Andrea Brogi – dichiarazioni 02.03.1976

Sono al corrente del fatto che in pratica a finanziare il gruppetto dei giovani con i quali ho avuto contatto ad Arezzo era l’ avvocato Ghinelli Oreste.
In fatti il finanziamento ufficiale del partito, essendo in proporzione ai pochi iscritti della federazione aretina, bastavano a malapena a coprire le spese della sede. Sentii anch’ io il Cauchi dire che Rossi faceva parte della “Rosa dei venti” ma questa cosa per chi conosca il Cauchi come lo conosco io non significa niente perche’ era solito fare sparate di questo tipo.

Quanto alla identita’ Ordine Nero – Ordine Nuovo posso dire questo. Ordine Nuovo era costituito da due gruppi tra loro separati un primo gruppo detto (A) costituito da gente autorevole e di una certa eta’ e da un secondo gruppo detto (B) formato da giovani che aveva compiti di piazza e di attivismo allo scoperto.
Questi gruppi (A) avevano il compito di agire dietro le quinte. Infatti erano persone di un certo livello occupati con mansioni dirigenziali nelle aziende. Sciolto Ordine Nuovo fu a tutti noi chiaro che avrebbero continuato ad agire i gruppi A. Noi infatti eravamo tutti noti e non potevamo muoverci in alcun modo. Appena vennero fuori i primi attentati Ordine Nero si penso’ subito all’ azione dei gruppi (A) . Il fatto poi che molti indiziati appartengano ad Avanguardia Nazionale non deve sorprendere, poiche’ dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo, essendo evidente che Avanguardia aveva i giorni contatti, vi fu un avvicinamento tra le due organizzazioni. Questo puo’ aver portato ad agire sotto l’ etichetta di Ordine Nero persone appartenenti ad entrambe le organizzazioni. Anzi ritengo che i massimi dirigenti di Avanguardia non ne potessero essere al corrente.

La stessa organizzazione di avanguardia non permetteva un controllo penetrante come avviene invece per Ordine Nuovo. Comunque Batani, che teneva i contatti con i dirigenti ordinovisti, diceva di agire per ordine di Graziani Lello. La prima volta in cui ho sentito nominare Ordine Nero e’ stato dopo Moiano. Peraltro poiche’ io ero un attivista non potevo mai essere posto al corrente dell’ effettiva esistenza di una cellula clandestina, appunto perche’ ero conosciuto.

– E’ vero che presso la questura di Arezzo c’ erano delle protezioni. Avevo sentito dire che qualcuno avvertiva quando c’ era qualcosa in giro. Non conosco per altro l’ identita’ di questa persona.

– Gli ordini al gruppetto aretino venivano direttamente da Castori Euro. Arezzo era praticamente una succursale di Perugia.

Letto confermato e sottoscritto­

Andrea Brogi – dichiarazioni 31.01.1985 prima parte

Adr: e’ vero che io per primo ho parlato di traliccio suscitando una normale sorpresa nel GI che non mi aveva mai chiesto nulla sul punto. Per il resto confermo tutto quello che ho detto in precedenza. Io ho collegato Cauchi a Pistoia perche’ quando lessi sui giornali dell’ attentato al traliccio di Pistoia ricordai che nel periodo in cui fummo insieme ad Arezzo, Cauchi mi aveva parlato di Pistoia.
In Garfagnana Cauchi e’ andato più volte e la zona gli sembrava ottima perche’ aveva piu’ vie d’ uscita verso l’ Emilia o verso la lucchesia e poi Cauchi aveva trovato una strada che dalla Garfagnana magari attraverso una galleria portava sul mare verso Camaiore e collegato a questo discorso c’ era il discorso sulla provenienza dell’esplosivo. Ripeto che nella zona di villa Collemandina dove in questi ultimi giorni ho accompagnato la polizia, andammo io, Cauchi e Menesini solo ed esclusivamente per la riunione col Graziani.

Confermo quello che ho detto prima sui due viaggi uno con Menesini e l’altro io e Cauchi da soli la mattina dopo.

Confermo che quella notte io e Cauchi dormimmo sulle mura di Lucca anche se al GI sembra un po’ particolare che in tempi non sospetti non ci fosse una casa di Lucca che ci ospitava. Il mulino dove sono andato l’altro giorno con la polizia, undici anni fa era sicuramente in condizioni migliori di adesso, c’ era un tavolo e c’ erano delle sedie e una riunione poteva benissimo essere fatta perché tutto sommato è altrettanto sporca e non aveva servizi igienici adeguati. Per Cauchi il posto andava bene come sicurezza e di fatti lui cercava un posto sicuro perche’ il luogo dove si era tenuta la riunione precedente non era affidabile.
Il problema erano le macchine che in tre o quattro potevano essere messe vicino alla casa ma quelle in piu’ dovevano per forza rimanere sulla strada e quindi visibili a chiunque. Io alla riunione con Graziani non andai non so neppure se si tenne in quel posto sui partecipanti alla riunione Cauchi mi fece alcuni nomi che non ricordo con precisione e che sono quelli di cui ho parlato l’ altra volta.

Adr: nella zona di Pistoia conoscevamo un certo Gori, un ragazzo alto forse qualcosa più di 1,80, robusto, massiccio, moro di capelli molto curato, con capelli all’ indietro, aveva tre o quattro anni più di me, aveva gia’ fatto il militare, frequentava palestre, aveva un’ auto ed era molto legato a Caradonna, aveva frequentato ordine nuovo in via dei Pepi a Firenze, economicamente stava benino e forse aveva attività artigianali in proprio.

Adr: si alla riunione in Garfagnana ci sono stato e fu fatta pochissimo tempo dopo aver individuato il posto e fu fatta proprio nel posto dove l’ altro giorno ho accompagnato la polizia. Graziani Clemente non venne, ma a rappresentarlo c’ era Massagrande e da qui una certa delusione di Cauchi.

C’ era Pugliese, c’era uno dei fratelli Castori, c’era Gubbini che aveva un giubbotto verde con tante tasche, c’ era Carmassi, Catola e’ un nome che io ho sentito in quel luogo ma francamente non mi sento di dire che c’ era, c’ era Tomei, c’ era quel Barbieri di Bologna che ha avuto problemi con giustizia per rapporti con certo di giovane all’ epoca degli incidenti del Minghetti, c’ era Benardelli che poi ho rivisto come mio coimputato a Bologna.

C’ era uno della zona di Terni o di Rieti ma non ricordo come si chiama, da Brindisi venne uno che aveva non meno di 35 anni, una persona matura, che aveva un libricino sui nazi maoisti e mi pare provenisse da esperienze dell’ ultra sinistra. Da Firenze venne Petrone Franco insieme ad un altro che mi pare fosse Bressan Luca ma sulla presenza di Bressan non sono affatto sicuro. La presenza di Tilgher la lego ad una positiva affermazione fattami da Cauchi, da Torino venne uno che faceva da portavoce o da rappresentante ma non da guardaspalle di Francia salvatore che non venne, c’ era uno del profondo sud, con pugliese c’ erano due Romani, fra i quali uno aveva intorno ai 30 anni, portava i capelli all’indietro e impomatati e veniva dalla zona di Latina e aveva a che fare con i fatti di Sezze e con Saccucci. Uno era di Sanremo o di un posto limitrofo come Arma di Taggia, uno di Rimini che era molto legato ad un avvocato forse di nome Pasquarella che aveva lo studio a Rimini a cento metri da piazza Cinque Martiri, c’ era un calabrese molto magro che faceva l’ universita’ a Napoli.
Dalla zona di Grosseto doveva venire ma poi non venne uno dello entroterra dell’ Amiata che poi aveva a che fare con Orbetello. Io penso che c’ erano complessivamente un po’ meno di 30 persone, di molti dei presenti francamente non ricordo nulla, ricordo anche che si disse che da Padova non era venuto nessuno perche’ quella era un’ altra parrocchia con un altro santone o una frase simile.

Sono sicuro che prima di questa c’ era stata un’ altra riunione con Graziani; questa prima riunione era stata fatta in un posto che non so ma che Cauchi e gli altri giudicavano non sicuro perche’ alla riunione era andata qualche persona o non gradita o non affidabile per le connivenze che aveva. Io penso a Pecoriello ma Cauchi lo difendeva perche’ dopo la riunione dove era stato Pecoriello la polizia non si era mossa per nulla, comunque proprio per cambiare criterio rispetto alla riunione precedente Augusto aveva scelto un posto diametralmente opposto al primo. Alla casa dove ho portato la polizia l’ altro giorno c’ era un tavolo e poi c’ erano delle sedie che sorreggevano delle assi con sopra delle coperte di tipo militare marrone con righe piu’ chiare. La gente era sparpagliata nelle due stanze al piano terra comunicanti fra loro.

Io ricordo che all’ inizio girava un documento scritto piu’ o meno articolato in tre punti: 1- contarsi 2- un programma 3- sviluppi della somma dei primi due. Il primo a parlare fu Carmassi il cui discorso sostanzialmente era questo; quelli di Avanguardia Nazionale come lui erano quasi tutti meridionali, molto ben presenti a Bari dove contavano sia in piazza che all’ universita’ nonche’ a Brindisi e poi in Calabria, mentre invece quelli di AN al nord erano solo piccole avanguardie.
Anche uno di Roma assecondò Carmassi insistendo sul vecchio contrasto per cui AN aveva come retroterra il sud agricolo mentre ordine nuovo era proiettato su un versante populista e socializzatore dove erano possibili accostamenti con gli extrapalamentari di sinistra. Un’ altro che parlo’ fu Gubbini che fece una specie di autocritica perche’ in ordine nuovo c’ erano delle enormi sacche vuote e lui per esempio doveva fare tantissimi chilometri per seguire le marche e l’ Umbria, Gubbini poi indicava la difficolta’ di riuscire a pescare nell’ area oltranzista che gravitava intorno al MSI, ricordo benissimo che parlo’ Pugliese con un discorso molto ampio: Pugliese disse in sostanza questo: bisognava numerare tutte le forze disponibili; c’ era un primo gruppo di persone che si potevano definire anche gli “sputtanati” nel senso che erano gia’ finiti nel mirino della polizia o della magistratura.

In questa prima aerea c’ erano anche quelli che avevano posizioni all’ interno del MSI e che come tali erano conosciuti pubblicamente. C’ era invece un secondo gruppo che lui chiamo’ l’ area serbatoio dove c’erano quelli che pubblicamente non erano conosciuti; il programma doveva essere sia di azioni di guerriglia e sia con molta vivacita’ di riprendere le manifestazioni di Reggio Calabria o di l’Aquila per destabilizzare ma sfruttando problemi sociali esistenti come la disoccupazione che toccava il sottoproletariato e che doveva essere recuperato; e’ vero che Avanguardia Nazionale aveva un retroterra piu’ povero dove anche gli studenti erano in gran parte meridionali ed erano stati costretti a sbattere a Trento per finire gli studi; a questo punto si imponeva un salto di qualita’; il salto di qualita’ doveva essere diretto da una terza linea o terzo livello che doveva fungere da intellighenzia; poi ci doveva essere una seconda linea o secondo livello che doveva essere di tipo clandestino e che doveva realizzare lo scontro occulto con manovre

Che lo Stato non si poteva attendere; gli appartenenti a questo livello dovevano continuare la loro vita normale ma dovevano prepararsi agli scoppi, ci doveva essere anche un primo livello o prima linea che doveva realizzare lo scontro frontale col sistema sulle piazze e pubblicamente; del secondo livello c’ erano occulti in tutte le parti di Italia ed alcuni erano nostri ma facevano i consiglieri comunali entro partiti di governo, e dopo questo esempio lui parlo’ di uno di questi che si era dimesso il che era piu’ grave di una sconfitta al primo livello; sugli occulti del secondo livello non fece nessun nome e come non fece nessun nome del terzo livello; il terzo livello doveva dirigere e gestire anche il secondo livello; Avanguardia Nazionale doveva inserirsi maggiormente al primo livello perche’ i suoi uomini erano tutti sputtanati, andavano meglio sulle piazze e poi praticamente non c’ erano al nord; il secondo livello doveva essere fatto soprattutto da Ordine Nuovo.

Per quanto riguarda gli scoppi Pugliese Peppino disse che potevano avere quattro obiettivi: 1- ambienti di informazione del regime ovvero di deformazione dell’ informazione e parlo’ di giornali come il Tirreno e il Corriere della Sera; 2- ambienti che spolpano i cittadini come esattorie o roba del genere; 3- obiettivi di collegamento come ponti, tralicci e trasporti; 4- ambienti militari. Pugliese disse che il quarto obiettivo vi sembrera’ strano. Difatti molti protestarono e Cauchi disse che era molto perplesso su questi obiettivi militari, invece quello di latina si disse d’ accordo con pugliese il quale replico’: non torniamo a fare discorsi romantici, leggiamo dentro le parole dei libri, quando una pianta si secca il male va visto alle radici. Cioe’ Pugliese sosteneva che gli ambienti militari cominciavano ad essere a noi e accenno’ anche ai CC l’ arma che nella nostra area era stata tanto cara al tempo fanciullesco. All’ interno del discorso sugli ambienti militari si accenno’ anche ad obiettivi americani o nato e fu rammentato Camp Darby.

Che io ricordi non vi fu una ripartizione per territorio degli obiettivi perche’ fu lasciata molta autonomia alla fantasia dei gruppi locali. Al discorso di pugliese seguirono molte domande che non nascondevano perplessita’ e titubanze, io ricordo fra i perplessi Petrone e quelli di Rieti, in sostanza si facevano presenti le difficolta’ sulla operativita’ immediata del secondo livello che esisteva ma non era preparato, e si opponeva che ci voleva tempo per prepararsi adeguatamente. Tomei aggiunse di suo che avevamo una cieca fiducia nei personaggi del terzo livello che al momento giusto ci avrebbero dato direttive giuste – la risposta di pugliese fu di non fare del disfattismo di non preoccuparsi e di darsi invece da fare e che comunque nel terzo livello era pronto a fare da consulente a tutti i gruppi locali; ricordo che a un certo punto i Romani parlarono fitto fitto fra di loro dopodiche’ Massagrande disse chiaramente che a breve scadenza ci sarebbe stata una nuova riunione nella capitale mentre incitava tutti a muoversi e a darsi da fare.

Ricordo che c’ era un terzo romano tozzo, non alto che sembrava un pacioccone portava una sciarpa e il basco ed era coetaneo di Pugliese Peppino; questo terzo alla fine alla fine della riunione raccolse il foglio che ci era stato dato all’ inizio e controllo’ che ciascuno restituisse quello che ci avevano dato, si trattava di copie numerate durante la riunione il terzo Romano prendeva appunti sul block notes e ricordo che gubbini chiese se quelli appunti finivano strappati alche rispose piccato Massagrande che lui personaggi sporchi non ne aveva mai portati; la discussione verteva sui rapporti col centro e Cauchi si propose come staffetta perche’ gia’ lui aveva contatti con Roma e Milano; ricordo che ad un certo punto pugliese si arrabbio’ e disse che non voleva arrivare ad imboccarci e che ci doveva essere un po’ di fantasia; quanto al procurarsi esplosivo ed armi dai Romani si disse che ognuno doveva sfruttare nell’ immediato la sua fantasia svuotando cartucce, prelevando esplosivo dalle cave, e utilizzando le caserme per prendervi armi e esplosivo – mentre in un secondo momento il centro sarebbe intervenuto direttamente. Fu detto che i rilevamenti degli obiettivi dovevamo farli fare agli insospettabili per evitare di essere scoperti e per fare entrare gradualmente gli insospettabili nella dinamica del nuovo clima. Fu chiesto anche come comportarsi per le rivendicazioni delle azioni dei gruppi locali, Massagrande disse di usare nomi nuovi di personaggi come Codreanu o Drieu La Rochelle. Ci fu anche un accenno minimo al giovane Romualdi, fu aggiunto che le rivendicazioni andavano fatte con un ciclostilato unico ma il contenuto politico doveva soddisfare ordine nuovo e Avanguardia Nazionale, chi leggeva doveva capire che c’ erano due anime dal tipo di fraseologia impiegata.

Bisognava stare molto attenti ai personaggi sputtanati, bisognava tenersi sempre presenti con la mente. Bisognava farsi vedere nei momenti giusti e nei posti affollati. Bisognava tenersi sempre pronti una specie di alibi o comunque una via di uscita se si finiva nei guai ed io mi ricordo che e’ questo che facemmo quando successe la storia di Moiano e noi distribuimmo le presenze alla cena a Verniana di Monte San Savino mettendoci le donne e insomma in maniera tale che non si capisse bene quello che era successo. Tornando alle persone della toscana presenti a questa riunione in Garfagnana io sono sicuro che il Batani non venne perche’ era molto esposto nella federazione del MSI, ma sapeva della riunione.

Non c’ erano ne’ Gallastroni ne’ Malentacchi ne’ Franci ed io continuo a dire che rimasi sorpreso quando vidi Franci coinvolto nel deposito dell’ esplosivo dell’ Alpe di Poti, per me Franci era un bravo ragazzo ma nulla di particolare. Io ho l’ impressione che ad Arezzo vi fosse un gruppo nel gruppo e che i fili fossero condotti dal Cauchi. Alla riunione in Garfagnana non venne il Menesini, non so se ci fosse Affatigato, non credo di avere visto Tuti mentre sono sicuro che con Tomei venne uno di Lucca che rimase all’ entrata piu’ o meno vicino a me a fare di guardia ma io non lo vidi alla luce;

Quando arrivammo io e Cauchi c’ erano gia’ molte persone. Dopo la riunione in Garfagnana alla quale mi disse Cauchi che alcuni non erano venuti perche’ ne avevano fatti altrove di similari, Cauchi ando’ a Roma e mi pare che la sua macchina non andasse bene per cui prese il treno ad Arezzo e mi pare avesse appuntamento con altri alla stazione termini. Di ritorno da Roma Cauchi mi disse che era stato a una riunione con molte meno persone di quante ce ne erano in Garfagnana. A Roma dissero a Cauchi che da Arezzo si aspettavano molto di piu’ perche’ lui prima aveva magnificato le cose ma poi al momento di concludere non c’ era tutto quello che aveva detto lui.

A questo punto dandosi atto che a meta’ della verbalizzazione e’ andato via il dr Vigna ed e’ sopraggiunto l’ avvocato V. Valignani.
Si sospende l’ interrogatorio rinviandolo alle 16.30.

L.c.s. ­

“Il senatore a pile” – Gianni Barbacetto Micromega 2008

Sul sito del Senato c’è la sua foto (sorridente), la data di nascita (16 agosto 1950, a Bolzano) e la professione (insegnante di chimica e scienze naturali). La sua storia no, non è scritta. Eppure sarebbe lunga e istruttiva, un pezzo della storia recente d’Italia. Cristano De Eccher, dopo le elezioni dell’aprile 2008, è entrato a Palazzo Madama. Lì ha ritovato una sua vecchia conoscenza, Gerardo D’Ambrosio. I due, oggi, sono entrambi senatori della Repubblica: D’Ambrosio siede nei banchi del Pd, De Eccher in quelli del Pdl, area Alleanza nazionale. Ma quando le loro vite si sono incrociate per la prima volta, tanti anni fa, i loro ruoli erano davvero diversi. D’Ambrosio aveva 43 anni, era magistrato a Milano e indagava sulla strage di piazza Fontana. De Eccher aveva 23 anni ed era un neofascista di Trento, responsabile triveneto del gruppo Avanguardia nazionale.

Era il 1973. Dopo i primi depistaggi che per la strage avevano portato all’incriminazione dell’anarchico Pietro Valpreda, D’Ambrosio aveva seguito la via aperta dal giudice di Treviso Giancarlo Stiz: “pista nera”, l’avevano chiamata, e portava diritta ai neofascisti veneti di Ordine nuovo e di Avanguardia nazionale. Dunque, il 20 marzo 1973, D’Ambrosio spedisce i carabinieri a perquisire un appartamento di Trento, in via Cesare Abba 6. È l’abitazione di Cristano De Eccher, finito nelle indagini per i suoi stretti rapporti con Franco Freda, allora in carcere con l’accusa di essere l’organizzatore della strage. Il giovane De Eccher, discendente di una nobile famiglia del Sacro Romano Impero proprietaria del castello di Calavino, nei pressi di Trento, era una delle poche persone che, in virtù delle sue nobili origini, si dava del tu con Franco Freda. Curioso, il destino di Freda: fu dapprima, nel 1979, condannato all’ergastolo per la strage; poi dichiarato innocente, se pur per insufficienza di prove. Ma è indicato, nell’ultima sentenza del 2004 su piazza Fontana, come il vero organizzatore della strage: però ormai improcessabile, perché definitivamente assolto.

Le pile

Quel giorno di marzo del 1973, a Trento, il bottino della perquisizione a casa De Eccher è comunque scarso: qualche opuscolo e qualche volantino che chiedono la liberazione di Freda; e 78 pile elettriche. Le pile incuriosiscono i carabinieri, che le segnalano nel loro verbale. Che se ne fa uno di ben 78 pile elettriche in casa? Cristano risponde: «Mi servono per i miei hobby». Sua madre, invece, dà un’altra spiegazione: «Servono per far giocare i figli del colonnello Santoro».

Strano questo accenno della signora De Eccher al colonnello Santoro, Michele Santoro, un ufficiale dei carabinieri in quegli anni molto noto a Trento. Strano perché da qualche mese Santoro era stato trasferito in un’altra sede e non operava più a Trento; strano perché il colonnello non aveva «figli», ma un solo figlio, di sei anni; e strano perché un ragazzo di 23 anni, molto impegnato in politica nel gruppo neonazista Avanguardia nazionale, non aveva tempo da perdere per giocare con un bambinetto di sei anni. Le pile in quegli anni e in quegli ambienti erano ferri del mestiere, servivano a confezionare ordigni esplosivi a orologeria. Ma comunque la vicenda si chiude lì: non si può certo mettere in galera un giovanotto solo perché ha la passione del trenino elettrico.

La storia della perquisizione torna alla ribalta molto tempo dopo, negli anni Novanta, quando un altro giudice milanese, Guido Salvini, indagando ancora su piazza Fontana viene in possesso di alcuni documenti dei servizi segreti militari. Tra questi, un foglio intestato Sid (il nome dei servizi nei primi anni Settanta) con un appunto su quella vecchia perquisizione a Cristano De Eccher: scritto a mano, firmato nientemeno che dall’allora segretario del reparto D del Sid, il colonnello Antonio Viezzer, e siglato sulla sinistra con una M. L’appunto dice: «Da Pignatelli. Ieri i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione di Cristano De Eccher – quadro pista nera – rinvenendo 40 pile elettriche, parte cariche. De Eccher ha detto che è un hobby; sua madre invece: per far giocare i figli del col. Santoro».

A parte il piccolo errore nell’appunto (le pile erano 78 e non 40), il giudice Salvini si chiede: come mai per una manciata di pile buone per un trenino elettrico si mette in moto l’intera catena di comando del servizio segreto militare? Perché immediatamente, dopo l’innocua perquisizione, la notizia passa dal responsabile del sottocentro del Sid di Trento al capocentro di Verona (Pignatelli) e poi da questi al segretario del reparto D (Viezzer), il quale gira infine l’appunto addirittura a M, il suo capo, il numero due del Sid, il potentissimo generale Gian Adelio Maletti?

Salvini dà una risposta inquietante: evidentemente Cristano De Eccher «era un personaggio per nulla secondario, che tuttavia è riuscito sempre a tenersi ai margini delle indagini della magistratura, e il cui ruolo non è stato ancora messo nella giusta luce». Cristano De Eccher, insomma, secondo Salvini è uno dei protagonisti silenziosi della stagione delle stragi. Rimasto nell’ombra, malgrado abbia avuto ruoli delicatissimi e rapporti di primo piano. Già il giudice istruttore di Catanzaro Emilio Le Donne lo aveva definito «personaggio ambiguo, rimasto sempre ai bordi delle indagini e sul quale, tuttavia, gravavano elementi di sospetto che lasciavano intravvedere un suo ruolo, almeno successivo e di controllo, nell’operazione del 12 dicembre 1969». Cristano De Eccher è infatti, secondo le testimonianze filtrate dall’interno del mondo dell’eversione nera, nientemeno che il custode dei timer di piazza Fontana.

Anche la storia delle pile, osservata meglio, cambia aspetto: lo assicura il giudice Salvini, secondo cui la spiegazione della madre (le pile servivano «per far giocare i figli del colonnello Santoro») era un messaggio ai carabinieri. Scrive infatti il giudice nella sua sentenza-ordinanza su piazza Fontana: «In sostanza la signora De Eccher aveva lanciato ai carabinieri presenti un messaggio, ben consapevole che tale messaggio sarebbe arrivato sino ai più alti gradi: non bisognava mostrare troppo zelo nell’eseguire gli atti investigativi richiesti dai giudici di Milano, perchè Cristano De Eccher e i suoi camerati non erano nemici o soggetti da inquisire, ma amici, protetti da sempre da un alto ufficiale dei carabinieri nelle loro attività eversive. L’ignara pattuglia dei carabinieri di Trento non sapeva evidentemente che essi in pratica stavano perquisendo se stessi. Si spiega allora la premura con cui il messaggio, riferito dagli operanti, è giunto rapidamente sino alle più alte sfere del reparto D del Sid».

Conclude Salvini: «Dall’appunto del colonnello Viezzer, fortuitamente ritrovato, emerge comunque che (…) Cristano De Eccher, il custode dei timer di piazza Fontana, e i suoi camerati della cellula trentina erano da molto tempo “coperti” dal Comando carabinieri di Trento e molto probabilmente dal Centro Cs di Verona, che all’epoca disponeva di un sottocentro a Trento. Per quali scopi e con quali modalità probabilmente non lo sapremo completamente mai, anche se certamente tale copertura si riferiva non solo alle attività locali del gruppo, ma anche ai fatti del 12 dicembre e alla necessità di occultare la verità su tale operazione».

Il colonnello Santoro non è un carabiniere qualsiasi. È un uomo legato ai servizi segreti militari. È stato inquisito per aver depistato le indagini sulla strage di Peteano (aveva coperto i responsabili neonazisti, inventando alternative piste rosse). Secondo il neonazista Vincenzo Vinciguerra (il vero responsabile di quella strage, che ha rifiutato sdegnosamente le coperture e si è assunto le sue responsabilità) è un uomo dello Stato che manovra i neofascisti. Secondo il neofascista Nico Azzi è il «fornitore del tritolo, proveniente dal Genio militare, di cui disponeva Nico Azzi e il gruppo La Fenice». Secondo Eliodoro Pomar (un ingegnere nucleare scappato in Spagna dopo aver ricevuto un mandato di cattura per il golpe Borghese) è un componente della rete occulta composta da ufficiali dei carabinieri e dai “neri” Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Mario Merlino, Franco Freda e Giovanni Ventura.

Ecco allora l’ipotesi conclusiva del giudice Salvini: che «il colonnello Santoro fosse, all’interno dell’Arma, uno stabile punto di riferimento per i gruppi di estrema destra e fosse disponibile, probabilmente tramite qualche sottufficiale, a fornire aiuto sul piano logistico, procurando materiale esplosivo da utilizzarsi in attentati “diversivi”, che dovevano cioè essere attribuiti ai gruppi di sinistra».

L’ufficiale, insomma, ha rapporti intensi con gli estremisti di destra dell’area triveneta. Sono questi «i figli del colonnello Santoro» di cui parla la signora De Eccher, quelli che «giocavano» con le pile. Uno di loro, Marco Pozzan, tanto aveva giocato che era finito nella lista dei ricercati per l’attentato di piazza Fontana. Allora due uomini dei servizi, Gian Adelio Maletti e Antonio Labruna, lo avevano sottratto alla giustizia. Un’operazione di “esfiltrazione” da manuale: Pozzan era stato portato nell’ufficio coperto del Sid di via Sicilia, a Roma, fornito di documenti falsi e poi fatto arrivare in Spagna. Era il gennaio 1973, poche settimane prima della perquisizione a De Eccher, il prediletto tra i “figli” del colonnello Santoro.

I timer

Peccato che allora D’Ambrosio non avesse fatto perquisire, oltre all’abitazione di Cristano a Trento, anche il castello di famiglia. Scrive il giudice Salvini: «Purtroppo l’atto investigativo non era stato esteso al castello di Calavino di proprietà della famiglia De Eccher, ove probabilmente i timer erano occultati, e l’unico esito della perquisizione nell’appartamento di Trento era stato appunto il sequestro delle pile».

I timer di piazza Fontana: sono questi il grande segreto di Cristano De Eccher. Aggiunge infatti il giudice Salvini: «Se De Eccher, come pare ormai certo, ancora deteneva in quel periodo parte dei timer utilizzati per gli attentati del 12 dicembre 1969, la perquisizione ordinata dal giudice D’Ambrosio avrebbe potuto consentirne il ritrovamento con conseguenze catastrofiche per il gruppo di Padova e per coloro che all’interno del Servizio avevano offerto loro copertura».

Dei timer e dei loro percorsi parlano molti dei “neri” che hanno vissuto dall’interno l’avventura dell’eversione: Sergio Calore, Angelo Izzo, Salvatore Francia, Marco Pozzan, Eliodoro Pomar, Nico Azzi, Edgardo Bonazzi… Che De Eccher riceva i timer avanzati dopo gli attentati a Milano e Roma del 1969 lo scrive Pomar, in un suo memoriale del 1977. Lo testimoniano i “pentiti” Angelo Izzo e Sergio Calore nel processo di Bari per la strage di Milano. Ma sul punto non viene raggiunta alcuna certezza. La vicenda è poi ricostruita negli anni Novanta dal giudice Salvini.

Quei timer facevano parte di un lotto di cinquanta, comprati il 15 settembre 1969 personalmente da Franco Freda a Bologna presso la ditta Elettrocontrolli, costo 80 mila lire. Quelli non utilizzati per gli attentati del 1969, secondo i racconti che vengono dall’interno della galassia nera, sono custoditi da De Eccher che li fa scomparire e, secondo il giudice Salvini, utilizzati come strumento di pressione, se non di ricatto, nei confronti di Freda. Cristano infatti “lavora” su mandato di Stefano Delle Chiaie (il leader di Avanguardia nazionale), che tiene così in pugno Freda e gli uomini di Ordine nuovo: «molto probabilmente», scrive Salvini, «grazie alla possibilità di esibire la prova decisiva nei confronti di Franco Freda, minaccia che costituiva per Freda un efficace deterrente dal rendere ai giudici, anche in caso di cedimento o di difficoltà, dichiarazioni pericolose per i complici e soprattutto quelli di Avanguardia nazionale che erano stati compartecipi dell’operazione del 12 dicembre 1969. Proprio dal fatto che Stefano Delle Chiaie disponeva e si era trattenuto la prova decisiva era nata, secondo Calore, la violenta inimicizia tra Freda e Delle Chiaie emersa anche nel processo di Catanzaro».

Una parte di quei timer arriva a Milano, nelle mani del gruppo eversivo La Fenice di Giancarlo Rognoni, il quale progetta di impiegarli per un’operazione di depistaggio delle indagini su piazza Fontana che coinvolga l’editore “rosso” Giangiacomo Feltrinelli. Gli altri approdano forse a Reggio Calabria, nelle mani di un avanguardista di nome Bruno Galati. Ma dove siano davvero finiti i timer di piazza Fontana resta un giallo insoluto: per gli investigatori e per i cittadini, non però per i protagonisti della vicenda.

Disoccultamento o cooptazione

Quella dei timer non è l’unica storia nera del curriculum di Cristano De Eccher. Secondo un rapporto del 21 gennaio 1971 inviato al Sid dalla fonte Avorio, nel gennaio ’71 De Eccher, insieme ai fratelli Cecchin, avrebbe organizzato, scrive il giudice Salvini, «un addestramento alla guerriglia sulle pendici della Maranza, una zona montuosa nei pressi di Trento». Il gruppo «avrebbe avuto a disposizione 50 chili di esplosivo rubato in cantieri della zona, detonatori e quattro moschetti modello 91. Tale esplosivo era destinato ad attentati da compiere a Trento in danno dell’Istituto di Sociologia, della Questura e del Tribunale».

Nel 1972 avrebbe invece avuto un ruolo in un attentato sulla linea ferroviaria Trento-Verona. Racconta Vincenzo Vinciguerra: «Posso dire per la prima volta che sono al corrente di un episodio di cui mi parlò Mario Ricci, esponente di Avanguardia nazionale a Trento, nel 1974-75 a Madrid dove ci trovavamo entrambi. Egli mi disse che una sera ricevette l’ordine di recarsi con altri camerati sulla linea ferroviaria nelle vicinanze di Verona per compiere un attentato dimostrativo. Successivamente qualcuno li raggiunse e disse loro di fare ritorno a Trento e che l’attentato non si doveva più fare, infatti non venne compiuto. Mario Ricci aggiunse che l’ordine glielo aveva dato Cristano De Eccher».

Ma il giovane neonazista viene arrestato per la prima volta solo nel giugno 1973, per un fallito attentato a Gardolo contro l’auto di uno studente di Lotta continua. È scarcerato dopo un mese. Arrestato di nuovo nel novembre 1975 come organizzatore delle attività eversive di Avanguardia nazionale, è condannato a due anni. Al giudice Salvini, che prima di interrogarlo nel 1992 gli chiede i precedenti penali, risponde: «Sono già condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e a due anni di reclusione per ricostituzione del disciolto partito fascista».

Per il resto, nulla di penalmente rilevante. Anche Salvini ha dovuto infine emettere sentenza di non doversi procedere perché i fatti o erano non sufficientemente provati, o erano prescritti. Ma De Eccher non ha ricorso in appello per ottenere un proscioglimento nel merito. Cristano sostiene comunque di aver abbandonato completamente l’attività politica dopo il 1973. Se intemperanze ci furono, dunque, si tratta di errori di gioventù. Peccato che Cristano sia smentito da un camerata calabrese, Carmine Dominici, il quale racconta di averlo incontrato («un giovane alto, biondo e distinto») nel 1975 a una riunione riservata con Delle Chiaie a Pomezia, nella villa di Frank Coppola, in cui fu discussa l’unificazione di Ordine nuovo e Avanguardia nazionale. L’unificazione poi non si fece. Si è quasi fatta invece, tanti anni dopo, quella tra Alleanza nazionale e Forza Italia: così De Eccher, dopo essere stato militante del Msi e poi consigliere provinciale di An a Trento, è stato eletto senatore del Popolo della libertà.

Oggi si intitolano vie a Giorgio Almirante e si sostiene che la destra missina ha contribuito a mantenere la democrazia in Italia e a impedire la guerra civile. Lo dice qualcuno anche a sinistra: «Almirante», ha dichiarato per esempio Luciano Violante, «ebbe un ruolo nel far evolvere compiutamente la nostra democrazia». In verità, la democrazia è stata ferita ripetutamente, tra gli anni Sessanta e gli Ottanta. E una guerra c’è stata, in quei decenni, con attentati, stragi, morti e feriti. Una guerra segreta, che ha coinvolto apparati dello Stato e militanti della destra estrema, ufficialmente “polo escluso” della politica italiana, ma nei fatti “polo occulto” della nostra storia repubblicana. Ora, invece che il disoccultamento di quel che è stato, si è imboccata la strada della cooptazione del personale politico protagonista di quella guerra. Così il non detto del passato, con i suoi segreti impronunciabili e i suoi ricatti, resterà a fare da trama al futuro e le vecchie ferite alla democrazia resteranno cicatrici nascoste, possibili focolai di nuove infezioni.

Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 22.05.1984

Prima di iniziare l’interrogatorio desidero far presente la situazione irregolare che riguarda la censura della mia corrispondenza. Ho notato in alcuni casi che alcune lettere inviate per il nulla osta mi sono state riconsegnate senza alcuna spiegazione. In particolare una lettera da me indirizzata da Volterra a Sinatti Gaetano in data 21.10.83 (…). Fui sentito sul dirottamento di Ronchi dei Legionari in qualita’ di testimone. Ad un certo punto venne interrotto il verbale perche’ Pascoli suggerì al GI di indiziarmi di reato. Pertanto fu fissato al 02.04.74 il mio interrogatorio in veste di indiziato. Il procuratore pascoli disse chiaramente in mia presenza ed a voce alta di avvisare polizia e carabinieri per evitare che mi allontanassi e sparissi io fino a quel momento avevo intenzione di ripresentarmi per l’interrogatorio però sentendo quelle parole decisi di sparire. Presi il treno Udine – Roma delle 21,20 del 31.03.74, dopo aver salutato i miei. Su quanto accadde dopo la mia partenza da Udine non intendo dire nulla. Fatto sta che arrivai a Barcellona in treno. Non intendo dire altro.

Arrivai in spagna prevenuto nei confronti di Delle Chiaie Stefano e di “an” dato che da anni una campagna violentissima alimentata da elementi del msi ed anche da “on” presentava Delle Chiaie Stefano e “an” quale collaboratore dell’ ufficio affari riservati del ministero degli interni. Fatta conoscenza con la persona riscontrai la carenza di elementi comprovanti tali asserzioni. La conferma mi venne data quando nell’ estate del 1974 un altro dirigente di “ON” che non intendo nominare, venne in spagna e si incontro’ al caffe’ “Plaza” Cataluna a Barcellona e il discorso venne da me portato proprio su questo argomento essendosi piu’ volte questo dirigente di “on” espresso in mia presenza sulla collaborazione di Delle Chiaie Stefano con l’ ufficio affari riservati, confermandola. A quel punto direttamente Delle Chiaie Stefano pose direttamente alla persona in questione la domanda “perche’ vai dicendo in giro che io lavoro per il ministero degli interni? ” . La risposta fu: “mi devi scusare ma ho obbedito ad ordini ricevuti”. A quel punto chiesi a Delle Chiaie Stefano: “l’ onore di aderire ad an (Avanguardia Nazionale), ricevendone risposta positiva. Desidero affermare che mai prima di allora ho avuto rapporti con Delle Chiaie Stefano o con dirigenti di “AN”.

– non intendo dire come incontrai Delle Chiaie Stefano a Barcellona.

– al momento non ritengo di poter fare i nomi dei due dirigenti di “ON” cui ho teste’ fatto riferimento, perche’ al momento non vorrei recare loro danno in alcuna maniera.

– non intendo dire nulla sulla mia permanenza in Spagna.

– desidero fare una dichiarazione in relazione allo omicidio Occorsio. Posso testimoniare, trovandomi nella estate del 1976 a Madrid accanto a Delle Chiaie Stefano la totale sorpresa con cui egli accolse la notizia della esecuzione del giudice Occorsio vittorio. Ne’ lui ne’ altre di “an” erano a conoscenza della operazione contro Occorsio, che “Avanguardia Nazionale” pur ritenendo giusta, considero’ politicamente inopportuna per il momento in cui venne compiuta. Delle Chiaie Stefano non partecipo’ mai e con lui gli altri dirigenti di “AN” alla decisione di: “eliminare” Occorsio. Tanto meno, uomini di “AN” parteciparono alla fase organizzativa ed esecutiva di tale operazione. “AN” non chiari’ la sua estraneita’ in quanto la esecuzione del giudice Occorsio non poteva in quel momento non essere approvata dato che una posizione diversa, sia pure basata sulla scelta del momento, non avrebbe mai potuto essere compresa da chi da Occorsio era stato ingiustificatamente (ed erano in molti) perseguitato.

Il giudice istruttore da’ atto che tale dichiarazione relativa all’omicidio Occorsio e’ stata direttamente dettata a verbale dall’imputato.

– i discorsi relativi al fatto che l’ omicidio Occorsio sarebbe venuto a suggellare un patto di unificazione tra “AN” e “ON” , dopo una riunione sui colli di Roma, sono tutte “fregnacce” . Questa mia affermazione viene confermata dal rilievo che non e’ stata mai trovata alcuna prova di conforto alla tesi del coinvolgimento di persone di “AN” nella fase organizzativa e/o esecutiva nell’ omicidio Occorsio. Spontaneamente dichiaro che nell’ estate – autunno 1978 mi trovavo in Argentina a Buenos Aires. Sara’ stato giugno – luglio quando nell’ appartamento in cui abitavo con altre persone che non intendo nominare si presentarono due individui col tesserino della polizia di dogana argentina per un controllo di documenti. Faccio notare che da poco tempo avevo smarrito il passaporto restando con la sola carta d’ identita’ italiana, autentica.
Fatto che solo pochissimi, tutti italiani conoscevano. Alla richiesta di esibire i documenti mostrai loro la carta di identità della quale costoro si limitarono a prendere i dati senza mostrare alcun senso di meraviglia e senza tantomeno invitarmi al posto di polizia per i logici accertamenti. In quel momento era presente in appartamento un altro mio “camerata” coabitante. L’ inusitato comportamento di costoro mi indusse a ritenere che contrariamente a quanto dichiarato, i due appartenevano ai servizi di sicurezza argentini e che erano a conoscenza del fatto che io ero privo di passaporto. Presso amici mi informai quale dei servizi poteva usare questa tecnica e la risposta fu: la marina. Per precauzione abbandonai l’appartamento e andai a vivere presso amici argentini il cui indirizzo conoscevo solo, e un altro italiano. Da allora non si verificarono piu’ visite nell’ appartamento da me precedentemente abitato. Faccio presente che in quel periodo Delle Chiaie Stefano non si trovava in argentina, dove non rientro’ certamente prima del marzo 1979. Considerata la tranquillita’ ritornai nell’ appartamento abbandonato per circa due mesi. Pochi giorni dopo sorpresi le due persone presentatesi come polizia di dogana a parlare con il portiere.

Dopo circa una settimana si presento’ nell’ appartamento un individuo spacciatosi per impiegato di un ufficio di statistica. Preciso che costui suono’ al campanello del portone esterno che dava sulla strada. Poiche’ ero sospettoso e mi aspettavo qualche cosa scesi in strada e notai che costui suonava solamente il campanello di casa mia. Girai li attorno per circa due ore e notai che quella persona continuava a suonare solamente il campanello del mio appartamento. Risalii in casa dopo un paio d’ ore e feci salire anche quella persona che si presento’ dicendo che stava facendo una indagine di tipo demografico – statistico sulle persone del quartiere. Io risposi a tutte le sue domande, pero’ diedi risposte false se ne ando’ tranquillamente. Anche in questo caso degli amici mi informarono, su mia richiesta esplicita, che questo era il metodo utilizzato dai servizi segreti della marina argentina. Dopo un periodo di calma, il 21.11.78 camminando per l’ Avenida Rivadavia nell’ attraversare la strada notavo un uomo fornito di macchina fotografica che sicuramente mi ha fotografato. Io feci finta di niente e proseguii per la mia strada. Giunto alla fermata di un autobus, seguito ad una cinquantina di metri da questa persona, salii su un autobus semivuoto e guardando dalla parte posteriore potei notare che una macchina – tipo Mercedes con la targa argentina e con a bordo tre uomini – si accosto’ “al mio fotografo” e lo fece salire. Dopo di che l’ auto segui’ l’ autobus, giravo a piedi a vuoto in quanto mi ero accorto che ero seguito da loro e da un’ altra autovettura con altre quattro persone, desistettero all’ inseguimento. Quindici giorni dopo mentre mi trovavo in un bar di calle Cordoba insieme a due amici entrarono nel detto locale una decina di persone dall’aspetto inequivocabilmente sospetto. Non agirono. Uscii dal locale insieme a questi due amici e notai in strada le due macchine che gia’ mi avevano pedinato oltre ad altre autovetture cariche di persone. Incerto sulla loro intenzione decisi di ostentare sicurezza e tornai nell’ appartamento dove abitavo e che sapevo essere controllato. Non accadde nulla. Benche’ dispostisi sulla strada. Dopo un paio d’ ore sparirono.

– mi ricordo con esattezza la data 21.07.78 perche’ ero uscito per comperare una torta per il compleanno di un’ amica argentina che non intendo nominare. Avute continue conferme dall’ uso delle macchine e dai metodi che si trattava della marina cercai di informarsi se esisteva a livello ufficiale qualche motivo per cui questo servizio si interessava a me senza pero’ decidere a passare alla azione. Riuscii ad appurare che a livello ufficiale non esisteva alcun ordine di ricerche nei miei confronti e che doveva necessariamente trattarsi di qualche gruppo speciale, sempre appartenente alla marina, ma non dipendente dal comando centrale. Seppi queste cose sempre tramite amici. Coloro che mi seguivano erano sicuramente argentini. Dall’ analisi di questi fatti si evidenzio’ l’ esistenza all’ interno del nostro ambiente di un elemento che collaborava con qualche organismo non ufficiale fornendo le informazioni finalizzate al controllo del sottoscritto e possibilmente di altri. L’ interesse puntò verso il comandante Taddei – ufficiale di marina italiano residente in argentina, che probabilmente e’ agente del Sismi, verso il senatore Lanfre’ Giovanni, che era solito frequentarlo. I motivi erano dovuti al fatto che il senatore Lanfre’ conosceva solo l’ ubicazione dell’ appartamento dove si erano presentati gli agenti dei servizi argentini. Avevamo portato noi all’appartamento l’ avvocato Lanfre’ , che conosceva pure la mia vera identità. Lanfre’ era desideroso di rientrare in Italia purche’ gli fosse garantita la liberta’ provvisoria in tempi ragionevoli. Soffriva lo stato di latitanza per ragioni finanziarie. Sapeva che ero privo di passaporto, perche’ ne avevamo parlato tra noi. Inoltre il senatore Lanfre’ era stato sorpreso una volta ad annotare un diario, fatti, persone e altre circostanze riservate. Ora giungo alle conclusioni.

La motivazione del mandato di cattura che mi e’ stato spedito per la strage di Peteano richiama informazioni di polizia dl 15.11.78 e del 03.01.79. Con questo voglio dire che si era preparata a cura del sismi una operazione finalizzata alla mia cattura. Faccio altresi’ presente che nel 1978 c’ e’ stata la scissione tra il Msi e Democrazia Nazionale. Attraverso questo controllo su di me probabilmente speravano di arrivare a Delle Chiaie Stefano. Faccio rilevare che Ciolini elio venne presentato a Delle Chiaie Stefano dal senatore Lanfre’ e dal comandante Taddei quando io ero gia’ in carcere in Italia quindi successivamente alla mia costituzione nel settembre ‘79.

– uscii dall’ argentina nel marzo ‘79 dopo essermi procurato un passaporto falso. Partii non salutando ne’ il senatore Lanfre’ , ne’ il comandante Taddei ma soltanto un italiano mio amico e tre argentini di mia fiducia. Non intendo dire i motivi per cui uscii dall’ Argentina.

– Non intendo dire quando venni in Italia prima della mia costituzione ne’ perche’ mi costituii. Comunque, la frattura al polso era in via di guarigione.

– Ciolini venne evidentemente inviato dal sismi in argentina per contattare Delle Chiaie tramite Taddei e Lanfre’ . Ciolini doveva entrare in contatto con noi piu’ di quanto non avessero potuto fare Taddei e Lanfre’ , lo scopo di controllare ed eventualmente organizzare la cattura o la eliminazione di Delle Chiaie Stefano. I fatti successivi possono essere narrati solamente da Delle Chiaie Stefano in quanto io me ne ero gia’ andato dall’ argentina. Io non ho conosciuto Ciolini. Ho saputo che costui e’ stato presentato a Delle Chiaie Stefano da Lanfre’ e Taddei per averlo letto in una intervista rilasciata da Delle Chiaie Stefano non mi ricordo su quale giornale. Quanto da me affermato potra’ trovare verifica si comprenderà l’ interesse del Sismi nei confronti di Ciolini e delle sue affermazioni sul coinvolgimento di “AN” sulla strage di Bologna.

– fatte queste dichiarazioni, non ho intenzione di dire nulla di piu’ in relazione alla strage di bologna ed all’ omicidio Occorsio.

– aggiungo che non ho mai collaborato con nessun genere di servizi segreti italiani o stranieri. Anzi nell’ inverno del 1973 a Udine seppi da un mio amico camerata, che non intendo nominare, che era stato avvicinato da uno iscritto al Msi di Udine che lo aveva invitato a prendere contatti con il capitano dei carabinieri Gatti, comandante la compagnia dei carabinieri della divisione di fanteria motorizzata “Mantova” con sede a Udine in via Aquileia. Il giorno dopo insieme al camerata telefonammo all’ufficio della compagnia chiedendo del capitano Gatti. Essendo questi assente, il militare chiese che gli lasciassimo il nome.
Alla risposta negativa sollecitò cortesemente che lasciassimo un messaggio. Ricevuta una risposta negativa la telefonata si concluse con un nulla di fatto. Avuta conferma che l’ ufficio del capitano Gatti serviva per altri scopi che non quelli istituzionali di polizia militare vietai al camerata di prendere ulteriori contatti sia con l’ ufficiale che con lo iscritto al Movimento Sociale.

Ad ore 2,10 del 23.05.84 viene chiuso il presente verbale.

Fatto letto confermato e sottoscritto.­

Giuseppe Dimitri – dichiarazioni 07.10.1983

– Intendo rispondere limitando la mia disponibilità alla ricostruzione del mio impegno personale a carattere esistenziale sociale e politico. Ho iniziato ad interessarmi di politica sin dagli anni del ginnasio presso il liceo Vivona dell’ Eur.
Politica che si sostanziava in attivita’ prevalentemente studentesca come volantinaggi, assemblee, manifestazioni pubbliche. Inizialmente ho fatto parte di gruppi del “movimento studentesco” , quindi mi sono orientato su posizioni non marxiste, indirizzando la mia scelta verso il gruppo politico che ritenevo consono al mio modo di sentire. Cioe’ AN.
Ho militato cosi’ nel detto movimento, considerandomi un militante puro con un ruolo che si svolgeva in attivita’ ristretta all’ ambito studentesco. Frequentavo la sede di via Cernaia con assiduità, partecipando a manifestazioni che venivano indette dal cennato movimento. La militanza in AN e’ durata fino al giugno ‘76 data dello scioglimento del movimento a seguito della sentenza del procedimento contro an . Dopo un periodo di sbandamento durato 7 – 8 mesi, agli inizi del 1977, respirai l’ aria di fluidita’ e creativita’ che destò in me interesse a esprimere la mia personalità attraverso forme politiche. Mi avvicinai cosi’ a quelle aggregazioni spontanee che si stavano producendo all’ interno di quella complessa realta’ di dissenso. Svolsi di conseguenza attivita’ politica con un gruppo che si definiva “lotta studentesca” . Tale esperienza si protrasse nel tempo rimanendo sempre lo stesso impegno e le stesse esigenze, esigenze di ricerca esistenziale e sociale prescindendo dalle diverse strutture organizzative di questo e quel movimento nel quale davo il mio contributo.
Faccio presente che la mia attivita’ si andava svolgendo anche nell’ ambito di TP, movimento questo nel quale avevo una mia precisa collocazione, che mi riservo di dettagliare. L’ attivita’ politica di cui ho parlato e’ durata fin all’ epoca del mio arresto per i fatti di via Alessandria, pur se ci sono stati periodi caratterizzati da un mio disimpegno e allontanamento sia per essere stato arrestato nell’aprile ’78 per detenzione di arma sia per l’ espletamento del servizio militare ultimato nell’agosto ‘79.

– io mi riservo in futuro e spero anzi in corso di istruttoria di scendere nei particolari per quanto riguarda la mia militanza delineata fin qui sommariamente. Per quanto riguarda i fatti specifici che mi riguardano, prendo atto degli elementi e fonti di accusa. Al riguardo mi protesto innocente e chiedo di essere posto a confronto con quanti mi accusano. Non escludo peraltro che a prescindere dagli eventuali confronti possa accettare di chiarire la mia posizione. Desidero soltanto precisare che per quanto riguarda la mia asserita partecipazione ad una riunione che si sarebbe tenuta nella primavera del 1979 nello studio dell’ avvocato Caponetti, faccio presente che in quello stesso periodo mi trovavo militare a casale del Friuli. Prendo atto che il mio nome è stato fatto da Vaccari Stefano.

– La sv mi chiede se io abbia conosciuto Vaccari Stefano. Sul punto almeno per ora non intendo rispondere e mi riporto a quanto sopra dichiarato.

 

Roberto Palladino – dichiarazioni 06.05.1982

Intendo rispondere. Conosco un cittadino Boliviano a nome Jorge in quanto mio fratello Carmine aveva avuto contatti con lui in occasione di un suo viaggio in Bolivia, di cui non ricordo la epoca, per scopi commerciali. Tale Jorge è a Roma nell’autunno dell’1981. Sono sicuro che in precedenza, ed in particolare nella primavera – estate del 1980, lo Jorge non e’ venuto a Roma.

Durante il soggiorno di Jorge a Roma nell’ autunno 1981 protrattosi per circa una settimana, mi sono premurato di fare da guida allo Jorge, che veniva per la prima volta a Roma, facendogli visitare la citta’ specialmente nelle ore serali quando io ero libero dal lavoro; tra l’ altro, l’ ho accompagnato in qualche locale notturno e con precisione “Carusel” e al “Saint Moritz” , locali che io conoscevo in quanto sporadico frequentatore. Con Jorge andammo dapprima al Carusel per una consumazione e poi al Saint Moritz, per assistere ad uno spettacolo. Non abbiamo avvicinato in detti locali nessuna donna e lo Jorge si e’ comportato molto correttamente, senza dare adito al minimo incidente. Io collaboro con mio fratello all’ attivita’ della Odal e, quando abbiamo ospiti d’ affari, io mi occupo anche di pubbliche relazioni. Per quanto concerne i nostri rapporti con la Bolivia, essi si sono limitati ad un viaggio di mio fratello a La Paz e nella visita di Jorge.

– Nulla mi risulta di eventuali rapporti o contatti di mio fratello Carmine con Delle Chiaie Stefano in occasione del suo viaggio in Bolivia; in particolare Carmine non ne ha mai fatto il minimo cenno. Personalmente ho conosciuto Delle Chiaie nel periodo in cui ho simpatizzato per “Avanguardia giovanile” e cioe’ dal 1963 al 1966.

– Dopo tale periodo ho fatto il servizio militare, e non ho piu’ avuto alcun rapporto di sorta con il Delle Chiaie neanche per il tramite di Minetti Leda.

– Conosco Giorgi Maurizio dal periodo in cui anch’ egli simpatizzava per Avanguardia Nazionale giovanile. So che poi egli e’ emigrato in argentina, rientrando definitivamente in Italia nel 1981. Durante il soggiorno in Argentina il Giorgi e’ venuto per una settimana circa a Roma; non ricordo se nella primavera 1979 o 1980; egli venne a Roma per visitare la madre e, nell’ occasione venne a trovare anche noi, cui era legato da particolari vincoli in quanto aveva fatto da padrino a uno dei figli di Carmine.

– Non so con precisione quale attivita’ abbia svolto il Giorgi in Argentina, e se durante il soggiorno in Argentina, abbia fatto delle escursioni in Bolivia.

– Non ho mai conosciuto nessuna persona a nome Pagliai Gigi o Mario Bonomi, ne’ l’ ho mai sentito nominare.

– Conosco certo Sandro Siciliano, di eta’ matura che talvolta e’ venuto alla Odal.

– Ho conosciuto Sortino Luigi sin dai tempi della scuola e ci siamo frequentati sporadicamente anche quando, sciolta Avangurdia Nazionale, abbiamo conservato comunanza di idee politiche. Il Sortino ha fatto vari lavori e una volta l’ ho anche aiutato per trovargli una occupazione stabile.

– Nulla assolutamente so di una faccenda riguardante un passaporto che avrebbe dovuto essere procurato a Sandro per espatriare.

– Conosco un certo Luciano, di cui non ricordo il cognome e col quale ho rapporti di affari, ma nulla posso dire di particolari affari fra detto Luciano e Giorgi Maurizio.

– conosco Minetti Leda da quando conviveva con Delle Chiaie ma con la stessa non ho rapporti di frequentazione in quanto la vedo soltanto “ogni tanto” .

– con Colombo Gianni ho avuto rapporti d’ affari; in particolare, per il suo tramite, ho trattato una partita di forbici dall’Italia e di rasoi dalla Svizzera, per conto di terzi.

– che io sappia mai nessun cittadino tedesco e’ venuto alla Odal proveniente dal Sud America.

– So che la Minetti Leda di tanto in tanto andava all’ estero, ma non so dove andasse ne’ chi incontrasse ed in ogni caso io non sono mai andato a prelevarla al ritorno di qualche suo viaggio. Anche perche’ sono privo di patente e non guido. A parte la pistola di cui mi e’ stato contestato il possesso e che e’ stata sequestrata ad ardea, non mi risulta che qualcuno di noi Palladino possedesse anche una Smith and Wesson.

Letto confermato e sottoscritto.­