Walter Sordi – dichiarazioni 06.03.1993

Adr: confermo le dichiarazioni rese al dr Lupacchini in data 19.05.89 e 01.06.91.

Adr: ho conosciuto personalmente sia Abbruciati che Giuseppucci. Li incontravo presso un ristorante denominato “La Dolce Vita” e in un bar poco distante dal ristorante suddetto e prossimo anche alla abitazione dei gemelli Pucci che ne erano saltuari frequentatori.

Adr: i miei rapporti con l’ Abbruciati e il Giuseppucci ebbero inizio verso la fine del 1979, inizio del 1980. I rapporti di costoro col Carminati erano, invece, molto piu’ remoti.

Adr: il gruppo del Carminati aveva in se una componente maggiormente orientata verso le attivita’ politiche, costituita dall’ Alibrandi e dai gemelli Pucci ed una parte deputata ad attivita’ prettamente criminali e di raccordo con ambienti criminali. I due fratelli Bracci facevano parte di quest’ ultimo settore del gruppo Carminati. Ricordo poi che c’ era una figura minore, tale Lattarulo Maurizio, detto “Provolino” che e’ sempre rimasta nell’ ombra. Il Lattarulo dipendeva da Bracci Stefano ed era in buoni rapporti col Giuseppucci, col quale aveva condiviso un periodo di detenzione. C’ era infine il Tiraboschi che oscillava fra le due componenti del gruppo.

Adr: Carminati era in strettissimi rapporti con Fioravanti Valerio ed anche con Fioravanti Cristiano. Valerio e Carminati hanno commesso assieme alcuni reati che ho indicato a suo tempo nei miei verbali fra i quali la rapina alla Chase Manhattan Bank. V’ erano poi degli scambi logistici fra il gruppo Fioravanti e la banda della Magliana. Ricordo che io stesso fui ospite in un appartamento del quartiere Portuense nella disponibilita’ della Magliana. Anche Belsito durante la latitanza trovo’ rifugio in un appartamento nella disponibilita’ di Colafigli e di un’ altra persona che ho a suo tempo indicato e che ora non ricordo.

Adr: confermo che le notizie in ordine all’ omicidio Pecorelli le ho apprese nelle circostanze specificate nei verbali resi sul punto da Belsito, Zani, Nistri, Procopio, nonché, da ultimo, da Vale Giorgio. Le stesse persone mi riferirono circa i rapporti Fioravanti Gelli e circa le questioni dei banchieri francesi.

Adr: il rinvenimento delle armi di via nemea risale all’ agosto del 1982. Confermo anche in merito a questo rinvenimento le mie dichiarazioni rese a suo tempo.

Adr: dei componenti della banda della Magliana ho conosciuto meglio Giuseppucci e l’ Abbruciati e piu’ superficialmente altri tra i quali l’ Abbatino, il Toscano e i fratelli Selis. Non ho mai approfondito i rapporti con costoro. Si tratta di persone che ho incontrato alcune volte nei locali sopra indicati. Sembra che il Carminati fosse geloso dei suoi rapporti con il giro della Magliana e non favoriva certo il mio incontro con questa gente.

Adr: come ho gia’ altre volte dichiarato quando Cavallini entro’ nel nostro gruppo non ci fu piu’ bisogno di darsi da fare per reperire armi di tipo ordinario in quanto Cavallini ci procuro’ numerosissime armi che ci diceva provenire dal Veneto. Cavallini ci diceva che a dargliele era un camerata, molto criticato, che stava in carcere e faceva capire chiaramente di riferirsi al Fachini. Le armi che portava il Cavallini erano per lo piu’ di origine bellica, cioe’ Mab, bombe tipo SRCM ed altro. Per noi rimaneva senz’ altro l’ esigenza di reperire armi di tipo particolare, di tipo superiore quali gli M12 che ci procurammo autonomamente con una serie di omicidi e rapine.

Adr: parte delle armi di Cavallini finirono in via Nemea, ma la maggior quantita’ di esse fu affidata a Nistri che non so dove le tenesse tant’ e’ che non sono tuttora trovate. Non sono stato in grado di fornire notizie in merito all’ arsenale di Nistri, ne in merito a quello di Macchi.

Letto confermato e sottoscritto.

Maurizio Abbatino – dichiarazioni 09.01.1993

Adr: confermo tutte le precedenti dichiarazioni ed in particolare, per quanto interessa qui, all’ ufficio, quelle relative ai rapporti intrattenuti da me e piu’ in generale dalla “banda della Magliana” nel suo complesso con persone che gravitavano in ambienti della destra eversiva. Confermo, in particolare, che il maggior contatto operativo della banda fu Carminati Massimo, il quale si rivolse a noi anche per ottenere ospitalita’ a favore di persone del suo ambiente e con lui in stretti rapporti, quali i fratelli Fioravanti e Belsito Pasquale. A favore di queste ultime persone offrimmo ospitalita’ in un appartamento di via degli Artificieri, occasionalmente occupato anche da Colafigli Marcello e da Mancini Antonio, il quale mi sembra fosse all’ epoca ricercato. Per quanto ricordi, sempre dal Carminati, sentii parlare di Mambro Francesca e Cavallini Gilberto.

Non sono in grado di dire se le persone sin qui nominate costituissero un unico gruppo con il Carminati, quel che e’ certo e’ che tra di essi esistevano rapporti molto stretti anche di tipo operativo nel settore politico terroristico. Ricordo che, sebbene fossero tutte persone di destra, il Carminati li indicava come “compagni” il che potrebbe spiegarsi come un suo modo di adeguarsi al nostro gergo, visto che tra noi della banda ci chiamavamo appunto “compagni” , senza alcun sottinteso politico.

Conoscenza diretta ebbi oltre che con il Carminati anche con i fratelli Bracci Claudio e Bracci Stefano, nonche’ i fratelli Pucci i cui genitori gestivano un ristorante dalle parti di ponte Marconi e con Alibrandi Alessandro. Costoro costituivano sicuramente un gruppo unitario.
Come ho gia’ dichiarato, durante il periodo nel quale, su richiesta del Carminati, i fratelli Fioravanti furono ospiti precedentemente e prossima all’ arresto di Colafigli e Mancini per l’ omicidio di via Donna Olimpia – ebbi modo di incontrare entrambi e di scambiare un saluto con uno di essi, che tuttavia non sono in grado di dire chi dei due fosse. Tale incontro avvenne in occasione di una mia visita a Colafigli e Mancini. Voglio precisare che l’ appartamento di via degli Artificieri era molto grande, costituito da due appartamenti collegati, con due porte di ingresso, sicche’ era possibile che le persone che si trovavano all’ interno non si incontrassero tra loro.
La permanenza dei fratelli Fioravanti e se mal non ricordo anche di Belsito Pasquale nell’ appartamento di che trattasi non si protrasse piu’ di una decina di giorni. Si trattava, infatti, di appoggi temporanei e non sono in grado di dire cosa successivamente abbiano fatto e dove si siano recati.

Non sono in grado di dire se altre persone, oltre a quelle gia’ nominate fossero ospiti dell’ appartamento nel medesimo, periodo: il nostro referente era il Carminati al quale, in piu’ di una occasione vennero date le chiavi dell’ appartamento, del quale pertanto poteva disporre liberamente. L’appartamento di via degli Artificieri rimase nella disponibilita’ della banda per circa un anno. Confermo le circostanze della locazione, cioe’ l’ interessamento di Travaglini Gianni per trovare l’ appartamento e la stipula del contratto da parte di Carminati Massimo. Voglio altresi’ precisare che tra il gruppo Carminati e Travaglini Gianni si erano istituiti dei contatti in relazione al commercio di auto gestito da quest’ ultimo negli autosaloni di Vitinia, situati rispettivamente uno sulla via del mare, all’ aperto, l’ altro in via Sant’ Arcangelo di Romagna. L’ Alibrandi, in particolare, aveva acquistato proprio dal Travaglini una Bmw 323 color verde metallizzato. Per quanto attiene al Travaglini, questi subi’ anche un attentato all’ autosalone di via Sant’ Arcangelo di Romagna, da parte nostra per vicende che attenevano ad un contrasto con Selis Nicolino ed il suo gruppo, attentato consistito nel far esplodere un ordigno artigianalmente predisposto secondo le modalita’ apprese dal Carminati in ordine alle quali ho gia’ riferito in precedente interrogatorio (11.12.92). L’ esplosivo di cui disponevamo ci proveniva da “loro” , vale a dire dal giro di Carminati, le persone cioe’ di cui ho gia’ fatto i nomi.

Adr: oltre che delle persone alle quali ho fatto cenno in precedenza, ricordo di aver sentito da Carminati, dai Bracci, dai Pucci e da Alibrandi, i nomi di Sordi, Ciavardini, Nistri, e Vale Giorgio, rispetto ai quali non so riferire circostanze precise, ma che, tuttavia, venivano indicati dai predetti come loro “compagni” , inseriti nei Nar, sigla questa ricorrente nei loro discorsi. Mi sembra anche di ricordare che i nomi Cavallini e della Mambro, vennero fatto allorche’ si parlo’ dell’ omicidio Straullu. A questo proposito, Carminati Massimo mi spiego’ di una rivoltella senza cane cal 38, nella disponibilita’ , trasportabile in un borsello, sul quale era praticato un foro, tale da poter essere usata senza essere estratta.
Per quanto ricordi e per quanto potei capire, in quanto solitamente non si discuteva se non per accenni delle rispettive operazioni, Alibrandi Alessandro si muoveva tra vari gruppi ideologicamente omogenei, e vale Giorgio era in strettissimi rapporti, anche operativi con il Carminati. Carminati Massimo e Alibrandi Alessandro rappresentavano elementi di forte coesione di tutto l’ ambiente che ho descritto.
Oltre ai contatti di cui ho sin qui parlato, altri ne avemmo come banda anche per l’ ambiente di destra facente capo al professor Semerari e a De Felice Fabio. Ho gia’ ampiamente riferito in ordine sia alle modalita’ attraverso le quali si pervenne alla istituzione del rapporto; sia in ordine al primo incontro avvenuto nella villa di De Felice con il professor Semerari e con Aleandri Paolo; sia alla vicenda relativo alla smarrimento delle armi affidate in custodia all’ Aleandri; sia al rapimento di quest’ ultimo che forni’ l’ occasione per il Carminati, gia’ in contatto con Giuseppucci Franco e con il gruppo di Acilia, di entrare in piu’ stretti rapporti con tutta la banda; sia, infine, alle vicende relative ai due mitra Mab modificati che ci vennero consegnati fa scorza Pancrazio e mariani bruno per reintegrare il borsone smarrito da Aleandri.

Adr: l’ ambiente del Semerari, come ho gia’ avuto modo di accennare in precedenti interrogatori, esprimeva una diversa impostazione rispetto a quello dei Nar, e lo stesso Semerari si definiva “nazi -fascista” . Nei precedenti interrogatori ho definito “ordinovisti” le persone che ruotavano attorno al Semerari e al De Felice, poiche’ ricordo che costoro parlavano talvolta di Ordine Nuovo e della organizzazione di campi paramilitari nelle campagne attorno a Rieti.

Adr: ricordo un incontro abbastanza rapido con il Semerari nella sua villa nel reatino: rimasi colpito dal suo letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con svastiche e ornato di aquile e anche della presenza di vari dobermann ai quali il professore impartiva ordini in tedesco. Delle persone incontrate insieme al Semerari – ricordo la presenza di  alcuni giovani in casa del De Felice – ho focalizzato la memoria soltanto sull’ Aleandri. Non ho mai conosciuto Signorelli Paolo, ne’ ricordo di averne mai sentito parlare, ne’ dal giro di Semerari ne’ dal giro di Carminati. Non ho mai sentito parlare di Tilgher Adriano, né dei fratelli Palladino, né di Picciafuoco, né di Giorgi Maurizio, né di Smedile Antonio, né di Sortino Luigi, né di Bongiovanni Ivano, né di Sinibaldi Guglielmo, né di tale Citti.

Adr: il nome Pompo’ mi ricorda un funzionario di polizia che aveva fama di corrotto ed era in contatto con Giuseppucci e con Abbruciati Danilo che ne parlavano in termini confidenziali come del “vecchio Pompo’ “. Ricordo in proposito che una volta venni arrestato in possesso di un documento falso nei pressi del bar Ciampini, mi sembra in piazza Pio XI; venni condotto insieme al Giuseppucci al commissariato di zona, forse “Borgo” , e qui sentii il Giuseppucci chiedere del Pompo’ .
Il nome “Ossigeno” non mi dice nulla; il nome Sparti mi richiama un falsario collegato al Giuseppucci; ricordo un falsario conosciuto come “Dracula” sempre collegato al Giuseppucci; come pure Massimi Marco Mario; ho sentito nominare tal “Zibibbo” , sempre dal Giuseppucci, ma non ricordo in quale contesto; neppure nuovo mi e’ il nome di Giuliani Egidio che ricollego a persona in contatto con Giuseppucci e con Scorza Pancrazio e comunque con trascorsi informazioni dell’ ultrasinistra, come Autonomia Operaia o Prima Linea.
Spontaneamente l’ imputato dichiara: ricordo che il Carminati, i suoi compagni e il Giuseppucci fecero il nome di Dimitri all’ epoca della rapina alla Chase Manhattan Bank. Il nome Vailati non mi e’ nuovo non conservo in proposito ricordi precisi ma lo associo ad Mancini Antonio in quanto dovrebbe essere stato lui a farmelo. Questi oltre alla Porcacchia Elena, aveva un’altra donna a nome Moretti Fabiola, la quale gestiva lo spaccio di stupefacenti in zona campo dei fiori ed era collegata a Abbruciati Danilo.
A questo punto l” imputato chiede di poter avere in visione le foto delle persone menzionate dall’ ufficio, onde poter essere piu’ preciso nei propri ricordi in ordine al loro riconoscimento.

Adr: nel riconfermare quanto gia’ dichiarato a proposito del deposito di armi presso il ministero della Sanita’ e presa nuovamente visione del compendio fotografico allegato alla relazione di perizia tecnico balistica disposta dal GI dr Lupacchini intendo immediatamente precisare che non riscontro tra le armi periziate e quindi in sequestro, nessun fucile a canne segate. Al riguardo debbo dire che presso il ministero vi erano certamente piu’ armi di quante in sequestro e tra quelle vi erano anche dei fucili automatici cal 12 di varie marche (Franchi, Bernardelli e Breda) , modificate perlopiu’ dall’ Alesse, il quale aveva provveduto a segare le canne; ad abradere, o a ribattere, o punzonare, o trapanare il numero di matricola, cosa che facevamo assieme nello scantinato del ministero.
Talvolta si provvedeva anche ad accorciare il calciolo di legno segandolo. Capitava che se il calciolo veniva accorciato troppo spuntasse una molla. I fucili modificati in questo modo erano 3 o 4. Oltre alle armi, all’ esplosivo ed al munizionamento, presso il ministero della Sanita’ erano depositati anche guanti e passamontagna.
Guanti ve ne erano di tutti i tipi: in pelle, in lana, in gomma da cucina e da chirurgo. Questi ultimi due tipi, per le loro caratteristiche oltre a garantire una certa sensibilita’ erano i piu’ adatti ad impedire che la polvere da sparo esplosa aderisse alla pelle. I passamontagna, quasi tutti di colore scuro, blu o neri, erano perlopiù in tessuto leggero, una specie di sottocaschi, con una cucitura al centro, dalla fronte alla nuca, piuttosto evidente. L’ esplosivo custodito presso il ministero della Sanita’ proveniva dal gruppo di Carminati, per come ho piu’ volte gia’ dichiarato, pure da Carminati provenivano le micce ed i detonatori.

Adr: confermo quanto da me gia’ dichiarato relativamente ai due mitra Mab ricevuti in cambio delle armi smarrite da Aleandri. Voglio integrare comunque le precedenti dichiarazioni con la precisazione che il Carminati prese non una ma due volte il mitra Mab che non è stato rinvenuto al ministero della Sanita’ . Si trattava, tra i due, del mitra meglio modificato. Confermo che il Carminati prese per la seconda volta il mitra circa due mesi dopo la morte di Giuseppucci, e colloco la prima in epoca immediatamente precedente alla morte del Giuseppucci stesso. Ero presente quando il Carminati prese il mitra per la seconda volta eche nell’ occasione, come d’ abitudine, prese due caricatori, uno lungo e uno piu’ corto. Presente nella circostanza era anche Alesse Biagio. Come accadeva normalmente non chiesi al Carminati la ragione per la quale prelevava l’ arma ne peraltro gli chiesi mai di restituirla, ne perche’ non l’ avesse mai fatto. Cio’ rientrava non solo in una consuetudine dovuta all’ amicizia, ma era coerente con la regola di non interessarsi alle attivita’ degli altri e soprattutto di non portare nel deposito armi comunque “sporche” .

Confermo di essere in grado di riconoscere, vedendolo, il mitra in questione ed a tal fine ho gia’ chiesto di poter vedere le foto di altri mitra analogamente modificati, sequestrati in altre occasioni, essendo quelli ricevuti da Scorza e Mariani, simili ma non identici quanto a modifiche apportate.

L’ ufficio mi mostra una foto siglata dai GI, e dal PM la quale viene allegata a questo verbale, in cui riconosco con certezza il mitra prelevato dal Carminati e mai piu’ restituito, nelle circostanze sopra indicate.

L’ ufficio da atto che la foto mostrata all’ imputato, fornita dalla Digos di Bologna, riproduce il mitra Mab 38/42 rinvenuto a Bologna il 12.01.81, sul treno Taranto – Milano. L’ imputato sigla la foto di cui sopra.

Letto confermato e sottoscritto­

Maurizio Abbatino- dichiarazioni 11.03.1993

Intendo rispondere. Per quanto attiene alle armi che si trovavano presso il Ministero della Sanita’ , ed in particolare al mitra Mab modificato che venne preso da Carminati Massimo, nelle circostanze da me in precedenza riferite, mi riporto a quanto dichiarato nel mio precedente interrogatorio del 09.01.93.

L’ ufficio da atto che viene esibito all’ imputato il mitra Mab cui al verbale di apertura di reperto che reca il nr cr 17409, dell’ufficio corpi di reato di Bologna, verbale redatto dalla Digos di Bologna, in data 08.03.93. L’ imputato, presa visione del cennato reperto, dichiara:
Riconosco nel mitra che mi viene mostrato quello che fu prelevato presso il deposito del Ministero della Sanita’ da Carminati Massimo, in epoca successiva – cioe’ circa un paio di mesi dopo – alla morte di Giuseppucci Franco, posso affermarlo, dal momento che la modifica del calciolo di questo e’ leggermente diversa, anche se le modalita’ sono le stesse, rispetto a quella dell’ altro mitra dello stesso tipo di cui disponevamo, meno rifinito di questo che vedo.

Prendo visione anche dei due caricatori di cui al cr 17409, relativi al mitra. A proposito degli stessi, ribadendo quanto dichiarato in precedenza, posso dire che disponevamo di caricatori sia lunghi che corti dello stesso tipo di quelli che vedo.

Prendo visione del fucile a canne mozze di cui al citato corpo di reato: lo stesso non presenta caratteristiche particolari, in base alle quali possa affermare che sia appartenuto alla banda: posso solo dire che le modalita’ con le quali e’ stato modificato sono analoghe a quelle di cui ci servivamo anche noi, tuttavia si tratta di modalita’ di modificazione piuttosto comuni.

Prendo visione di due passamontagna di cui al suddetto corpo di reato: si tratta di passamontagna anche questi piuttosto comuni, sicche’ non posso affermare che si tratti di passamontagna che ci appartenevano.

Prendo visione dei guanti di gomma: non mi sembra che presso il Ministero della Sanita’ ve ne fossero di simili.

Prendo visione della coperta gialla di cui al citato corpo di reato: la stessa non ricordo di averla mai vista.

Prendo visione della sportina in plastica contenente filo di ferro: penso che lo stesso possa essere stato usato per collegare tra loro ordigni esplosivi del tipo artigianale da me descritti in precedenti interrogatori, o anche per fissare l’ ordigno prima di farlo esplodere.

Prendo visione del pezzo di plastica verde di cui al suddetto cr: plastica simile, talvolta veniva usata per evitare l’ aereazione dell’ esplosivo negli ordigni, inserendola tra il barattolo e il coperchio e, quindi, forzando quest’ ultimo a chiudere. Analogo risultato poteva ottenersi avvolgendo l’ esplosivo in buste di plastica che poi venivano chiuse nei contenitori di metallo.

Adr: come ebbi a dichiarare in precedente interrogatorio, allorche’ descrissi le modalita’ di confezionamento degli ordigni esplosivi, per come insegnatoci da Carminati Massimo, la miccia veniva inserita nel detonatore, che, a sua volta, veniva pinzato per fissarlo alla estremita’ della miccia stessa, dopodiché l’ altra estremita’ della miccia veniva fatta passare per un foro praticato sul coperchio di metallo del contenitore d’ esplosivo, in modo che il detonatore restasse all’ interno del barattolo o del tubo contenente l’esplosivo stesso. Si poteva, comunque, inserire il detonatore facendo pressione dall’ esterno verso l’ interno del contenitore.

L’ ufficio mostra all’ imputato nr 8 micce con detonatori di cui al corpo di reato nr 17409 di cui sopra: i detonatori e le modalita’ di confezionamento delle micce sono dello stesso tipo di quelle da me descritte, cioe’ identici a quelli da noi utilizzati.
Adr: la piastrina metallica che mi viene mostrata non mi dice assolutamente nulla, come anche la valigia.

Letto confermato e sottoscritto.­

“Mafia Capitale invade anche Tivoli: la storia nera a 30 km da Roma”

Nella carte di “Mafia Capitale” un piccolo ma significativo posto è riservato anche a Tivoli, luogo di rilevanza per quanto riguarda il patrimonio culturale e monumentale laziale ma anche di grandi traffici più o meno illeciti.

<<S:     eh l’ami, l’amico mio, t’ho detto, stanno pensando di diversificare il rischio, uno si piglia i pasti, uno si piglia l’immobile
SC:     ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah….
S:     ho detto va be’, qual è il problema ? Si quantifica quant’è le percentuali…
SC:     no, perché guarda io ieri ho fatto una simulazione, perché poi oggi stiamo impicciati per telefono, ieri è venuto Giancarlo e mentre stava con me l’ha chiamato Genova
S:     mh
SC:     che gli chiedeva a Giancarlo che ne pensava di fare st’operazione anticipandolo con i soldi, a me che questo si consiglia con Giancarlo mi pare strano, però hanno parlato davanti a me, e io nel frattempo ho fatto una simulata, no? Ho fatto una simulata, a loro gli ho dato altri valori, ovviamente, ma io ho fatto una stima che è il cento per cento, esattamente il cento per cento, spendi cinquanta…  
S:     e incassi cento, no ?
SC:     e incassi cento
S:     è quello che c’avevano…. quello che ha detto l’amico mio
SC:     esatto, esatto, esatto, esatto, più sono alti i numeri… se abbassi i numeri invece del cento c’hai il novanta
S:     se li portiamo a questi livelli, soltanto, metti che ci sta pure qualche inconveniente… ma ci deve essere cento, sarà ottanta  
SC:     si, si, si
S:     anche ottanta sono belle cifre, no ?
SC:     certo, certo, certo >>

Salvatore Buzzi e Sandro Coltellacci finiti agli arresti nell’operazione Mondo di Mezzo, stanno parlando di reperire un centro adatto all’accoglienza degli immigrati puntando sull’immobile “Tivoli 2”, migliore per ricettività e condizioni. Così è stato in effetti, perché l’immobile in questione è la clinica Colle Cesarano posta vicino all’uscita dell’autostrada di Tivoli, che a tutti oggi ospita immigrati. La questione sociale era diventata per Buzzi & Co, infatti, un chiodo fisso sul quale battere per ben speculare. Siamo nel dicembre 2012 e Buzzi riferiva al suo interlocutore dell’accordo raggiunto, relativo alla gestione dei centri di accoglienza, secondo il quale: “noi” (come cooperative sociali ndr) avremmo messo a disposizione gli operatori, “i pasti” sarebbero stati assicurati “dall’amico nostro” e tale “Manfredi” si sarebbe occupato di fornire la struttura. Salvatore Buzzi contattava così Manfredino Genova , amministratore di Geress Srl la società che gestisce Colle Cesarano. E’ una storia tutta a sé questa di Colle Cesarano ma prima è necessario riannodare i fili del passato.

Cosa lega infatti l’area tiburtina di Roma con gli affari del boss Carminati e i suoi sodali? Il collante dell’estremismo politico è più di ogni altra cosa ciò che lega insieme appunto una certa Tivoli e gli uomini di Carminati. Un sodalizio che si spiega solo con il passato di questa cittadina il quale certo non può essere l’unica spiegazione, visti i filoni che si stanno intrecciando e che sono arrivati fino in Sardegna. Un quadro storico sul passato di estremismo nero della città è utile per avere chiaro in mente l’evidenza di quel collante.

Paolo Signorelli. Il “gruppo di Tivoli”
resta negli anni della strategia della tensione tra i gruppi quello più legato all’ex “comandante militare” del MPON (Movimento Politico Ordine Nuovo, ndr) Pierluigi Concutelli.  E’ il 1971, quando un professore di matematica del Liceo Scientifico di Tivoli fonda un’associazione contro i comunisti, e quel circolo divenne famoso poi col nome di “Pierre Drieu La Rochelle”. Il professore era Paolo Signorelli, uno dei massimi dirigenti del Centro Studi Ordine Nuovo (da cui nacque e si divise poi l’MPON in seguito a contrasti interni) che se ne fa promotore. Il circolo era appunto un’emanazione di Ordine Nuovo. Aldo Stefano Tisei tra i membri del circolo insieme a Sergio Calore, poi si pentirà e racconterà bene questa storia.

I Tiburtini e i Carabinieri.
Nel 1974, infatti, dopo un attentato ai danni del Circolo `Drieu La Rochelle’ di Tivoli, Aldo Tisei e Sergio Calore raccolgono informazioni secondo cui a compiere il fatto sarebbero stati i giovani della sinistra extraparlamentare. Paolo Signorelli, viene informato e  chiede  una `relazione’ scritta sui fatti e sui presunti responsabili; qualche giorno dopo arrivano a Tivoli due ufficiali dei Carabinieri: l’allora tenente Sandro Spagnolli  e un capitano Antonio Marzacchera. Si presentano, in divisa, direttamente al `bar Garden’,  punto di ritrovo ai giardini di Piazza Garibaldi per  Sergio Calore e soci, e, dopo aver salutato alla maniera nazista, dichiarano che vengono da parte del professor Signorelli e desiderano saperne di più sull’episodio. Calore e Tisei hanno modo di vedere, nelle mani dei due ufficiali, la `relazione’ che essi stessi avevano consegnato a Signorelli.”

Sergio Calore e l’inchiesta sepolta. E’ proprio Sergio Calore che più di ogni altro nel gruppo ci aiuta a far luce sulla storia dell’eversione nera perché Calore è stato anche il più prezioso collaboratore di giustizia sui fatti di Piazza Fontana e la strage di Bologna, sull’omicidio del giudice Vittorio Occorsio assassinato da Pierluigi Concutelli nel 1976 e su altri omicidi avvenuti durante alcune rapine di autofinanziamento dell’organizzazione. Negli ambienti neofascisti Sergio Calore era da tempo considerato un doppio traditore: già prima di essere arrestato aveva teorizzato e praticato una “torbida e ambigua” alleanza tra rossi e neri in funzione antisistema. E nel 1989 Calore sposò Emilia Libera, altra storica pentita del terrorismo rosso, conosciuta negli anni di piombo col nome di battaglia “Nadia” e amica di Antonio Savasta. E’ stata proprio Emilia il 7 ottobre del 2010 a ritrovare il corpo senza vita di Sergio, ucciso nella sua casa di campagna in via Colle Spinello, a Guidonia. I carabinieri hanno avviato indagini e rilievi scientifici nel casolare di proprietà di Calore. L’uomo potrebbe essere stato ucciso a colpi di piccone. I carabinieri – avrebbero infatti trovato l’utensile sporco di sangue vicino al corpo della vittima che presenterebbe quindi non solo una profonda ferita al collo ma anche in altre parti del corpo. Un’indagine sarebbe stata aperta dalla procura di Tivoli di cui non si conoscono ancora , dopo quattro anni dall’omicidio i risvolti né i risultati. Questa morte si è persa nelle campagne di Guidonia e negli uffici della Procura di Tivoli.

Francesco Bianco. Due anni dopo la morte di Calore, davanti alle Terme “Acque Albule” di Tivoli, le cosiddette Terme di Roma,  i primi di gennaio del 2012, Francesco Bianco ex membro dei Nar viene  ferito da tre colpi di pistola. I proiettili lo colpiscono alla gamba, alla mano e al braccio. Alcuni testimoni che hanno assistito alla sparatoria, avrebbero visto due persone in sella a uno scooter avvicinarsi alla vittima e uno di loro, scendere prima di sparare. Scatta  un “fermo di indiziato di delitto” nei confronti di Carlo Giannotta, ritenuto responsabile del tentato omicidio. Per il ferimento di Bianco, viene indagato anche il figlio Fabio Carlo. Giannotta figlio è anche indagato nell’ambito del tentativo di rapina commesso il 3 maggio 2006 in danno della nota gioielleria “Bulgari” di Roma, di  via Condotti. Oltre al fermo dei Giannotta, furono eseguite diverse perquisizioni domiciliari disposte dalla Procura di Tivoli, estese anche alla sede di Acca Larentia a Roma. Fabio Giannotta è fratello di Mirco, capoufficio al Decoro Urbano della municipalizzata Ama e coinvolto nello scandalo di “parentopoli”.  Francesco Bianco nato a Messina e residente nel comune di Guidonia, fu assunto dall’ex sindaco Gianni Alemanno all’Atac, e coinvolto poi anche lui nello scandalo “parentopoli”: una storia diversa da Mafia Capitale questa ma allo stesso tempo a essa integrata. Gli interessi e i sodalizi di mafia capitale sembrano  avere radici antiche e nuove prospettive che coinvolgono tutti i colori politici.

Fonte: http://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/254-focus/52836-mafia-capitale-invade-anche-tivoli-la-storia-nera-a-30-km-da-roma.html

Paolo Bianchi – dichiarazioni 11.11.1981 – seconda parte

Agendina anno 1979 siglata col nr 5 dall’ ufficiale di PG operante:
– Mottola dovrebbe identificarsi per il dr Mottola Antonio, medico legale che lavorava nello studio del Semerari; il Mottola abusava della sua professione per favorire e curare latitanti di grosso calibro per lo piu’ delinquenti comuni legati alla eversione nera come Giuseppucci Franco detto il negro, arrestato poi dal giudice Amato e trovato in possesso di assegni rapinati alla Chase Manhattan Bank (la rapina fu opera di elementi di Terza Posizione) .
Talvolta il Mottola quando vedeva la sua situazione troppo compromessa e temeva di essere scoperto, si lasciava andare a delle dichiarazioni. Come e’ noto, il Mottola e’ stato poi ucciso e il suo cadavere ritrovato nella zona di Val Montone. La zona e le modalita’ di esecuzione sono comuni ai casi di Provenzano Paolo e del sequestrato Palombini. Provenzano si tratta di Provenzano Paolo, elemento di spicco della malavita romana nel traffico degli stupefacenti e sequestri di persona. E’ stato trovato ucciso nei pressi di Anzio all’ epoca della liberazione della sequestrata Corsetti Mirta.
Il Provenzano era legato a Giuseppucci Franco detto il “negro” di cui ho già parlato ed a Sevis Nicola anch’ egli ucciso, come e’ da presumere dal momento che è scomparso.

Gaito telefono 317650:
– si tratta di Gaito Enzo, avvocato, iscritto alla loggia P2 (la iscrizione mi e’ stata riferita da Carminati Massimo, complice di Cavallini; il Carminati mi ha anche riferito che il Gaito riesce a seguire gli spostamenti nei vari carceri e a ottenere copie di interrogatori e di altri atti di tutte le inchieste in corso per la eversione nera).

Agenda blu dell’ anno 1980 contrassegnata col nr 4 Rossi Angelino telefono 6440373:
– gestisce insieme con altri in Roma una palestra denominata “Accademia pugilistica romana”; viene spesso impiegato come picchiatore in manifestazioni del Msi.

Agenda marrone anno 1980 contrassegnata col nr 3, appunto al 10 gennaio, Mazza (signora) :
– dovrebbe essere la moglie di Mazza Pietro di origine calabrese, bancarottiere, implicato per speculazioni edilizie.

Appunto al 17 gennaio, Pellegrinetti:
– l’ appunto mi ricorda i due fratelli Pellegrinetti di Roma legati alla banda di Bergamelli e dediti a sequestri di persona.

Appunto al 26 febbraio, Nistri; telefono 3965278:
-si tratta di Nistri Roberto, arrestato in occasione del covo sottostante l’agenzia di Tilgher di via Alessandria 129.

Reitano (professore) telefono 8450178:
– trattasi di Reitano Massimo, neurologo di Regina Coeli che lavora nella stessa clinica del Semerari “villa Flavia” .

Appunto al 29 luglio sig Taormina:
– dovrebbe trattarsi di tale Taormina Vincenzo, mafioso, dedito al traffico di eroina a Palermo. Un fratello di questi e’ stato arrestato per importazione di morfina dalla Turchia, mentre un altro fratello e’ stato coimputato con Liggio per il sequestro Montelera.

Maurizio Abbatino – dichiarazioni 27.05.1994 su proiettili Gevelot 7.65

Nulla so con preciso circa la provenienza delle munizioni utilizzate per l’omicidio Pecorelli. Posso però dire che le munizioni marca Gevelot 7.65 rinvenute all’interno del deposito del Ministero della Sanità potevano provenire o da un borsone di armi consegnatoci personalmente da Danilo e lì custodito, oppure depositate in quel luogo da Massimo Carminati.
A quanto mi risulta solo quest’ultimo, tra gli esponenti della destra eversiva, aveva accesso a quel deposito. Aggiungo questo perché so che nel borsone di Danilo, oltre ad un calibro 22, vi erano numerosi proiettili… Noi della Banda della Magliana preferivamo utilizzare pistole di calibro 9 o 38. Dal momento che il nostro munizionamento, anche del tipo 7.65 (usato solo per scopo di difesa personale e mai per operazioni) era acquistato presso normali armerie e, quindi, di fabbricazione recente, l’unica spiegazione plausibile al rinvenimento presso quel deposito di vecchi proiettili cal. 7.65 marca Gevelot è che a portarveli siano stati – come anzi detto – o Danilo stesso o Carminati, gli unici che oltre a noi della Magliana avevano libero accesso presso il Ministero della Sanità.