“Sospeso il giudice Nunziata” – La Repubblica 19.10.1991

Claudio Nunziata, “il giudice delle stragi”, è da ieri sospeso dalle funzioni e dallo stipendio. La decisione è stata presa, sembra a stretta maggioranza, dalla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. L’ organismo ha accolto la richiesta formulata dal ministro della Giustizia Martelli dopo la sentenza con cui la Cassazione, il 3 luglio scorso, aveva reso definitiva la condanna ad un anno e quattro mesi che i giudici di Firenze avevano inflitto a Nunziata per calunnia nei confronti del collega Giorgio Floridia. Con questa decisione si avvia verso una conclusione amara la vicenda che ha per protagonista un magistrato molto noto per le numerose inchieste su terrorismo e criminalità. Un giudice stimato da amici e avversari. Forse, in qualche occasione, eccessivamente duro. Ma solo “per sete di giustizia”, come ammise lo stesso Csm al termine di uno dei tanti procedimenti disciplinari (praticamente tutti conclusi con l’ archiviazione) a cui Nunziata è stato sottoposto negli ultimi anni. Napoletano, 51 anni, da 19 a Bologna, Nunziata ha atteso nella sua casa in periferia la decisione del Csm, convinto fino all’ ultimo che il verdetto sarebbe stato favorevole. Nel pomeriggio, con la voce che tradiva l’ amarezza, ha commentato: “Ho sempre avuto la lucida consapevolezza delle difficoltà del lavoro del pm, spesso determinate anche dalla fisiologica resistenza alla sua azione derivante da situazioni di potere o di forza acquisite commettendo illeciti, ma non avrei mai immaginato che essa potesse svilupparsi in modo così pesante attraverso iniziative interne alla stessa istituzione giudiziaria”. “Sono i punti fermi del mio essere pubblico ministero – ha aggiunto – che sono stati progressivamente messi in crisi in questi anni e mi inducono a prendere atto che il Paese sta attraversando un periodo di involuzione culturale e istituzionale dal quale non intendo essere coinvolto. Comunque – ha concluso – nessuno speri che io mi dimetta, perché chi mi ha portato a questa situazione deve scontrarsi con la verità dei fatti. Io andrò sempre a testa alta. Sono loro che devono vergognarsi”. Nello studio di Nunziata sono passate negli anni tutte le inchieste più delicate: quella sulla strage dell’ Italicus, del 2 agosto ‘ 80, sull’ attentato al rapido 904, sugli ufficiali dei servizi segreti accusati di aver intralciato le indagini. Indagini che spesso si sono scontrate con depistaggi, avocazioni e segreti di Stato. La stessa condanna per calunnia è maturata nel clima di grande tensione che per mesi ha accompagnato l’ attività di pm di un giudice certamente “scomodo”. Una campagna di aggressione che ha coinciso con le inchieste su alcuni “santuari” cittadini: quella sulla scuola di specializzazione in odontoiatria, dove venivano truccati gli esami di ammissione. Una vicenda per la quale proprio ieri, ironia della sorte, è stato condannato l’ ultimo imputato, uno dei medici sorpreso con i quiz già risolti. Qualche mese dopo nella bufera entrò l’ indagine sulle “fedi patrimoniali” del finanziere Umberto Li Causi, assolto al processo perché aveva applicato sì un’ aliquota irregolare, e ovviamente al ribasso, ma, secondo il tribunale, l’ aveva fatto “in buona fede” vista la confusione della normativa in materia. E ancora.
L’ inchiesta sul progetto di una banca a San Marino, un’ idea che aveva messo in allarme gli ispettori della Banca d’ Italia. Quella su un gruppo di colletti bianchi sospettati di praticare l’ usura in città in collegamento con la criminalità organizzata, durante la quale Nunziata ebbe un durissimo scontro con l’ allora procuratore Ugo Giudiceandrea. Infine, sull’ attività di alcune logge massoniche, tra le quali la potente “Zamboni de’ Rolandis”, affollata di professori universitari, due dei quali condannati per gli esami truccati a odontoiatria. E’ proprio a margine di questa indagine, conclusasi con un proscioglimento generale dopo una discussa avocazione e una bufera politica durata mesi e costata una crisi di giunta, che avviene l’ episodio per il quale Nunziata è stato condannato. All’ inizio del 1989, in una lettera al collega Libero Mancuso che stava indagando sulle logge bolognesi, Nunziata segnala alcune “anomalie” nella gestione dell’ inchiesta su odontoiatria da parte del collega Giorgio Floridia. Tra queste, secondo Nunziata, la derubricazione dell’ accusa di corruzione in quella di interesse privato e il mancato accertamento patrimoniale sui conti correnti di alcuni imputati. Floridia viene a sapere della “segnalazione” quando il fascicolo dell’ inchiesta sulle logge arriva sul suo tavolo e presenta una denuncia per calunnia. Nunziata, al processo, si difende sostenendo che non intendeva offendere il collega e che rispondeva a un dovere civile e professionale dei magistrati sollecitare un controllo su eventuali scorrettezze ed anomalie del funzionamento della giustizia. Ma i giudici di Firenze non accolgono la sua tesi e lo condannano, pur ammettendo che sostanzialmente le cose dette da Nunziata sono vere. Duri i primi commenti su una vicenda che ha fatto molto discutere la città espressi ieri da Giancarlo Scarpari, che lo ha difeso davanti al Csm, dal segretario del Pds emiliano Mauro Zani e dal Siulp, il sindacato di polizia. “Il ministro della Giustizia che dice di voler combattere la criminalità organizzata – ha detto Scarpari – ha chiesto la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio di un magistrato che ha dedicato anni di impegno professionale per fronteggiare appunto quella criminalità comune e terroristica”. Zani prende atto invece “che in questo Paese i magistrati incapaci di ossequio a tutte le varie forme di potere vengono tolti sbrigativamente di mezzo, mentre si lasciano impuniti mafiosi e delinquenti”. Secono il Siulp “la sospensione di Nunziata è un macigno sulla resistenza degli operatori della giustizia e della sicurezza che quotidianamente fanno il loro dovere e anche quello degli altri. E’ un macigno su una città, Bologna, che non riesce a difendere gli uomini che hanno rappresentato il vero e unico efficace ostacolo alla delinquenza dilagante”

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