“Spadolini a Craxi negli omissis non c’è nulla di importante” – La Repubblica 19.01.1985

Stragi e segreto di Stato: è già polemica. Se da una parte c’ è chi plaude alla decisione di Craxi di controllare quei documenti sui quali i servizi di sicurezza chiesero e ottennero delle “cancellature”, dall’ altra c’ è chi ricorda che gli omissis sicuramente non porteranno a scoprire la verità sulle stragi e sulle deviazioni che di segreto di Stato non avevano bisogno.
Liberali, socialdemocratici e democristiani approvano l’ iniziativa, i socialisti vedono nella decisione del presidente del Consiglio un preciso segnale: è cominciata una nuova era, i servizi di sicurezza si incammino sulla strada dell’ affidabilità, il segreto di Stato non coprirà eventuali deviazioni. Ed è arrivata anche la prima valutazione ufficiale del Pci. “Un atto doveroso”, ha detto Violante. E ha subito aggiunto: “non bisogna fermarsi all’ esaltazione propagandistica”, ora dobbiamo sapere perchè i servizi non sono riusciti a impedire la strage, “perchè l’ Italia è ancora il poligono di tiro del terrorismo internazionale”. I repubblicani hanno invece messo le mani avanti. Siamo d’ accordo, dicono, ma Craxi quando ha convocato Sparano sapeva già tutto, sapeva che si trattava solo di due documenti, uno relativo alla strage di piazza Fontana e l’ altro all’ Italicus.
E lasciano intuire che probabilmente Craxi era a conoscenza che gli omissis non hanno a che fare con le stragi. Un attacco che Spadolini, il quale nelle vesti di presidente del Consiglio appose il segreto su un documento riguardante l’ attentato dell’ Italicus, ha sferrato personalmente. “Ben venga la liquidazione del segreto di Stato – ha dichiarato ieri mattina – si sacrificheranno senza danno alcuni interessi di natura tecnica e si metterà in luce il nulla su cui si basava una leggenda di complicità o di corresponsabilità nelle stragi”. E ancora: “Si tratta di due documenti che sono entrambi esterni alla pista delle indagini. Il presidente del Consiglio già da tempo mi aveva comunicato la sua intenzione, che io pienamente condivido, di revocare il segreto di Stato che per quanto riguarda l’ unico che io confermai, quello dell’ Italicus, concerne quattro righe, dico testualmente quattro righe, in nessun modo attinenti alla pista delle indagini e alla questione in discussione”. “Naturalmente – ha concluso Spadolini – aggiungo che il mettere in luce a difesa dei servizi la inconsistenza dei romanzi di appendice che sul segreto di Stato si perseguono non vuol dire che non ci siano state deviazioni nei servizi segreti; e chi deviava certo non ricorreva al segreto di Stato”.
Dello stesso tono un editoriale della “Voce repubblicana”: “tutti potranno constatare che l’ apposizione del segreto di Stato non ha la minima attinenza coi delitti di strage, ma riguarda operazioni occasionali dei servizi solo incidentalmente riportate negli atti processuali”. Ben diversa la posizione del democristiano Giuseppe Gargani, responsabile del dipartimento problemi della giustizia: “il presidente del Consiglio ha fatto bene perchè la scrupolosità anche eccessiva in questi casi non guasta”. E il socialista Paris Dell’ Unto, membro dell’ esecutivo del Psi: “Craxi ha fatto la cosa più giusta che potesse fare: andare a verificare se negli anni passati ci sono state coperture su fatti di sangue. Così ha precisato in modo definitivo la sua posizione sul segreto di Stato”. Reggiani, capogruppo dei deputati socialdemocratici, si è dichiarato d’ accordo sull’ iniziativa di Craxi e lo stesso ha fatto Paolo Battistuzzi, vicesegretario liberale. Anche per il procuratore della Repubblica di Bologna Guido Marino, che sta indagando sulla strage di Natale, siamo di fronte a “una svolta importante perchè si attua la legge di riforma dei servizi”. Marino si è dichiarato moderatamente “ottimista” per i riflessi che potrebbero esserci al processo d’ appello per la strage dell’ Italicus. In primo grado Tuti, Franci e Malentacchi furono assolti per insufficienza di prove.

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