Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – nona parte

L’avv. Bezicheri: chiedo se gli hanno riferito, parlandogli di questo passaggio attraverso Fachini, come, dove e quando sarebbe avvenuto il passaggio.

Izzo: Bruno Mariani, che avrebbe dato la bomba a mano direttamente a Litta, era solito frequentare Fachini, gli portava macchine rubate, si scambiavano armi, c’era gente di Costruiamo l’Azione strettamente legata al Fachini; in uno di questi viaggi tra il Veneto e Roma c’era anche questa bomba a mano.

L’avv. Bezicheri: le disse esattamente in uno di questi viaggi, oppure non le dissero le circostanze attraverso le quali si sarebbe verificato…

Izzo interviene: disse che tra le altre armi che gli aveva dato Fachini c’era questa bomba a mano proveniente da Valerio, questa era la cosa strana.

Il Presidente: lo disse sempre Litta?

Izzo: lo disse Litta a cui lo disse Mariani. Tutti questi andavano dicendo questa storia, accusando Valerio: “allora tu Valerio eri in contatto con Signorelli gia’ da prima, a noi racconti le storie come non stanno”.

L’avv. Bezicheri: specifico’ in quale viaggio, circostanze precise, o fu un discorso cosi’…

Izzo: no. E’ evidente che non me le potrebbe aver dette.

Il Presidente: non preciso’.

L’imputato Fachini: siccome parlava di macchine rubate, di rapine, su Roma, il Veneto…

Izzo: non ho detto rapine.

L’imputato Fachini: è un’ennesima novità, vorrei sapere in merito.

Izzo: non mi sembra una novita’, cioe’ che il gruppo romano… scusi Cavallini faceva le rapine con Bruno Mariani, Marcello Iannilli, ecc…. quando ancora stava con lei, percio’ mi sembra normale che esistano rapporti tra Roma e il Veneto.

L’avv. Bezicheri: le sembra normale come deduzione o perche’…

Izzo: a me l’hanno raccontato, che poi sia una novita’… in questo senso le rispondevo che mi sembra normale.

Il p.m.: Fachini dica che è una novità…

L’imputato Fachini: quando faceva delle rapine, con chi?

Il Presidente: facciamo domande precise, altrimenti il teste finisce poi per fare sue valutazioni; dalla precisione della domanda dipende la precisione della risposta.

L’avv. Bezicheri: se anche per il discorso macchine, rapine, ecc. Gli sono state indicate circostanze precise.

Izzo: certo, le posso fare un esempio che mi e’ venuto in mente in questo momento. Nel dicembre 1979 una rapina in una gioielleria di Tivoli, in cui sono imputati, condannati, non so di preciso, ma e’ una cosa risaputa, Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti, Bruno Mariani e Marcello Iannilli. L’organizzatore della rapina e’ Sergio Calore.

L’avv. Bezicheri: non ha capito la domanda. Se e’ in grado di fornire, come riferite da Litta Modigliani o da altri, circostanze precise riferentisi a Fachini sia in relazione alle rapine, sia alla bomba a mano che alle altre.

Il Presidente: Litta Modigliani le ha detto che queste bombe a mano venivano o erano passate dalle mani di Fachini? Senza fare deduzioni.

Izzo: ripeto che Litta Modigliani mi ha detto queste parole precise: “questo Valerio racconta delle storie che non sono vere, perche’ una bomba a mano che mi e’ stata sequestrata, veniva dal veneto, da Fachini e Melioli ed era una bomba a mano di Valerio. Bruno Mariani, quando mi ha dato questa bomba a mano, mi ha detto che viene da Melioli e Fachini”. Questo mi ha detto Litta.

Il Presidente: cioe’ Litta le disse che mariani gli aveva consegnato questa bomba a mano dicendo che proveniva dal veneto.

Izzo: si’. A questo punto io dissi: “va beh, Valerio che c’entra?”. Mi disse: “la bomba proviene dalle bombe rubate da Valerio nell’arsenale di Pordenone”. Siccome lui e’ stato arrestato nel novembre ’79, questo dimostrerebbe che precedentemente Valerio aveva rapporti con queste persone. Io vado da Valerio e gli dico: “Valerio, guarda che mi hanno detto questa storia cosi’, cosi’ e cosi’…”. Valerio dice: “si’, probabilmente è vero”. Oggi ha detto questa storia. Quando parlo’ con me mi disse: “guarda che questa bomba a mano… Sai, io ho distribuito armi a destra e a manca, a macchi, a quelli del Fuan, ecc. Probabilmente sara’ arrivata, non l’ho data io a Fachini”. Cosi’ si giustifico’. Pero’ era abbastanza debole come cosa. Fine della storia Litta-Valerio. Riguardo al fatto che mariani avesse rapporti con Fachini, questo me l’ha detto Cavallini, Giusva Fioravanti, Sergio Calore…

L’avv. Bezicheri: la domanda non riguardava rapporti.

Izzo: rapporti cioe’… di portargli su roba…

L’avv. Bezicheri: tornando alla mia domanda originaria…

Il giudice a latere: un attimo perche’ stava finendo il discorso circa i rapporti…

Izzo: fra bruno mariani che andava in veneto, ad esempio ritirava armi da Fachini perche’ i veneti di solito avevano grossa disponibilità di armi e di esplosivo, e lo portava giù a Iannilli, ecc… oppure documenti…

Il Presidente: da dove vengono queste informazioni?

Izzo: ripeto, me le hanno dette Sergio Calore, Giusva Fioravanti, Gilberto Cavallini, Roberto Nistri, non e’ una voce, e’ una cosa accertata in maniera indiscutibile e credo ci sia gente confessa su queste storie.

L’avv. Bezicheri: la domanda era se gli sono state dette le circostanze circa persone e luoghi, oppure no?

Izzo: sarebbe illogico che me l’avesse fatta.

L’avv. Bezicheri: sul discorso delle armi, mariani, ecc… Gli sono state esplicitate circostanze? E’ in grado di indicare circostanze almeno per un viaggio?

Izzo: mi e’ venuta in mente una storia su cui si rideva molto. Siccome Mariani era un po’ bugiardo a proposito dei suoi rapporti con la sinistra e si vantava di avere rapporti maggiori di quelli che in realtà aveva, una volta porto’ una macchina a Cavallini e a Fachini dicendo loro che gli era stata data da esponenti delle BR e che era stata rapinata in un garage. Questo me l’hanno raccontato sia Fachini che Fioravanti. Cavallini e Fachini erano preoccupati in quanto era una macchina che scottava e la spostavano ogni giorno; a parte che avevano cambiato la targa e tutto, ma la spostavano continuamente per Padova per paura che… dopo alcune settimane si apprese che era una macchina rubata qualsiasi ed era in pratica tutta una storia raccontata dal Mariani per farsi più grande di quello che era.

Il Presidente: aveva portato questa macchina da Roma a Padova?

Izzo: sì.

L’imputato Fachini: a cosa doveva servire questa macchina?

Izzo: per un’azione, ma non ricordo quale.

L’imputato Fachini: per che cosa?

Il Presidente: ha detto che non ricorda.

Izzo: non ricordo, probabilmente lo sapevo anche. Era una storia che si raccontava ridendo… forse una rapina.

L’avv. Bezicheri: questo lo avrebbe saputo da Mariani direttamente o da altri?

Il Presidente: ha gia’ precisato che lo seppe da Cavallini e da Fioravanti.

L’avv. Pisauro: questo Mariani è una delle sue fonti?

Izzo: no, non e’ mai stata mia fonte perche’ non ci siamo mai incontrati. In ogni caso le cose dette da Mariani appunto… sarei tentato di non riferirle.

L’avv. Bezicheri fa richiesta istruttoria affinche’ sia sentito Litta Modigliani.

Izzo: e’ carcerato, ha 27 anni per l’omicidio Rapesta.

L’avv. Bezicheri: Litta Modigliani che si trova detenuto, che venga sentito in riferimento, come riscontro, visto che sono tutti quanti discorsi di riferimento, e’ necessario sentire queste persone che vengono riportate come referenti di queste affermazioni.

L’avv. Bezicheri: inoltre chiedo l’acquisizione delle due sentenze del GI e della sezione istruttoria di Novara, sempre nell’ambito dell’attendibilità e rifacendomi anche alla giurisprudenza della Cassazione, c’e’ una valutazione anche sulla attendibilità intrinseca.

L’avv. Bezicheri prosegue: ha detto di aver letto sui giornali il nome di Brugia con riferimento a situazioni di questo dibattimento…

Izzo interrompe: e’ una cosa che avevo gia’ dichiarato in precedenza, pero’ mi e’ venuta in mente rispetto a Bologna leggendola sul giornale.

Il Presidente: ricorda a quale giudice l’ha dichiarata?

Izzo: in sede di confronto con Cristiano Fioravanti, al dott. Vigna e D’Ambrosio, rispettivamente della Procura della Repubblica di Firenze e Roma.

Il Presidente: ricorda anche il mese?

Izzo: si’, dovrei averlo fatto nel mese di maggio-giungo ’83… anzi no, mi scusi, maggio-giugno dell’anno scorso.

L’avv. Bezicheri: nell’ambito di quale istruttoria?

Izzo: nell’ambito dell’istruttoria per…. mica lo so. Un confronto con Cristiano, mi sembra o Pecorelli… non lo so, le dico una sciocchezza.

Izzo: verteva su una serie di fatti che Cristiano non aveva detto e che io mi ero deciso a dire; pero’ non so nell’ambito di quale istruttoria, basta chiedere alle procure.

L’avv. Bezicheri: che cosa ha dichiarato di preciso su Brugia?

Izzo: nel marzo-aprile ’82 – posso essere preciso perche’ e’ proprio nel periodo del mio trasferimento ad Ascoli – un giorno Valerio Fioravanti mi disse: “Angelo mi devi fare un favore, dovresti mandare un tuo parente…..- All’epoca avevo un’avvocatessa alla quale ero particolarmente legato, non ero ancora pentito ovviamente – perche’ non chiedi all’avvocatessa se va ad avvertire queste persone e dire loro di scappare perche’ stanno per arrestarle?”. E mi diede questi nomi: Pippi Bragaglia, Riccardino Brugia e Stefano Procopio. Io gli chiesi come sapeva che li avrebbero arrestati e mi disse: “Cristiano me l’ha mandato a dire, lui l’ha saputo dagli ambienti della Digos che gli stavano addosso” e mi diede anche il nome del padre di Pippi Bragaglia che ha un ufficio di assicurazioni nei pressi di piazzale Clodio, vicino al Palazzo di Giustizia a Roma, per avvertire anche lui.

Izzo prosegue: cosi’ mi diede questo indirizzo. Combinazione quella settimana non feci colloquio con l’avvocatessa, non ebbi modo di fare uscire questa notizia; lui torno’ dal colloquio e mi disse che era stato suo padre ad avvertire Bragaglia di scappare, perche’ lo stanno per arrestare. Questa cosa non l’ho mai detta perche’ non la ritenevo particolarmente rilevante; L’ho tirata fuori al momento del confronto con Cristiano. Tra l’altro il giudice ha contestato a Cristiano, lo posso dire perche’ e’ avvenuto in mia presenza, e gli disse: “guardi, Izzo e’ impossibile che sapesse, perche’ proprio in quel mese noi avevamo intenzione… erano venute fuori delle cose su queste persone ed avevamo effettivamente intenzione di arrestarle. Izzo questo non lo poteva sapere in nessun modo, percio’ la storia che ci racconta e’ vera”. E Cristiano ha continuato a negarla dicendo che non aveva motivo di coprire non tanto Procopio quanto Brugia. Leggendolo sul giornale mi e’ venuta in mente questa circostanza.

L’avv. Battista: ma a proposito di questo, i contatti tra Cristiano e Valerio Fioravanti, siamo nel 1982, come avvenivano?

Izzo: avvenivano mediante la famiglia, mediante lettere in codice e in piu’ hanno avuto possibilita’ di incontrarsi due o tre volte con la scusa dei confronti, poi riuscivano a vedersi nelle celle in carcere. Cose che avvengono in carcere. Comunque avevamo anche un codice, tra l’altro anche a me Valerio aveva dato un codice che ho rivelato ai magistrati; le lettere sono tutte censurate, per cui si potrebbe ricontrollare. Il codice sarebbe: 117 lettere non contano niente, mentre ogni 17 lettera della pagina si mette in un quadratino e si costruisce una frase, diciamo servendosi della 17 lettera di ogni frase.

L’avv. Bezicheri: quando Cristiano Fioravanti ebbe a parlargli di questo terzetto fra cui Brugia, gli parlo’ mai di un certo Picciafuoco, in relazione a questo o ad altro?

Izzo: assolutamente no, per me Picciafuoco e’ un nome…

L’avv. Bezicheri: quindi e’ una cosa che ha letto sui giornali

Izzo: si’.

L’avv. Bezicheri: le cronache di questi processi le legge solo adesso sui giornali o abitualmente?

Il Presidente fa presente che la domanda e’ irrilevante ed invita l’avv. Bezicheri a fare una domanda specifica.

Izzo interviene: io i giornali li leggo abitualmente.

L’avv. Bezicheri: la domanda specifica e’ se abitualmente legge…

L’avv. Lisi: se e’ l’unica cosa che ha appreso dai giornali?

Il Presidente: non risponda, la domanda è ininfluente.

L’avv. Bezicheri: premesso che il teste spontaneamente, con riferimento ad una circostanza della sua deposizione odierna, ha affermato nel corso della deposizione…

Izzo interrompe: scusi ma io la deposizione l’ho fatta prima che uscisse l’articolo sul giornale.

L’avv. Bezicheri continua: io parlo della deposizione di oggi. Ha affermato nel corso della deposizione odierna di essere stato particolarmente attratto sul nominativo Brugia che prima non gli diceva nulla….

Izzo interrompe: cioe’ mi diceva che era un membro dei Nar, pero’ non un membro particolare.

L’avv. Bezicheri prosegue: dalla lettura di un articolo di giornale riportante una cronaca di questo processo, premesso tutto questo si chiede che venga posta al teste la domanda se abitualmente legge sui giornali cronache giudiziarie riguardanti processi cosiddetti di eversione nera. La domanda e’ specifica.

Il Presidente: la domanda non viene ammessa perche’ ritenuta ininfluente.

L’avv. Bezicheri: parlando oggi del discorso di Fachini e della bomba a mano: ha fatto riferimento ad un verbale di Firenze…

Izzo: un’altra bomba a mano. Questa e’ la bomba a mano di Litta Modigliani, nel verbale di Firenze ho parlato della bomba a mano appartenente allo stesso stock con cui fu ucciso l’agente Marino, stock ritrovato nel covo di via dei Foraggi di Concutelli.

L’avv. Bezicheri: la domanda e’ in quale verbale di Firenze.

Izzo: nel primissimo verbale di Firenze in cui parlavo delle armi ritrovate a via dei Foraggi, cioe’ un mitra mp 40 proveniente dal veneto, da Fachini…

L’avv. Bezicheri: io ho un verbale del 14/4/84 al giudice di Firenze, in cui non c’e’ questa storia.

L’avv. Baldi fa presente che ci sono dieci verbali; si tratta del verbale 18/1/84.

Izzo: sono sicuro di averlo dichiarato.

Il p.m.: In uno dei primi verbali. Se ripercorre la storia di quest’altra bomba a mano.

L’avv. Bezicheri: dell’episodio della bomba di oggi, quando ne ha parlato la prima volta?

Izzo: di questa di Litta Modigliani? Nel verbale del 25/3/85 avanti il dott. Mancuso.

Il p.m. Chiede se e’ possibile che Izzo ricostruisca il riferimento al mitra, a via Foraggi e alla bomba.

Izzo: si tratta di una partita di bombe a mano rubate in caserma da Nico Azzi a Milano nel lontano 1972-73. Una di queste bombe e’ quella che ha ucciso l’agente Marino nel 1973 a Milano; un’altra la ritroviamo nel covo di via di Foraggi, nel febbraio ’77, quando viene arrestato Pierluigi Concutelli. Del mitra Concutelli mi disse che veniva direttamente da Fachini, era un mitra Mauser mp 40 tedesco che conosco piuttosto bene.

L’avv. Battista: quindi la fonte è sempre Concutelli?

Izzo: di via dei Foraggi sì, è sempre Concutelli; probabilmente anche Calore, perche’ Calore e Tisei vivevano con Concutelli nel covo di via dei Foraggi. Siccome tra queste tre persone due sono pentiti, penso sia facile…

L’avv. Bezicheri si riporta all’interrogatorio del 22/2/84 reso da Izzo al dott. Luzza e dà lettura del seguente punto: “il tentativo da parte del Cavallini di individuare dove stesse il Fachini per poi ucciderlo, e’ sicuramente collocabile nel periodo di tempo in cui Fachini era a S. Maria di Leuca”.

L’avv. Bezicheri: la prima domanda è se sa queste cose perché gliele ha dette Cavallini.

Izzo: no, me le hanno dette Ciavardini e Fioravanti. C’è un accertamento che secondo me taglierebbe la testa al toro, cioe’ se esiste questa casa in cui c’è questo scantinato, non e’ che io lo possa sapere diversamente. Non sara’ una casa enorme, se si puo’ individuare la coinquilina e chiederle se si ricorda questo episodio.

L’avv. Bezicheri: ma infatti noi siamo d’accordo sul fare questa richiesta istruttoria, pero’ se puo’ darci maggiori particolari su questa casa…

Izzo: e’ semplice individuarla, e’ la casa in cui e’ stato buttato, anzi in cui si e’ suicidato il portiere.

L’avv. Bezicheri fa richiesta istruttoria per accertare se in questa casa esiste uno scantinato cosi’ come e’ stato detto dal sig. Izzo.

L’imputato Fachini: e’ individuabile.

L’avv. Bezicheri: e’ facilmente individuabile perché c’è stata un’inchiesta su questa morte con delle sentenze, quindi… è inutile fare dei sorrisini, perché le sentenze bisogna rispettarle non solo quando rinviano a giudizio o condannano, perché altrimenti i primi detrattori delle corti non siamo noi allora eh, attenzione.

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Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – seconda parte

Il Presidente chiede al teste di spiegare ancora questo fatto.

Il teste: mi fu detto che per il fatto che questo aveva chiesto i passaporti loro erano convinti che andasse a trovare Delle Chiaie. Non mi spiegarono perche’ erano arrivati a questo tipo di convinzione e a seguito di questo, probabilmente perche’ c’era stata la strage in quel periodo, decisero di eliminare Fachini: “e’ meglio eliminarlo questo Fachini, che e’ proprio uno sporcaccione, ecc.” Questa e’ la storia che mi hanno raccontata.

Il giudice a latere: chi gliel’ha raccontata?

Il teste: sicuramente valerio fioravanti e probabilmente anche Ciavardini, perche’ poi l’esecutore materiale probabilmente avrebbe dovuto essere Ciavardini.

Il Presidente: lei ha riferito che Cavallini si reco’ in casa di Fachini…

Il teste interrompe: non in casa, andarono a fare un sopralluogo perche’ dissero … In una casa che non era la sua, era la casa dove mori’ quel famoso portiere, forse era la casa della madre, pero’ non vorrei dire una cosa … in uno scantinato dove Fachini teneva esplosivo, armi e cose di questo genere.

L’avv. Bezicheri interviene: sempre a detta di Cavallini.

Il teste: sempre a detta di Cavallini logicamente, certo.

Il teste continua: Ciavardini mi sembra, mi disse l’episodio …

A d.p.r.: Mi sembra Ciavardini, oppure fioravanti, non posso essere certo chi dei due… La storia complessiva e’ questa, ma a distanza di tempo ho difficolta’ a ricordare cosa mi abbia detto l’uno o l’altro, ma la storia e’ sicuramente quella. Addirittura una vicina di casa, probabilmente l’avra’ notato perche’ hanno buttato dei gettoni per terra per restare davanti al portone, in maniera che questa quando apriva il portone potevano entrare anche loro. Questa e’ la storia che mi hanno raccontato, proprio per fare questo sopralluogo, per assassinare il Fachini.

A d.p.r.: Invece Fachini era gia’ partito con una roulotte per andare in vacanza, credo in Puglia.

Il Presidente: ricorda se si poteva trattare di S.Maria di Leuca?

Il teste: potrebbe essere, ma non lo ricordo.

Il Presidente fa presente al teste che e’ quello che aveva dichiarato al p.m.Vigna.

Il teste: allora la cosa era fresca…. Sicuramente sara’ cosi’.

Il Presidente: poi la cosa svani’? Non se ne parlo’ piu’ di questo.

Il teste: si’, infatti e’ una cosa che ho sempre trovato un po’ strana.

Il Presidente: lei ha avuto occasione di parlare con Zani, ha saputo…

Il teste interrompe: no, con Zani non ho avuto occasione di parlare.

Il Presidente continua: chi le ha riferito che Zani ce l’aveva con Signorelli?

Il teste: e’ una notizia di dominio pubblico nell’ambiente di destra, tuttavia io l’ho saputa in maniera diretta, perche’ noi eravamo in contatto anche con Zani e anche durante la latitanza Zani ci scriveva, eravamo in contatto io e Bonazzi nel carcere di Ascoli con Zani e Zani considerava Signorelli come l’elemento piu’ sporco, diceva esattamente l’uomo della P2 all’interno dell’ambiente e di conseguenza diceva che andava eliminato a tutti i costi.

Il teste continua: io ero abbastanza favorevole a una azione di questo tipo, tuttavia conoscevo altri retroscena … Voglio dire… Sono a conoscenza di numerosi fatti per cui non sono portato a credere, non so, che per esempio quelli di terza posizione possano ergersi a giudici di Signorelli, cioe’ io accompagnavo Gabriele Adinolfi, quando ancora ero fuori, a prendere ordini da Saverio Ghiacci di AN, Cosa che ho detto. Sapevo degli incontri di Adinolfi, Fiore e Spedicato a Catanzaro, con Freda durante il processo; di questi incontri ci dovrebbe essere prova, perche’ dovrebbero essere stati fermati dalla polizia in qualche occasione, quando andavano a trovare Freda a Catanzaro. Percio’ ero abbastanza freddo, diciamo, rispetto…

Il Presidente: lei ha detto che Cavallini le ha raccontato di colloqui avuti con pagliai quando era in bolivia, per questioni riguardanti la strage di Bologna. Lei su questo e’stato messo a confronto con Cavallini.

Il teste spontaneamente: io ho avuto occasione di conoscere Cavallini in un momento particolare, cioe’ nel momento in cui Cavallini, dall’isolamento, veniva posto in compagnia, in mezzo agli altri fascisti diciamo e capito’ proprio nella cella dove eravamo detenuti io, Nistri e iannilli. In conseguenza in pochi giorni fu fatta una enorme serie di discorsi e in quella stessa occasione, come ho riferito in tempo precedente anche il fatto avvenisse, ma voi probabilmente non avete i verbali, ci si mise d’accordo Cavallini, Nistri ecc. Anche di operare alcuni depistaggi, per esempio ad accusare walter sordi, con l’aiuto di giampiero vito, di questi qui, dell’omicidio di due poliziotti che invece lui attribuiva a Nistri. Io vorrei fare notare che feci questi verbali prima che questa operazione fosse effettivamente portata a termine, cioe’ in periodo processuale questa cosa e’ stata effettivamente fatta, non sapendo che io l’avessi rivelata. Questo per dire che in quel momento i discorsi che venivano fatti non erano fatti solo per parlare, dei semplici sentiti dire, erano discorsi incui si chiedevano spiegazioni; io vorrei riuscire a spiegarel’atmosfera di quei momenti…

L’avv. Lisi interviene perche’ si dica al teste di parlare piu’ lentamente in quanto non si riesce aseguirlo.

Il teste si scusa e continua: quindi questo incontro era di una serie di chiarimenti, si parlo’ di soldi che erano spariti… Di questo tipo di argomenti e si parlo’ anche della strage di Bologna in quanto aveva creato una situazione di forte repressione e appunto Cavallini mi disse che era andato in bolivia, pero’ a trovare pagliai e non Delle Chiaie, perche’ gli fu contestato questo fatto. Bisogna tenere presente pero’ che io conoscevo anche altri fatti, cioe’ del fatto che Cavallini era stato in contatto con ballan in tempi precedenti, che … dopo che valerio fioravanti cadde in galera, AN Aveva appoggiato la famiglia di Cavallini e lui era ricorso ad elementi di AN, In particolare mi sembra a magnetta e ballan per essere favorito nella latitanza.

Il Presidente interrompe il teste dicendogli che poi si parlera’ di questo e chiede: riferisca cio’ che le disse Cavallini sui suoi colloqui con Pagliai.

Il teste: mi disse che Delle Chiaie aveva organizzato la strage di Bologna, praticamente che questo glielo aveva detto Pagliai.

Il Presidente fa presente che in sede di confronto Cavallini disse che questa era un’ipotesi fatta da pagliai.

Il teste: purtroppo il confronto deve tener conto esattamente delle cose che sono scritte, pero’ era chiaro per chiunque fosse presente al confronto, il fatto che Cavallini cercasse di farmi dire… Praticamente di aggiustargli la cosa, cioe’ “io non posso fare la figura dell’infame, percio’ di’ che era una ipotesi”. Diciamo che c’e’ stato un tentativo… Il modo di dire questa cosa, era per cercare di forzare me a cambiare versione, questo lui cercava di fare nel confronto.

Il Presidente: quindi leiconferma che furono queste le dichiarazioni di Cavallini.

Il teste: assolutamente, non ha mai parlato di un parere di Pagliai.

Il Presidente: ricorda che Cavallini abbia detto, riferendo un discorso di pagliai, che ciolini aveva detto un sacco di bugie, ma comunque qualcosa di vero lo aveva detto in riferimento ai rapporti con Delle Chiaie e che ciolini aveva saputo cose che non doveva sapere. Vuole chiarire?

Il teste: si’. Praticamente il discorso era proprio su chi era Delle Chiaie, come vive, cosa fa? Cavallini in un certo senso tendeva a sminuire Delle Chiaie e diceva che doveva anche stare attento perche’ uno come Pagliai era pure capace di sparargli in testa e diceva anche che parecchie persone in Bolivia erano arrabbiate con Delle Chiaie, perche’ aveva parlato troppo con Ciolini, questo era il senso del discorso che ho riferito.

Il Presidente: a proposito delle motivazione della strage di Bologna, lei ha saputo da Cavallini sempre per un riferimento di Pagliai.

Il teste: questa e’ una cosa per cui mi sono posto il problema. Mi risulta difficile dividere quello che effettivamente lui… Sulle motivazioni; mentre sono certissimo del fatto che pagliai abbia detto che Delle Chiaie aveva organizzato la strage di Bologna, ho difficolta’, rispetto alle motivazioni che mi ha riferito Cavallini, a distinguere quelli che erano i suoi pensieri, da quelli che gli aveva riferito Pagliai… discorsi che facevamo tutti insieme, per onesta’ su questa cosa…

Il Presidente interrompe: comunque fatta questa premessa…

Il teste interrompe: fatta questa premessa era indubbiamente per una cosa di controllo rispetto all’ambiente… In particolare romano, diciamo, pensava che la strage potesse avere una funzione di questo tipo, cioe’ di innescare la repressione, creare uno spirito dighetto…

Il Presidente interviene: uno spirito di solidarieta’ fra i vari componenti.

Il teste: si’, esatto.

Il Presidente: lei ha conosciuto Sinatti il quale le ha fatto delle dichiarazioni. Le risulta che facesse parte di AN?

Il teste: cosi’ mi disse lui, anche se non ci faceva parte diciamo, ci si era avvicinato nel periodo carcerario in particolare.

Il Presidente: le ha parlato di un viaggio che Alibrandi aveva fatto a parigi per incontrarsi con Delle Chiaie?

A d.p.r.: Sinatti mi disse che, mi sembra Di Mitri o altre persone, avevano portato Alibrandi e altri a Parigi per incontrare Delle Chiaie e che lui li aveva ricevuti in modo abbastanza scenografico – devo aggiungere che questa storia mi e’ stata confermata anche da Nistri -, ho varie fonti e piu’ o meno il racconto concorda che Delle Chiaie aveva fatto una discreta sceneggiata, cioe’ li aveva fatti ricevere da apriporta con i mitra in mano, in questa casa dove stava e aveva fatto un discorso cosi’ a questi ragazzi, fra il minaccioso e l’amichevole, invitandoli a compattarsi intorno a certe posizioni. Sembra che l’Alibrandi, per nulla impressionato, abbia chiesto a Delle Chiaie se era possibile acquistare alcuni di questi mitra Mas, mitra francesi con il caricatore piegabile…

Il Presidente interrompe: Alibrandi chiese a Delle Chiaie?

Il teste: si’, li portavano i suoi guardaspalle.

Il Presidente: questo e’ sempre un riferimento di Sinatti?

Il teste: si’, che pero’ mi e’ stato confermato sicuramente da Nistri e probabilmente da altre persone.

Il Presidente: Sinatti le ha detto come sapeva queste cose?

Il teste: probabilmente le aveva apprese da Vinciguerra.

Avv. Lisi: da chi le aveva apprese Sinatti non lo so.

Il teste continua: comunque diciamo che questa storia piu’ o meno mi e’ stata raccontata negli stessi termini da Nistri che l’aveva appresa direttamente da Alibrandi e pare che Delle Chiaie abbia offerto la possibilita’ di acquistare una partita di walkie-talkie, una cosa cosi’… Dice che fu una cosa abbastanza penosa insomma.

Il Presidente: Sinatti aveva appreso da Vinciguerra di una sua dissociazione da altre persone. Puo’ dire qualcosa su questo?

Il teste: mi disse che avvennero delle riunioni di avanguardisti, nel periodo precedente la costituzione di Vinciguerra, e ad almeno una di queste riunioni partecipo’ Delle Chiaie, per decidere la linea che AN doveva prendere, rispetto anche a dei fenomeni di lotta armata che iniziavano ad emergere, in particolare nell’ambiente romano, nell’ambiente neofascista in generale, perche’ anche a Trieste e in altri luoghi emergevano fermenti di questo tipo. In un certo senso presero corpo due anime di Avanguardia rispetto a questo problema: alcuni che dicevano di appoggiare direttamente la lotta armata, cioe’ di creare una struttura ancora piu’ efficiente di quelle che potevano essere strutture spontaneistiche… Di questi gruppi che nascevano, che potremmo identificare come Nar, gruppi operativi di Terza Posizione, Fuan di Roma, ecc. E un altro gruppo che voleva invece mettersi o in contrapposizione o perlomeno fagocitarli. Vinciguerra appoggiava strenuamente il discorso…

L’avv. Bordoni interrompe: abbiamo la registrazione di queste cose?

Il Presidente: certamente.

Il teste continua: Vinciguerra appoggiava a spada tratta l’ipotesi di mettersi a fare la lotta armata ed era in perfetto disaccordo con questi altri… Questi altri in particolare, mi ricordo che Sinatti ce l’aveva in particolare con Delle Chiaie, con Giorgi, con… ora non ricordo tutti i nomi. Sicuramente Giorgi e Delle Chiaie.

Il Presidente: parlo’ anche di Tilgher?

Il teste: si’ parlo’ anche di lui, ma ora non ricordo quali delle due posizioni prese Tilgher.

Il Presidente: Vinciguerra appoggiava la lotta armata? E gli altri cosa volevano?

Il teste: gli altri volevano o fagocitare la lotta armata, oppure si comincio’ anche a parlare della possibilita’ di fare un botto, un atto clamoroso che avrebbe potuto creare questo spirito di ghetto di cui… Il Presidente: l’appoggiava nel senso di farla fare agli altri?

Il teste: io qui dovrei fare una valutazione mia. Secondo me Avanguardia…

Il Presidente: non faccia valutazioni; dica se le e’ stato detto o no.

Il teste: non mi e’ stato detto in particolare. Mi e’ stata detta questa cosa qui, cioe’ di fagocitarla o di… in qualche maniera metterla sotto controllo. Addirittura alcuni, nella fase iniziale, parlavano di schierarcisi contro, cioe’ di fare del male a qualche capo di questi qua, in modo da … da riprenderli sotto controllo. Secondo me, fra l’altro, la linea di Vinciguerra era impossibile, perche’ Avanguardia non sarebbe mai stata in grado di fare una cosa del genere, proprio materialmente, probabilmente. Comunque nel momento in cui prevalse la linea stragista, diciamo in un certo senso, perche’ si parlava di fare un botto, di fare una strage, questo mi disse Sinatti, il Vinciguerra per dissociarsi in maniera netta da questa associazione arrivo’ a costituirsi. Cio’ e’ quello che mi ha raccontato.

Il Presidente: Signorelli le ha mai parlato dell’attentato al CSM?

Il teste: Sì, me ne parlo’ quando lo rividi in galera, non questa carcerazione, quella precedente del ’79. Lui e Calore erano in stato di isolamento al braccetto di massima sicurezza di Rebibbia e non si potevano incontrare e io ovviamente mi misi a disposizione per tenere i contatti fra Signorelli e Calore che non potevano incontrarsi, in quanto io avevo possibilità di muovermi, perche’ non ero in stato di isolamento. Fra le altre cose quello che mi disse Signorelli sul CSM. Era che il figlio Luca gli aveva procurato la macchina che era servita per questo attentato e lui era preoccupatissimo di questo fatto, perche’ da Luca sarebbero risaliti a lui e il patatrac era fatto. Quando riferii queste cose a Calore si arrabbio’ molto, secondo me proprio per il fatto che me l’aveva detto e mi disse di dirgli di non preoccuparsi.

A d.p.r.: Mi aveva rivelato il coinvolgimento di Luca, il coinvolgimento loro nell’attentato, diciamo. Il teste spontaneamente: forse debbo dire che io Signorelli lo conosco praticamente da quando ero poco più di un bambino.

“Signorelli istigò i killer” – La Repubblica 03.07.1988

‘ Paolo Signorelli il mandante morale dell’ omicidio del giudice romano Mario Amato. Fu lui a istigare i ragazzini dei Nar che nel giugno del 1980 assassinarono l’ unico magistrato della Procura che indagava sulla destra eversiva. Per questo merita l’ ergastolo. L’ ha deciso ieri notte la Corte d’ assise d’ appello di Bologna rovesciando la sentenza che aveva assolto l’ ideologo del neofascismo per insufficienza di prove da uno dei delitti più odiosi compiuti dai terroristi neri. Nel febbraio del 1986 anche Stefano Soderini, oggi dissociato, era stato assolto con la formula del dubbio. Ieri è stato invece condannato a 18 anni di carcere avendo usufruito degli sconti di pena previsti dalla legge. La Corte ha emesso un ordine d’ arresto che sarà eseguito nel carcere di Paliano dove Soderini è rinchiuso per altri reati. Per l’ omicidio Amato stanno già scontando l’ ergastolo Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Signorelli ha saputo della condanna dal suo difensore, l’ avvocato Gianfranco Bordoni, nella casa romana dove da qualche mese è agli arresti domiciliari per motivi di salute. Il provvedimento fu adottato l’ estate scorsa dopo vivaci polemiche. Il processo terminato ieri rappresenta l’ ennesima tappa di una vicenda giudiziaria molto tormentata, il cui ultimo atto era stato il parziale annullamento della prima sentenza d’ appello. La Corte di Cassazione aveva accolto i ricorsi della difesa e della Procura generale invitando i giudici bolognesi a riesaminare le posizioni di Signorelli e Soderini. Ieri notte la Corte ha evidentemente accolto la tesi dell’ accusa, anche se ha indicato Signorelli non come l’ organizzatore, ma come l’ istigatore dell’ omicidio. La sentenza è stata letta dal presidente Pellegrino Iannaccone all’ una di notte, dopo 14 ore di camera di consiglio. Gli imputati non erano presenti, come non lo erano stati neppure quattro anni fa alla lettura della sentenza di primo grado, quando Signorelli era stato condannato all’ ergastolo dalla stessa corte d’ assise che da dieci giorni è in camera di consiglio per decidere la sorte dei 21 imputati della strage alla stazione di Bologna. Ora la parola torna alla Cassazione che dovrà esaminare anche un’ altra sentenza d’ appello-bis costata a Signorelli un ergastolo: quella pronunciata a Firenze per l’ omicidio del giudice Vittorio Occorsio. Il professore nero infine è accusato di strage e associazione sovversiva nel processo per l’ attentato del 2 agosto 1980 ed è indicato da molti pentiti come una delle pedine fondamentali attorno alle quali è ruotato per anni il panorama dell’ eversione di destra. Un arcipelago sul quale il giudice Mario Amato stava indagando da solo e senza alcuna protezione nei mesi immediatamente precedenti l’ eccidio di Bologna. Una solitudine che all’ indomani dell’ omicidio non aveva mancato di suscitare feroci polemiche contro il vertice della Procura occupato allora da Giovanni De Matteo. Sul tavolo del magistrato assassinato finivano immancabilmente tutti gli episodi legati all’ attività dei neri e Amato, a poco a poco, aveva cominciato a collegare nomi, circostanze, episodi. Per questo era diventato pericoloso, ma nessuno aveva ritenuto di farlo accompagnare da una scorta, o di fornirgli almeno una macchina blindata. Al processo di primo grado la vedova aveva pronunciato un duro atto d’ accusa contro i superiori del marito. Mio marito aveva chiesto aiuto aveva detto ma il procuratore capo De Matteo se l’ era cavata chiedendo, durante un’ assemblea, se ci fosse un volontario intenzionato ad affiancare Amato. Avevano risposto in coro che ci tenevano alla tranquillità e alla pelle e che tenevano famiglia. Per Gilberto Cavallini, il killer, fu dunque un gioco da ragazzi freddare Amato davanti a casa mentre stava aspettando l’ autobus che avrebbe dovuto portarlo al lavoro. Un omicidio facile, preparato nelle settimane precedenti da Giusva Fioravanti che aveva seguito il magistrato annotando abitudini e percorsi.