Andrea Brogi e Gianfranco Ciolli – verbale di confronto 19.10.1985

-Brogi: Ciolli e’ venuto con me, Augusto e Rinaldini a fare quel mezzo esperimento che poi sono stati i tralicci. Io ed Augusto portammo la borsa da Arezzo e facemmo la strada per S. Giovanni – Montevarchi – Pontassieve. E depositammo la borsa in un posto fra Fiesole e Borgo San Lorenzo. Aspettammo la sera e alle Caldine vicino al ponticino prendemmo Ciolli e Rinaldini. Lungo la strada ci fu una discussione, una volta ripresa la borsa, su come fare i tralicci e ci dividemmo in due posti – io ed Augusto da una parte e i ragazzi dall’ altra. Augusto andava spesso da quelle parti per delle acque che fanno bene alla salute.

-Ciolli: io bisogna che dica due cose: io non sono mai stato alle Caldine e voi veniste a prendermi a casa a Barberino e c’ eravate tu e Rinaldini, ma Cauchi non lo ho visto. Cauchi l’ ho visto ad Arezzo quando scappammo di casa venni ad Arezzo perche’ c’ eri tu.

-Brogi: no – prima di stabilirti per un periodo ad Arezzo, tu venivi ad Arezzo col treno.

-Ciolli: si – ma venivo a trovare te e puo’ darsi benissimo che venivo in treno.

-Brogi: si – tu venivi e una volta io ho visto – siamo venuti pure a prenderti in stazione.

-Ciolli: si – ma io dormivo ad Arezzo e tornavo a casa da mia madre.

-Brogi: questo e’ vero

-Ciolli: io di te sapevo solo che avevi litigato per l’ anello e tu negavi e io ti portai alla stazione. Io dico: tu e Rinaldini siete venuti a Barberino ma un’ altra persona non me la ricordo. Siamo andati a vedere il posto, io sono rimasto in macchina ma sapevo cosa stava succedendo.

-Brogi: dopo undici anni finiamola!

-Ciolli: io sto dicendo che c’ eri se ne era parlato non era una girata siamo andati per il traliccio.

-Brogi: la discussione era sulle coppie da formare perche’ era la prima volta per tutti e quattro. Questa discussione l’ abbiamo avuta lunga la strada tra le Caldine e il traliccio.

-Ciolli: per me siete venuti a casa mia, io non c’ ero alle Caldine, al traliccio sono venuto anch’ io, a Barberino il Cauchi non lo ricordo.

-Brogi: guarda che io allora non disponevo di una macchina, sono venuto con la macchina di Augusto guidata da lui.

-Ciolli: con che ci vo io alle Caldine alle nove di sera? A piedi? Non avevo con che andare. Loro erano gia’ venuti a Barberino e siamo partiti di lì. Io poi so di un solo traliccio mentre invece e ‘ da questa mattina che il GI dice che i tralicci sono due.

-Brogi: dopo i tralicci, tu e Rinaldini, eravate rimasti sconosciuti alla polizia, mentre io ed Augusto e il Batani e tutti gli altri ogni volta che c’ era qualcosa venivamo tartassati. Decidemmo di fare Moiano mentre c’ era una finta cena che ci dava un alibi e il rientro in caserma del Batani avrebbe dato un alibi anche a lui che cosi’ avrebbe rinforzato quello di tutti. Io ed Augusto ci siamo visti con te e Rinaldini alla discesa dell’ ospedale verso via Giotto ed Augusto vi dette la roba.

-Ciolli: io stavo gia’ ad Arezzo?

-Brogi: si, era il periodo piu’ fitto in cui tu stavi ad Arezzo.

-Ciolli: perche’ davanti all’ ospedale? Perche’ non in un’ altro posto?

-Brogi: perche’ davanti all’ ospedale non c’ erano controlli.

-Ciolli: no! Io con Moiano non c’ entro. Siamo andati io e Rinaldini soli? Ci ha portato qualcuno?

-Brogi: secondo me uno vi ha accompagnato, era un perugino.

-Ciolli tu mi hai dato un pacchetto? E che mi hai detto?

-Brogi: niente pacchetto: era una borsa di ginnastica come per i tralicci. Voi due sapevate, la borsa l’ hai presa tu.

-Ciolli: a quell’ altro l’ avete dato a me no.

-Brogi: tu fai il furbo come per i tralicci.

-Ciolli: no! Il traliccio per me era uno solo e io sentii il rumore di uno solo.

-Brogi: l’ ordigno di Moiano l’ hanno preparato i Castori.

-Ciolli: chi? Euro o Marco? -Brogi: il piu’ amico di Augusto.

-Ciolli: il piu’ vicino a queste cose mi sembra fosse Euro. A Perugia io non c’ ero a prendere la roba. Forse tu l’ hai data a Rinaldini senza che io sapessi niente e io sono salito in macchina con Rinaldini e un’ altro e poi uno di loro e’ sceso a prendere un caffe’ ed e’ successo! Questo non lo posso mettere in dubbio – io ero un ragazzino e mi avete strumentalizzato senza che lo sapessi. Io non lo sapevo che s’ andava a fare.

-Brogi: c’ eri anche tu al bar Morgana dove si giocava a stecca, lì si disse di una casa del popolo che rompeva.

-Ciolli: il discorso mio e’ questo: tu l’ hai data a Rinaldini la borsa e io sono andato ma non sapevo dove andavo. -Brogi: era tutto organizzato, Augusto mi aveva detto: si riprova con quei ragazzi.

-Ciolli: ma tu hai la certezza? Come fai a dire che io sapevo gia’ prima? Tu hai detto che non hai la certezza che Augusto avesse parlato prima con me. Tu dici che non aveva detto nulla.

-Brogi: vi fu detto casa del popolo, c’ era un’ altro che vi doveva portare perche’ voi non conoscevate la strada – mi sembra che l’ altro fosse il perugino Carlo parente dei Castori.

-Ciolli: io di Carlo perugino ricordo solo Pini Carlo – tu non hai la certezza che io sapessi – la borsa l’ ha presa Rinaldini – io non sapevo nulla – tu vai alla parola del Cauchi. Il mio discorso e’ questo: io uscivo sempre con queste persone, la borsa la danno a Rinaldini – io non sapevo, ci siamo fermati per un caffe’ , loro hanno fatto il botto e siamo ripartiti. Non ho sentito il botto.

-Brogi: avevate meno di un minuto di tempo prima dello scoppio.

-Ciolli: in meno di un minuto in macchina siamo due o tre chilometri lontano. Poi tu mi confermi, tu non hai la certezza che Augusto avesse parlato con me. Augusto l’ ha detto a Rinaldini, quando siete venuti con la borsa se hai parlato non hai parlato di casa del popolo.

-Brogi: non c’ era pubblicita’ da fare.

-Ciolli: io a Moiano non faccio mente locale. La borsa Rinaldini poi a me poi uno si ferma non ricordo il luogo – se c’ ero non sapevo di esserci. Tu confermi che tu non c’ eri quando Augusto disse – il botto lo fanno i ragazzi.

-Brogi: poi c’ e’ un’ altra storia che accadde quando stavo andandomene ad Arezzo, Augusto disse che voi due, tu e Rinaldini dovevate fare un qualcosa d’ accordo anche con il Tuti Mario che hai incrociato pure tu, prima che diventasse celebre.

-Ciolli: si doveva costituire un deposito di armi ed esplosivo vicino alla fonte Panna.

-Ciolli: del deposito non so nulla, la fonte Panna la conosco benissimo, come conosco benissimo la sorgente di acqua solforosa, tu stasera hai detto quello che io volevo sentire: a Barberino c’ ero, a Moiano non sapevo, del deposito non so nulla.

-Brogi: tu e Augusto, avete girato la zona verso Barberino tu hai conosciuto Cauchi nel 1973.

-Ciolli si e sono anche venuto in treno ad Arezzo, come hai detto tu. Prima dei tralicci Augusto mi avra’ visto al massimo quattro volte, ma allora lui non era il personaggio di rilievo, sapevo che era di Ordine Nuovo.

-Brogi: Augusto, voi ragazzini come te e il Luca.

-Ciolli: discorsi …. Si! Ero un ragazzino e mi portavano dove volevano.

-Brogi: davanti a me Mario e Augusto parlano del deposito vicino alla fonte Panna e dicevano di darlo a voi.

-Ciolli: ma tu sai se l’ hanno fatto.

-Brogi: io caddi in disgrazia e per questo non so dove lo hanno fatto.

-Ciolli: allora non puoi dire che loro l’ hanno fatto davvero e  io c’ ero, ma se tu sei caduto in disgrazia loro non lo fanno nel posto dove tu lo sapevi, io comunque non so nulla, come non so nulla di Vaiano.

-Brogi: perche’ sei venuto a Firenze a minacciarmi due anni dopo?

-Ciolli: perche’ tutti parlavano male di te e io ero anche amico tuo, tu per me a firenze prima delle storie di Arezzo, eri un leader

-Brogi: tu sapevi che il Rinaldini e il Batani si scrivevano, e Rinaldini mi minacciava in quelle lettere.

-Ciolli: si, Rinaldini e Batani si scrivevano.

-Brogi: il deposito alla fonte Panna doveva essere ubicato alla stessa maniera dell’ alpe di Poti, i ragazzi si erano comportati bene non erano controllati dalla polizia, e col deposito cominciavano a prendere una certa autonomia. -Ciolli: segui la domanda del GI; il deposito ci doveva essere dato o c’era gia’ stato dato?

-Brogi: doveva essere dato, io poi andai via.

-Ciolli: a me basta questo, tu non sai se mi e’ stato dato, e io non ne so niente. Puo’ darsi che in quella zona abbia fatto girate con Augusto, non me ne ricordo, ma di deposito di esplosivo non ne so nulla, a me non ne hanno parlato.

-Brogi: a Moiano noi avremmo fatto cosi’ : Augusto restava in macchina , Luca restava di guardia all’ incrocio e io mettevo l’ ordigno

-Ciolli: no, siamo scesi tutti e tre, io non portavo nulla, non ho fatto caso a chi degli altri due portava la borsa, io ho pisciato contro il muro. Non so chi degli altri due ha fatto la bomba, uno era il Rinaldini, il terzo non lo ricordo. Tuttora pero’ io non so se ho partecipato a questo fatto, comunque non sapevo che cosa c’ era nella borsa. Sono con due persone che si agitano. C’ ero, non ho sentito i botti. Non so chi dei due ha agito direttamente uno era Rinaldini, il terzo non ricordo chi fosse. Non ne sapevo nulla finche’ non siamo arrivati, di deposito non so nulla evidentemente hanno cambiato idea dopo che lui era andato via.

A questo punto il GI preso atto di quanto sopra, dispone il rilascio del Ciolli. Si da atto che il verbale viene chiuso alle ore 2.30 del 20.10.85. Letto confermato e sottoscritto ­

Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – seconda parte

DOMANDA – E che cosa avviene a Lucca su questi temi? A cosa serve la riunione di Lucca del settembre ‘73?

RISPOSTA – Quella del settembre serve unicamente a vedere i rapporti che si possono creare tra Lucca, Pisa, Livorno – che fu escluso subito perché era di Avanguardia Nazionale – e Massa Carrara, che fu esclusa perché era di Avanguardia Nazionale, e Arezzo.

DOMANDA – Quali erano i problemi…?

RISPOSTA – Ad Arezzo i problemi che si ponevano erano due, uno che alcuni soggetti facevano riferimento a Ordine Nuovo, e altri soggetti a Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Ci spieghi anche il problema, perché Avanguardia Nazionale era un problema per Ordine Nuovo in quel momento? Cioè, quale era la differenza tra le due realtà?

RISPOSTA – La differenza era che Avanguardia Nazionale era militarista, e quindi tatticamente utilizzava armi e esplosivi già all’epoca, mentre Ordine Nuovo era – tra virgolette – intellettuale.

DOMANDA – Ma dalla riunione di Roma c’è una scelta di clandestinità…

RISPOSTA – Mi sembra anche normale, quindi fummo sciolti, e si andò in clandestinità.

DOMANDA – Questa poteva determinare un avvicinamento alle posizioni di Avanguardia?

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Ci spieghi.

RISPOSTA – Assolutamente no, in quanto le posizioni di Avanguardia Nazionale erano di collegamento con anche apparati dello Stato, mentre Ordine Nuovo escludeva questi collegamenti. Per “apparati” intendo servizi segreti all’epoca. E molti militanti di Ordine Nuovo intendevano invece agire nei confronti dello Stato tout cour, quindi non avendo rapporti con gli apparati dello Stato.

DOMANDA – Quindi contro lo Stato nella sua interezza?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Mentre Avanguardia che tipo di collegamenti aveva e che tipo di conoscenza avevate voi in Ordine Nuovo di questi collegamenti di Avanguardia?

RISPOSTA – Le conoscenze che avevamo erano quelle sul luogo, quindi per mi riguarda in quell’epoca, e poi dopo in altri anni sono successive. In quell’epoca erano i rapporti che soggetti come Carmas intrattenevano con la Polizia e con i Carabinieri, e Carmas era un dirigente di Massa Carrara e di Avanguardia Nazionale, e quindi era di non adesione a questa tipologia. Tant’è che proprio Avanguardia Nazionale fece un attentato nei confronti di Ordine Nuovo a Lucca, come risulterà dai verbali.

DOMANDA – Quindi proseguiamo, stavamo parlando della riunione di Lucca, quale era la specificità di questa riunione? A cosa serve in concreto. Lo o stava dicendo, completiamo il discorso.

RISPOSTA – Certo. Nella manifestazione pubblica serviva a contestare…

DOMANDA – Quindi in concomitanza vi è stata questa manifestazione pubblica.

RISPOSTA – Nella manifestazione pubblica serviva a contestare pubblicamente la azione del giudice Occorsio, nell’incontro più ristretto, quindi tra i dirigenti di Arezzo, Pisa e Lucca, e in aggiunta c’era anche Perugia la promozione e l’organizzazione dei gruppi clandestini.

DOMANDA – Come cosa da realizzare nell’imminenza.

RISPOSTA – “Come ci organizziamo? Che facciamo? Che si fa domani?”, questa era la cosa. “Ci hanno sciolto, o ci sciolgono a breve, come ci organizziamo? Cerchiamo armi? Cerchiamo soldi? Cerchiamo… si andava alla ricerca di tutto.

DOMANDA – Le decisioni che vennero preso a riguardo.

RISPOSTA – Di cercare armi, soldi, e naturalmente…

DOMANDA – Quali erano i possibili strumenti, i possibili fornitori dei soldi, i possibili fornitori delle armi?

RISPOSTA – Si andavano a cercare.

DOMANDA – Per esempio?

RISPOSTA – Per esempio io arrivai a Padova proprio per parlare di queste cose, sempre in quell’ambito lì, tramite Oscar Nessenzia.

DOMANDA – Poi ci arriviamo.

RISPOSTA – L’unica cosa che venne dal gruppo centrale furono delle ricetrasmittenti, e basta.

DOMANDA – Tutto il resto ve lo procuraste da soli.

RISPOSTA – Procurati.

DOMANDA – I soggetti presenti a questa riunione di Lucca?

RISPOSTA – Io, Tomei, Batani, Franci, Cauchi, che poi aderì ad Avanguardia Nazionale, e Lamberti; e due di Perugia che non mi ricordo.

DOMANDA – Il 7 novembre ’84 fece anche il nome di Mennucci.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Di Brandani.

RISPOSTA – Sì. E siamo sempre nell’area locale.

DOMANDA – Il 23 gennaio ‘83 fece il nome dei Castori.

RISPOSTA – Sono quelli di Perugia.

DOMANDA – Di Pecoriello.

RISPOSTA – Che è di Livorno, Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Era presente anche lui a Lucca?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – A Lucca fu una riunione del tipo di quella riservata romana?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Tutti i partecipanti hanno dibattuto su queste tematiche?

RISPOSTA – Sì, come organizzarsi.

DOMANDA – Come organizzare la clandestinità.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Per porre in essere attentati.

RISPOSTA – No, per porre in essere resistenza allo Stato, che è una cosa ben diversa.

DOMANDA – Cioè, azioni contro lo Stato?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi lei la differenza.

RISPOSTA – Le faccio subito un esempio: a Lucca furono fatti attentati nei confronti dell’ufficio delle imposte, attentati nei confronti della Questura…

DOMANDA – No, poi vediamo completamente come è stato realizzato questo piano. Adesso siamo alla fase progettuale, organizzativa, quindi che cosa ci si proponeva di fare anche a livello violento e fino a che punto poteva arrivare questa violenza.

RISPOSTA – Quando si parla di resistenza si parla di resistenza tout court, quindi ideologica e militare in questo caso. Quello che fu fatto, furono fatti dei manifesti clandestini, che non era quello di Anno Zero, ma continuava la clandestinità di Ordine Nuovo, quindi venivano inviati a soggetti in vicinanza all’area di destra dei giornali portanti la testata Ordine Nuovo Azione. Quindi questo è quello che veniva avviato via posta ordinaria. Poi venivano distribuiti sempre, dopo lo scioglimento si sta parlando, dei volantini a nome di Ordine Nuovo.

DOMANDA – Volevo un attimino concentrare la sua attenzione sul discorso della violenza, della resistenza allo Stato, per quello che venne deciso a Lucca, e poi avrà avuto la sua evoluzione, anche queste scelte avranno avuto la loro evoluzione, però adesso quello che venne deciso a Lucca, e già prima eventualmente a Roma, con riguardo a che tipo di azioni avrebbero dovuto essere compiute dal gruppo militare clandestino…

RISPOSTA – Tutto ciò che rappresentava lo Stato.

DOMANDA – Quindi obiettivi pubblici.

RISPOSTA – Statali.

DOMANDA – Tipo?

RISPOSTA – Tipo quello che le ho indicato prima, l’ufficio delle imposte, commissariato…

DOMANDA – Quindi uffici pubblici.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Da colpire nella loro materialità o nelle persone che…?

RISPOSTA – No, nella loro materialità, quindi sedi partito.

DOMANDA – Ma venne deciso qualcosa a riguardo?

RISPOSTA – No, ogni gruppo agiva per conto suo.

DOMANDA – L’obiettivo poteva anche essere la persona?

RISPOSTA – L’obiettivo della persona fu solo in una occasione, con il giudice Occorsio.

DOMANDA – Prima dell’omicidio Occorsio la pianificazione di queste azioni prevedeva attentati…?

RISPOSTA – Solo materiali.

DOMANDA – Materiali. Così detti dimostrativi?

RISPOSTA – Dimostrativi, sì, fino ad un certo punto, con l’età di adesso fino a un certo punto, perché si metteva in essere… per quello che mi compete si metteva in essere tutto affinché si potesse evitare la presenza umana.

DOMANDA – Che comunque poteva anche capitare.

RISPOSTA – Poteva capitare.

DOMANDA – Quale era l’atteggiamento psicologico del gruppo, non intendo delle persone in concreto, né il suo in particolare, però in quel momento ciò che venivano pianificate erano azioni dimostrative…

RISPOSTA – Dimostrative, sì.

DOMANDA – … che avrebbero anche potuto arrecare danno alla persona.

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – Ma non come obiettivo diretto, è giusto?

RISPOSTA – Le faccio un esempio pratico: la Grecia in quel periodo arresta Massagrande per dimostrare nei confronti di questo arresto fu fatta esplodere a Roma una cabina della Telecom, della Sip, è logico che nella esplosione della cabina se non erano state prese delle precauzioni di impedimento di passaggio delle persone avrebbe potuto anche arrecare danni a persone.

DOMANDA – Questo era accettato nel progetto iniziale?

RISPOSTA – No, non era accettato, in quanto si dovevano prendere precauzioni affinché le persone non passassero. Le faccio un esempio pratico: l’ufficio delle imposte a Lucca, furono bloccate le strade e furono e furono transennate, quindi veicoli e persone, alle transenne rimanevano dei militanti di Ordine Nuovo, non passavano al momento dell’esplosione.

DOMANDA – Quindi eravamo a queste decisioni che vengono prese a Lucca, quindi si escludono alcune zone perché c’è una maggiore presenza di avanguardisti…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Invece si ammettono a questa organizzazione…

RISPOSTA – Dove era presente Ordine Nuovo. Anche perché poi ci fu una scelta nazionale, dove era presente Avanguardia Nazionale non ci poteva essere Ordine Nuovo altrimenti sarebbero entrati in conflittualità, cosa che avvenne ma Lucca, ecco il motivo dell’attentato di Avanguardia Nazionale alla sede di Ordine Nuovo.

DOMANDA – Quindi da quel momento in poi si formano questi gruppi clandestini?

RISPOSTA – Sì, però la reazione… cioè l’azione lo Stato era talmente pressante che non ci fu neanche il tempo materiale, in quanto già nel ’75 la maggioranza dei dirigenti di Ordine Nuovo erano tutti latitanti.

DOMANDA – Adiamo con ordine, adesso siamo a settembre ‘73, arriviamo allo scioglimento che è del novembre…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – … e quali sono gli altri momenti importanti di questa progressione?

RISPOSTA – C’è una riunione a Cattolica sul miglior funzionamento di Anno Zero.

DOMANDA – Lei la riunione di Cattolica in che momento la colloca, se ne ha un ricordo, se ci sono dei documenti oggettivi.

RISPOSTA – C’è il verbale, quindi…

DOMANDA – Comunque il suo ricordo è… a memoria sua dove la colloca? In che momento la colloca?

RISPOSTA – In che periodo?

DOMANDA – Sì. Non mi ricordo, francamente non mi ricordo.

DOMANDA – Sicuramente dopo lo scioglimento?

RISPOSTA – Sì, dopo lo scioglimento sì, questo senz’altro.

DOMANDA – Quindi tra la fine del ‘73 e il ‘74?

RISPOSTA – Probabilmente sì.

DOMANDA – Dove si svolge questa riunione di Cattolica?

RISPOSTA – In un albergo a Cattolica.

DOMANDA – Come si chiama l’albergo?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – L’hotel Giada?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci racconti di questa riunione, come venne organizzata, da chi, chi presente, e cosa si disse?

RISPOSTA – In questa riunione era presente tutto il centro di Ordine Nuovo e il nord di Ordine Nuovo, perché andavano a settori.

DOMANDA – Anche qui era rivolta alla stessa area geografica e politica della riunione di Roma del ‘73?

RISPOSTA – Sì, e anche qui si parla di Anno Zero, esclusivamente la costituzione o la divulgazione perché

era già stato costituito Anno Zero, la divulgazione più larga del periodico Anno Zero.

DOMANDA – Lei era presente a questa riunione?

RISPOSTA – Si.

DOMANDA – Vi prese parte con chi?

RISPOSTA – Sempre con Tomei.

DOMANDA – Quale era il suo ruolo suo e quello di Tomei all’interno della…?

RISPOSTA – In quel momento lì Tomei purtroppo era malato e quindi io sostituivo il Tomei nel ruolo dirigenziale.

DOMANDA – Quindi dirigenziale per la Toscana?

RISPOSTA – No, per Lucca.

DOMANDA – Per Lucca città.

RISPOSTA – Sì. L’unica dirigenza per la Toscana me l’ha data il dottor Marsili con una condanna nel ‘75 per costituzione del partito fascista.

DOMANDA – Vediamo chi altri erano presenti, Clemente Graziani era presente?

RISPOSTA – Clemente Graziani c’era, non era presente Massagrande in quanto latitante.

DOMANDA – Già latitante. C’era qualche suo familiare?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Chi?

RISPOSTA – La moglie.

DOMANDA – La moglie. Poi chi c’era dei soggetti…?

RISPOSTA – I nomi me li ricordo.

DOMANDA – Francia Salvatore se lo ricorda?

RISPOSTA – Sì, il periodico Anno Zero era diretto da lui.

DOMANDA – Era diretto da lui?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Però stampato a Roma?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lui stava a Torino invece.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Un certo Gianni Andreotti di Ferrara se lo ricorda?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Era presente a Cattolica?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Chi ricorda di altri a Cattolica?

RISPOSTA – I nomi francamente non me li ricordo, il gruppo toscano mi sembra che era presente tutto. I fratelli Castori anche.

DOMANDA – Sempre a livello Veneto e Lombardia ricorda qualcuno in particolare?

RISPOSTA – NO. Ora no. Se l’ho dichiarato a verbale è di qualche anno fa quindi…

DOMANDA – Questa riunione di Cattolica ha due momenti come quelle di Roma?

RISPOSTA – No, un unico momento.

DOMANDA – Si parla solo di Anno Zero?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – A Cattolica nel verbale del 15 luglio 2003 parlò della presenza di Fachini.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Di Massimiliano Fachini?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Era presente?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Indicò con margine di dubbio la presenza di Cesare Ferri.

RISPOSTA – Continua il margine di d’ufficio perché…

DOMANDA – Continua a mantenere il margine di dubbio. Nessenzia abbiamo detto che c’era?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Anche in termini dubitativi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Pugliese?

RISPOSTA – Sì, Pugliese sì.

DOMANDA – Falica?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Batani?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cauchi?

RISPOSTA – Sì, il gruppo toscano.

DOMANDA – Gubbini?

RISPOSTA – Gubbini è Perugia. Tutti dirigenti di Ordine Nuovo. Non c’era il Cauchi, che aveva già optato per Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Chi non c’era?

RISPOSTA – Cauchi, se ricordo.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 15 luglio 2003 disse, parlando della riunione di Cattolica, marzo ‘74, disse che nella riunione di Cattolica nacque la facciata ufficiale del movimento politico – stavamo parlando di Anno Zero – “si noti che Anno Zero non aveva nulla a che vedere con la formazione clandestina, si trattava del proseguimento palese del movimento politico”…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “… nella riunione di Cattolica nacque quindi la facciata ufficiale del movimento politico. Si noti che anche in questa riunione come in quella di Roma ci furono due livelli ben distinti, uno riferito alla facciata ufficiale alla quale partecipavano tutti, un altro in cui si trattavano i temi di Ordine Nuovo clandestino al quale partecipavano i pochi referenti nazionali”.

RISPOSTA – Sì, è possibile.

DOMANDA – Quindi anche Cattolica, ci fu questa seconda fase.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – “…tra cui io, Falica, Batani, Cauchi, Gubbini, la moglie di Elio Massagrande, mi pare – ma non sono sicuro – Cesare Ferri, Fachini Massimiliano, forse anche Oscar Nessenzia, Pugliese ed altri di cui non ricordo”; è giusto questo?

RISPOSTA – Se l’ho dichiarato nel 2003, sì.

DOMANDA – Proseguiamo. Torniamo un attimo indietro e vediamo prima di Cattolica qual è la realtà di Lucca, i rapporti con Giuseppe Pugliese, e come si realizza il progetto.

RISPOSTA – Sono rapporti privilegiati riguardo ad altre zone in quanto a Lucca c’era un maggior numero di aderenti ad Ordine Nuovo, si contavano intorno a un centinaio di soggetti.

DOMANDA – Pugliese chi era?

RISPOSTA – Pugliese era il referente per quanto riguarda Lucca su Roma; o meglio: Pugliese era il referente di Clemente Graziani sui rapporti tra Clemente Graziani e Lucca.

DOMANDA – Teneva i contatti con la dirigenza romana?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quali sono i gruppi ristretti, quindi queste troike che vengono realizzate in questo momento?

RISPOSTA – Qual è la domanda precisa?

DOMANDA – Nella realtà sua, locale sua, cioè quindi Lucca,

Pisa…

RISPOSTA – Non ho risposto durante gli interrogatori che mi

hanno visto in carcere e qui…

DOMANDA – No, lei il 7 gennaio ’85 disse: “A Lucca c’ero io,

Tomei e Pera”.

RISPOSTA – Appunto.

DOMANDA – “e per un altro gruppo io, Battagliani e Ercolini”.

RISPOSTA – Sì, è chiuso lì, questa era la realtà locale.

DOMANDA – C’erano altri di cui non vuole parlare?

RISPOSTA – È possibile.

DOMANDA – È possibile che ne fossero degli altri. Queste sono le famose troike?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In quel momento, siamo a fine ‘73 inizio ‘74, la figura di Mario Tuti come si colloca?

RISPOSTA – La figura di Tuti è marginale, Tuti era di Empoli, non è mai stato presente a nessuna riunione, non ha mai aderito…

DOMANDA – Lui come si collocava politicamente rispetto a voi?

RISPOSTA – La figura di Tuti è molto marginale, non è mai stato appartenente a Ordine Nuovo, aveva dei rapporti con Pisa, solo in quel momento in cui si entra nel soggetto creativo della clandestinità, quindi dei gruppi clandestini, emerge il nome di Mario Tuti, come soggetto affidabile, non conosciuto, e quindi quei soggetti che venivano ricercati per entrare in clandestinità o fare la semiclandestinità.

DOMANDA – Lui aveva già un suo gruppo?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Se lo crea dopo?

RISPOSTA – No, veramente Tuti viene sotto di me, alle mie dipendenze.

DOMANDA – In che momento siamo, in che anno e in che mese siamo?

RISPOSTA – Siamo a novembre ‘74.

DOMANDA – Quindi un pochino dopo.

Olinto Dell’Amico – dichiarazioni 09.02.1982

Mi presento spontaneamente alla sv per produrre degli atti che ho rinvenuto nella pratica del nucleo operativo del gruppo cc di Firenze concernente l’ attentato avvenuto in localita’ Usella di Vaiano sulla linea ferroviaria Firenze -Bologna il 21.04.74. In particolare ho ritenuto che tali atti possano essere utili alle indagini della sv in quanto contengono tra l’ altro un biglietto recante l’ intestazione “il comandante del gruppo di Arezzo” contenente i nominativi di Franci Luciano e Batani Massimo, sui quali furono svolti accertamenti.

– Non ricordo che in relazione a queste indagini vi sia stato un interessamento del generale Bittoni. Io avevo rapporti diretti col comandante del gruppo e non gia’ col colonnello generale Bittoni.

Si dà atto che vengano prodotti i seguenti atti che si presentano spillati tra di loro in modo da formare un unico fascicolo che porta in alto a sinistra in rosso il numero “24/4.1.65” : appunto dattiloscritto composto da nr 2 pagine, una fotocopiata intestata “appunto per il signor colonnello” datato 29.04.74, l’ originale dell’ atto 29.04.74, altro appunto dattiloscritto datato 29.04.74 firmato dell’ amico, copia fotostatica dell’ atto precedente con annotazioni a mano con pennarello rosso, un biglietto intestato “gruppo carabinieri di Arezzo” – il comandante con annotazioni a mano, un biglietto manoscritto, appunto dattiloscritto “per il signor tenente colonnello Scalzone” con annotazioni a mano in rosso e in nero. Si da atto che si tratta di nr 9 fogli che vengono numerati progressivamente e siglati dall’ ufficio.

Letto confermato e sottoscritto

Antonino Filastò – dichiarazioni 03.07.1981

(…)
Risponde a verità che il 10/6 u.s., ma sulla data non potrei giurarci, fu mandata in onda una mia intervista, nel corso del T.G.2 delle 20,45, registrata qualche giorno prima in un albergo di Livorno. L’argomento della intervista riguardava il mio intervento quale patrono di due Parti Civili costituite nel celebrando processo della strage dell’Italicus. Dal momento che alcuni degli imputati del suddetto processo è ormai acclarato che avevano fatto parte della cellula nera aretina ed essendo stato celebrato in Arezzo il proc. penale a carico di numerosi affiliati aretini e non al suddetto gruppo eversivo, il discorso dell’intervistatore, richiamandosi ovviamente alla nota vicenda P2, mi portò a rispondere ad alcune sue domande relative alla possibilità che la loggia P2 avesse, tramite alcuni suoi affiliati, avuto a che fare con la strage del treno Italicus, al che sono quasi certo che ho risposto così mi pare, che si trattava di una valida ipotesi di lavoro; che nel corso dell’inchiesta del Dr. Vella, questo magistrato aveva manifestato esplicitamente di essersi trovato di fronte a delle dif­ficoltà, che gli avevano impedito di approfondire in maniera più esauriente tutta quanta l’indagine.

filastò

Io espressi all’intervistatore il mio convincimento, innanzi tutto, di non condividere le conclusioni del giudice Vella perché, secondo me, tutto quanto era il risultato della mancata confluenza in un unico processo di tutte le inchieste (attentato alla Casa del Popolo di Moiano e processo contro Ordine Nero di Bologna, processo a carico di Franci ed altri c/o Corte d’Assise di Arezzo, processo relativo agli esplosivi di Terontola, processo relativo all’omicidio del giudice Occorsio, processo relativo a un gruppo di rapinatori e a una serie di attività criminose svolte a Firenze fino al ‘75 definito impropriamente dalla stampa come il processo del «Drago Nero», che hanno trovato sbocco in altrettanti, separati, processi. A questo punto il giornalista mi pose la precisa domanda se rite­nevo che la loggia P2, attraverso alcuni dei suoi affiliati avesse avuto a che fare e se qualche magistrato, collegato con la loggia, avesse tenuto un atteggiamento di scarsa collaborazione con i giudici che indagavano con il delitto sopra ricordato.

Io risposi di sì e a precisa domanda se quindi si doveva considerare responsabile di qualche attività non collaborativa con gli organi inquirenti, io risposi affermativamente e ri­cordo che precisai usando la parola intralcio.
L’intervistatore ribatté chiedendomi se ritenevo che la magistratura aretina avesse intralciato le indagini, ed io risposi che intendevo riferirmi non all’intero corpo dei magistrati di Arezzo, ma ad un solo giudice. L’intervistatore mi chiese se quest’ultimo poteva identificarsi nel dr. Marsili, genero del Gelli, ed io risposi di sì. Questa ultima precisazione ed anche larghissima parte dell’intervista non è stata mandata in onda.

Batani, Benardelli e Bumbaca

D.R. il mio convincimento su quanto sopra espresso si fonda soprattutto su tutto quanto ho potuto appurare dal 1976 in poi e soprattutto da tutta la documentazione reperibile all’in­terno dell’istruttoria formale condotta dal giudice Vella di Bologna nonché dall’istruttoria, seguita passo-passo da me personalmente, relativa alle indagini sul “Drago nero”. Per meglio precisare, il mio intervento professionale nell’inchiesta sulla strage del treno Italicus è maturato nel corso del processo, appunto sulla inchiesta cosiddetta del “Drago nero”. Nella documentazione che lascio alla S.V. si possono cogliere notevoli spunti,  a mio avviso, giustificativi di quanto ho dichiarato alla TV. In particolar modo all’episodio che riguarda il commissario dr. De Francesco e il vice questore Carlucci; altrettanto importante è lo spunto che si può ricavare da un passo della requisitoria finale del dr. Persico; sono di notevole rilievo le dichiarazioni di Fianchini Aurelio, nonché della giornalista del giornale “Panorama” Bonsanti, di Del Dottore Mau­rizio; il confronto fra Massimo Batani e Luciano Franci dell’8.9.1976; le dichiarazioni della De Bellis Alessandra moglie di Cauchi Augusto e per certi versi anche la missiva proveniente dalla Procura della Repubblica di Arezzo e diretta al Cons. Istrut. Dr. Vella del 22.12.1975. Consegno anche fotocopia degli appunti della citata intervista televisiva. (…)

La vicenda Bittoni-Birindelli nella sentenza di appello del processo Italicus 1986

All’udienza del 27 gennaio 1982 il P.M., il quale già in precedenza aveva reso noto come il suo ufficio dal 2 giugno dell’anno precedente avesse in corso un procedimento contraddistinto col n.1442/C/8l, su pressioni o illecite interferenze nelle indagini relative alle stragi, faceva presente che il gen. dei C.C. in ausiliaria Luigi Bittoni, deponendo in altri procedimenti avanti al G.I. di Roma, aveva reso importanti dichiarazioni sull’attentato all’Ita­licus.

La Corte quindi, con ordinanze del 2 e 4 febbraio 1982, ammetteva come testi il gen. Bittoni Luigi, nonché l’ammiraglio in ausiliaria Gino Birindelli, Ten. col. dei C.C. Domenico Tuminello ed il pari grado Giovanni Guerrera.

Il gen. Bittoni già deponendo avanti al P.M. di Bologna il 14 e il 16 dicembre 1981 nonché il 10 gennaio 1932 aveva fatto presente che negli ultimi giorni dell’agosto 1934 – il 23 era infatti rientrato dalle ferie- aveva ricevuto nel suo ufficio di Comandante della V Brig. C.C. di Firenze la visita dell’amm. Gino Birindelli, da lui non conosciuto di – persona ed all’epoca deputato del M.S.I. Nella circostanza l’amm. Birindelli, parlando della strage dell’Italicus, gli aveva riferito di essere stato ad Arezzo dove nella federazione del M.S.I. gli era stato detto che tre individui – i cui nomi erano scritti su un foglio – erano probabilmente i responsabili della strage. Nel dir ciò l’amm. Birindelli gli aveva mostran­te un bigliettino, su cui aveva letto i nomi di Franci, Malentacchi e di una terza persona che non ricordava, anche se alla sua mente era presente il nome di un certo Batani, in relazione al quale si era indagato per il precedente attentato di Vaiano. Immediatamente aveva comunicato la notizia al ten. col. Guerrera, comandante del Nucleo di P.G. presso la Brigata, il quale aveva consigliato di interessare il cap. Dell’Amico, che già era addentro alle indagini. Il Cap. Dell’ Amico gli aveva ai poi riferito che il Franci, già sospettato tanto che era stato perquisito senza esito il suo armadietto alla Sta­zione di Firenze, disponeva di un alibi sicuro per il 4 agosto, essendo stato ricoverato per 24 ore all’Ospedale di S.Giovanni Valdarno con la diagnosi di emorroidi. Aveva subito telefonato al Comandante del Gruppo di Arezzo, Ten. col. Tuminello, richiedendo un ac­curato controllo sui registri dell’Ospedale di S. Giovanni Valdarno. Si era quindi recato di persona ad Arezzo per sollecitare il col. Tuminello, il quale gli aveva riferito che gli accertamenti presso l’Ospedale fatti personalmente dal cap. Corrado Terranova – avevano confermato che il 4 agosto il Franci era stato ricoverato per emorroidi.

Il Bittoni aveva per altro aggiunto che avendo chiesto recentemente conferma di ciò al Terranova, costui aveva assunto di ricordare che il Franci era stato ricoverato nell’aprile del ‘74, come era emerso da accertamenti fatti per il tramite di un sot­tufficiale.

Il gen. Bittoni, sentito all’udienza dell’ 11 febbraio 1982, confermava queste dichiarazioni, con la precisazione che la segnalazione dell’amm. Birindelli era stata trasmessa direttamente al Ten. col. Tuminello, senza interessare ad essa il Ten. Col. Guerrera ed il Cap. Dell’Amico.

L’ammiraglio Birindelli dal suo canto, premesso di aver ricevuto la notizia tramite tuia telefonata, presumibilmente anonima, confermava solo di averne parlato al gen. Bittoni, adducendo di non ricordare non solo i nomi che aveva fatto, ma anche l’episodio specifico cui si riferivano le “malefatte” di cui gli aveva parlato il suo interlocutore.

Nell’assoluta assenza di ricordi, collocava al 24-23 agosto, o dopo il 6 settembre, la visita al gen. Bittoni, posto che dal 20 al 24 agosto si era trattenuto in montagna e dal 26 agosto al 4 set­tembre era stato in crociera nel Tirreno con l’imbarcazione a vela “Calipso” della Marina Militare. Laddove il gen. Bittoni aveva goduto delle ferie fino al 23 agosto. I dubbi sull’esattezza dei ricordi dei due alti ufficiali apparivano subito molto fondati, posto che il Franci era stato ricoverato all’Ospedale di Montevarchi in due distinte occasioni – per una colica renelle e per un’appendicectomia – nella primavera del ’74 e che l’amm. Birindelli aveva dato le dimissioni dal M.S.I. di cui era presidente, il 24 giugno del lo stesso anno, in epoca quindi antecedente all’at­tentato contro l’Italicus.

In più il Ten.col. Tuminello ricordava con esattezza il nominativo del Franci e la segnalazione del gen. Bittoni, ma la collocava nella primavera del ’74 (fine d’aprile-inizi di maggio) collegandola alle indagini che all’epoca erano in corso per l’attentato di Vaiano. Inoltre era stato in ferie dal 4 al 31 agosto; il 23 settembre aveva lasciato il Comando del Gruppo di Arezzo per trasferirsi a Firenze, ed escludeva in modo assoluto che il gen. Bittoni potes­se avergli telefonato in settembre.

II gen. Bittoni dunque messo a confronto col Ten. col. Tuminello, dichiarava di non poterlo contraddire e che verosimilmente la segnalazione dell’amm. Birindelli si riferiva ad un altro attentato e non a quello dell’Italicus: ricordava del resto solo un vago accenno ai treni. Si che alla fine il gen. Bittoni, che verrà anche arrestato per falsa testimonianza, finirà per dire che la visita dell’amm.B irindelli era avvenuta cer­tamente nel ’74 e probabilmente in periodo caldo, quando si portavano le divise estive. Ulteriori accertamenti, anche documentali, per stabilire tramite i turni dei piantoni quando l’amm. Birindelli avesse fatto visita al gen. Comandante della Brigata, non daranno esito.

(…)

Richiamando al riguardo la narrativa sub 15°, osserva la Corte che le sicure dichiarazioni del col.Tuminello; il riferimento ad una malattia e ad un ricovero ospedaliero del Franci certamente databile alla primavera ’74 (si ricordino anche le deposizioni del Brogi su come il Franci, avvertito del prossimo attentato di Vaiano, si fece ricovera­re a Montevarchi per crearsi un alibi); le dimissioni infine dell’ammiraglio Birindelli del M.S.I. nel giugno ’74, sono tutti elementi che fanno propendere per l’ipotesi che la segnalazione non riferisse all’attentato per cui è processo. Vi sono certo nella vicenda molti aspetti sconcertanti, al limite dell’inverosimile.

Così si dica del fatto che di una segnalazione tanto grave, su cui vennero fatte indagini, non solo non sia stata avvertita l’Autorità giudiziaria, ma non sia rimasti, la benchè minima traccia. Che dire poi del comportamento dell’amm. Birindelli, il quale ricevuta una segnalazione anonima – per ciò solo di attendibilità men che dubbia – si scomoda per portarla personalmente a conoscenza di un generale dei Carabinieri, che era per lui quasi uno sconosciuto? Né si sa che dire infine di questo generale, che prima attribuisce con assoluta cer­tezza la segnalazione all’Italicus, poi ne dubita, quindi la riferisce a Vaiano, così se l’attentato all’Italicus non avesse avuto all’epoca un risalto tutto particolare, specie per il comandante di una Brigata C.C. direttamente interessata alle indagini.

Tutto ciò ha dato la stura alle più svariate supposizioni. Partendo dal dato di fatto che il gen. Bittoni e l’amm. Birindelli figurano entrambi nelle liste P 2; ricordando come l’ammiraglio – personaggio salito agli onori della cronaca per i vi­vaci contrasti che l’avevano opposto al governo maltese quando era a capo della Flotta NATO e per la successiva adesione al M.S.I., del quale era divenuto presidente – sia stato indicato come coinvolto nel tentativo golpista rientrato – lo s’è visto – nell’estate ’74, s’è ritenuto poterne de­sumere: che l’amm. Birindelli, conoscendo il Franci ed il Malentacchi, che lo scortavano e lo coadiuvavano nei suoi comizi nell’aretino, abbia fat­to la segnalazione al solo scopo di una presa di distanza, per poter invocare la testimonianza del gen. Bittoni nel caso che in seguito il Franci ed il Malentacchi gli fossero stati collegati; II: che il gen.Bittoni, inquisito per l’appartenenza alla Loggia P.2, abbia riferito l’episodio a mò di avvertimento di tipo mafioso a chi avrebbe do­vuto protenderlo, sfumando e ritrattando dopo aver ottenuto lo scopo.

Tutto ciò ha di certo valore sul piano argomentativo, spiegando perché il gen. Bittoni abbia par­lato a distanza di anni e proprio in coincidenza con il suo coinvolgimento nella vicenda P.2. Non vale però a dare la certezza che la segnalazione dell’anm. Birindelli si riferisse all’attentato all’Italicus, restando il fatto che il col. Tuminello colloca le sue indagini in primavera, nel periodo successivo all’attentato di Vaiano.

Dovrebbe pensarsi che sul punto il col. Tuminello abbia deposto il falso. Essendo anch’egli nella lista P.2, la fratellanza massonica e la comunanza di Loggia col gen. Bittoni e con l’amm. Birindelli potrebbe averlo indotto a tanto. Si resta però sul piano di una confettura, contrastata dal fatto che anche i subordinati del col. Tuminello hanno riferito di indagini svolte a seguito dell’attentato di Vaiano. Così si dica per quelle all’Ospedale di Montevarchi, ove di certo il Franci fu ricoverato nell’aprile ’74.

Conclusivamente, si vogliono seguire i testi Bittoni e Birindelli nel loro equivoco ondeggiare,  si voglia invece supporre che abbiano volutamente deposto il falso l’uno per dare un avvertimento, l’altro per coprirsi da eventuali, possibili accuse di essere stato il mandante del Franci e del Malentacchi, non vi sono elementi per stabilire con sicurezza che la segnalazione del Birindelli si riferisse all’attentato per cui è processo.

Sentenza appello Italicus 1986

Caratteristiche ed elementi di consocenza dei Gruppi per l’Ordine Nero

(…) caratteristica precipua dell’associazione sovversiva era la strutturazione rigidamente clandestina dei gruppi, organizzati a livelli orizzontali e per compartimenti stagni. Per conseguenza i collegamenti avvenivano a livelli predeterminati ed i membri dei diversi gruppi non potevano conoscersi tra loro. (…) Si è potuto apprendere pertanto:

-che Ordine Nero era una formazione nata a Milano agli inizi del 1974, per iniziativa di Giancarlo Esposti, considerato il capo, che aveva praticamente assorbito le SAM (dichiarazioni d’Intino atti G.I. Rieti);

-che questa formazione (i cui appartenenti divengono già individuabili come coloro che avevano fatto parte delle SAM) poteva contare su un notevole livello organizzativo, sul possesso di mezzi, armi, veicoli (Land Rover) documenti falsi ecc. (vedi rivelazioni Brogi interr.);

-che dagli ambienti della estrema destra milanese la nuova organizzazione aveva reclutato adepti tra gli aderenti ad Ordine Nuovo ed Avanguardia Nazionale, anche in altre regioni e segnatamente in Toscana, ove fungeva da agente di collegamento Bumbaca Francesco, già a suo tempo legato ai medesimi ambienti di Avanguardia Nazionale milanese ove erano sorte le SAM ed Ordine Nero, ed in stretti rapporti con persone sospettate di partecipare a questa formazione come Torti e Ballan (interr. Batani Massimo ed interr. Bumbaca).

-che l’associazione sovversiva aveva basi e contatti operativi anche in territorio estero, era articolata in sezioni, possedeva depositi di esplosivo e materiale in varie parti del territorio nazionale, poteva contare su circa 50 militanti (intervista Europeo).

Batani, Benardelli e Bumbaca

Trattasi di elementi che trovano puntuale riscontro negli accertamenti eseguiti poiché sono state acquisite prove oggettive in tal senso, consistenti:

-nel ritrovamento in varie parti del territorio nazionale di depositi di esplosivo direttamente riferibili alla organizazione perché detenuti da suoi appartenenti (rinvenimento di esplosivo a Creva—Varese, appartenente a Zani e Di Giovanni; sequestro di esplosivo ed altro materiale a Rocca S. Giovanni Lanciano, appartenente a Benardelli; armi ed esplosivo rinvenuti in Agro di Fiamignano, sulle montagne abruzzesi, a seguito del “commando” Esposti) con modalità similari di conservazione ed occultamento. Parte del materiale era poi del medesimo tipo, come risulta dalla perizia balistica Pieri eseguita per accertare il punto, e, pertanto, presumibilmente appartenente ad una medesima fornitura;

-nelle informazioni di P.G. e degli apparati statali di sicurezza, dalle quali si desume che alcune riunioni di Ordine Nero sono avvenute in territorio elvetico (riunione dei primi di Agosto a Bellinzona segnalata dal SID) mentre in altre nazioni trovarono rifugio e possibilità di collegamento molte delle persone implicate;

-nell’identità delle persone indiziate di appartenere ad Ordine Nero, tutte provenienti dagli ambienti più oltranzisti della estrema destra neofascista (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale) ed alcune già segnalate come appartenenti alle SAM.
Da altre fonti possono desumersi altri dettagli capaci di compitare il quadro probatorio fino a delineare in modo sicuro l’identità della formazione eversiva. E’ stato accertato invero che l’organizzazione si era posto preventivamente il problema dell’attribuzione certa delle proprie attività, ed, al pari di altre formazioni di opposto segno politico, aveva escogitato un sistema di decifrazione basato sull’identità dei fogli contenenti i messaggi, tutti ricavati per copia xerografica da un medesimo originale di base realizzato con caratteri gotici trasferibili. Il rinvenimento in Rocca S. Giovanni di una scorta di volantini intestati “Gruppi per l’Ordine Nero” risultati identici a quelli rinvenuti sui luoghi degli attentati, nonché di una scorta di caratteri gotici trasferibili, ha permesso di ricostruire con certezza uno dei momenti operativi più importanti e segreti, individuando quella che era una vera e propria base, decentrata rispetto alle aree di intervento preferenziale ed idonea a fungere da centro di collegamento di difficile individuazione. (Risultati della perizia tecnografica Mento-Marino ed esiti degli accertamenti eseguiti in Lanciano).

Volantino di Ordine Nero rinvenuto a Rocca di S.Giovanni

Benché Benardelli abbia ostinatamente negato di essere il possessore del materiale rinvenuto a Rocca S. Giovanni, adombrando l’ipotesi di una provocazione (peraltro impossibile ove si consideri che soltanto i veri attentatori potevano essere in possesso dei volantini originali), esistono prove sicure per attribuirgli la titolarità del deposito con tutte le conseguenze del caso. E’ provato invero che parte del materiale ritrovato nella fornace di Rocca S. Giovanni era contenuto in scatole di materiale odontotecnico, della ditta Ciardi e Pace di Pescara fornitrice del Benardelli, che abitava a Rocca S. Giovanni ove era l’unico odontotecnico; che la canna cl. 9 matr. 3442 era stata in possesso del Benardelli anche precedentemente, come risulta dagli atti del procedimento pendente dinnanzi all’autorità giudiziaria di Brescia, di cui questo G.I. ha preso visione.

Considerato tutto questo ed il clima di incredibili protezioni in cui è maturata l’attività di Benardelli, risultato in rapporto di intimità con la famiglia del locale Procuratore della Repubblica, (il figlio di questi capitano del SID è accusato di averne favorito la fuga) l’insieme dei rapporti intrattenuti e le attività svolte si presentano come qualificanti la trama dell’associazione sovversiva.
Viene quindi in considerazione l’importante scoperta derivante dalla perizia grafica eseguita sui messaggi di Ordine Nero alcuni dei quali erano stati redatti utilizzando la macchina da scrivere Triumph della libreria Martello di Milano ove Zani lavorava come commesso (Atti perizia Mento-Marino) il che vale ad individuare con certezza un altro dei poli organizzativi di sicuro riferimento. Ulteriore materiale di prova discende: dal rinvenimento di un ordigno inesploso poiché dallo stesso è stato possibile desumere il metodo usato per confezionare la bomba ed il fatto che fu impiegato un composto di nitrato d’ammonio polverulento di tipo identico a quello rinvenuto nei depositi dell’organizzazione; dalla identificazione di alcuni degli autori materiali degli attentati nelle persone di Petroni Adriano e Batani Massimo, poiché divengono altamente significativi determinati rapporti intersoggettivi, altrimenti irrilevanti, e l’insieme delle attività e dei collegamenti politici tenuti.

Sentenza G.I. processo Ordine Nero