Sull’iscrizione di Aldo Semerari alla Loggia P2

(…) Anche l’operazione Terrore sui treni accosta Semerari alla P2. Il promotore è Licio Gelli, gli esecutori sono tutti piduisti: il generale Santovito, Pietro Musumeci e Francesco Pazienza, il “faccendiere e avventuriero” che sarebbe stato mandato dall’America per avvicendare Gelli e che affermerà di aver conosciuto Semerari solo per aver sostenuto con lui gli esami di Antropologia criminale e Medicina legale durante il corso di Laurea.
Infine, sulla questione se il professore nero sia stato o no iscritto alla P2, ci sono le dichiarazioni di suo fratello Carlo e quelle del Venerabile.
Il primo dichiarerà in udienza nel 1988: “Ricordo ancora che mio fratello era iscritto al Grande Oriente d’Italia da molti anni. Vi fu poi il suo passaggio alla loggia massonica P2, ma non posso collocarlo nel tempo”. Il secondo, parlando di Semerari, racconta che gli viene presentato perché è uno stimato professore. Ricorda un colloquio e poi l’iniziazione, ma dichiara di non essere stato in rapporti stretti con lui: “Lessi della sua morte aprendo il giornale. Me lo ricordo bene perché nell’articolo si facevano accostamenti  con la P2. In realtà (…) io l’avevo incontrato solo due volte. Avevo letto il suo curriculum, sapevo che era un professore universitario, uno psichiatra piuttosto noto: tutti elementi che erano stati ritenuti sufficienti per dare via libera alla sua iscrizione alla P2”.
Il suo placet c’è stato, quindi. Molti anni dopo, è il 2011, Gelli concede un’intervista al settimanale Oggi. Si dilunga su vari temi, dice le sue verità con linguaggio allusivo e trasversale, come ai vecchi tempi. “Ha mai conosciuto Aldo Semerari?” gli chiede la giornalista Raffaella Fanelli.
Stavolta il Venerabile risponde senza lasciare margini alle interpretazioni: “Certo, un criminologo molto apprezzato in quegli anni”. Poi, secco e senza giri di parole, aggiunge: “Era iscritto alla P2”.

Corrado De Rosa, “La mente nera”

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