Luca Donati – dichiarazioni 11.01.1985

Io sono prontissimo ad essere interrogato anche in assenza del difensore d’ufficio. Intendo rispondere.

ADR. Nel ’74, ma non ricordo quando, e forse faceva anche freddo, un pomeriggio io, Cauchi, Batani e forse qualcun altro siamo andati a Siena. Augusto era arrabbiatissimo perché dopo averlo aiutato il Brogi gli aveva rubato un anello e adesso andava a Siena per recuperarlo. A Siena andammo a casa di uno che disse di avere ospitato Brogi perché era un elemento di destra. Noi gli si spiegò i versi fatti a Cauchi e lui ci disse l’orario in cui rientrava Brogi. Lo si aspettò e quando arrivò, ma non ricordo se c’era la Daniela Sanna con lui, lo si caricò in macchina e andammo non so dove. Augusto era come una belva per l’anello che valeva molti soldi. Non ricordo che disse Brogi ma sicuramente disse che l’anello non ce l’aveva.

A questo punto il G.I. invita l’imputato a non dire falsità e gli chiede espressamente se in quella occasione Cauchi fece firmare a Brogi un foglio di carta in cui Brogi si addossava la responsabilità per tutti gli attentati.
Donati risponde: E’ vero Augusto gli dette un foglio e una penna e dettò e Brogi scrisse quello che gli disse Augusto e cioè che lui Brogi era responsabile di tutti gli attentati. Fu un’improvvisata. Brogi diceva che non aveva né l’anello né i soldi e Augusto disse so io come cavarteli e gli fece scrivere un foglio di carta. Adesso che mi ricordo sì in quell’occasione c’era anche la Sanna.

ADR. Alla precisa richiesta del G.I. se in quell’occasione Cauchi disse a Brogi tu ci hai accusati tutti alla polizia e adesso ti aggiustiamo noi, io non glielo so dire e non mi ricordo se Augusto prima disse qualcosa del genere e dopo fece scrivere quel foglio a Brogi. Io mi ricordo che noi si tornava a casa dopo tutta la storia e ci fermarono o la Polizia o i Carabinieri per un controllo generico e io non avevo documenti e per me garantì Franci di cui adesso ricordo la presenza in quella occasione.
A me la sparata che il Cauchi fece al Brogi parve una cosa fatta male.

A questo punto il G.I. contesta all’imputato l’inutilità di dichiarazioni false e reticenti.

ADR. E’ vero che nell’83 mi trovarono mezzo chilo di esplosivo ma la Corte d’Appello di Firenze mi ha assolto. Davanti alle case popolari dove abito le ruspe hanno spianato un campo e io trovai un bossolo molto grande e lo presi per farne una specie di portafiori e gli tolsi la terra ma quando dentro trovai del duro lo lasciai e quando ebbi la perquisizione fui io che lo consegnai alla polizia.

ADR. Mi sembra che a Siena quando andammo con il Cauchi dal Brogi venne anche il prof. Rossi.

A questo punto il G.I. contesta all’imputato la falsità di una spedizione a Siena in cui fu coinvolto anche Rossi per recuperare un anello.

ADR. Che Clemente Graziani sia venuto in Toscana io non lo so e nessuno mi disse nulla. Io Graziani l’ho visto una sola volta a Roma durante il processo per Ordine Nuovo.

ADR. Il foglio scritto da Brogi l’aveva Augusto. A me nessuno ne ha più riparlato e mi sembra che lo dava ad avvocato per riavere i soldi di un anello e forse a Ghinelli.

A questo punto il G.I. preso atto degli equivoci linguistici in cui l’imputato ritiene di indulgere pone all’imputato questa domanda: Augusto ha detto questo foglio lo o lo darò o l’ho già dato a Ghinelli?

Donati risponde: non so se lo ha dato a Ghinelli.

A questo punto il G.I. contesta a Donati che la domanda era un’altra.

ADR A Lucca, a Pisa e a Firenze con chi Cauchi avesse i contatti non lo so. A Perugia li aveva con Gubbini ma non ricordo i nomi degli altri perugini. So che a Lucca, Pisa e a Firenze c’erano gruppi di Ordine Nuovo ma non so chi fossero.

ADR Ho conosciuto Brogi quando, insieme alla Sanna, venne ad Arezzo. I primi tempi vivevano in una pensione davanti alla sede del MSI che frequentavano. Poi a Brogi, Augusto dette i soldi e la disponibilità della casa a Verniana. Augusto allora lavorava all’IBM di Arezzo nella stradina dietro al Supercinema. Non so quanto guadagnava ma so che i suoi lo aiutavano.

ADR Alla testuale domanda del G.I.: perché nel gennaio 1975 dopo gli arresti di Franci e soci venne da me Augusto? io rispondo che non lo so. Augusto venne a casa mia, mi propose di andare via, mi parve una buona idea ma non so perché accettai forse avevamo un po’ di coscienza sporca. Si prese e si partì e s’andò dritti sparati a Rimini dove Augusto aveva un appartamento che i suoi usavano in estate. Si stette lì un paio di giorni. Dopo Tuti fece fuori i due poliziotti e Augusto disse che non era più il momento che se ci prendevano andavamo in galera. Allora siamo andati a Perpignano.

ADR Non è vero che con il Cauchi siamo stati ad Empoli o prima o subito dopo che Tuti commettesse il duplice omicidio.

ADR Tuti l’ho conosciuto pochi giorni prima dell’omicidio di Empoli dove mi portò Franci che io seguii perché non avevo niente da fare. Si parlò col Tuti e s’andò ognuno per la sua via.

ADR Chi avvertì Tuti dell’arresto di Franci non lo so. Io ci ho avuto poco a che fare con quella gente lì.

ADR A richiesta del Pm che fra l’altro mi legge quanto dichiarai alla polizia dieci anni fa, io dico che dieci anni fa dissi che io e Cauchi, prima di andare a Rimini, parlammo con Gallastroni può darsi che sia così, anzi sicuramente è così. Con Cauchi andammo a Torino e non a Milano, se Cauchi fece una telefonata non lo so, io so che ci trovammo puntuali ai binari dove avevamo appuntamento a Torino. Alla domanda del PM che mi legge quanto da me dichiarato alla polizia il 6.2.1975 confermo che quando stavamo a Rimini e dopo aver saputo degli omicidi fatti da Tuti, Cauchi mi lasciò solo e disse che veniva a Firenze per sistemare delle pendenze militari.

Piero Malentacchi – dichiarazioni 28.10.1986

Intendo rispondere. Finito Batani in carcere, Franci che non aveva grandi qualità, tirò fuori discorsi pesanti e cominciò a insistere sull’idea di attentati dimostrativi. Lo faceva per emergere lui. Per aumentare il suo credito cercò anche persone di fuori Arezzo, così venne fuori Tuti che partecipò alla riunione della Foce pochi giorni prima che io e Franci venissimo arrestati nel gennaio 75.
Di mia iniziativa voglio dire che io non ho mai saputo niente di Gelli, ma so che Gallastroni parlò in faccia a tanti che Gelli aveva dato 300 mila lire a Cauchi. Anche ora che è venuto in licenza dal carcere, Franci ha ripetuto che il confronto fra lui e il Batani su Gelli nacque dal desiderio di Franci di non finire alle isole.

ADR Prendo atto che il G.I. mi legge dalle carte consegnate da Tomei al G.I. il 16.10.1985 e oggetto della perizia 27.1.1986 la parte in cui Affatigato scrive che l’attentato a Palazzo Vecchio a Firenze doveva essere opera di Affatigato, Tuti, Franci, Cauchi, Malentacchi e un fiorentino e un pistoiese. Io rispondo così: il discorso è valido.
Franci ne avrà parlato con Affatigato e gli avrà dato il mio nome come una delle nuove leve di Arezzo. Io non conosco né il fiorentino né il pistoiese, se lo sapessi lo direi.
Secondo me il discorso di Franci lo definisco valido in base al volantino del Fronte Nazionale Rivoluzionario sulla Camera di Commercio di Arezzo dove si parla di altri attentati. Uno di Firenze, in un periodo che non so inquadrare, ma può essere anche nel ’73 è venuto un paio di giorni ad Arezzo inventando la balla di una rissa a Firenze; il fiorentino era un ragazzo biondo, alto un metro e settantotto, di corporatura snella.

ADR Nel ’74 c’era un’atmosfera o una mania di parlare di golpe o di collegamenti con l’esercito. In presenza mia o di Marino Morelli parlavano di tradimenti del MSI da cui erano usciti, parlavano di scatenare qualcosa e di essere sempre pronti. Ho visto qualche arma in occasione dell’arresto di Franci. Parlavano di rapporti e collegamenti con Firenze, Lucca, Pistoia, Pisa, Perugia.

ADR Contestatomi dal G.I. che non parlo mai di Cauchi, io l’ho tenuto sempre a distanza perché faceva discorsi ermetici, si dava delle arie. Vantava rapporti con generali, con servizi o perlomeno a me sembrava che si vantasse. Chi gli stava più da vicino come Gallastroni, Batani, Franci amplificavano le sue mezze parole. Questa cosa a me non piaceva.

ADR Voi dovete credere che c’è stato il furto della cava di Arezzo. Non è vero che fu usata l’auto di Tuti come mi dice il G.I.. Franci si fece prestare una FIAT 1100 da una persona estranea a noi e che non sapeva niente, per cui anche se lo sapessi non le direi il nome. La 1100 non è di Arezzo ma targata Firenze. Queste cose Franci me le disse nel gennaio ’75 subito dopo il nostro arresto perché io ero stato arrestato per quel motivo e io volevo sapere come stavano le cose.
Franci mi disse che al furto avevano partecipato Affatigato e Pera. Io non so come Pera e Affatigato da Lucca siano venuti ad Arezzo. Non credo che Franci mi abbia imbrogliato. Io non so quanto esplosivo hanno rubato e se lo hanno diviso fra di loro.

ADR Contestatomi dal G.I. una mia reticenza dettata da interessi processuali o da un comprensibile ritegno a parlare di altre persone, io dico che le cose stanno così: ad Arezzo Cauchi, Batani, Franci, Gallastroni, io, Donati, Rossi, Brogi usavamo ritrovarci nella sede del MSI ma con un piede ne eravamo fuori perché i discorsi erano tutt’altro che quelli del MSI. Sono lor che parlano con me dei gruppi più vasti di Lucca, Pisa, Pistoia, Perugia. Sono discorsi che facevano prima dell’arresto di Batani. Io non avevo fiducia in Cauchi e non volevo neanche partecipare a pestaggi o scontri di piazza; io ero pronto se si avverava il loro discorso: se c’era un golpe o se si scendeva in piazza, io c’ero. A me nessuno ha mai parlato di Ordine Nero e non so nulla di rapporti con Milano. In carcere vidi Danieletti, Ferri, D’Intino, Zani che erano accusati di Ordine Nero e ne parlavano fra di loro. So che a un certo punto Brogi andò via da Arezzo per la storia di un anello o per certi ricatti fra di loro con Cauchi. Franci avendo perso Del Dottore chiamò me ed è per questo che io sono entrato in questa storia.

ADR Se il G.I. sostiene di avere elementi che lo portano ad individuare il fiorentino, il nome che mi fa il G.I. io lo vado a controllare. Prendo atto che il G.I. mi ripete di non fare domande che contengano risposte precostituite.

ADR Chi ha fatto Olmo? e chi vuole che lo abbia fatto? Franci attentati personalmente non ne ha fatti e lo dimostra l’episodio in cui ha coinvolto anche me. Molto probabilmente chi ha fatto Olmo poi aveva la fiducia di Franci per fare la Camera di Commercio o altro.

A questo punto si sospende l’interrogatorio per procedere al confronto Malentacchi/Batani anticipandosi che l’interrogatorio verrà ripreso dopo il confronto.

Requisitoria pm Mancuso processo strage di Bologna 11.0.4.1988 – 4

Tutto viene lasciato andare davanti agli occhi di questi militari, di questi uomini dei servizi segreti e continua proprio in quegli anni, a rendersi sempre piu’ frenetica l’ opera di Gelli, raccontata ancora una volta da Aleandri, nel reclutamento dei militari. Abbiamo la vicenda della rivista “Politica e strategia”, di cui vi e’ un rapporto agli atti 07.12.82, che indica come in questa rivista interagissero i fratelli De Felice Fabio e Alfredo. “Politica e strategia”, periodico trimestrale a cura dell’Istituto Studi Strategici per la Difesa, Issed, con proprieta’ della rivista Filippo De Iorio, direttore responsabile Salomone Francesco e poi sostituito da Edgardo Beltrametti, assume tale carica in sostituzione di Edgardo Beltrametti.
Ecco ancora una volta questo collegamento stretto tra rappresentati delle istituzioni come De Iorio, inserito in delicatissimi compiti a livello governativo, con golpisti del calibro dei fratelli De Felice, con teorici della guerra rivoluzionaria, cui al Parco dei Principi, come Edgardo Beltrametti e futuri piduisti come il giornalista Salomone che ritroveremo nell’ ambiente e sul giornale Costruiamo l’ Azione. Sempre nell’ ambito del Golpe Borghese – Fronte Nazionale, Gelli operera’ in collegamento eversivo e massonico con tale avvocato Tilgher di Roma, come a pagina 5 del documento Maletti, e quanto nel dar conto di tutte le forze scese in campo in questa attivita’ eversiva, secondo le dichiarazioni e le rivelazioni, fornite dalle fonti del SID, tra le quali Orlandini Remo, per quanto riguarda la Toscana, racconta: brigata paracadutisti di Livorno, un colonnello e c’e’ il nome, un ufficiale superiore c’e’ il nome, otto ufficiali inferiori, sei sottufficiali. Erano inoltre presenti nei vari scaglioni militari di truppa, aderenti ad Avanguardia Nazionale, fatti inserire a cura dell’ avvocato Tilgher di Roma: buona parte dei nomi nota. Ma restera’ nota solo a Maletti. Avvocato Tilgher di Roma, avanguardista, che ritroveremo, che identificheremo innanzitutto nel Tilgher Mario nella lista che il contenuto sia nella lista italiana che nella lista uruguaiana nella P2 e sapremo passato al Grande Oriente, giuramento firmato, e sul quale si inserisce una storia particolarmente significativa: perche’ Licio Gelli quando consegnera’ alla magistratura fiorentina, che indaga sull’omicidio del magistrato Occorsio Vittorio una lista molto depurata di iscritti alla P2, inserira’ anche il nome di Tilgher Mario. Successivamente si rechera’ dal magistrato per altre precisazioni e tra queste indichera’ che l’avvocato Tilgher non e’ mai stato iscritto alla P2. Viceversa in quello stesso periodo risulta transitare dalla P2 al Grande Oriente d’ Italia, ripeto sia per documentazione italiana che per documentazione uruguaiana proveniente direttamente dall’ archivio di Gelli.
Vi sono poi, poiché in quel periodo diventa più frenetico il tentativo eversivo, siamo nei primi anni ‘70 con Gelli, protagonista abbiamo detto dal ‘71 al ’74, vi sono a scadenza fissa le circolari che Gelli invia ai suoi fratelli nel ’71, nel ’72, nel ’73.

Avremo le riunioni che la commissione ha spiegato che si trattava di più riunioni presso villa Wanda. (…) Anche qui egli nel corso di queste riunioni discuteva e elaborava misure per contrastare – questa e’ la circolare del ‘71 che cito: ” elaborare misure per contrastare la minaccia del Pci volta alla conquista del potere per stabilire opposizione di assumere in caso di ascesa al potere dei clerico-comunisti”, circolare a pagina 17 della relazione. L’ anno successivo dirama addirittura una lettera circolare ai militari iscritti alla sua loggia nella quale si traeva la conclusione che “solo una presa di posizione molto precisa poteva porre fine al generale stato di disfacimento e che tale iniziativa protesa essere assunta soltanto dai militari”. E sulla riunione di Villa Wanda, vi rinvio a quanto afferma la commissione P2, e a quanto dichiarato dal generale Palumbo, al senso di rammarico e di profondo disgusto che la presidente Tina Anselmi comunica al testimone nel congedarlo, rifiutando persino di arrestarlo. Al ruolo che in quegli anni assume, anche, Carmelo Spagnuolo procuratore generale della Cassazione e avvocature di processi pilotati, che interesseranno Gelli e il suo sistema di potere.

La circolare del ‘74, ve ne leggo pochissimi brani, mi auguro innanzitutto l’intestazione interessante “Centro Studi di Storia Contemporanea” – quindi sappiamo che sarà rivolta a tutti i fratelli di questa struttura che e’ una copertura della P2 – , sappiamo che Musumeci avrà una tessera intestata al Centro Studi di Storia Contemporanea, sappiamo anche dove gli verra’ consegnata nonostante le sue affermazioni in contrario. Dice cosi’ Gelli ai suoi fratelli: “mi auguro e auguriamoci insieme che si trovi finalmente la forza e il coraggio, la capacita’ di operare sinceramente, per estirpare il male maggiore che oggi ci affligge le eversioni, la delinquenza organizzata operante all’ombra dell’ideale politico di destra e di sinistra, non è allarmisticamente che si prevede un’estate veramente calda, direi scottante per una notevole quantita’ di problemi estremamente impegnativi, auspichiamo il rispetto delle leggi e la emanazione di quei provvedimenti intesi alla salvaguardia della dignita’ umana, diritto al lavoro, ecc”. Mentre richiamava all’ordine, con accenti squisitamente reazionari, Licio Gelli sovvenzionava la banda armata toscana, dedita ad attentati terroristici sulla linea ferroviaria Firenze – Bologna. Credo che questo argomento meriti un momento di attenzione. Dico questo non soltanto perché forte di una sentenza, sia pure di primo grado, che ha dichiarato Licio Gelli sovvenzionatore di terroristi dediti ad attentati dinamitardi, ma anche perché, presidente, vi è una tale mole di atti che vorrei in qualche modo commentare, sia pure in maniera estremamente succinta e rapida. Alcuni di questi, sono già stati letti ritengo, però opportuno rifarlo ripetere questa lettura anche perché sarà accompagnata dalla lettura di altri atti. Franci Luciano, Procura Repubblica Firenze 13.08.76: “questi fatti ho in mente di riferire hanno attinenza a un particolare ambiente che fa capo ad una persona di Arezzo, o meglio varie persone di Arezzo, poiche’ io temo che queste rivelazioni possono incidere negativamente sull’incolumita’ mia e della mia famiglia poiche’ tali fatti sono a conoscenza anche del Batani – su questo torneremo – desidero appunto che anche il Batani sia presente. Confronto Franci – Batani: “oggi posso precisare – dice Franci – che tali notizie riguardano i collegamenti fra esponenti della massoneria di Arezzo, o meglio della P2, il SID alcuni elementi di destra sempre di Arezzo, nonche’ i rapporti avuti da Batani con un certo maresciallo dei carabinieri di Arezzo”. A questo punto interviene il Batani il quale dichiara: “in effetti ho fatto delle confidenze al Franci sul primo punto non intendo per il momento fare alcuna dichiarazione per timore”. Poi parla del maresciallo Cherubini, che sapremo essere in contatto con Cauchi (…). Sullo stesso punto Murelli Maurizio: “ricordo che effettivamente durante le pause del processo Mario tuti espresse giudizi molto duri, l’intenzione di uccidere Franci e Malentacchi, avevano sporcato l’immagine del movimento Nazionale Rivoluzionario richiamando collegamenti di questo movimento con la massoneria”. “Tuti – Latini Sergio – nelle pause del processo era molto arrabbiato perche’ in quei giorni era apparsa la notizia che Franci era stato colui che aveva tirato in ballo i rapporti tra il suo movimento e la massoneria. Ha fatto capire che non gli andava che fosse stato reso noto quel collegamento ammettendolo esplicitamente. Disse che appena gli capitava l’occasione avrebbe ucciso Franci”. Bumbaca: “non avevo mai saputo di contatti tra Cauchi e la massoneria o Gelli. In carcere pero’ ho saputo da Franci, che lo ha ripetuto parecchie volte, che esso Franci aveva ottimi rapporti, era in ottimi rapporti con Gelli e che la massoneria li avrebbe aiutati.

Queste cose Franci le ha ripetute anche dinanzi al tribunale di Firenze nel processo del Fronte Nazional Rivoluzionario. In mancanza della sentenza leggero’ alcuni brani, si tratta peraltro di deposizioni, riportati nella requisitoria del dottor Vigna di Firenze che riguardano appunto l’episodio del finanziamento: E’ ancora Brogi a riferire con dettagliate dichiarazioni circa un approvvigionamento di esplosivo di armi avvenuto in epoca compresa tra 06.03.74 e il 20.04.74: il camion contenente il materiale – secondo le dichiarazioni di Brogi – fu scortato da lui stesso e da Cauchi da Viserba di Forli’ fino a Ponte San Giovanni di Perugia, con l’aiuto di Bernadelli che usava la moto in tale localita’, – il passo si segnala per la coralita’ dei partecipanti – oltre che di Zani, Ferri, di Esposti, di Vivirito ora deceduti. Fu trasferito altrove un’ altra parte di esplosivo fu portato presso l’ abitazione di Cauchi a Monte San Savino e da qui con l’ aiuto di Brogi e Franci in localita’ Alpe di Poti donde tuti ne prelevo’ un quantitativo. Al procacciamento erano interessati anche i fratelli Castori”. Brogi individuato il casolare ove l’ esplosivo fu nascosto e tale esplosivo poi fu recuperato anche se l’intervento, dopo la strage dell’Italicus del teste imputato Del Dottore, nonche’ uomo collegato al SID”.

Ancora leggiamo in questo atto di accusa, ripeto che ha trovato una conferma, una prima conferma, nella recente sentenza della corte di assisi di Firenze: “Cauchi manteneva collegamenti – pag 106 – con i vertici romani del gruppo, intesseva rapporti con le persone che gravitavano nell’ambiente milanese di Ordine Nero, Mar Fumagalli, era strettamente legato a tuti presso il quale passo la sera del gennaio ‘75, in cui costui uccise due poliziotti e feri’ gravemente un terzo”. Eppure tutto cio’ non e’ ancora sufficiente a descrivere compiutamente la figura dell’imputato, che manteneva rapporti con persone inserite in apparati statali, si vedano sul punto le dichiarazioni non solo di Brogi ma anche di Vinciguerra o ai vertici di potentati economici della massoneria come Licio Gelli. E se e’ vero quanto afferma Vinciguerra, e non c’e’ ragione di dubitarne, sia per la forte personalita’ del dichiarante sia perche’ la circostanza si inquadra nel contesto sopra richiamato, riferendo un discorso di Cauchi questi pote’ sfuggire all’arresto perche’ avvisato da un non identificato appartenente alle forze dell’ordine e trovò poi rifugio in Spagna ove avrebbe, con altri latitanti dell’eversione nera, compiuto azioni ispirate dai servizi spagnoli. Sono poi documentati in atti i contatti che anche dopo la fuga di Arezzo, il Cauchi ebbe con i responsabili del servizio di Firenze, che all’epoca il magistrato che redigeva quest’atto non conosceva essere una persona il cui nome ricorre in questo processo, cioe’ il capitano Mannucci Benincasa.

Gelli – pag 107 –  mediante l’attribuzione della qualifica di sovventore della banda armata, sulla base delle dichiarazioni di Andrea Brogi: aveva riferito questi Andrea Brogi, di una consegna di danaro da parte del Gelli al Cauchi in vista di azioni di addestramento e di preparazione sul piano militare di persone che avrebbero potuto assumere iniziative dopo il referendum sul divorzio. Degli interrogatori del 01.12.86 e 19.12.86. Brogi ha precisato con maggiori dettagli lo svolgimento dell’operazione di finanziamento che fu concordato tra Gelli e Cauchi accompagnato da Mauro Mennucci. Si tratta di un ufficiale dell’arma dei carabinieri cioe’ quel Salvatore Pecorella inquisito nel gennaio ‘74 anche arrestato nell’ambito delle indagini sul golpe Borghese e anch’egli iscritto alla loggia P2. L’intervento di Pecorella fu propiziato, secondo la narrazione di Brogi, dall’ammiraglio Birindelli, anch’egli della loggia, la cui deposizione non contraddice il racconto del Brogi che doveva servire a garantire a Gelli la serieta’ dell’operazione e che i finanziamenti “non si perdevano e non finivano in cose inutili”, cito tra virgolette: “fu appunto in seguito a quell’intervento che il Gelli erogo’ la somma di lire 18000000 che servi’ anche all’approvigionamento delle armi e dell’esplosivo del periodo compreso tra il 6 marzo ed il 21 aprile, senza peraltro che a Gelli fossero date particolari indicazioni sull’operazione”. Brogi, poi si parla dei supporti a queste dichiarazioni e della riunione che fu indetta da tutti costoro nell’abitazione di Paolo Signorelli sul lago di Bolsena, alla quale anche Brogi partecipo’ sia pure con funzione di copertura esterna. Un primo supporto a quelle dichiarazioni – pag 108 – proviene da Sergio Calore persona altamente attendibile e, il riscontro di cui si tratta, pare sia particolarmente rilevante. Riferisce Calore di “avere appreso da Concutelli che nel ‘76 il gruppo perugino voleva introdursi in una villa presso Arezzo e qui impossessarsi di documenti custoditi in tale villa da un’esponente della massoneria. Ma Pugliese aveva bloccato l’operazione affermando che quel personaggio che abitava nella villa non andava toccato”. Vinciguerra apprese direttamente da Cauchi, Gallastroni anche qui abbiamo documenti provenienti direttamente dalla polizia: Gallastroni parlo’ a personale della Digos di Arezzo di somme date da Gelli a Cauchi, anche se poi cerco’ di stemperare il discorso. Franci sin dal ‘76 aveva assunto iniziative di rivelare i rapporti tra Gelli e la destra eversiva, e via, e cosi’ via di seguito. (…) L’informativa che la polizia di Arezzo il 06.08.80 invia all’illustrissimo signor Questore dice questo “accertamenti connessi all’ attentato di Bologna riferiva che non era, questo Gallastroni, che non era in grado di indicare dove potesse trovarsi il Cauchi ed aggiungeva che all’ epoca delle indagini sul gruppo Tuti, detto Cauchi era amico di Licio Gelli dal quale avrebbe ricevuto somme di danaro”. Gallastroni Giovanni: “Cauchi era amico di Gelli” (…). Ma Cauchi si e’ detto fugge il giorno in cui Tuti ammazza i due poliziotti e ne ferisce gravemente un terzo. Cauchi quella mattina si dirigeva in casa di Tuti, quella sera si dirigeva in casa di Tuti e successivamente dopo questo crimine saranno a cena insieme.

Presidente qui vi e’ anche un atto ufficiale proveniente Firenze 20.12.77. Il centro di Firenze scrive al signor capo reparto D di Roma, racconta come vi siano stati rapporti tra il SID e Cauchi e su questi rapporti vi e’ stato il segreto di Stato su chi abbia mantenuto questi rapporti e’ stato opposto il segreto di Stato, come il servizio abbia avvicinato Cauchi in occasione dell’attentato alla casa del popolo di Moiano, poiche’ si avevano seri sospetti nei confronti di Batani rientrato alle 5 del mattino. Bene avvicinano Cauchi, che confidenzialmente si seppe essere vicino al Batani e in grado di dare confidenze. Il Cauchi si dimostrò subito interessato a parlare del Batani scagionandolo completamente dalla sospetta partecipazione all’ attentato di Moiano. Preciso’ in particolare che il Batani non era mai stato alla casa del popolo di Moiano e che erano quelle testimonianze erano da considerarsi false. E infine che il Batani era rientrato effettivamente alle 23,30 e non alle 5. Questo e’ un concorrente, Presidente, che va a scagionare un attentatore del calibro di Batani ed era un collaboratore del SID di Firenze. Fu chiesto al Cauchi se fosse in possesso di qualche notizia relativa agli altri inquisiti e senza esitazione avvio’ il discorso su Brogi, definendolo un sicuro provocatore. Era il momento in cui gia’ lo aveva condannato a morte ed aveva anche tentato, deciso di sopprimerlo.
Alcuni giorni piu’ tardi, fine maggio, il Cauchi telefono’ al numero datogli al Sid, Presidente, per comunicare che il Batani sarebbe tornato entro una decina di giorni ad Arezzo. Ma “con l’ incontro del 19 giugno si concluse il rapporto con Cauchi, per quanto e’ dato ricordare, cio’ puo’ essere dipeso – dice lo scrivente – dall’ approssimarsi del periodo delle ferie estive”. E quanto saranno drammatiche quelle ferie estive, come il Cauchi partecipera’ a quegli eventi lo sapremo tutti. “Passeranno sette mesi – e ancora il rapporto – prima che il Cauchi si faccia vivo”. “Cio’ dovrebbe essere avvenuto la sera del 26.10.75 o 27.01.75 verso le 22 – 23 allorche’ cerco’ per telefono l’ elemento che lo aveva contattato, a quell’ ora assente dall’ ufficio. Rintracciato fece dire al Cauchi, che aveva lasciato detto che avrebbe richiamato di dare un recapito telefonico. Cosa che il Cauchi fece di li’ a poco dicendo che poteva essere richiamato al posto telefonico pubblico della stazione delle ferrovie dello Stato di Milano”. Il Cauchi era gia’ stato raggiunto, era gia’ stato emesso nei suoi confronti ordine di cattura, era latitante telefonava al Sid e lasciava il suo recapito per essere successivamente rintracciato. “Chiamato successivamente dal contattante, Cauchi rispose effettivamente dal recapito datogli e chiese subito all’ interlocutore se era in grado di metterlo in contatto con il pm che stava conducendo le indagini di Arezzo, e per l’omicidio di Empoli il 24 precedente Tuti ecc. Si disse completamente estraneo alla vicenda, voleva chiarire ogni cosa col magistrato. Fu conseguentemente preso contatto, Cauchi ripete’ , Donati Luca confermo’, l’ avvenuta fuga. La conferma Presidente, la chiusura di questo rapporto, nello stile di quella informativa che vi ho detto: “Da allora non e’ stato attuato alcun tentativo di acquisizione di notizie sulla latitanza del Cauchi, nella precisa preoccupazione di non ingenerare in chicchessia, mal fidati sospetti di collusione col soggetto, si puo’ e si deve pur dire, Giannettini docet”… E chiude questo rapporto.

“Sulle trame esplode la polemica tra i giudici di Bologna e Arezzo” – L’Unità 21.10.1976

Nuova disputa fra i giudici di Arezzo e Bologna che si so­no occupati delle inchieste sul Fronte Nazionale Rivoluzionario di Tuti e Ordine Nero. Dopo il “caso” Fianchini, l’evaso di Arezzo che con le sue rivela­zioni ha portato all’incrimina­zione di Tuti, Franci e Malentacchi per la strage dell’Italicus, una nuova vicenda divi­de la procura di Arezzo e quella di Bologna. Al centro del nuovo “caso” c’è l’avvo­cato Oreste Ghinelli, federale del MSI di Arezzo e difensore dei terroristi neri aretini.

Secondo i giudici bolognesi che hanno svolto l’inchiesta su Ordine Nero di cui Augusto Cauchi proprio ieri arrestato in Spagna era uno dei massi­mi esponenti, ci sono suffi­cienti elementi per contestare all’avvocato Ghinelli il reato di favoreggiamento nei con­fronti proprio del Cauchi, ar­restato mentre spacciava dol­lari falsi in un locale della cittadina spagnola di Mar­bella.
La stessa accusa i giudici di Bologna l’hanno rivolta an­che a un sottufficiale della questura aretina. Trasmessi gli atti per competenza terri­toriale (in quanto i reati sa­rebbero stati commessi ad Arezzo) i giudici di Bologna si sono visti tornare l’incarta­mento con una richiesta a dir poco sorprendente. La procura di Arezzo chiede, infatti, che si proceda per il reato di ca­lunnia nei confronti di colo­ro che hanno accusato Ghi­nelli: una richiesta assurda in quanto la procura aretina avrebbe prima dovuto accer­tare se le accuse contro Ghi­nelli erano infondate e rife­rire poi alla magistratura bo­lognese che in questo senso aveva voluto procedere.

In realtà vengono al petti­ne antichi nodi: già quando fu scoperta la cellula nera di Arezzo non furono approfonditi i legami che univano i terroristi con il MSI di Arezzo del quale erano esponenti Rossi, Franci, Malentacchi e Gallastroni. Ed è piuttosto significativo che solo il giudice istruttore di Bologna Vito Zincani e non la procura di Arezzo abbia af­fermato nella sentenza di rin­vio a giudizio degli ordinovi­sti neri che “a onta delle proclamazioni ufficiali le per­sone accusate di aver fatto parte di Ordine Nero opera­vano stando all’interno del partito (MSI-DN, ndr) dal quale ricevevano denaro e protezione per il tramite del locale federale e difensore di alcuni, avvocato Ghinelli”.

Queste accuse vengono dal neofascista fiorentino Andrea Brogi e da Alessandra De Bellis, moglie di Augusto Cauchi. Andrea Brogi partecipò alla famosa riunione di Monte San Savino nel corso della quale furono messi a punto: piani per gli attentati di Moiano, Ancona e Bologna. Brogi non può essere considerato un mitomane: egli faceva parte del gruppo eversivo, conosceva tutti i retroscena dell’organiz­zazione; era amico del Cau­chi e quindi le sue dichiara­zioni dovevano essere per lo meno controllate da parte del­la magistratura aretina. Più o meno le stesse accuse a Ghi­nelli le ha ribadite la moglie del Cauchi che senza dubbio sa molte più cose di quanto si crede. Del resto sulla fu­ga del Cauchi, avvenuta tre giorni dopo la strage di Empo­li, fin dal primo momento so­no stati sollevati molti inter­rogativi. Lo stesso avvocato Ghinelli ammise di essersi in­contrato con il Cauchi poche ore prima che sparisse dalla circolazione. Il federale di Arezzo precisò in quell’occasione di aver consigliato il giovane di Cortona a presen­tarsi alla polizia. Apparve strano tra l’altro che Cauchi, nonostante fosse conosciuto per la sua attività di picchia­tore e di appartenente alla organizzazione eversiva Ordi­ne Nuovo, non venisse posto sotto controllo appena il suo nome, saltò fuori dall’agenda del Tuti e si sia atteso tre giorni prima di spiccare l’ordine di cattura.

La procura di Arezzo ha passato la patata bollente a Bologna, senza però rispondere agli interrogativi sollevati dai magistrati bolognesi i quali si trovano nella condi­zione di non sapere se l’avvo­cato Ghinelli è incorso nel reato di favoreggiamento pro­prio perché i loro colleghi di Arezzo non vogliono preci­sarlo. Questo nodo deve essere sciolto se si vuole fare piena luce sui favoreggiatori, sui mandanti e i finanziatori delle trame nere in Toscana.

La P2 e gli estremisti neri toscani – commissione stragi

Altro esponente di rilievo nelle vicende terroristiche di quegli anni è Augusto Cauchi, iscritto al MSI, uomo di fiducia del “federale” di Arezzo, avvocato Ghinelli. Vanta rapporti informativi con i carabinieri di Arezzo tramite il maresciallo Cherubini, e con il capo centro SID di Firenze, colonnello Mannucci Benincasa, accusato di favoreggiamento nella sua fuga in Spagna da Delle Chiaie, e riceve sovvenzioni, anche durante la sua latitanza, da Licio Gelli. E’ al centro di una cellula dinamitarda che martorierà la tratta ferroviaria Firenze-Bologna negli anni 1973 e 1974.

A tutela del professor Oggioni, alla guida di una clinica privata, che fornirà un falso alibi a Luciano Franci allorché questi viene accusato (e condannato, in un primo processo, dalla Corte d’assise d’appello di Bologna), per la strage dell’Italicus, verrà opposto il segreto militare dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, sui legami tra Gelli, SID, Cauchi e Franci. Ma soprattutto, e la cosa non poteva sfuggire, il segreto venne opposto a tutela, oltre che di Oggioni, di Gelli, del SID, della P2 e degli autori di attentati dinamitardi interni ancora una volta al MSI e di evidente provenienza neofascista. Sarà il colonnello Lombardo, nume tutelare di Mannucci Benincasa, e vecchia espressione del SISMI nelle mani delle bande piduiste con cui non era mai entrato in conflitto, e successore del generale Notarnicola allorché verrà liquidato il gruppo di militari alle dipendenze del generale Lugaresi (notoriamente voluto dall’allora Presidente del Consiglio Spadolini e dal PCI per smantellare gli intrighi della gestione Pazienza-Santovito-Musumeci), ad apporre, di suo pugno, la frase riferita all’Oggioni «coprire ad ogni costo».

birindelli

Eppure, come ricorda Brogi, Oggioni «[…] era amico di Franci, aveva rapporti con Cauchi ed era uno di cui noi ci si poteva fidare […]». Ma era anche amico di un altro terrorista nero, Batani, intimo di Cauchi, il quale, nel ricordare quanto gli aveva riferito Cauchi, di essere stato «messo in contatto col SID tramite il professor Oggioni», aggiungeva che «voleva collaborare con i Servizi nella prospettiva di un colpo di Stato». E si stupì quando Cauchi gli rivelò «che la notte dell’attentato di Moiano risultava ricoverato nell’ospedale del professor Oggioni un certo Batani Massimo. Io, ovviamente, ero altrove, e non ho mai saputo spiegare il senso e la consistenza di questa affermazione del Cauchi […]». Era dunque l’Oggioni una pedina fondamentale per assicurare, oltre che rapporti istituzionali e non, anche coperture in occasione di attentati. Oggioni era anche iscritto alla P2, ed era uno dei principali reclutatori, per conto della loggia, di vertici dell’Arma e del SID. Aveva stretti rapporti con Palumbo, Bittoni, Birindelli, tutti espressione della P2, ed era un assiduo frequentatore di villa Wanda. Si trattava, dunque, di notizie assolutamente preziose nelle indagini del giudice istruttore di Firenze dottor Minna, cui venne impedito l’accesso opponendo il segreto di Stato. Sarebbe risultato che fu lui a presentare Cauchi a Mannucci Benincasa, all’interno di un rapporto che legava Cauchi a Gelli, e che tra lui e Franci vi erano eguali rapporti di amicizia, per cui la copertura data al Franci in occasione della strage dell’Italicus rientrava in questa congerie di rapporti massonico-eversivi che faceva capo al SID, a lui ed a Licio Gelli.

Del resto, come ricorda lo stesso Luciano Franci, terrorista nero, egli fu impiegato dal «maresciallo Cherubini, che aveva rapporti con Batani e con Cauchi […] nella irruzione nella presunta sede di “Stella rossa” di Lucignano […] organizzata da Batani e Cauchi», in una collaborazione con l’Arma che riguardava anche il gruppo neofascista di Tivoli che faceva capo a Tisei, con scambio di saluti romani e militari. Ma dell’attività di Cauchi, compresi gli omicidi portati a termine su mandato del servizio segreto spagnolo, parleranno in molti: da Brogi, che con lui e con Zani portò a termine l’attentato dinamitardo all’altezza della stazione di Vaiano, a Vinciguerra, da Franci a Batani, da Maurizio Bistocchi a Gallastroni, da Orlando a Bumbaca, dal massone di piazza del Gesù Giovanni Rossi, alla Sanna, da Gubbini a Maurizio Del Dottore che, al pari di altri, riferisce come obiettivo di Cauchi «erano i mezzi di comunicazione» ed in particolare i «binari della tratta Firenze-Bologna» Anzi, gli precisò di avere fatto un sopralluogo in quella zona, ed aggiunse che «l’attentato doveva avvenire sulla ferrovia tra Firenze e Bologna […]. A Gelli e penso anche a Birindelli, fu detto chiaramente che eravamo un gruppo che si armava e che era pronto alla lotta armata nel caso di una vittoria delle sinistre al referendum […]. Gelli sapeva che eravamo pronti per la lotta armata e che gli chiedevamo finanziamenti, ma non gli fu detto nulla di singoli attentati, né di armamenti».

E l’ammiraglio Birindelli, poi parlamentare missino, successivamente interrogato dalla Corte d’assise di Bologna in riferimento ai collegamenti con il maggiore Pecorella, Licio Gelli ed i finanziamenti ai neofascisti Cauchi, Brogi, Batani, etc., ha ricordato di essere stato avvicinato in quel periodo da esponenti aretini neofascisti che gli chiesero cosa fare delle armi che avevano messo da parte. Ulteriore conferma che Gelli fosse il sovventore di quella micidiale banda armata neofascista viene ancora una volta da Brogi che riferisce che «fu il danaro datoci da Gelli a consentirci di acquistare le armi e l’esplosivo di Rimini». Che tutti gli attentati degli anni dal 1969 al 1975 fossero da ascrivere ad esponenti neofascisti, è provato anche da una serie di condanne definitive per fatti di eversione e di terrorismo di esponenti di quell’area, Mario Tuti, Fabrizio Zani, Jeanne Cogolli, Augusto Cauchi, Luciano Franci, Andrea Brogi, Benardelli e Di Giovanni. Ma anche tanti altri furono sorpresi in quegli anni a maneggiare esplosivo e tutti sono risultati appartenenti alla destra, eversiva e non, e rapidamente scarcerati o mai arrestati (i vari Borromeo e Spedini, D’Intino e Danieletti, Nardi e Ferri, Loi e Murelli, Negri Pietro, e Silvio Ferrari e quelli del gruppo MAR-Fumagalli, della “Rosa dei Venti” o della “Fenice”, la micidiale cellula veneta, e Giancarlo Esposti, sul punto di realizzare una terrificante progressione di attentati).

Andrea Brogi – verbale di udienza 22.01.1988 – seconda parte

Il Presidente: per voi nella riunione alla quale partecipo’ Massagrande che cosa si decise? Di procurarsi in prevalenza esplosivi lei ha detto prima.

Brogi: sì, ma lì chi era che teneva un po’ tutte file non era il Massagrande; Massagrande intervenne un paio di volte dicendo che lui garantiva per le persone presenti, però era Peppino Pugliese che era venuto su da Roma per questa riunione con queste prospettive.

Il Presidente: come si svolsero queste trattative? Quante visite il Cauchi fece al Gelli? Cosa rispose il Gelli? Quante volte lei partecipo’ di persona a queste riunioni?

Brogi: ci fu un approccio telefonico, poi una prima andata di Augusto, nella quale appunto…..

Il Presidente: dove? A Villa Vanda?

Brogi continua: si, esatto, nella quale appunto fu detto: “ma guardiamo, vediamo”, poi gli fu detto:” ok. Va bene” in un secondo incontro, però gli fu anche detto: “ci vuole questa soluzione”, cioe’ ci vuole un presenza di questo personaggio.

Il Presidente: cioe’ Gelli disse che era disposto a dar del denaro a condizione che ci fosse un personaggio con le stellette, lei ha detto.

Brogi interviene: si’, perche’ lui…

Il Presidente continua: è una frase sua o e’ una frase riferita da Cauchi?

Brogi: no un personaggio con le stellette e’ una frase che a me e’ rimasta impressa quando io ho riascoltato una certa bobina di cui lei forse avrà letto nei…

Il Presidente: questa bobina in quale occasione fu registrata?

Brogi: praticamente nell’ultimo incontro, in quello alla presenza del maggiore Pecorella.

Il Presidente: oltre a Gelli chi c’era?

Brogi: c’erano Cauchi e Mennucci.

Il Presidente: fu Mennucci che fece la registrazione della bobina?

Brogi: sì, Mennucci aveva questo registratorino che avevamo comprato in Arezzo, uno fra i piu’ piccoli dell’epoca e praticamente lo teneva sotto un giubbotto paramilitare, legato alla cintura e praticamente doveva essere un qualche cosa per salvaguardarci in quanto appunto qualcuno aveva messo in testa ad Augusto che potevamo cadere in qualche situazione. Cioe’ io mi ricordo che Augusto disse:” vedrai che questa gente qui a certi livelli, con queste situazioni qui, convinto da altri, non so se ci resisteranno…”, cioe’ pensavano anche a salvaguardarci. Il che venne cosi’, a livello molto proletario, molto arrangiato un’ idea, anche perche’ noi avevamo la convinzione che non saremmo stati, ne’ frugati e poi nemmeno, diciamo cosi’, la convinzione che questa gente qui pensasse a un registratore. Abbiamo giocato un po’ di rimessa valutando che non ci sarebbero questi controlli o queste situazioni…

Il Presidente: lei accompagno’ Cauchi la seconda volta?

Brogi: io sono rimasto all’ ingresso e la terza volta invece, quando vidi arrivare il maggiore Pecorella ero proprio in un vialetto con del ghiaino, mi ricordo vicino a una pianta di limoni, vicino a un cespuglio.

Il Presidente: lei c’e’ andato due volte, ma senza ma partecipare direttamente all’ incontro, ma aspettando fuori che Cauchi uscisse fuori dalla Villa Vanda. Sempre a Villa Vanda? Il tutto?

Brogi: sì. Io sono sempre stato li’.

Il Presidente: lei ha parlato anche di discussioni che c’erano all’ interno di Ordine Nuovo fra Pugliese e Signorelli e ha detto che Signorelli era fautore di una linea politica che prevedeva l’appoggio dei militari, mentre il Pugliese era dell’avviso che non ci si doveva fidare di nessuno. Conferma questa affermazione?

Brogi: si’, confermo questo discorso perche’ e’ quello mi e’ sempre rimasto intesta.

Il Presidente: puo’ dire di piu’ sulle affermazioni Signorelli a questo proposito?

Brogi: il discorso era in questi termini, cioe’ Peppino Pugliese credo che non si sia classificato proprio all’estremita’ di questa sua situazione, cioe’ e una persona che forse voleva valutare tutte queste realta’, a dimostrazione che cedette la linea contrari a questa operazione, però non so se cedette perche’ furono messi in minoranza o perche’ servivano troppo questi soldi, non glielo so dire.

Il Presidente: a proposito di questa affermazione di Signorelli sulla necessita’ di appoggiarsi ai militari?

Brogi: sono realta’, sono cose che sono uscite fuori in quegli incontri che sono stati fatti a quell’epoca e che Augusto mi ha riferito. Mentre per quello che riguarda Pugliese c’era una situazione contraria si’, però non estremizzata come posizione del Signorelli. Se vuole sapere un mio parere …

Il Presidente: no, si riferisca a dei fatti.

Brogi: le persone che si sono opposte maggiormente sono state persone che erano dei piccoli responsabili anche dei vari gruppi di ordine nuovo a quell’epoca.

Il Presidente: lei dice nell’ interrogatorio reso al giudice Minna l’01.12.86: “difatti nella Villa di Signorelli sul lago di Bolsena ci fu una riunione dove Pugliese sosteneva la necessità di fare attentati coperti, nel senso che su questi attentati i carabinieri avrebbero potuto chiudere un occhio anche per il tipo di obiettivo e per la qualita’ stessa degli attentati. Signorelli invece, appoggiato dai milanesi e da Zani, in particolare voleva attentati istintivi, cioe’ sul pesante”.

SIGNORELLI

Brogi interviene: si, le spiego. Il discorso sta in questi termini: per arrivare ad un appoggio, diciamo cosi’, militare, si poteva arrivare per due vie. Una creare quello che e’ stato detto piu’ volte, cioe’ stato di cause e mettere nelle condizioni lo stato a creare leggi speciali e quindi chiaramente a limitare quello che erano un aspetto della democrazia e a mettere in crisi questo meccanismo.

Il Presidente: questa era la tesi di Pugliese?

Brogi: cioe’ la tesi di Pugliese era questa qui, cioe’ fare … Siccome Pugliese sapeva che a fare un’ indagine a livello di base ci sarebbero stati i soliti discorsi di chi era favorevole e chi contrario, cercava di fare un discorso di destabilizzazione, però con questo tipo di copertura, perche’ come le ripeto lui non era contrario al cento per cento. Mentre Signorelli era favorevolissimo ad un intervento militare però creato da una situazione di cause destabilizzanti. In queste due funzioni si arriva sempre a un intervento militare, però ci si arriva per due motivi: uno scontato, di intervento grossolano, nell’altra un filone politico con degli appoggi anche di partiti e di organizzazioni. Sono due soluzioni per arrivare a uno stesso fine.

Il Presidente da’ la parola al PM.

Il PM: se ha conosciuto Concutelli e in quali circostanze.

L’avv. Bezicheri interviene: c’e’ opposizione Concutelli non e’ soggetto di questo processo. A dire la verita’ questo difensore ha piu’ volte rivolto istanza affinche’ Concutelli venga convocato e sentito su tutti punti nei quali viene chiamato in causa da cosiddetti pentiti su pretese confidenze che avrebbero ricevuto da Concutelli. Non è ancora stato deciso nulla su questo punto, ma a ogni modo, rifacendomi anche alla giurisprudenza, come l’altro giorno ho precisato, proprio di questa corte, che in una ordinanza dice che nel dibattimento occorre verificare le cose che sono state portate a dibattimento, io francamente sentire oggi quali sono stati gli incontri e i rapporti fra Brogi, che in questo processo e’ un soggetto di passaggio e Concutelli che non c’è per niente, mi sembra che siam completamente al di fuori di un retto dibattimento, pertanto mi oppongo.

Il Presidente: ci spiega il rilievo di questa domanda?

PM: Presidente, Concutelli …

Il Presidente interviene: Concutelli per se stesso non ci interessa; se ci porta ad altri rapporti con persone che interessano questo processo.

Il PM: Concutelli porta a collegamenti tra il gruppo aretino e quello di ordine nuovo nel quale si riconosceva anche Signorelli, e porta a questo riferimento nei confronti di persona che appare centrale nell’ attivita’ eversiva degli anni 1979 – 80 poiche’ numerosi tentativi furono fatti da parte degli imputati di strage per liberarlo sia dal carcere di palermo che dal carcere di Taranto. Poiche’ si tratta di un filone costante che lega Concutelli, Signorelli e successivamente gli epigoni di costoro, cioe’ Fioravanti, Mambro ed altri, e questa figura attraversa tutta l’ eversione dagli anni 70 agli anni 80…

Il Presidente: facciamo una domanda piu’ esplicita. Che l’ abbia conosciuto e’ pacifico dagli atti.

Brogi interviene: ma ecco, si taglia la testa al toro perche’ io non ho mai avuto confidenze e non ho ma avuto rapporti, quindi non c’e’ problema ne’ fra difesa ne’ fra accusa perche’ non so dirle niente su questo personaggio.

Il PM: ma lui ricorda come Augusto e un’ altra persona “mi acchiapparono e fu allora…”

Brogi interviene: quello l’ ho gia’ specificato quello … Lei dovrebbe continuare a leggere il verbale.

Il PM: “so benissimo che si tratta di Concutelli.”

Brogi: sì, ma quello fu un depistaggio che io feci all’ inizio del mio… Per non tirare fuori e dentro la storia del Tuti, quindi se lei prosegue nei verbali lo trova poi che io l’ho affermato chiaro e tondo.

Il Presidente: quindi non era Concutelli.

Brogi: non era Concutelli. Io Concutelli l’ho visto di transito, ma non ho mai avuto rapporti con lui.

Il PM: io non ho questo verbale in cui rettifica tutto.

Brogi: si, c’è. Glielo dico io.

Il PM: non lo abbiamo qui agli atti.

L’ avv Bezicheri: reso in dibattimento avanti alla Corte di Assise di Firenze.

Il PM: non lo abbiamo ed ecco il motivo per cui era anche importante fare questa precisazione.

Il Giudice a latere: peraltro il teste è stato ammesso a deporre soltanto sui verbali gia’ acquisiti da questa Corte.

Il PM: se conferma che con quel denaro, cioè i 18 milioni, fu comprato l’esplosivo e le armi di cui al famoso camion di Rimini e tutto ciò che ha raccontato di particolari di questo acquisto e di questo trasporto.

Brogi: si, l’ ho trasportato io.

Il PM: e dell’utilizzo anche.

Brogi: dell’ utilizzo io ho detto come e’ stato spartito, poi come sia stato mescolato dopo …
Il PM: si, nel senso della spartizione tra vari persone, tra le quali il tuti. Se conferma questa dichiarazione: “con Benardelli sulla moto io e Augusto nella macchina di Augusto e con il camion, raggiungemmo le Fonti del Clitumno dove al bivio salimmo verso Campello. Qui c’erano altre persone fra cui ricordo Zani, Vivirito, il padrone di un’auto che una Land o Range Rover. Il padrone di una Land Rover era molto amico di Vivirito e non ho difficolta ad ammettere che si trattava di Giancarlo Esposti, dopo che mi venne mostrata una foto segnaletica dello stesso.”

Brogi: si, confermo.

L’ avv Bezicheri interviene: c’e’ opposizione, sono circostanze che riguardano altri processi.

Il Presidente: il fatto che riguardi un altro processo non …

L’ avv Bezicheri continua: nessuna delle persone citate fa parte di questo processo.

Il PM: ma questo non c’ entra nulla.

L’ avv Bezicheri: ma come non c’entra nulla? Allora chiediamogli se ha conosciuto Cagliostro, se ha conosciuto Garibaldi, non lo so. Io faccio una formale opposizione, facendo presente che i testi che vengono assunti ai sensi dell’ art 450 bis, del cpp, per la lettera della norma e per giurisprudenza costante possono essere interrogati su circostanze che riguardano il processo nel quale vengono assunti ai sensi dell’ art 450 bis del cpp, e non gia’ quello nel quale hanno veste di imputati che è un altro processo. Da cio’ ne deriva che la domanda formulata dall’ illustrissimo PM non riguardante alcuno degli imputati di questo processo ed essendo null’ altro che l’oggetto principale del procedimento teste’ conclusosi avanti la corte di assise di Firenze ove il brogi era imputato è, secondo una retta interpretazione del 45 bis del cpp e secondo il concetto che vuole che questa istruttoria dibattimentale debba riguardare fatti e personaggi di questo processo, è inammissibile.

Il Presidente, premesso che la rilevanza di fatti e di personaggi riguardanti altri procedimenti deve essere di volta in volta valutata dalla corte e che quindi non puo’ accettarsi il limite assoluto di tutto cio’ che altri procedimenti non possa essere rivalutato nel presente procedimento; ritenuto tuttavia che la domanda fatta dal PM sia in concreto ininfluente ai fini del presente procedimento non la ammette.

Il PM: voglio fare rilevare che in questo dibattimento e non soltanto nella requisitoria e nella sentenza ordinanza dei giudici istruttori, i nomi di Zani, Vivirito sono ricorsi numerose volte e c’ e’ stata anche una aperta controversia circa l’appartenenza e la militanza di queste persone ad una delle due organizzazioni neofasciste i cui vertici vengono oggi processati. Ecco perche’ io chiedo che la Corte voglia riveder questa decisione, poiche’ la presenza di esponenti di Avanguardia Nazionale e di Ordine Nuovo all’ interno di gruppi terroristici operanti in Toscana nel 1974 appare certamente a mio giudizio rilevante, tenuto conto della rilevanza che queste persone hanno avuto e queste ipotesi hanno avuto all’ interno sia della requisitoria del PM, sia dell’ ordinanza dei GI se qui si impedisce di leggere i verbali, si impedisce di porre domande….. E’ chiaro che si devono porre domande estrapolate da un contesto che e’ molto piu’ logico e molto piu’ ampio e qui si finisce con l’impedire di andare ad accertare ed approfondire fatti che sono certamente importanti nella ricostruzione di tutti gli avvenimenti, dal 1974 in poi.

Il Presidente: l’ opposizione alla lettura dei verbali fatta nei modi di legge e’ una legittima opposizione. Verbali possono essere letti come sappiamo per rinfrescare la memoria al teste o per fare rilevare incongruenze.

Il PM: ma questi qui sono casi classici per rinfrescare la memoria a un teste che ha reso dichiarazioni….

Il Presidente interviene: ritengo che quella affermazione non sia rilevante …

Il PM continua: per anni su fatti riguardanti il 1974 … Se conferma cio’ che ha in maniera piu’ dettagliata riferito in ordine a cio’ che fu detto al Gelli per ottenerne il finanziamento.

Il Presidente: faccia una domanda specifica.

Il PM: ha dato una risposta, a mio giudizio, molto riassuntiva poiche’ in maniera piu’ articolata ha parlato di questa questione ….

Il Presidente interviene: e’ in grado di aggiungere qualcos’ altro a quello che abbiamo detto poco fa su quello che fu detto al Gelli per ottenere quei 18 milioni?

Brogi: io rispondo, dicendo questo, che se mi volete chiedere che cosa capi’ il Gelli di che cosa gli chiedevamo, il Gelli capi’ questo: che un gruppo o dei gruppi, di persone al di fuori del Msi si stavano organizzando in previsione del mutamento storico, come lo e’ stato infatti qualche anno dopo, del cambiamento politico del paese, e quindi chiaramente creare un serbatoio di materiale, sia di strutture logistiche, operanti e anche di finanziamento di uomini, in caso di una presa di potere da parte delle sinistre e in caso di una limitazione di quelle che erano le iniziative private, le imprese private ripeto, che era praticamente una ghettizzazione di un certo mondo. In particolare modo al Gelli non fu parlato esplicitamente ne’ di attentati, ne’ di quello che noi avremmo fatto. Indiscutibilmente il Gelli aveva le nozioni e le possibilità conoscitive di accertarsi al cento per cento di quello che noi potevamo fare, in quanto appunto il maggiore dei carabinieri Pecorella aveva il compito di saggiare che la situazione andasse su questi canali. Che poi invece la palla dell’esplosivo sia saltata di mano a tutti, perche’ alla fine queste armi questo esplosivo sono andati a finire a varie persone che indiscutibilmente avevano gia’ preso una loro decisione estrema di utilizzo. Indiscutibilmente e’ stata una cosa che e’ sfuggita di mano sia al maggior Pecorella che non so come l’ ha potuta gestire e sia al Gelli.

Il Presidente: fu fatto specificamente al Gelli il discorso dei partigiani alla rovescia? Le risulta che gli sia stata detta questa frase?

Brogi: quella e’ una frase che dissi io ad Augusto d fargli, quindi me la ricordo bene perché dissi: “andiamo noi questa volta in montagna, facciamo i partigiani alla rovescia”.

Il Presidente: le risulta che il Cauchi l’ abbia riferita?

Brogi: sì, sì.

Il Presidente: ha sentito se fosse rimasta registrata anche in quella bobina?

Brogi: No, cioe’ il discorso…. Ricordiamoci questo quando Augusto parlo’ dei partigiani alla rovescia, ne parlo’ nel primo incontro quando il Gelli doveva darci l’ ok quando abbiamo registrato con la bobina, il Gelli aveva gia’ deciso di darci il denaro, quindi non c’era bisogno di ridirgli il discorso. Cioe’ fu la prima pasticca che fu data al Gelli per essere digerita l’operazione, l’investimento.

Il PM: se conferma che Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che i soldi sarebbero serviti per iniziative volte a dare maggiore forza a quelle forze di destra alternative al Msi. Gli avrebbe parlato anche di una libreria da aprire ad Arezzo dove vendere libri e edizioni come AR, e in particolare compiere un’ azione di addestramento e di preparazione sul piano militare e cioe’ con armi ed esplosivi a persone che avrebbero potuto e dovuto nel dopo referendum, assumere iniziative. Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che per addestrare questi giovani si trattava di fargli fare delle azioni non di grossa entità, in vista di un loro preparazione.

Brogi: infatti l’ uso del materiale che il Gelli al massimo avrebbe potuto concepire era di fare questi piccoli addestramenti di preparazione a quello che ho detto, doveva essere un utilizzo, non però per un discorso destabilizzante, cioe’ per un discorso di preparazione a un qualchecosa che, diciamo così, doveva accadere; in quel momento lì tutti ne erano convinti. Quindi questa realtà operativa e militare doveva essere su piccolissime basi addestrative. Certo, ribadisco che il Gelli non avrebbe mai pensato che i soldi fossero stati poi investiti in un grossissimo quantitativo quasi tutto di armi ed esplosivo e non chiaramente anche in librerie o iniziative di questo tipo e che poi a sua volta questo esplosivo andasse a finire nelle mani dei gruppi più estremizzati in quell’epoca. E’ chiaro che il discorso delle librerie… Furono messe fra le situazioni di approvvigionamento. Certo che il Gelli non avrebbe mai pensato che i 18 milioni sarebbero andati tutti spesi soltanto per le armi e l’esplosivo.

Il PM: se conferma che il Gelli in cambio aveva chiesto due cose e cioe’ tre o quattro ragazzi capaci che sapessero guidare l’automobile e imparassero a guidare l’ elicottero … “penso gli servissero come guardie del corpo ..”

Brogi: sì, questo l’ aveva chiesto …

Il PM continua: “e poi aveva chiesto di essere tenuto al corrente di come venivano spesi i soldi e quali iniziative, riferendosi alle azioni di addestramento, sarebbero state compiute.”

Brogi: esatto. Non so io chi l’abbia tenuto al corrente. Molto facilmente doveva tenerlo al corrente il maggiore Pecorella. Era lui che doveva avere il compito di gestire questo discorso. Noi una volta ottenuti i soldi… Poi tutto il resto … Insomma le promesse, sa …

Il PM: se conferma che fu il generale Giordano a mettere in collegamento Cauchi con il maggiore Pecorella.

Brogi: cioe’ il generale Giordano disse che l’amm Birindelli sarebbe stato il piu’ idoneo a trovare un personaggio nell’ambiente militare atto a fare questo tipo di operazione. Infatti il nome del maggiore Pecorella usci’ da un incontro fatto vicino alla federazione del Msi di Pistoia. Quindi dopo Giordano arrivo’ l’ ammiraglio Birindelli. L’ ammiraglio Birindelli fece arrivare questo maggiore Pecorella.

Il PM: se conferma che mentre vi era la riunione nella Villa di Signorelli alla presenza del maggiore Pecorella, di Cauchi, di Pugliese, di Benardelli, di Castori e di Tomei, telefono’ Campo di Avanguardia Nazionale da Castrovillari.

Brogi: sì, doveva dare una risposta su quello che era la decisione che Avanguardia Nazionale, almeno quella presente e chi la rappresentava in Italia in quel momento, avrebbe preso come posizione in questo contesto.

Il PM: se conferma che a Castrovillari fu deciso di fare attentati anche nel meridione e campo comunico queste cose prima per telefono e poi di persona.

Il Presidente: a chi le comunicò?

Brogi: praticamente Campo si era preso… Non so che cosa fosse a quell’ epoca nell’ organizzazione di AN, si era preso l’ incarico di tastare il terreno di Avanguardia, in particolare modo quello del profondo sud, di vedere se questi personaggi qui a livello di base, a livello di organizzazione, avessero accettato questa proposta operativa e sembra… Cioe’ e’ stato certamente dato l’ ok a questo tipo di operazione.

Il PM: afferma che nel sentire la registrazione egli capì che gia’ dalla prima frase pronunciata dal Gelli questi aveva gia’ conosciuto, di nome, il maggiore Pecorella?

Brogi: sì, nella registrazione si intuisce, non ricordo su che sfumature, ma che non fosse un discorso casuale. Con ciò era vero anche questo, che il Gelli aveva detto al Cauchi nell’incontro, quando gli disse “serve un uomo con le stellette” disse chiaramente “tanto io ho la possibilità di controllare questa persona”. In piu’ si capisce nella registrazione che viene fatto un discorso simile a questo: “io mi fido perche’ non ci sono problemi in quanto so che posso prendere informazioni su di lei o le posso avere, e posso sapere lei come si muove”. Ecco, quindi questo è quello diciamo cosi’ … La sicurezza del Gelli è perché bene o male avrebbe… Qualunque tipo di ufficiale sarebbe stato buono perché avrebbe potuto controllarne i movimenti.

Il PM: afferma il teste: “il Cauchi inoltre era sicuramente legato ai servizi. E’ dal 1975 che dico che Cauchi era collegato ai Servizi, già quando depose davanti al dr Zincani”.