Francesco Marino Mannoia dichiarazioni 03.04.1993

“…L’onorevole Salvatore Lima era un uomo d’onore della antica famiglia di Matteo Citarda di viale Lazio. Egli quindi, anche per tale qualita’ e non soltanto per l’importante ruolo svolto nell’ambito della Democrazia Cristiana palermitana e nazionale, intratteneva stretti rapporti con i piu’ importanti esponenti di Cosa Nostra.

La sua qualita’ di uomo d’onore fu sempre tenuta “riservata”, e cioe’ accessibile soltanto a pochissimi esponenti dell’organizzazione. Per meglio comprendere le ragioni di questo omicidio (la commissione rogatoria era stata effettuata nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Salvo Lima: n.d.e.), bisogna conoscere quale fosse la natura dei rapporti tra Cosa Nostra ed il mondo politico fin dal periodo in cui era rappresentante della famiglia di Santa Maria di Gesu’ Bontate Paolo, detto “Don Paolino”, padre di Stefano. A quell’epoca i rapporti con gli uomini politici erano tenuti principalmente da Bontate Paolino, Rimi Vincenzo e Salamone Antonino. (…)

Gia’ Paolino Bontate, ad esempio, intrattenne rapporti con Mattarella Bernardo, il quale era assai vicino a Cosa Nostra, anche se non ricordo se fosse un uomo d’onore. I rapporti con il mondo politico furono intensificati da Bontate Stefano, dopo che egli divenne rappresentante prendendo il posto del padre. (…) Ritornando ai rapporti instaurati con il mondo politico da Bontate Stefano, ho appreso da lui stesso che egli dapprima stabili’ relazioni assai strette con l’onorevole Rosario Nicoletti (che disponeva di una villa adiacente al fondo Magliocco), e – attraverso il canale del vecchio Matteo Citarda e di Albanese Giuseppe – con l’onorevole Salvatore Lima, che come ho detto era appunto uomo d’onore della famiglia del Citarda. Successivamente sfruttando il canale rappresentato dai cugini Salvo Antonino e Salvo Ignazio (uomini d’onore della famiglia di Salemi, essi pure “riservati”), il Bontate instauro’ intimi rapporti anche con Mattarella Piersanti. Escludo comunque che quest’ultimo fosse un uomo d’onore, poiche’ altrimenti l’avrei appreso da Bontate Stefano, il quale, come ho detto, non mi tacque mai i suoi rapporti con il Mattarella. Questi rapporti con i detti uomini politici erano intrattenuti non soltanto da Bontate Stefano, ma anche da altri esponenti di Cosa Nostra, quali ad esempio Riina Salvatore e Calo’ Giuseppe. In particolare, Riina, Calo’ ed altri esponenti di Cosa Nostra vicini a Riina avevano rapporti di “intimita’” con l’onorevole Lima e con Ciancimino Vito.

(…) Lo stato dei rapporti tra Cosa Nostra ed il mondo politico comincio’ a mutare nel periodo immediatamente precedente gli omicidi di Michele Reina e di Piersanti Mattarella. (…) La ragione di questo delitto risiede nel fatto che Mattarella Piersanti – dopo avere intrattenuto rapporti amichevoli con i cugini Salvo e con Bontate Stefano, ai quali non lesinava i favori – successivamente aveva mutato la propria linea di condotta. Egli, entrando in violento contrasto ad esempio con l’onorevole Rosario Nicoletti, voleva rompere con la mafia, dare “uno schiaffo” a tutte le amicizie mafiose e intendeva intraprendere una azione di rinnovamento del partito della Democrazia Cristiana in Sicilia, andando contro gli interessi di Cosa Nostra e dei vari cugini Salvo, ingegner Lo Presti, Maniglia e cosi’ via. Rosario Nicoletti riferi’ a Bontate. Attraverso l’onorevole Lima, del nuovo atteggiamento di Mattarella fu informato anche l’onorevole Giulio Andreotti.

Andreotti scese a Palermo, e si incontro’ con Bontate Stefano, i cugini Salvo, l’onorevole Lima, l’onorevole Nicoletti, Fiore Gaetano ed altri. L’incontro avvenne in una riserva di caccia sita in una localita’ della Sicilia che non ricordo. Si trattava pero’ della stessa riserva di caccia in cui altre volte si erano recati Bontate Stefano, i cugini Salvo, Calderone Giuseppe e Pizzuto Gigino. Ho appreso di questo incontro dallo stesso Bontate Stefano, il quale me ne parlo’ poco tempo dopo che si era svolto, in periodo tra la primavera e l’estate del 1979 e comunque in epoca sicuramente posteriore all’omicidio di Michele Reina. Il Bontate non mi disse quale fosse stato in dettaglio il tenore dei colloqui intercorsi tra i presenti, ne’ quale fosse stato l’atteggiamento assunto dall’onorevole Andreotti. Egli mi disse soltanto che tutti quanti si erano lamentati con Andreotti del comportamento di Mattarella, e aggiunse poi: “Staremo a vedere”. Alcuni mesi dopo fu deciso l’omicidio del Mattarella. La decisione fu presa da tutti i componenti della commissione provinciale di Palermo, e su cio’ erano perfettamente concordi il Riina, il Calo’, l’Inzerillo ed il Bontate. Erano perfettamente d’accordo, anche se formalmente estranei alla decisione, i cugini Salvo Antonino e Salvo Ignazio. (…) Per quanto riguarda l’esecuzione materiale dell’omicidio, io sapevo che sarebbe stato commesso, ma non vi ho preso parte. Ho appreso pero’ dal Bontate che parteciparono Federico Salvatore (il quale era a bordo di un’autovettura), Davi’ Francesco (uomo d’onore di una famiglia che in questo momento non ricordo, e di mestiere pasticcere), Rotolo Antonino, Inzerillo Santino ed altri che in questo momento non ricordo. (…) Alcuni mesi dopo l’omicidio del Mattarella, io mi recai con Bontate Stefano e Federico Salvatore in una villetta, intestata (almeno cosi’ mi sembra di ricordare) ad un Inzerillo zio di Salvatore.”