dei carabinieri della divisione di fanteria motorizzata “Mantova” con sede a Udine in via Aquileia. Il giorno dopo insieme al camerata telefonammo all’ufficio della compagnia chiedendo del capitano Gatti. Essendo questi assente, il militare chiese che gli lasciassimo il nome.
Alla risposta negativa sollecitò cortesemente che lasciassimo un messaggio. Ricevuta una risposta negativa la telefonata si concluse con un nulla di fatto. Avuta conferma che l’ ufficio del capitano Gatti serviva per altri scopi che non quelli istituzionali di polizia militare vietai al camerata di prendere ulteriori contatti sia con l’ ufficiale che con lo iscritto al Movimento Sociale.

Ad ore 2,10 del 23.05.84 viene chiuso il presente verbale.

Fatto letto confermato e sottoscritto.­

Salvatore Francia – dichiarazioni 13.10.1993

Premetto che sono amareggiato di essere ancora citato come teste a così tanti anni di distanza dai fatti, senza alcun riguardo per i miei impegni di lavoro e per la mia organizzazione di vita. Comunque spontaneamente dichiaro che il procedimento a mio carico per gli attentati di Savona è stato archiviato e produco copia della richiesta di archiviazione formulata in detto procedimento dal P.M.. Lamento che con detto documento, pur proponendosi l’archiviazione vengano accettate per veritiere delle dichiarazioni a mio carico che mai sono state verificate. Sempre spontaneamente, ritenendo di fare cosa utile, le consegno la copia di una lettera a firma Ciolini, datata 21.04.87 e la copia di alcune pagine di una pubblicazione “La rivista italiana di strategia globale”, che ritengo interessante in merito alle iniziative di Edgardo Sogno. Preciso che la lettera a firma Ciolini si trovava assieme ad altra documentazione processuale che ho recentemente riordinato, ma non so da dove provenisse. Sono stato ripetutamente sentito da numerose autorita’ giudiziarie fra le quali quelle di Bari, Catanzaro e Roma e confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo altresi’ quanto ho dichiarato a lei nel verbale del 17.02.87. Quello che voglio far comprendere che o.n. non mai stato coinvolto nella strategia della tensione. Ci sono stati casi, suppongo, di individui di destra che per un malinteso senso dello stato hanno ritenuto di collaborare con apparati di sicurezza per attivita’ anticomuniste. Ordine nuovo in quanto organizzazione, tuttavia, non ha mia avuto rapporti con ambienti istituzionali. Se cosi’ fosse stato non sarebbe stato messo fuori legge.

A.d.r. effettivamente ho sentito parlare di un ipotetico attentato contro Taviani, ma l’ho ritenuta una boutade. In ogni caso non so chi me ne abbia parlato.

A.d.r. circa i miei rapporti con Delle Chiaie al tempo in cui entrambi ci trovavamo in spagna, dichiaro che non sono mai stati buoni e non sono comunque mai stati di tipo politico. Ricordo che Delle Chiaie aveva iniziato a pubblicare un giornaletto ciclostilato chiamato Ordre Nuevo. Tale denominazione veniva inoltre usata in lettere minatorie spedite a giornalisti spagnoli. Feci un comunicato in cui dichiaravo che Ordre Nuevo non aveva nulla a che fare con ordine nuovo e la provocazione cesso’. A proposito di Delle Chiaie ricordo poi che venne a trovarmi a Barcellona e mi disse che era gia’ stata fatta l’unificazione fra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, ma non mi seppe dire con quale programma e con quali modalita’ e con quali persone, dal che dedussi che aveva soltanto tentato di forzarmi la mano. Delle Chiaie teneva all’unificazione con O.N. in quanto A.N. era soltanto un gruppo di picchiatori mentre O.N. aveva una notevole capacita’ di elaborazione culturale e politica. Non so quali sollecitazioni abbia ricevuto Delle Chiaie per promuovere detta unificazione.

Adr: verso la fine del gennaio del ‘77 ci furono gli arresti di numerosi esiliati italiani. Il Rognoni, in carcere in Spagna, disse che erano state arrestate le persone che non avevano voluto collaborare con Delle Chiaie e che lui stesso aveva redatto assieme al Delle Chiaie la lista delle persone da fare arrestare. Sempre in carcere, parlando col Pozzan, questi mi disse che Delle Chiaie “gli stava dietro” perché riteneva che lui Pozzan sapesse qualcosa di importante sulla strage di piazza Fontana. Il Pozzan comunque affermava di non sapere nulla di detto fatto criminoso il Pozzan mi disse anche che Delle Chiaie a seguito degli arresti degli italiani aveva ricevuto 80 milioni e dei passaporti in bianco. Pozzan affermava di aver appreso cio’ da un funzionario della polizia spagnola. Non so se i nostri arresti siano entrati nel contesto di un accordo fra l’Italia e la Spagna, pero’ va detto che a quel tempo, Martin Villa, ministro degli interni spagnolo, si incontro’ con Cossiga, allora ministro degli Interni italiano a Porto Cervo.

Adr: circa i cosiddetti manifesti cinesi, ricordo che correva voce che Mario Tedeschi, direttore del Borghese e in rapporti con Federico Umberto D’Amato, allora direttore degli Affari Riservati del ministero degli Interni avesse concordato con quest’ultimo l’operazione dei “manifesti cinesi” volta a screditare quei gruppi di sinistra che guardavano con simpatia l’esperienza della Cina. Si vociferava che nell’operazione fosse stato coinvolto anche il Delle Chiaie.

Adr: non so nulla degli eventuali rapporti di Delle Chiaie con uomini politici. In proposito posso solo formulare delle supposizioni che non intendo vengano verbalizzate.

Adr: circa il Cauchi, oltre a quanto ho gia’ detto sulla sua asserita ma mai avvenuta adesione al movimento politico ordine nuovo, ricordo che in Spagna, nel 1976, cioè circa un anno dopo il primo incontro, lo incontrai su un autobus, senza peraltro riconoscerlo tanto era ridotto male. Mi disse che era stato in carcere accusato di spaccio di banconote false e che era stato tirato fuori grazie a Delle Chiaie cui – dopo essere stato duramente pestato in carcere – aveva inviato un suo biglietto sollecitandolo ad intervenire in suo favore, perché altrimenti avrebbe parlato. Peraltro il Cauchi non mi disse di cosa avrebbe potuto accusare Delle Chiaie.

L.c.s.

L’arresto di Elio Ciolini; le sue dichiarazioni, il suo contegno processuale – terza parte

Poiché peraltro l’attività istruttoria era in pieno svolgimento e, come si e’ notato nella verbalizzazione sopra riportata, il CIOLINI aveva fatto riferimento a suoi contatti, non certo limpidi, con almeno un funzionario del Ministero dell’Interno, si ritenne di non poter formalizzare l’indicazione della fonte. Si inviò quindi al Ministero una nota in cui veniva riportato il contenuto della lettera del CIOLINI, con la precisazione che il G. I. nulla poteva dire (come peraltro era ovvio) circa l’attendibilita’ delle notizie riportate. La comunicazione suddetta provocò uno stato di preallarme in tutto il territorio dello Stato e divenne di dominio pubblico come pure divenne di dominio pubblico il fatto che la fonte delle notizie suddette era Elio CIOLINI.
E’ assai grave che il Ministero degli Interni non abbia mantenuto il dovuto riserbo sulle informazioni ricevute. Infatti la pubblicazione dell’informativa CIOLINI da parte di detto Ministero ha reso di dominio pubblico una delicatissima situazione istruttoria che poteva produrre qualche utile risultato ed ha procurato nell’opinione pubblica un allarme ingiustificato, gettando così fra l’altro discredito sull’istruttoria in corso. Si deve inoltre constatare che, per quanto noto a questo G.I., a tutt’ oggi non sono stati ancora individuati i responsabili di tale fuga di notizie. Il clamore creato attorno al CIOLINI non fu peraltro l’unico motivo di perturbazione delle attività’ istruttorie. Infatti già’ lo stesso CIOLINI aveva pensato a creare due situazioni completamente assurde, tali da inficiare definitivamente la sua credibilità’.
Si è già notato che aveva affermato di aver ricevuto la carta d’identità’ a nome Lando SANTONI da un suo misterioso referente. Le indagini di P.G. sul punto dimostreranno invece che il CIOLINI si era procurato questo documento presso un ufficio del Comune di Firenze pagando dei testimoni di comodo affinché’ attestassero falsamente la sua identità (v. rapporto Carabinieri Firenze del 8.3.92 e p. v. di Laura PICIERNO al G.I. 4.4.92, Onorato PIERALLINI al G.I. 3.4.92, Roberta RANFAGNI al G.I. 3.4.92, Lando SANTONI al G.I. 3.4.92).

Inoltre il CIOLINI, sentito il 10 marzo ’92, quando già’ dunque aveva inviato all’ufficio la nota lettera, ma questa non era ancora stata girata al Ministero degli Interni, dichiaro’ di disporre, in Italia, di annotazioni risalenti al 1986, utili per ricostruire la vicenda del depistaggio. Rese queste dichiarazioni tendendo a drammatizzare la situazione ed i pericoli cui si esponeva ed esponeva i giudici. Successivamente, quando il caso era già’ esploso, il 25 marzo 1992, l’Ufficio si premuro’ comunque di sentire nuovamente il CIOLINI per procedere all’acquisizione di detto materiale documentale e questi effettivamente indico’ il luogo ove era custodito. Si trattava dell’abitazione di tale Olga CHIOSTRI, di Scarperia, che a quel tempo ospitava presso di sé una donna peruviana che il CIOLINI affermava essere sua moglie.

Ci si recò immediatamente a Scarperia, ove presso la CHIOSTRI venne effettivamente rinvenuto un plico di documenti. In proposito la donna disse di averlo ricevuto dal marito Antonio CALOIA, detenuto nel carcere di Sollicciano assieme ad Elio CIOLINI, che l’aveva appunto incaricato di farle pervenire dette carte, nascoste in mezzo alla biancheria sporca. La donna precisò che ciò era avvenuto il 21 marzo: si noti, cioè dopo l’interrogatorio del 10 marzo nel cui contesto CIOLINI aveva preannunciato la sua disponibilità a far rinvenire importanti documenti. Emerse poi che detti documenti non erano altro che un confuso manoscritto dello stesso CIOLINI, tutto vergato con una delle penne di cui disponeva nel carcere di Sollicciano, come messo chiaramente in evidenza dagli accertamenti tecnici curati dal C.I.S. dei Carabinieri (v. rapporto 10.10,. e 26.10.’92). A questo punto il comportamento del teste apparve soltanto grottesco e si desistette pertanto da ulteriori attività’ istruttorie concernenti la questione, senonché il CIOLINI insistette per essere nuovamente sentito adducendo di disporre ancora di notizie sulla strage di Bologna, sino a quando, nel febbraio del ’93, si diede infine corso agli ultimi interrogatori.

Anche in questi si intrecciano brevi momenti di verità’ con menzogne che divengono sempre più’ assurde ed insensate, inidonee, come evidentemente sono, sia a dare qualche contributo di verità che a condizionare in qualche maniera lo sviluppo dell’istruttoria. Anche CIOLINI ha voluto addurre, in questa ultima fase, un turbamento psichico, che l’avrebbe indotto a mentire: “Ho seguito qui in carcere una terapia psichiatrica, tuttora in corso, che mi ha fatto comprendere in che stato di confusione mi trovassi…mi ero illuso di essere un protagonista; se sapevo l’un per cento di una certa cosa ero convinto di conoscerla per intero; insomma mi trovavo in una situazione di grande confusione. Ho visto che la pubblicità’ attorno al mio nome mi ha portato solo danni e voglio che il caso CIOLINI venga dimenticato. Con questo nuovo atteggiamento intendo tuttavia fornire un contributo di verità’ circa i fatti a mia conoscenza…” (Elio CIOLINI al G.I. 3.2.93).

Fatta questa premessa, tuttavia, CIOLINI ha persistito nei suoi atteggiamenti consueti escogitando un improbabile intercettazione “ambientale” di un colloquio fra PAZIENZA e FEDERICI dalla quale avrebbe appreso che responsabili della strage di Bologna erano due libici, deceduti nel corso dell’attentato. Informato dall’Ufficio che fra le vittime della strage non vi era nessun libico, ne’ comunque alcun cittadino di paesi arabi, CIOLINI modifico’ nuovamente la propria versione, indico’ gli autori della strage in due noti terroristi mediorientali ed asserì’ di aver tratto tali informazioni da un documento dell’F.B.I., che aveva avuto occasione di esaminare grazie alla sua attività’ presso una fondazione statunitense alle dipendenze del senatore Averel HARRIMAN. In questa esposizione, naturalmente, entro’ in gioco anche la strage di Ustica, attribuita dal CIOLINI al fallito tentativo di abbattere l’aereo su cui stava volando GHEDDAFI ed anzi, secondo il CIOLINI fu proprio questo tentativo a scatenare la reazione libica e a determinare la strage di Bologna.

Non vale la pena di soffermarsi su queste insensate affermazioni inserite in un contesto che, come si e’ visto, e’ connotato non solo da menzogne, ma anche da assurdi espedienti per ingannare i giudici. Solo pochi passaggi degli ultimi interrogatori del CIOLINI (al G. I. 3.2.93) meritano attenzione.
Fra questi, senz’altro quello in cui ristabilisce la verità’ sulla posizione del Col. REITANI:
“…SPORTELLI e REITANI non c’entrano nulla nell’attività’ di depistaggio. Il REITANI e’ venuto a trovarmi in carcere a Champ Dollon due o tre volte, ma si e’ solo limitato a chiedermi cosa avevo da dire sul caso TONI-DE PALO. Lo SPORTELLI l’ho incontrato invece solo una volta a Ginevra quando ero libero. Il depistaggio, dunque, e’ stato posto in essere da FEDERICI, da me e dal MOR. Quest’ultimo, come ho già’ detto, e in questo caso dicevo il vero, mi ha fornito tutta la documentazione e tra l’altro i moduli utilizzati per far apparire l’esistenza di un conto svizzero intestato a MARTELLI ed il documento con la firma apocrifa di DE MICHELIS. Rispetto a quanto verbalizzato devo fare una precisazione, cioè’ che il Console MOR mi ha consegnato, in carcere a Ginevra, i documenti che ora ho detto, nonche’ tutto il materiale relativo al caso TONI-DE PALO. Il FEDERICI, per parte sua, prima ancora del mio arresto, anzi della mia costituzione in Svizzera mi ha consegnato il materiale necessario per costruire il depistaggio di Bologna, cioè’ i dati relativi all’ENI- PETRONIM, la lista dei presunti massoni della Loggia di Montecarlo ed altro materiale -ricordo che era molto- necessario per ordire il depistaggio. . .”.

Da queste ultime dichiarazioni emerge chiaramente la natura calunniosa delle originarie dichiarazioni del CIOLINI sul Col. REITANI. Ne è seguita quindi un’ulteriore imputazione per calunnia che, conformemente alla richiesta del P. M. , va stralciata da questo procedimento e trasmessa alla Procura della Repubblica di Firenze, su di essa competente per materia e territorio. Dalle ultime dichiarazioni del CIOLINI emerge inoltre la sua persistenza nell’accusare il console MOR di aver contribuito all’azione di perturbamento delle prime indagini sulla strage di Bologna con le modalità già dette, cioè istruendolo sulle cose da riferire ai magistrati e fornendogli documenti. Si è già rammentato che il Console è stato prosciolto in istruttoria dal G. I. di Firenze con sentenza del 20.11.90.
Detta sentenza individua a carico del MOR i seguenti elementi indiziari:

– la particolarità dei rapporti del Console con il CIOLINI;

– l’assiduità nelle visite fatte al CIOLINI (21, di cui 14 da solo);

– la disponibilità di documenti da parte di un CIOLINI detenuto;

– le garanzie fornite da MOR sull’attendibilità del testimone:

– i rapporti del MOR con il S.I.S.M.I..

In particolare, poi, nel processo fiorentino sono da registrare le dichiarazioni di Bruno FERRARIO, che mette in luce sia i rapporti MOR-GELLI che i rapporti CIOLINI-MOR e CIOLINI-FEDERICI (notati talvolta dal teste assieme -accusatore e accusato- mentre andavano alla stazione a comprare i giornali italiani). Nonostante questo forte quadro indiziario il G.I. giunge al proscioglimento sulla base dell’assunto che l’attività’ calunniosa del CIOLINI sarebbe da attribuire ad un’iniziativa esclusivamente di quest’ultimo cosi che l’affermato concorso del MOR non sarebbe di alcuna utilità alla determinazione dell’evento e sarebbe, insomma, privo di senso. Così si esprime in proposito la sentenza:

“… a giudizio dello scrivente, non si può del tutto escludere che CIOLINI si sia mosso, almeno all’inizio, da solo, spinto dalla necessita’ di inventare qualcosa che lo tirasse fuori dal carcere di Ginevra e, magari, lo facesse entrare nei nostri Servizi…Un complotto del S.I.S.M.I. deviato che sfrutta il CIOLINI deve fare i conti con le invenzioni e la documentazione prodotta, che non brillano certo per accortezza e capacita’ professionale, e che hanno portato ad accuse a carico del GELLI; per non dire che lo stesso CIOLINI accusa del complotto non solo GENTILE (e in maniera assai più blanda altri magistrati) e GELLI, ma anche REITANI e MOR, che secondo FEDERICI era massone (c. 181 fasc. 11/1) e dirigente del S.I.S.M.I. (c. 364 fasc. 12 cart. 1); MOR, ancora sul quale, aveva detto GIOVANNONE, PAZIENZA poteva far affidamento in caso avesse avuto bisogno di qualcosa a Ginevra (PAZIENZA a C. As. Bologna, cart. 10/E)…”.

Occorre qui considerare che non solo dalle dichiarazioni rese dal CIOLINI, ma anche da una serie di altri innumerevoli elementi acquisiti nel corso di questa istruttoria (in particolare e fra l’altro si fa riferimento a quelli riportati in questo capitolo e nel capitolo concernente la posizione del Col. MANNUCCI BENINCASA) è emerso che quella del CIOLINI non è stata certamente una iniziativa isolata dettata da motivazioni individuali e che, anzi, ha rappresentato il momento terminale di un ben coordinato disegno di sviamento delle indagini, ordito certamente da persone interne a quel gruppo individuato come “SUPERSISMI” , le quali -si ricordi- sono già stati condannati in grado d’appello per la nota operazione “Terrore sui Treni”. Sono dunque emerse nuove prove che attaccano in radice il ragionamento in forza del quale il G. I. di Firenze è pervenuto al proscioglimento istruttorio del MOR.

Valuterà quindi la Procura della Repubblica di Firenze se alla luce delle risultanze di questa istruttoria, debba essere richiesta la riapertura delle indagini a carico di Ferdinando MOR relativamente al delitto di concorso in calunnia dal quale era già stato prosciolto dal G. I. di Firenze, sempreche’ questo non debba ritenersi prescritto.

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 247-251

L’arresto di Elio Ciolini; le sue dichiarazioni, il suo contegno processuale – seconda parte

Peraltro il CIOLINI anche in questi interrogatori stava ancora una volta mentendo, almeno su alcuni punti, come emerge ad esempio dal riferimento al colloquio avuto col Gen. DALLA CHIESA nel corso della estradizione provvisoria in Italia:
“…Faccio spontaneamente presente che ebbi un colloquio riservato col Generale DALLA CHIESA, nel corso del quale ammisi che la mia era tutta una montatura. Tale colloquio venne registrato e per quanto ne so la registrazione è scomparsa”.

Infatti la registrazione non era affatto scomparsa e il colloquio col Gen. DALLA CHIESA ha avuto un andamento evidentemente ben diverso da quello indicato dal CIOLINI. Questi, inoltre, appariva ancora elusivo circa i suoi rapporti col FEDERICI, il quale ha certamente dato un contributo fondamentale allo sviamento delle indagini assumendo un ruolo complementare a quello del CIOLINI:
“…Conoscevo da anni FEDERICI. Questi era effettivamente legato a GELLI, ma non ha mai voluto presentarmelo. Inserii il FEDERICI nella mia costruzione accusatoria senza che vi fosse un accordo fra noi, anzi, a quel tempo, trovandomi in Svizzera, avevo un po’ tagliato i ponti col FEDERICI…”.

I rapporti fra i due comunque non dovevano essere poi così deteriorati se è vero quanto soggiunge immediatamente dopo il CIOLINI, cioè’ che: “…Una volta uscito dal carcere, in Svizzera, incontrai subito il FEDERICI che era lì ad aspettarmi con l’avv. CECCHI. E’ su sollecitazione…anche del FEDERICI che feci le ritrattazioni di cui ho parlato. Il FEDERICI mi sottopose dei testi da lui stesso redatti che mi limitai a sottoscrivere. Prima di procedere nell’esposizione degli ulteriori esiti -come si vedrà’ non certo positivi per l’istruttoria- delle dichiarazioni del CIOLINI, conviene affrontare una volta per tutte la questione dei suoi rapporti col FEDERICI e, conseguentemente, con l’ambiente P.2. e Licio GELLI. Interessante anche a tal proposito e’ la deposizione del Gen. LUGARESI che oltre a tratteggiare la strategia complessiva del depistaggio delle indagini per la strage di Bologna, indica il CIOLINI come persona legata a GELLI e alla P.2.:

“…Dissi anche che se gli atti per accreditare la cosiddetta pista tedesca segnarono il primo tempo (agosto 80/giugno 81) dell’azione disinformativa e di depistaggio, il 2° tempo fu caratterizzato dal caso CIOLINI protrattosi per oltre due anni (novembre 81/marzo 84); caso che allora definii una grande operazione di disinformazione e di discredito delle Istituzioni dello Stato, allestita dalla dirigenza P.2. per ridicolizzare le Istituzioni e disorientare gli inquirenti bolognesi. Infatti piduisti sono gli esecutori materiali: CIOLINI e FEDERICI.
CIOLINI è solo un burattinaio che agisce sotto l’attenta regia di FEDERICI. La documentazione appare in gran parte di mano FEDERICI; questo avvocato che affianca CIOLINI nelle interviste ai 2 giornali ginevrini nel giugno 83; è sempre FEDERICI che testimonia con una sua lettera la verità del Memoriale CIOLINI, nel quale ha certamente messo mano; è ancora FEDERICI che consegna le 24 informative nel marzo ’84 alla Procura ed ai Carabinieri di Firenze e che certamente compila direttamente inserendove1e, quella ultima dichiarazione di CIOLINI che rappresenta un conclusivo ma anche palese atto di discredito. E’ stato osservando questi documenti che ho tratto la convinzione che anche la redazione del verbale di Montecarlo e del rapporto di Beirut appartenga alla stessa mano. Da questo, risalire agli ispiratori di tutta l’operazione, la deduzione sembra abbastanza facile io ho indicato gli ispiratori di questa colossale truffa nel sistema di potere P.2. non avendo dati di riferimento certi ma solo indicazioni e indizi che dicono che:
I. GELLI, CIOLINI, FEDERICI formano con altri toscani il nucleo di staff della Loggia P.2. e di quella di Montecarlo;
II. CIOLINI dichiara a PANORAMA il 20.9.82 di avere avuto “lunghi, non disinteressati e avventurosi rapporti” con l’avvocato FEDERICI e Licio GELLI:
III. GELLI, CIOLINI e FEDERICI hanno punti di riferimento in Svizzera (Ginevra) dove i loro incontri possono essere frequenti e indisturbati… Queste furono le convinzioni che mi portarono allora e mi portano ancora oggi a ritenere che dietro il caso CIOLINI vi sia stata la dirigenza della Loggia P.2. . . . ” . (LUGARESI al P.M., 22.2.1990).

Peraltro che il FEDERICI fosse perfettamente integrato nell’ambiente della P.2 risulta di tutta evidenza (anche se il suo nome non compare negli elenchi di Castiglion Fibocchi), sia dalle dichiarazioni del CIOLINI stesso, del tutto attendibili sul punto, sia dagli esiti della perquisizione dello studio del FEDERICI cui si e’ accennato in precedenza. In tale occasione, infatti, tra l’altro, a FEDERICI fu sequestrato un tesserino del comitato esecutivo massonico di Montecarlo, corrispondenza con tale TADDEI da Buenos Aires, numerosa corrispondenza con e di CIOLINI a partire dal ’78, un biglietto del C.S.M. con ringraziamenti firmati verosimilmente da Ugo ZILLETTI, lettere e copie di lettere indirizzate a SINDONA, VON BERGER, GELLI, GIUNCHIGLIA, CRAXI, LEDEEN, LAGORIO e bobine riproducenti conversazioni telefoniche registrate. Queste furono trascritte e occorre qui richiamare l’attenzione su una conversazione telefonica tra FEDERICI e GELLI dalla quale appariva una grande confidenza tra i due. FEDERICI durante tale conversazione tra l’altro fornisce a GELLI dei suggerimenti sul modo di operare in favore della P.2. dopo la scoperta della stessa, e dalle espressioni usate sembra identificarsi nell’ambiente piduista.
Pacifica è anche l’esistenza di un rapporto di affari e di collaborazione di vecchia data fra il CIOLINI e il FEDERICI risalente al 1977, come risulta dalle dichiarazioni dello stesso CIOLINI (al G. I. 8.2.92), in questo caso attendibili in quanto confermate dalle dichiarazioni di Franca GHELLI, nonché riferimenti negli appunti S.I.S.M.I. sequestrati a Firenze (in particolare quello di data 16.12.’77):

“…In relazione alla mia attività per quel movimento cattolico anticomunista di cui ho già parlato, ero in contatto con i francesi del S.A.C. (Servizio di Azione Civile). Questa organizzazione era favorevole alla Massoneria in quanto anticomunista. Ad un certo punto fui contattato da questa organizzazione che mi incaricò di accertare se era vera la notizia che un certo avvocato fiorentino stava preordinando di fare qualcosa contro il Gran Maestro SALVINI. Questo avvocato era il FEDERICI e fu per sondare le sue intenzioni verso il SALVINI che mi recai a Firenze e lo conobbi. Da quanto potei capire effettivamente il FEDERICI- aveva intenzione di assumere iniziative contro il SALVINI. Chiestomi per   conto di chi agisse dichiaro che mai mi ha detto di aver agito per conto di GELLI. Questo episodio, come ho già detto è avvenuto alla metà degli anni ‘ 70.
Ma tornando alle varie fasi del depistaggio, conviene rimarcare come fra il CIOLINI e il FEDERICI vi sia stato un vero e proprio gioco delle parti messo in evidenza non solo dal fatto che il CIOLINI ha firmato le lettere di ritrattazione già’ predisposte dal FEDERICI, non solo dal perfetto accordo fra i due, dopo i fatti, durante il loro comune soggiorno a Miami (accordo impensabile se le false accuse mosse dal CIOLINI contro il FEDERICI non fossero state concordate con quest’ultimo), ma anche dalla deposizione del Cap. PANDOLFI (al G.I. 22.3.90) che qui si cita, dalla quale emerge espressamente il rinvio che l’uno fa all’altro nell’indicare all’ufficiale un’ utile fonte di notizie sulla strage di Bologna:

“…In pratica CIOLINI ci ha detto cose che noi avevamo già verificato oltre a precise indicazioni su AVANGUARDIA NAZIONALE, le sue sedi ed i suoi appartenenti. Ed i rapporti in Italia di questa organizzazione con A.N.. In più disse cose non verificabili e vere e proprie menzogne che sono servite a fare crollare le nostre verità che avevamo autonomamente accertato. Ancora. oggi mi domando per quale ragione il CIOLINI si sia fatto arrestare in Svizzera quando non aveva nessun bisogno di rientrare in Svizzera, dove sapeva di essere ricercato ed avendo a disposizione sicuri recapiti in Francia ovvero a Miami…Fui io a scoprire la identità dell’avvocato FEDERICI indicatomi da CIOLINI sin dal primo o secondo incontro come uno che poteva sapere molto sulla strage. Ricordo peraltro che quando perquisimmo lo studio dell’avvocato FEDERICI intorno al marzo ’81 questi, quando lesse che eravamo lì per indagini sulla strage del 2 agosto, immediatamente disse a me ed a), magistrato dr. GENTILE presente : “C’è un detenuto italiano in Svizzera che sa molte cose sulla strage”. Ovviamente egli non sapeva che noi eravamo lì a seguito delle indicazioni del CIOLINI ed in pratica sia CIOLINI che FEDERICI si indicavano reciprocamente come persone al corrente sugli autori della strage di Bologna. In quella stessa occasione il FEDERICI fece una telefonata di circa mezz’ora e subito dopo ci fece capire che aveva parlato con GELLI. Difatti la telefonata era registrata e potemmo riscontrare che la cosa era vera…”.

Come si è notato citando i precedenti brani delle dichiarazioni di CIOLINI, oltre al FEDERICI, CIOLINI indica come implicato nell’attività’ preparatoria al suo ingresso nel processo per la strage anche il console MOR, persona dalla quale afferma di aver ricevuto tutto il materiale necessario per preparare la sua parte e che afferma di aver frequentato anche dopo la sua dimissione dal carcere di Ginevra, come peraltro aveva fatto anche il GELLI (“…Sono stato spesso a cena nella residenza di MOR. Incidentalmente faccio presente che anche il GELLI e’ stato là ma del console MOR, già prosciolto dal G. I. di Firenze dal delitto di calunnia attribuitogli in concorso con CIOLINI, REITANI, GENTILE e CECCHI (v. sentenza/ordinanza 20.11.90 del G.I. di Firenze) verrà’ detto oltre. Qui occorre notare che il CIOLINI nei suoi primi interrogatori aveva anche ricostruito le modalità’ del suo rientro in Italia ed alcuni suoi contatti con il S.I.S.D.E. e il Ministero degli Interni :

“…Prendo atto che fra i documenti sequestrati in occasione del mio arresto, nella mia agenda è indicato il nominativo TONIETTI con accanto la dicitura “S.I.S.D.E.”. Il TONIETTI era uomo di fiducia di VON BERGER e so che ha fatto parte della Polizia. Avevo il suo numero telefonico in quanto l’ho chiamato alcuni anni fa…Prima di venire in Italia e di essere qui arrestato mi trovavo a Lima. Da Lima ho telefonato più volte a Roma, al Ministero dell’Interno facendo presente che era mia intenzione ritornare in Italia. Il mio interlocutore -persona che non voglio nominare- mi diceva invece che facevo bene a starmene dov’ero… Comunque, da ultimo, il mio interlocutore al Ministero dell’Interno mi aveva finalmente detto che potevo rientrare in Italia, ove avrei potuto costituirmi dopo il sette gennaio. Sono rientrato dunque in Italia passando attraverso la Svizzera. Ho viaggiato in aereo da Lima alla Svizzera sotto falso nome, o meglio sotto un nome di copertura che corrispondeva a quello col quale avevo preso la cittadinanza a Lima. Dalla Svizzera sono arrivato in Italia clandestinamente senza documenti d’identità italiani. La carta di identità che mi è stata sequestrata, recante le generalità “Landò SANTONI”, mi è stata data in Italia da persona che non intendo nominare. Il nome Lando SANTONI corrisponde a persona realmente esistente che non ho mai conosciuto, e mi è stato consigliato da colui che mi ha dato la carta d’identità. Rettifico, sono stato frainteso, la carta d’identità sono andato a ritirarla al Comune di Firenze e l’ho ricevuta con già apposto il nome SANTONI. Ovviamente tutto era stato predisposto da quella persona che non voglio nominare…”.
Tale era dunque la situazione all’8.2.92, data dell’ultimo interrogatorio di CIOLINI sin qui citato. Vi erano molte zone d’ombra e certo c’erano molte difficoltà nel seguire un testimone che già’ si era rivelato cosi pericoloso, ma pareva comunque esservi la possibilità di arrivare ad un definitivo chiarimento, allorquando, deviando completamente dal tema trattato negli interrogatori, Elio CIOLINI, in data 4.3.92 inviò a questo ufficio la lettera che qui si trascrive per intero :

” A chi e per quanto di competenza.
All’attenzione del Dr. GRASSI -Giudice Istruttore Bologna. Oggetto: Nuova strategia tensione in Italia periodo: marzo-luglio 1992.
Verità, sì bisogno di verità. Ma a che serve la verità se nessuno vuole ascoltarla.
Se tutti credono che sei un mostro un bugiardo!
Come fare, a esplicare al mondo che i bugiardi sono “loro” e loro mi hanno costruito per il loro bisogno!
In questa, storia, la mia, sul mio comportamento ci sono stato tirato dentro, compromesso in una tragica storia, eventi tristi, inumani.
Sono stato travolto dal contrasto, tra la passione di essere “qualcuno” e la legge, dominato dalle forze che reggono la nostra vita, soccombo e sono vittima.
Vittima come il “capro” di “Dioniso” l’essere vivente destinato allo smembramento, ad assumere su di se le colpe della società di cui è parte (vedi Bologna) e viene immolato dopo che sono state addossate a “Lui” le contraddizioni della sua comunità, fino alla catarsi, finché grazie alla sua morte gli altri, purificati, possono riprendere la vita di ogni giorno.
Per questo, e per quanto sta accadendo a mia moglie, Carmen CUBAS PENA, non sono più d’accordo ad essere ancora il capro!
Pertanto, a parte la collaborazione prevista per i fatti di Bologna, dopo averne stipulati i termini, informo la S. V. che: Nel periodo marzo-luglio di quest’anno avverranno fatti intesi a destabilizzare l’ordine pubblico come:
“Esplosione dinamitarde intente a colpire quelle persone “comuni” in luoghi pubblici”
“Sequestro e eventuale “omicidio” d’esponente politico, P.S.I., P.C.I., D.C.”
“Sequestro e eventuale “omicidio” del futuro presidente della Repubblica.
Tutto questo è stato deciso a Zagabria -YU- (settembre-91 ) nel quadro di un “riordinamento politico” della destra europea e in Italia è intesa ad un nuovo ordine “generale” con i relativi vantaggi economico-finanziari (già in corso) dei responsabili di questo, nuovo ordine-deviato-massonico politico culturale, attualmente basato sulla commercializzazione degli stupefacenti! La “storia” si ripete -dopo quasi 15 anni ci sarà un ritorno alle strategie omicide- per conseguire i loro intenti, falliti. Ritorno, come l’Araba Fenice.

Elio CIOLINI”.

Ovviamente questa lettera suscitò perplessità sia per il tono che per gli argomenti trattati, ma quando il giorno 12 marzo 1992 fu ucciso l’On. Salvo LIMA si ritenne necessario girare al Ministro per l’Interno le segnalazioni ricevute dal CIOLINI ai sensi dell’art. 165 ter C.P.P..

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 241-247