Nico Azzi – colloquio investigativo 21.05.1994

Il colloquio con l’AZZI verteva ancora essenzialmente sulla necessita’ di fare chiarezza sulle stragi del passato. Questi, inizialmente molto restio, faceva presente di non poter dare nessun aiuto. Solo nella parte finale del colloquio, grazie ad una crescita di confidenza, venivano fatte importanti affermazioni. AZZI precisava che sarebbe stato estremamente felice se fosse venuta fuori la verita’, ma stentava ad avere fiducia nel “PALAZZO” ( indicando con tale termine la sede del Palazzo di Giustizia di MILANO) pur essendogli stato descritto il Dr. SALVINI come persona estremamente seria ed avendolo anche constatato di persona. Nella costruzione del rapporto fiduciario con l’AZZI veniva piu’ volte fatto presente che cio’ che veniva detto sarebbe stato rapportato alla Magistratura e, parallelamente, questi faceva intendere di non avere alcuna difficoltà a verbalizzare se la volontà investigativa fosse stata connotata da riservatezza e serietà.

L’AZZI faceva le seguenti affermazioni, che possono sembrare non organiche a causa del saltare da un argomento all’altro per vincere i suoi timori:

– quando aveva affermato di aver lavorato per lo Stato intendeva dire che, successivamente ai fatti di cui era stato protagonista, aveva capito di essere stato utilizzato per interessi superiori.

– era stato contattato, durante la sua detenzione, da tre Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Il modo di contatto era stato il riferirgli che c’erano amici in comune e il portargli i saluti di PAOLO SIGNORELLI. Uno di questi Ufficiali, l’unico del quale conosceva il nome, lo aveva contattato quale addetto alle traduzioni quando si trovava a ROMA a seguito della causa che aveva intentato all’Espresso. A parte portargli i saluti del SIGNORELLI, l’Ufficiale lo aveva anche tolto da dove si trovava in attesa con altri detenuti e spostato in una saletta che aveva definita più consona, intendendo esprimere simpatia e rispetto per la figura dell’Azzi. L’Ufficiale era il defunto Cap. VARISCO.
Altro Capitano dell’Arma che gli aveva fatto presente che avevano amici in comune, menzionando il SIGNORELLI, era uno a lui non noto, proveniente da ROMA, che si trovava presente nell’Aula del Processo d’Appello a GENOVA nel 1976-77. Non sapeva quale funzione avesse tale Capitano. Ricordava comunque che nello stesso giorno del contatto fu buttato fuori dall’Aula.
L’ultimo contatto avvenne nel carcere di NUORO nel 1979-1981: di notte atterro’ un elicottero dei Carabinieri, il motivo, si seppe poi, era un sopralluogo di sicurezza per il trasferimento di alcuni detenuti; vennero ad aprire la sua cella ed un uomo in mimetica con anfibi, dall’eta’ compatibile con il grado di Capitano gli disse: “Lei e’ NICO AZZI?”, ottenuta risposta affermativa il militare gli disse: “Le porto i saluti da un amico in comune, PAOLO SIGNORELLI”.
AZZI specificava che il modo e le circostanze dei tre contatti non lasciava alcun dubbio sulla loro veridicita’.

Quando a NOVARA arrivo’ il SIGNORELLI, fu immediatamente circondato, nel cortile, dall’AZZI, dal CONCUTELLI e dal CALORE. Il SIGNORELLI sapeva benissimo che rischiava la morte per i suoi contatti istituzionali e, come minimo, un durissimo pestaggio. Il CALORE lo attacco’ duramente, riempiendolo di improperi, la reazione di SIGNORELLI fu immediata, lo zitti’ dicendo: “Stai zitto, parli proprio te che abbiamo fatto le perquisizioni insieme ai brigatisti vestiti da Carabinieri”.
Sentito cio’ l’AZZI decise che era piu’ prudente non ascoltare altro e chiese il permesso per pranzare in cella col SIGNORELLI.

Il permesso fu accordato e durante il pranzo l’AZZI chiese ragione dei tre contatti con l’Arma che il SIGNORELLI nego’ con forza. AZZI precisava che il CONCUTELLI si era invece trattenuto allo scontro verbale chiarificatore. Avevo recentemente reincontrato il SIGNORELLI a bordo di un treno diretto a ROMA ma il colloquio era stato infruttuoso in quanto lo stesso negava anche circostanze gia’ note.

– in merito a traffici di bombe a mano dal SIGNORELLI al ROGNONI spiegava che cio’ non gli risultava, anzi, semmai, precisava, il percorso era inverso.

Invitava lo scrivente a sfruttare il CALORE perche’ questi conosceva perfettamente le vicende del SIGNORELLI, compresa la questione delle bombe a mano.

– Fondamentale per comprendere le dinamiche eversive italiane e’ l’incontro ROGNONI~DELLE CHIAIE in SPAGNA.

– Del fatto che il Gen. PALUMBO si incontrasse con l’ESPOSTI l’aveva appreso direttamente dal ROGNONI, al quale era stato riferito dal SIGNORELLI che aveva potuto vedere veline dell’Arma in tal senso. Non sapeva ove fossero custodite tali veline.

– La catena di comando era, in ordine crescente: ROGNONI-SIGNORELLI-PINO RAUTI.
E comunque il tutto non andava visto in maniera unitaria poiche’ sia per invidie, sia per antipatie, sia per divergenze ideologiche vi erano spesso contrasti interni.

– Era patrimonio comune del loro ambiente che PINO RAUTI lavorasse per la C.I.A..

– Nel 1968, a MILANO, mentre era a passeggio di sera con altri .camerati, notarono il capo dei katanghesi ( indicativo per estremisti di sinistra ) da solo. Passando per vie laterali lo chiusero e si avvicinarono con l’intenzione di pestarlo, questi, spaventato, li chiamo’ con l’appellativo di camerati invitandoli a stare fermi. Poiche’ il gruppo di AZZI rispose che sapevano benissimo chi era, il giovane, che era SERAFINO DI LUIA, disse loro che gli avrebbe fatto il nome di un camerata di ROMA, cio’ a fine probatorio. Il nome pronunciato fu quello di GIANCARLO ESPOSTI ed il pestaggio non ebbe luogo. Tempo dopo il SERAFINO fu individuato dai “compagni” e cacciato.

– La testimonianza di SOTTOSANTI in favore di PULSINELLI non era indicativa della costruzione di una identita’ anarchica in quanto era stata resa per un legame omosessuale che esisteva tra i due. Allo stesso AZZI era capitato di coglierli nell’atto della congiunzione carnale. SOTTOSANTI era molto legato a PICONE CHIODO e SERAFINO DI LUIA.

– Mostratagli la foto del DIGILIO affermava di non averlo mai visto.

– Gli attentati del 25-04-1969 erano stati preparatori della strage, e vi avevano partecipato sedicenti anarchici.

– Era esistito un piano per far ritrovare nelle terre di FELTRINELLI timers uguali a quelli utilizzati per la strage di Piazza Fontana. L’ordine era arrivato da ROMA e l’artefice era stato PINO RAUTI.

Si da’ atto che nella seconda parte del colloquio l’AZZI, a seguito di domande dello scrivente implicanti gravi responsabilita’, evitava di rispondere o sorrideva imbarazzato, a differenza delle negazioni che aveva profferito nella prima parte. Il successivo incontro veniva fissato a breve scadenza, presso l’abitazione dell’AZZI, per poter parlare con maggiore tranquillità e per un tempo piu’ lungo.
Veniva già concordata una scaletta degli argomenti da affrontare: il piano di RAUTI in merito ai timers, la scaturigine del suo fallito attentato, la strage di BOLOGNA.