Sui rapporti fra il MAR e la Mafia

(…) D’altra parte il MAR era davvero un dente assai dolente: non si trattava solo di eversione politica, ma anche di reati comuni e di rapporto con la criminalità organizzata. In particolare con la Mafia: il boss mafioso Luciano Liggio – rectius Leggio -, dopo la sua assoluzione nel processo d’appello a Bari, era giunto a Milano già nel novembre 1969, e lì aveva iniziato a esportare le sue attività taglieggiando altri malavitosi di minor calibro.
Qualcuno, come Mimmo Murianni, ebbe a ridire sulle sue richieste, ma poco dopo scomparve senza lasciare traccia: non si trovò neppure il cadavere. Prima di essere nuovamente processato, e questa volta condannato definitivamente all’ergastolo, il boss aprì anche una bottiglieria nel centro di Milano, inaugurandola con una sfarzosa festa alla quale partecipò anche Fumagalli, che vi venne immortalato in una foto scattata dalla polizia.
Altri collegamenti tra uomini del MAR e mafiosi emersero per mezzo dei contatti fra Roberto Colombo, Antonio Sirtori, Angelo Squeo e Donato Convertino (tutti uomini di Fumagalli) con Don Ignazio Arena, che per conto di Leggio gestiva il controllo del traffico di droga nel Nord Italia. Convertino risultò anche coinvolto, insieme al sanbabilino Angelo Angeli, in un misterioso traffico di valuta tra l’Italia e la Svizzera. D’altro canto, Fumagalli aveva le mani in una serie di disparati traffici (dai furti d’arte, ai sequestri di persona, al contrabbando di qualsiasi cosa, dal caffè alle armi): è inevitabile, che la sua strada si incrociasse con quella della Mafia.

Aldo Giannuli, “Il Noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro”

Il travestito e i seguaci di Mussolini

(…) I veri retroscena della morte di Giancarlo Esposti non sono mai stati scoperti, anche se sulla sua uccisione molte sono state le ipotesi avanzate, prima tra tutte quella di un’operazione appositamente concordata per eliminare un terrorista ormai diventato ingestibile e pericoloso.
Quello che è stato accertato, al contrario, è che le attività del Mar e delle Sam, per un certo periodo, hanno effettivamente beneficiato della connivenza e copertura di alcuni settori della Divisione Pastrengo dell’Arma dei carabinieri, gli stessi che avevano ispirato l’aggressione e la violenza contro Franca Rame.
Le successive indagini hanno poi consentito di accertare che il gruppo di Esposti e degli altri camerati – legato ai carabinieri – era a sua volta infiltrato da neofascisti confidenti della polizia e da altri, come Biagio Pitarresi, che pur lavorando quasi sempre per l’Arma, talvolta non disdegnavano di passare le informazioni all’altra forza di polizia. La polizia era riuscita a inserire le sue antenne nel gruppo di Esposti, sfruttando una particolarità poco nota a chi vedeva dall’esterno le coraggiose imprese dei seguaci di Mussolini: la passione per i travestiti.
Proprio uno di loro, che si faceva chiamare “Marcella” – protetto da Esposti e dal suo “camerata-rivale” Angelo Angeli – è stato per molto tempo una delle fonti privilegiate dell’ufficio politico della Questura di Milano la quale, grazie alle indicazioni del travestito, è riuscita anche a catturare Esposti in occasione di uno dei primi mandati di cattura e a realizzare altre operazioni.
L’informatore era gestito dal maresciallo Giordano Fainelli che ha spiegato alcuni dettagli delle indagini sul gruppo neo-mussoliniano:

“(…) seguendo quasi quotidianamente le mosse di Esposti e di altri estremisti che gravitavano intorno a lui (…) ci è capitato di verificare che in più occasioni l’Esposti in ore notturne si era intrattenuto in ristoranti o altri locali con travestiti, tra i quali appunto “Marcella”. In conseguenza noi poi prendemmo contatti con questo personaggio e da lì nacque il suo rapporto confidenziale con noi; rapporto che (…) fu molto proficuo, perché consentì di effettuare con successo operazioni di polizia giudiziaria nei confronti di Esposti e del suo gruppo. Quanto al traffico di armi segnalatoci da Marcella, rammento che costei ci rivelò di avere fatto più viaggi in macchina a Trieste con l’Esposti, lasciandoci intendere che in tali occasioni il predetto portava o andava a ritirare qualcosa di illecito (…)”.

Gianni Cipriani, “Lo Stato invisibile”

Le Squadre d’Azione Mussolini

Le Squadre d’Azione Mussolini sono un’organizzazione terroristica costituita a Milano, nella zona della Fiera campionaria, da alcuni reduci della RSI guidati da un certo De Martinis, con diramazioni a Monza e a Como: la polizia sgomina la rete clandestina nel dicembre 1945.
Per qualche anno le SAM danno sporadici segni di vita con attentati contro sedi di partiti antifascisti, opera di qualche irriducibile nostalgico mussoliniano. All’inizio del 1971 la sigla viene ripresa a Milano da alcuni estremisti di destra – in particolare Giancarlo Esposti, Angelo Angeli e Dario Panzironi – che per un triennio organizzano raffiche di attentati contro sezioni socialiste e comuniste, redazioni giornalistiche e monumenti partigiani.
Dalla primavera del 1972, con l’arresto di Esposti, le SAM divengono un’etichetta cui gli estremisti di destra ricorrono liberamente per rivendicare esplosioni più o meno dimostrative, senza che polizia e carabinieri colpiscano i responsabili. Gli attentati sono eseguiti a notte fonda, sia per questioni di praticità sia per non colpire persone: le SAM evitano lo stragismo.  Di solito sul luogo dell’esplosione vengono lasciati volantini con perorazioni propagandistiche e preannunzi di ulteriori colpi. Il generale Giambattista Palumbo, comandante della divisione dei carabinieri “Pastrengo”, sa chi si nasconde dietro le SAM, grazie alle informazioni ricevute in via confidenziale dai dirigenti della federazione cittadini del MSI, ma evita interventi repressivi.

Mimmo Franzinelli – “La sottile linea nera”