Rosario Spatola – dichiarazioni udienza 29.10.1993 – I

PRESIDENTE : Spatola Rosario…

SPATOLA: sì, Spatola Rosario, nato a Campobello di Marsala il 14.8 del 49.

PRESIDENTE : lei è stato convocato qui nella qualità di imputato di reato connesso, e pertanto può anche astenersi dal deporre.

SPATOLA: intendo rispondere.

PRESIDENTE : avvertito della facoltà di astenersi, vuole deporre. Quale imputato di reato connesso dichiara: “intendo rispondere”. Questa Corte si occupa degli omicidi, avvenuti tutti e tre in Palermo, del segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina, ucciso il 9 marzo del 1979; del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, ucciso il 6 gennaio 1980; dell’onorevole Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista Italiano, ucciso il 30 aprile del 1982. Lei ci deve dire che cosa sa, per conoscenza sua o per averlo appreso, per averne sentito parlare e da chi di questi delitti. Che cosa ha, saputo?

SPATOLA: non solo all’interno di Cosa Nostra, cioè dal fatto che Mattarella mentre prima poteva… poteva riconoscere quella realtà precedente di Cosa Nostra, cioè una Cosa Nostra che non era eclatante, si comportava in un certo modo, per cui poteva andargli bene, ma non… così, non riconosceva la nuova Cosa Nostra che si stava affacciando. Cioè l’arroganza dei Corleonesi, diciamo i nuovi sistemi. Mentre prima un onorevole, nonostante fosse… un politico fosse da noi stato eletto, nel momento in cui ci si doveva rivolgere per qualche favore c’era tutto un sistema più educato, più rispettoso di avvicinarlo, mentre diciamo il nuovo sistema corleonese, il politico veniva praticamente comandato. Cioè era una realtà che il Mattarella non accettava, ne aveva preso le distanze a differenza di altri, altri come l’onorevole Lima e Vito Ciancimino in particolare. Di Vito Ciancimino posso dire che non è soltanto un politico colluso con Cosa Nostra, Vito Ciancimino è uomo d’onore a tutti gli effetti, appartenente alla Famiglia di Corleone.

PRESIDENTE: soffermiamoci un momento sulla prima parte di questo discorso che sta facendo lei. Cioè lei distingue il momento operativo di Cosa Nostra prima del sopravvento dei corleonesi, appunto dalla politica, chiamiamola così, in seno a Cosa Nostra instaurata dai corleonesi stessi.

SPATOLA: certamente, era scoppiata una guerra che non sfuggiva…

PRESIDENTE : mi ha detto però di avere, appreso… sta parlando per il momento, sta parlando di avvicinamenti che ci potevano essere da parte di esponenti di Cosa Nostra nei confronti dell’onorevole Mattarella. Ma lei di questo che cosa ne sa? Come lo ha saputo? Cioè che si erano verificati questi interventi, ecco.

SPATOLA: ma quello che stava cambiando, la guerra che c’era in atto, che non sfuggiva neanche, come dire, i politici, a chi ne era anche referente di Cosa Nostra, cioè chi ha preso le distanze, cioè chi ha saputo aspettare e vedere con chi puoi stare, e mi riferisco all’onorevole Lima. Anche Lima faceva parte della vecchia Cosa Nostra ma ha aspettato che… questi mutamenti li ha aspettati senza schierarsi né da una parte, né dall’altra, mentre a differenza l’onorevole Mattarella rimaneva schierato nella vecchia Cosa Nostra.

PRESIDENTE: mi scusi, non è molto chiaro questo concetto.

SPATOLA: forse stento ad esprimerlo io con chiarezza.

PRESIDENTE: vediamo di esprimerlo meglio. Cioè Cosa Nostra, lei sta dicendo, aveva dei suoi referenti politici.

SPATOLA: politici, sì.

PRESIDENTE: fra questi referenti politici c’era l’onorevole Mattarella?

SPATOLA: certamente c’era l’onorevole Mattarella. L’onorevole Mattarella… primo referente era sua padre, Bernardo Mattarella.

PRESIDENTE: no, io vorrei parlare dell’onorevole Mattarella.

SPATOLA: cioè io non voglio così criminalizzare l’onorevole Mattarella, del resto significava… si chiudeva un occhio, ‘sta parola Mafia tutti la pronunciavano e nessuno ne sapeva niente, quindi non era eclatante e si poteva accettare.

PRESIDENTE : questo discorso era allora un discorso un po’ generalizzato, non è che c’era un determinato gruppo o determinate persone, personaggi politici che erano dei referenti e altri no. Lei ne fa un discorso di carattere generale.

SPATOLA: ma diciamo che degli eletti nella zona solo qualcuno non era referente di co… cioè non referente di Cosa Nostra, non aveva avuto i voti di Cosa Nostra.

PRESIDENTE: ah, ecco.

SPATOLA: non può sfuggire ad un politico di sapere da dove sono arrivati i voti.

PRESIDENTE : prego, prego, è gradito l’intervento.

P.M.: continua naturalmente la Corte, però se passiamo da queste affermazioni generali ed ipotetiche, a sapere chi gli ha detto che cosa, se sono stati chiesti favori all’onorevole Mattarella e sono stati poi fatti, quali sono le sue fonti di informazione.

PRESIDENTE: sì, ho capito, ho capito. Il Pubblico Ministero vuole mettere a fuoco una situazione. Lei si sta esprimendo nei termini generali, poi sarà valutato naturalmente. Lei sta dicendo questo, non c’era quasi nessuno di quelli che prendevano voti che non avevano un certo tipo di rapporto…

P.M.: no, che non poteva capire per la verità.

PRESIDENTE: cerchiamo di avvicinare questo discorso a quello che ci interessa, cioè alla figura dell’onorevole Mattarella. Lei può citare da chi ha saputo questo discorso e se c’è stato qualche episodio in particolare a sua conoscenza che le potesse far pensare che Mattarella poteva essere avvicinato, poteva avere rapporti, eccetera.

SPATOLA: io non so dei favori nei dettagli che abbia potuto fare, ma che fosse un politico eletto con una parte dei voti di Cosa Nostra, lo era. E questo lo si sapeva nell’ambito…

PRESIDENTE: è tutto qui?

SPATOLA: sì.

PRESIDENTE: poi non ha saputo di episodi specifici?

SPATOLA: no.

PRESIDENTE: ma anche il “lo si sapeva” dovrebbe essere un po’ circoscritto. Queste notizie a lei, più precisamente, da quale fonte provenivano?

SPATOLA: ma da fonti… soprattutto da Nenè Passarante che era stato capo della famiglia a cui appartenevo, anche lui impegnato in politica.

PRESIDENTE: Nenè Passarante di dove?

SPATOLA: di Campobello di Mazara.

PRESIDENTE: e poi?

SPATOLA: e poi da altri esponenti di Cosa Nostra, della famiglia. Lo si sapeva…

PRESIDENTE : sempre locali?

SPATOLA: sì, sempre locali.

PRESIDENTE : di Campobello di Mazara?

SPATOLA: sì. dalla fine del 72.

PRESIDENTE : all’epoca quanti anni aveva?

SPATOLA: sono del 49, 23 anni.

GIUDICE: faceva parte della Famiglia di Campobello.

SPATOLA: di Campobello di Mazara.

GIUDICE: conosce o ha conosciuto Totò Riina?

SPATOLA: ho incontrato Totò Riina verso la fine dell’81, fine novembre o primi di dicembre, in Bologna. Siamo rimasti insieme con altri per qualche ora, il tempo di pranzare presso il Ristorante Chicchibio. C’erano altri in nostra compagnia, fra i quali Giacomo Riina, Totò Rizzuto, Miccio… Carlo Miccio, un napoletano, un altro palermitano Carmelo Cosmà, abitante a Bologna da tanti anni, palermitano e uomo d’onore.

GIUDICE : chiaramente ne conosceva la qualità.

SPATOLA: sì, certamente ne conoscevo la qualità. Per la mia persona a tavola garantì Salvatore Rizzuto.

GIUDICE : parliamo degli altri coimputati del Riina in questo processo, che secondo l’accusa fanno parte dell’organismo detto Commissione.

SPATOLA: sì.

GIUDICE : in Cosa Nostra. Se me scordo qualcuno mi aiutate. Calò?

SPATOLA: sì.

GIUDICE: lei conosce Pippo Calò?

SPATOLA: no, personalmente non lo conosco.

GIUDICE: poi Bernardo Provenzano?

SPATOLA: no, neanche lui. Ne ho sentito sempre parlare ma non lo conosco personalmente.

GIUDICE : Brusca France…

SPATOLA: anche di lui…

GIUDICE : Brusca Bernardo.

SPATOLA: Bernardo di San Giuseppe Iato, lo conosco come nome, ma mai… mai avuto presente.

GIUDICE : Madonia Francesco?

SPATOLA: Ciccio Madonia sì, lo conosco.

GIUDICE: quando lo ha conosciuto?

SPATOLA: credo alla fine dell’82 al carcere dell’Ucciardone.

GIUDICE: allora lei con queste persone, o con altri all’interno dì Cosa Nostra, parlò dell’omicidio Mattarella dopo che si è verificato?

SPATOLA: sì, in seguito, negli anni…

GIUDICE : con queste persone non…

SPATOLA: no, non direttamente con loro. Ne parlai con il mio capofamiglia, con Antonio Messina, perché praticamente il suo punto di questi che la Sua Signoria ha nominato, un suo punto di riferimento della Commissione era particolarmente Ciccio Madonia. Del resto, così per precisare, Ciccio Madonia ha degli ottimi rapporti con Campobello, con la famiglia di Campobello. Ha dei terreni che la famiglia di Campobello si occupava di coltivargli, di mandargli avanti terreni in zona di Torretta Granitola, diversi appezzamenti.

GIUDICE: Antonio Messina cosa le disse specificamente, che era un omicidio maturato all’interno di Cosa Nostra? Che era voluto dalla Commissione?

SPATOLA: ma non solo…

GIUDICE : tutto quello che sa.

SPATOLA: ma non solo esclusivamente dalla Commissione, era…

GIUDICE: lei poco fa ha detto questo, non era una cosa…

SPATOLA: non esclusivamente della Commissione, significava… per lui l’onorevole Mattarella era convinto di dover cambiare, come dire, linea politica anche a costo di perdere i voti… cioè in sostanza voleva pigliare le distanze da Cosa Nostra.

GIUDICE: e allora quindi Cosa Nostra decise l’eliminazione. Sa chi lo uccise?

SPATOLA: no, non so chi personalmente lo uccise.

PRESIDENTE : in seno a Cosa Nostra ci fu qualcuno, le risulta, che caldeggiò particolarmente questa iniziativa?

SPATOLA: ma l’iniziativa fu dei corleonesi soprattutto, per poi caldeggiare l’iniziativa o prenderla anche senza riunirsi tutti, esclusivamente Totò Riina.

PRESIDENTE: poteva farlo?

SPATOLA: si.

GIUDICE: siamo nel 1980.

SPATOLA: sì.

GIUDICE: 6 gennaio. La cosiddetta guerra di mafia a quell’epoca ancora non era iniziata.

SPATOLA: no, era iniziata. La guerra di mafia inizia già da qualche anno prima, inizia nel trapanese.

GIUDICE : come inizia?

PRESIDENTE : perché?

SPATOLA: ma col sequestro Corleo inizia la guerra di mafia. Cioè i corleonesi puntano al sequestro Corleo, poi le cose vanno in un certo modo, come ho riferito ad altra autorità… vanno in un certo modo e allora vengono eliminati chi ha fatto quel sequestro, chi non è più affidabile e i Corleonesi si scaricano da questa accusa di essere stati loro i promotori. In realtà sono stati loro i promotori, tant’è che del sequestro Corleo se ne parlò… venne tutto organizzato in una riunione al ristorante La Fattoria di Settimo Faila, ristorante che si trova fra Palermo e Monreale. Fu lì che venne discusso e organizzato questo sequestro.

GIUDICE : quindi anche se era iniziata questa guerra di mafia, vi era…

SPATOLA: non era iniziata apertamente, ma comincia a partire da lì la vera guerra di mafia.

GIUDICE: ora altri collaboratori hanno detto che per decidere l’omicidio di un personaggio, tra virgolette, importante, quale può essere un magistrato…

SPATOLA: sì, certamente.

GIUDICE: …un uomo politico, la decisione deve essere presa all’interno di Cosa Nostra, per quanto possa esserci un predominio. A lei le risulta che potesse da solo Totò Riina o comunque che la Commissione dovesse esserne al corrente?

SPATOLA: ma anche se non erano tutti d’accordo siamo in piena guerra, per cui può decidere qualcuno e assumersi le sue responsabilità. Se poi ha forza di contrastare, come è successo, chi si era opposto, può andare avanti.

GIUDICE : al di là di quello che poteva succedere, Antonio Messina le disse che questo omicidio fu deciso soltanto da Riina, ovvero che fu la Commissione, o comunque in senso ampio Cosa Nostra a decidere questo omicidio di Mattarella?

SPATOLA: l’omicidio dell’onorevole Mattarella è stato soprattutto deciso dai corleonesi. Per corleonesi non indico solo Totò Riina, certamente c’era il benestare di Ciccio Madonia su cui ricadevano determinate zone, c’era il benestare di Greco. Cioè la maggioranza era con lui, sia il Michele Greco, sia il Calò, per cui altri che si potevano apporre a quel tempo, come Stefano Bontade o Salvatore Inzerillo…

GIUDICE: allora mi dica, per quello che le risulta, Brusca Bernardo faceva parte della corrente dei corleonesi?

SPATOLA: sì.

GIUDICE : Provenzano?

SPATOLA: sì.

GIUDICE : Madonia lo ha già detto.

GIUDICE : quali altri imputati mi dimentico Pubblico Ministero?

P.M.: Gerace.

GIUDICE: Nenè Gerace?

SPATOLA: sì, Nenè Gerace di Partinico è della… corleonese.

GIUDICE : quindi l’omicidio Reina, per quello che le risulta, fu senz’altro deciso da questa…

SPATOLA:  dai corleonesi. Erano loro che potevano…

GIUDICE: di cui fanno parte queste persone che io le ho nominato adesso: Calò, Brusca, Provenzano, Geraci e Madonia.

SPATOLA: sì, sono…

GIUDICE: e Greco Michele.

SPATOLA: e Greco Michele.

GIUDICE : va bene. Ora questo è intanto il discorso Mattarella.

PRESIDENTE: verbalizzazione riassuntiva da non registrare… (verbalizzazione riassuntiva)…

PRESIDENTE: se è sbagliata la mia verbalizzazione riassuntiva me lo dica. Era Nenè Passarante il capofamiglia o no?

SPATOLA: in precedenza, fino al 74.
(verbalizzazione riassuntiva)

PRESIDENTE : allora queste notizie relative all’omicidio di Piersanti Mattarella a lei vengono da Pino Ala, perché Pino Ala…

SPATOLA: ma non è che mi venissero solo da Pino Ala. C’erano altri che conoscevano la realtà… altri, sia uomini d’onore, come i fratelli Caro, campobellesi, della famiglia di Campobello, ma inseriti anche in logge massoniche e quindi determinate cose erano più a conoscenza degli altri. Cioè della realtà palermitana ne erano più a conoscenza e quindi…

PRESIDENTE : chi erano questi?

SPATOLA: Rosario Caro e Federico Caro.

PRESIDENTE: fratelli?

SPATOLA: sì, sono entrambi fratelli e abitano in Palermo.

PRESIDENTE :…(verbalizzazione riassuntiva)… i fratelli come si chiamano?

SPATOLA: Federico e Rosario Caro. Anzi a questo proposito su Federico Caro ho parlato di una riunione nell’agosto del 79 dove era presente in Tre Fontane… ci fu una riunione… cioè parlando di Federico Caro parlo di uno che all’interno della loggia è un trentatré.

PRESIDENTE : è un?

SPATOLA: è un trentatré di grado massonico.

GIUDICE: scusi, lei è massone?

SPATOLA: no, stavo per esserlo, quindi sono documentato.

PRESIDENTE: costoro erano anche massoni?

SPATOLA: credo che siano ancora massoni, non sono morti.

GIUDICE : per quanto riguarda l’omicidio dell’onorevole La Torre, lei apprese di questo omicidio all’interno di Cosa Nostra? Nell’82 lei era già uomo d’onore.

SPATOLA: sì, nell’82, quando ci fu questo omicidio io ero detenuto all’Ucciardone e quindi se ne parlava che era stato bene ammazzarlo perché si occupava di antimafia, si occupava di fare delle leggi contro la mafia, perché non la si chiamava ancora Cosa Nostra.

PRESIDENTE : un momento, lei ha detto che in quel periodo era detenuto. Poi lei specificherà i suoi periodo di detenzione.

SPATOLA: sì.

PRESIDENTE: intanto lei mi dica qual è il suo periodo di detenzione riferito a questo periodo.

SPATOLA: fui arrestato a febbraio dell’82 e scarcerato a gennaio dell’83.

PRESIDENTE : questo si parlava e si diceva lo vogliamo mettere a fuoco specificando chi glielo ha detto mentre lei era detenuto?

SPATOLA: quand’ero detenuto in quel periodo che fu ucciso ero alla quinta sezione e quindi gli uomini d’onore con cui ero più referente era Rosario D’Agostino in quel periodo.

PRESIDENTE: uno solo?

SPATOLA: Rosario D’Agostino… sì, era… diciamo non è che ci fosse un altro mio coimputato su… Salvatore Panzera ed altri di cui non… momentaneamente non ricordo il nome.

PRESIDENTE: di dove erano questi due, D’Agostino e Panzera?

SPATOLA: D’Agostino di Palermo, Panzera è originario di Raffadano (o nome simile).

PRESIDENTE: e dicevano che avevano fatto bene ad ammazzarlo per le sue iniziative nella lotta alla mafia.

SPATOLA: iniziative, si, della lotta antimafia. Questo era quello che si diceva in quel momento.

PRESIDENTE: fatemi verbalizzare questo. …(verbalizzazione riassuntiva)…

SPATOLA: poi successivamente anche con altri se ne parlò, quali Armando Bonanno in seguito, anche con Peppuccio Madonia.

PRESIDENTE: in seguito quando?

SPATOLA: verso la fine dell’82, quando fui trasferito all’infermeria. …(verbalizzazione riassuntiva)…

PRESIDENTE: da Armando Bonanno e chi?

SPATOLA: da Peppuccio Madonia, Stefano Fontana, Totò… anche questo credo che sia stato ucciso… Totò Anselmo, con cui eravamo nella stessa stanza, Domenico Adamita ed altri… Salvatore Anselmo.

PRESIDENTE : ed altri. Va bene, per la riassuntiva può bastare.

GIUDICE: al di là del commento positivo sull’uccisione, le dissero che questa uccisione era stata deliberata…

SPATOLA: che era opera nostra fuor di dubbio. Che era stata opera nostra.

GIUDICE: sa chi ha commesso questo omicidio?

SPATOLA: no, non ne sono stato informato, né tantomeno mi riguardava chi era direttamente questo… chi era stato. Era una cosa nostra e tanto bastava. Solo che in seguito, dopo la mia scarcerazione, tornammo su questo argomento. Cioè quando io venni scarcerato, a gennaio dell’83, quindi trovai la nuova realtà che era la legge Rognoni-La Torre. Quindi visti i problemi che c’erano, in banca si doveva stare attenti a non superare i venti milioni, se no venivi segnalato… e quindi chiesi se era stato veramente un bene uccidere l’onorevole La Torre, visto che dopo la sua morte era scattata questa legge che ci… cioè erano aumentate anche le richieste di misure di prevenzione, viste queste cose, per cui pensavo che… e chiesi che non era stato tanto intelligente. E mi si disse che sì in realtà era questo suo impegno antimafia, ma c’era anche qualcos’altro che aveva fatto scattare questo omicidio.

GIUDICE : e che cosa?

SPATOLA: era stato questo suo impegno anche antimafia, il suo impegno pacifista in quel periodo che disturbava praticamente l’installazione e quindi i lavori per Comiso.

PRESIDENTE : questo specificatamente da chi lo ha sentito?

SPATOLA: da Antonio Messina.

GIUDICE: mi scusi, ad Antonio Messina cosa interessava che vi fossero dei lavori a Comiso per l’installazione…

SPATOLA: ma non è che interessavano a lui personalmente, questo non so se… credo di no, ma lui come ho già riferito in quel periodo, nell’83, aveva un ruolo di primo piano in provincia, visto che c’era stato anche l’arresto di Mariano Agate, e quindi il referente con Palermo in determinati casi ne era per cui era a conoscenza di decisioni particolari prese in Palermo.

GIUDICE : interessava a chi quindi questa installazione del…

SPATOLA: interessavano soprattutto… non lo so a Cosa Nostra. A Cosa Nostra può interessare quella fettina che… quella fetta che… su cui nel territorio indubbiamente si deve mettere le mani.

PRESIDENTE: lo specifichi meglio questo discorso.

PRESIDENTE : ma non c’è un lavoro in una zona della Sicilia dove… un appalto dove non ci sia una fetta per Cosa Nostra.

GIUDICE: quindi diciamo da un punto di vista economico?

SPATOLA: sì. Se poi questi interessi coincidono con altri interessi, allora Cosa Nostra se ne assume la responsabilità di eliminare queste difficoltà, quale era l’interesse dell’onorevole La Torre.

GIUDICE : lei sta facendo capire, non so per quanto lo sa o per quanto lo intuisce, o comunque le è stato ventilato, perché non è chiaro… se lo può specificare meglio… che vi fossero degli altri interessi di cui Cosa Nostra si sia fatta portatrice in qualche modo? Cioè abbia eliminato l’onorevole La Torre per questo impegno pacifista che dava fastidio a qualche altra forza che io non capisco quale possa essere.

SPATOLA: forza io intendo su chi aveva interessi politici perché fosse installata questa base a Comiso, e a cui lui si opponeva. C’erano manifestazioni che ritardavano i lavori, che ritardavano l’installazione, e quindi interessi anche economici su cui Cosa Nostra ha la sua fetta e quindi gli torna utile che questa difficoltà si abbatta. Ma non era solo Cosa Nostra ad avere questo interesse, gli altri… non lo so chi siano gli altri.

GIUDICE: sa come era composta la commissione di Cosa Nostra in questo periodo nell’omicidio La Torre?

SPATOLA: nell’omicidio La Torre era già composta da Michele Greco, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Nené Geraci… non ricordo altri.

PRESIDENTE : Greco Giuseppe non c’era?

SPATOLA: no, non ne sono a conoscenza, ma credo che poi se si riferisce a Greco Giuseppe Scarpuzzedda, o Scarpa, che in realtà si dice Scar… ma è Scarpa il suo soprannome, non poteva in quel momento esserlo, in quanto lui subentrò dopo a Michele Greco, per cui non poteva fare parte di quella Commissione.

PRESIDENTE: perché ci fu un momento in cui Michele Greco fu accantonato?

SPATOLA: dopo l’arresto sì. Ma no solo dopo l’arresto, anche prima di essere arrestato su Michele Greco gravavano le colpe di Buscetta, nel senso che il pentimento di Buscetta aveva messo in difficoltà Cosa Nostra e a Michele Greco si rimproverava il fatto che quando si era deciso di ucciderlo già nel 70 l’unico ad opporsi all’uccisione di Buscetta era stato Michele Greco.

GIUDICE : non Bontade?

SPATOLA: no, che io sappia Michele Greco.

PRESIDENTE : perché nel 70 era stato deciso di uccidere Buscetta?

SPATOLA: ma perché era alleato con Angelo La Barbera, quindi si pensava di uccidere anche lui… da parte dei corleonesi di uccidere anche lui.

PRESIDENTE : e lei quando lo ha saputo questo?

SPATOLA: ma quando praticamente Buscetta poi in seguito ha combinato quello che combinato, anche commentando col mio capofamiglia, dice: “vedi, se nel 70 Michele Greco se ne stava buono, non interveniva per salvargli la testa, non sarebbe successo quello che è successo adesso”.

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