“L’ombra sinistra degli Ustascia” – sentenza ordinanza G.I Zorzi 23.05.1993

Il 3.8.1992 veniva acquisita agli atti (Fald. “H/1”, doc. 4) una copia del libro Ustascia – tra il fascio e la svastica – storia e crimini del movimento ustascia, scritto da Giacomo Scotti, cittadino italiano e (fino a un po’ di tempo fa) jugoslavo, giornalista (già direttore responsabile del quotidiano “La voce del popolo” di Fiume), saggista ed anche poeta.

Il libro (la cui prima edizione risale al gennaio 1976) è dedicato – come dice il titolo – alla storia del movimento ultranazionalista e fascista croato fondato da Ante Pavelic e, dal 1931, denominato “Ustascia” (che significa “insorti”) e contiene varie notizie interessanti (come quella, ad es., della creazione del primo campo di addestramento militare ustascia all’estero – nel 1931 – proprio in provincia di Brescia, ed esattamente a Bovegno: v.pag. 22). La più interessante di tutte (quella che ha indotto ad acquisire agli atti il libro) trovasi a pag. 15, ove si legge: “I movimenti neo-ustascia, infine, non sono estranei a uno dei fenomeni più gravi della crisi italiana degli anni 1969-1974, e cioè la recrudescenza terroristica di marca fascista che va sotto le definizioni giornalistiche di strategia della tensione e, peggio, di strategia della strage. Chi scrive ha avuto modo di raccogliere testimonianze di “gastarbeiter” jugoslavi reduci dalla Germania Federale e dall’Austria, nonché di “battone” che hanno conosciuto bene i bassifondi di Trieste, di Milano e Genova. Dalle testimonianze risulterebbe uno stretto legame fra i centri neo-ustascia e gli organizzatori della strage di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974: otto morti e cinquantasei feriti), ovvero con un nucleo di fuoriusciti croati in Italia che operava a quell’epoca anche nel campo paramilitare ‘nero’ di Lanciano degli Abruzzi. Si parla di collegamenti, inoltre, delle varie sigle dei terroristi croati con un personaggio ADO (Adamo Degli Occhi) di Milano alla testa di una organizzazione definita MASIL-SAM (Maggioranza Silenziosa-Squadre d’Azione Mussolini) in codice”.

Chiamato a rendere testimonianza in proposito, l’autore del libro (Fald. “D/3”, Vol. IX, ff. 1141-1143) ha confermato il dato della acquisizione -attraverso i due diversi tipi di fonte indicati in quella pagina – di notizie in ordine ad un collegamento fra i centri neo-ustascia e gli “organizzatori” della strage di Brescia. Ha spiegato che la stesura del libro ebbe inizio proprio nel periodo immediatamente successivo a detta strage, che era stato il fatto “più grosso e più grave avvenuto in Italia in quell’epoca”. Poiché a Fiume, ove risiedeva ed era abbastanza noto, si era sparsa la voce di quel suo nuovo impegno, gli capitò d’essere contattato da alcuni “gastarbeiter”, e cioè “emigranti provvisori che andavano e tornavano” frequentemente dalla Germania (per lavoro), e che in tale Paese si erano visti costretti (a mezzo di vere e proprie estorsioni) ad accettare la protezione di gruppi di fuoriusciti ustascia.

Ciò – ha precisato il teste – consentì loro di apprendere notizie “circa l’attività del movimento” ed in particolare che “esisteva un filo diretto” tra il medesimo e “coloro che avevano organizzato la strage di Brescia”; ancor più in particolare, vennero a sapere (“da voci correnti nei circoli croati di Stoccarda”) che alcuni elementi di un ben individuato gruppo terroristico ustascia – quello capeggiato da Miroslav Baresic e responsabile dell’assalto all’Ambasciata jugoslava di Stoccolma dell’aprile ’71 e dell’assassinio dell’Ambasciatore, Vladimir Rolovic, perpetrato nella circostanza – “avevano addirittura avuto un ruolo esecutivo nella strage di Brescia, data la loro particolare abilità ed esperienza in campo terroristico e dato il loro tipico sprezzo dalla vita umana”.

Quanto ai nomi dei menzionati “gastarbeiter”, lo Scotti ha dichiarato di non ricordarli assolutamente.

Passando all’altro tipo di fonte, egli ha precisato che si trattò di due giovani donne di Fiume, che da anni risiedevano ormai in Italia, l’una a Genova e l’altra a Milano, ove esercitavano la prostituzione, e che erano tornate a trascorrere l’estate nella città natale. Erano sue vecchie conoscenze dei tempi in cui egli, come giornalista, si occupava di cronaca cittadina e loro “esercitavano” ancora in patria. Gli capitò di rincontrarle per caso, separatamente, a distanza di pochi giorni. Nel corso dei due colloqui “si venne a parlare anche di alcuni episodi di terrorismo” avvenuti in Italia e in tale contesto entrambe le donne confidarono di avere appreso – da loro “clienti” gravitanti nell’orbita del fuoriuscitismo ustascia – che vi “era un filo sotterraneo che collegava i gruppi eversivi italiani e quelli slavi in Italia” e che “anche gli ustascia erano in qualche modo legati alla strage di Brescia” (“secondo quanto avevano potuto capire e percepire loro”).

Lo Scotti ha precisato che una delle due donne, quella che “lavorava” a Genova, si chiamava “Lili”, era bionda, sui 30-35 anni all’epoca, di bell’aspetto e di fisico slanciato. L’altra non era egualmente attraente, era bruna, bassina, e aveva più o meno la stessa età.

Non ha memoria del suo nome, ma ricorda che, prima di trasferirsi a Milano, aveva lavorato anche “come fattorina presso l’azienda di autotrasporti cittadina”.

Da ultimo, il teste ha fatto presente che tutte le fonti da lui indicate “nulla sapevano degli organizzatori della strage di Brescia”; e ha correttamente puntualizzato che gli ulteriori riferimenti contenuti a pag. 15 del suo libro (quelli riguardanti un campo paramilitare “nero” di Lanciano – probabilmente confuso con quello di Pian di Rascino – il personaggio ADO e l’organizzazione MASIL- SAM) erano frutto di deduzioni sue “elaborate sulla base di notizie fornite dai mass-media italiani e jugoslavi di quell’epoca”.

Resta da dire che un tentativo è stato fatto per rintracciare almeno la “Lili”, ma dalla Buon Costume della Questura di Genova è purtroppo giunta una risposta negativa (Fald. “B”, Vol. XXIV, f. 3959).

Si aggiunga che, per parte loro, Vincenzo Vinciguerra e Stefano Delle Chiaie (che conoscono tutta la verità ) hanno concordemente escluso che vi sia stata una qualche implicazione ustascia nella strage di Brescia.

Sentenza ordinanza G.I. Zorzi pag 83-85

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