Intervista Antonio Ingroia 22.07.2015

Dottor Ingroia, il 1992 è stato una sorta di “anno zero” per l’Italia e per l’Europa. E’ l’anno del Trattato di Maastricht. Ma è anche l’anno dell’attacco alla lira e prima ancora delle stragi di mafia, in cui morirono,  Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino. Lei era in prima linea. Era sostituto procuratore a Palermo, proprio nell’anno delle stragi, prima Capaci e poi via D’Amelio. E’ vera la notizia di un coinvolgimento dei servizi segreti italiani e stranieri?
“Bisognerebbe riesumare il presidente Cossiga per saperlo. Lui penso che sia stata la persona più informata. A parte questo, penso anche che nelle stragi del ’92 non ci sia stata soltanto la mano della mafia ma anche dei servizi segreti. Stranieri o italiani, è un po’ più difficile dirlo”.

Voi della Procura, sull’ipotesi di un coinvolgimento dei servizi segreti avete aperto delle indagini?
“Si c’era un’indagine che stavo seguendo a suo tempo la cosiddetta indagine “Sistemi criminali”.

E quale era la pista che stavate seguendo?
“Si ipotizzava un progetto “eversivo” internazionale che aveva la finalità di una “balcanizzazione” dell’Europa e quindi anche dell’Italia”.

Una “balcanizzazione” cioè una frammentazione degli Stati. Da ottenere in quale modo?
“Nel caso dell’Italia attraverso una campagna di destabilizzazione che si alimenterà con il fenomeno della nascita delle Leghe e la “messa a ferro e fuoco” del Paese che, va ricordato, aveva un ruolo strategico nella nascita dell’Europa unita. L’obiettivo di questa campagna di destabilizzazione era che non si voleva che nascesse un’Europa politicamente forte e unita. In questo contesto si inseriscono le stragi del 1992”.

E la Sicilia doveva diventare la “Singapore del Mediterraneo”…
Esattamente. La Sicilia, in questo progetto, sarebbe dovuta diventare un porto franco. Una sorta di “Singapore del Mediterraneo”, come venne definita. C’erano tanti progetti in cui convergevano interessi di vari sistemi internazionali con interessi di sistemi criminali italiani. Però, abbiamo avuto intuizioni, e convinzioni ma certezze non ne abbiamo avute ”.

Lei ha detto che avete avuto “intuizioni e convinzioni”. In merito a che cosa?
“In particolare, in merito agli interessi dei servizi segreti americani, noi avevamo delle tracce. Che emergevano da un’indagine della Procura di Aosta, chiamata “Phoney money” dei primi anni Novanta.
Queste tracce conducevano a presunti finanziamenti dei servizi americani alla Lega Nord e ad un personaggio che si chiamava Giammauro Ferramonti. Questa indagine ruotava intorno anche alla nomina di Maroni a ministro degli Interni nel primo governo Berlusconi. Si ipotizzava che Maroni fosse stato nominato su input di determinati ambienti ritenuti collaterali ai servizi americani”.

Che tipo di ambienti?
“Si diceva che ambienti legati alla massoneria internazionale legati ai servizi americani avessero esercitato influenza sul capo della Polizia dell’epoca (Vincenzo Parisi ndr) che a sua volta avrebbe esercitato influenza sul presidente della Repubblica Scalfaro per la nomina di Maroni a ministro degli Interni”.

L’indagine come è andata a finire?
“L’indagine è stata sostanzialmente distrutta. Venne avocata dalla Procura di Roma che poi archiviò. Il pm che si occupò dell’inchiesta Davide Monti non so che fine abbia fatto. Se sia stato sottoposto a procedimento disciplinare. Noi, ai tempi di Caselli alla Procura di Palermo, con Scarpinato, cercammo di ricostruire l’indagine tuttavia senza riuscirci. Non ci consentì di arrivare ad elementi concreti. Questa però era una pista interessante”.

Perché, se l’indagine è stata archiviata?
“Perché ci sono dei fatti che lo dimostrano. Se pensiamo che mentre succedeva questo, già negli anni precedenti, nel sud dell’Italia si costituivano delle leghe meridionali che avevano come punti di riferimento Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, cioè la P2 e la destra eversiva a loro volta collegati a pezzi della criminalità organizzata italiana. Noi pensavamo che ci fosse e vero proprio progetto di golpe”.

Un golpe che non si è mai realizzato però…
“Non si è mai realizzato ma noi della Procura di Palermo abbiamo pensato che questo progetto iniziale sia confluito nella cosiddetta Trattativa sulla quale c’è oggi un processo in corso. Una trattativa che sia stata non solo criminale ma anche una trattativa politica”.

Una trattativa finalizzata a cosa?
“Alla tenuta del sistema grazie al coinvolgimento di forze politiche poi diventate di governo. E poi c’era  una convergenza di interessi tra forze politiche, massonico e finanziarie. ”

Una convergenza di interessi?
“Si tra forze politiche, massonico e finanziarie che è all’origine di tutto e che aveva interesse a costruire un nuovo assetto politico che mantenesse la situazione di potere costituita e che non costruisse un polo alternativo e concorrenziale rispetto a quello costituito negli Stati Uniti d’America. Sarà un caso che in Europa fino ad oggi non si sia mai riusciti a trovare un’unità dal punto di vista politico”. (…)
Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=12387

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