Paolo Signorelli – dichiarazioni 03.01.1981

Assistito dagli avvocati Artelli Giuliano e Arico’ di Roma. E’ presente il solo avvocato Artelli anche per delega del condifensore. E’ pure presente l’ avvocato Gentile per la parte civile. A contestazione dei fatti di cui all’ordine di cattura dell’ 12.11.80, l’ imputato dichiara:
-Intendo rispondere.

Viene data lettura all’ imputato della deposizione del Massimi resa lo 05.11.80 al GI dr Destro, F. 177/II/8 nella parte riguardante la nomina dell’ avvocato Caroleo.

L’ imputato risponde:
– Respingo l’ addebito di cui al capo e dell’ordine di cattura e le circostanze dedotte dal Massimi. Non e’ vero che io gli abbia fatto pervenire un biglietto con il quale lo invitavo a nominare Caroleo Grimaldi allo scopo di poter attaccare tramite detto legale il dr Amato; e’ vero invece che io conobbi il Massimi nel ’79 nel mese di luglio quando, uscito dall’ isolamento, lo frequentai nel braccio g/9 di Rebibbia. Il Massimi era lo spesino e aveva libero accesso alle varie celle. Frequentava sia me che il Calore, che il Mutti e l’Allodi, e molto frequentemente prendeva i pasti anzi era ospite nella mia cella. E’ stato in tale periodo che si venne a parlare dell’ avvocato Caroleo Grimaldi e in effetti io ebbi modo di consigliarglielo, cio’ in quanto il Massimi lamentava inattivita’ del suo difensore dell’ epoca. Come ho gia’ piu’ volte ripetuto, anche dopo la mia scarcerazione ho avuto modo di incontrare sia il Massimi sia il Fioravanti Valerio come appresso precisero’, ma non ho influito nella sua nomina del Caroleo Grimaldi nel senso indicato dal Massimi.

– il nome Cassiano non mi dice nulla, anche se non mi giunge nuovo. Preciso che il Fioravanti lo conobbi in un secondo momento dopo il suo arresto e tra di noi solo allora si instauro’ un rapporto di simpatia credo reciproca, prima io non lo conoscevo assolutamente e sono sicuro che neanche il Massimi lo conoscesse. Faccio riferimento a proposito di detti rapporti agli interrogatori gia’ resi al dr zincani e al dr destro.

– io ho appreso delle pretese “rivelazioni” del Massimi nello studio degli avvocati Caroleo e De Nardellis, dopo che quest’ultimo si era recato a colloquio con il Massimi.

– le circostanze dell’ informazione sono state le seguenti: io ero in contatto frequente con l’ avvocato Caroleo che seguiva le mie pratiche giudiziarie pendenti e ricevetti da lui una telefonata se ben ricordo con la quale mi invitava a passare nel suo studio dove mi relaziono’ .

L’ ufficio rende noto all’ imputato che dalla deposizione testimoniale del De Nardellis risulta come egli fosse presente in casa dell’ avvocato Caroleo quando a questi giunse la telefonata del De Nardellis che lo informava delle dichiarazioni del Massimi.

– non escludo la circostanza che la sv mi dice riferirsi alla prima decade di maggio, ma non la ricordo. E’ vero che a volte sono stato a casa del Caroleo Grimaldi anche per pranzo, in quanto quest’ ultimo abita nelle immediate vicinanze della casa di mia suocera, e a volte mi e’ capitato di passare di la anche solo per un fatto di amicizia. Respingo con indignazione peraltro ogni insinuazione relativa a rapporti con Caroleo che non siano soltanto di assistenza legale e amicizia, questo in riferimento a notizie comparse su vari organi di stampa.

A questo punto il consigliere istruttore dr Vella si allontana ore 10,40.

– tra le persone che hanno con me parlato “dell’ affare Massimi” posso indicare gli avvocati Andriani e Cambi. L’avvocato Andriani lo incontrai nei corridoi della procura di Roma e gli contestai il fatto che al bar in precedenza quando gia’ sapeva, non mi aveva reso edotto delle dichiarazioni del Massimi stesso. L’ incontro al bar e’ quello in cui l’ Andriani mi chiese generiche informazioni di Massimi. Quanto al cambi ne ho parlato anche con lui e prendo atto che esiste agli atti di causa la trascrizione della telefonata del 23.05.80 dell’ avvocato Cambi. L’ incontro al bar ci fu effettivamente e li informai il Cambi di cose che gia’ sapevo e per me non rappresentavano quindi una novità. Non mi pare di averlo chiamato “Cossutta” termine probabilmente frutto di erronea trascrizione della telefonata. Al bar il Cambi si calmo’ anche se e’ sua abitudine parlare a voce alta, tanto che il discorso si sposto’ su argomenti banali tra un whisky e altro.

– ho informato telefonicamente il Semerari dell’ articolo di “Lotta Continua” che faceva riferimento a me ed a lui. Cio’ naturalmente dopo la morte di Amato, in quanto io non vedo il Semerari dall’agosto 79.

L’ ufficio contesta allo imputato il contenuto dell’ interrogatorio reso da Caroleo Grimaldi e dal De Nardellis i quali concordemente affermano essere avvenuto nel maggio ’80 nello studio dell’avvocato Madia Nicola un incontro al quale ebbero a partecipare esso Signorelli, ed Semerari e nel quale si discusse delle “dichiarazioni Massimi” ed il particolare dell’atteggiamento da assumere nei confronti di detto comportamento.

– non nego la circostanza, ma nego decisamente la compresenza del Semerari all’ incontro, seppi che il Semerari c’era stato in precedenza, dal Madia, e che si era allontanato, anzi la cosa mi secco’ un po’ perche ritenni questo un ulteriore gesto non amichevole del Semerari nei miei confronti. Erano presenti allo incontro gli avvocati De Nardellis, Caroleo e Madia Nicola, il figlio Titta che pero’ andava e veniva e naturalmente io. Oggetto della discussione erano le eventuali iniziative da prendere nei confronti del dr Amato. Preciso che l’ iniziativa dell’ incontro non fu mia ma dell’avvocato Madia almeno così mi sembra.

– ricordo perfettamente una telefonata a casa mia dell’ avvocato Madia Nicola e un incontro immediato avvenuto la sera stessa nel suo studio, quello che ricordo e’ che la telefonata arrivo’ alla sera tardi o nel tardo pomeriggio e che l’ incontro avvenne nella stessa giornata.

A domanda del PM:
– dopo la mia scarcerazione io ho incontrato il Massimi in due sole circostanze: a casa mia, quando venne con il Fioravanti autoinvitandosi, la seconda al ristorante “Celestina” di Roma come gia’ dichiarato. Nego la circostanza contestatami dal PM che mi sarei incontrato con il Massimi in un locale di corso Francia verso la fine del carnevale ’80.

– nego ancora la circostanza relativa alla patente falsa chiesta al Massimi.

– non conosco Cavallini Gilberto mentre conosco il Soderini. Non conosco il Ciavardini.

– con Massimi non ho mai parlato dell’ omicidio Leandri.

(…)

Adr prendo atto delle dichiarazioni di un teste che l’ufficio allo stato non intende nominare secondo le quali io avrei espresso la determinazione di organizzare l’ omicidio Amato, si tratta di calunnie in quanto sopratutto dopo le dichiarazioni del Massimi per me la vita di Amato era garanzia della mia libertà, e la prova del nove e’ stato il mio arresto quando purtroppo Amato e’ stato ucciso.

A domanda del pm:
– ho avuto rapporti di amicizia e di comune militanza politica con Meli Mauro ma tali rapporti sono cessati allorquando io venni espulso dal Msi nel ’76 per la nota vicenda di “Lotta Popolare” mentre il meli rimase all’ interno del partito. La circostanza del rinvenimento di una busta con il mio nome nella abitazione del Meli allorquando egli si diede alla latitanza ho avuto modo di, chiarirla innanzi al dr Vigna in relazione all’ omicidio Occorsio. Da quel momento, estate ’76 non ho piu’ visto il meli ne ho piu’ avuto contatti di alcun genere con lui.

A domanda del pm:
– ho conosciuto Mangiameli Francesco nella estate del ’78 mentre ero ospite a Trabia della famiglia Incardona, voglio precisare che l’ amicizia con l’Incardona nacque nell’ambito della comune adesione all’ area di “Lotta Popolare” e che ebbi occasione di parlare di questa esperienza in quell’epoca con il Mangiameli, che era interessato allo sviluppo di codesta corrente. Dopo quella data non ho più avuto occasione di avere rapporti con il Mangiameli del quale ho appreso il passaggio nell’area che fa riferimento al periodico “Terza Posizione”, Area che ripeto non coincide sia per motivi generazionali sia per motivi ideologici o meglio politici con quella cui attualmente fa riferimento la personale esperienza politica mia.

A questo punto viene introdotto il coimputato Caroleo Grimaldi Francesco gia’ qualificato in atti per essere, posto a confronto con il presente imputato Signorelli Paolo, mentre si allontanano gli avvocati Artelli e Gentili. Il confronto si svolge nel modo seguente:

Caroleo:
– insisto nel dire, avendo appreso dall’ufficio le dichiarazioni oggi rese dal Signorelli, che alla riunione dall’avvocato Madia erano presenti insieme e contemporaneamente i professori Signorelli e Semerari.

Signorelli:
– insisto nel dire che pur potendo essere la memoria del Caroleo piu’ fresca della mia in quanto piu’ giovane, insisto nel dire che nego la circostanza della contemporanea presenza del Semerari e mia nello studio Madia questo pur sapendo che in precedenza nella stessa serata il Semerari era gia’ stato da Madia.

Caroleo Grimaldi:
– insisto nella mia versione dei fatti. Ricordo soprattutto che Semerari e Signorelli insorsero entrambi quando Madia chiese loro della cena, anzi se vi era stata la famosa cena.

Aldo Semerari – dichiarazioni 18.12.1980

Preliminarmente l’ imputato dichiara:

– Si e’ vero che ho parlato in carcere a Forli’ con un sottufficiale della Digos il quale si presento’ a me per chiarire o meglio farmi chiarire alcune circostanze di fatto relative alle deposizioni testimoniali del 14 e 17 ottobre us 14.10.1980 e 17.10.1980, teste’ lettemi, io infatti a termine della deposizione testimoniale anzi del confronto con il Vessichelli avevo chiesto al dr persico di parlare riservatamente; di lui l’ iniziativa dell’ ufficio del Pm dopo la mia richiesta di inviarmi un ufficiale di Pg. Questi mi rivolse alcune domande su un certo de felice. A detto ufficiale di Pg io ribadii l’ esistenza di un equivoco tra me e il dr Persico e forse tra me e il Vessichelli, circa Rampelli Massimo e Massimi Mario Marco che prima della pubblicazione dei fatti su lotta continua io non avevo mai sentito parlare.

– chiarisco ancora una volta che quando nell’ agosto ’80 il dr Vessichelli pronunciava il cognome Massimi, io comprendevo Massimo; riferivo cioe’ il nome al Rampelli noto come Massimino. Infatti costui era l’ unico che poteva in qualche modo avermi coinvolto in vicende illecite o meglio antipatiche, avendogli io al suo tempo fatto uno “sgarbo” .

– non ricordo se il mio “sgarbo” nei confronti del Rampelli sia stato precedente o susseguente alla lettera in cui questi mi definiva “camerata” .

– il mio “sgarbo” sarebbe consistito se sgarbo puo’ chiamarsi, nel rifiutare nella seconda perizia di ufficio il ruolo di consulente di parte.

– ricevuta lettera delle succitate deposizioni testimoniali, insisto nell’ escludere nel modo piu’ categorico di aver saputo dal dr Vessichelli la questione relativa alle dichiarazioni rese nell’ aprile dal Massimi al dr Amato; aprile e’ termine verbalizzato dalla sv come riferimento temporale del quale io non sono a conoscenza.

– prendo atto del suo invito a essere preciso e del fatto che la sincerita’ e la precisione possono solo giovare alla mia posizione, ma chiarisco che soltanto nell’ agosto 80 in occasione del colloquio con il dr Vessichelli, ritengo avvenuto il 24 agosto 1980 ebbi conoscenza del nome Massimi, da me erroneamente compreso come Rampelli Massimo.

– Prendo atto che la sv mi domanda da chi e quando io abbia preso conoscenza del contenuto delle dichiarazioni del Massimi, rispondo che del contenuto del rapporto Massimi so soltanto quello che mi e’ stato contestato dal dr Persico. Naturalmente cio’ che Lotta Continua aveva pubblicato. In precedenza, fino al 27 giugno 80 , avevo sentito dire dall’ ambiente degli avvocati di destra di Roma che ero oggetto di una inchiesta del dr Amato su vasta scala, in merito ad associazioni neofasciste; insomma che insieme ad altri ci entravo anch’ io.
Non sono in grado di dire quale avvocato e in quale periodo di tempo mi riferi’ le succitate voci, che non facevano riferimento ad alcun fatto specifico; per la verita’ io non detti peso a queste voci. Quando lessi su Lotta Continua l’ articolo che mi riguardava, segnalatomi dal Signorelli padre, respinsi con sdegno l’ accusa mettendomi a disposizione del magistrato, anche perche’ l’ accusa era assurda essendo io ottimo amico dell’avvocato Arcangeli. Ulteriori elementi sulle dichiarazioni del Massimi le appresi in via giudiziaria dal dr persico quando questi ha proceduto al mio interrogatorio ed al mio esame testimoniale.

– al di la’ delle fonti di conoscenza che ho sopra indicato non vi sono altre fonti dalle quali ricordo di avere appreso elementi relativi alle dichiarazioni del Massimi.

-non lo ricordo e chiedo domande specifiche.

A domanda del pubblico ministero:

– sono ristretto nell’ infermeria, anzi nel centro clinico di Regina Coeli e ho avuto occasione di parlare con altri detenuti della mia vicenda in relazione specificamente alle asserite dichiarazioni del Massimi. Tali conversazioni sono avvenute secondo lo stile carcerario, ovvero gli altri detenuti mi chiedevano ragione della mia attuale detenzione ed io ho accennato con loro solo per quanto contestatomi della dichiarazione accusatoria del Massimi, preciso in questo miei colloqui non ho mai fatto il nome del Massimi, ma ho solo accennato a qualcuno che mi ha accusato ingiustamente. Non sono stato in contatto in questo periodo con detenuti di destra e pertanto non ho colto commento riguardo all’ episodio dell’incontro di Massimi col dr Amato, episodio che la sv mi diceessere avvenuto in regina coeli e da quale il detenuto Massimi avrebbe potuto fare cenno con altri detenuti.

– non vedo piu’ il professore Signorelli paolo dai giorni immediatamente successivi alla sua scarcerazione. Questa avvenne nel ’79 ma non so precisare il mese, che sara’ poi noto all’ ufficio.

Preliminarmente l’ ufficio informa l’ imputato che vi e’ la prova di un suo incontro con Signorelli in data successiva a quella da lui dichiarata, nello studio di un legale romano, e chiede all’ imputato di illustrare fatti e circostanze relative a tale incontro. Il pm invita l’ imputato ad essere chiaro e sincero onde chiarire la sua globale posizione processuale.

– chiedo alla sv prima di fare la dichiarazione che faro’ , disciogliermi dal segreto professionale. In quanto cio’ che diro’ riguarda l’ avvocato Madia gia’ mio paziente. L’ ufficio rende noto all’ imputato che sussistono circostanze di fatto per le quali il segreto professionale non ha ragione alcuna di essere.

– prendo atto di cio’ e dichiaro che dal marzo del ’79 ho in cura l’ avvocato Madia Nicola di Roma che soffre di artereosclerosi cerebrale seguita ad una eniplegia. Da qui una grave sindrome depressiva per la quale e’ stato opportuno il mio intervento professionale, al quale si affianco’ anche quello del professore Bazzi. Il Madia prese l’ abitudine di telefonarmi continuamente in studio e a casa, tanto e’ vero che la cosa comincio’ ad essere molto molesta; in data che non so ricordare venni raggiunto all’ Hotel Royal di Napoli da una telefonata di mia moglie, che mi informava del desiderio di Madia di contattarmi “per una questione di vita o di morte” . Io richiamai Madia e gli chiese cosa mai ancora gli fosse successo; Lui mi disse che si trattava di una questione che mi riguardava ed aveva per oggetto l’ avvocato Arcangeli; io gli risposi che a me non me ne importava niente e che si trattava di una grossa sciocchezza. Il Madia insistette e mi disse che ci saremmo visti nel suo studio, anzi a casa sua appena a Roma.

– io respinsi con fastidio la drammattizzazione del Madia circa il tentato omicidio Arcangeli, non perche’ gia’ fossi a conoscenza di voci che mi collegavano in un qualche modo a tale vicenda, ma perche’ non vedevo alcun collegamento tra questo fatto e me, tanto e’ vero che gli dissi “Nicola non mi interessa proprio, e’ una questione che mi fa ridere” . Cio’ anche perche’ conoscevo la personalita’ apprensiva, anzi patologica di chi mi telefonava.

– non ebbi la sensazione che il Madia si rivolgesse a me per affidarmi un qualche incarico peritale o di consulenza nell’ambito del procedimento relativo all’ omicidio Leandri, ovvero il mancato omicidio Arcangeli.

– andai a casa del Madia ritornando a Roma, e lui voleva farmi incontrare il Signorelli e Caroleo ma l’ incontro non avvenne, perche’ io me ne andai via subito, prima che il Signorelli arrivasse.

– quando andai dal Madia lo visitai come al solito e lui mi informo’ che la magistratura romana indagava su di me e sul Signorelli in ordine la mancato omicidio Arcangeli. Io ribadii che la cosa non mi riguardava e me ne andai perche’ l’ argomento che si sarebbe dovuto trattare con il preannunciato arrivo del Signorelli e del Caroleo non mi riguardava, e non volevo avere ulteriori rapporti col Signorelli. Non mi ricordo se uscendo abbia incontrato il Caroleo, che credevo fosse ancora nello studio di Madia come collaboratore.

– Il Madia non mi fece cenno da eventuali fonti che avessero posto la magistratura sulla “pista Semerari-Signorelli” in merito all’ omicidio, al tentato omicidio Arcangeli. Io ritenni che “questa storia” fosse enfatizzata dalla mente alterata dell’ avvocato Madia.

L’ ufficio contesta all’ imputato la sua presenza alla riunione presso l’ avvocato Madia con la presenza del Signorelli e dei due legali Grimaldi Caroleo e De Nardellis; contesta la circostanza che esso Semerari udi’ la relazione del De Nardellis e partecipo’ alla discussione circa l’ opportunita’ o meno di presentare denuncia nei confronti del dr Amato. Vengono quindi contestate in particolare interrogatori formali del Grimaldi Caroleo e del De Nardellis dai quali si evince:
A) che esse Semerari era gia’ a conoscenza del contenuto delle dichiarazioni del Massimi perlomeno in linea generale.

B) che assistette alla riunione che si protrasse quanto meno fino al congedo degli avvocati Caroleo e De Nardellis. Si da lettura allo imputato del contenuto dell’ interrogatorio formale del Caroleo Grimaldi, precisamente a foglio 4 e De Nardellis del 15 dicembre al foglio 2.

– io ritengo che ci sia una vera e propria cospirazione contro di me. Io non ho partecipato a questa riunione. Il fatto non si e’ verificato, nel senso che io non c’ ero. E quindi non so spiegare in altro modo le dichiarazioni del De Nardellis e del Caroleo Grimaldi. Per quanto riguarda le dichiarazioni rese da Madia in ordine alla mia pretesa conoscenza in data anteriore al 12.05.80 del tenore e del nome dell’ autore delle dichiarazioni accusatorie riguardo al mancato omicidio Arcangeli, ribadisco che io nulla sapevo di preciso al di la’ delle voci di cui sopra, prima del 27.06.80 data in cui comparve l’ articolo di Lotta Continua.

-Naturalmente tutto cio’ salvo quanto avevo appreso dal Madia nel corso della visita, seguita alla telefonata a napoli, che riguardava un mio energico coinvolgimento nel mancato omicidio Arcangeli. Trovo strano che Madia asserisca di aver saputo da me il contenuto del rapporto Massimi, quando fu lui a farmi la telefonata a napoli. E’ quindi illogico asserire che io abbia diffuso un segreto di cui fosso venuto a conoscenza, cosa che nego.

– escludo di aver saputo dal Signorelli prima del 27 giugno 1980 notizie sul caso Massimi. Escludo comunque di aver saputo dal dr Vessichelli alcunche’ circa le dichiarazioni del Massimi e respingo l’ addebito che mi e’ contestato.

– escludo che il 791223 il Signorelli si sia recato presso la mia abitazione in Roma, in quanto io ero assente, ma posso, avendolo chiesto a mio figlio Wolfango, rendere tale dichiarazione, escludo altresi’ che sia venuto in campagna. Per quanto riguarda il rinvenimento di una mia agenda contenente il nome Femia, ribadisco quanto ho dichiarato al dr Destro, cioe’ che non si tratta del coimputato Femia che figura nel procedimento 344, bensi’ di un omonimo, imputato di detenzione e spaccio di droga all’ epoca detenuto presso le carceri di Viterbo, ove io lo visitai ben due volte.

L’ imputato fa istanza che il visto di censura sulla corrispondenza a lui diretta o da lui spedita venga apposto dalla autorita’ giudiziaria di roma, in quanto altrimenti diventa impossibile mantenere rapporti epistolari.

Letto confermato e sottoscritto.

“Signorelli istigò i killer” – La Repubblica 03.07.1988

‘ Paolo Signorelli il mandante morale dell’ omicidio del giudice romano Mario Amato. Fu lui a istigare i ragazzini dei Nar che nel giugno del 1980 assassinarono l’ unico magistrato della Procura che indagava sulla destra eversiva. Per questo merita l’ ergastolo. L’ ha deciso ieri notte la Corte d’ assise d’ appello di Bologna rovesciando la sentenza che aveva assolto l’ ideologo del neofascismo per insufficienza di prove da uno dei delitti più odiosi compiuti dai terroristi neri. Nel febbraio del 1986 anche Stefano Soderini, oggi dissociato, era stato assolto con la formula del dubbio. Ieri è stato invece condannato a 18 anni di carcere avendo usufruito degli sconti di pena previsti dalla legge. La Corte ha emesso un ordine d’ arresto che sarà eseguito nel carcere di Paliano dove Soderini è rinchiuso per altri reati. Per l’ omicidio Amato stanno già scontando l’ ergastolo Gilberto Cavallini, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Signorelli ha saputo della condanna dal suo difensore, l’ avvocato Gianfranco Bordoni, nella casa romana dove da qualche mese è agli arresti domiciliari per motivi di salute. Il provvedimento fu adottato l’ estate scorsa dopo vivaci polemiche. Il processo terminato ieri rappresenta l’ ennesima tappa di una vicenda giudiziaria molto tormentata, il cui ultimo atto era stato il parziale annullamento della prima sentenza d’ appello. La Corte di Cassazione aveva accolto i ricorsi della difesa e della Procura generale invitando i giudici bolognesi a riesaminare le posizioni di Signorelli e Soderini. Ieri notte la Corte ha evidentemente accolto la tesi dell’ accusa, anche se ha indicato Signorelli non come l’ organizzatore, ma come l’ istigatore dell’ omicidio. La sentenza è stata letta dal presidente Pellegrino Iannaccone all’ una di notte, dopo 14 ore di camera di consiglio. Gli imputati non erano presenti, come non lo erano stati neppure quattro anni fa alla lettura della sentenza di primo grado, quando Signorelli era stato condannato all’ ergastolo dalla stessa corte d’ assise che da dieci giorni è in camera di consiglio per decidere la sorte dei 21 imputati della strage alla stazione di Bologna. Ora la parola torna alla Cassazione che dovrà esaminare anche un’ altra sentenza d’ appello-bis costata a Signorelli un ergastolo: quella pronunciata a Firenze per l’ omicidio del giudice Vittorio Occorsio. Il professore nero infine è accusato di strage e associazione sovversiva nel processo per l’ attentato del 2 agosto 1980 ed è indicato da molti pentiti come una delle pedine fondamentali attorno alle quali è ruotato per anni il panorama dell’ eversione di destra. Un arcipelago sul quale il giudice Mario Amato stava indagando da solo e senza alcuna protezione nei mesi immediatamente precedenti l’ eccidio di Bologna. Una solitudine che all’ indomani dell’ omicidio non aveva mancato di suscitare feroci polemiche contro il vertice della Procura occupato allora da Giovanni De Matteo. Sul tavolo del magistrato assassinato finivano immancabilmente tutti gli episodi legati all’ attività dei neri e Amato, a poco a poco, aveva cominciato a collegare nomi, circostanze, episodi. Per questo era diventato pericoloso, ma nessuno aveva ritenuto di farlo accompagnare da una scorta, o di fornirgli almeno una macchina blindata. Al processo di primo grado la vedova aveva pronunciato un duro atto d’ accusa contro i superiori del marito. Mio marito aveva chiesto aiuto aveva detto ma il procuratore capo De Matteo se l’ era cavata chiedendo, durante un’ assemblea, se ci fosse un volontario intenzionato ad affiancare Amato. Avevano risposto in coro che ci tenevano alla tranquillità e alla pelle e che tenevano famiglia. Per Gilberto Cavallini, il killer, fu dunque un gioco da ragazzi freddare Amato davanti a casa mentre stava aspettando l’ autobus che avrebbe dovuto portarlo al lavoro. Un omicidio facile, preparato nelle settimane precedenti da Giusva Fioravanti che aveva seguito il magistrato annotando abitudini e percorsi.

Paolo Signorelli – verbale 03.01.1981

A contestazione dei fatti di cui all’ ordine di cattura del 12.11.80 l’ imputato dichiara:

-Intendo rispondere.

Viene data lettura all’ imputato della deposizione del Massimi resa il 05.11.80 al GI dr Destro, f. 177/ii/8 nella parte riguardante la nomina dell’ avvocato Caroleo. L’ imputato risponde:
– respingo l’ addebito di cui al capo e dell’ ordine di cattura e le circostanze dedotte dal Massimi. Non e’ vero che io gli abbia fatto pervenire un biglietto con il quale lo invitavo a nominare Caroleo Grimaldi allo scopo di poter attaccare tramite detto legale il dr Amato; e’ vero invece che io conobbi il Massimi nel ‘79 nel mese di luglio quando, uscito dall’ isolamento, lo frequentai nel braccio G/9 di Rebibbia. Il Massimi era lo spesino e aveva libero accesso alle varie celle. Frequentava sia me che il calore, che il Mutti e l’ allodi, e molto frequentemente prendeva i pasti anzi era ospite nella mia cella. E’ stato in tale periodo che si venne a parlare dell’ avvocato Caroleo Grimaldi e in effetti io ebbi modo di consigliarglielo, cio’ in quanto il Massimi lamentava inattivita’ del suo difensore dell’ epoca. Come ho gia’ piu’ volte ripetuto, anche dopo la mia scarcerazione ho avuto modo di incontrare sia il Massimi sia il Fioravanti Valerio come appresso precisero’, ma non ho influito nella sua nomina del Caroleo Grimaldi nel senso indicato dal Massimi.

– Il nome Cassiano non mi dice nulla, anche se non mi giunge nuovo preciso che il Fioravanti lo conobbi in un secondo momento dopo il suo arresto e tra di noi solo allora si instaurò un rapporto di simpatia credo reciproca, prima io non lo conoscevo assolutamente e sono sicuro che neanche il Massimi lo conoscesse faccio riferimento a proposito di detti rapporti agli interrogatori gia’ resi al dr Zincani e al dr Destro.

– Io ho appreso delle pretese “rivelazioni” del Massimi nello studio degli avvocati Caroleo e De Nardellis, dopo che quest’ultimo si era recato a colloquio con il Massimi.

– Le circostanze dell’ informazione sono state le seguenti: io ero in contatto frequente con l’ avvocato Caroleo che seguiva le mie pratiche giudiziarie pendenti e ricevetti da lui una telefonata se ben ricordo con la quale mi invitava a passare nel suo studio dove mi relaziono’ .

L’ ufficio rende noto all’ imputato che dalla deposizione testimoniale del De Nardellis risulta come egli fosse presente in casa dell’ avvocato Caroleo quando a questi giunse la telefonata del De Nardellis che lo informava delle dichiarazioni del Massimi.

– Non escludo la circostanza che la sv mi dice riferirsi alla prima decade di maggio, ma non la ricordo. E’ vero che a volte sono stato a casa del Caroleo Grimaldi anche per pranzo, in quanto quest’ ultimo abita nelle immediate vicinanze della casa di mia suocera, e a volte mi e’ capitato di passare di là anche solo per un fatto di amicizia. Respingo con indignazione peraltro ogni insinuazione relativa a rapporti con Caroleo che non siano soltanto di assistenza legale e amicizia, questo in riferimento a notizie comparse su vari organi di stampa.

A questo punto il consigliere istruttore dr Vella si allontana. Ore 10,40.

– Tra le persone che hanno con me parlato “dell’affare Massimi” posso indicare gli avvocati Andriani e Cambi. L’ avvocato Andriani lo incontrai nei corridoi della procura di Roma e gli contestai il fatto che al bar in precedenza quando gia’ sapeva, non mi aveva reso edotto delle dichiarazioni del Massimi stesso. L’ incontro al bar e’ quello in cui l’ Andriani mi chiese generiche informazioni di Massimi. Quanto al Cambi ne ho parlato anche con lui e prendo atto che esiste agli atti di causa la trascrizione della telefonata del 23.5.80 dell’ avvocato Cambi. L’ incontro al bar ci fu effettivamente e li informai il Cambi di cose che gia’ sapevo e per me non rappresentavano quindi una novità. Non mi pare di averlo chiamato Cossutta termine probabilmente frutto di erronea trascrizione della telefonata. Al bar il Cambi si calmo’ anche se e’ sua abitudine parlare a voce alta, tanto che il discorso si sposto’ su argomenti banali tra un whisky e l’altro.

– Ho informato telefonicamente il Semerari dell’ articolo di “Lotta Continua” che faceva riferimento a me ed a lui. Cio’ naturalemente dopo la morte di Amato, in quanto io non vedo il Semerari dall’ agosto ‘79.

L’ ufficio contesta allo imputato il contenuto dell’ interrogatorio reso da Caroleo Grimaldi e dal De Nardellis i quali concordemente affermano essere avvenuto nel maggio ‘80 nello studio dell’avvocato Madia Nicola un incontro al quale ebbero a partecipare esso Signorelli, ed Semerari e nel quale si discusse delle “dichiarazioni Massimi” ed il particolare dell’ atteggiamento da assumere nei confronti di detto comportamento.

– non nego la circostanza, ma nego decisamente la compresenza del Semerari all’ incontro, seppi che il Semerari ci era stato in precedenza, dal Madia, e che si era allontanato, anzi la cosa mi secco’ un po’ perche ritenni questo un ulteriore gesto non amichevole del Semerari nei miei confronti. Erano presenti all’incontro gli avvocati De Nardellis, Caroleo e Madia Nicola, il figlio Titta che pero’ andava e veniva e naturalmente io. Oggetto della discussione erano le eventuali iniziative da prendere nei confronti del dr Amato. Preciso che l’ iniziativa dell’ incontro non fu mia ma dello avvocato Madia almeno cosi’ mi sembra.

– Ricordo perfettamente una telefonata a casa mia dell’ avvocato Madia Nicola e un incontro immediato avvenuto la sera stessa nel suo studio, quello che ricordo e’ che la telefonata arrivo’ alla sera tardi o nel tardo pomeriggio e che l’ incontro avvenne nella stessa giornata.

A domanda del pm:
-dopo la mia scarcerazione io ho incontrato il Massimi in due sole circostanze: a casa mia, quando venne con il Fioravanti autoinvitandosi, la seconda al ristorante “Celestina” di Roma come gia’ dichiarato. Nego la circostanza contestatami dal pm che mi sarei incontrato con il Massimi in un locale di corso Francia verso la fine del carnevale ‘80.

– Nego ancora la circostanza relativa alla patente falsa chiesta al Massimi.

– Non conosco Cavallini Gilberto mentre conosco il Soderini. Non conosco il Ciavardini.

– Con Massimi non ho mai parlato dell’ omicidio Leandri. Respingo nella maniera piu’ decisa la contestazione di cui al capo .

Ad:r prendo atto delle dichiarazioni di un teste che l ‘ ufficio allo stato non intende nominare secondo le quali io avrei espresso la determinazione di organizzare l’ omicidio Amato, si tratta di calunnie in quanto soprattutto dopo le dichiarazioni del Massimi per me la vita di Amato era garanzia della mia liberta’, e la prova del nove e’ stato il mio arresto quando purtroppo Amato e’ stato ucciso.

A domanda del pm:
– ho avuto rapporti di amicizia e di comune militanza politica con meli mauro ma tali rapporti sono cessati allorquando io venni espulso dal Msi nel ‘76 per la nota vicenda di “Lotta Popolare” mentre il meli rimase all’ interno del partito. La circostanza del rinvenimento di una busta con il mio nome nella abitazione del meli allorquando egli si diede alla latitanza ho avuto modo di, chiarirla innanzi al dr Vigna in relazione all’ omicidio Occorsio. Da quel momento, estate ‘76 non ho piu’ visto il Meli ne ho piu’ avuto contatti di alcun genere con lui.

A domanda del pm:
– ho conosciuto Mangiameli Francesco nella estate del ‘78 mentre ero ospite a Trabia della famiglia Incardona, voglio precisare che l’ amicizia con l’ Incardona nacque nell’ ambito della comune adesione all’ area di “Lotta Popolare” e che ebbi occasione di parlare di questa esperienza in quell’ epoca con il Mangiameli, che era interessato allo sviluppo di codesta corrente. Dopo quella data non ho piu’ avuto occasione di avere rapporti con il Mangiameli del quale ho appreso il passaggio nell’ area che fa riferimento al periodico “Terza Posizione”, area che ripeto non coincide sia per motivi generazionali sia per motivi ideologici o meglio politici con quella cui attualmente fa riferimento la personale esperienza politica mia.

A questo punto viene introdotto il coimputato Caroleo Grimaldi Francesco gia’ qualificato in atti per essere, posto a confronto con il presente imputato Signorelli Paolo, mentre si allontanano gli avvocati Artelli e Gentili. Il confronto si svolge nel modo seguente:

Caroleo:
Insisto nel dire, avendo appreso dall’ ufficio le dichiarazioni oggi rese dal Signorelli, che alla riunione dall’ avvocato Madia erano presenti insieme e contemporaneamente i professori Signorelli e Semerari.

Signorelli:
insisto nel dire che pur potendo essere la memoria del Caroleo piu’ fresca della mia in quanto piu’ giovane, insisto nel dire che nego la circostanza della contemporanea presenza del Semerari e mia nello studio Madia questo pur sapendo che in precedenza nella stessa serata il Semerari era gia’ stato da Madia.

Caroleo Grimaldi:
Insisto nella mia versione dei fatti. Ricordo soprattutto che Semerari e Signorelli insorsero entrambi quando Madia chiese loro della cena, anzi se vi era stata la famosa cena. ­

Aldo Semerari verbale 09.09.1980

Sono presenti i difensori di fiducia avvocati Cuttica Franco e Jezzi Antonio. Preliminarmente l’ ufficio informa i difensori che e’ in corso di notifica decreto 09.06.80 di reiezione della istanza di rito formale. Comunica all’ imputato la rubrica integrale dell’ ordine di cattura Nr 77/80 che va ad integrare la contestazione dei nomi dei coimputati l’ ufficio precisa che pertanto tutti i termini concernenti l’ ordine di cattura decorrono da oggi. Il difensore richiamati i motivi gia’ presentati di ricorso per cassazione avverso l’ ordine di cattura, dichiara che non intende presentare ulteriori motivi aggiunti e chiede che il ricorso sia prontamente inoltrati al giudice superiore.

– intendo rendere l’ interrogatorio. Innanzitutto respingo assolutamente qualunque addebito di qualunque genere e ritengo che la mia condotta come docente e come uomo e come collaboratore della giustizia in una attivita’ trentennale, nonche’ come collaboratore del ministero dell’ interno, sia del tutto specchiata, per cui qualunque ipotesi di un mio coinvolgimento in fatti illeciti mi offende profondamente e la respingo energicamente. Perche’ si comprenda la mia condotta vorrei ricordare a verbale che il 27.06.80, in relazione ad un offensivo e calunnioso articolo apparso su lotta continua, accompagnato dai miei legali qui presenti e da loro consigliato, mi recavo dapprima alle 12,3o alla procura di Roma, chiedendo personalmente del dr De Matteo che non potevo incontrare in quanto si accertava che egli aveva lasciato la propria stanza, che risultava occupata da un gran numero di sostituti e quindi alle 12,50 mi accompagnavano, anzi i miei legali si recavano a conferire con il procuratore generale di Roma dr Pascalino, al quale facevano presente che io ero a disposizione per un interrogatorio o comunque per fornire chiarimenti che evidenziassero la calunniosita’ delle ipotesi di quel periodico e che non avevo nulla da nascondere e che volevo essere utile alla giustizia. Il procuratore generale chiamava il sostituto dr Lapadula della procura ritenendo che fosse ancora lui ad occuparsi della inchiesta per la morte del dr amato, ma detto magistrato faceva sapere di non essere lui incaricato della inchiesta. Quindi i miei difensori tornavano in procura e conferivano brevemente con i sostituti dr guardata e giordano, i quali affermavano di non avere nulla da chiedere al professor Semerari, che comunque se questi avesse avuto qualcosa da dichiarare lo doveva fare al GI dr Gargani. Alle 13,25 i difensori conferivano con detto GI il quale dichiarava di non aver nulla da domandare al professor Semerari. I miei difensori insistevano che io ero a completa disposizione. Presentavo poi querela contro lotta continua pendente presso il dr Marini della procura e il professor Cutica la seguiva in particolare. Di qui la mia la mia totale sorpresa e lo sgomento a vedermi arrestato, senza nemmeno che mi venisse chiarito il titolo, poiche’ solo alle 13,00 del giorno 28.08.80 mi veniva notificato l’ estratto dell’ ordine di cattura.

L’ ufficio da contezza all’ imputato che il rapporto di denuncia della questura di Roma identifica come fatto specifico indiziario a suo carico l’ aver organizzato e finanziato la riunione del 06.05.79 al cinema Hollyvood di Roma, nel corso della quale riunione il Semerari avrebbe preso la parola per incitare alla lotta al sistema, incontro al quale sarebbero intervenuti il Signorelli e il Calore.

– respingo assolutamente la circostanza che a mio carico non ha alcun valore. Invece io ero stato interessato a fare come al solito una conferenza scientifica insieme all’ amico avvocato De Cataldo sul problema delle carceri e dei manicomi giudiziari, avendo gia’ concertato con lui l’argomento. Del resto vado spesso presso istituzioni che mi offrono ospitalita’ e un compenso d’ uso a fare conferenze, e certamente non pago io le spese. Nego di aver noleggiato la sala e men che meno anticipato la spesa e prendo atto del verbale del gestore dove si allude a dei giovani che avrebbero pagato l’ anticipo del noleggio riferendosi alla mia conferenza ma escludo di aver sborsato io la somma o di aver incaricato dei giovani di effettuare il pagamento. In effetti poi, il giorno della conferenza rifiutai di parlare, in quanto, entrata in sala, vidi un pubblico di 30 scalmanati, giovani e malmessi, per cui constatato che non c’ era De Cataldo me ne andai e quindi non presi affatto la parola per cui sono del tutto estraneo a discorsi che qualcuno in quella sala possa poi aver fatto di sua iniziativa, senza che io nulla sapessi e senza alcuna mia approvazione. Me ne andai quasi subito.

– In detta circostanza del cinema Hollywood non ricordo di aver incontrato un giovane a nome Calore, che, peraltro, non ho difficoltà a dire di aver conosciuto a latina quando, su invito di quel comune, tenni una conferenza sul problema della droga. In quella occasione il Calore prese la parola. Ci tengo a precisare che allora, ne’ ora nulla so della eventuale attivita’ politica, organizzativa e tantomeno illecita che sia addebitabile a detto Calore. Non ho avuto con detto individuo alcuna comunanza, interesse, tantomeno alcun rapporto personale, ne’ epistolare ed escluderei che esistano documenti, lettere o tracce di alcun genere che possano evidenziare tra me e costui una relazione. Prendo atto che voi mi dite ora che sarebbe un’ operaio di una fabbrica di gomme o qualcosa del genere, escludo che costui frequentasse il mio istituto, la sola ipotesi mi stupisce. Ricordo soltanto che in occasione della citata conferenza a Latina detto Calore mi chiese il dattiloscritto della mia relazione e credo di averglielo dato, sebbene non ne sia sicuro. Escludo pero’ di aver redatto articoli per un periodico intitolato costruiamo l’ azione.

– Alla domanda di chiarire il mio rapporto di conoscenza con il professor Signorelli, di cui mi dite aver egli usato espressioni di deferenza e considerazione nei miei confronti, rispondo dicendo che ricambio detta considerazione e vi dichiaro che la nostra conoscenza risale all’ epoca in cui il Signorelli era consigliere comunale del Msi in Roma ed io ero iscritto a tale partito, come ora e come voi avete potuto leggere nella mia lettera all’ onorevole Almirante. Circa l’ attuale posizione ideologica del Signorelli e mia, preciso innanzitutto che io sono un semplice iscritto del Msi, senza cariche, che seguo la linea almirantiana perfettamente e non ho alcun ruolo di contestazione interna, ne’ sono promotore di alcun movimento o gruppo fuori del partito, il Signorelli invece mi risulta ormai distaccato, in quanto espulso per diversita’ ideologiche dal partito, e non mi risulta di una attivita’ personale del Signorelli di tipo organizzativo-politico e comunque, se cio’ fosse, io ne sono completamente estraneo e all’ oscuro. Tra me e il Signorelli c’ e’ un rapporto personale in quanto come medico psichiatra esercente anche la libera professione l’ho curato fino al giugno del ’78, se ben ricordo, per disturbi neurovegetativi di carattere normale. A seguito dell’arresto del Signorelli avvenuto un anno fa circa, molto francamente lo pregai, dopo la sua scarcerazione, in un incontro occasionale in tribunale, di non stare piu’ in contatto pur conservando l’ amicizia, in quanto gli dissi che lui certamente avrebbe avuto il telefono sotto controllo ed io magari per essere suo amico non era il caso di creare equivoci. Col che restava intatta la mia stima sul piano umano per lui. Era presente al dialogo il dr Mottola che potra’ confermarlo, e’ un medico di Roma a nome Antonio. Mi scusai di non andare a trovare la moglie di Signorelli proprio per questa valutazione.

– alla vostra domanda se possa essere possibile che il Signorelli parlando con persona a lui vicina possa avergli confidato che io sarei addirittura un capo dei nar o men che meno il “finanziatore” , dico che una cosa del genere mi appare come follia pura, e non credo che Signorelli possa aver espresso simili concetti. Affermo che ignoro chi siano i nar come persone ne ho letto sul giornale, escludo di conoscere qualche individuo con la consapevolezza che costui appartenga ai Nar. Se poi tra le migliaia di studenti dei miei corsi si nasconde qualcuno che pratica l’ illegalita’, io nulla ne so e non posso certo rispondere.

L’ ufficio dà contezza all’ imputato che il teste Farina Giorgio, di cui nella motivazione dell’ ordine di cattura, non v’ e’ menzione espressa, ma viene richiamata come “circostanziata indicazione” , nel riferire dichiarazioni del Calore e del Pedretti, riferisce altresi’ di un ruolo del qui presente professor Semerari come organizzatore e finanziatore dei Nar. Chiediamo all’ imputato se il nome Farina Giorgio non gli ricordi una qualche incombenza processuale svolta come perito.

– dato l’ alto numero di incarichi giudiziari da me svolti non posso a memoria essere preciso, ma questo nome e la vicenda di una violenza ad una signora convivente col musicista Luttazzi non mi riesce nuova per cui dispongo che i miei collaboratori facciano una ricerca in atti per fare un pro-memoria. Anzi, preso atto dell’ elenco dei coimputati, e passati in rassegna i nomi dichiaro:
– Della prima pagina dal nr 1 all’ 8 confermo quanto detto per il Calore e Signorelli. A pagina 2 il Mutti nr 12 l’ ho visto sui giornali a suo tempo; il nr 13 de felice per ragioni di vicinanza della mia villa, l’ ho conosciuto ed e’ un preside di scuola superiore dove mio figlio sostenne anzi avrebbe dovuto sostenere ma non sostenne esami. Il nr 14 Neri è un mio paziente della zona, a cui ho dovuto prestare cure perche’ molte famiglie si rivolgono a me in quanto conosciuto, ma la nostra conoscenza prescinde da ogni rapporto politico. E’ un giovane affetto da sindrome ticchiosa di tipo extrapiramidale. Di tutti gli altri nulla so, non li conosco. Salvo che non siano miei studenti.

– A contestazione della pagina 10 del rapporto Digos citato ribadisco che non ho mai scritto nulla sul periodico Costruiamo l’Azione. Che il mio nome sia sull’ agenda del Neri e’ ovvio, poiche’ come ho detto e’ un mio paziente. Circa la domanda se io possa aver parlato per telefono con de felice di un certo Alessandro, il che deriverebbe da una intercettazione, escludo di aver parlato di Pucci Alessandro che non conosco e di Alibrandi Alessandro che non conosco (pur conoscendone il padre giudice per incarichi peritali ricevuti) e quindi posso aver parlato di un qualunque Alessandro e chiedo di aver contezza del brano esatto di conversazione e pertanto prendo atto che non possedete ancora la trascrizione di detta conversazione, appartenente ad altra inchiesta.

– Nulla mi dice il nome Bianchi Donatella, ne’ Terza Posizione, nulla so di questi giovani ne’ delle loro idee.

A questo punto l’ ufficio deve dare contezza all’ imputato di quanto leggesi a pagina 20 del rapporto e cioe’ che, secondo un teste, la giornata del 09.12.79 il qui presente professor Semerari a casa del Signorelli avrebbe partecipato ad una cena nel corso della quale si “sarebbe decisa l’ eliminazione” dell’avvocato Arcangeli. L’ ufficio rende noto all’ imputato che deve ritenersi avvertito di comunicazione giudiziaria per il delitto di omicidio, per quanto possa aver rilievo a detta domanda.

– la notizia che leggete sul rapporto e’ ignobile, ancor prima che ridicola. Arcangeli e’ un caro amico, fraterno amico, ho curato sua madre, collaboro come perito di parte, mi ha dato tante perizie, e poi chi ha inventato questa enormita’ non sapeva che io passo sistematicamente tutte le domeniche nella mia casa di Campagna di Castel San Pietro di Poggio Mirteto, con amici e congiunti che potranno attestare la mia presenza e quindi una siffatta prospettazione la considero una calunnia assurda, gravissima, quanto inconsistente.

L’ ufficio informa che il teste, di cui non fa il nome, fu sentito dal dr amato e da un funzionario di polizia e che il contenuto delle rivelazioni e’ documentato in una relazione. L’ imputato prende atto che l’ ufficio si riserva di procedere ulteriormente a contestazioni di addebiti e di fonti di prova, e che esiste anche un teste, di cui ora non viene fatto il nome, che attribuisce al Signorelli l’ ideazione dell’ omicidio del dr Amato e intende inserire a verbale la seguente dichiarazione:

– respingo ancora assolutamente qualunque addebito e sono convinto che tutte le prospettazioni accusatorie nei miei confronti siano assurde, infondate, calunniose e incongruenti. Sono adisposizione per ogni chiarimento e mi riservo espressamente di agire per calunnia contro tutti coloro che mi abbiano addebitato tante falsita’ o che le abbiano raccolte senza riscontri obbiettivi ed incarico i miei difensori di quanto ne consegue. Mi domando perche’ non mi siano state fatte subito delle contestazioni, anche da parte dello stesso dr Amato che conoscevo di vista, ne’ successivamente quando il 27 giugno mi misi a disposizione dei magistrati della procura di Roma, e perche’ i miei difensori che pure si misero a disposizione non abbiano ricevuto per me una convocazione in modo che potessi dissipare allora dei sospetti che respingo ancora recisamente e comunque contribuire, come intendevo, a smascherare chi diffondeva calunnie siffatte.

Su istanza della difesa, l’ ufficio autorizza un colloquio con i congiunti qui in nostra presenza per gravi esigenze di organizzazione della vita familiare e professionale dell’ imputato. Resta fermo l’ isolamento relativo verso terzi. Si autorizza uso di televisione e macchina da scrivere in cella. Copia del presente verbale ai difensori che rinunziano al termine di deposito e avviso. ­

“Paolo Signorelli e’ assolto non fece uccidere Amato” – La Repubblica 16.01.1990

Per i giudici della corte d’ assise d’ appello di Firenze Paolo Signorelli non è il mandante morale, l’ istigatore dell’ assassinio del magistrato romano Mario Amato, ucciso nella capitale la mattina del 23 giugno 1980. A dieci anni dal delitto l’ ideologo nero è stato assolto per non aver commesso il fatto. La sentenza è arrivata dopo quattro ore di camera di consiglio ed ha completamente ribaltato le decisioni della corte d’ assise d’ appello di Bologna che il 2 luglio del 1988 aveva condannato Signorelli all’ergastolo. Questa decisione però era stata annullata dalla suprema corte di Cassazione e gli atti erano stati inviati nel capoluogo toscano. Per il delitto Amato stanno già scontando l’ ergastolo i neofascisti Gilberto Cavallini (l’ esecutore materiale dell’ omicidio, sparò alla nuca del magistrato), Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. L’ agguato era stato preparato freddamente da Fioravanti che pedinò il magistrato. Amato fu barbaramente trucidato davanti a casa, mentre aspettava l’ autobus che lo avrebbe portato a piazzale Clodio.
Le indagini furono affidate alla magistratura bolognese: ha sempre ritenuto Signorelli la mente dell’ omicidio. L’ ex docente di storia e filosofia del liceo romano De Sanctis, uno dei fondatori di Ordine Nuovo, si è così trovato in mezzo a una girandola di condanne e assoluzioni. In primo grado, il 5 aprile del 1984, a conclusione di un drammatico processo, fu condannato all’ ergastolo. In appello però fu assolto per insufficienza di prove. La procura generale presentò un ricorso e nel luglio del 1988 Signorelli fu nuovamente condannato all’ ergastolo. Ma il caso non era ancora chiuso. Ci fu un nuovo intervento della Cassazione e nuovo processo, quello che si è chiuso ieri a Firenze e che segna una clamorosa vittoria per l’ ideologo nero. Nel capoluogo toscano è stata l’ accusa a chiedere l’ assoluzione. Pur in presenza di gravi indizi ha sostenuto il sostituto procuratore generale Quattrocchi nel nostro ordinamento giuridico non c’ è spazio per verità ad ogni costo ed in ogni modo. Questo principio giuridico deve valere per tutti i cittadini, anche per i più abietti e spregevoli come io ritengo Signorelli. Signorelli non era presente alla lettura della sentenza. Soddisfatti ovviamente i difensori. Signorelli aveva rapporti con tanta gente ha sostenuto l’ avvocato Giovanni Aricò i rapporti umani con Cavallini o Giusva Fioravanti non significano automaticamente rapporti criminali. E’ stato un processo inventato – ha affermato l’ avvocato Gianfranco Bordoni gli indizi che sono stati addebitati a Signorelli o erano inesistenti o incerti. Signorelli attualmente è agli arresti domiciliari per motivi di salute e sta scontando una condanna a dodici anni di reclusione per banda armata inflittagli dai giudici di Bologna. Contro l’ assoluzione di ieri hanno annunciato un ricorso sia l’ avvocato dello Stato Paolo Gentili sia i legali della parte civile, gli avvocati Michele Gentile e Achille Melchionda, rappresentanti della vedova e dei figli del magistrato assassinato. Non si rivolgerà alla Cassazione l’ accusa avendo chiesto l’ assoluzione di Signorelli e difficilmente si arriverà a celebrare un quinto processo. La Suprema Corte in pratica aveva chiesto ai giudici fiorentini di stabilire se la martellante predicazione dell’ ideologo nero avesse influito nella decisione presa da Gilberto Cavallini, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti. Il giudice Mario Amato, uno dei magistrati che più a lungo si erano battuti contro l’ eversione nera, quando fu brutalmente assassinato stava indagando sui Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, uno dei gruppi più feroci della destra rivoluzionaria. Amato era privo di protezione, senza scorta. Cavallini arrivò alle spalle del magistrato e sparò un colpo solo, alla nuca, preciso e mortale. La Mambro, Cavallini e Fioravanti dopo la cattura hanno confessato, hanno ammesso le proprie responsabilità senza coinvolgere altre persone. La procura di Bologna ha sempre individuato il mandante in Paolo Signorelli, coinvolto anche nell’ omicidio del giudice Vittorio Occorsio (è stato condannato due volte ma ora dovrà essere processato a Bologna per decisione della Cassazione). Sulla tesi dell’ accusa ci sono state decisioni contrapposte. Ora è arrivata la sentenza fiorentina ed è probabile che sia l’ ultima parola che viene scritta su questo caso.

La Repubblica, 16.01.1990