Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – dodicesima parte

L’avv. Lisi : Presidente io ho ascoltato il teste nella speranza che ci portasse qualche novita’ in ordine alle sue solite cose, comunque modificate anche in questa data. In presenza di un continuo modo di comportarsi da parte sua, con le stesse caratteristiche, siamo costretti a fare queste richieste. Poi per quanto riguarda l’esame di quelle dichiarazioni, le contestazioni non le posso fare perche’ non avete tutte le copie di quei verbali, ne’ posso ricorrere a domande precise con le quali evidenzierei come il teste Izzo oggi ha continuato a contrastare se’ stesso e a contraddirsi. Poi per quanto riguarda la valutazione del teste, ecc. sara’ oggetto di valutazione da parte di tutti quanti. Il Presidente: perche’ non le ha fatte prima queste istanze?

L’avv. Lisi: se il teste oggi fosse venuto a dire: “smentisco tutto cio’ che ho detto fino ad oggi ed inizio un nuovo tipo di discorso” noi non saremmo stati costretti a chiedere l’acquisizione di questi interrogatori.

L’avv. Giampaolo: la domanda dov’e’?

Il p.m.: Esibisca ora il verbale e faccia la contestazione, mi sembra tutto regolare. Non c’e’ nessuno che si oppone al suo deposito di atti.

L’avv. Lisi: non sono in grado di depositarli perche’ i miei atti sono copie peraltro anche informi.

L’avv. Giampaolo: vanno bene anche informi, anche deformi…

Il Presidente: completi le richieste istruttorie e faccia le domande.

L’avv. Pisauro chiede che venga acquisito il verbale reso alla corte di assise di Roma per il processo leighton.

L’avv. Lisi: e’ gia’ allegato.

L’avv. Pisauro: no, non mi pare.

L’avv. Baldi: mi sembra estremamente scorretto tacciare Izzo di aver modificato le sue versioni, quando dagli atti di questo processo che tutti abbiamo letto, Izzo non ha fatto altro che confermare puntualmente quanto sostenuto in tutti i suoi interrogatori. Gradirei che l’avv. Lisi, anziche’ fare affermazioni che sembrano incomprensibili, potesse esplicitare meglio le contraddizioni in cui oggi sarebbe caduto Izzo, altrimenti sarebbe molto meglio che risparmiasse certi commenti.

L’avv. Montorzi: se li sa che li contesti.

L’avv. Lisi: per la posizione dell’Izzo con riferimento alla dichiarazione resa alla domanda del collega Bezicheri con riferimento all’episodio di Iannilli, Izzo ha sostenuto che non e’ mai stato messo nelle condizioni di sapere quale fosse l’esito delle sue accuse nei confronti di Iannilli…

Izzo interrompe: no assolutamente, sta dicendo una cosa non vera. So benissimo che Iannilli e’ stato prosciolto, chi ha mai detto che non lo so…

L’avv. Lisi: lo disse nella dichiarazione resa alla Corte di Assise di Appello di Bari mi sembra il 14/4/85. A domanda precisa, disse che non era nelle condizioni di conoscere perche’ egli aveva dato delle indicazioni, e non poteva andare al di la’ delle indicazioni stesse perche’ non poteva dare alcun elemento di riscontro in ordine a quelle dichiarazioni da lui rese con riferimento al fatto per cui Iannilli venne processato. Per tutte le altre dichiarazioni, con riferimento a tutti i fatti per i quali sono sorti i processi, ivi compreso il discorso nei confronti del Latini, egli insiste nel dire quanto affermato in data 14/4/85, cioe’ che…

Il Presidente: avvocato, lei sta facendo una domanda estremamente poco chiara. Cerchi di chiarire.

L’avv. Lisi: siccome il documento non e’ agli atti, debbo per forza di cose basarmi sui miei appunti. Il riferimento e’ esclusivamente a una accusa che Izzo fece al Latini il quale, sentito il 29/4/85 (e di questo verbale chiedo l’acquisizione agli atti, perche’ e’ un chiaro riferimento ad una valutazione possibile dell’attendibilità del teste) dichiarò: “per quanto mi riguarda, nei miei confronti Izzo e’ stato anche bugiardo, perche’ al giudice vigna di Firenze ha riferito circostanze non vere, per cui mi trovo imputato di concorso nell’omicidio Buzzi del quale sono completamente estraneo.

Il Presidente non ammette la domanda perche’ non attinente al processo.

L’avv. Lisi procede nella lettura: “io e Bonazzi a Trani eravamo soliti prendere in giro Izzo dicendo che era posseduto dal demone della bugia”…

Izzo interrompe: aspetti avvocato mi faccia dire una cosa, Latini ha confermato il mio verbale lo ha confermato ventiquattro volte….

Il Presidente: aspetti…

L’avv. Bezicheri: Latini e’ stato assolto.

Il Presidente fa presente che la vicenda Buzzi non interessa il processo.

Izzo: Latini l’aveva confessato questo omicidio, poi ha in causa ha ritrattato dicendo che ero un bugiardo, io le posso portare un centinaio di persone che ho chiamato in correi e anche tantissimi condannati…

L’avv. Lisi chiede l’acquisizione del verbale 29/4/85 avanti la Corte di Assise di Appello di Bari.

Izzo: di Brescia.

L’avv. Bezicheri: e’ il processo di Piazza Fontana.

Izzo: allora chiediamo anche l’acquisizione dei verbali in cui Latini confermava cio’ che dicevo io.

Il p.m.: Dove risulta che Latini avrebbe confessato questa partecipazione sia pure non ritenuta… Se puo’ dire qual e’ il verbale e si acquisisce anche questo.

Izzo: ci sono due processi in merito a questo, a Novara e a Brescia. A Novara c’e’ stato anche un confronto con me e il giudice contesto’ a Latini: “guardi che non e’ Izzo che l’accusa, e’ lei che ha confessato” e lui: “ne parlerò a Brescia.” A Brescia ha detto che sono bugiardo e che non c’entrava niente e la corte di assise di Brescia ha reputato… che poi e’ utile acquisire la sentenza, perche’ sono convinto che quella corte non mi ha dato del bugiardo, ha detto che probabilmente le prove non erano sufficienti per condannare, giustamente, una persona…

L’avv. Lisi: vorrei sapere se dal 17/2/80 al 10/4/80 Izzo fu tradotto presso l’ospedale psichiatrico di Montelupo Fiorentino per perizie e cure.

Izzo: si’. Ero in attesa di appello per l’ergastolo e tentai di prendere la perizia psichiatrica. Feci il matto per un periodo, misi la fascia in testa, mi vestivo tutto sporco, insomma le solite cose che si fanno in questi casi e mi addussero all’ospedale psichiatrico dove rimasi una ventina di giorni, forse il periodo che dice lei. Dopo di che, dissero che ero sano di mente e mi mandarono via.

A d.p.m.r.: Si’, avevo Ferracuti come perito di parte.

L’avv. Lisi: oggi ha sostenuto che il Freda gli aveva confidato della sua partecipazione alla strage di piazza fontana. Se puo’ dirci perche’ il 13/3/84, dinanzi al GI di Catanzaro e quindi post-pentimento, ebbe a dire: “ad ulteriori chiarimenti posso aggiungere che il Freda per la verita’ non mi disse di essere direttamente implicato nella strage”.

Izzo: lei non deve leggere mezza riga. Quello che volevo dire e’ che Freda non ha detto che c’entrava direttamente; lui era correo dell’organizzazione della strage. Mi ha detto che la bomba a Piazza Fontana l’ha messa Fachini di persona e che l’organizzatore generale e’ Delle Chiaie che lui c’entrava in questa storia, ha raccontato la storia dei timers del capitano Amid, quella storia famosa. Questo e’ quello che mi ha raccontato. E’ poi la corte di Catanzaro che deve valutare se questo e’ concorso nella strage o associazione sovversiva, non sta a me dirlo.

L’avv. Lisi: Izzo ha dichiarato che si stava ipotizzando una certa decisione di collocare nella villa di feltrinelli alcuni timers della stessa partita acquistata da Freda. Ha aggiunto oggi che questo collocamento lo si stava organizzando insieme ai cc.

Izzo: era una cosa organizzata dal gruppo milanese facente capo a Rognoni, Ballan, Nico Azzi. Riguardo questa collaborazione con i cc., rispetto a questi fatti, dovrebbe essere quella divisione di cc., Che non ricordo come si chiama, che sta a Milano, la quale, tra l’altro – poco tempo fa feci un verbale con la dott.ssa Dameno della procura di Milano – ed era abbastanza in legami stretti e questo episodio e’ dimostrato da un episodio abbastanza brutto che sarebbe la violenza carnale nei confronti di franca rame che hanno fatto con la protezione dei carabinieri. L’hanno fatta alcuni neofascisti, tra cui angelo angeli, con la protezione dei carabinieri. E’ una storia che mi ha raccontato Bonazzi.

Il p.m.: Presidente, se puo’ essere piu’ preciso perche’ vi e’ traccia in atti. Il Presidente fa presente che e’ irrilevante.

Il p.m.: Quando e’ stata dichiarata la prima volta questa storia?

Izzo: l’ho dichiarato mesi fa alla dott.ssa Dameno di Milano che mi ha interrogato su una serie di documenti ritrovati in un covo di potere operaio, mi sembra, covo riguardante l’omicidio Ramelli. Hanno trovato tracce di rapporti tra fascisti e carabinieri di Milano.

L’avv. Lisi: quando apprese la notizia del collocamento dei timers, e da chi?

Izzo: ne ho parlato nel verbale del gennaio ’83 e mi sembra di averla appresa esclusivamente da Bonazzi che era molto amico di Nico Azzi; diciamo che la fonte principale di questa storia dovrebbe essere Nico Azzi, ma a me l’ha detta Bonazzi.

L’avv. Lisi chiede che venga sentito Bonazzi anche su questo punto.

Izzo spontaneamente: con Bonazzi ho passato circa quattro anni in cella.

L’avv. Lisi chiede che si dia lettura della lettera inviata da Izzo in ordine alla sua posizione che e’ allegata agli atti.

Il Presidente: e’ arrivata di recente, circa un mese fa.

L’avv. Lisi: a cosa fa riferimento?

Il Presidente: non fa riferimento a fatti processuali, alla sua posizione personale.

L’avv. Lisi chiede se e’ possibile che Izzo esponga il contenuto della lettera.

Il Presidente acconsente.

Izzo: in questa lettera faccio presente questo tipo di situazione. Vista la vastita’ di procedimenti di cui vi sarete resi conto, mi trovo spesso a deporre in questo tribunale, davanti a varie corti di assise. In questa situazione vengo sempre attaccato come persona, difficilmente mi vengono contestate le cose che dico. Allora volevo far presente a questa corte che sono entrato in carcere a 19 anni e ne ho scontati 13, ho fatto delle azioni orribili di cui mi vergogno. Che posso dirle, posso rinnegare, posso anche cercare di porci riparo con una vita diversa, se riuscirò ad averla. Io credo che una qualsiasi societa’ civile, debba ammettere che le persone possono non solo cambiare, ma anche essere diverse a distanza di molti anni da quelle che erano. La mia scelta di collaborazione e’ soprattutto un rifiuto di quello che ero, in un certo senso. Sono un po’ in difficoltà a dire certe cose, perche’ mi rendo conto che in fondo sono cose mie di cui e’ difficile parlare, pero’ vorrei far presente a tutti che a dimostrazione di questo ho una situazione personale reale. Mi sono autoaccusato di numerosi reati che sono tutti reati comuni che dovrò pagare normalmente. Ho cominciato a collaborare quando ormai avevo una condanna all’ergastolo e numerosi altri anni definitivi per cui le accuse che dicono, che posso chiedere ai giudici, cosa posso chiedere ai giudici? Nulla. Posso solo sperare con la buona condotta che un domani io possa prendere la condizionale, le cose che avrei preso in ogni caso, comportandomi bene, ecc.

Izzo prosegue: non voglio nemmeno demonizzare l’opportunismo, e’ anche umano essere opportunisti in certe condizioni. Purtroppo non sono neanche nella condizione di essere opportunista. Questa e’ la mia scelta. Ho sofferto molto in carcere perche’ ho fatti molti anni di carcere speciale, di art. 90, ecc. Per quanto puo’ sembrare paradossale, a volte mi lacera anche rendermi conto che con le cose che dico procuro del carcere ad altre persone. Non e’ che io sia diventato un santo, sono diventato un buono, ho le mie debolezze, le mie rabbie, i miei rancori. Certamente non sono piu’ la persona che ha commesso quei fatti e questa in qualche maniera e’ una forma di riparazione che vorrei offrire ai fatti che ho commesso. Ecco questo volevo dire. Faccio presente che la mia situazione e’ controllabile. Qui si parla di Paliano come se fosse un paradiso: e’ un carcere, si e’ applicata la riforma, ma praticamente non si gode di particolari benemerenze. Ho la possibilità di fare un corso di computer e dato che sono bravino con il computer, insegno a ragazze e ragazzi; ho la possibilità di avere colloqui con qualche amica perche’ ho l’autorizzazione dell’AG, normalmente voglio dire. Quando ero al carcere speciale di Trani, in un certo periodo che il carcere si era enormemente allargato, stavo molto meglio di quanto sto oggi a Paliano e questo e’ controllabile, io addirittura prendevo il materasso e dicevo: “domani vado a dormire in cella con Sartorelli, vado a fare una settimana da Sartorelli”, le guardie stavano zitte ed io andavo in cella da Sartorelli.

Izzo prosegue: il privilegiato in carcere e’ colui che continua a possedere un potere criminale, non e’certo la mia condizione di privilegiato. Aggiunga che non ho possibilita’ neanche in termini giuridici, perche’ ho problemi di pericolo personale, ho problemi di opportunita’, mi si accusa dicendomi che qualsiasi cosa mi darebbero sarebbe un premio per quello che faccio… Mi trovo in una situazione veramente disperata da questo punto di vista e mi vengono sempre contestate queste cose. Sto veramente cercando di essere una persona diversa, mi dispiace anche di accusare altre persone a cui procuro del carcere; d’altra parte sono convinto che bisognava fermare e questa e’ una mia convinzione profonda che ho tuttora che bisognava fermare certi episodi, come le stragi, ecc.. E ho dato un piccolo contributo a questo. Non ho nulla da chiedere.

L’avv. Lisi: nella lettera c’e’ un riferimento ad una sua condanna anche precedente a quella del Circeo?

Il Presidente: e’ una domanda processuale questa?

L’avv. Lisi: se nella lettera c’era il chiarimento.

Il Presidente: questo non me lo ricordo.

L’avv. Lisi: ha subito condanne precedenti a quella del Circeo?

Izzo: ho subito parecchie denunce, arresti, sia precedenti che conseguenti al Circeo; ho fatto numerosissimi reati. Se allude a una denuncia per violenza carnale, si’, ho capito a cosa allude ed e’ vero, si’.

Il p.m.: A cosa allude?

Izzo: ad una denuncia per violenza carnale che ho avuto in tempi precedenti.

L’avv. Bezicheri: e’ una condanna.

Izzo: si’ ha ragione, e’ una condanna.

Il Presidente: ho ammesso questa domanda solo per un chiarimento su cio’ che ha detto prima, non come domanda processuale, perche’ l’art. 133 vale per gli imputati e non per i testimoni. I precedenti penali del teste non interessano, almeno quelli che non riguardano fatti politici.

L’avv. Bezicheri: allora dovrebbe chiarire quando ha detto che voleva riparare ai motivi per i quali era in carcere, che si trovava a scontare l’ergastolo e altre condanne e non per fatti politici. E’ bene che chiarisca.

Il Presidente fa presente che questo e’ noto.

L’avv. Bezicheri: no, non l’ha detto.

Izzo: ho detto che per motivi politici ho due piccole condanne che non ho ancora preso e per cui rischio pochissimo.

L’avv. Lisi: per i detenuti che entrano in carcere con la sua caratteristica, con la sua condanna, qual e’ la condizione normale?

Il Presidente fa presente che la condizione carceraria dei testimoni e’ cosa assolutamente irrilevante ed invita Izzo a non rispondere.

Izzo: la mia posizione carceraria e’ talmente evidente che non ho mai avuto problemi.

L’avv. Lisi: gradirei che venisse verbalizzato. La domanda e’ specifica: per i detenuti non politici ne’ politicizzati all’ingresso del carcere e nella condizione in cui si trovava Izzo al momento dell’arresto…

Izzo interrompe: ma io ero un rapinatore, ero una persona che aveva sparato alla gente, io me la mangiavo la gente in carcere, avvocato…

Il Presidente: Izzo, le ho detto di non rispondere, aspetti che io ammetta la domanda.

L’avv. Lisi prosegue: con la condanna per i fatti del Circeo quale sarebbe stata la condizione…

Izzo: ma cosa ne so quale sarebbe stata…

Il Presidente: no, no, non deve rispondere. Ordino al cancelliere di non verbalizzare le risposte se prima non ho ammesso la domanda.

L’avv. Lisi: chiedevo solo che venisse verbalizzata la domanda e’ chiaro, non mi interessa la risposta. Se conosce le condizioni nelle carceri per i detenuti che hanno le stesse caratteristiche, con la condanna con le quali …

Izzo: le coltellate le ha prese il suo difeso in galera. La faccia finita, la faccia finita…

L’avv. Bezicheri: no, no…

Il Presidente: io non ho ammesso questa domanda.

L’avv. Bezicheri: no, no, che il teste dica “faccia finita” a un avvocato… No, eh.

L’avv. Lisi: ma lascialo stare…

L’avv. Bezicheri: no, che ci dobbiamo sentire “faccia finita” da Izzo, Presidente questo e’ troppo.

Izzo: quando era in carcere mi scriveva piagnucolando: “sto in carcere, ho chiamato mia moglie…”

L’avv. Bezicheri: chi?…

Izzo: lei.

L’avv. Bezicheri: io a te scrivevo?

Izzo: si’, proprio, la troviamo la lettera..

L’avv. Bezicheri: porta qui le lettere, porta qui le lettere… Io scrivevo a Izzo?

Izzo: si’, proprio.

L’avv. Bezicheri: porta qui la lettera.

Izzo: gliela troviamo, perche’ e’ censurata…

L’avv. Bezicheri: io a te scrivevo?

Il Presidente: a questo punto sospendiamo l’udienza.

L’avv. Bezicheri: ma come. Ma che… Crediamo di trattare cosi’ gli avvocati, Presidente.

L’avv. Bezicheri: porta qui le lettere. Le mani mi facevo tagliare prima di scrivere a Izzo. Qui si sta esagerando.

Il Presidente: il processo e’ rinviato a domani, ore 9,00.

Il Presidente: a questo punto l’udienza viene sospesa. Si da’ atto che a questo punto il Presidente rinvia la udienza a domani 26/11/87, ore 9,00 ed ordina che Izzo Angelo sia nuovamente tradotto per l’udienza di sabato 28/11/87, ore 9.

Andrea Brogi – dichiarazioni 21.02.1975 seconda parte

Si riprende ad ore 20.10, avanti l’ ufficio come sopra costituito.

– il denaro e’ vero che mi fu consegnato dal Rossi, mentre la dichiarazione mi fu fatta rilasciare da Cauchi, Franci e Donati, i quali evidentemente agivano di comune accordo col Rossi. Al momento della consegna dei soldi mi avevano ammonito: “questi soldi ci sono costati dei sacrifici” . Non erano le testuali parole, ma il significato era questo, volendo intendere che per mettere insieme la somma avevano avuto difficolta’ .

– fu il Cauchi a suggerire il testo della mia “confessione” ed e’ chiaro che facendomi ammettere di essere io esponente di Ordine Nero, anzi l’ unico esponente per la Toscana, in pratica mi faceva firmare una confessione per l’ attentato di Moiano, l’ unico rivendicato da detta organizzazione nella zona, scagionando nel contempo qualsiasi altro sospettato.

– e’ vero che Cauchi tenne una sera una riunione alla sede Msi di Castiglion Fiorentino, presenti una ventina di anziani signori, il responsabile della sezione, io, Daniela, altri amici, tra cui Gallastroni e la moglie, e il Cauchi illustro’ la teoria della “Strage di Stato” cioe’ delle provocazioni di certi organi statali in tempo elettorale secondo una teoria del Msi. C’ era anche il professor Dal Piaz, vice federale.
Escludo pero’ che il Cauchi abbia mai dichiarato di essere in contatto col Sid cosa che avrebbe contrastato con le sue idee e appunto con detta conferenza.

Quali movimenti il Cauchi era solito effettuare e quali amicizie aveva in altre citta’ ?
– effettivamente Cauchi gira molto e nessuno si chiedeva dove andasse, stava via alcuni giorni. Abitualmente frequentava Perugia, dove aveva amici, come ho gia’ detto. Quanto a Rimini effettivamente ivi aveva amicizie e la frequentava in estate per i bagni di mare. Aveva parlato di un amico di Rimini a nome “Denny il legionario” una persona sui 30/35 anni che aveva combattuto in Algeria con la legione.

– non ho mai sentito nominare da Cauchi una persona a nome Crocesi Nestore.

– e’ vero che ho frequentato anche a Bologna, dove ero amico di Di Giovine per rapporti solo epistolari, e di Sottile Roberto. Conobbi Matteucci Marco un certo Don Fifi’ e l’ avvocato Bezicheri che mi dette dei consigli. Fui anche coinvolto in uno scontro per motivi politici dinanzi al liceo Minghetti di Bologna.

– Ciolli franco l’ ho conosciuto, venne ad Arezzo a cercare lavoro che poi trovo’ a Perugia, grazie all’ interessamento di Cauchi edi altri amici.

– Milani Agostino era nostro amico, faceva le conferenze su Evola in federazione, poi usci’ dal Msi.

Letto confermato e sottoscritto ore 2100­

Mauro Ansaldi dichiarazioni 21.04.1983 – seconda parte

A Bologna si occupavano del carcerario il Naldi l’ avvocato Bezicheri nonche’ una ragazza di circa 22 o 23 anni della quale non conoscevo il nome ma che ritengo sia in qualche relazione con l’attivita’ del Naldi in favore dei tossicodipendenti. Voglio far presente che nel giugno ‘83 assieme all’ Adinolfi mi recai a Bologna per consegnare alla madre di De Orazi Luca la somma di lire 20000000 provento di una rapina. Tale somma avrebbe dovuta essere consegnata, a cura della signora De Orazi, all’ avvocato Bezicheri. Lo Zani mi disse che l’ avvocato Bezicheri era responsabile della gestione di tale somma, che era destinata in parte al rimborso delle sue spese processuali ed in parte ad assistenza a detenuti. Cio’ mi venne confermato da Procopio e Belsito che, fra l’ altro, mi diedero una lettera per De Orazi Luca. Lo Zani mi disse che l’ avvocato Bezicheri sapeva perfettamente che tale somma proveniva da una rapina. Rettifico lo Zani mi disse che Bezicheri sapeva che tutti i soldi che riceveva da esso Zani provenivano da attivita’ delittuose di autofinanziamenti.

– Mennucci e’ stato ucciso da Zani su ordine di Tuti. Tale fatto criminoso, cui hanno preso parte Procopio Stefano e Belsito, e’ stato da me diffusamente riferito al pm di Pisa. Era intenzione dello Zani rigenerare la destra depurandola da elementi ed ideologie di tipo stragistico. Lo Zani uccise il Mennucci in ottemperanza di un patto stretto con Tuti nello ambito del disegno dello Zani di far pulizia nella destra. Le e’ noto che il Mennucci aveva favorito la cattura di Tuti in Francia. Quest’ ultimo voleva quindi vendicarsi. In cambio della uccisione del Mennucci lo Zani aveva chiesto a Tuti di uccidere Signorelli, persona ritenuta favorevole alle stragi e della quale si diceva fosse collegata alla “P2” per il tramite di Semerari. Nella strategia dello Zani l’ omicidio di Signorelli avrebbe rappresentato il segno di una rigenerazione della destra attraverso il definitivo ripudio dello stragismo e il ripudio di strategie di tipo golpista.

– Il Signorelli veniva considerato un simbolo di ideologie stragistico – golpiste per opinione diffusa nell’ ambito di TP. Tale e’ anche il mio convincimento, convincimento suffragato dalla circostanza riferitami da Zani che il Signorelli aveva avuto incontri con Delle Chiaie, e attraverso Semerari con Gelli devo aggiungere che “Mrp” attraverso una serie di attentati effettuati con bombe collocate a Roma (che fortunatamente non produssero vittime) stronco’ la crescita di TP allorche’ questo movimento acquistava forza non essendo contaminato da infiltrati o provocatori. Preciso che tutte le notizie relative allo omicidio Mennucci le ho apprese dallo Zani solo dopo che tale fatto si era verificato. Sapevo gia’ da prima invece che lo Zani cercava un accordo con tuti o con gli altri di Quex al fine di realizzare una politica antistragista.

– l’ accordo fra Tuti e lo Zani pote’ realizzarsi grazie allo avvocato Bezicheri il quale riferi’ a Zani che Tuti chiedeva da tempo che venisse ucciso Mennucci. Tutto cio’ mi venne detto da Zani e dalla Cogolli e potra’ esserle confermato dallo Stroppiana.

– Tp e’ un movimento che propugna ideologie di tipo tradizionale, tende all’ istaurazione dello stato organico, propugna l’ unita’ dell’ Europa, ritiene necessario che la destra si allei nella lotta al sistema con la sinistra creando un ponte tra diverse aree di non garantiti. TP, infine, si oppone a qualsiasi strategia di tipo golpista.

– Freda cerco’ di egemonizzare TP attraverso le strutture delle Adel e la costituzione di una comunita’ politica denominata ordine dei ranghi finalizzata alla formazione del militante rivoluzionario (…). Freda si era assegnato il ruolo di priore di tale comunità. Appresi tutto cio’ da Terracciano Carlo il quale venne a trovarmi a Torino poco prima del suo arresto. Il Terracciano si rivolse prima alla libreria di mio cognato e quindi incontro’ me. Terracciano svolgeva un doppio livello di discorso, l’ uno di carattere esclusivamente librario volto a sondare le persone che incontrava e consistente nella proposta di associazione alla Adel, l’ altro di carattere politico organizzativo finalizzato alla cooptazione dall’ ordine dei ranghi delle persone ritenute idonee. Infatti Terracciano a mio cognato propose semplicemente un rapporto per la diffusione libraria. A me, invece, chiese di partecipare all’ ordine dei ranghi. Io rimasi sulle mie e non diedi immediatamente una risposta vincolante. Comunque non ero favorevole all’ iniziativa. Ne parlai con Adinolfi, il quale mi disse che Bonadio era il responsabile nazionale dell’ intera iniziativa sia nella parte legale che in quella occulta. Il Bonadio era insomma l’ uomo di fiducia di Freda.

– Lo Zani odiava Terracciano come pure Freda. Lo Zani criticava Freda per l’ eccessivo distacco che questi ostentava nei confronti delle persone che chiamava a collaborare con se.

– Salvarani Roberto rappresenta ora il capo politico di TP per lo meno per l’ Italia settentrionale. Costui e’ contro la lotta armata, tuttavia ritengo non abbia rinunciato all’ attivita’ nel settore carcerario e sono convinto sia ancora sottoposto alla influenza di Zani. Escludo tuttavia che Salvarani possa condividere le posizioni di Zani sul carcerario e in particolare l’ idea di uccidere Signorelli.

– Ingravallo opera per Tp nell’ambito veneto e si occupa dei problemi di tipo culturale. Mantiene rapporti con Freda.

– Battaglia e’ il responsabile, anzi era responsabile dei Cuib, di Latina. A Latina TP e’ molto forte e dovrebbero esser 40 o 50 aderenti. Fino al momento del mio arresto la Cogolli si recava molto spesso a Latina per gestire direttamente le attivita’ di TP in quella citta’ .

– da ultimo TP riceveva armi dai Nar. Mi consta che Procopio Stefano si fornisse presso un armiere di Milano presso il quale reperiva Smith & Wesson cal 7,65 parabellum mod 59. Tali armi ci pervenivano recanti ancora il numero di matricola. Era nostra cura cancellarlo per mezzo di un trapano. Ritengo che Stroppiana possa fornire qualche notizia ulteriore su questo armiere.

– ho visto Cavallini una sola volta allorche’ lo aiutai a varcare il confine dall’ Italia alla Francia nel marzo o aprile 1982. Con noi c’ era anche Stroppiana. So che cavallini aveva appreso dal Sordi dell’ intendimento dello Zani di uccidere Signorelli. Il Sordi gli aveva altresi’ riferito che lo Zani lo riteneva coinvolto nell’ ambiente di Signorelli e Calore. Da cio’ nacque il risentimento di cavallini nei confronti dello Zani.

– Non ho mai avuto contatti con l’ ambiente di Ordine Nuovo ne’ con il Mrp di Signorelli.

– Sull’ omicidio Mangiameli TP affermava che questi nel tentativo di liberare dal carcere il suo amico fraterno Concutelli aveva preso contatti con molti ambienti della destra e che nel corso di tali contatti era venuto a sapere che Fioravanti Valerio si era compromesso con la P2.

– Uso l’ espressione P2 come metafora di un modo di far politica che apparentemente favorisce movimenti rivoluzionari ma che in realta’ tende al consolidamento del potere economico politico vigente attraverso dei gesti puramente provocatori. E’ opinione diffusa nell’ ambiente di TP che anche Delle Chiaie condivideva tale modo di fare politica.

– la tesi sulle cause dell’ omicidio Mangiameli che ora vi ho chiarito e’ quella ufficiale di TP. Non dispongo di nessun elemento obiettivo idoneo ad avvalorarlo. Faccio presente comunque che mi e’ stata riportata sia da fiore che da Adinolfi, Spedicato, Nistri e Zani. Questi ultimi ritenevano opportuno colpire Giusva Fioravanti per affermare la “giustizia di movimento” .

– non ho mai visto volantini di TP concernenti la morte di Mangiameli. Ne’ mai ho letto l’ intervista resa da spiazzi allo espresso pubblicata nel settembre ‘80.

– Fiore mi riferi’ che Mangiameli era stato contattato dai Servizi Segreti che volevano far di lui un informatore ma che il Mangiameli aveva rifiutato sdegnosamente.

Letto confermato e sottoscritto.­

Mauro Ansaldi – dichiarazioni 28.12.1984

Come e’ noto, sono stato detenuto nel carcere di Paliano dal dicembre 1982 all’ agosto 1983 unitamente a Fioravanti cristiano che e’ stato nella mia cella negli ultimi tre mesi ed a Stroppiana. In quel periodo Cristiano era in difficolta’ poiche’ aveva assunto la posizione di “pentito” e ciononostante non se la sentiva di accusare il fratello Valerio in responsabilita’ di livello maggiore rispetto alle accuse anche di omicidio che egli gli aveva gia’ rivolte. Un giorno si sfogo’ con me dicendomi che egli “non poteva coinvolgere Valerio perche’ aveva anche dei genitori ai quali doveva dar conto del suo comportamento”. Cristiano ha una psicologia molto fragile ed e’ certamente condizionato dalla personalita’ del fratello.

In riferimento all’ omicidio Mangiameli mi disse che venne ammazzato perche’ si appropriò di circa 40 o 50 milioni e mi riferi’ che prima di essere ammazzato “Ciccio” offri’ di vedere la barca, la macchina ecc. Per restituire la somma di cui si era appropriato. Sapevo che egli mentiva a questo proposito anche perche’ la motivazione era certamente infondata e perche’ Adinolfi e Spedicato che con Fiore e Mangiameli facevano parte del vertice di TP nel cui movimento io mi riconoscevo, mi disse che sicuramente dietro l’omicidio Mangiameli si nascondeva una casuale ben piu’ consistente. Mangiameli cioe’ si era reso conto nel suo peregrinare tra Taranto e Roma che Fioravanti Valerio operava in una doppia posizione: da una parte egli militava all’interno dei Nar “gruppo spontaneista” ; dall’altra, usando appunto come paravento la sua militanza nei Nar, aveva stretto rapporti diretti con Signorelli ed attraverso di lui con Gelli, Semerari e la P2.

Sia Adinolfi che spedicato mi dissero che avevano le prove di almeno tre incontri, in ristoranti, tra Semerari, Gelli e Signorelli e che Fioravanti, nel corso della sua precedente carcerazione, durata pochi mesi, era stato in contatto con Signorelli, o forse con calore, ed in quella situazione aveva accettato di operare per conto di Signorelli. A dire sempre dell’ Adinolfi e dello spedicato, Semerari rappresentava il tramite tra Signorelli, Gelli e P2. Tutte tali affermazioni mi furono confermate da Fiore Roberto allorche’ andai a trovarlo, con Casellato e Di Cilia a Londra dove Roberto era latitante. Vedemmo Fiore piu’ volte e capii che egli era a conoscenza di tutto quanto riguardava Valerio. Cio’ mi confermo’ quanto mi disse Zani e cioe’ che tra Fiore e Fioravanti si era ingaggiata Roma “una partita a scacchi” per la egemonia sull’ ambiente romano piu’ militarizzato. Fiore mi riferi’ di essersi accorto di chi fosse veramente Valerio dopo l’omicidio “Ciccio” Mangiameli.

Valerio, cioe’ era coinvolto in trame occulte che erano le stesse che stavano dietro alla P2 e che quello stesso omicidio era legato a tali coinvolgimenti di Valerio, poiche’ il Mangiameli era ormai venuto a conoscenza dei rapporti oscuri del Valerio con ambienti piduisti ed era dunque in grado discreditarlo. Adinolfi e Zani mi dissero che era intenzione della direzione politica di TP di diffondere un dossier riguardante appunto le figure di Fioravanti e di Signorelli e di avanguardia nazionale per pubblicizzare quelle deviazioni. Si voleva far riferimento alle realta’ stragiste rappresentate dal gruppo di Signorelli e da avanguardia e sottolineare come Fioravanti non rappresentasse che il braccio armato di Signorelli e della realta’ che c’ era dietro di lui. Intendo con espressione “gruppo Signorelli” innanzitutto il Fachini, che costituiva il referente di Signorelli per il nord Italia; il Fioravanti di cui ho detto, il Semerari ed il Gelli.

Zani mi disse che quando Cavallini evase 1976 – 1977 riparo’ da Fachini ed ebbe in tal modo occasione di conoscere Signorelli con il quale poi strinse amicizia. Non posso dire se cavallini abbia fatto parte di Costruiamo l’Azione. Per circa un anno ho avuto rapporti stretti con Zani che riparo’ prima con Cogolli a casa mia e poi affitto’ una casa sempre a Torino. Zani mi disse che si era prestato ad ammazzare Mennucci anche perche’ cio’ gli sarebbe servito come pretesto per chiedere a Tuti di ammazzare Signorelli, in quanto, secondo Zani, Signorelli era coinvolto nelle trame della P2 ed in grado di coprire grosse operazioni finanziarie organizzate dalla P2. Mi disse anche che Signorelli e Delle Chiaie, pur essendo al vertice di due strutture diverse e cioe’ ON e AN, erano sempre stati in contatto poiche’ condividevano le medesime finalita’ stragiste e golpiste. Zani parlava di AN come di realta’ stragista coinvolta con i servizi segreti ed attribuiva ad essa responsabilità di stragi gia’ avvenute e dunque la disponibilita’ a commetterne di altre.
Anche AN, a suo dire, era in grado di coprire grosse operazioni finanziarie piduiste costituite da fughe di capitali all’ estero attraverso societa’ di comodo e di traffici di armi.
A partire dal settembre ‘80, per volonta’ di persone come Tomaselli, Di Cilia, Casellato e Adinolfi, si decise di far chiarezza sulle ragioni della strage di Bologna. La Cogolli, a tale proposito, mi riferi’ di avere incontrato a Bologna Fachini Massimiliano, pochi giorni prima della strage, che le disse di lasciare Bologna poiche’ stava per succedere qualcosa che le avrebbe creato dei grossi problemi. Fu’ cosi’ che Cogolli mi disse di avere lasciato precipitosamente la sua abitazione e di essersi nascosta con Naldi, per un breve periodo, in una cascina molto fredda perche’ priva di riscaldamento, ubicata in una campagna emiliana. Successivamente si era rifugiata in Francia con Zani, nel frattempo uscito dal carcere. A dire di Zani e di Cogolli, essi ebbero, in tal modo un’ ulteriore conferma che la strage di Bologna fosse stata compiuta da provocatori legati ad avanguardia nazionale ai servizi segreti italiani, poiche’ era loro convinzione che Fachini avesse mantenuto i suoi stretti rapporti con i servizi segreti e con Delle Chiaie.

Zani mi disse anche, in altra occasione, che Freda, una volta fuggito da catanzaro, si era appoggiato al Fachini che si era servito di rifugi di AN per nasconderlo. Successivamente gli ambienti dei servizi segreti, con i quali era in contatto il Fachini, si erano poi “venduti” il Freda determinandone la cattura. Zani mi disse anche che conosceva molto intimamente una persona di cui non mi fece il nome, che era in grado di fornire indicazioni sulla strage di Bologna del 02.08.80. Successivamente ho ritenuto che egli abbia fatto riferimento al Naldi, che, con Cogolli e Bezicheri, faceva parte del fronte carceri di TP.
Zani considerava il Naldi una persona investita di un ruolo rilevante all’ interno di TP, poiche’ centralizzava le informazioni e raccoglieva documenti.

Tornando al dibattito sulle cause della strage del 02.08.80, svoltosi in TP, ricordo che Adinolfi mi disse che sicuramente la strage era opera del gruppo di Delle Chiaie che tendeva a criminalizzare Terza Posizione al momento in cui il movimento stava velocemente ampliandosi, contemporaneamente si sottraeva al controllo politico di AN e di ON. Mi fece a questo proposito, sempre nel settembre ‘80, l’ esempio della riunione al cinema Hollywood cui TP fu invitata senza pero’ accettare di partecipare. Come è noto tale riunione fu organizzata da Costruiamo l’Azione.

Adinolfi mi disse anche che sia prima, che dopo la strage, esponenti di AN giravano nei quartieri per reclutare delle frange del movimento per riportarle sulle posizioni di AN. Successivamente, comunque sempre nell’ottobre ‘80, Bianchi Donatella mi disse che esponenti di AN, in epoca successiva alla strage, si presentavano nei quartieri romani per contattare e reclutare giovani. Mi disse che tali esponenti erano certi “Robertone” e “Paolone” che avevano fatto da testimoni al matrimonio, avvenuto nel 1978, 1979 a Roma.

A questo punto, data l’ ora tarda, viene sospeso il verbale, che verra’ ripreso nel pomeriggio.