Giuseppe Niccolai – “Dal bandito Giuliano al generale Maletti”

Maletti e La Bruna. La grande stampa ha dimenticato che a prendere, fin dall’inizio, le difese di questi due ufficiali del SID fu il PSI, in particolare l’on. Mancini. Quest’ultimo, in occasione del Convegno delle Regioni meridionali svoltosi a Catanzaro il 17-2-1977 ebbe modo di fare pubblica apologia del SID rappresentato da Maletti e La Bruna.
C’è di più. Erano Maletti e La Bruna ad informare l’ex senatore Iannuzzi che, dalle colonne di “Tempo illustrato”, in parallelo con Mancini, combatteva la battaglia per rifare «da sinistra» la verginità di Andreotti con il ripescaggio del cosiddetto golpe Borghese.
Comunque nulla di nuovo sotto il sole. Maletti e La Bruna, fra contorsioni terribili per non dire come stanno le cose, una «costante storica» della Repubblica italiana l’hanno confermata. E cioè che il potere politico di vertice sapeva e sa tutto e, come al solito, per i suoi luridi giochi di potere si è sempre servito di tutti e di tutto: del SID, degli Affari Riservati, della Polizia, dei Carabinieri. E, nel mezzo, squallidi personaggi, ai quali, guitti autentici, per coprire il regime e i personaggi di vertice, si fa assumere il rango di protagonisti.
Ma si tratta di un vecchio copione. Fu utilizzato, per la prima volta, esattamente ventisette anni fa, la mattina del 5 luglio 1950 quando la radio di Stato, alle sette della mattina, trasmise che il bandito Giuliano, « nel tentativo di espatriare con un aereo straniero», era rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri guidati dal capitano Parerze.
Tutto falso. Giuliano era stato ucciso nel sonno. E ad ucciderlo era stata la mafia, quella mafia alla quale si chiedeva, per la seconda volta, aiuto. La prima volta per aiutare, d’accordo con il gangsterismo nord americano di origine mafiosa, lo sbarco alleato; la seconda per sbarazzarsi di Giuliano che, divenuto troppo ingombrante per i segreti che custodiva, doveva venire eliminato. Guai se Giuliano fosse stato catturato vivo!
E così fu. Solo che i vertici politici inventarono, per la pubblica opinione italiana, il falso conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, conflitto a fuoco che mai ci fu. E se si fa caso che alle spalle di Giuliano vivo c’era una «strage», quella di Portella della Ginestra, e che su questa «strage» la verità non si è mai saputa (sono passati trenta anni!), non è certo azzardato affermare che anche le successive «stragi» (Piazza Fontana, Brescia. Italicus) portano, come caratteristica di fondo, gli stessi ingredienti che emergono in Sicilia 27 anni fa.
Maletti e La Bruna, distributori di passaporti falsi. E perché con Giuliano vivo, non avveniva lo stesso?
Il bandito Ferretti, detto Fra’ Diavolo, pluriomicida, non aveva forse un lasciapassare ufficiale con il quale girava tutta la Sicilia?
SID e Affari Riservati: si accusano. Vicendevolmente. E delle azioni più spaventose. Addirittura di avere piazzato bombe.
Forse che in Sicilia, agli inizi dello Stato repubblicano quando le trame nere non erano di moda come adesso, accadeva qualcosa di diverso?
Polizia e Carabinieri non si ammazzavano… scambievolmente i propri confidenti? E, leggendo i rapporti del generale dei carabinieri Amedeo Branca in relazione ai comportamenti degli Ispettori di polizia Messana e Verdiani che quadro si ha, se non quello di una guerra aperta fra polizia e arma dei carabinieri?
Il Capitano La Bruna dichiara: non parlo più, ne va della mia vita. Forse il clima di 27 anni fa era diverso?
Il luogotenente di Giuliano, Gaspare Pisciotta, che pur era rimasto mesi nascosto in casa di un capitano dei carabinieri a Palermo, non viene raggiunto in carcere dalla «stricnina» perché taccia per sempre?
Afferma il Generale Maletti: fu il Presidente del Consiglio Rumor e i ministri dell’Interno e della Difesa Taviani e Tanassi a far si che il silenzio sui rapporti fra il giornalista Giannettini e il SID fosse mantenuto.
Quale meraviglia? E chi fu ad impedire nel 1950 al Procuratore Generale di Palermo, dott. Pili, di aprire un’inchiesta sulla morte del bandito Giuliano?
E come fu ricompensato il Pili della sua inattività? Non fu nominato dall’on. Restivo, allora Presidente della Regione siciliana, consulente giuridico della regione?
E il caso del giornalista De Mauro? E l’assassinio del Procuratore Scaglione? E la morte misteriosa del petroliere Enrico Mattei?
Tutto cominciò così: luglio 1950. Il sasso in bocca al bandito Giuliano.
Da allora il sasso in bocca continua ad essere piantato in tante bocche.
Stessa tecnica, stessa mano. E la verità continua ad essere assassinata.

“Secolo d’Italia”, 26 luglio 1977
http://www.beppeniccolai.org/

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