Piero Malentacchi – dichiarazioni 28.10.1986

Intendo rispondere. Finito Batani in carcere, Franci che non aveva grandi qualità, tirò fuori discorsi pesanti e cominciò a insistere sull’idea di attentati dimostrativi. Lo faceva per emergere lui. Per aumentare il suo credito cercò anche persone di fuori Arezzo, così venne fuori Tuti che partecipò alla riunione della Foce pochi giorni prima che io e Franci venissimo arrestati nel gennaio 75.
Di mia iniziativa voglio dire che io non ho mai saputo niente di Gelli, ma so che Gallastroni parlò in faccia a tanti che Gelli aveva dato 300 mila lire a Cauchi. Anche ora che è venuto in licenza dal carcere, Franci ha ripetuto che il confronto fra lui e il Batani su Gelli nacque dal desiderio di Franci di non finire alle isole.

ADR Prendo atto che il G.I. mi legge dalle carte consegnate da Tomei al G.I. il 16.10.1985 e oggetto della perizia 27.1.1986 la parte in cui Affatigato scrive che l’attentato a Palazzo Vecchio a Firenze doveva essere opera di Affatigato, Tuti, Franci, Cauchi, Malentacchi e un fiorentino e un pistoiese. Io rispondo così: il discorso è valido.
Franci ne avrà parlato con Affatigato e gli avrà dato il mio nome come una delle nuove leve di Arezzo. Io non conosco né il fiorentino né il pistoiese, se lo sapessi lo direi.
Secondo me il discorso di Franci lo definisco valido in base al volantino del Fronte Nazionale Rivoluzionario sulla Camera di Commercio di Arezzo dove si parla di altri attentati. Uno di Firenze, in un periodo che non so inquadrare, ma può essere anche nel ’73 è venuto un paio di giorni ad Arezzo inventando la balla di una rissa a Firenze; il fiorentino era un ragazzo biondo, alto un metro e settantotto, di corporatura snella.

ADR Nel ’74 c’era un’atmosfera o una mania di parlare di golpe o di collegamenti con l’esercito. In presenza mia o di Marino Morelli parlavano di tradimenti del MSI da cui erano usciti, parlavano di scatenare qualcosa e di essere sempre pronti. Ho visto qualche arma in occasione dell’arresto di Franci. Parlavano di rapporti e collegamenti con Firenze, Lucca, Pistoia, Pisa, Perugia.

ADR Contestatomi dal G.I. che non parlo mai di Cauchi, io l’ho tenuto sempre a distanza perché faceva discorsi ermetici, si dava delle arie. Vantava rapporti con generali, con servizi o perlomeno a me sembrava che si vantasse. Chi gli stava più da vicino come Gallastroni, Batani, Franci amplificavano le sue mezze parole. Questa cosa a me non piaceva.

ADR Voi dovete credere che c’è stato il furto della cava di Arezzo. Non è vero che fu usata l’auto di Tuti come mi dice il G.I.. Franci si fece prestare una FIAT 1100 da una persona estranea a noi e che non sapeva niente, per cui anche se lo sapessi non le direi il nome. La 1100 non è di Arezzo ma targata Firenze. Queste cose Franci me le disse nel gennaio ’75 subito dopo il nostro arresto perché io ero stato arrestato per quel motivo e io volevo sapere come stavano le cose.
Franci mi disse che al furto avevano partecipato Affatigato e Pera. Io non so come Pera e Affatigato da Lucca siano venuti ad Arezzo. Non credo che Franci mi abbia imbrogliato. Io non so quanto esplosivo hanno rubato e se lo hanno diviso fra di loro.

ADR Contestatomi dal G.I. una mia reticenza dettata da interessi processuali o da un comprensibile ritegno a parlare di altre persone, io dico che le cose stanno così: ad Arezzo Cauchi, Batani, Franci, Gallastroni, io, Donati, Rossi, Brogi usavamo ritrovarci nella sede del MSI ma con un piede ne eravamo fuori perché i discorsi erano tutt’altro che quelli del MSI. Sono lor che parlano con me dei gruppi più vasti di Lucca, Pisa, Pistoia, Perugia. Sono discorsi che facevano prima dell’arresto di Batani. Io non avevo fiducia in Cauchi e non volevo neanche partecipare a pestaggi o scontri di piazza; io ero pronto se si avverava il loro discorso: se c’era un golpe o se si scendeva in piazza, io c’ero. A me nessuno ha mai parlato di Ordine Nero e non so nulla di rapporti con Milano. In carcere vidi Danieletti, Ferri, D’Intino, Zani che erano accusati di Ordine Nero e ne parlavano fra di loro. So che a un certo punto Brogi andò via da Arezzo per la storia di un anello o per certi ricatti fra di loro con Cauchi. Franci avendo perso Del Dottore chiamò me ed è per questo che io sono entrato in questa storia.

ADR Se il G.I. sostiene di avere elementi che lo portano ad individuare il fiorentino, il nome che mi fa il G.I. io lo vado a controllare. Prendo atto che il G.I. mi ripete di non fare domande che contengano risposte precostituite.

ADR Chi ha fatto Olmo? e chi vuole che lo abbia fatto? Franci attentati personalmente non ne ha fatti e lo dimostra l’episodio in cui ha coinvolto anche me. Molto probabilmente chi ha fatto Olmo poi aveva la fiducia di Franci per fare la Camera di Commercio o altro.

A questo punto si sospende l’interrogatorio per procedere al confronto Malentacchi/Batani anticipandosi che l’interrogatorio verrà ripreso dopo il confronto.

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“E arrivano i soliti in soccorso di Gelli” – “La Repubblica” 22.10.1989

IL FRONTE CHE si è dispiegato in vista del processo d’ appello per la strage alla stazione di Bologna è in pieno movimento. Ancora una volta, in soccorso di Gelli (condannato per calunnia nell’ ambito del depistaggio delle indagini) e dei neofascisti (condannati come esecutori materiali della strage) si mobilitano forze solo apparentemente disomogenee. Punto forte dell’ attacco continuano ad essere le accuse dell’ avvocato Montorzi ad alcuni giudici bolognesi per i loro rapporti con il Pci. Così, nel giro di poche ore abbiamo assistito alla distribuzione (un vero e proprio volantinaggio) dei verbali di interrogatorio di Montorzi avvenuta a Roma per iniziativa del monarchico Sergio Boschiero. Il Secolo d’ Italia ha potuto compiacersi in prima pagina, contemporaneamente, delle nuove ombre sul processo per la strage e della libertà recuperata dal missino Abbatangelo coinvolto nell’ inchiesta del giudice fiorentino Pierluigi Vigna sulla bomba al treno 904. Una bella soddisfazione, per quell’ Italia nera, sospettata per alcune delle vicende eversive più gravi. Il fronte anti-Bologna inoltre ha colpito con i violenti articoli del Sabato, il settimanale dell’ andreottiano Sbardella: quattro pagine di accuse all’ insegna del verbo Montorzi, corredate da un’ intervista al membro laico-socialista del Csm, Dino Felisetti, dal titolo Il Csm li aspetta. Aspetta cioè i giudici, ovviamente per punirli e trasferirli. Salvo Andò, infine, responsabile del settore Problemi dello Stato del Psi, annuncia che quello di Bologna non sarebbe un caso isolato e che si ha l’ impressione che siamo solo all’ inizio di un chiarimento che potrebbe dare, se condotto con rigore, più credibilità alla giustizia. Il concetto che sta alla base del ragionamento di Andò è questo: Per troppi anni si sono tollerate intimidazioni, denigrazioni gratuite e tracotanti, che hanno colpito importanti settori della vita politica ed economica del paese. Dunque, basta con quei giudici che hanno rivolto la loro attenzione a zone che dovevano rimanere immuni, a zone intangibili. Quella lettera di Andreotti Ma la mobilitazione del fronte anti-Bologna non si ferma qui. Nei giorni scorsi è stata resa nota la lettera di Andreotti con la quale il presidente del Consiglio confida al liberale Patuelli la sua preoccupazione per il caso Bologna. E proprio nei giorni in cui il Csm processava il giudice Nunziata, reo di nutrire eccessiva ansia di giustizia, due sottosegretari del governo in carica, il socialista Paolo Babbini (Industria) e il democristiano Emilio Rubbi (già sottosegretario ai servizi di sicurezza e ora al Tesoro) andavano a far visita ai vertici degli uffici giudiziari bolognesi. Il Resto del Carlino ne dava notizia scrivendo che i due sottosegretari avevano cominciato una serie di incontri riservati durante i quali sarebbero stati discussi tutti gli aspetti della giustizia bolognese, dai problemi legati al caso Montorzi a quelli connessi alla carenza degli organici. Il socialista Babbini, sorpreso all’ uscita di Palazzo di Giustizia, ha dichiarato: E’ solo un tentativo di affrontare con serenità una serie di problemi molto gravi. Ma, a quanto risulta, dei problemi del caso Montorzi si sta occupando la magistratura fiorentina, che sta cercando di chiarire un groviglio estremamente sospetto e inquietante. Non sapevamo che spettasse ai sottosegretari del governo informarsi anche di questi risvolti. La Dc nazionale non si discosta molto dalla posizione di Andò: e cioè è pregiudizialmente favorevole a Montorzi e alla sua improvvisa redenzione dopo l’ incontro con Gelli e pregiudizialmente contraria ai giudici che hanno indagato sulla strage, sui neofascisti e sulla P2 che depistava le indagini. Questo dunque è il fronte che si prepara a contrastare i risultati del primo processo, anche andando al di là di quanto affermato da Montorzi, i cui dubbi riguardano Gelli, ma non, almeno finora, gli esecutori neofascisti. Insomma, questa nostra società politica si mostra sempre meno disposta a sopportare il peso di certe conclusioni, sulle stragi, che sono scomode e inquietanti per un settore troppo ampio del potere. L’ inchiesta per la bomba sul rapido 904, nell’ ambito della quale è stato rinviato a giudizio il deputato missino Abbatangelo, ha messo a nudo per la prima volta l’ intreccio fra mafia, camorra e neri. L’ inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna, ha svelato l’ intreccio fra interessi occulti e neofascisti. Il quadro che emerge è quello di un’ Italia sommersa, responsabile degli attentati più gravi, in vista di disegni non ancora del tutto chiariti, ma certamente antidemocratici nel senso più semplice e più vero. Come se non bastasse, proprio due giorni fa il giudice Falcone ha emesso i mandati di cattura contro i terroristi neri Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, per l’ uccisione di Piersanti Mattarella, avvalorando sempre di più l’ ipotesi che in Italia, ai tempi della P2, abbia funzionato un’ organizzazione in grado di muovere pedine da uno scacchiere all’ altro, da una via di Palermo dove doveva esser ucciso un politico scomodo, alla stazione di Bologna dove dovevano morire cittadini qualsiasi, in partenza per una vacanza. 1980, un anno davvero terribile Fu davvero un terribile 1980: morì Mattarella, cadde l’ Itavia ad Ustica, morirono a Bologna 85 persone. Nelle stanze dei servizi segreti, Licio Gelli stava passando il timone a un giovane di belle speranze, Francesco Pazienza. Il Quirinale di Pertini era circondato di trame. E il Venerabile, sulla terza pagina del Corriere, indicava la via del progetto P2: un’ Italia normalizzata e in cammino verso la repubblica presidenziale.

“Gladio – la guerra psicologica” – “La Repubblica” 15.05.1991

Anche per la magistratura non tornano i numeri di Gladio, non quadrano le finalità ufficiali della struttura a confronto con gli obiettivi chiaramente delineati nei documenti del servizio segreto militare, il cui archivio è stato sequestrato dalla Procura di Roma. I gladiatori, ancora nel 1983, erano 640, ben addestrati e pronti all’ azione. In tempo di pace, fin dai primi anni ‘ 60, la Gladio avrebbe anche potuto ricoprire, come incarico, quello di controllare e neutralizzare le attività eversive o sovversive. E’ quanto si evince dai documenti sul Sid parallelo recentemente visionati dai giudici delegati alle indagini e consegnati, ieri, dal procuratore capo della Repubblica di Roma Ugo Giudiceandrea al presidente della commissione stragi Libero Gualtieri. Si tratta di documenti che potrebbero rivestire un ruolo importante sia nell’ ambito della inchiesta condotta dalla magistratura romana (sulla legalità della struttura) che da quella condotta dalla stessa commissione parlamentare (sulla legittimità). In particolare, l’ attenzione della commissione, come quella della magistratura, è incentrata su due documenti: il primo sarebbe una sorta di bozza, il secondo la stesura finale. In entrambi (risalgono al 1963) si fa riferimento all’ ipotesi di un intervento preventivo, per un appoggio ideologico, psicologico, sanitario, più che militare, ai Paesi nei quali potrebbe delinearsi o fosse in atto il conflitto tra l’ ideologia democratica e l’ ideologia comunista. Da questi documenti quindi non è chiaro se la struttura clandestina doveva essere mobilitata soltanto in caso di sovversione violenta delle istituzioni o in caso di occupazione da parte dei Paesi dell’ Est, oppure, se avrebbe potuto avere un ruolo anche durante la pace. Un altro punto oggetto di interesse è quello relativo al numero dei componenti della Gladio. Secondo la lista fornita dalla presidenza del Consiglio i gladiatori sarebbero stati, nel 1990, 622, di cui soltanto una parte addestrati, altri deceduti negli anni precedenti. Da un documento che risale al 1983, risulterebbe invece che la struttura era composta da 640 unità ben addestrate. Intanto, per quanto riguarda le indagini, si è appreso che oggi il procuratore aggiunto Michele Coiro, e i sostituti procuratori Pietro Saviotti e Franco Ionta si recheranno a Firenze, dove si incontreranno con il giudice Pierluigi Vigna, che in Toscana sta conducendo indagini sulla Gladio. Mentre il procuratore capo Giudiceandrea insieme al sostituto Nitto Palma si incontreranno con il presidente della commissione stragi, Libero Gualtieri. Intanto, proprio ieri, la commissione affari costituzionali della Camera ha prorogato dal 28 luglio al 31 dicembre 1991 l’ indagine della commissione stragi sull’ attività della organizzazione segreta. Il Pds, con la Sinistra Indipendente e i gruppi verde e federalista, aveva proposto un prolungamento dell’ attività della commissione stragi sino al luglio dell’ anno prossimo o addirittura del ‘ 93, scavalcando la fine della legislatura. Ma la commissione, che ha affrontato la questione ieri pomeriggio, ha optato per il termine del 31 dicembre di quest’ anno. Il governo, attraverso il sottosegretario D’ Onofrio, aveva proposto un termine al 30 novembre: quattro mesi oltre la scadenza prevista, per recuperare il tempo perso dalla Camera rispetto all’ approvazione, da parte del Senato, delle modifiche che ampliano il campo d’ azione della commissione stragi.
E’ stata la Dc, attraverso il relatore Soddu, a indicare il termine del 31 dicembre. Ipotesi che ha trovato concorde il Psi. Al momento del voto, solo Dc e Psi hanno votato a favore. Il Pri si è assentato proprio in quel momento. Si sono astenuti il Pds, la Sinistra indipendente, radicali, verdi, federalisti, il rappresentante dell’ Union Valdotaine. Unanime invece il voto sull’ insieme della legge. La discussione è stata accesa. Non sono stati pochi i tentativi di non concedere alcuna proroga racconta Gianni Ferrara, responsabile del gruppo comunista-pds in commissione Non sono stati pochi i tentativi di negare la necessità politica e istituzionale di accertare se e quali azioni di Gladio siano state commesse per attentare alla legalità democratica nel nostro Paese. Siamo riusciti nel nostro intento di non far chiudere i lavori della commissione stragi prima che essa potesse esaurire i suoi compiti. Ferrara ricorda che il Pds aveva presentato proposte di proroga al luglio dell’ anno prossimo, e addirittura al luglio del ‘ 93, scavalcando la fine della legislatura, per evitare che qualcuno potesse pensare a un uso strumentale delle conclusioni della commissione a fine elettoralistici. Alla fine lo stesso relatore ha proposto un termine di proroga al 31 dicembre di quest’ anno, che ci auguriamo sia sufficiente a far luce sullo stragismo e su Gladio, conclude Ferrara. Con la novità della proroga approvato in sede legislativa, il provvedimento torna ora all’ esame del Senato.