“Cento morti cosa sono” – Alberto Moravia 11.08.1974

La gente si domanda spaventata: “Ma quali sono le motivazioni ideologiche di coloro che gettano le bombe?”. Noi rispondiamo che la giustificazione superiore con cui si cerca di legittimare atti di terrorismo come quelli dell’attentato al treno Roma-Monaco esiste nella misura in cui chi commette l’attentato appartiene alla sottocultura. L’attentatore politico non è un tecnico della violenza, uno specialista, un killer, insomma.
Egli è sempre un fascista o un nazista o un superuomo o un “tradizionalista” o un “europeo” o un “occidentale” o un “figlio del sole”, ecc. E con questa enumerazione delle varie tendenze della destra eversiva abbiamo nominato altrettante tendenze della sottocultura. Perché sottocultura? Perché, secondo noi, soltanto la sottocultura può essere “facilmente” trasformata in mito cioè in strumento di azione. Di fronte alla cultura i miti del sangue, della razza, della nazione, dell’ordine, della violenza, ecc. rivelano la loro filigrana di interessi, di frustrazioni, di nevrosi, di scompensi di ogni genere.
Ma finché la cultura non interviene essi restano miti cioè potenti stimoli dell’azione. Naturalmente il killer sottoculturale è anche un prodotto sociale. Ma questo, come tanti altri, è uno di quei casi in cui la sovrastruttura è più forte della struttura. La motivazione sottoculturale non soltanto nasconde il condizionamento sociale ma anche lo trasforma.. L’emarginazione sociale diventa esempio e moralismo.
In ogni attentatore c’è grande disprezzo per la vita umana perché gli uomini, secondo l’attentatore, “valgono poco”. Nello stesso tempo di fronte alla vita umana deprezzata sale invece il valore delle pseudo-idee sottoculturali dell’attentatore. E si capisce anche perché: senza quelle idee egli non potrebbe sentirsi legittimato a distruggere delle vite umane.
Diverso invece il caso del mandante. Egli ha spesso a sua disposizione giustificazioni culturali o per lo meno fa parte di una società che ha una sua cultura; ma, in maniera soltanto apparentemente contraddittoria, rinunzia alle giustificazioni culturali, e agisce o meglio fa agire unicamente in base a pure considerazioni economiche e politiche. Questa rinunzia alle giustificazioni culturali è, però, essa stessa indizio di cultura o almeno di appartenenza ad una società fornita di cultura. L’esecutore, dal punto di vista culturale, è un povero che vuol mettere in mostra in propri vestiti; il mandante, un ricco che si veste con semplicità. Il primo crede in buona fede di essere un discepolo di Nietzsche di cui ha fatto una lettura parodistica; il secondo ignora di essere un discepolo di Machiavelli che non ha mai letto.

Annunci