Fascicolo su D’Amato presente nell’archivio di Gelli sequestrato in Uruguay

Top secret
Le notizie riservate raccolte sul dott. D’Amato riguardano tre settori:
1) Collaborazione, che risale ad oltre venti anni, con gli ambienti Pro Deo Vaticano – OSS – CIA, vedi copia pro memoria (A);
2) Collaborazione P.C.I.;
3) Archivio riservato personale e rete personale, al di fuori di ogni apparato ufficiale.

Rapporto P.C.I.
I rapporti diretti continui sono tenuti esclusivamente con l’on. Giancarlo Pajetta, che è stato anche il tramite di collegamento con i Servizi dell’Est. Il P.C.I. ha ottenuto grossi favori – alcuni fascicoli “riservati” furono forniti ed altri fatti scomparire. E’ indicativamente rilevante coma mai, in tutte le occasioni in cui l’Ufficio Affari Riservati e la persona del dott. D’Amato sono stati soggetti di rilievo sia in sede politica, amministrativa e parlamentare, la stampa di sinistra non abbia dato risalto, né abbia proposto inchieste giornalistiche. Più di una volta l’on. Pajetta, Anderlini (P.S.), Amendola hanno riconfermato il loro divisamento: “D’Amato non si tocca”. Con la stampa i rapporti sono stati sempre molto cordiali; il D’Amato si è servito di vari fidati giornalisti ed Agenzie di stampa largamente finanziate tramite fondi del Ministero dell’Interno (AIFE, Senise, Op, Pecorelli, ecc).
La posizione economica di D’Amato, in Svizzera e presso la Banca Morin di Parigi (versamenti americani), è rilevantissima. Il D’Amato ha eseguito anche una serie di operazioni valutarie per autorevolissime personalità politiche, tra cui due Ministri.

Archivio riservato e personale
Oltre alle reti ufficiali ed ufficiose, il D’Amato ha avuto l’accortezza di approntare un “ufficio riservato personale”, che ha affidato ad alcuni suoi intimissimi e fedelissimi collaboratori, che non fanno parte dell’amministrazione, tra cui il sig. Danese. La copertura è perfetta e la massa dei documenti, molti dei quali microfilmati, è di una importanza esclusiva. Non per nulla egli suole, fra i suoi intimi, definire tale ufficio “la mia polveriera”. In queste ultime settimane molto materiale è stato portato in questa sicura “base operativa”.

Allegato A
L’organizzazione schematica dei servizi informativi facenti capo a P.Morlion, capo rete OSS, è stata la seguente. Inizialmente i servizi USA-OSS erano coperti dalla organizzazione CIP Centri Informazioni Pro-Deo. Collaboravano con Morlion la signora Brady Anna, Obolensky, Smider, Gleser. L’ufficio iniziale fu fatto a via Napoli e poi a via Nomentana, presso l’abitazione della Brady. Successivamente, nel 1955, l’organizzazione Morlion OSS Pro Deo venne integrata da due elementi: Mons. Giovanni Dunne, Mon. Bruning e dal nipote del primo, Dr. Massara. Puntualizzarono la loro attività verso i Paesi dell’Est europeo, con fondi e trasmissione di notizie anche alla Gran Bretagna. Nello stesso anno si gettarono le basi di una collaborazione tuttora in atto con l’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni, Dr. D’Amato – Dr. Di Girolamo che con Mons. Ferrero e il Dr. Croce curavano il settore Pro Deo, rivolto inizialmente a quella fase a servizi informativi politici e di interesse economico e militare. Gli uffici di questi servizi erano posti in via del Tritone 122, poi a viale Pola 12; la direzione ed il vaglio del materiale informativo era fatto sempre di concerto tra Mons. Ferrero e il Dr. D’Amato. La copertura data dei servizi con la sigla DOC era aggiornata costantemente con i collaterali servizi francesi (CIP Francia), belgi (CIP Belgique), USA (Cip New York). Allorquando scoppiò lo scandalo degli agenti Smider e Obolensky, fu proprio il Dr.D’Amato che si interessò più di ogni altro per fare espatriare Obolensky in Francia e Smider a Rio Grande del Sud.
Nel 1954-55 si è svolta presso il Tribunale di Roma una causa per sottrazione di “documenti e relazioni segrete della Pro Deo”. Il procedimento penale fu promosso dalla Pro Deo a carico di tali Perotti e Airoldi, conclusasi con la condanna di quest’ultima.
Di tale causa esiste un documentato “dossier” presso la D.G. PS Ufficio A.R.
Dopo un intervento del cardinale Dell’Acqua, Mons. Ferrero, sempre in collaborazione con il Dr. D’Amato e P. Morlion, redige un rapporto quotidiano in solo dodici esemplari, che viene trasmesso ad altissime personalità ed ai dirigenti dei servizi collegati. (…) Si acclude un elenco di spese mensili relativo alla rete di Roma del 1964; nonché un elenco dei cosiddetti collaboratori esterni. Il nominativo di D’Amato è riportato con il nome di battesimo, Umberto, che è il suo secondo nome.

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William Colby – estratto “La mia vita nella Cia”

“Le operazioni politiche della Cia in Italia, e molte altre che negli anni seguenti si ispirarono ad esse, soprattutto in Cile, sono divenute oggetto di critiche feroci, in particolare negli anni più recenti. Si è sostenuto che gli Stati Uniti (e la Cia) non hanno alcun diritto di “interferire” negli affari politici interni di un’altra nazione sovrana, e che l’aiuto dato all’una o all’altra formazione politica durante un periodo elettorale non soltanto è illecito ma anche immorale. Ora, non si può negare che questo genere di “interferenza” sia illecito. Secondo le leggi di molti Paesi, come pure secondo il diritto americano, a un governo straniero è rigorosamente proibito immischiarsi nelle questioni politiche interne di un’altra nazione. Ma l’illiceità non risolve il problema. Anche lo spionaggio è illecito secondo la legislazione della maggior parte dei Paesi, tuttavia quasi tutte le nazioni si ritengono in diritto di servirsene in nome dell’autodifesa, per scoprire le possibili minacce segrete alla loro sicurezza. Inoltre l'”interferenza” tramite l’assistenza politica e paramilitare diretta per mezzo di canali segreti era da secoli una caratteristica delle relazioni internazionali. Fu un aiuto di questo genere, fra l’altro, che contribuì ad assicurare l’indipendenza agli Stati Uniti. (…) Si tratta di vedere se quest’attività illecita sia anche immorale. Il sistema degli Stati sovrani, nel mondo moderno, ha dato da tempo a ogni nazione il diritto morale di usare la forza per la propria difesa nella misura in cui è necessario.
Se si accetta questa “interferenza” militare, allora senza dubbio, alle stesse condizioni, si possono giustificare forme di interferenza meno pesanti. Tutto sta a vedere i fini e i mezzi.
Il fine deve essere la difesa della sicurezza dello Stato che agisce e non l’aggressione o l’espansionismo; e i mezzi usati devono essere esclusivamente quelli necessari per realizzare tale fine. In questa prospettiva morale e filosofica, l’aiuto dato alle formazioni democratiche italiane per metterle in grado di resistere alla campagna di sovversione appoggiata dai sovietici può venire indubbiamente accettato come un atto morale”.

Carlo Semerari – dichiarazioni 30.12.1984

Mi sono presentato spontaneamente per riferire ulteriori circostanze che sono riaffiorate alla mia memoria dopo il colloquio avuto l’ altro ieri.
Ho innanzitutto ricordato di aver conosciuto l’avvocato Era subito dopo l’ arresto di mio fratello avvenuto alla fine dell’agosto 1980 ad opera della procura di Bologna. Intorno al 15.09.80 il radiologo professor Di Gregorio Michele venne da me in anzi mi convoco’ a villa Mafalda dove lavora, per presentarmi l’ avvocato Era Franco, direttore amministrativo della clinica. Andai li’ con gli avvocati Cuttiga e Iezzi. Il Di Gregorio mi consiglio’ quell’ incontro dicendomi che l’ avvocato Era faceva parte dei servizi di sicurezza ed aveva il grado di generale.

Era persona cioe’ molto influente in grado di aiutare mio fratello. In quella occasione l’ Era tenne un atteggiamento vago per cui ci lasciammo senza aver concluso nulla. Ricordo ancora che mio fatello Aldo era iscritto al Grande Oriente d’ Italia da molti anni. Vi fu’ poi il suo passaggio nella loggia massonica P2 ma non posso collocarlo nel tempo ne’ so indicarne le ragioni la circostanza e’ certa e mi riservo altresi’ di approfondire i motivi della sua adesione alla loggia Propaganda 2 (P2) . Poiché il passaggio avvenne assieme a quello del dr Ferrara Carlo, medico legale, ritengo che costui sia in grado di fornire spiegazioni circa le ragioni del passaggio dalla massoneria ufficiale alla detta loggia coperta. Faccio presente ancora che il vero riferimento di mio fratello era la sua segretaria Berarducci Anna, titolare di utenza telefonica nr 06 – 6789489 (ufficio) e nr 6210650 (abitazione) ha lavorato con mio fratello fino al 1978 – 1979, ma e’ rimasta a lui molto legata. Ricordo poi un altro particolare che ritengo di interesse: mio fratello riferi’ a sua moglie, poco prima che venisse arrestato dalla magistratura di bologna e dunque intorno al giugno – luglio 1980 di avre ricevuto un giubbotto antiproiettile consegnatogli dal professor Ferracuti che lo metteva al corrente che mio fratello correva un grave pericolo. Il Ferracuti disse a mio fratello che  il giubbotto gli era stato consegnato dal generale grassini e che era proprio il generale grassini a fargli sapere che egli correva questo grave pericolo. Non fu detto da mio fratello a mia cognata in cosa consisteva questo pericolo. Mio fratello mi disse che il Ferracuti faceva parte dei servizi segreti italiani ed era in stretto contatto con i servizi segreti statunitensi e cioe’ con la Cia. Come e’ noto Ferracuti fece parte della commissione, istituita presso il ministero degli interni, per far luce sulla vicenda Moro. A questo proposito ricordo che un giorno giunse a mio fratello spedita dall’ italia e recapitatagli presso l’ istituto di medicina criminologica una lettera scritta in codice a firma “mister Brown” . Lo si informava delle modalita’ del sequestro Moro e comunque era inerente a tale episodio. Mio fratello si affretto’ a consegnare la lettera al generale dei carabinieri Ferrara. Non so’ perche’ abbia scelto proprio lui, ritengo che cio’ abbia fatto perche’ i due si conoscevano, anche perche’ mio fratello ha sempre insegnato presso la scuola superiore di polizia. Ricordo anche che un giorno, quando fu liberato da Bologna, Aldo mi disse di non aver mai fatto viaggi in Libia e che aveva viceversa riferito di essere stato in Libia alla sua assistente Carrara Fiorella, morta in drammatiche circostanze, per sottrarsi alla carrara che aveva verso di lui un rapporto affettivo assillante.

Praticamente mi voleva dire che aveva detto di andare in Libia alla carrara ma poi era andato altrove. Ritengo ancora importante riferire quanto segue: in occasione dell’ arresto di mio fratello Ferracuti assunse un atteggiamento aggressivo nei  confronti di mia cognata, che arrivo’ persino a minacciare di ritorsioni; le disse che se Aldo era stato arrestato per i fatti di Bologna, lui non c’ entrava per nulla e che egli non intendeva essere implicato in tali vicende e che se fosse stato implicato in tali fatti egli avrebbe saputo reagire; ritengo evidente il senso di quel messaggio rivolto a mio fratello che veniva invitato bruscamente attraverso mia cognata a non coinvolgere il Ferracuti in responsabilità. Non è possibile infatti spiegare diversamente quella condotta. Quando mio fratello fu sequestrato, pochi giorni prima di essere ammazzato, partimmo, io e la dottoressa Dell’ Orbo per Martina Franca dove fummo ricevuti dal colonnello Santoro. Questi mi disse che era stato certamente Ammaturo Umberto a sequestrarlo e ricordava il particolare che una sera a cena mio fratello, dopo la scarcerazione, gli aveva esternato preoccupazioni per l’ accertamento di una perizia psichiatrica nei confronti di un malavitoso accusato di avere ammazzato un carabiniere. Non ne ricordo il nome. Invitai allora il colonnello a riferire questa circostanza, che a suo giudizio giustificava il sequestro di mio fratello ad opera di Ammaturo, al magistro di Napoli, cosa che fece. In una certa fase dell’ indagini fu anche accusato del fatto tal Sasso Giovanni, persona a me nota per averlo avuto in cura nell’ Opc di Anversa. Notai che la cosa era impossibile per le gravi mutilazioni e menomazioni che il Sasso aveva all’ arto superiore destro a seguito di conflitto a fuoco precedente l’omicidio di mio fratello. Ho sentito piu’ volte dire nello ambito degli amici di mio fratello che l’ attivita’ di Era a villa mafalda rappresentava una copertura della sua reale attivita’ . Ritengo che l’ avvocato Cuttiga Franco, che il prof Di Gregorio Michele possano fornire indicazioni utili sull’ Era (…) evidentemente il rapporto tra era e mio fratello risaliva a vecchia data. ­