“Quella di Azzi era solo la prima”, Lotta Continua 06.01.1974

La strage del 7 aprile sul direttissimo Torino-Roma e i tumulti sanguinosi del giovedì nero che dovevano rafforzarne le ripercussioni politiche facendo precipitare la crisi, non erano che una parte del programma omicida dei fascisti. Ora sappiamo che alla carneficina di Azzi dovevano seguirne altre, condotte con la stessa tecnica ‘vigliacca. ‘la vita di altre decine, forse centinaia, di innocenti era già nel conto criminale dei fascisti.

Subito dopo il Torino·Roma, avrebbe dovuto saltare in aria il treno diretto che collega Torino a Venezia e poi altri ancora, portando al parossismo la caccia al rosso. Un calcolo di un cinismo spaventoso, una mostruosità senza precedenti nelle cronache del crimine politico. Le bombe ai treni del ’69 e la stessa strage di piazza Fontana, diventano al confronto esercitazioni dilettantistiche.

Con quella stessa logica, ma con una determinazione delinquenziale enormemente più feroce, fascisti e potere avevano programmato l’atto finale della scalata autoritaria sulle scadenze di un eccidio di massa che soltanto il guasto fortuito dell’ultimo ingranaggio ha sventato. Sono i nuovi, gravissimi elementi che trapelano dall’inchiesta, mentre si moltiplicano gli episodi che raccontano la faida scatenatasi in casa fascista dopo il fallimento del piano.

Lettere di Rognoni ad Azzi e di Azzi a Rognoni fatte pervenire anonimamente alle autorità, dossier di fascisti che chiamano di correo non più i soli Servello e Petronio ma . gli ambienti governativi di Andreotti. All’inchiesta genovese del giudice Grillo, un ‘inchiesta che lascia nell’ombra i veri protagonisti, si affianca quella degli inquirenti della “Rosa dei venti “, che proprio ieri hanno di nuovo interrogato l’ex parà di Viareggio Amedeo Orlandini. E’ l’uomo che con lo squadrista Rampazzo assisté allo sfogo di Giancarlo De Marchi, il tesoriere della “Rosa”, rammaricato che “quell’idiota di Azzi” non fosse riuscito a provocare la strage.

E’ stato anche sentito lo stesso De Marchi, dopo che una sua poco maschia e fascistica scena d’isterismo con conseguente collasso aveva, interrotto il precedente interrogatorio. Intanto il tribunale di Padova mette le mani avanti dopo le rivelazioni dei giorni scorsi: l’anonimo generale chiamato a deporre non è né indiziato né tanto meno incriminato. E’ stato semplicemente ascoltato in qualità di “consulente tecnico”. L’altalena delle sortite rumoriane contro il partito del golpe e delle successive ritirate continua.