“Ma lui ha un partito in più” – L’Espresso 17.03.1974

La chiamano ormai correntemente “la cordata fanfaniana”, intendendo con questa definizione quel gruppo di uomini che, indipendentemente dall’appartenenza o meno alla DC, si muove in perfetta sintonia con Fanfani portandogli il contributo dei gruppi industriali, finanziari, amministrativi  che ciascuno di essi rappresenta, dirige o comunque influenza. Questa cordata è come un partito supplementare di cui Fanfani dispone in aggiunta a quello democristiano.
Il personaggio più rappresentativo della cordata fanfaniana (in un certo senso il capo cordata) è il presidente della Montedison Eugenio Cefis. E’ sempre stato assai vicino a Fanfani fin da quando presiedeva l’Eni, ma era assai legato a Rumor e a Piccoli. Negli ultimi tempi tuttavia ha molto allentato le sue simpatie dorotee ed ormai è schierato nettamente col segretario della DC. Cefis non gli porta soltanto l’enorme forza rappresentata dalla Montedison, ma anche quella dei gruppi strettamente legati con Foro Bonaparte, primo tra tutti Carlo Pesenti e l’Italcementi. Pesenti significa anche giornali: “La Notte”, stampato a Milano e una quota del “Tempo” stampato a Roma.
Un altro potente appoggio finanziario alla causa fanfaniana vien da Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, una banca cattolica da sempre, che negli ultimi due anni ha acquistato un dinamismo prima sconosciuto. L’Ambrosiano significa anche La Centrale, la Banca Cattolica del Veneto e un grosso giro di banca e di borsa. Attilio Monti, il petroliere-zuccheriero-editore (“Carlino”, “Nazione”, “Giornale d’Italia”) è stato sempre un industriale d’assalto, finanziatore dell’estrema destra, di alcuni settori socialdemocratici (Luigi Preti?).
E’ tuttavia amico di Aldo Moro e del suo “brasseur d’affaires” Sereno Freato quando Moro era presidente del Consiglio. Anche Monti è passato ormai in blocco allo schieramento fanfaniano.
Raffaele Girotti, presidente dell’Eni, ebbe un sodalizio assai intenso con Arnaldo Forlani e con Giulio Andreotti quando questi era presidente del Consiglio. Alla loro caduta si è trovato del tutto spiazzato, ha dovuto subire un pesante attacco di Cefis ed è stato sul punto di dimettersi (agosto scorso). Per restare al suo posto ha dovuto rientrare nei ranghi ed ora, recuperata la “protezione” di Cefis, fa parte anche lui della cordata.
Giuseppe Petrilli, fanfaniano da sempre, copre la posizione Iri, almeno fino a quando ne rimarrà presidente. Si pensa però alla sua successione e Fanfani dirà la parola decisiva in proposito.
Franco Piga, presidente dell’Istituto Credito Opere Pubbliche e onnipotente capo di gabinetto di Rumor, ha compiuto nelle ultime settimane un’evoluzione decisiva ed è entrato a far parte della cordata fanfaniana. Legatissimo a Cefis, assai influente al Consiglio di Stato di cui è membro, pone la sua candidatura alla presidenza dell’Imi.
Mario Einaudi, presidente dell’Egam, nasce come uomo vicino ai dorotei, ma ormai si è trasferito con Fanfani. nello stesso campo milita da sempre Franco Grassini, presidente della Gepi. Una recluta recente ma importante è il finanziere Michele Sindona, molto legato ad Andreotti ma ora assai vicino al segretario della DC.

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