“Nico Azzi: ho sempre eseguito gli ordini del MSI” – Lotta Continua 05.01.1974

La questura di Milano ha ricevuto da un anonimo una lunga lettera, scritta in luglio da Nico Azzi , detenuto nel carcere di Marassi, a Giancarlo Rognoni, allora latitante. La lettera è ora nelle mani del giudice istruttore Grillo e del P.M. Barile, che hanno sottoposto il fascista a lunghi interrogatori. Azzi ha confermato di aver consegnato di nascosto la lettera ai suoi familiari, che la spedirono ad Anna Cavagnoli, moglie di Rognoni , a Milano. Sarebbe stata proprio lei, secondo Azzi, a spedire la lettera in questura, anziché farla pervenire al marito. Nei 6 fogli, riempiti con una fittissima scrittura, Azzi risponde alle accuse di Rognoni, che in una precedente lettera, bloccata dalla censura del carcere, gli aveva dato apertamente del traditore, per “aver fatto il mio nome e quello di altri camerati”. “Tu pretendi che facessi l’eroe e non aprissi bocca, mentre venivo simultaneamente accusato di strage a Genova e dei fatti successivi di piazza Tricolore a Milano, per via delle tre bombe a mano che io avevo fornito, come tu sai. Non soltanto io non ho collaborato con gli inquirenti, ma sono riuscito a far deviare le indagini dagli sviluppi gravissimi che stavano prendendo, come tu puoi ben capire dai risultati dell’indagine stessa. Io sono stato e resto fedele al partito. Ho detto quel che potevo dire nelle condizioni in cui mi trovavo. Tu sai che se io avessi effettivamente parlato, molta gente nostra sarebbe in galera. Io ho salvato chi doveva essere salvato. Hanno cercato di farmi dire i nomi di Anna (Cavagnoli), di Piero (Battiston), di Marco (Cagnoni) , ma io non ho parlato. Non ho fatto i nomi dei partecipanti all’incontro della notte del 6 aprile 1973 (vigilia dell’attentato) alla birreria Gruneval. Il tuo nome non l’ho fatto io, ma Marzorati, caro Giancarlo. Per quanto riguarda le riunioni presso l’on. Servello ne ha parlato lui stesso. Che potevo fare: smentire Servello? “.