La Rizzoli della P2

(…) Verso il Natale del 1975, mentre il Piano di rinascita è in fase di definizione, Gelli e Ortolani promuovono a Roma un vertice fra alcuni banchieri piduisti (Roberto Calvi del Banco Ambrosiano, il Direttore generale della Banca Nazionale del Lavoro Alberto Ferrari, il Provveditore del Monte dei Paschi di Siena Giovanni Cresti), e i rappresentanti del più grande gruppo editoriale nazionale, Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din; alla riunione partecipa anche il piduista Giuseppe Battista, esperto finanziario della Loggia segreta.
Ufficialmente, l’incontro romano organizzato dalla P2 è mosso dalla crisi finanziaria che affligge il gruppo Rizzoli in seguito all’acquisizione, nel 1974, della società Editoriale Corriere della Sera, cioè la proprietà del più diffuso e autorevole quotidiano italiano; nei fatti, la banda piduista intende assumere il controllo del quotidiano di via Solferino, che copre il 40 per cento del mercato italiano, per farne un importante strumento dei suoi progetti eversivi.
Era stato il Presidente della Montedison Eugenio Cefis a convincere Rizzoli – il padre Andrea (fondatore della casa editrice), e i figli Alberto e Angelo – a rilevare la proprietà del Corriere della Sera, la cui linea politica il boss democristiano della Montedison riteneva troppo sbilanciata a sinistra.
La proprietà del “Corriere della Sera” era detenuta da tre società: Viburnum spa (gruppo Agnelli), Crema-Sesta editoriale spa (gruppo Moratti), e Alpi spa (Giulia Maria Crespi).
Cefis aveva garantito ai Rizzoli la disponibilità della Montedison a ripianare il cinquanta per cento del deficit del quotidiano, e gli aveva messo a disposizione un finanziamento a costo zero, tramite la Montedison International di Zurigo. Per attuare l’operazione, Cefis si era avvalso del suo braccio destro, Gioacchino Albanese, iscritto negli elenchi P2.
Così la famiglia Rizzoli si era imbarcata nell’acquisizione della proprietà del più importante quotidiano italiano (costo previsto: 49.595 milioni), comprando le quote dei Crespi e dei Moratti; per le quote degli Agnelli, aveva ottenuto una dilazione di pagamento fino all’estate del 1977. Al termine dell’operazione, la florida Rizzoli editore si era ritrovata attanagliata da ingenti oneri passivi, e indebitata per oltre 22 miliardi con la sola Banca Commerciale Italiana guidata dal piduista Gaetano Stammati.
All’indomani della riunione del Natale 1975, la P2 comincia a tessere la sua ragnatela attorno alla Rizzoli-Corriere della Sera: sotto la regia di Licio Gelli, la lunga mano della Loggia segreta nell’assalto al “Corriere della Sera” è quella del finanziere piduista Umberto Ortolani.
Secondo la testimonianza di Angelo Rizzoli, all’inizio del 1976 a Ortolani viene affidato il compito di “intermediatore finanziario” del gruppo Rizzoli. “Per ottenere finanziamenti dei quali il nostro gruppo aveva bisogno, l’unica strada praticabile era quella di rivolgerci al predetto Ortolani, il quale era in grado di farci ottenere i finanziamenti necessari per il gruppo, e ciò soprattutto con riferimento al Banco Ambrosiano, alla Banca Nazionale del Lavoro e al Monte dei Paschi di Siena. Purtroppo ci rendemmo ben presto conto che Ortolani esigeva delle verie e proprie tangenti che io non esiterei a chiamare taglie, sulle operazioni finanziarie da lui patrocinate”. Ma dietro e sopra Ortolani, c’è il Venerabile: “Se qualche volta l’Ambrosiano mostrava di non essere favorevole a qualche finanziamento, il Gelli interveniva e riusciva immediatamente a ottenere un cambiamento di orientamento. Allorché qualche volta tentavamo di ottenere dei finanziamenti senza passare attraverso l’Ortoalni e il Gelli, ci veniva immancabilmente risposto di no”.

Sergio Flamigni, “Trame Atlantiche”

“Ma lui ha un partito in più” – L’Espresso 17.03.1974

La chiamano ormai correntemente “la cordata fanfaniana”, intendendo con questa definizione quel gruppo di uomini che, indipendentemente dall’appartenenza o meno alla DC, si muove in perfetta sintonia con Fanfani portandogli il contributo dei gruppi industriali, finanziari, amministrativi  che ciascuno di essi rappresenta, dirige o comunque influenza. Questa cordata è come un partito supplementare di cui Fanfani dispone in aggiunta a quello democristiano.
Il personaggio più rappresentativo della cordata fanfaniana (in un certo senso il capo cordata) è il presidente della Montedison Eugenio Cefis. E’ sempre stato assai vicino a Fanfani fin da quando presiedeva l’Eni, ma era assai legato a Rumor e a Piccoli. Negli ultimi tempi tuttavia ha molto allentato le sue simpatie dorotee ed ormai è schierato nettamente col segretario della DC. Cefis non gli porta soltanto l’enorme forza rappresentata dalla Montedison, ma anche quella dei gruppi strettamente legati con Foro Bonaparte, primo tra tutti Carlo Pesenti e l’Italcementi. Pesenti significa anche giornali: “La Notte”, stampato a Milano e una quota del “Tempo” stampato a Roma.
Un altro potente appoggio finanziario alla causa fanfaniana vien da Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, una banca cattolica da sempre, che negli ultimi due anni ha acquistato un dinamismo prima sconosciuto. L’Ambrosiano significa anche La Centrale, la Banca Cattolica del Veneto e un grosso giro di banca e di borsa. Attilio Monti, il petroliere-zuccheriero-editore (“Carlino”, “Nazione”, “Giornale d’Italia”) è stato sempre un industriale d’assalto, finanziatore dell’estrema destra, di alcuni settori socialdemocratici (Luigi Preti?).
E’ tuttavia amico di Aldo Moro e del suo “brasseur d’affaires” Sereno Freato quando Moro era presidente del Consiglio. Anche Monti è passato ormai in blocco allo schieramento fanfaniano.
Raffaele Girotti, presidente dell’Eni, ebbe un sodalizio assai intenso con Arnaldo Forlani e con Giulio Andreotti quando questi era presidente del Consiglio. Alla loro caduta si è trovato del tutto spiazzato, ha dovuto subire un pesante attacco di Cefis ed è stato sul punto di dimettersi (agosto scorso). Per restare al suo posto ha dovuto rientrare nei ranghi ed ora, recuperata la “protezione” di Cefis, fa parte anche lui della cordata.
Giuseppe Petrilli, fanfaniano da sempre, copre la posizione Iri, almeno fino a quando ne rimarrà presidente. Si pensa però alla sua successione e Fanfani dirà la parola decisiva in proposito.
Franco Piga, presidente dell’Istituto Credito Opere Pubbliche e onnipotente capo di gabinetto di Rumor, ha compiuto nelle ultime settimane un’evoluzione decisiva ed è entrato a far parte della cordata fanfaniana. Legatissimo a Cefis, assai influente al Consiglio di Stato di cui è membro, pone la sua candidatura alla presidenza dell’Imi.
Mario Einaudi, presidente dell’Egam, nasce come uomo vicino ai dorotei, ma ormai si è trasferito con Fanfani. nello stesso campo milita da sempre Franco Grassini, presidente della Gepi. Una recluta recente ma importante è il finanziere Michele Sindona, molto legato ad Andreotti ma ora assai vicino al segretario della DC.

“Il mattinale – Cefis e il SID” – L’Espresso 04.08.1974

Roma. E’ un volumetto di 93 pagine con una copertina marrone. La copertina non ha un titolo ma un numero: 37, seguito da una data: 22.9.1972. Sia il numero che la data sono importanti. Il numero, perché tutto lascia pensare che si tratti di un numero progressivo, il che vuol dire che di questi volumetti ne esistono quantomeno altri 36.
La data, perché il destinatario del volumetto è il dottor Eugenio Cefis e all’epoca il dottor Cefis è da oltre un anno al posto di comando della Montedison. Autore, compilatore e mittente del volumetto: il SID.
Contenuto: una serie di notizie riservate che evidentemente gli uffici del servizio segreto raccoglievano e spedivano, con scrupolosa regolarità all’indirizzo di Eugenio Cefis.
Che il presidente della Montedison goda in questo paese di una posizione particolare che gli permette di acquisire giornali a ripetizione con il danaro pubblico e di veder insabbiare tutti i processi che lo riguardano, da quello delle intercettazioni telefoniche (fermo ormai da un anno e mezzo) a quello dei “fondi neri” avocato dalla Commissione inquirente, è cosa nota. I rapporti privilegiati della Montedison con il SID, neanche questi rappresentano tanto un mistero. E’ un ex agente del SID, Massimiliano Gritti, braccio destro di Cefis e presidente della Montefibre ossia d’una delle aziende più importanti del gruppo; sono amici di Cefis sia l’ex capo del SID generale Miceli (allontanato in questi giorni dopo le polemiche sulle “piste nere”) che il generale Maletti, capo dell’ufficio D del servizio.
Ma una cosa è avere rapporti privilegiati con il SID e un’altra è disporre del più importante servizio di sicurezza come di una polizia personale a tempo pieno.
Chi ha autorizzato Cefis a servirsi regolarmente del SID e chi ha autorizzato il SID a servire regolarmente Cefis? Con quali fondi è stata pagata questa prestazione: fondi “neri”, danari degli azionisti, soldi di Stato? Quale norma di legge, quale consuetudine istituzionale, concede che al dottor Cefis possa essere permesso quello che tribunali e commissioni parlamentari non hanno concesso neppure al generale De Lorenzo: il potere di raccogliere dossiers riservati utilizzando un organo di polizia che dovrebbe essere solo al servizio dello Stato?
L’on. Andreotti in questi ultimi tempi è stato molto prodigo di informazioni e di assicurazioni sul conto del SID: potrà forse spiegare ora come tutto ciò sia avvenuto e come sia stato consentito. Nessuno ne sapeva niente? Ancora peggio.
Il governo ne era al corrente? lo dica, perché i casi sono due: o Cefis è lo Stato e allora bene fa il SID a mettersi alle sue dipendenze e agli altri non resta che prendere atto della novità, oppure Cefis è soltanto, come dovrebbe essere, il presidente di un’azienda semi-pubblica e allora si è reso colpevole di un atto di cui deve rispondere. E con lui ne devono rispondere gli ufficiali del SID che si sono messi alle sue dipendenze infiltrando per suo conto informatori nei partiti, nei giornali e nelle industrie, e tutti coloro che hanno coperto questa strana attività a mezzadria. Perché sarà difficile dimostrare che di questa attività nessuno ne sapeva niente. Quando nell’ufficio del giudice Squillante, in pieno processo Montedison, fu scoperta una radiospia e fu visto nelle vicinanze un pulmino del SID, fu proprio al SID che la magistratura affidò le indagini.
Non è difficile immaginare la doppia fatica degli agenti costretti ad indagare su se stessi e a compilare ogni giorno rapporti in duplice copia: una per il giudice (la Procura) un’altra per l’imputato (la Montedison). Sono giochi che non si fanno senza “compari”.
Ma fermiamoci al volumetto 37. Contiene 85 “informative” che riguardano uomini politici di ogni colore, ambasciatori, vescovi, esponenti del mondo industriale. Segno che gli interessi di Cefis spaziano su un arco molto ampio e che quando lavora per la Montedison il SID è capace di sforzi che in altre occasioni non gli conoscevamo. Abbiamo scelto le più interessanti. Eccole.

On. Giacomo Mancini (PSI)
Prof. Francesco Forte (ENI)
Progetti
Fonte della Segreteria del PSI segnala che l’on. Giacomo Mancini si sta interessando molto della ristrutturazione dell’ENI e della prossima creazione di tre società finanziarie del gruppo, che assumeranno il controllo dei vari settori produttivi dell’ENI. Mancini vorrebbe che almeno una delle presidenze andasse ad un esponente del PSI, ma non sarebbe alieno a sistemare eventualmente il prof. Forte, sostituendolo con un altro socialista.

On. Francesco De Martino (PSI)
Ing. Raffaele Girotti (ENI)
Affermazioni
Fonte della Segreteria del PSI segnala che l’on. Francesco De Martino, parlando con alcuni amici napoletani, ha affermato di sapere che l’ENI, in questo momento, non solo non lo aiuta, ma fa il possibile per ostacolare la sua vittoria al congresso del PSI. De Martino ha detto che alcuni giornalisti, legati all’ENI, sono stati invitati ad attaccarlo. Non sa però se tali direttive provengono dall’ing. Girotti o da qualche altro “ras” del gruppo.

On.Enrico Manca (PSI)
Ing. Raffaele Girotti (ENI)
Promesse per l’Umbria
Fonte della Segreteria del PSI segnala che l’on. Enrico Manca, in una riunione di partito, ha accusato l’ENI di venir meno alle promesse fatte durante la campagna elettorale in Umbria, quando tali promesse servivano per ottenere voti a favore della DC. Manca sostiene che l’ing. Girotti è venuto meno all’impegno di costruire un nuovo stabilimento della Lebole, che dovrebbe compensare la chiusura dello jutificio ed il nuovo stabilimento per la produzione di tubi di plastica. L’ing. Girotti, non solo ha chiuso lo jutificio di Terni, ma ora ha deciso di chiudere anche lo stabilimento di Papigno che dava lavoro a 540 operai. Nulla si sa, ha poi affermato Manca, dei programmi della Terni Chimica, anch’essa passata al gruppo ENI.

On. Danilo De Cocci (DC)
Indagini su finanziamenti ENI
L’on. Danilo De Cocci sta raccogliendo, negli ambienti romani, informazioni riservate sui contatti fra l’ENI e gli esponenti delle varie correnti della DC. Secondo De Cocci, non una ma tutte le correnti democristiane attingono dai fondi dall’ENI, dell’IRI, eccetera. Non si conosce lo scopo per il quale il parlamentare sta effettuando l’indagine.

On. Giacomo Mancini (PSI)
Dr. Vincenzo Ricucci (SOI-ENI)
Finanziamento
Fonte della Segreteria del PSI segnala che il dr. Vincenzo Ricucci, direttore generale della Società Oleodotti Italiana, SOI, (dell’ENI), finanzia a Civitavecchia (in vista della futura raffineria ENI) la corrente nenniana del PSI per l’attuale campagna pre-congressuale. L’on. Mancini ha saputo di tale sovvenzionamento e vorrebbe appurare se esso si inquadra in una iniziativa del Ricucci oppure in quella più ampia di un “interesse diretto” dell’ENI.

On. Eugenio Peggio (PCI)
Presunte operazioni immobiliari (ENI) a Prato
Indagini
Fonte della Segreteria del PCI segnala che la federazione di Firenze è stata invitata dalla commissione economica (on. Eugenio Peggio) di controllare e riferire sulle “manovre immobiliari” dell’ENI nella zona di Prato. Si chiedono i particolari sull’acquisto, da parte dell’ENI, di un terreno di dieci ettari e sulla prossima vendita di un altro terreno su cui attualmente sorge uno stabilimento tessile del gruppo ENI. Si chiedono innanzitutto i particolari finanziari e gli aspetti politici di tali operazioni.

On. Enrico Berlinguer (PCI)
Presunti contatti ENI con “Il Borghese”
Fonte della segreteria del PCI segnala che l’on. Enrico Berlinguer ha dato incarico all’ufficio stampa del partito di esaminare tutti i numeri del settimanale “Il Borghese”, pubblicati dal 1° gennaio 1970 in poi per registrare le note e gli scritti apparsi a favore dell’ENI e di registrare tutta la pubblicità delle aziende ENI e della Montedison apparsa sulle pagine del periodico. Berlinguer ha chiesto che tale relazione fosse pronta per il 15 ottobre prossimo.

On. Francesco De Martino (PSI)
Richieste Montedison
Considerazioni
Fonte della Segreteria del PSI segnala che, in una riunione di partito, l’on. Francesco De Martino si è pronunciato contro l’accoglimento, da parte del governo, delle richieste del dott. Cefis. Secondo De Martino, la Montedison dovrebbe rinunciare ad occuparsi della chimica, lasciando tale campo interamente all’ENI e alle altre aziende che operano bene in tale settore e sono attive.

On. Ugo La Malfa
Rapporto sui problemi della Montedison
Fonte della Segreteria del PRI segnala che il prof. Tiziano Federighi, membro della direzione del partito e funzionario della Montedison, ha preparato un lungo rapporto riservato sui problemi interni della società. La Malfa lo aveva incaricato di occuparsi dei problemi della Montedison, in relazione al programma delle ricerche di tale società.

On. Angelo Nicosia (MSI)
Indagine parlamentare sul CONI
Fonte diretta a contatto con Attilio Monti segnala che l’on. Angelo Nicosia si è incontrato con l’industriale, al quale ha illustrato la strategia che intende svolgere per provocare la nomina di una commissione parlamentare di indagine sul CONI. Nicosia si dice sicuro che usciranno fuori delle cose enormi ed irregolarità che colpiranno più di un esponente politico. Nicosia ha detto: “Per me Giulio Andreotti e Giulio Onesti sono una persona sola”. Ha detto anche che se si vorrà andare a fondo in merito allo scandalo dell’on. Gargano, si dovrebbe parlare della sua attività di quand’era segretario particolare di Giorgio La Morgia, assessore ai Lavori Pubblici di Roma. La Morgia, Gargano ed Andreotti fanno parte dello stesso “clan” romano.

On. Pino Rauti (MSI)
Dr. Bruno Riffeser
Contatti
Fonte diretta a contatto con Attilio Monti segnala che il dott. Bruno Riffeser si è incontrato nei giorni scorsi a Roma con l’on. Pino Rauti. I due hanno discusso lo sviluppo delle indagini giudiziarie nei confronti di Rauti in merito agli attentati della estrema destra e sulle accuse che sono state formulate a Monti, di aver finanziato il movimento estremista di Pino Rauti. I due hanno concordato che quanto prima si sarebbero rivisti, insieme ad alcuni legali, per essere da questi consigliati.

On. Francesco De Martino (PSI)
Ing. Nino Rovelli
Finanziamento
Funzionario amministrativo del gruppo SIR segnala che l’ing. Nino Rovelli ha versato nei giorni scorsi un aiuto finanziario per la propaganda pre-congressuale della corrente dell’on. Francesco De Martino in Campania.

On. Carlo Molé (DC) 
Ing. Nino Rovelli
Opportunismo
Fonte della presidenza del gruppo SIR segnala che l’ing. Nino Rovelli ha dato direttive alla direzione del suo giornale “Nuova Sardegna” di Sassari, di appoggiare e divulgare l’iniziativa dell’on. Carlo Molé affinché i giovani sardi in servizio di leva possano rimanere in Sardegna, e non essere inviati in altre lontane Regioni. Molé ha criticato il fatto che buona parte dei soldati sardi viene inviata addirittura a Trieste o nella Venezia Giulia. Secondo lo stesso Rovelli, egli non si sarebbe disturbato per appoggiare l’iniziativa di Molé, che giudica inopportuna e inconsistente, se non fosse presidente della Commissione parlamentare d’indagine sull’industria chimica italiana.

On. Mauro Ferri (PSDI)
Norman Bain (Shell)
Orientamenti per l’Iva
Fonte della presidenza della Shell Italiana segnala che Norman Bain ha avuto a Roma un lungo colloquio con l’on. Mauro Ferri. Per incarico della “casa madre”, ha chiesto informazioni sugli orientamenti della politica governativa in merito alle società petrolifere, dopo l’entrata in vigore dell’Iva. Ferri ha detto che la questione riguarda la competenza di altri ministeri, ma si è detto in grado di poter assicurare Bain che il governo Andreotti non intende far pesare sulle società petrolifere alcun aumento fiscale, derivante dall’entrata in vigore dell’Iva.

On. Ugo La Malfa (PRI)
On. Francesco Compagna (PRI)
Jean Louis Lehmann (Mobil Oil)
Richiesta di sovvenzionamento
Fonte della Segreteria del PRI segnala che l’on. La Malfa ha dato incarico all’on. Francesco Compagna di chiedere a Jean Louis Lehmann l’aiuto finanziario della Mobil Oil Italiana per la campagna elettorale del PRI in vista delle prossime elezioni amministrative.

On. Mario Zagari (PSI)
Costituzione agenzia stampa “Iniziativa Socialista”
Finanziamento Esso
Fonte diretta segnala che l’on. Mario Zagari ha dato vita ad una nuova agenzia stampa, intitolata “Iniziativa Socialista”. Ha sede a Roma, via Colonna Antonina 35. La dirige, per conto di Zagari, un suo fiduciario, Giorgio Nardi. Zagari ha ricevuto per questa agenzia un aiuto finanziario della Esso Italiana.

Prof. Francesco Forte (ENI)
Alberto Grandi (Montedison)
Notizie
Fonte della Segreteria del PSI segnala che il prof. Francesco Forte, parlando con appartenenti alla sezione economica del partito, ha affermato che Alberto Grandi, il quale ha lasciato nei giorni scorsi l’ENI per passare alla Montedison, punta ad ottenere dal dott. Cefis l’incarico di amministratore delegato della Montedison. Alcuni grossi azionisti privati della Montedison cercherebbero di impedire tale nomina.

Ing. Renato Lombardi (Confindustria)
Dr. Vincenzo Cazzaniga
Nomina presidente dell’UCID
Considerazioni
Fonte della presidenza della Confindustria segnala che l’Ing. Renato Lombardi ha affermato che la nomina del dott. Vincenzo Cazzaniga, oggi alto dirigente di una delle società del gruppo Montedison, a nuovo presidente dell’UCID, è la migliore prova dell’alta considerazione di cui Cazzaniga gode negli ambienti vaticani. La UCID è una “opera” dell’Azione cattolica italiana, che riunisce i dirigenti industriali di dichiarata fede cattolica. L’assistente ecclesiastico generale dell’UCID è il cardinale Siri, mentre assistente ecclesiastico della sezione romana è mons. Agostino Casaroli, che dirige la diplomazia pontificia. Investito di questo nuovo incarico, Cazzaniga avrà maggiori possibilità di operare, servendosi anche di autorevoli appoggi vaticani.

Dr. Gianni Agnelli
Dr. Alessandro Alessandri (Standa)
Standa
Industriale milanese segnala che, secondo il dott. Alessandro Alessandri, segretario generale della Standa, Gianni Agnelli continua ad interessarsi della situazione della Standa e dei suoi problemi, perché vorrebbe comperare tale società. Agnelli, secondo Alessandri, sarebbe disposto a tale acquisto, pagandone l’importo con le azioni Montedison che sono nelle sue mani.

Cottafavi (Ambasciatore a Teheran)
Polemico verso l’ENI
Fonte del Ministero Affari Esteri segnala che, in merito alla nomina dell’ex capo di gabinetto dell’on. Moro, Cottafavi, a nuovo ambasciatore dell’Italia a Teheran, risulta che egli è piuttosto polemico verso la politica filo-araba dell’ENI. Cottafavi risulta legato ad Attilio Monti e agli interessi petroliferi della BP. Tali affermazioni sono state controllate e sono risultate vere.

Bozzini (Capo gabinetto del MAE)
Avverso all’ENI
Fonte del ministero Affari Esteri segnala che il sen. Medici ha nominato capo gabinetto il ministro plenipotenziario dr. Bozzini. Bozzini doveva permanere a Damasco, in qualità di ambasciatore. E’ un esperto dei problemi del Medio Oriente. Non è amico dell’ENI.

Dr. Antonio De Bonis (Centro relazioni italo-arabe)
Contatti con l’ambasciata siriana a Roma
ENI
Fonte diretta specializzata segnala che il dott. De Bonis, funzionario del “Centro per le relazioni italo-arabe” di Roma, prepara settimanalmente una relazione sui rapporti internazionali dell’ENI, per conto dell’ambasciata siriana a Roma. Egli tiene i contatti con il diplomatico Hafez Al Jamali. Ultimamente De Bonis ha accompagnato il diplomatico siriano, durante un viaggio in Sicilia.

Scv. Mons. Felice Bonomini (Vescovo di Como)
Dott. Eugenio Cefis
Fonte della Segreteria di Stato vaticana segnala che il vescovo di Como, mons. Felice Bonomini, ha compiuto un passo presso i parlamentari democristiani della zona di Como, invitandoli ad adoperarsi affinché il governo accetti le richieste finanziarie della presidenza della Montedison. Secondo mons. Bonomini, il piano del dott. Cefis è l’unico in grado di creare nuovi posti di lavoro. Mons. Bonomini ha inviato anche una lettera in tal senso al Vaticano, chiedendo il suo intervento presso le autorità governative, “nei modi più opportuni”.

Attilio Monti
Prof. Luigi Gedda
Contatti e sovvenzione
Fonte diretta a contatto con Attilio Monti segnala che l’industriale ha fissato un contatto “permanente” tra lui e il prof. Luigi Gedda, Presidente del Comitato Civico Nazionale, cui Monti versa mensilmente, dal 1° settembre, la somma di un milione di lire. Il contatto viene svolto da Angelo Berti, che fa parte del direttivo dei “circoli Mario Fani”, una organizzazione politico religiosa costituita qualche anno fa da Gedda. Berti è componente anche del direttivo nazionale della Federazione nazionale stampa italiana.

Ing. Aldo Sala
Movimenti al MAE: ambasciatore Sensi al Quirinale
Staderini ambasciatore a Madrid
(Relazione ad Esso/Europe)
Fonte della presidenza della Esso Italiana segnala che l’ing. Aldo Sala ha trasmesso alla Esso/Europe di Londra una relazione nella quale si afferma il prossimo trasferimento da Mosca dell’ambasciatore italiano Sensi. L’ing. Sala lo considera uomo troppo legato all’ENI. Secondo Sala l’ambasciatore Sensi sarebbe nominato consigliere diplomatico del presidente LEone, in sostituzione di Staderini, che sarà nominato ambasciatore d’Italia a Madrid.

Ing. Diego Guicciardi (Shell)
Finanziamenti Shell
a partiti politici a Trieste
Fonte della presidenza della Shell italiana segnala che l’ing. Diego Guicciardi (consigliere di amministrazione della società) è stato incaricato dalla presidenza di occuparsi del problema dei finanziamenti ai partiti politici di Trieste, in vista delle elezioni amministrative del prossimo mese di novembre.

Luigi D’Amato (“Il Fiorino” – “Vita”)
Collaborazione con la Henkel tedesca
Industriale milanese segnala che la Henkel tedesca ha raggiunto un accordo con l’ex deputato DC Luigi D’Amato, il quale appoggerà gli interessi della Henkel in Italia. D’Amato ha ricevuto un “premio di contratto” di 20 milioni di lire, più un assegno mensile di 2 milioni, per fornire notizie e attivare una continua pubblicità sulla stampa da lui diretta. L’informativa della fonte milanese è stata subito confermata dalla fonte diretta che controlla D’Amato e che ha fornito precise informative nel passato, quando questi attivava la campagna anti-ENI pagata dall’ing. Valerio.

Scv: indagine sul gruppo finanziario Charles Forte-Montedison
Fonte della Segreteria di Stato vaticana segnala che, da una indagine della Prefettura affari economici della S. Sede, risulta che da parte del gruppo finanziario britannico che fa capo a Charles Forte, uomo d’affari italo-britannico, è in corso l’acquisto in borsa delle azioni delle società chimiche e farmaceutiche italiane, la Pierrel e la Bracco. Secondo la fonte, esiste anche un chiaro interesse britannico per l’acquisto di azioni dei grandi magazzini italiani, specialmente della Rinascente. Il gruppo britannico tiene d’occhio anche la possibilità di impossessarsi della Standa, se la Montedison dovesse decidere la vendita di tale società.

Questi i risultati della collaborazione tra Cefis e il SID. Risultati che Cefis deve considerare più che soddisfacenti: ci sono le prove che la collaborazione va avanti fin da quando era presidente dell’ENI. Tutto questo merita alcune considerazioni finali.
1. La raccolta di notizie fornita dal SID a Cefis, anche se a volte si tratta di notizie di importanza relativa, è imponente: quanti uomini del SID erano o sono ancora distaccati alle sue dipendenze? Sarebbe curioso venire a sapere che le trame di estrema destra hanno meritato meno attenzione dei pensieri segreti dell’on. De Martino.
2. Le notizie raccolte ubbidiscono al criterio solito di ogni spionaggio, individuare i nemici potenziali di chi le ha ordinate e i loro eventuali punti deboli. Basta pensare alla campagna scatenata contro i socialisti sui fogli di estrema destra per capire che uso possa essere stato fatto del lavoro del SID.
3. La prima regola dello spionaggio è che si archiviano solo le cose meno compromettenti, le altre si distruggono. Quante notizie riservate di ben altra portata di quelle contenute nel fascicolo 37 avrà ricevuto Cefis dal SID fino ad oggi, e come le avrà utilizzate per ottenere vantaggi per sé o per i suoi amici?
4. Gli informatori non vengono citati nei “mattinali”. Può anche darsi che il SID in alcuni casi abbia spacciato entrature politiche inesistenti o abbia venduto a Cefis fonti millantate. Questo non cambia, semmai aggrava, la pericolosità del rapporto.

Giuseppe Catalano – L’Espresso 04.08.1974

Le attività economiche della P2 – relazione Anselmi seconda parte

Il « gruppo Ambrosiano » assume così una struttura particolarmente funzionale per far da tramite ad ogni tipo di transazione, articolandosi in Italia ed all’estero in una serie di società bancarie e finanziarie i cui principali affari erano ordinati e seguiti da un univoco centro ma parcellizzati in diversi segmenti operativi in modo da impedire spesso agli stessi esecutori materiali la percezione del quadro complessivo.
Non è ancora disponibile (e forse non lo sarà mai) una visione completa delle operazioni poste in essere da tale struttura ma possono comunque essere identificate due grandi linee direttrici di intervento che attengono, da un lato, alla necessità di conservare saldamente il controllo dello strumento così predisposto e, dall’altro, all’utilizzo, per ben precisi fini, dello strumento stesso.

Per quanto riguarda il primo aspetto, il dissesto del Banco Ambrosiano ha messo chiaramente in evidenza le coperture, gli accordi, gli interventi effettuati per mantenere e rafforzare le posizioni di comando in questa banca. La rilevante quantità di azioni « Ambrosiano » risultate in Italia ed all’estero di pertinenza del Banco stesso, è la testimonianza di un’attenta acquisizione che consentiva di spostare dall’Italia all’estero, e viceversa, ingenti disponibilità mascherando tali movimenti come operazioni di compra- vendita di titoli per le quali ignoti intermediari fruivano di consistenti provvigioni. L’azione così sviluppata permetteva anche di conseguire l’effetto non secondario di coinvolgere in traffici illeciti nu­merosi operatori che, una volta intervenuti a fare da schermo a tali irregolari transazioni, si ponevano nelle condizioni idonee per es­sere ricattati ed utilizzati.

L’esempio tipico di intrecci di transazioni improntate a tali finalità è costituito dagli interventi effettuati per l’acquisizione della maggioranza delle azioni del Credito Varesino, un istituto di credito che il « gruppo Bonomi » aveva ceduto parte in Italia a « La Centrale » e parte all’estero alla CIMAFIN (società appartenente al gruppo Sindona) che a sua volta le avrebbe poi cedute a finanziarie gestite dalla Banca del Gottardo, controllata dall’Ambrosiano. Tutte queste operazioni vengono seguite da vicino dalla Loggia P2, poiché presso Gelli viene poi rinvenuta copia dell’accordo stipulato all’estero tra il « gruppo Bonomi » e la CIMAFIN con la descrizione di tutti i passaggi effettuati tramite apposite società-strumento (Zitropo e la Pacchetti), nonché dei collegamenti esistenti fra Calvi e Sindona e dei movimenti finanziari verificatisi nella circostanza.

In questo contesto i massimi esponenti della loggia, come si evince dalla documentazione rinvenuta a Castiglion Fibocchi, potevano svolgere un ruolo di mediazione tra i diversi interessi e di composizione degli eventuali contrasti (esemplari appaiono i documenti concernenti i patti stipulati tra Calvi, il « gruppo Bonomi » ed il « gruppo Pesenti ») indirizzando nel contempo gli interventi finanziari degli operatori che dovevano fornire i mezzi per “permettere agli uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie” per il controllo delle formazioni politiche in cui ognuno militava.
L’azione di Gelli ed Ortolani, quindi, di pari passo con il potenziamento della struttura strumentale rappresentata dal « gruppo Ambrosiano », acquista connotazioni più precise e, all’estero, favorisce l’espansione di istituzioni finanziarie collegate alla loggia nei paesi del Sudamerica caratterizzati da regimi a spiccato orientamento conservatore, mentre in Italia viene pilotato, con Gelli in posizione centrale, il tentativo di salvataggio di Sindona, evitando peraltro il coinvolgimento in questa operazione della struttura Ambrosiano. Scelta questa che costituisce il segno più evidente di come gli ambienti che gravitano intorno alla loggia, già collegati con il finanziere siciliano, ritenessero la struttura costituita intorno all’Ambrosiano destinata ad altre finalità. In effetti era in pieno sviluppo l’operazione più importante, sia per valenza politica sia per coinvolgimento di vari gruppi, che la Loggia P2 avesse posto in essere: l’acquisizione e la gestione del « gruppo Rizzoli », di cui viene effettuata un’analisi a parte. Il ruolo di Calvi, in tale vicenda, appare infatti fondamentale poiché, a fronte del deteriorarsi della situazione generale e del progressivo ridimensionamento del sostegno creditizio fornito a quel gruppo da altre banche, il gruppo Ambrosiano risulta infine assumere il ruolo di unico ed insostituibile appoggio.

Non vanno peraltro trascurati anche altri interventi con identici fini, anche se di portata minore, che la Loggia P2 pone in essere sia tramite il Banco Ambrosiano sia tramite altre banche ove alcuni operatori (Genghini, Fabbri, Berlusconi, ecc.), trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio. Molti degli istituti bancari, ai cui vertici risultavano essere personaggi inclusi nelle liste P2, non hanno effettuato in merito opportune indagini, ma l’esistenza di una vasta rete di sostegno creditizio per le operazioni interessanti la loggia risulta provata dalla già citata inchiesta portata a termine dal Collegio sindacale del Monte dei Paschi di Siena. Ovviamente i cointeressati a questa rete di collegamenti e complicità al momento opportuno dovranno offrire adeguato aiuto, come risulta evidente dai movimenti finanziari che l’ENI (dove alcuni iscritti avevano posizioni di assoluto dominio operativo) effettua a partire dal 1978 tramite la sua struttura estera (Tradinvest, Hidrocarbons, ecc.), per evitare che gli accertamenti ispettivi presso il Banco Ambrosiano rivelassero gli oscuri e significativi travasi di fondi avvenuti dall’Italia verso l’estero.

Sono dello stesso segno, del resto, i misteriosi passaggi concernenti una parte dei titoli «Credito Varesino», a cui abbiamo già accennato, per evidenziare accordi che hanno visto ima partecipazione corale di alcuni protagonisti P2. Si fa qui riferimento all’intervento della Bafisud Corporation S. A. di Panama (finanziaria legata al Banco Financeiro Sudamericano di Montevideo facente capo alla famiglia Ortolani), che acquista con un finanziamento dell’Ambrosiano Group Commercial n. 4.500.000 azioni del Credito Varesino di proprietà de « La Centrale » consentendole di realizzare 26,6 miliardi di lire ed un utile di oltre 10 miliardi rispetto all’esborso a suo tempo sostenuto per l’acquisto. Tutta l’operazione viene effettuata tramite il Banco Ambrosiano in Italia, dove i titoli rimangono in deposito e quando gli stessi verranno rivenduti (1982) procureranno a misteriosi beneficiari utili all’estero per circa 45 miliardi.

La sostanziale strumentalità del gruppo Ambrosiano risulta infine evidente allorquando Gelli ed Ortolani sono costretti ad abbandonare le scene della finanza italiana: Calvi, eccessivamente compromesso, viene abbandonato dai suoi protettori ed il gruppo è avviato al tracollo. Nel contesto della nuova tattica adottata dalla Loggia P2 a partire dalla seconda metà degli anni settanta, un posto di rilievo occupa l’operazione di infiltrazione e di controllo del gruppo Rizzoli, emblematica delle modalità operative della loggia.
In presenza di una impresa che il presidente della Montedison, Eugenio Cefis, aveva coinvolto nell’acquisizione della società editoriale del Corriere della Sera — nel quadro delle lotte di potere sviluppatesi in quegli anni tra diversi gruppi politici ed economici:
-la Loggia P2 intravede la possibilità di mettere in atto una operazione che la nuova situazione politica rendeva opportuna e che s’inquadra nelle previsioni del piano di rinascita democratica a proposito della stampa. È infatti disponibile una struttura da utilizzare per il « coordinamento di tutta la stampa provinciale e locale » … « in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del paese » ; e le condizioni sono ideali in quanto il gruppo Rizzoli:
a)è gestito come azienda a carattere familiare, con esponenti non sempre all’altezza del loro ruolo imprenditoriale;
b)risulta proprietario di un quotidiano di grandi tradizioni ma appesantito da una difficile situazione finanziaria;
c)si trova sotto la morsa dei finanziamenti — tra i quali, di particolare rilievo alcuni concessi dalla Banca Commerciale Italiana alla cui guida era Gaetano Stammati (iscritto alla Loggia P2) — che erano stati necessari per l’acquisto dell’editoriale del Corriere della Sera; acquisto che risultava per certi versi ancora, solo formale in quanto erano saldamente nelle mani dei finanziatori i pacchetti di controllo delle società figuranti proprietarie della testata.

La Loggia P2, quindi, verso la fine del 1975 si serve di Calvi per coinvolgere il « gruppo Rizzoli » anche in operazioni di sostegno dell’assetto proprietario del Banco Ambrosiano e da quel momento utilizza per le proprie finalità il gruppo editoriale indirizzandone le scelte operative e le iniziative imprenditoriali mediante una manovra di condizionamento finanziario destinata a diventare sempre più soffocante e senza uscita in relazione al crescere dei debiti e dei costi. Si sviluppano così le operazioni “Savoia”, “Globo Assicurazioni”, “Rizzoli Finanziaria”, “Banca Mercantile”, “Finrex” e molte transazioni finanziarie dai risvolti oscuri in merito alle quali sono in corso indagini a cura dell’autorità giudiziaria per accertare i definitivi beneficiari di « premi » e « tangenti » distribuiti, attra­verso il « gruppo Rizzoli », sotto la regia Gelli ed Ortolani. Nello stesso tempo vengono effettuati interventi di sostegno o di acqui­sizione di numerose testate a carattere locale (Il Mattino, Sport Sud, Il Piccolo, L’Eco di Padova, Il Giornale di Sicilia, Alto Adige, L’Adige, Il Lavoro) nell’ambito di un processo di collegamento con il Corriere della Sera, teso a costituire un compatto mezzo di pres­sione destinato a raggiungere il maggior numero di lettori ed in­fluenzare così, in senso moderato e centrista, l’opinione pubblica.

Nel progetto della loggia le imprese Rizzoli assolvono quindi una duplice funzione: da un lato sono utilizzate quali strumenti operativi per fare da sponda ad operazioni finanziarie condotte nel­l’interesse di affiliati unitamente ad esborsi corruttivi; dall’altro rappresentano il polo aggregativo di un sempre maggior numero di testate che, facendo perno sul Corriere della Sera, si sviluppa con interventi partecipativi in imprese editrici di quotidiani a carattere locale.

I mezzi finanziari per entrambi tali funzioni non mancano, in quanto la rilevante presenza nel mondo delle banche consente di non lesinare gli appoggi per superare ogni problema contingente e per consolidare la posizione di comando all’interno del « gruppo Rizzoli ». Un passaggio significativo a tale riguardo è costituito dall’intervento operato nel 1977 per far fronte all’impegno assunto nei confronti del “gruppo Agnelli” all’atto dell’acquisto del Corriere della Sera, nonché per rimborsare alla Montedison e alla Banca Commerciale Italiana (alla cui guida non erano più rispettivamente Eugenio Cefis e Gaetano Stammati) gran parte dei fondi che a suo tempo erano stati messi a disposizione per la stessa finalità.

La Commissione ha in proposito effettuato una approfondita operazione di polizia giudiziaria, condotta con la collaborazione del nucleo operativo della Guardia di finanza di Milano, volta ad accertare la reale situazione proprietaria della Rizzoli e la natura della presenza in essa della Loggia P2. È stata così accertata una convergenza di interventi che, sotto la regia di Gelli e di Ortolani, coinvolgono il banchiere Calvi, le banche del « gruppo Pesenti » ed altre istituzioni, per la realizzazione di un meccanismo teso a stabilizzare il completo controllo del gruppo mantenendo fermo lo schermo costituito dagli esponenti della famiglia Rizzoli.

La struttura estera del Banco Ambrosiano fornisce infatti gli ingenti capitali ($ 11,8 milioni) necessari per rimborsare una parte dei finanziamenti concessi dalla Banca Commerciale Italiana, mentre in Italia si realizza quel collegamento Banco Ambrosiano-IOR destinato a fornire alla Rizzoli Editore i fondi per completare l’operazione Corriere della Sera. Le banche del gruppo Ambrosiano concedono infatti un finanziamento per 22,5 miliardi di lire alla Rizzoli Editore che utilizza i fondi ricevuti per estinguere il predetto debito nei confronti del « gruppo Agnelli ». Le banche finanziatrici, a fronte del loro intervento, acquisiscono in pegno sia il 51 per cento del capitale della « Rizzoli ». sia l’intero pacchetto azionario della società (Viburnum S.p.A.) proprietaria di un terzo della « Editoriale del Corriere della Sera S.a.s. ».

Nello stesso tempo si realizza l’aumento di capitale della « Rizzoli Editore S.p.A. » con il quale vengono resi disponibili fondi per 20,4 miliardi di lire utilizzati per rimborsare in gran parte i finanziamenti erogati dal gruppo Ambrosiano. Giusta la ricostruzione effettuata a seguito degli accertamenti posti in atto dalla Commissione, tutta l’operazione di aumento di capitale si concretizza:

a)con fondi provenienti dall’Istituto Opere di Religione che utilizza a tal fine disponibilità esistenti a suo nome presso diverse banche;
b)con l’intestazione meramente formale, ad Andrea Rizzoli di tali nuove azioni nel libro soci della « Rizzoli Editore S.p.A. »; in realtà le azioni stesse erano state già girate a favore dello IOR ed al momento della seconda operazione di ricapitalizzazione della « Rizzoli » (1981) una delle condizioni previste sarà proprio la lacerazione dei titoli che riportavano le tracce di questo passaggio di proprietà;
c)con il deposito di tali azioni presso una commissionaria di borsa (« Giammei & C. S.p.A. » di Roma) avente palesemente funzioni fiduciarie;
d) Con un impegno – normalmente assunto da una banca (« Credito Commerciale S.p.A. ») appartenente all’epoca al « gruppo Pesenti » — di trasferire ad appartenenti alla famiglia Rizzoli le dette azioni al realizzarsi di determinate condizioni. Tra queste le più significative risultavano essere l’impossibilità di procedere a tale trasferimento prima del 1° luglio 1980 e la variabilità del prezzo da corrispondere per il riscatto.

Dalla disamina della complessa articolazione degli accordi viene così in evidenza la funzione meramente di facciata della famiglia Rizzoli che, da un punto di vista regolamentare, viene sancita con la previsione, per ogni decisione assunta nell’ambito del Consiglio di amministrazione della « Rizzoli », di un diritto di veto a favore dei consiglieri entrati dopo l’attuazione dell’aumento di capitale. Utilizzando Calvi come supporto bancario e sfruttando bene l’influenza esercitata su Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din, Gelli ed Ortolani (quest’ultimo entra nel 1978 nel consiglio di amministrazione della « Rizzoli ») cominciano quindi dal 1977 a gestire il gruppo editoriale.

Per quanto riguarda più specificamente il Corriere della Sera, diventa più stretto il controllo con la nomina a direttore del dottor Di Bella, voluta esplicitamente da Gelli ed Ortolani in sostituzione del dimissionario Ottone. Si sviluppa da questo momento un sottile e continuo condizionamento della linea seguita dal quotidiano come posto in evidenza dal Comitato di redazione e di fabbrica che, attraverso una disamina degli articoli pubblicati in quegli anni, ha sottolineato come possa essere difficilmente contestabile un’influenza esplicata con l’emarginazione di giornalisti scomodi, con servizi agiografici ben mirati e con l’attribuzione di scelti incarichi a persone appartenenti alla loggia.

L’ampia analisi effettuata in proposito dal comitato evidenzia una linea di tendenza che si sviluppa con una pressione continua la quale, pur contrastata sempre dalla professionalità dei giornalisti, riesce spesso ad orientare alcuni servizi per dare spazio a persone di « area » o per lanciare oscuri messaggi o per evitare inchieste approfondite su alcune vicende, come risulterà evidente per i servizi concernenti i paesi sudamericani. In America Latina, del resto, con il sostegno finanziario di Calvi e con l’intervento di Ortolani e di Gelli (quest’ultimo formalmente rappresentante del « gruppo Rizzoli » presso le autorità ‘governative dei paesi esteri) la Loggia P2 stava estendendo la propria rete d’influenza acquisendo dal gruppo editoriale « Avril », e con l’appoggio dei generali in carica in Argentina, una catena di giornali a larga diffusione.
Per quanto riguarda più specificatamente la linea seguita dal gruppo in ordine alle vicende politiche italiane l’attenzione va riportata con particolare rilievo al 1979 allorquando uomini della loggia tentano di utilizzare le tangenti connesse con il contratto di fornitura di petrolio tra l’ENI e la Petromin per acquisire adeguati mezzi finanziari destinati a colmare il deficit della gestione del « gruppo Rizzoli ».

In ordine alla cennata vicenda sono ancora in corso le indagini a cura di una apposita Commissione parlamentare ma è indubbio che Gelli ed Ortolani erano perfettamente a conoscenza di tutti i risvolti della transazione. A Castiglion Fibocchi è stata infatti rinvenuta copia del contratto stipulato tra l’AGIP e la Petromin, la richiesta avanzata dall’AGIP al Ministero del commercio estero per ottenere l’autorizzazione a pagare la tangente alla Sophilau, il diario predisposto dal ministro Stammati per puntualizzare fino al 21 agosto 1979 gli svi­luppi della vicenda nonché un appunto su tutte le circostanze rilevate, predisposto sotto forma di un articolo da pubblicare. Ortolani, del resto, il 14 luglio 1979 aveva prospettato al segretario amministrativo del PSI, senatore Formica — il quale denunciò il fatto ai ministri competenti — la possibilità di erogazione di fondi, in connessione de­gli acquisti di petrolio da parte dell’ENI, per interventi nel settore dei mass-media. Segno evidente dell’interessamento della loggia alla vicen­da fu poi l’attacco a fondo condotto contro il ministro per le partecipazioni statali, Siro Lombardini, per il quale il Corriere della Sera arrivò a chiedere le dimissioni, con un fondo in prima pagina che si distingueva per la violenza dei toni oltre che per la richiesta in sé, certo non usuale rispetto alla misurata prudenza propria della te­stata milanese.

L’insuccesso del tentativo, anche per la ferma opposizione di alcuni esponenti socialisti, determina la ricerca di nuove soluzioni mentre lo schermo « Rizzoli » viene utilizzato per patti con altri grup­pi (accordo Rizzoli-Caracciolo) o per tentativi di acquisizione di altre testate (giornali del « gruppo Monti ») con l’intervento di Francesco Cosentino. Questa situazione induce ad un tentativo impostato alla finalità di allentare la dipendenza del gruppo editoriale da una sola banca che non può fronteggiare, senza pericolosi contraccolpi, oneri così elevati ed evidenti.
Sin dai primi mesi del 1980 Gelli, Ortolani e Tassan Din cominciano quindi a studiare le varie possibilità per reperire nuovi fondi sotto forma di partecipazione al capitale, senza comunque far perdere alla loggia il controllo del gruppo. I vari progetti che vengono via via studiati ruotano sempre, come ampiamente rilevabile dalla documentazione rinvenuta presso Gelli, intorno a questi princìpi fondamentali e si concretizzano nel giugno del 1980 per essere formalmente esposti in una « convenzione » firmata da Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din, Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Licio Gelli.

È questo il documento più rappresentativo dell’intera vicenda che consente la identificazione delle finalità del progetto e dei diversi ruoli svolti da ciascuno dei protagonisti. Il documento ri­trovato tra le carte di Castiglion Fibocchi consta di otto cartelle, ognuna siglata dai protagonisti dell’operazione. La Commissione, attesa l’importanza, ha verificato tramite apposita perizia, che ha dato esito positivo, l’autenticità delle sigle, riconosciute peraltro anche da Rizzoli e Tassan Din.
Alla base di tutta la costruzione finanziaria viene innanzitutto posta la necessità che solo il più vulnerabile dei rappresentanti di facciata (i componenti della famiglia Rizzoli) partecipi alla fase operativa. Ad Angelo Rizzoli è quindi fatto carico, con adeguato compenso, di concentrare a suo nome tutti i diritti concernenti la parte di azioni dell’azienda capo-gruppo (20 per cento del capitale) che, pur soggetta a vincoli e condizionamenti attuati tramite l’interposizione fittizia di banche estere, figurava ancora di pertinenza della famiglia Rizzoli.

Il successivo passaggio prevede poi la suddivisione del capitale azionario in quattro pacchetti di cui due assorbenti ciascuno il 40 per cento del totale mentre il residuo capitale era ripartito in altre due quote diseguali (10,2 per cento e 9,8 per cento). Per ognuna delle suddette parti erano stabilite diverse modalità di gestione con l’intervento di Angelo Rizzoli per una di esse (40 per cento) e con l’interposizione di società-schermo per le altre tre. A questa fase avrebbe forse dovuto far seguito, almeno secondo quanto si può evincere dalla qualifica di intermediarie attribuita alle società-schermo, un ulteriore passaggio di azioni incentrato sulla successiva cessione di una parte del capitale (49,8 per cento), mentre la quota di maggioranza (50,2 per cento) rimaneva di pertinenza di una struttura che legava tra loro stabilmente (almeno per dieci anni) sia la quota intestata ad Angelo Rizzoli che il pacchetto di azioni pari al 10,2 per cento del capitale: in questa struttura pertanto la quota del 10,2 per cento veniva ad assumere valore determinante ai fini del controllo della società.

La schematica rappresentazione degli accordi stilati tra gli esponenti della loggia relativamente all’assetto della proprietà del « gruppo Rizzoli » — articolato su interventi finanziari comportanti in Italia ed all’estero complesse trasformazioni di ragioni creditorie in proprietà azionane e che prevedevano la erogazione di una « tangente » (in contanti e/o in azioni) pari a lire 180 miliardi — consente comunque di far risaltare la funzione della loggia, che si pone come elemento centrale e determinante per ogni singolo passaggio della operazione.

Carlo Fumagalli – dichiarazioni 30.09.1996

“…posso riferire un episodio narratomi nel 1971 dall’avv. Adamo DEGLI OCCHI del Foro di Milano, capo della Maggioranza Silenziosa, mio difensore e del Picone CHIODO che fu anch’egli presente alla conversazione e suo amico personale. Ebbene il DEGLI OCCHI già ci aveva detto in più occasioni che aveva stilato un lungo esposto nei confronti dell’On. ANDREOTTI, riferendo in dettaglio di tutti gli investimenti illeciti all’estero fatti dal parlamentare per il tramite della consulenza e della mediazione di Eugenio CEFIS il quale aveva provveduto a scegliere gli Istituti Bancari in Canada idonei per i depositi.

Adamo Degli Occhi

Nell’esposto che io ebbi a scrutare risultavano dunque specificati anche gli istituti Bancari canadesi e i numeri di c/c bancari di quei depositi. Ricordo che nel prosieguo lo accompagnai a Palazzo di Giustizia un giorno del ’71 in auto assieme a Picone CHIODO poiché il DEGLI OCCHI non era abilitato a condurre vetture, proprio il giorno in cui avrebbe dovuto farsi protocollare questo esposto, lo rimasi con Picone ad attenderlo all’uscita del Palazzo di Giustizia e dopo un paio d’ore il DEGLI OCCHI ritornò stupito e quasi piangente poiché l’alto Magistrato cui si era rivolto prima di formalizzare l’esposto gli aveva detto che sarebbe stato meglio non inoltrarlo perché diversamente non avrebbe più potuto lavorare al Palazzo di Giustizia di Milano. Comunque rappresento che, dalla destra che io frequentavo, ANDREOTTI rappresentava il nemico numero uno e in proposito adduco che – sempre io detenuto – durante il sequestro MORO appresi da CONCUTELLI che le forze della destra estrema da CONCUTELLI rappresentata avevano deciso l’eliminazione fisica del parlamentare procedendo anche ad una serie di pedinamenti agli inizi degli anni Settanta. Quando però si decise di passare all’azione ANDREOTTI era già stato messo sottoscorta. Erano staii individuati i siti da lui frequentati e in particolare la chiesa dove andava tutte le mattine a Messa. Il racconto di CONCUTELLI si riferiva a fatti degli inizi degli anni ’70 (‘72-73 massimo)…”).