Andrea Brogi – dichiarazioni 21.02.1975 prima parte

Ammetto che nei precedenti verbali non ho detto tutta la verita’ ma ho taciuto alcune circostanze. In primo luogo ammetto di avere ricevuto la somma di lire 360000 in contanti, in tutte banconote da 10000 dal professore Rossi presente il Cauchi, con la quale avrei dovuto acquistare alcuni mitra, avendo io lasciato intendere che avevo simili possibilita’ .
La verità e che non sapevo come procurarmi queste armi che poi in effetti non procurai, in quanto, essendomi rivolto ad una persona di Firenze, seppi che c’ era disponibile solo roba “corta” (cioe’ pistole) e non roba “lunga” (cioe’ fucili o mitra) come desiderava il Rossi. La richiesta di armi mi venne formulata dal Rossi, presente anche l’Albiani, il Cauchi ed il Batani non ancora partito soldato, il quale fece capire che il gruppo non disponeva di una dotazione di armi adeguata alla eventualità che – in seguito di sconfitta del MSI nel referendum – si verificassero contrasti armati con i rivali politici. Per rendermi conto della serieta’ del discorso non mi volle molto, poiche’ il denaro mi venne versato anticipato.
D’ altro parte discorsi sulle armi erano abbastanza frequenti ancorche’ io non li considerassi particolarmente pericolosi e fossi convinto che si trattava di ragionamenti o di persone appassionate o comunque infantili.
Ad esempio l’ Albiani mi propose con la ingenuita’ di mostrare una sera, al bar, una rivoltella a tamburo di piccolo calibro, fatto che ritenni imprudente data la situazione essendo in un luogo pubblico.
Preciso che fui indotto ad accettare l’ offerta di danaro dallo assoluto stato di indigenza in cui mi trovavo, attesa la situazione della Daniela che fu ricoverata in ospedale.
In tale modo io fui completamente coinvolto dal gruppo aretino, che del resto promettendomi un’ attivita’ mi aveva fatto pensare che potesse sistemarmi in un certo qual modo. Andai ad abitare alla Verniana, su invito del Cauchi e collaborai alla preparazione delle elezioni presso la locale federazione MSI che del resto dettero la loro opera tutti i personaggi finora nominati.

– prima di recarmi ad Arezzo, conoscevo, per contatti avuti a Firenze nel partito, il Batani, il Cauchi e il Ghinelli. Anzi a tale proposito riferisco che in Arezzo, fui coinvolto in un procedimento penale di Pretura, ove anche il Cauchi era imputato. Io e il Cauchi colpiti da mandato di cattura dovemmo darci alla fuga su consiglio dello stesso avvocato Ghinelli, il quale ci spiego’ che la cattura era eccessiva in rapporto alla entita’ delle lesioni, le quali in effetti si rivelarono “lievi” in seguito a perizia richiesta dallo stesso Ghinelli. L’avvocato ci forni’ anche il denaro necessario per allontanarci temporaneamente, il Cauchi ando’ a Perugia ed io a Siena. Dopo pochi giorni l’avvocato anzi il Capacci, con cui parlai per telefono, mi avverti’ che il mandato di cattura era stato revocato cosicche’ potemmo rientrare in Arezzo.
Avvenne poi che io non mi presentai al giudice Anania, il quale per avermi al processo emise un nuovo mandato e feci dieci giorni di carcere, per essere poi assolto in udienza.
E’ vero che i nomi dei presenti alla Verniana non furono riferiti esattamente ai CC, ma cio’ e’ conseguenza dei seguenti fatti: il giorno dopo o due giorni dopo l’ attentato di Moiano, il maresciallo di Monte San Savino venne alla Verniana per cercare il Cauchi, il quale era uscito, poco lontano da casa a cercare legna e visti i militi, si tenne lontano. Io fui convocato in caserma ed ivi attesi l’ arrivo del capitano Romano, al quale riferii verbalmente della riunione, peraltro facendo confusione tra nomi e giorni. Non accennai alla presenza del Rossi, dell’ Albiani e del Capacci. Cio’ feci perche’ il Cauchi, la sera stessa della riunione, ovvero della cena, oppure il giorno dopo, mi disse discretamente che, per ogni evenienza, era meglio non menzionare la presenza del Rossi e degli altri due, i piu’ anziani presenti, per il loro stretto contatto con la federazione MSI.

– ammetto che la mia reticenza sui tre nomi, oltre che all’ invito rivoltomi dal Cauchi, va spiegata con riferimento alla richiesta di armi fattami in precedenza dal Rossi, il che mi faceva pensare anche in rapporto alla sua età ad una pericolosita’ ben diversa rispetto agli altri che erano solo ragazzi e mio giudizio innocui. Fu cosi’ che rivolsi alla Daniela l’ invito di tacere i 3 nomi, cosa che essa fece quando fu sentita il 29 aprile dai CC.

– il discorso del Cauchi, di non fare menzione del Rossi e degli altri due, fu fatto, se mal non ricordo, presente il Batani prima che costui partisse.

– seppi che Batani era stato ad una manifestazione a Milano e la sua fotografia con i capelli lunghi era apparsa su un rotocalco e se ne parlava in Federazione. Non se quando fu scattata detta fotografia del Batani a Milano di cui si parlava in federazione ad Arezzo. Non so precisare se fu la manifestazione del 12.04.73 in cui mori’ un agente della Polizia.

– E’ vero che la dichiarazione a contenuto confessorio che mi fu estorta in Siena, e di cui ho detto nel precedente verbale testimoniale, fu conseguenza della mia impossibilità di restituire il denaro datomi per l’ acquisto delle armi.

Si sospende ad ore 18.00 diffidandolo a restare disponibile.

Letto confermato e sottoscritto

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Andrea Brogi – dichiarazioni 24.12.1984

Intendo rispondere anche in assenza del mio difensore che stamani ho visto mentre veniva avvertito che l’ interrogatorio proseguiva nel pomeriggio.

Adr: finii il militare nel 1972 e per tutto il 1973 sono rimasto a Firenze dove vivevo a casa dei miei in via Ponte di Mezzo e lavoravo nel negozio libreria ove vendevo la Treccani.
Nel 1973 sono andato a Roma solo ed esclusivamente se ci sono state manifestazioni di Almirante. Sempre nel 1973 sono andato a Lucca una volta per un volantinaggio e poi in una palestra ove ho conosciuto Tomei. Sono stato anche a Viareggio dove ho visto Carmassi del quale pero’ dopo tanti anni non ricordo quasi nulla.
Nel 1973 a Firenze frequentavo Petrone, Fragale, Sirtoli, Barragriffini. Con Ghelardini sono stato denunciato per qualcosa come se lui avesse sottratto degli oggetti usati. Masini non so chi sia. Come legionario conoscevo un imbianchino di via dei Pepi che in tanto e’ morto. Batani lo avevo conosciuto prima di fare il militare e l’ ho rivisto poi spesso a Firenze ove lui frequentava la federazione del Msi. Con Batani sempre a Firenze ho rivisto Cauchi che era considerato magari un picchiatore e un violento, ma che nello stesso tempo era stimato un ottimo attivista.

Col negozio della Treccani le cose non andavano bene quanto a guadagni e poi in quel periodo si rientrava a casa la sera accompagnandosi l’ un l’ altro e addirittura sui muri erano uscite minacce contro di me. Allora accettai di buon grado la proposta di Cauchi di andare da lui ad Arezzo anche perche’ Cauchi diceva che avevano in progetto di impiantare una comunita’ agricola comprando bestiame e roba del genere e ci sarebbe stato da lavorare per tutti.

Io arrivai ad Arezzo poco dopo che Cauchi si era separato definitivamente dalla moglie con cui aveva litigato anche per la idea di svaligiare il negozio della madre. In pratica io penso di essere andato col Cauchi circa tre mesi prima dell’ attentato di Moiano: comunque faceva ancora freddo. In questo periodo di convivenza con Cauchi, Augusto stava con la bellini mentre la Sanna viveva con me anche se qualche volta tornava a Firenze dai suoi genitori. In questo periodo ho accompagnato il Cauchi in vari viaggi: a Perugia, Ancona, Falconara e Rimini dove soltanto quando sono finito in carcere ho saputo che il Cauchi aveva una casa: sempre in questo periodo ho accompagnato il Cauchi a Roma ove incontro’ Peppino, cosi’ come descritto al pm alcuni mesi fa.

Cauchi era in ottimi rapporti con un sottufficiale dei cc e c’ era qualcuno alla questura di Arezzo che in cambio di informazioni sul giro della droga nell’ ambiente dell’ ultra sinistra, ci faceva dei favori. Ricordo che ritornando dal ristorante “La Nave” una sera dove forse si era stati col Gallastroni e altri, Augusto cambio’ strada, fermo’ la macchina e vedemmo che per un’ altra strada i cc stavano andando a casa di Augusto che, avvertito, non si faceva trovare. Un’ altra volta invece fummo svegliati la mattina dai cc di Perugia con un certo cap. Romano.

Una terza volta la cosa proprio piu’ sfacciata Cauchi comunque non diceva molto su quello che faceva e se gli venivano rivolte delle domande diventava anche violento, disse che avrebbe avuto soldi da industriali forse della zona del Trasimeno. Una volta in casa a Verniana vidi una valigetta con i soldi dove le mazzette erano messe in ordine ma poi la valigetta scomparve.
Augusto era innamoratissimo dell’ ambiente ordinovista di Lucca ed e’ andato un paio di volte nella Garfagnana dove aveva scoperto dei valichi dai quali si passava in Emilia o si girava verso la Versilia per strade diverse. Non era invece troppo entusiasta dei perugini che legavano molto con Batani. Lamberti era un grande nome ed anzi era un’anima trascinante. Di Catola ho ricordi confusi mentre di Tuti non ho mai saputo niente. Cauchi difendeva a spada tratta Pecoriello mentre gli altri l’ accusavano di delazione.

Nel periodo in cui sono stato con Cauchi, Franci frequentava normalmente il Batani e Cauchi non lo valutava molto. I perugini non volevano a che fare con la massoneria mentre Cauchi diceva di non scartare nulla perche’ quelli erano occulti e potevano servire. Una volta in carcere io vidi che Zani era legatissimo a Cauchi. Ad Arezzo c’ era un sottufficiale dei cc forse di nome Perugini che faceva l’ amico e a cui noi compresi io e Cauchi facevamo confidenze. Io non sono mai stato contattato da quanto ricordo da ambienti del Servizio Segreto.
Sempre nel periodo in cui sono stato con Cauchi questo mi disse che a Massa Carrara, dove lui aveva vissuto con la moglie, avevano gia’ preso l’ esplosivo o che comunque era facile prenderlo.

Tornando al viaggio verso Villa Collemandina io voglio dire che confermo in tutto e per tutto. Cauchi mi disse che aveva appuntamento con Graziani Clemente o meglio che ci doveva essere una riunione e che ci doveva essere Graziani. Questo e’ avvenuto sicuramente prima dell’aprile ‘74 e io ricordo che Graziani era latitante.
Partimmo da Arezzo dalla piazza dove c’è l’ Upim e Cauchi guidava la sua macchina facemmo la strada normale ed arrivati a Lucca dove c’è il cartello del monte Quiesa trovammo un giovane che evidentemente ci aspettava e salì sulla macchina con noi, e si mise davanti vicino al Cauchi mentre io stavo dietro.
Facemmo un mezzo giro delle mura di Lucca e prendemmo la strada per la Garfagnana. Io ricordo che ci fermammo al paesino di Villa Collemandina perche’ vidi il cartello.

I due scesero ma Augusto mi disse di aspettare, io comunque vidi la strada che presero e la casa verso la quale si diressero dove tornando in quel posto posso ancora portarvi. A Villa Collemandina arrivammo verso le prime ore del pomeriggio e si vedeva benissimo ma quei due stettero via molto tempo e tornarono che era gia’ buio. Quando tornarono non erano per nulla soddisfatti o meglio il Cauchi si mostrava insoddisfatto mentre quell’ altro era indifferente.
Lasciammo il giovane a Lucca piu’ o meno dove lo avevamo preso la mattina. Nel ritorno verso Arezzo Cauchi era invelenito perche’ qualcosa non era andata secondo la sua aspettativa e gli era stato detto di no: cosi’ interpretai io il suo atteggiamento anche se lui non mi racconto’ che cosa era successo, fu allora pero’ che Cauchi mi disse che il giovane che avevamo preso a Lucca era Pecoriello.

Subito dopo l’ attentato di Moiano i rapporti tra me e Cauchi cominciarono a rallentarsi anche perche’ io cominciavo a fare molte domande. Una sera poi litigammo di brutto perche’ io mi ero messo una giacca verde tipo eskimo di Cauchi senza sapere che cosa c’ era nei tasconi, lui invece disse che una tasca io avevo messo un anello forse della moglie che lui conservava in un comodino. Questa fu la seconda brutta lite al termine della quale Cauchi mi ordino’ di prendere la Sanna e di andare via.

Prima nella verbalizzazione e’ stato omesso quanto io avevo detto e cioe’ che quando Cauchi mi disse che il giovane venuto con noi a Collemandina era Pecoriello soltanto una settimana prima io avevo sentito il Cauchi difendere il Pecoriello dalle accuse altrui.
Cacciati dal Cauchi io e la Sanna andammo da un certo Pocci che abitava intorno al Pietriccio subito dopo Siena le cui figlie erano amiche della Daniela, poco dopo una sera da un cespuglio saltarono fuori Cauchi, Donati Luca ed un terzo di cui adesso non mi ricordo il nome. Ci portarono in campagna per qualche chilometro verso Poggibonsi. Scendemmo all’ aperto Cauchi mi fece grosse minacce di morte e minaccio’ di rifarsi sulla Sanna e quindi mi costrinse a scrivere un foglio che (…) sarebbe saltato fuori al momento opportuno.
In questo foglio io Brogi Andrea mi assumevo la responsabilita’ di tutti gli attentati avvenuti qui in toscana ed in Umbria di ON.
Io firmai e dopo fui minacciato ancora di andare via da Siena e di stare attento. In un secondo momento quando io finii in carcere con Donati, Luca mi disse che non era stato d’ accordo ma era stato trascinato da Augusto.

Diverso tempo dopo questo episodio di Siena e direi 5 o 6 mesi dopo, una sera a Firenze io rientravo a casa dai miei a Ponte di Mezzo, quando fui aggredito da Cauchi e da un’ altro che era travisato. Cauchi mi minaccio’ con la pistola me la mise vicino alle gengive e mi usci’ il sangue, minaccio’ ancora di morte la Sanna e mi ordino’di cancellare due cose dalla mente: Peppino e Pecoriello. Altrimenti se non lui altri mi avrebbero ammazzato.
Dovevo dimenticare, disse Cauchi, piu’ dei personaggi le circostanze nelle quali lo avevo accompagnato da Peppino e da Pecoriello. Augusto disse che aveva commesso sbagli con me, ma gli era stato detto di rimediare. Io di questa aggressione parlai solo con mio padre, non volendo terrorizzare la Sanna. Mio padre mi disse di venire qui in questura ma io non lo feci.

Adr: nel 1976, non so chi, buttarono la mia 850 in mare a Rimini e devono essere state le stesse persone, che poi hanno bruciato le mie carte come mi accenna il GI. Escludo di aver avuto appunti del nucleo antiterrorismo. Io in carcere a Bologna a S.Giovanni in Monte avevo iniziato a prendere appunti sul periodo che avevo vissuto con Cauchi.

Adr: dopo tanti anni e dopo tutto quello che si e’ detto in quel periodo, penso che Augusto abbia manovrato molte cose facendo a mezzo con gente di cui non sapevamo nulla.

A questo punto il GI sospende l’ interrogatorio e lo rinvia a data da destinarsi.

L.c.s. ­

Andrea Brogi – dichiarazioni 25.03.1985

Adr: nel periodo in cui avvennero gli attentati ai tralicci di Calenzano e Barberino, Augusto venne almeno due o tre volte a Firenze a contattare per una adesione al gruppo Rinaldini, Ciolli e Messini Rossano, dopo che io ruppi col Cauchi Rinaldini e Ciolli in particolare mi volevano pestare, io stesso nel 1973 avevo presentato Rinaldini Ciolli e Messini a Cauchi.

Adr: mi sono stati contestati due mandati di cattura dal gi in ordine agli stessi per confermare di fiducia gli avv. Valignani e Graverini, confermo integralmente tutto quanto gia’ dichiarato in precedenza dopo averne avuta integrale lettura.

Adr: ripeto che i botti ai tralicci dell’ Enel del marzo ‘74 avevano un valore essenzialmente addestrativo.

Adr: del prof Rossi Giovanni facesse parte della massoneria di piazza del Gesu’ io, Cauchi, Batani e Franci lo sapevamo perche’ lo diceva lui, Batani come antagonista in negativo era l’ unico neo che trovava in negativo. Franci invece parlava di coperture e di soldi a volonta’. Batani aggiungeva che negli anni precedenti dirigenti del partito avevano cercato contatti con ambienti massoni ma i contatti non erano andati a buon fine. Quando io arrivai ad Arezzo il discorso di un collegamento con la massoneria era gia’ avviato. Io non so assolutamente che Cauchi avesse contatti col figlio di Gelli il quale figlio poteva essere nostro coetaneo.

Adpmr: il nome Masini Marcello non mi dice nulla. Mi si dice che questo e’ originario di Montevarchi che ora e’ sulla cinquantina, e che ha avuto a che fare con delle palestre frequentate da ragazzi di destra, ed infine che e’ stato nella legione straniera. Ripeto che io questo personaggio non l’ ho assolutamente presente.
Io all’ epoca frequentavo qualche volta la palestra del circolo ferrovieri ma questa palestra non era ambiente politicamente qualificato a destra. Non mi ricordo che ci fossero camerati che venivano a quella stessa palestra. Con una palestra in via Cavour nr 91 non ho mai avuto a che fare.

Adpmr: in effetti nel 1973, per cinque o sei mesi e ora non ricordo esattamente fino a quando, lavorai in via dei Pucci in un negozio dove si curava la vendita della Treccani.

A lavorare si era in due: io praticamente come commesso (ero andato a finire li’ a seguito di una inserzione pubblicitaria) e il titolare che ora descrivo era un tipo alto, con capelli rossi e con una barbetta ben curata, non toscano, magro, ben vestito. Non ricordo che avesse qualcosa di particolare alle mani; escludo che gli mancassero delle dita. Non ricordo che stesse un po’ ingobbito. Aggiungo che aveva delle lentiggini.
Non era uno di destra; non me ne sono mai accorto. Questo in negozio non ci stava tanto ed anzi era per lo piu’ in giro presso clienti e comunque per ragioni di lavoro. Il nome Nino non mi dice nulla riferito a questa persona; il cognome Cubello ancora meno. Io pero’ non ricordo come si chiamava quella persona.
Rammento che si dette da fare per prendere anche la rappresentanza di altre pubblicazioni come la Utet. Io ero l’ unico suo dipendente.

Adpmr: venendo alle sue dichiarazioni, in una delle quali ho parlato di uno dell’ entroterra marchigiano e nell’ altra di un sardo, come autista del camion spiego perche’ prima ho detto in un modo e poi nell’ altro. Il camerata di Pennabilli, che non ricordo come si chiama ma che poi rividi dopo la scarcerazione quando ero ancora con la Sanna a Riccione in occasione di un volantinaggio contro i “capelloni”, apparteneva ad Ordine Nuovo e gravitava sia su Arezzo e ambienti ordinovisti di Rimini. In quest’ ultima localita’ era in contatto con il Crocesi. Quando si organizzava il trasporto del camion di esplosivi, una sera dopo una cena alla nave, il Cauchi fece salire in auto questo camerata per chiedergli un po’ di indicazioni circa la strada da far fare al camion e fu proprio questo giovane che suggerì di fare la via Maggio che conosceva perche’ Pennabilli e’ sulla strada.
Il Cauchi propose a lui di fare l’ autista per quel viaggio e lui disse di si. Di fatto pero’ non fu lui a guidare il camion e ritengo perche’ non se l’ e’ sentita. Lo guido’ un sardo ed era stato il Bumbaca, questo e’ sicuro, a reclutare questa persona. So che il Bumbaca era poi in rapporti con un altro sardo che stava dalle sue parti a Montepulciano e che, soprattutto quando il Bumbaca era via, gli stava un po’ dietro alla casa al terreno. Io quindi, se prima ho detto in un modo e poi in un altro, ho fatto cosi’ perche’ quello di Pennabilli con il viaggio del camion in un certo modo ci rientra in quanto consiglio’ lui di fare la via Maggio e perche’ in un primo tempo non volevo dire anche che c’ era di mezzo un sardo.

Adpmr: il sardo con il quale ho parlato in carcere l’ ho incontrato o ad Arezzo o a Siena, i soli carceri in cui sono stato detenuto all’ epoca. Io gli facevo leggere il giornale e dopo tre o quattro giorni prese un po’ di fiducia in me e mi racconto’ le cose che io ho gia’ riferito. Ripeto che era stato collegato al sequestro rossini, e anche io ricordo fu il primo sequestro fatto dai sardi.

Adpmr: non so il tipo di moto che aveva il Benardelli: non ho mai avuto nemmeno il ciao. Rammento che era di colore sul rosso o sull’ arancione.

Adpmr: per quanto riguarda Pistoia io non so nulla di piu’ di quello che ho detto. Posso aggiungere, richiamandomi alle conversazioni che ebbi con il Cauchi in ordine al “ragazzino” e cioe’ all’ Affatigato, che mi stupiva per il fatto di essere cosi’ giovane, che il Cauchi manifestava molta considerazione per questo giovane tra l’ altro dicendo che si spostava nella toscana, coprendo con i suoi collegamenti, a quanto io capii, praticamente dalla Versilia fino alle porte di Firenze. E in questa ampia zona puo’ darsi ci sia rientrata anche Pistoia.

Adpmr: di camerati dipendenti delle poste non mi ricordo nessuno; idem per i ferrovieri.

Adpmr: mi si riassumono, ed in parte mi si rileggono, le dichiarazioni da me rese anche il 14.01.85, il 08.02.85 e il 13.02.85, a proposito di soldi, industriali, pugliese e Gelli. Ritornando su tutta la vicenda ed ammettendo che le prime dichiarazioni furono deliberatamente reticenti perche’ mi pesava arrivare a parlare di Gelli e quindi di P2, le cose stanno cosi’. Dapprima vi fu il viaggio a Roma dal Pugliese, di ritorno dal quale augusto mi disse che con i soldi non avremmo avuto problemi.
Pero’ venne fuori che questi soldi che Roma metteva a disposizione erano falsi. Per tale ragione non era facile spenderli, tanto che a distanza di tempo, quando si pose il problema di pagare la camionata di roba che veniva da rimini il Bumbaca avverti’ che si doveva pagare con denaro buono.
Il discorso dei soldi divenne attuale dopo il fatto dei tralicci che drammatizzo’ la necessita’ di approvvigionarsi di roba buona. Da qui le due visite che augusto fece al Gelli, la prima da solo e la seconda con me. A queste due visite c’ e’ da fare una premessa.
In epoca precedente, ed ancora nella campagna elettorale del 1972, vi erano stati dei contatti per il problema di finanziamento tra ambienti della massoneria ed il partito, contatti che non avevano dato esito perche’ il partito aveva conservato la sua tradizionale ostilita’ alla massoneria.
In questo ambito Augusto, che era stato anche responsabile provinciale del settore giovanile del msi di Arezzo, aveva avuto contatti con lo stesso Gelli e anche con altri operatori economici della zona del Trasimeno, che quindi erano rimaste persone che avrebbe potuto contattare. Anche il Gelli aveva proposto soldi al Msi nel 1972 ma anche la sua proposta era stata respinta per la ragione che ho detto. Dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo ad Augusto era tornata l’ idea di cercare appoggi finanziari presso queste stesse persone tanto che era andato all’ estero, credo in Francia, per avere il benestare su questa iniziativa, benestare che pero’ gli era stato rifiutato dicendogli anche, non so da parte di chi, che non era iniziativa che potesse essere coltivata in ambiente locale.
Tra l’ altro, quanto alle persone piu’ vicine ad Augusto, noi si sapeva che il Gubbini e in genere i perugini avevano come il fumo agli occhi gli ambienti massonici.
Da ultimo rammento che il prof. Rossi aveva raccontato, e augusto lo sapeva che il Gelli aveva a che fare con la massoneria in un modo particolare nel senso che il Gelli, dentro la massoneria, faceva in un certo senso parrocchia da solo. Chiusa questa premessa, che mi proviene da quanto confidatomi da Augusto, Augusto stesso decise lo stesso di andare dal Gelli per sovvenire ai problemi che avevamo.
Augusto contava sul fatto della disponibilita’ a suo tempo esternata dal Gelli ed anche sul fatto che questi, avendo avuto parte dirigente nella associazione industriali di Arezzo, avrebbe potuto esercitare influenza anche su quei quattro o cinque industriali del Trasimeno i quali pure a suo tempo si erano dichiarati disponibili finanziariamente. Io con augusto si parlo’ del tipo di discorso da fare al Gelli. Andava escluso che si chiedevano soldi per il partito in vista del referendum, sia per il precedente del 1972 sia perche’ mentre il partito aveva ufficializzato la scelta del “sì” era noto che la massoneria, anche se non ufficialmente, era per il “no”.

D’ altra parte non si poteva nemmeno essere espliciti con Gelli sull’ esistenza di strutture clandestine che avevano gia’ in atto un programma di lotta armata. Si decise quindi che bisognava puntare sul tema della difesa dell’ iniziativa privata in rapporto alla scelta dell’ anticomunismo in vista del dopo referendum, il cui esito appariva scontato a beneficio dei partiti di sinistra. Siccome il Gelli sapeva che augusto veniva da Ordine Nuovo e che Ordine Nuovo avrebbe cercato e cercava di arare nel campo del Msi per fare nuovi adepti, Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che i soldi sarebbero serviti per iniziative tutte volte allo scopo di dare maggior forza a queste forze di destra alternative al Msi (gli avrebbero parlato anche di una libreria da aprire ad Arezzo dove vendere libri di edizioni come AR) e, in particolare compiere un’ azione di addestramento e di preparazione, sul piano militare e cioe’ con armi ed esplosivi, a persone che avrebbero dovuto e potuto, nel dopo referendum, assumere iniziative.
Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che per addestrare questi giovani si trattava di fargli fare delle azioni non di grossa entita’ in vista di una loro preparazione. Augusto ando’ dal Gelli e al ritorno mi riferi’ che gli aveva puntualmente detto quello che avevamo concordato. Aggiunse che aveva parlato al Gelli da solo, che aveva fatto un bel po’ di anticamera e che c’ era andato vestito bene.

Disse che il Gelli era rimasto d’ accordo sulla proposta e che si era preso l’ incarico di mettersi in contatto con quei 4 o 5 industriali, che Augusto stesso gli aveva nominato, e forse con altri che lui conosceva. Ad augusto aveva detto che si sarebbero rivisti e riparlati dopo il referendum. Il Gelli, in cambio, aveva chiesto due cose: tre o quattro ragazzi capaci, che sapessero guidare l’ automobile e sapessero o potessero imparare a guidare l’ elicottero: penso che gli servissero come guardie del corpo. E poi aveva chiesto di essere tenuto al corrente di come venivano spesi i soldi e quali iniziative, riferendosi alle azioni di addestramento sarebbero state compiute.

Dopo una decina di giorni Augusto torno’ dal Gelli ed io lo accompagnai trattenendomi nel giardino antistante la villa dove rammento anche delle piante di limoni. Cauchi si sbrigo’ alla svelta e mi disse che il Gelli gli aveva confermato di aver fissato per di li’ a pochi giorni l’ appuntamento con gli altri industriali, un paio dei quali gli avevano gia’ dato la loro adesione appena contattati ed io e Augusto pensammo che questi due fossero della zona del Trasimeno che anche augusto conosceva e riteneva con minori remore di altri a darci i soldi. Dopo qualche altro giorno vi fu la consegna dei soldi nei termini gia’ da me riferiti. Io e augusto si ritenne che l’ appuntamento di cui il Gelli gli aveva parlato ci fosse in effetti stato e con esito positivo. Non so quanti erano esattamente questi soldi ne’ quanti ne furono spesi per il camion di Rimini.

A questo punto l’ avv. Valignani fa presente di dover presentare istanza nel piu’ breve tempo possibile perche’ il brogi sia messo agli arresti domiciliari con possibilità di proseguire l’ attivita’ lavorativa. Il GI fa presente al Brogi che ove gli vengano concessi i benefici verra’ comunque obbligato al silenzio piu’ rigoroso sui fatti di causa con estranei.

L.c.s.