“Mattarella, Reina, La Torre un’unica regia assassina” Repubblica 28.12.1990

I delitti politici, gli omicidi del segretario provinciale della Dc Michele Reina, del presidente della Regione Piersanti Mattarella e quello del segretario regionale del Pci, Pio La Torre, sono da inquadrare in un’ unica strategia mafiosa. Questi delitti eccellenti sarebbero stati progettati dagli esponenti di primo piano di Cosa nostra, dai vertici che componevano la cupola, l’ organismo decisionale della piovra.
E’ questa la convinzione dei magistrati del pool antimafia di Palermo che da anni indagano sui delitti politici, le cui inchieste adesso sono state unificate ed affidate al giudice istruttore Gioacchino Natoli. Sarà quest’ ultimo magistrato, già titolare delle inchieste Reina e Mattarella, a concludere l’ istruttoria sui tre delitti trasmettendo entro l’ anno gli atti processuali al pubblico ministero per la requisitoria. Il contesto mafioso nel quale sarebbero maturate le uccisioni dei tre esponenti politici siciliani, è stato illustrato recentemente dall’ ultimo pentito di mafia, Francesco Marino Mannoia. Gli omissis delle dichiarazioni di Mannoia, relativi agli omicidi politici, venuti fuori nei giorni scorsi, hanno consentito ai magistrati palermitani di leggere e decifrare la strategia di Cosa nostra, che mal sopportava l’ impegno di alcuni politici che in un modo o in un altro ostacolavano gli affari della mafia. Il pentito ha detto ai giudici palermitani che certi omicidi aventi anche una certa valenza politica sono stati decisi da esponenti di primo piano di Cosa nostra che hanno mostrato maggiore propensione verso i fatti politici. Riferendosi all’ uccisione del segretario regionale del Pci Pio La Torre, assassinato il 30 aprile del 1982 insieme al suo autista Rosario Di Salvo, Mannoia ha dichiarato che l’ intenso ed assiduo impegno profuso dall’ onorevole Pio La Torre nella lotta contro la mafia non era naturalmente visto di buon occhio dal gruppo egemone di Cosa nostra.
Il riferimento è ai corleonesi capeggiati dal latitante Totò Riina che erano usciti vittoriosi dalla guerra di mafia del 1981. Tra l’ altro afferma Mannoia l’ onorevole La Torre era stato uno dei firmatari del disegno di legge che prevedeva la concessione alle forze di polizia ed alla magistratura di nuovi strumenti per combattere Cosa nostra. L’ uccisione del segretario regionale del Pci, secondo Mannoia, fu un errore politico di Cosa nostra. La morte di La Torre e l’ uccisione del generale Dalla Chiesa accelerarono afferma Mannoia l’ approvazione della legge Rognoni-La Torre e dopo quegli omicidi lo Stato non poteva rimanere inerte. Per l’ uccisione di Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980) oltre ai mandanti, ritenuti i componenti della cupola, i magistrati avrebbero individuato anche i presunti esecutori, Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, i due esponenti dell’ eversione nera nei confronti dei quali, il 19 ottobre dello scorso anno, sono stati emessi i mandati di cattura per omicidio.