Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 10.08.1984

Allo stato non intendo fare ulteriori nomi in relazione al gruppo di cui abbiamo parlato nel precedente verbale. Prendo atto che la sv mi chiede se sono a conoscenza di nominativi toscani, ma mi riservo eventualmente di rispondere in un secondo momento quando potro’ verificare l’ esistenza dell’ impegno da parte degli organi dello stato nell’ indagine che le mie dichiarazioni impongono, non fosse altro che per l’ individuazione dei riscontri. Intendo citare, a comprova della funzione di provocazione, che il gruppo da me ieri descritto ha sempre portato avanti alcuni episodi:

– Nel 1973 fui contattato da Zorzi Delfo, il quale chiese la mia collaborazione per organizzare la fuga di Freda, o meglio non all’ evasione vera e propria dal carcere, ma perche’ li aiutassi a far passare Freda dall’ Italia in Austria attraverso un passo alpino. Io, che sono un appassionato di montagna, anche se non rocciatore, proposi di far passare Freda, una volta evaso, attraverso il passo del giramondo.

Infatti sapevo che al confine vi e’ una casermetta della guardia di finanza che e’ quasi sempre chiusa e che comunque, almeno all’ epoca era sorvegliata da pochissimi militi. Io dissi allo Zorzi che in quel punto il passaggio era possibile e che ero disposto ad aiutare lui e Freda. Lo Zorzi non mi disse nulla circa le modalità concrete della evasione dal carcere ne’ io gliele chiesi.

Il mio compito sarebbe stato solo questo: di aiutare Freda e chi lo aveva fatto evadere a passare il confine e condurlo in Austria. Non ne sono sicuro, ma mi sembra che all’ epoca il Freda fosse detenuto in un carcere del nord Italia. Il colloquio con Zorzi avvenne a casa mia a udine, nella tarda estate e io dissi a Zorzi di darmi conferma in tempo della operazione perche’ io potessi a mia volta fare i preparativi necessari. Infatti, piche’ si andava verso l’ autunno, vi era il rischio che le avverse condizioni meteorologiche impedissero il passaggio. Dopo quel contatto pero’ Zorzi non mi disse piu’ niente ed evidentemente l’ operazione aborti’ . Era mia conoscenza che Freda porta il busto e che presumibilmente non puo’ fare grossi sforzi; di qui la ragione dell’ individuazione di un punto di passaggio abbastanza agevole e comunque percorribile da una persona che non puo’ sopportare un cammino troppo aspro. Solo Zorzi Delfo mi parlo’ di questa operazione e nessun altro.

Quando parlo della figa di Freda nel 1973 come un atto sostanzialmente provocatorio, intendo questo:

– in quegli anni, tutta la destra radicale era fortemente impiegata a sostenere l’ innocenza di Freda dalle accuse di strage che gli venivano mosse. Lo stesso Freda, poi, aveva dichiarato che non si doveva fuggire, assumendo cosi’ una posizione di coerenza con le sue dichiarazioni di innocenza.
Una sua eventuale fuga, percio’ , avrebbe tolto ogni credibilita’ alla sua figura e di riflesso avrebbe costituito un grave colpo per coloro che erano impegnati a sostenere la sua innocenza. Naturalmente queste sono considerazioni che faccio oggi sulla base di tutti gli elementi che ho raccolto su piazza fontana e che in parte ho riferito nei precedenti verbali, alla sv e dal GI di Venezia, ma su cui mi riservo eventualmente di riferire le altre notizie in mio possesso.

– altro episodio, a mio giudizio rilevante, ed indicativo, mi fu riferito nel marzo del 1979 da Dimitri Giuseppe, che avevo conosciuto tre anni prima al processo di Avanguardia Nazionale e che ha, o aveva, un rapporto di amicizia con Tilgher Adriano. Ci incontrammo casualmente ed io cercai di informarmi da lui sulla realta’ del movimento giovanile di destra e di Terza Posizione in particolare, allora fiorente soprattutto a Roma. Il Dimitri parlando delle posizioni che Terza Posizione assumeva in politica estera (sostegno secondo me indiscriminato a tutti i movimenti sedicenti di liberazione) mi informo’ che verso la fine del 1978, almeno cosi’ credo, vi era stato un incontro a Roma, esponenti “Montoneros” argentini – in particolare mi fece il nome di Firmenich e di Vaca Narvaja – io gli espressi la mia disapprovazione totale per un incontro con personaggi assolutamente non affidati per il ruolo che andavano svolgendo in America latina. Come e’ noto i Montoneros avevano partecipato alla lotta armata in Argentina ed erano specializzati in azioni come attentati rapine e sequestri di persone nonche’ omicidi.
Fra me e il Dimitri in effetti vi fu’ una vera e propria discussione perche lui sosteneva che Terza Posizione rappresentava un fatto positivo perche’ aveva rotto con tutta la vecchia generazione di destra. Cosa che io non ho mai condiviso perche’ ritengo assurdo proporre un discorso generazionale.
Inoltre questa discussione con Dimitri dimostra che questi, aldila’ del rapporto personale con Tilgher Adriano, nulla ha a che fare con Avanguardia Nazionale. Non mi disse, il Dimitri, chi di TP fosse presente all’ incontro con Montoneros. Il Dimitri mi disse che l’ incontro era stato organizzato da un certo “Enzo” che io non ebbi difficoltà ad identificare con Dantini Enzo Maria.
La vicenda di questo incontro mi turbo’ perche’ constatavo il pericolo di “un’ infezione” su ragazzi ancora politicamente sprovveduti, da parte di personaggi da me considerati quantomai ambigui. So che dopo questo non ci sono stati altri incontri tra elementi di TP e personalità Montoneros. Che l’ “Enzo” si identifichi nel Dantini, non ho alcun dubbio, in quanto nell’ ambiente di destra, oltre me, vi e’ solo un altro Enzo, corrispondenti alle caratteristiche indicatemi dal Dimitri.

– A proposito del veneto la circostanza che vi sia stato una trasmigrazione da Roma in quella regione di personaggi come cavallini e fioravanti, ha una sua logica spiegazione. Costoro erano in contatti con il gruppo di Tivoli e quindi con Signorelli Paolo e Calore Sergio, e pertanto potevano utilizzare l’ asse Roma – veneto esistente tra il gruppo di Tivoli e personaggi veneti come Fachini Massimiliano e gli altri da me indicati nel verbale di ieri. Queste non sono solo mie deduzioni ma sono fatti che ho appreso nel corso della mia detenzione da parte di detenuti che allo stato non intendo nominare.

– nell’ ambiente di AN il nome di Mangiameli franco fino alla sua morte e’ stato assolutamente sconosciuto; assolutamente impossibile che Delle Chiaie Stefano abbia conosciuto senza che io lo sapessi Mangiameli Francesco.

– Delle Chiaie stefano si e’ stabilmente trasferito in Bolivia verso la fine del 1979 provenendo dall’ Argentina. In Bolivia ha lavorato con lo stato Maggiore dell’ esercito di quel paese. Cio’ in quanto era possibile una collaborazione politica con gli ufficiali Boliviani decisi ad agire in funzione antiamericana ed antisovietica. E’ inesatto quindi dire che il Delle Chiaie fosse al servizio del ministero dell’ interno boliviano quasi come un poliziotto, nel senso spregiativo di confidente del ministero dell’ interno boliviano ma e’ invece stato un collaboratore politico su un piano di parita’ con l’ unica realta’ istituzionale che in America latina abbia un peso politico e cioe’ l’ esercito, (fatta eccezione per l’ Argentina) .
Il Pagliai invece e’ giunto autonomamente in America latina nel 1977 fu’ da noi ospitato pur non essendo aderente ad AN. Il Pagliai era infatti fuggito dalla Spagna dove si erano verificati come e’ noto vari arresti di elementi di ON.

Il Pagliai poi dall’ Argentina si trasferi’ in Bolivia, usufruendo della raccomandazione di un camerata argentino del quale non intendo fare il nome, che gli diede dei punti di riferimento nell’ ambiente militare e di polizia. Pagliai in Bolivia intendeva con l’ aiuto della famiglia che e’ benestante intraprendere una attivita’ economica, rifarsi una vita in America latina.
Non era stabilmente inserito nei servizi di sicurezza boliviani, anche se e’ probabile che i suoi punti di appoggio in Bolivia lo abbiano utilizzato per operazioni di carattere non ben qualificabile.
In particolare nel corso di una di queste operazioni di polizia si verifico’ un episodio che dispiacque al Delle Chiaie per i metodi di azione che erano stati usati (l’ interrogatorio informa dura di un ufficiale dell’ esercito boliviano).

Dopo quell’ episodio tra il Delle Chiaie ed il Pagliai si verifico’ se non una frattura sicuramente un distacco ancora piu’ accentuato di quello prima esistente.

Penso ma non ne sono affatto sicuro che questo episodio sia avvenuto nel 1980 ma non ne sono certo. Quanto alla fonte di queste mie informazioni allo stato non intendo indicarla ma mi riservo di farlo in futuro; e la stessa che mi ha riferito della vicenda Ciolini.

Qual’ e’ stata la ragione del viaggio compiuto in Europa da Delle Chiaie Stefano nel giugno 1980?
-non ne sono a conoscenza.

Sa qual era il nome utilizzato di Pagliai in Bolivia? No.

– Non intendo dire quali fossero i nomi utilizzati da Delle Chiaie Stefano in America latina. Prendo conoscenza nella sola parte che mi riguarda di quanto Izzo dice avermi riferito in Sinatti e della circostanza che io sarei stato la fonte del Sinatti. Si tratta di assolute menzogne perche’ so che il Sinatti chiari’ subito allo Izzo che tra loro due non vi poteva essere alcun rapporto a causa del tipo di crimine commesso dallo Izzo stesso. D’ altra parte io e Sinatti nell’ agosto del 1982 ci siamo scambiati lettere, certamente passate al vaglio della censura carceraria, nelle quali il Sinatti mi riferiva del suo atteggiamento verso Izzo. Tali lettere non le abbiamo conservate ed e’ un peccato perche’ tali lettere tagliavano la testa al toro.

In merito ai viaggi di Cavallini non e’ improbabile che questi sia stato indirizzato al Pagliai da Rognoni Giancarlo che era in stretti rapporti con il Pagliai stesso. Non solo, ma so che a suo tempo Rognoni e’ stato visitato in carcere dal Maggi come medico di fiducia. Il Maggi ed il Rognoni erano in ottimi rapporti tra loro. Credo che il Maggi abbia visitato il Rognoni nel carcere di Saluzzo. Si tratta naturalmente di mie ipotesi ma invito la sv a verificare.

– non conosco Graniti Alfredo e neanche il Magnetta.

– escludo che Delle Chiaie Stefano abbia avuto mai una relazione con una donna emiliana, puo’ anche essere che la Minetti gli abbia fatto una qualche scena di gelosia perche’ si tratta di una donna di carattere geloso.

– avendo in merito alla strage di Bologna del 2.08.80, affermazioni provenienti da tre persone diverse, che indicano un certo gruppo, e specificatamente in due persone, i responsabili della strage; non avendo per la certezza della mia testimonianza in questo momento possa essere considerata attendibile, mi riservo di fornirla quando a mia giudizio, la veridicità di quanto affermato in questo periodo di confronto con i magistrati sara’ stata dimostrata dalle indagini di polizia. In caso contrario, mi riservo di operare, per il raggiungimento di un fine di giustizia, in maniera personale ed autonoma.

Si da atto che all’ ultima domanda il Vinciguerra ha dettato personalmente la risposta.

Letto confermato sottoscritto.

Walter Sordi – dichiarazioni 06.03.1993

Adr: confermo le dichiarazioni rese al dr Lupacchini in data 19.05.89 e 01.06.91.

Adr: ho conosciuto personalmente sia Abbruciati che Giuseppucci. Li incontravo presso un ristorante denominato “La Dolce Vita” e in un bar poco distante dal ristorante suddetto e prossimo anche alla abitazione dei gemelli Pucci che ne erano saltuari frequentatori.

Adr: i miei rapporti con l’ Abbruciati e il Giuseppucci ebbero inizio verso la fine del 1979, inizio del 1980. I rapporti di costoro col Carminati erano, invece, molto piu’ remoti.

Adr: il gruppo del Carminati aveva in se una componente maggiormente orientata verso le attivita’ politiche, costituita dall’ Alibrandi e dai gemelli Pucci ed una parte deputata ad attivita’ prettamente criminali e di raccordo con ambienti criminali. I due fratelli Bracci facevano parte di quest’ ultimo settore del gruppo Carminati. Ricordo poi che c’ era una figura minore, tale Lattarulo Maurizio, detto “Provolino” che e’ sempre rimasta nell’ ombra. Il Lattarulo dipendeva da Bracci Stefano ed era in buoni rapporti col Giuseppucci, col quale aveva condiviso un periodo di detenzione. C’ era infine il Tiraboschi che oscillava fra le due componenti del gruppo.

Adr: Carminati era in strettissimi rapporti con Fioravanti Valerio ed anche con Fioravanti Cristiano. Valerio e Carminati hanno commesso assieme alcuni reati che ho indicato a suo tempo nei miei verbali fra i quali la rapina alla Chase Manhattan Bank. V’ erano poi degli scambi logistici fra il gruppo Fioravanti e la banda della Magliana. Ricordo che io stesso fui ospite in un appartamento del quartiere Portuense nella disponibilita’ della Magliana. Anche Belsito durante la latitanza trovo’ rifugio in un appartamento nella disponibilita’ di Colafigli e di un’ altra persona che ho a suo tempo indicato e che ora non ricordo.

Adr: confermo che le notizie in ordine all’ omicidio Pecorelli le ho apprese nelle circostanze specificate nei verbali resi sul punto da Belsito, Zani, Nistri, Procopio, nonché, da ultimo, da Vale Giorgio. Le stesse persone mi riferirono circa i rapporti Fioravanti Gelli e circa le questioni dei banchieri francesi.

Adr: il rinvenimento delle armi di via nemea risale all’ agosto del 1982. Confermo anche in merito a questo rinvenimento le mie dichiarazioni rese a suo tempo.

Adr: dei componenti della banda della Magliana ho conosciuto meglio Giuseppucci e l’ Abbruciati e piu’ superficialmente altri tra i quali l’ Abbatino, il Toscano e i fratelli Selis. Non ho mai approfondito i rapporti con costoro. Si tratta di persone che ho incontrato alcune volte nei locali sopra indicati. Sembra che il Carminati fosse geloso dei suoi rapporti con il giro della Magliana e non favoriva certo il mio incontro con questa gente.

Adr: come ho gia’ altre volte dichiarato quando Cavallini entro’ nel nostro gruppo non ci fu piu’ bisogno di darsi da fare per reperire armi di tipo ordinario in quanto Cavallini ci procuro’ numerosissime armi che ci diceva provenire dal Veneto. Cavallini ci diceva che a dargliele era un camerata, molto criticato, che stava in carcere e faceva capire chiaramente di riferirsi al Fachini. Le armi che portava il Cavallini erano per lo piu’ di origine bellica, cioe’ Mab, bombe tipo SRCM ed altro. Per noi rimaneva senz’ altro l’ esigenza di reperire armi di tipo particolare, di tipo superiore quali gli M12 che ci procurammo autonomamente con una serie di omicidi e rapine.

Adr: parte delle armi di Cavallini finirono in via Nemea, ma la maggior quantita’ di esse fu affidata a Nistri che non so dove le tenesse tant’ e’ che non sono tuttora trovate. Non sono stato in grado di fornire notizie in merito all’ arsenale di Nistri, ne in merito a quello di Macchi.

Letto confermato e sottoscritto.

Paolo Signorelli – dichiarazioni 03.01.1981

Assistito dagli avvocati Artelli Giuliano e Arico’ di Roma. E’ presente il solo avvocato Artelli anche per delega del condifensore. E’ pure presente l’ avvocato Gentile per la parte civile. A contestazione dei fatti di cui all’ordine di cattura dell’ 12.11.80, l’ imputato dichiara:
-Intendo rispondere.

Viene data lettura all’ imputato della deposizione del Massimi resa lo 05.11.80 al GI dr Destro, F. 177/II/8 nella parte riguardante la nomina dell’ avvocato Caroleo.

L’ imputato risponde:
– Respingo l’ addebito di cui al capo e dell’ordine di cattura e le circostanze dedotte dal Massimi. Non e’ vero che io gli abbia fatto pervenire un biglietto con il quale lo invitavo a nominare Caroleo Grimaldi allo scopo di poter attaccare tramite detto legale il dr Amato; e’ vero invece che io conobbi il Massimi nel ’79 nel mese di luglio quando, uscito dall’ isolamento, lo frequentai nel braccio g/9 di Rebibbia. Il Massimi era lo spesino e aveva libero accesso alle varie celle. Frequentava sia me che il Calore, che il Mutti e l’Allodi, e molto frequentemente prendeva i pasti anzi era ospite nella mia cella. E’ stato in tale periodo che si venne a parlare dell’ avvocato Caroleo Grimaldi e in effetti io ebbi modo di consigliarglielo, cio’ in quanto il Massimi lamentava inattivita’ del suo difensore dell’ epoca. Come ho gia’ piu’ volte ripetuto, anche dopo la mia scarcerazione ho avuto modo di incontrare sia il Massimi sia il Fioravanti Valerio come appresso precisero’, ma non ho influito nella sua nomina del Caroleo Grimaldi nel senso indicato dal Massimi.

– il nome Cassiano non mi dice nulla, anche se non mi giunge nuovo. Preciso che il Fioravanti lo conobbi in un secondo momento dopo il suo arresto e tra di noi solo allora si instauro’ un rapporto di simpatia credo reciproca, prima io non lo conoscevo assolutamente e sono sicuro che neanche il Massimi lo conoscesse. Faccio riferimento a proposito di detti rapporti agli interrogatori gia’ resi al dr zincani e al dr destro.

– io ho appreso delle pretese “rivelazioni” del Massimi nello studio degli avvocati Caroleo e De Nardellis, dopo che quest’ultimo si era recato a colloquio con il Massimi.

– le circostanze dell’ informazione sono state le seguenti: io ero in contatto frequente con l’ avvocato Caroleo che seguiva le mie pratiche giudiziarie pendenti e ricevetti da lui una telefonata se ben ricordo con la quale mi invitava a passare nel suo studio dove mi relaziono’ .

L’ ufficio rende noto all’ imputato che dalla deposizione testimoniale del De Nardellis risulta come egli fosse presente in casa dell’ avvocato Caroleo quando a questi giunse la telefonata del De Nardellis che lo informava delle dichiarazioni del Massimi.

– non escludo la circostanza che la sv mi dice riferirsi alla prima decade di maggio, ma non la ricordo. E’ vero che a volte sono stato a casa del Caroleo Grimaldi anche per pranzo, in quanto quest’ ultimo abita nelle immediate vicinanze della casa di mia suocera, e a volte mi e’ capitato di passare di la anche solo per un fatto di amicizia. Respingo con indignazione peraltro ogni insinuazione relativa a rapporti con Caroleo che non siano soltanto di assistenza legale e amicizia, questo in riferimento a notizie comparse su vari organi di stampa.

A questo punto il consigliere istruttore dr Vella si allontana ore 10,40.

– tra le persone che hanno con me parlato “dell’ affare Massimi” posso indicare gli avvocati Andriani e Cambi. L’avvocato Andriani lo incontrai nei corridoi della procura di Roma e gli contestai il fatto che al bar in precedenza quando gia’ sapeva, non mi aveva reso edotto delle dichiarazioni del Massimi stesso. L’ incontro al bar e’ quello in cui l’ Andriani mi chiese generiche informazioni di Massimi. Quanto al cambi ne ho parlato anche con lui e prendo atto che esiste agli atti di causa la trascrizione della telefonata del 23.05.80 dell’ avvocato Cambi. L’ incontro al bar ci fu effettivamente e li informai il Cambi di cose che gia’ sapevo e per me non rappresentavano quindi una novità. Non mi pare di averlo chiamato “Cossutta” termine probabilmente frutto di erronea trascrizione della telefonata. Al bar il Cambi si calmo’ anche se e’ sua abitudine parlare a voce alta, tanto che il discorso si sposto’ su argomenti banali tra un whisky e altro.

– ho informato telefonicamente il Semerari dell’ articolo di “Lotta Continua” che faceva riferimento a me ed a lui. Cio’ naturalmente dopo la morte di Amato, in quanto io non vedo il Semerari dall’agosto 79.

L’ ufficio contesta allo imputato il contenuto dell’ interrogatorio reso da Caroleo Grimaldi e dal De Nardellis i quali concordemente affermano essere avvenuto nel maggio ’80 nello studio dell’avvocato Madia Nicola un incontro al quale ebbero a partecipare esso Signorelli, ed Semerari e nel quale si discusse delle “dichiarazioni Massimi” ed il particolare dell’atteggiamento da assumere nei confronti di detto comportamento.

– non nego la circostanza, ma nego decisamente la compresenza del Semerari all’ incontro, seppi che il Semerari c’era stato in precedenza, dal Madia, e che si era allontanato, anzi la cosa mi secco’ un po’ perche ritenni questo un ulteriore gesto non amichevole del Semerari nei miei confronti. Erano presenti allo incontro gli avvocati De Nardellis, Caroleo e Madia Nicola, il figlio Titta che pero’ andava e veniva e naturalmente io. Oggetto della discussione erano le eventuali iniziative da prendere nei confronti del dr Amato. Preciso che l’ iniziativa dell’ incontro non fu mia ma dell’avvocato Madia almeno così mi sembra.

– ricordo perfettamente una telefonata a casa mia dell’ avvocato Madia Nicola e un incontro immediato avvenuto la sera stessa nel suo studio, quello che ricordo e’ che la telefonata arrivo’ alla sera tardi o nel tardo pomeriggio e che l’ incontro avvenne nella stessa giornata.

A domanda del PM:
– dopo la mia scarcerazione io ho incontrato il Massimi in due sole circostanze: a casa mia, quando venne con il Fioravanti autoinvitandosi, la seconda al ristorante “Celestina” di Roma come gia’ dichiarato. Nego la circostanza contestatami dal PM che mi sarei incontrato con il Massimi in un locale di corso Francia verso la fine del carnevale ’80.

– nego ancora la circostanza relativa alla patente falsa chiesta al Massimi.

– non conosco Cavallini Gilberto mentre conosco il Soderini. Non conosco il Ciavardini.

– con Massimi non ho mai parlato dell’ omicidio Leandri.

(…)

Adr prendo atto delle dichiarazioni di un teste che l’ufficio allo stato non intende nominare secondo le quali io avrei espresso la determinazione di organizzare l’ omicidio Amato, si tratta di calunnie in quanto sopratutto dopo le dichiarazioni del Massimi per me la vita di Amato era garanzia della mia libertà, e la prova del nove e’ stato il mio arresto quando purtroppo Amato e’ stato ucciso.

A domanda del pm:
– ho avuto rapporti di amicizia e di comune militanza politica con Meli Mauro ma tali rapporti sono cessati allorquando io venni espulso dal Msi nel ’76 per la nota vicenda di “Lotta Popolare” mentre il meli rimase all’ interno del partito. La circostanza del rinvenimento di una busta con il mio nome nella abitazione del Meli allorquando egli si diede alla latitanza ho avuto modo di, chiarirla innanzi al dr Vigna in relazione all’ omicidio Occorsio. Da quel momento, estate ’76 non ho piu’ visto il meli ne ho piu’ avuto contatti di alcun genere con lui.

A domanda del pm:
– ho conosciuto Mangiameli Francesco nella estate del ’78 mentre ero ospite a Trabia della famiglia Incardona, voglio precisare che l’ amicizia con l’Incardona nacque nell’ambito della comune adesione all’ area di “Lotta Popolare” e che ebbi occasione di parlare di questa esperienza in quell’epoca con il Mangiameli, che era interessato allo sviluppo di codesta corrente. Dopo quella data non ho più avuto occasione di avere rapporti con il Mangiameli del quale ho appreso il passaggio nell’area che fa riferimento al periodico “Terza Posizione”, Area che ripeto non coincide sia per motivi generazionali sia per motivi ideologici o meglio politici con quella cui attualmente fa riferimento la personale esperienza politica mia.

A questo punto viene introdotto il coimputato Caroleo Grimaldi Francesco gia’ qualificato in atti per essere, posto a confronto con il presente imputato Signorelli Paolo, mentre si allontanano gli avvocati Artelli e Gentili. Il confronto si svolge nel modo seguente:

Caroleo:
– insisto nel dire, avendo appreso dall’ufficio le dichiarazioni oggi rese dal Signorelli, che alla riunione dall’avvocato Madia erano presenti insieme e contemporaneamente i professori Signorelli e Semerari.

Signorelli:
– insisto nel dire che pur potendo essere la memoria del Caroleo piu’ fresca della mia in quanto piu’ giovane, insisto nel dire che nego la circostanza della contemporanea presenza del Semerari e mia nello studio Madia questo pur sapendo che in precedenza nella stessa serata il Semerari era gia’ stato da Madia.

Caroleo Grimaldi:
– insisto nella mia versione dei fatti. Ricordo soprattutto che Semerari e Signorelli insorsero entrambi quando Madia chiese loro della cena, anzi se vi era stata la famosa cena.

Paolo Signorelli – dichiarazioni 09.10.1980

E’ presente l’ avvocato Pedrazzoli Marcello di parte civile anche per conto della federazione Cgil Cisl Uil. L’ avvocato Artelli Giuliano si oppone alla costituzione di parte civile per mancanza di legittimazione non essendo configurabile il danno diretto nei confronti del sindacato. Il Giudice Istruttore riserva ad altro momento dell’istruzione di decidere sulla ammissibilità della parte civile. Avvertito della facolta’ di non rispondere l’ imputato dichiara:

– nomino per il momento il qui’ presente avvocato Artelli, mio difensore di fiducia, riservandomi di perfezionare in seguito la mia posizione con gli altri difensori.

– dichiaro di voler rispondere.

– faccio presente che il procedimento pendente a Roma che mi riguarda e’ rubricato come ricostituzione del partito fascista. Se non erro e’ assegnato al dr Napolitano. In tale processo sostanzialmente al centro della imputazione era la mia attivita’ di collaboratore del periodico “Costruiamo l’Azione” . In tale periodico, peraltro, io mi limitavo a pubblicare alcuni miei articoli, mentre l’ iniziativa della rivista fu del Calore.

Se il solo fatto di partecipare ad una attivita’ culturale ha determinato la sua incriminazione, cio’ vuol dire che il periodico era ritenuto un punto di riferimento di una attivita’ illecita?
– fu appunto questa la tesi dell’ accusa, tesi che e’ stata da me respinta e che ha trovato accoglimento nella mia scarcerazione per mancanza di indizi disposta dalla sezione istruttoria di Roma e accolta dalla Cassazione.

Quale era allora la funzione del periodico “Costruiamo l’Azione”?
– lo scopo era quello di costruire appunto un riferimento politico nuovo al di fuori degli schemi ideologici e di condizionamenti di partiti. Come tale non vi era in questo nulla di illegale. La rivista era pubblicata regolarmente sotto il profilo delle leggi della stampa. Il contenuto degli articoli che mi riguardano puo’ essere letto. La rivista concepita come mensile; (la parola stessa rivista e’ esagerata poiche’ si trattava di un semplice foglio), ma sono usciti solo 5 numeri, se non erro, in un anno e mezzo.
Non mi risulta che la pubblicazione sia definibile come clandestina, che anzi circolava alla luce del sole, anche se come con distribuzione artigianale.

Ma questo potrebbe essere il paravento dietro cui si nasconde un collegamento di attivita’ illecite.
– io ho riconosciuto la paternita’ degli articoli ai quali avevo contribuito, sulle persone e sui fatti che confluivano intorno alla pubblicazione si deve interrogare Calore piu’ che me. Del resto tutto cio’ ha gia’ costituito oggetto di indagine a Roma ove sono state fornite tutte le risposte.

Lei dunque respinge di essere uno dei capi di una organizzazione di estrema destra aventi le caratteristiche indicate nei capi di imputazione che le e’ stato contestato nel mandato di cattura?
– lo respingo decisamente. Io ho avuto dei ruoli anche ufficiali nell’ ambito del Msi. Non rinnego le mie attivita’ e rapporti interpersonali che ho avuto, non ritengo tuttavia che da questo si possa desumere che io ho il ruolo che mi si attribuisce dalla accusa.

Ma quale era il progetto delle “Comunità organiche di popolo” ?
– premetto che si tratto’ appunto di un progetto che poi non fu possibile mandare avanti per mancanza di cio’ che io definisco “l’ esistente”, cioe’ persone in grado di raccogliere il progetto stesso e di portarlo avanti costruendolo completamente. Per inciso dichiaro che proprio per questo a partire dal giugno 1979, io ho lasciato cadere ogni attivita’ politica di qualsiasi genere. In ogni caso il programma delle “Comunita’ organiche di popolo” era qualcosa che ritengo tutt’ora meritevole di essere realizzato. Per fare un esempio il mio intento e’ quello di fondare una comunita’ agricola (da realizzare con uno strumento cooperativo) e quindi uscire da enunciazioni astratte ormai prive di senso.
Bisogna allora comprendere quale distanza vi sia tra queste posizioni e quelle che mi si attribuiscono di capo dei “Nar” o di formazioni consimili. Distanza che non puo’ e non viene compresa neanche dalla polizia e dalla magistratura. Ritengo per erroneo approccio su un piano culturale.
La generazione dei giovani tanto di destra che di sinistra, per semplificare, non accetta piu’ di avere delle guide carismatiche o dei capi. In questo la spiegazione di alcune tendenze pericolose assunte dai giovani. Io ho 46 anni ed appartengo quindi ad una generazione in cui i giovani intendono riconoscersi.

Al di la delle attivita’ di tipo culturale le si contesta tuttavia di avere svolto un ruolo piu’ propriamente ideologico organizzativo. Vengono in considerazione al riguardo alcune dichiarazioni di testimoni quali Farina ed il Massimi.
– sulle dichiarazioni di Farina ho gia’ risposto al PM e mi riporto a quanto gia’ ho detto in quella sede limitandomi a sottolineare qui la inattendibilità di un mio rapporto confidenziale con persone come Farina che avevo gia’ sbattuto fuori a suo tempo dalla sezione della Balduina e con il quale non ho mai avuto piu’ alcun rapporto.
Quanto al Massimi debbo dichiarare che gia’ prima delle notizie stampa sulle presunte rivelazioni di questo personaggio ero a conoscenza grosso modo, di quanto egli aveva detto sul mio conto infatti l’ avvocato Andriani e l’ avvocato Grimaldi Caroleo hanno riferito a suo tempo i termini della vicenda. Ho potuto percio’ rendermi conto che il Massimi aveva reso dichiarazioni non veritiere e non spontanee dietro promessa di liberta’ forse anche di soldi. Al riguardo lo stesso Massimi ha presentato un esposto al PM de Matteo ed al PG Pascalino. L’ avvocato De Vincenzi dello studio di caroleo era andato a parlare in carcere con Massimi il quale gli aveva detto di essere stato subornato. In ogno modo, non soltanto respingo che le dichiarazioni di Massimi abbiano il benche’ minimo contenuto di verita’ , ma faccio notare che non puo’ essere credibile che io inviti a partecipare ad un vertice clandestino a casa mia una persona non qualificata politicamente e conosciuta in carcere in modo del tutto occasionale. E’ vero invece che avendo avuto rapporti di umana simpatia con il detenuto Massimi, all’ epoca della mia restrizione a Rebibbia e cioe’ da luglio ad agosto 79, una volta uscito, venne a trovarmi una sera insieme a Fioravanti che a sua volta avevo conosciuto a Rebibbia, per quanto strano possa sembrare.

Cosa avete fatto quella sera?
– niente di anormale abbiamo semplicemente cenato con i miei familiari. Non c’ era Semerari, ne altre persone. Li ho ricevuti affettuosamente unicamente per motivi di umana simpatia. Del resto io Semerari l’ ho visto l’ ultima volta nel settembre 1979 del tutto occasionalmente. Da quella data fino ad oggi gli ho telefonato due volte. Una volta per chiedergli di passarmi a trovare sul lago di Bolsena avendo intenzione di parlargli della madre di Scarano che stava male. Facevo questo essendo Scarano come un figlio. In ordine ai miei rapporti con Fioravanti, va detto che egli era solito rivolgersi a me chiamandomi “capo” . La cosa ha una spiegazione curiosa. Infatti a gennaio del 1979 Lotta Continua aveva pubblicato un articolo nel quale mi definiva “capo dei Nar”. Ho respinto a suo tempo tramite ansa questa qualificazione, la quale tuttavia mi rimase addosso come una etichetta. Per tale ragione entrato a Rebibbia il Fioravanti che era accusato di appartenenza ai “Nar” mi disse: “finalmente conosco il mio capo” .

Perche’ spedi’ un telegramma ad Amato?
– avuta visione della ricevuta dichiaro trattasi di una raccomandata certamente destinata a far provenire la nomina del difensore. Infatti fui arrestato il giorno 07.06.79. E cio’ dopo che il giudice Canzio aveva iniziato un procedimento per “Costruiamo l’Azione” , poi trasferito per competenza a Roma.

Letto confermato e sottoscritto.

Nico Azzi – colloquio investigativo 21.05.1994

Il colloquio con l’AZZI verteva ancora essenzialmente sulla necessita’ di fare chiarezza sulle stragi del passato. Questi, inizialmente molto restio, faceva presente di non poter dare nessun aiuto. Solo nella parte finale del colloquio, grazie ad una crescita di confidenza, venivano fatte importanti affermazioni. AZZI precisava che sarebbe stato estremamente felice se fosse venuta fuori la verita’, ma stentava ad avere fiducia nel “PALAZZO” ( indicando con tale termine la sede del Palazzo di Giustizia di MILANO) pur essendogli stato descritto il Dr. SALVINI come persona estremamente seria ed avendolo anche constatato di persona. Nella costruzione del rapporto fiduciario con l’AZZI veniva piu’ volte fatto presente che cio’ che veniva detto sarebbe stato rapportato alla Magistratura e, parallelamente, questi faceva intendere di non avere alcuna difficoltà a verbalizzare se la volontà investigativa fosse stata connotata da riservatezza e serietà.

L’AZZI faceva le seguenti affermazioni, che possono sembrare non organiche a causa del saltare da un argomento all’altro per vincere i suoi timori:

– quando aveva affermato di aver lavorato per lo Stato intendeva dire che, successivamente ai fatti di cui era stato protagonista, aveva capito di essere stato utilizzato per interessi superiori.

– era stato contattato, durante la sua detenzione, da tre Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Il modo di contatto era stato il riferirgli che c’erano amici in comune e il portargli i saluti di PAOLO SIGNORELLI. Uno di questi Ufficiali, l’unico del quale conosceva il nome, lo aveva contattato quale addetto alle traduzioni quando si trovava a ROMA a seguito della causa che aveva intentato all’Espresso. A parte portargli i saluti del SIGNORELLI, l’Ufficiale lo aveva anche tolto da dove si trovava in attesa con altri detenuti e spostato in una saletta che aveva definita più consona, intendendo esprimere simpatia e rispetto per la figura dell’Azzi. L’Ufficiale era il defunto Cap. VARISCO.
Altro Capitano dell’Arma che gli aveva fatto presente che avevano amici in comune, menzionando il SIGNORELLI, era uno a lui non noto, proveniente da ROMA, che si trovava presente nell’Aula del Processo d’Appello a GENOVA nel 1976-77. Non sapeva quale funzione avesse tale Capitano. Ricordava comunque che nello stesso giorno del contatto fu buttato fuori dall’Aula.
L’ultimo contatto avvenne nel carcere di NUORO nel 1979-1981: di notte atterro’ un elicottero dei Carabinieri, il motivo, si seppe poi, era un sopralluogo di sicurezza per il trasferimento di alcuni detenuti; vennero ad aprire la sua cella ed un uomo in mimetica con anfibi, dall’eta’ compatibile con il grado di Capitano gli disse: “Lei e’ NICO AZZI?”, ottenuta risposta affermativa il militare gli disse: “Le porto i saluti da un amico in comune, PAOLO SIGNORELLI”.
AZZI specificava che il modo e le circostanze dei tre contatti non lasciava alcun dubbio sulla loro veridicita’.

Quando a NOVARA arrivo’ il SIGNORELLI, fu immediatamente circondato, nel cortile, dall’AZZI, dal CONCUTELLI e dal CALORE. Il SIGNORELLI sapeva benissimo che rischiava la morte per i suoi contatti istituzionali e, come minimo, un durissimo pestaggio. Il CALORE lo attacco’ duramente, riempiendolo di improperi, la reazione di SIGNORELLI fu immediata, lo zitti’ dicendo: “Stai zitto, parli proprio te che abbiamo fatto le perquisizioni insieme ai brigatisti vestiti da Carabinieri”.
Sentito cio’ l’AZZI decise che era piu’ prudente non ascoltare altro e chiese il permesso per pranzare in cella col SIGNORELLI.

Il permesso fu accordato e durante il pranzo l’AZZI chiese ragione dei tre contatti con l’Arma che il SIGNORELLI nego’ con forza. AZZI precisava che il CONCUTELLI si era invece trattenuto allo scontro verbale chiarificatore. Avevo recentemente reincontrato il SIGNORELLI a bordo di un treno diretto a ROMA ma il colloquio era stato infruttuoso in quanto lo stesso negava anche circostanze gia’ note.

– in merito a traffici di bombe a mano dal SIGNORELLI al ROGNONI spiegava che cio’ non gli risultava, anzi, semmai, precisava, il percorso era inverso.

Invitava lo scrivente a sfruttare il CALORE perche’ questi conosceva perfettamente le vicende del SIGNORELLI, compresa la questione delle bombe a mano.

– Fondamentale per comprendere le dinamiche eversive italiane e’ l’incontro ROGNONI~DELLE CHIAIE in SPAGNA.

– Del fatto che il Gen. PALUMBO si incontrasse con l’ESPOSTI l’aveva appreso direttamente dal ROGNONI, al quale era stato riferito dal SIGNORELLI che aveva potuto vedere veline dell’Arma in tal senso. Non sapeva ove fossero custodite tali veline.

– La catena di comando era, in ordine crescente: ROGNONI-SIGNORELLI-PINO RAUTI.
E comunque il tutto non andava visto in maniera unitaria poiche’ sia per invidie, sia per antipatie, sia per divergenze ideologiche vi erano spesso contrasti interni.

– Era patrimonio comune del loro ambiente che PINO RAUTI lavorasse per la C.I.A..

– Nel 1968, a MILANO, mentre era a passeggio di sera con altri .camerati, notarono il capo dei katanghesi ( indicativo per estremisti di sinistra ) da solo. Passando per vie laterali lo chiusero e si avvicinarono con l’intenzione di pestarlo, questi, spaventato, li chiamo’ con l’appellativo di camerati invitandoli a stare fermi. Poiche’ il gruppo di AZZI rispose che sapevano benissimo chi era, il giovane, che era SERAFINO DI LUIA, disse loro che gli avrebbe fatto il nome di un camerata di ROMA, cio’ a fine probatorio. Il nome pronunciato fu quello di GIANCARLO ESPOSTI ed il pestaggio non ebbe luogo. Tempo dopo il SERAFINO fu individuato dai “compagni” e cacciato.

– La testimonianza di SOTTOSANTI in favore di PULSINELLI non era indicativa della costruzione di una identita’ anarchica in quanto era stata resa per un legame omosessuale che esisteva tra i due. Allo stesso AZZI era capitato di coglierli nell’atto della congiunzione carnale. SOTTOSANTI era molto legato a PICONE CHIODO e SERAFINO DI LUIA.

– Mostratagli la foto del DIGILIO affermava di non averlo mai visto.

– Gli attentati del 25-04-1969 erano stati preparatori della strage, e vi avevano partecipato sedicenti anarchici.

– Era esistito un piano per far ritrovare nelle terre di FELTRINELLI timers uguali a quelli utilizzati per la strage di Piazza Fontana. L’ordine era arrivato da ROMA e l’artefice era stato PINO RAUTI.

Si da’ atto che nella seconda parte del colloquio l’AZZI, a seguito di domande dello scrivente implicanti gravi responsabilita’, evitava di rispondere o sorrideva imbarazzato, a differenza delle negazioni che aveva profferito nella prima parte. Il successivo incontro veniva fissato a breve scadenza, presso l’abitazione dell’AZZI, per poter parlare con maggiore tranquillità e per un tempo piu’ lungo.
Veniva già concordata una scaletta degli argomenti da affrontare: il piano di RAUTI in merito ai timers, la scaturigine del suo fallito attentato, la strage di BOLOGNA.

Paolo Signorelli – dichiarazioni 05.09.1980

Sono difeso dal qui presente avvocato Torrebruno Giuliano di Roma, presente col suo procuratore dr Caroleo Grimaldi Francesco e chiedo si proceda anche se manca l’ avvocato Arico’ Giovanni che e’ stato avvisato peraltro revoco l’ avvocato Arico’ e nomino i qui presenti difensori.

Si contestano quindi all’imputato i fatti addebitati a suo carico nel rapporto di polizia e le imputazioni di cui all’ordine di cattura nr 77/80 notificato per estratto, al quale oggi si aggiunge l’elenco completo dei coimputati, che si consegna all’imputato stesso per la completezza della contestazione. Illustrata la posizione processuale, l’ imputato chiede di far constare a verbale la seguente testuale dichiarazione:

– in nove giorni di isolamento, mentre attendevo questo interrogatorio, ho avuto modo di riflettere lungamente e desidero premettere che mi considero un “sequestrato politico” e un sequestrato che non intende pagare il prezzo del riscatto. La mia coscienza di uomo, il mio senso dell’onore, lo stile che ha sempre contraddistinto i miei comportamenti mi spingono, dinanzi ad accuse assurde quanto infamanti, tipo quelle che mi vengono rivolte, a non recitare la parte di chi e’ costretto a discolparsi.
Aggiungo che di talune di queste accuse si sono gia’ occupati, in altra sede, quelli che considero gli organi naturalmente competenti, ne sono stato scarcerato con provvedimento dei giudici di Appello e di cassazione; circa l’ ipotesi di mio concorso nell’ orribile strage, ignobile delitto, di cui ricevo comunicazione giudiziaria, intendo invece dimostrare la mia estraneita’ . Dichiara:

– leggo oggi per la prima volta, nel foglio che mi viene consegnato, l’elenco dei coimputati e a questo proposito dichiaro che, per quanto possa occorrere, rinnovo la dichiarazione di ricorso per cassazione contro l’ ordine di cattura nr 77/80 di cui oggi soltanto ho compiuta conoscenza, riservando i motivi all’ avvocato Arico’ che espressamente designo per la fase di cassazione e osservo che tutti gli individui indicati nella rubrica, io ne conosco al piu’ , anzi personalmente e direttamente io ne conosco soltanto quelli contrassegnati ai nr 2 – 5 – 7 – 12 – 13 e cioe’ il Calore in quanto essendo stati entrambi ristretti e coimputati a Roma in un processo per l’ accusa di ricostruzione del partito fascista, attualmente pendente avanti al GI di Roma, per cui sono stato scarcerato;

Il prof Semerari lo conosco in termini di amicizia pregressa ed anche per ragioni della sua professione di medico;
Scarano lo conosco come mio coimputato nel sopra citato processo ed anche da tempo anteriore essendo esistito un rapporto di amicizia;
Il Mutti per averlo conosciuto nella detenzione;
Il De Felice lo conosco dagli anni 50 quando militavo nel Msi. Il De Felice era deputato di detto partito.

Quanto invece ai nr 10 e 11 cioe’ Fiore e Adinolfi, li ho conosciuti alcuni anni orsono quando frequentavo ambienti studenteschi di destra. Tutti gli altri non li conosco, ma mi resta un interrogativo sul nr 3 cioe’ il Furlotti Francesco, che come nominativo non mi e’ sconosciuto ma non ricordo quale figura, fisionomia o persona identifichi.
Escludo che si tratti di un collaboratore, di persona a me legata, ma se e’ soprannominato come mi dite “chicco” e’ un giovane conosciuto negli anni 70, che io ricordo come un ragazzo di 16 – 17 anni semplice frequentatore della sezione Msi della Balduina, col quale non ho piu’ trattenuto rapporti, se non di incontro quanto mai occasionale e casuale nell’ arco degli ultimi sei anni. Ad ogni buon conto, preciso che se nei confronti di tale Furlotti esistessero indizi di uno specifico reato, io escludo qualunque connessione con costui e escludo di averlo istigato, determinato, consigliato a qualunque azione. Ritengo di ricordare che da almeno due o tre anni non l’ ho piu’ visto, nemmeno occasionalmente e quindi affermo la mia totale estraneita’ ad una eventuale posizione. Ad istanza della difesa, l’ ufficio da atto che la precisazione piu’particolareggiata sul nominativo Furlotti proviene da una domanda dell’ ufficio e non deve essere interpretata come qualificazione spontanea fatta dall’ imputato.

– Il nome del Pedretti Dario di cui al nr 1 ripeto nulla mi significa, se non forse un nome letto sui giornali per certe cronache ma escludo di aver avuto rapporto personale con costui, mai di alcun genere e men che meno mi risulta che costui possa avere nei miei confronti ragioni di rancore, risentimento, vendetta o comunque una qualunque ragione che possa indurlo a designarmi come voi mi dite capo dei “Nar” . Mentre respingo fermamente una simile prospettazione, ribadisco che non mi spiego come un tizio a nome Pedretti possa ipotizzare un mio ruolo di qualunque genere in senso ad una organizzazione illecita. Tempo fa il periodico “Lotta Continua” nel gennaio 79 mi indicava come esponente dei “Nar” anzi capo ed io inviai all’Ansa una smentita precisando che consideravo il gruppo “Nar” a meta’ strada tra “fanatismo esasperato e provocazione” e quindi mi riporto alla stessa valutazione per escludere di aver alcunche’ da spartire con detti “Nar” e con qualunque altra organizzazione criminosa.

– Per quanto concerne il Calore non mi risultano ragioni di suo rancore, di vendetta o di altro genere che possano averlo indotto a parlare di me come un capo dei “Nar” . Non nego che in passato tra me e Calore, a partire dagli anni 70, ci siano stati dei rapporti di amicizia e di sintonia politica, concretatasi allora nel trovarsi a riunione in ambito Msi. Calore era un giovane e poi detti rapporti, affievolitisi, si riallacciarono intorno alla fine del ’77, quando usci’ il periodico “Costruiamo l’ azione” e il Calore mi chiese di collaborare con qualche articolo, che potra’ essere letto essendo agli atti.
Tuttavia debbo precisare che il Calore, gia’ a quell’ epoca venne a trovarsi in una posizione differenziata dalla mia. Ne fanno fede gli stessi testi degli articoli, miei da una parte e del Calore dall’ altra che, pur autoditatta, e’ una mente acuta, ed e’ persona che ha letto molto. Egli era un operaio ma aveva interessi culturali e un po per volta comincio’ ad assimilare teorie recenti, come quella dei bisogni e mi manifesto’ la sua convinzione che per una efficace lotta al sistema l’ unica via fosse quella dell’ autonomia. Tali concetti erano indicati in una sua lettera anzi gia’ durante le lunghe ore trascorse insieme a Rebibbia egli mi manifestava tale evoluzione, che e’ documentata anche in una lettera rinvenuta a casa mia, inviatami recentemente, che troverete tra il materiale sequestratomi e il Calore mi annunciava di essere arrivato al terzo libro del capitale. Nonostante il mio atteggiamento di umana solidarieta’ verso il Calore e la sua famiglia, manifestato gli anche in occasione della scarcerazione di noi due in tempi differenziati, egli praticamente non nascondeva di considerarmi ormai distanziato da lui. In definitiva tra noi ci fu una sorta di “addio politico” ; poi da parte mia appresi con sorpresa e sgomento del suo ultimo arresto in circostanze tali che mi hanno fatto riflettere amaramente sulla distanza tra le nostre due concezioni e della vita e della lotta politica.
Dunque anche se quanto dico non deve essere inteso come una difesa per differenziazione non esito ad affermare che tra la concezione mia e quella attuale del Calore non v’ e’ piu’ alcun punto in comune e non vi era dopo la sua evoluzione, sicche’ nessuno puo’ associarci in una ipotesi di conmplicita’ . Mi riservo, se l’ ufficio come mi comunica considera molto importante per la mia posizione il chiarimento della differenza ideologica tra me e il Calore, di fornire ulteriori delucidazioni. Prendo atto che la attribuzione a me di un ruolo di capo dei “Nar” che mi sarebbe riconosciuto da Pedretti e da Calore, deriva da una deposizione testimoniale di tale Farina Giorgio, di cui ora mi si comunica il nome, come esplicazione del punto della motivazione dell’ ordine di cattura.
Ricordo che, ai tempi in cui frequentava la sezione Msi Balduina il giovane Farina, un tipo robusto con occhiali, allora molto giovane, fu preso a calci da due persone, da me e proprio Furlotti, e detti calci volevano qualificarlo esattamente come un mascalzone, in quanto voleva introdurre armi nella sezione (una scacciacani) e poi fini’ con l’ ammetterlo e poi frequentava al tempo stesso ambienti dell’ ultrasinistra agendo da provocatore nell’ uno e nell’ altro ambiente. Poi ebbi notizia di lui attraverso la stampa quando venne arrestato per stupro a mano armata verso una signora. Costui ha fatto sistematicamente il provocatore e quindi posso pensare ad una sua vendetta verso una persona come me fedele ad un proprio stile, alla propria dignità. Nessuno, che lo conoscesse, avrebbe mai accettato di parlare con costui, ben noto e conosciuto come provocatore in tutti gli ambienti della destra e della sinistra.
Escludo che detto Farina abbia avuto parte al gruppo di “Costruiamo l’Azione” e per quanto ne sapevo io era scomparso nel ’72 e ho appreso che ora e’ ricomparso. Non conosco Pedretti, ma escluderei che costui possa avere rilevato alcunche’ al Farina, troppo noto. Lo stesso Calore che frequentava la sezione Balduina dovrebbe conoscere il Farina per quello che è.

– escludo di aver poi avuto occasione di rievocare Furlotti quell’episodio della caccia del Farina perche’ col detto Furlotti non ho piu’ avuto rapporti, se non in maniera del tutto occasionale.

– il nome di De Orazi Luca soprannominato “Claudio il bolognese” non mi dice assolutamente nulla, salvo che ho letto sulla stampa di detto giovane.

– Il nome di Fratini Luigi che voi mi enunciate senza nulla specificare certo che mi dice qualche cosa, e’ stato un mio allievo al liceo “De Sanctis” di Roma, ricordo che ha preso la maturita’ l’ anno in cui ero membro interno della commissione. Con il Fratini come con altri ex allievi ho conservato un normale e cordiale rapporto come tra professore e studente; e’ venuto a trovarmi con ex alunni di ben diversa colorazione politica ed escludo con lui qualunque legame non scolastico.

Sono le ore 19 e l’ ufficio sospende l’ incombente, con riserva di comunicare ai difensori la prosecuzione. Del presente verbale viene rilasciata copia uniforme fotostatica e i difensori rinunciano al termine di deposito.

L’ avvocato Torrebuono fa constare che designa suo sostituto processuale il qui presente dr proc. Corleo Grimaldi Francesco per ogni evenienza con facolta’ di rappresentarlo in ogni atto.

Letto confermato e sottoscritto.