“Fu un errore la strategia degli opposti estremismi” – Paolo Emilio Taviani

Nel 1974 lanciai l’allarme contro la strategia degli opposti estremismi. Non fui capito. Fui accusato di aver dimenticato le Br. Come avrei potuto dimenticarle? E’ noto e confermato nel libro di Sossi e dai diari delle Br che in quella stagione ero uno degli obiettivi delle Br, e di fatto fui oggetto di due dei loro attentati.
Qualcuno arrivò a dire che ero “un mitomane” per la pretesa di dichiarare che la strage di Milano era stata di destra. Oggi si può giudicare se fosse stata una pretesa e non invece un desiderio di verità.
Nella dottrina, nessuno ha mai negato la teoria degli opposti estremismi: di qua lo statalismo integrale, di là la destra di stampo autoritario. Ma la “strategia degli opposti estremismi” sbagliava, perché poneva sullo stesso piano da un lato le efferate azioni delle Br incapaci di generare una svolta dittatoriale di sinistra e dall’altro la galassia dell’estrema destra che – al contrario – rischiava realmente di portare a una svolta autoritaria.
I giovani reclamavano che il Governo dicesse la verità. Attendevano che denunciasse non solo gli attentati eversivi di sinistra, ma anche quelli di destra, dicendo esplicitamente che erano di destra e magari indicando responsabili e coperture.
Iniziai a farlo io per le stragi di Brescia e dei treni. Ma fui solo a espormi. La maggioranza dei miei colleghi ministri e dei parlamentari democristiani non capì o comunque non mi seguì. Volevo che il Governo e la Dc dicessero che era ormai certo che la strage di piazza Fontana era stata di destra. Se fosse stata detta la verità non si sarebbero fermate le Brigate Rosse, ma si sarebbe arrestata l’omertà nei loro riguardi, che invece crebbe a macchia d’olio. I miei amici credettero che bilanciandosi fra destra e sinistra la Dc avrebbe consolidato il dominio al centro dell’elettorato. Invece si generò una fuga eccentrica di giovani a sinistra e di anziani a destra che trascinò il centro nel vuoto.
La strategia degli opposti estremismi avrebbe dovuto costituire il pilastro della forza elettorale democristiana, ne fu invece il batterio che la corrose: prolungò gli anni di piombo, logorò le istituzioni, distrusse la Dc.

Paolo Emilio Taviani, estratto da “Politica a memoria d’uomo”.

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