Almirante e Birindelli a Firenze – L’Unità 06.06.1972

(…) Il capo dei neofascisti,  dunque, passate le elezioni e dimessa la veste «perbenistica» che si era imposto, è tornato a Firenze al linguaggio che era già stato usato dal  MSI in occasione dei fatti di Reggio Calabria e di Catanzaro. «…Se il governo — ha detto — continuerà a venire meno alla sua funzione di Stato, noi siamo pronti a surrogare lo Stato. Queste non sono parole, e invito i nostri avversari a non considerarle tali». Il segretario dei missini, secondo il resoconto della Nazione, ha aggiunto che i fascisti «faranno suonare il campanello d’allarme ovunque,  nelle fabbriche, nelle campagne, nelle scuole. Ai giovani diamo appuntamento per la riapertura dell’anno scolastico: o saremo presenti o per l’Italia saranno guai… I nostri giovani devono prepararsi allo scontro frontale con i comunisti, e siccome una volta sono stato frainteso —ha detto Almirante —, e ora desidero evitarlo, voglio sottolineare che quando dico scontro frontale intendo anche scontro fisico».

L’ex ammiraglio della NATO Birindelli, che ha parlato nello stesso comizio, ha detto che, «quando si agisce, uno comanda e gli altri ubbidiscono». Le forsennate affermazioni dei capi fascisti hanno provocato immediate reazioni negli ambienti romani, ed alcuni uomini politici hanno rilasciato dichiarazioni fortemente polemiche, contenenti anche richiami al governo ed al ministro degli Interni per una azione di vigilanza antifascista. In seguito a queste dichiarazioni, Almirante è tornato nuovamente sull’argomento con una dichiarazione ad una agenzia di stampa. Egli, in sostanza, ha confermato il resoconto pubblicato dalla Nazione, affermando che a Firenze egli ha invitato i suoi manipoli «a rappresentare la destra nazionale nelle scuole di ogni ordine e grado» e — ha soggiunto — «a saper difendere l’ordine e la libertà contro i sovversivi».

Il socialista on. Manca ha dichiarato che “il gravissimo e farneticante discorso pronunciato a Firenze dal fascista Almirante non può rimanere senza risposta da parte dello stato democratico e degli organi preposti a garantire la difesa delle libere istituzioni e l’osservanza delle leggi poste a difesa dell’ordinamento democratico e repubblicano». Questa volta, osserva l’esponente socialista, Almirante ha passato il segno: «anche chi pensava — ha soggiunto — di poter cinicamente utilizzare la destra fascista per le sue mire moderate vede ormai ristretto al minimo il suo gioco. Il presidente incaricato Andreotti non può sottrarsi, e con lui il partito di maggioranza relativa, al  dovere di esprimere pubblicamente il suo pensiero di fronte all’aperto attacco fascista allo Stato democratico e repubblicano». I repubblicani, sulla Voce, hanno scritto che le dichiarazioni di Almirante costituiscono «una ragione di più per le forze di polizia e per il ministro dell’Interno che le dirige, di vigilare attivamente sulle bande fascista, per impedirne i movimenti e per stroncarne le operazioni generalmente vigliacche. E’ una ragione di più — prosegue il giornale del PRI — per la magistratura di chiudere rapidamente le decine e decine di casi giudiziari che vedono sul banco degli accusati dirigenti e iscritti del MSI». Da queste affermazioni i repubblicani partono per riproporre la loro tesi favorevole a un «gabinetto di emergenza», cioè con la partecipazione liberale. A proposito del discorso di Firenze del segretario del MSI, il giornale socialdemocratico l’Umanità scriverà oggi che le parole di Almirante sono frutto di «fredda determinazione alla guerra civile».

“C’è da chiedersi — afferma il giornale socialdemocratico — se al cinema Apollo di Firenze fosse presente domenica un funzionario di polizia; Lo mettiamo in forse, perché altrimenti oggi accanto al resoconto del discorso di Almirante, avremmo dovuto leggere la notizia di una denuncia all’autorità giudiziaria per incitamento alla guerra civile e al  rovesciamento violente delle istituzioni della Repubblica. Ci auguriamo — scrive l’Umanità —, questa notizia, di leggerla domani”. Il giornale della DC, Il Popolo, scriverà oggi che le minacce di Almirante che «tutto questo armamentario tipicamente antidemocratico e  fascista, rientra (…) nella logica, nelle origini e negli obiettivi del MSI”.

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“Deputati Msi in Grecia chiesero denaro e armi” – La Stampa 07.03.1975

I deputati del msi Pino Rauti, Pino Romualdi, Giulio Caradonna, Pietro Cernilo, Franco Maria Servello e i consiglieri missini della Regione Lazio Giulio Maceratini e Massimo Andersen fecero frequenti viaggi in Grecia durante il regime dei colonnelli, incontrandosi col neo nazista Kostas Plevris per chiedergli «moltissme cose, soprattutto aiuti economici ed armi». La rivelazione è stata fatta dallo stesso Plevris al settimanale Panorama. Plevris, professore di sociologia alla scuola militare di Atene, fondò il movimento neonazista «4 agosto», che ebbe ramificazioni in vari paesi europei, ed in particolare in Italia. Molti dei missini che andarono a trovare Plevris esibirono lettere di presentazione firmate dall’on. Almirante. Servello (segretario amministrativo del msi) «si presentò da me nel giugno 1968. Aveva una lettera di Almirante, che naturalmente conservo nel mio archivio. Chiese un finanziamento di tre milioni di dracme, pari a circa 75 milioni di lire. Lo portai dall’allora ministro dell’Interno, Giovanni Laddas. Il ministro ascoltò Servello, poi si allontanò per fare una telefonata molto personale. Tornò nell’ufficio un quarto d’ora dopo, dicendo di non poter soddisfare la richiesta. Da quel giorno Servello non l’ho più rivisto». Plevris conclude la sua intervista sostenendo che nel 1969, grazie ad «un siluro del Msi», Papadopulos lo esonerò dall’incarico di tenere i rapporti col Msi. Alle accuse di Plevris, Aimirante ha reagito minacciando querele contro il greco e contro Panorama. « Le dichiarazioni sono destituite di fondamento » ha detto.

“Gelli finanziò Almirante, la procura apre un’inchiesta” – La Repubblica 19.01.1995

“Il Movimento sociale italiano è stato finanziato dalla P2. Giorgio Almirante aveva chiesto una mano a Gelli e lui gliela aveva data, facendogli avere dei soldi”. E’ la fine di ottobre scorso. Il settimanale L’ Europeo pubblica un ampio servizio sui personaggi che ancora adesso continuano a frequentare assiduamente Villa Wanda, la residenza abituale dell’ ex venerabile della P2. In un riquadro del servizio c’ è una breve intervista a Giulio Caradonna, più volte deputato della Fiamma, iscritto anche lui alla loggia di Gelli con la tessera numero 2192. Le sue dichiarazioni sono esplosive. “Un anno prima che scoppiasse la caciara sulla P2”, racconta Caradonna, “Almirante mi ha chiesto di fissargli un appuntamento con Gelli, sostenendo che poteva essere molti utile al partito. Si sono incontrati nella stanza 126 dell’ Excelsior, a Roma. Poi è successa l’ ira di Dio. Il mio nome è stato trovato negli elenchi di Castiglion Fibocchi e sono stato messo sotto processo dal partito. Quando Almirante era ormai morto, non potevo che chiedere spiegazioni a Gelli. Dopo la sua estradizione in Italia sono andato a trovarlo. E lui mi ha riferito che Almirante gli aveva chiesto dei soldi e che lui glieli aveva dati”. L’ intervista è stata segnalata dal senatore dei Verdi Maurizio Pieroni con un esposto consegnato alla magistratura il 28 ottobre scorso. La procura ha aperto un fascicolo avviando subito un’ inchiesta. Le indagini sono state affidate al pm Maria Monteleone. Ieri mattina il magistrato ha convocato il parlamentare progressista. I due sono stati a colloquio per una mezz’ ora. Al termine Pieroni non è voluto entrare nel merito dell’ incontro. Ha solo commentato: “Sono soddisfatto perché le indagini sono avviate. Del resto l’ estrema gravità politica della vicenda si commenta da sola. Al di là dell’ indagine della magistratura occorrerebbe riaffrontare politicamente, a livello parlamentare, la questione P2. In questo campo vedo troppi scheletri sorridenti negli armadi di altri. Il magistrato – ha aggiunto il senatore Pieroni – mi è sembrato fortemente determinato a eseguire il suo dovere d’ ufficio”. Le indagini sono avvolte da un fitto muro di riserbo. Ma le indiscrezioni che inevitabilemente circolano negli ambienti giudiziari danno per imminente la convocazione di Giulio Caradonna per verificare la fondatezza delle sue pesanti dichiarazioni. Non è escluso che lo stesso Gelli sia chiamato dal pm Monteleone. Nello stesso servizio, l’ ex venerabile non ha negato la circostanza. “Sì, è vero, Almirante è venuto a trovarmi tre o quattro volte all’ Excelsior”. Ma poi, si è limitato a ridere quando gli è stato chiesto se la P2 avesse sponsorizzato il Msi. Per il momento non ci sarebbe alcun nome iscritto sul registro degli indagati. Si tratta ancora di un’ indagine preliminare che contempla l’ ipotesi di finanziamento illecito ad un partito. Solo quindi nei prossimi giorni, al termine degli interrogatori probabilmente già fissati, il magistrato stabilirà se procedere a ulteriori accertamenti e quindi a iscrivere i primi nomi degli indagati.