Rosaria Amico – dichiarazioni 24.09.1980

Sono incensurata.
Prendo atto di essere indiziata del reato di favoreggiamento personale in favore di Ciavardini Luigi commesso in Palermo nell’ estate del 1980 nonche’ dei reati di cui agli art 306 e 270 cp commessi in Palermo e Roma fino al settembre 1980, nonche’ ancora del reato di favoreggiamento personale in favore degli assassini di Mangiameli Francesco, reato commesso in Palermo nel settembre 1980.

L’ imputata dichiara di non aver avuto copia dell’ ordine di cattura. L’ ufficio ne fa prendere visione all’Amico e al difensore di fiducia, avvocato Naso Giosue’ Bruno.

– Ammetto che tale Riccardo, che poi ho appreso essere Fioravanti Valerio e la sua fidanzata Marta, che non sapevo essere Mambro Francesca, hanno trascorso circa 7 giorni nella nostra casa di Tre Fontane. Cio’ e’ avvenuto nella seconda meta’ dello scorso luglio; non posso essere piu’ precisa. Mio marito mi disse che dovevamo recarci a Palermo perche’ aveva un appuntamento. Non so come avesse avuto l’ appuntamento, penso tramite il telefono del bar vicino casa. Andammo al politeama mentre io attendevo in macchina i due scesero dall’ albergo. Tornammo tutti a Tre Fontane; mio marito mi disse che erano amici di Roma che erano venuti a fare i bagni. L’indomani mio marito disse che doveva partire, senza specificare la meta e il motivo del viaggio. Manco’ per tre o quattro giorni durante i quali io restai sola in casa con Riccardo e Marta. In tale periodo il Riccardo si comporto’ in modo molto irritante e sconveniente, tanto che quasi non ci parlavamo. I due si alzavano molto tardi, verso le 12,30; Quindi andavano a fare il bagno. Riccardo comprava delle angurie e mangiava solo quelle, mentre Marta mangiava normalmente con noi oppure si preparava da sola qualcosa.
Riccardo e Marta trascorrevano poi tutto il pomeriggio in camera facendo vita a se’ . Per futili motivi Riccardo maltrattava la nostra bambina; un giorno io acquistai a mia figlia un giornaletto, ma Riccardo lo prese e lo porto’ in camera sua. La bambina rimase male ma io la invitai a lasciare perdere per non creare dei problemi. Nel frattempo vennero nostri ospiti per due giorni anche il dr Cannizzo Gaspare di Palermo, sua moglie e i loro due figli; era anche tornato mio marito. La bambina forse incoraggiata dalla presenza del padre, e mi sembra anche perche’ invitata a farlo dalla signora Cannizzo, ando’ nella camera di Riccardo e si prese il giornaletto. Riccardo stava per malmenarla ma mio marito intervenne e ne nacque una discussione. Successivamente sentii mio marito imprecare contro il comportamento di Riccardo che pero’ chiamava Valerio.
Incuriosita gli chiesi quale fosse il vero nome del nostro ospite e il motivo per cui usava generalita’ false. Fu allora che seppi si trattava del Fioravanti e che lo stesso era ” un po’ ricercato” . Fu sempre in quell’occasione che mio marito mi disse di essersi recato a Taranto per conto del Fioravanti per affittare una casa; non mi riferi’ alcun particolare sulle modalità di pagamento dell’affitto; ho comunque pensato che i soldi glieli avesse forniti il Fioravanti in quanto mio marito all’ epoca non disponeva di denaro. A causa delle sue frequenti partenze litigavo spesso con mio marito che replicava dicendomi di non impicciarmi dei fatti suoi.

– quando tornammo a Palermo per la nascita del nipotino di mio marito, Riccardo e Marta partirono. Pensavamo di accompagnarli in città ma giunti all’ aeroporto, anzi nei pressi, ci chiesero di lasciarli li’. Cio’ e’ avvenuto un paio di giorni dopo la discussione con mio marito.

– mio marito si reco’ a Taranto in treno; infatti l’auto resto’ a Tre Fontane; fu Francesco a dirmi che aveva fatto il viaggio di andata e ritorno in treno.

– la stazione ferroviaria piu’ vicina e’ in un paese a cinque chilometri da Tre Fontane. Non so come Francesco abbia raggiunto tale stazione all’ andata; al ritorno mi disse che aveva avuto un passaggio per raggiungere Tre Fontane dalla stazione.

– non mi risulta che siano sorti contrasti fra Fioravanti e mio marito in relazione al pagamento dell’ affitto della casa di Taranto.

– non conosco Ciavardini Luigi. Escludo di averlo ospitato questa estate.

L’ ufficio sottopone all’ imputata 21 foto gia’ allegate al processo e spillate su quattro fogli di carta e la stessa dichiara di riconoscere soltanto quelle nr 16 e 17, rispettivamente, di Roberto e Gabriele. Dichiara di non aver mai visto nessun altro di coloro che sono effigiati nelle foto.

– non mi sembra che altre persone oltre ai Cannizzo siano venute a trovarci a Tre Fontane durante la permanenza di Riccardo e Marta. Ricordo che durante l’ estate venne a trovarci Volo con la convivente, ma non sono in grado di precisare se cio’ avvenne mentre c’ erano i due.

– Il giorno successivo alla scomparsa di mio marito cioe’ il mercoledì, cioe’ verso le ore 18,00, mi sono recata assieme al Volo ed alla moglie in paese vicino Cannara per telefonare a mia figlia con la quale avevo un appuntamento telefonico presso il bar Tre Fontane; non chiesi espressamente ne a mia figlia né a mia suocera se avessero avuto notizie di Ciccio e ciò per non allarmarmi; comunque nel corso della conversazione ebbi la certezza che mio marito non aveva telefonato.

– La telefonata avvenne da un paesino di cui non ricordo il nome. Non ricordo perche’ non telefonammo da Cannara. Volo e la moglie non assistettero alla telefonata. Lo stesso giorno decisi di partire per Palermo e con Volo facemmo i biglietti vicino al luogo ove avevo telefonato a mia figlia.

– Non so se Volo avesse conosciuto in precedenza Riccardo e Giorgio, cioe’ la persona che incontrammo la sera del venerdi’ alla guida della Golf.

– Volo, quando mi descrisse la persona rimasta in auto a Porta Pia mi disse che non lo conosceva.

– Non mi posi il problema, nelle ore successive, se Volo conoscesse o meno i due; non so dire se ebbi l’ impressione che li conoscesse; faccio presente che mi trovavo in pessime condizioni psichiche.

– Non ricordo se Volo e Giorgio si fossero in precedenza incontrati alla mia presenza. Anzi non si sono mai incontrati in mia presenza.

– A maggior ragione escludo che in mia presenza il Volo si sia incontrato con Giorgio e Ciavardini che io, ripeto, non conosco.

– Preciso che io solo la sera di venerdi’ appresi da Robertino che il vero nome della persona che io conoscevo come Andrea era Giorgio, che ora apprendo chiamarsi Vale.

– Insisto ancora nell’affermare che l’ incontro con la golf, la sera di venerdi’, fu casuale.

– Per quanto riguarda la targa della Golf ricordo che la trascrivemmo su un pezzo di carta che restò in auto. Non sono in grado di ricordarlo a memoria tranne il fatto che era una targa di Milano e finiva con F. Mi rendo conto dell’ inverosimiglianza di quanto sopra ho detto proprio perche’ coscienti di tale inverosimiglianza io, il Volo e la sua convivente c’ eravamo messi d’ accordo di non dire nulla.

– ho pensato a Gigi come complice dell’ assassinio di mio marito perche’ ne avevo sentito fare il nome a Fioravanti; di Gigi senti’ che parlavano, tra di loro, Riccardo e Marta a proposito di un bambino che aveva avuto di recente; non so’ nient’ altro.

– ora che me lo si contesta, in effetti dissi a Volo che Gigi poteva essere di Mestre perché avevo sentito Riccardo e Marta parlare di questa città. Comunque io non ho mai visto Gigi.

– confermo che io e mio marito apprendemmo dell’ uccisione del giudice Amato lo stesso giorno in cui avvenne, a casa dei miei suoceri; in quel periodo eravamo a Palermo ed all’ ora di pranzo eravamo andati a prendere la bambina in casa c’ era solo mio suocero mentre mia suocera e la bambina dovevano ancora arrivare non ricordo dove fossero andate mia suocera e la bambina.

Quando ho visto sui giornali, dopo essere stata interrogata in qualita’ di testimone, che si prospettava l’ipotesi che mio marito avesse ucciso il giudice amato, sono rimasta colpita dalla somiglianza dell’identikit per quanto riguarda la fronte e l’ attaccatura dei capelli e mio marito. Ho allora pensato che abbiano voluto appositamente precostituire delle prove a carico di mio marito, magari facendo rasare all’assassino i capelli in modo simile a quelli di mio marito. Peraltro ho rilevato che nell’identikit la riga dei capelli era a sinistra mentre mio marito l’ ha sempre portata a destra. Commentai genericamente l’ omicidio di amato con mio marito il quale non si mostro’ contento; egli riteneva che la rivendicazione dei NAR fosse verosimile.

– al nostro ritorno a Palermo da tre fontane ci siamo trattenuti prima di partire per Cannara, circa una settimana; poiche’ non avevamo soldi spesso ci fermavamo a mangiare dai Volo e talvolta, quando mio marito faceva tardi per impegni di lavoro, ci fermavamo a dormire dai Volo.

– Prendo visione dell’ intervista ad Spiazzi Amos pubblicata sul numero 34 dell’Espresso di questo anno; ricordo che mio marito sospetto’ che il “Ciccio” di cui si parlava potesse essere lui e ne parlo’ con il Volo, ma non mi sembro’ particolarmente preoccupato; invece io ero molto preoccupata.

– mio marito, talvolta, quando veniva a Roma, dormiva a casa di un’amica di mia suocera, certa Rina che non ho mai conosciuto e che non so dove abiti.

– Per fare il viaggio a Cannara poiche’ eravamo senza soldi impegnai alcuni miei braccialetti per circa duecentomila lire.

– Partimmo da Palermo verso le 20,00 la sera del 2; arrivammo a Catania verso le ore 22,30; ricordo che ci fermammo in un bar prima di recarci al ristorante; non so se ci recammo al bar casualmente o perche’ c’ era un appuntamento. Preciso che io non mi parlavo con mio marito perche’ eravamo litigati. Il bar era in città.

– Confermo che ai traghetti c’ era molto fila ma non ricordo quanto tempo abbiamo perso perche’ dormivo.

– Quando sono tornata a Palermo dopo la morte di mio marito sono venuti a trovarmi molti ragazzi di Palermo che dicevano di essere tutti di terza posizione. Si tratta di ragazzi che sono stati nel Movimento Sociale Italiano (MSI) ; tra loro c’ erano Tomaselli Enrico, Florio Luigi, Vaccaro, Almerigo, un certo Marcello, un certo Francesco e altri che non ricordo.

-A Cannara abbiamo avuto rapporti con una certa Anna e altre persone, tutti amici dei Davi’ che noi non conoscevamo.

– Volo non mi ha mai detto di ritenere che gli assassini volessero uccidere lui e non Ciccio.

– Volo mi disse che la sera di venerdi’ al bar, mentre ero in bagno, Giorgio gli chiedeva insistentemente se era lui la persona presente con Ciccio a Porta Pia, ma lui aveva negato.

A questo punto viene data integrale lettura all’ imputata, alla presenza del difensore, di tutte le deposizioni rese al pm in qualita’ di testimone nel presente procedimento. L’ imputata dichiara di confermare l’ ultima versione dei fatti che ha fornito nei suddetti interrogatori, e cio’ in relazione ai singoli fatti sui quali di volta in volta e’ stata interrogata.

– a Palermo, prima di tornare a Roma il venerdi’ , incontrai casualmente Maltese Ettore, consigliere comunale del Msi a Palermo, e, su sua domanda di spiegazioni circa il motivo della mia evidente preoccupazione, gli dissi che da qualche giorno non avevo notizie di mio marito. Dissi da qualche giorno e non da sette giorni.

– quando sono stata a Palermo il giovedi’ e il venerdi’ 11 e 12 settembre 1980 a casa mia e’ venuto soltanto Volo. Escludo che siano venute altre persone, e in particolare mio cognato. Non so a chi possa riferirsi la descrizione che di un mio presunto accompagnatore ha fatto il portiere di casa mia, descrizione di cui ho ricevuto la lettura. Tra l’ altro faccio presente che il 12 settembre 1980 alle 17,00 io ero gia’ a Roma.

– In mia presenza Volo non si e’ incontrato con Giorgio e Robertino. Avuta lettura del verbale, preciso che a Tre Fontane non fu mio marito a fare il nome di Valerio, ma questi a dire, parlando disse stesso “quando Fioravanti Valerio dice una cosa …” .

– relativamente all’ episodio del 23 giugno 1980, non ricordo se eravamo gia’ stati al mare o eravamo tornati a Palermo o meno. Non ricordo che quel giorno ci fosse un particolare motivo per cui dovessimo riprendere la bambina. In genere cio’ avveniva perche’ mia suocera aveva da fare il pomeriggio. In quel periodo a Palermo c’ era mia cognata.

Nei giorni immediatamente precedenti il 23 giugno io e mio marito eravamo certamente a Palermo; forse la bambina era, anzi anche la bambina era certamente a Palermo cosi’ come i miei suoceri.

 

Letto, confermato, sottoscritto.

 

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