La sparatoria di Pian del Rascino – seconda parte

Esposti fu fatto oggetto di due colpi di moschetto dal brigadiere, questo me lo ricordo, gli sparò due colpi di moschetto molto velocemente, quello che mi è rimasto impresso è il fatto che Esposti ad un certo punto rimase con la pistola ancora in mano per un attimo come fermo, credo per i colpi che aveva ricevuto, in quella circostanza il maresciallo Filippi gli sparò questo colpo in testa. […] non fu il colpo di grazia, secondo me, perché comunque Giancarlo Esposti era ancora in piedi, forse stava già cadendo, ma era ancora in piedi, aveva la pistola in mano, per cui credo che chiunque al posto di […] gli avrebbe sparato in testa […]. Credo anche senza questo colpo alla testa sarebbe comunque morto perché sembra che i colpi di moschetto lo raggiunsero proprio. Questo è proprio quello che ricordo quel momento perché lo vidi in piedi con questa pistola per un attimo come colpito probabilmente però aveva la pistola in mano ancora.

Per Danieletti «chiunque gli avrebbe sparato in testa», ma nella realtà non dovrebbe essere così. Nelle voci di carcere, e non in aula, lui e D’Intino, avrebbero raccontato di un’«esecuzione». Le risultanze medico-legali hanno accertato che non vi siano stati colpi a bruciapelo ma, la dinamica che si può ricostruire, fa pensare a qualcosa di simile a un’esecuzione. Infatti nella memoria del Pm dell’ultimo processo della strage di Brescia, si trova scritto:

Molti testi hanno riferito di aver appreso da D’Intino e Danieletti notizie che riportano all’esecuzione. Se sono poco credibili quelle che fanno riferimento ad un palese concordato omicidio, appaiono abbastanza attendibili quelle che ci conducono a concludere che Esposti, già colpito, ormai fermo e non in grado di difendersi adeguatamente, fu ucciso dal M.llo Filippi con un autentico colpo di grazia, sparato alla testa, che poi è uno dei due colpi mortali emergenti dall’autopsia.

Oltre a tutto questo, oltre al fatto che l’azione non solo ha determinato la morte di Esposti, ma ha messo a repentaglio la vita di Mancini e Jagnemma, rimangono diversi altri dettagli, i quali dimostrerebbero che la realtà dei fatti sarebbe stata contraffatta e che sono state raccontate diverse falsità:

– Il maresciallo Filippi oltre alla pistola si porta dietro un fucile con cannocchiale fuori ordinanza. Prima della sparatoria lo avrebbe lasciato alla guardia De Villa. Dovendo giustificare il fucile, perché successivamente emerge la sua presenza, Filippi afferma, con una strana scusa, che avrebbe dovuto poi portarlo a riparare. Ma De Villa e De Angelis avevano scritto nel loro verbale che l’arma fosse «pronta all’uso».

– In base all’autopsia Esposti è stato attinto da otto colpi di arma da fuoco, tutti trapassanti, che hanno determinato sedici fori, otto in entrata e otto in uscita. Ma un colpo è di provenienza sconosciuta. «Stando ai verbali Muffini avrebbe esploso 2 colpi, mentre Filippi ne avrebbe esplosi 4; in realtà i colpi esplosi dal maresciallo furono 5, perché al momento del reintegro gli vengono restituiti 5 colpi, per un totale di 7 colpi sparati dai due militari». Sette colpi in totale, che non sono otto, e quindi il sospetto va al fucile fuori ordinanza.

– Il colpo che attinge Esposti alla tempia destra, secondo i periti, parte appunto da un fucile. Non collima con il racconto di Filippi, che dice di aver sparato con la sua pistola, uccidendo lui il neofascista. Chi uccise Esposti quindi: Muffini o Filippi? O forse anche qui si deve pensare al fucile fuori ordinanza?

-Il corpo di Esposti sarebbe stato spostato, secondo D’Intino, prima dei sopralluoghi e dell’arrivo del magistrato. D’Intino ha affermato «di aver avuto l’impressione, in sede di sopralluogo del P.M. che il cadavere di Esposti giacesse in un luogo un po’ spostato rispetto a quello in cui lo vide cadere e cioè più in basso verso il bosco e soprattutto in posizione diversa, bocconi e non supina». Il G.I. ha ipotizzato, forzatamente, che il corpo si sia potuto muovere per «forza dinamica propria». In realtà la posizione rannicchiata, in cui il cadavere di Esposti è stato trovato, appare abbastanza anomala, non concorde con i colpi subiti, che semmai avrebbero dovuto farlo cadere in una posizione supina, come lo ricorda D’Intino.

– Nel verbale di sopralluogo viene scritto che Esposti impugna la pistola browning con la mano sinistra, invece nella foto del sopralluogo si intravede il calcio dell’arma impugnato con la destra. Potrebbe trattarsi di una mera svista nella verbalizzazione, sicuramente è così, però c’è dell’altro. Le testimonianze delle forze dell’ordine indicano che Esposti avesse sparato con la sinistra. Quindi la foto fa pensare che l’arma sia stata posizionata artatamente nella mano destra.

– I terroristi, una volta arrestati, rendono un elenco preciso delle armi di cui disponevano e fra queste c’è una Beretta calibro 9, di provenienza da un contatto dei carabinieri che aveva Esposti. La pistola però non c’è fra le armi sequestrate. O meglio, è menzionata in alcuni dei primi atti, ma dopo sparisce.

– Danieletti e D’Intino avrebbero subito un trattamento particolarmente pesante, posto in essere per intimorirli.

Infine c’è il rintracciamento del gruppo Esposti: in parte è stato casuale, frutto dell’imprudenza di Vivirito e D’Intino, ma è anche vero che il gruppo era stato individuato già a Roiano. Ossia è possibile che i movimenti del gruppo di Esposti venissero seguiti da vicino costantemente. Per esempio poteva esserne informato il capitano dei carabinieri Giancarlo D’Ovidio, in servizio presso il SID. Dopo la sparatoria di Pian del Rascino, il 16 giugno Giancarlo D’Ovidio, arrivato a Lanciano da Roma la sera precedente, telefona a Luciano Benardelli (che è un suo confidente, oltre ad essere uno degli amici di Esposti) e lo invita a casa sua per un colloquio, dopo il quale l’estremista si allontana rendendosi latitante. Giusto in quelle ore è stato spiccato mandato di cattura verso Benardelli. Secondo quanto questi dichiarerà successivamente, in quell’occasione il capitano D’Ovidio, il cui padre è procuratore della Repubblica, lo avrebbe preavvertito consentendogli così la fuga. Ma non solo, nell’occasione gli avrebbe parlato anche della sparatoria di Pian del Rascino: che «il gruppo Esposti era già stato sorvegliato e che nel luogo della sparatoria erano state fatte delle mutazioni prima dell’arrivo dei magistrati». Le «mutazioni» sarebbero consistite nello «spostamento del cadavere di Esposti prima dell’arrivo del Magistrato ed il rifacimento dei verbali relativi alla dinamica del fatto».
Benardelli non poteva conoscere il contenuto dell’appunto dei servizi segreti, quello dove si scrive che vi fu un sopralluogo la sera prima della sparatoria, le dichiarazioni di D’Intino, le incongruenze dei verbali e il fucile fuori ordinanza. Il capitano D’Ovidio, anche se avesse convocato Benardelli solo per ottenerne informazioni, poteva invece essere a conoscenza di tutti gli elementi. Tra l’altro la sua figura è ben nota, il suo nome è risultato tra quelli degli iscritti alla P2 e ha condotto operazioni per il SID, tra cui la famigerata provocazione dell’arsenale di Camerino del 1972, dove un rinvenimento di un ingente quantitativo di armi fu utilizzato per accusare falsamente militanti dell’estrema sinistra. Secondo Viccei lo stesso Esposti era in contatto con D’Ovidio. Tutto questo per dire che esisteva un canale, e forse non era l’unico, fra il gruppo dell’estremista lodigiano e chi, da fuori, ne seguiva le mosse.

Estratto libro “Sciabole e tritolo

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