“Nunziata condannato a un anno e cinque mesi”, La Repubblica 08.02.1990

Un anno e cinque mesi. Si è concluso con una sentenza molto pesante il processo penale contro il sostituto procuratore bolognese Claudio Nunziata, accusato di aver calunniato un collega, il consigliere istruttore aggiunto Floridia. I giudici del tribunale di Firenze hanno considerato insufficiente persino la richiesta del pubblico ministero Gabriele Chelazzi che aveva sollecitato una condanna inferiore di un mese a quella inflitta. Nunziata, un giudice scomodo che amici ed avversari sono sempre stati concordi nel definire integerrimo e attaccatissimo al lavoro, ha accolto senza commenti la decisione del tribunale. Ma questa condanna è destinata a segnare in profondità la vita e la carriera di un magistrato impegnato da anni sul fronte del terrorismo e della criminalità economica e protagonista di inchieste scottanti. Già all’ indomani del rinvio a giudizio infatti il ministro della Giustizia Giuliano Vassalli aveva chiesto al Csm di sospenderlo dalla carriera e dallo stipendio, ma il tribunale delle toghe aveva respinto la richiesta. La condanna pronunciata ieri mattina rappresenta l’ ennesimo capitolo della lunga storia dei veleni che da mesi inquinano la vita degli uffici giudiziari bolognesi, sulla quale la decisione della prima commissione del Csm di proporre l’ archiviazione per il caso Montorzi sembrava aver aperto uno spiraglio di sereno. Ma la decisione del tribunale fiorentino costituisce anche l’ ultimo anello di un vero e proprio fuoco di fila di attacchi personali, denunce penali, procedimenti disciplinari ai quali Nunziata è stato sottoposto dall’ epoca in cui si occupava prevalentemente di terrorismo nero (ha condotto le inchieste su Ordine nero, l’ Italicus, la strage di Natale), a quando ha scoperto gli esami truccati alla scuola di specializzazione per diventare dentisti, costati una pesante condanna ad alcuni illustri clinici bolognesi. Venticinque i procedimenti disciplinari, alcuni dei quali decisamente pretestuosi. Quasi tutti conclusi nel nulla. Per tre episodi soltanto il giudice ha subìto un ammonimento, la più lieve delle sanzioni. Una denuncia per arresto illegale finita con un proscioglimento. E solo due giorni fa il Tribunale amministrativo regionale aveva sospeso il suo trasferimento di funzioni deciso a maggioranza dal Csm per raffreddare la sua eccessiva ansia di giustizia. Anche la vicenda che ha portato alla condanna è figlia delle polemiche esplose oltre un anno fa intorno all’ inchiesta sulle stanze riservate della massoneria a Bologna.
Un’ indagine travagliata da scontri e polemiche tra giudici, recentemente ridimensionata dal prosciogliemento degli aderenti alla loggia Zamboni de’ Rolandis, la loggia universitaria. Un lacerante caso politico-giudiziario, la cui eco non si è ancora spenta, che ha provocato addirittura la crisi della maggioranza Pci-Psi-Pri al Comune di Bologna. Nella prima fase dell’ inchiesta, condotta allora dal sostituto procuratore Libero Mancuso, il giudice Nunziata inviò al collega una lettera nella quale segnalava alcune anomalie registrate durante le indagini sugli esami facili alla scuola di odontoiatria e sulla finanziaria Cofid dove figuravano tra gli imputati alcuni iscritti a logge massoniche.
Nella relazione, Nunziata segnalava tra l’ altro il fatto che il consigliere istruttore Giorgio Floridia non aveva completato gli accertamenti patrimoniali su alcuni imputati e aveva derubricato l’ iniziale imputazione di corruzione in quella più lieve di interesse privato in atti d’ ufficio. Floridia scoprì l’ esistenza della relazione quando il fascicolo sulla massoneria, avocato dal procuratore capo, finì per poche ore sul suo tavolo. Immediatamente incaricò un legale di stilare una denuncia per calunnia, giudicando inaccettabili e offensive le censure del sostituto procuratore.

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