Il travestito e i seguaci di Mussolini

(…) I veri retroscena della morte di Giancarlo Esposti non sono mai stati scoperti, anche se sulla sua uccisione molte sono state le ipotesi avanzate, prima tra tutte quella di un’operazione appositamente concordata per eliminare un terrorista ormai diventato ingestibile e pericoloso.
Quello che è stato accertato, al contrario, è che le attività del Mar e delle Sam, per un certo periodo, hanno effettivamente beneficiato della connivenza e copertura di alcuni settori della Divisione Pastrengo dell’Arma dei carabinieri, gli stessi che avevano ispirato l’aggressione e la violenza contro Franca Rame.
Le successive indagini hanno poi consentito di accertare che il gruppo di Esposti e degli altri camerati – legato ai carabinieri – era a sua volta infiltrato da neofascisti confidenti della polizia e da altri, come Biagio Pitarresi, che pur lavorando quasi sempre per l’Arma, talvolta non disdegnavano di passare le informazioni all’altra forza di polizia. La polizia era riuscita a inserire le sue antenne nel gruppo di Esposti, sfruttando una particolarità poco nota a chi vedeva dall’esterno le coraggiose imprese dei seguaci di Mussolini: la passione per i travestiti.
Proprio uno di loro, che si faceva chiamare “Marcella” – protetto da Esposti e dal suo “camerata-rivale” Angelo Angeli – è stato per molto tempo una delle fonti privilegiate dell’ufficio politico della Questura di Milano la quale, grazie alle indicazioni del travestito, è riuscita anche a catturare Esposti in occasione di uno dei primi mandati di cattura e a realizzare altre operazioni.
L’informatore era gestito dal maresciallo Giordano Fainelli che ha spiegato alcuni dettagli delle indagini sul gruppo neo-mussoliniano:

“(…) seguendo quasi quotidianamente le mosse di Esposti e di altri estremisti che gravitavano intorno a lui (…) ci è capitato di verificare che in più occasioni l’Esposti in ore notturne si era intrattenuto in ristoranti o altri locali con travestiti, tra i quali appunto “Marcella”. In conseguenza noi poi prendemmo contatti con questo personaggio e da lì nacque il suo rapporto confidenziale con noi; rapporto che (…) fu molto proficuo, perché consentì di effettuare con successo operazioni di polizia giudiziaria nei confronti di Esposti e del suo gruppo. Quanto al traffico di armi segnalatoci da Marcella, rammento che costei ci rivelò di avere fatto più viaggi in macchina a Trieste con l’Esposti, lasciandoci intendere che in tali occasioni il predetto portava o andava a ritirare qualcosa di illecito (…)”.

Gianni Cipriani, “Lo Stato invisibile”

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