“Perquisite sedi e case di neofascisti dopo la bomba sulla Firenze-Bologna” – L’Unità 07.09.1978

Mentre perquisizioni e controlli si susseguono nell’inchiesta sulla mancata strage al treno «Conca d’Oro », la popolazione della Valle del Bisenzio ha dato una prima risposta al terrorismo con una grande manifestazione popolare ieri sera a Figline: tutti s’attendono, come è stato sottolineato anche in una miriade di assemblee che preparano un’altra manifestazione a Vaiano, che si concretizzi con qualche risultato certo l’azione per individuare i criminali che volevano un altro massacro sulla ferrovia Bologna Firenze. Purtroppo, finora, il cammino dell’inchiesta è poco significativo in questo senso. Una sessantina di perquisizioni ad Arezzo, Lucca, Pisa, Firenze, in appartamenti di noti neofascisti non hanno dato risultati.
In queste città dimorano i rappresentanti di quell’“Ordine nero” che sono stati scandalosamente assolti o rilasciati in libertà per gli attentati del ’74 a Bologna o come quella per ricostituzione del PNF a Roma. Ci sono poi (ma sono ancora in Toscana?) latitanti di riguardo come i complici di Tuti, Piero Carmassi e Augusto Cauchi.

Niente di più facile che tutti costoro abbiano trovato nuovi appoggi, amici, soldi e mezzi per compiere quel “salto di qualità” che, a sentire gli investigatori, è caratteristico di quest’ultimo attentato.

La bomba dell’altra notte sulla ferrovia, pur avendo caratteristiche simili agli ordigni che seminarono il terrore fra il ’74 e il ’75 sugli i stessi tratti della Firenze-Bologna, fa pensare a un grado dell’organizzazione più perfezionato: il luogo scelto, la precisione al secondo dell’esplosione avvenuta proprio mentre passava il treno per fortuna istradato, una mezz’ora prima sul binario accanto, l’uso quasi certo d’un telecomando a distanza e la scelta di quel viadotto sul Bisenzio a strapiombo sul fiume dimostra che nulla era stato lasciato al caso per provocare una strage o per dimostrare comunque che i terroristi sono in grado di colpire quando e come vogliono. Qualcuno infatti si chiede se anche la scelta del binario sbagliato sia stata cosa prevista e voluta, quasi a dire, la prossima volta non sarà cosi. Ma sono tutte ipotesi, a parte la testimonianza di un uomo che è stato sentito già alla caserma dei CC di Vernio e che verrà ascoltato anche dal magistrato di Prato. Costui – non è stato reso noto il nome – avrebbe visto un’auto allontanarsi dalla zona subito dopo l’esplosione.

C’è il particolare che nessuno finora ha rivendicato il gesto criminale: è un fatto con pochi precedenti: anche questo è interpretato non come segno di disorganizzazione ma come consapevole scelta dei terroristi cui interesserebbe sempre di meno “etichettare” azioni che -quale che sia il colore delle organizzazioni criminali – mirano tutte ad obiettivi concomitanti.

In conclusione la consapevolezza che sia stata evitata una tragedia non è certo sufficiente a far dormire sonni tranquilli a nessuno. Ieri mattina, in prefettura si è svolto un vertice fra funzionari di polizia e alti ufficiali i dei CC: con il questore Rocco c’erano i dirigenti della Digos di quasi tutte le città toscane e di Bologna. Si è discusso perfino della possibilità di impiegare lungo la Firenze Bologna uomini dell’esercito per la vigilanza, ma la proposta è almeno per il momento caduta: saranno gli uomini della Polfer a sorvegliare ancora questa linea, la “più minata” dal terrore.

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