Tommaso Buscetta – dichiarazioni 26.11.1992 sull’omicidio Mattarella

“Bontate Stefano voleva a qualsiasi costo eliminare Riina Salvatore. Era tutto concentrato su questo obbiettivo. Bontate e i suoi alleati non erano favorevoli all’uccisione di Mattarella, ma non potevano dire a Riina (o alla maggioranza che Riina era riuscito a formare) che non si doveva ammazzarlo. Non erano favorevoli per il semplice fatto che sia Stefano, sia Inzerillo, sia Pizzuto Gigino non avevano interessi negli appalti, per cui cercavano di «affievolire» il discorso su Mattarella.

Va, poi, detto che nel passato Mattarella era stato vicino a «Cosa Nostra», soprattutto del trapanese. Mattarella era molto vicino a «Cosa Nostra» (pur senza essere uomo d’onore) anche perché “discendeva” dal padre. In un primo tempo tenne una condotta di «condiscendenza», anche se non proprio di corruzione. Successivamente, dopo l’omicidio di Michele Reina, Mattarella divenne rigoroso, severo, disse “punto e basta”.

Questa la versione che arrivò in «commissione». Se tale versione fosse vera o meno io non so. Certo è che, quando mi incontrai con Lima a Roma, egli mi disse (come riferito in precedente interrogatorio) che aveva problemi seri con Ciancimino, problemi mai finiti. Lima mi disse che era riuscito a non candidarlo più, ma per contentino (suggeritogli da Roma) gli aveva dato «mano libera» per gli appalti dei «quattro quartieri».

lo non mi intendo di queste cose e non so spiegarle bene. Posso soltanto dire che Ciancimino non era più un candidato politico, ma restava «un’eminenza grigia» a Palermo”.

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