“E arrivano i soliti in soccorso di Gelli” – “La Repubblica” 22.10.1989

IL FRONTE CHE si è dispiegato in vista del processo d’ appello per la strage alla stazione di Bologna è in pieno movimento. Ancora una volta, in soccorso di Gelli (condannato per calunnia nell’ ambito del depistaggio delle indagini) e dei neofascisti (condannati come esecutori materiali della strage) si mobilitano forze solo apparentemente disomogenee. Punto forte dell’ attacco continuano ad essere le accuse dell’ avvocato Montorzi ad alcuni giudici bolognesi per i loro rapporti con il Pci. Così, nel giro di poche ore abbiamo assistito alla distribuzione (un vero e proprio volantinaggio) dei verbali di interrogatorio di Montorzi avvenuta a Roma per iniziativa del monarchico Sergio Boschiero. Il Secolo d’ Italia ha potuto compiacersi in prima pagina, contemporaneamente, delle nuove ombre sul processo per la strage e della libertà recuperata dal missino Abbatangelo coinvolto nell’ inchiesta del giudice fiorentino Pierluigi Vigna sulla bomba al treno 904. Una bella soddisfazione, per quell’ Italia nera, sospettata per alcune delle vicende eversive più gravi. Il fronte anti-Bologna inoltre ha colpito con i violenti articoli del Sabato, il settimanale dell’ andreottiano Sbardella: quattro pagine di accuse all’ insegna del verbo Montorzi, corredate da un’ intervista al membro laico-socialista del Csm, Dino Felisetti, dal titolo Il Csm li aspetta. Aspetta cioè i giudici, ovviamente per punirli e trasferirli. Salvo Andò, infine, responsabile del settore Problemi dello Stato del Psi, annuncia che quello di Bologna non sarebbe un caso isolato e che si ha l’ impressione che siamo solo all’ inizio di un chiarimento che potrebbe dare, se condotto con rigore, più credibilità alla giustizia. Il concetto che sta alla base del ragionamento di Andò è questo: Per troppi anni si sono tollerate intimidazioni, denigrazioni gratuite e tracotanti, che hanno colpito importanti settori della vita politica ed economica del paese. Dunque, basta con quei giudici che hanno rivolto la loro attenzione a zone che dovevano rimanere immuni, a zone intangibili. Quella lettera di Andreotti Ma la mobilitazione del fronte anti-Bologna non si ferma qui. Nei giorni scorsi è stata resa nota la lettera di Andreotti con la quale il presidente del Consiglio confida al liberale Patuelli la sua preoccupazione per il caso Bologna. E proprio nei giorni in cui il Csm processava il giudice Nunziata, reo di nutrire eccessiva ansia di giustizia, due sottosegretari del governo in carica, il socialista Paolo Babbini (Industria) e il democristiano Emilio Rubbi (già sottosegretario ai servizi di sicurezza e ora al Tesoro) andavano a far visita ai vertici degli uffici giudiziari bolognesi. Il Resto del Carlino ne dava notizia scrivendo che i due sottosegretari avevano cominciato una serie di incontri riservati durante i quali sarebbero stati discussi tutti gli aspetti della giustizia bolognese, dai problemi legati al caso Montorzi a quelli connessi alla carenza degli organici. Il socialista Babbini, sorpreso all’ uscita di Palazzo di Giustizia, ha dichiarato: E’ solo un tentativo di affrontare con serenità una serie di problemi molto gravi. Ma, a quanto risulta, dei problemi del caso Montorzi si sta occupando la magistratura fiorentina, che sta cercando di chiarire un groviglio estremamente sospetto e inquietante. Non sapevamo che spettasse ai sottosegretari del governo informarsi anche di questi risvolti. La Dc nazionale non si discosta molto dalla posizione di Andò: e cioè è pregiudizialmente favorevole a Montorzi e alla sua improvvisa redenzione dopo l’ incontro con Gelli e pregiudizialmente contraria ai giudici che hanno indagato sulla strage, sui neofascisti e sulla P2 che depistava le indagini. Questo dunque è il fronte che si prepara a contrastare i risultati del primo processo, anche andando al di là di quanto affermato da Montorzi, i cui dubbi riguardano Gelli, ma non, almeno finora, gli esecutori neofascisti. Insomma, questa nostra società politica si mostra sempre meno disposta a sopportare il peso di certe conclusioni, sulle stragi, che sono scomode e inquietanti per un settore troppo ampio del potere. L’ inchiesta per la bomba sul rapido 904, nell’ ambito della quale è stato rinviato a giudizio il deputato missino Abbatangelo, ha messo a nudo per la prima volta l’ intreccio fra mafia, camorra e neri. L’ inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna, ha svelato l’ intreccio fra interessi occulti e neofascisti. Il quadro che emerge è quello di un’ Italia sommersa, responsabile degli attentati più gravi, in vista di disegni non ancora del tutto chiariti, ma certamente antidemocratici nel senso più semplice e più vero. Come se non bastasse, proprio due giorni fa il giudice Falcone ha emesso i mandati di cattura contro i terroristi neri Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, per l’ uccisione di Piersanti Mattarella, avvalorando sempre di più l’ ipotesi che in Italia, ai tempi della P2, abbia funzionato un’ organizzazione in grado di muovere pedine da uno scacchiere all’ altro, da una via di Palermo dove doveva esser ucciso un politico scomodo, alla stazione di Bologna dove dovevano morire cittadini qualsiasi, in partenza per una vacanza. 1980, un anno davvero terribile Fu davvero un terribile 1980: morì Mattarella, cadde l’ Itavia ad Ustica, morirono a Bologna 85 persone. Nelle stanze dei servizi segreti, Licio Gelli stava passando il timone a un giovane di belle speranze, Francesco Pazienza. Il Quirinale di Pertini era circondato di trame. E il Venerabile, sulla terza pagina del Corriere, indicava la via del progetto P2: un’ Italia normalizzata e in cammino verso la repubblica presidenziale.

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