La vicenda Spiazzi – sentenza appello strage di Bologna 16.05.1994

E’, dunque, compito del giudice del presente processo quello di ricercare le vere ragioni dell’omicidio Mangiameli.
L’esame della vicenda Spiazzi introduce all’approfondimento e alla comprensione del movente che la sentenza rescissa ha contrapposto a quello dell’omicidio Mattarella. Occorre premettere che nei giorni a cavallo tra la fine di agosto ed i primi di settembre il disegno di sopprimere Mangiameli era già entrato nella fase esecutiva, come risulta dalla circostanza –riferita da Stefano Soderini e citata a p.111 della sentenza 16 luglio 86 della Corte d’Assise di Roma- che “Una settimana prima dell’assassinio di Mangiameli Vale comunicò a Soderini che bisognava eliminare Ciccio e che forse lui avrebbe dovuto partecipare all’operazione e mettere a disposizione la propria autovettura”.

L’uccisione di Mangiameli fu, dunque, decisa prima della fine di agosto. Va, nel contempo, osservato che Valerio Fioravanti e la Mambro avevano trascorso due settimane, dalla metà alla fine di luglio, insieme al Mangiameli, alla di lui moglie e alla figlia, nella loro casa al mare di Tre Fontane e che attorno al 15 di agosto il Ciavardini era stato mandato a Palermo presso il medesimo Mangiameli per esservi tenuto nascosto -quando è certo che Ciavardini si era da vari mesi emancipato dalle rigide gerarchie di Terza Posizione per confluire nei NAR e partecipare alle imprese terroristiche del Fioravanti con compiti di primissimo piano-.

Se ne deve concludere che sino alla fine di luglio e ancora alla metà di agosto non solo non era stata presa la decisione di uccidere “Ciccio”, ma neppure era possibile cogliere che fossero maturate le condizioni perchè quella decisione venisse presa, dal momento che i rapporti tra Fioravanti e Mangiameli continuavano ad essere di collaborazione, di intesa e persino di convivenza. Non resta, allora, che collocare nella seconda metà di agosto l’insorgere della causa che portò Fioravanti alla risoluzione omicida.

Per quello che qui interessa della vicenda Spiazzi, è sufficiente ricordare che nel mese di luglio del 1980 il colonnello Amos Spiazzi, incaricato da un dipendente del Centro SISDE di Bolzano, si era recato a Roma e vi aveva condotto una inchiesta sui gruppi terroristici di estrema destra; le sue informazioni -che, fra l’altro, riguardavano anche le iniziative assunte da tale “Ciccio”- erano state trasfuse in un “appunto” riservato datato 28 luglio che il Centro di Bolzano aveva inviato al direttore del SISDE a Roma.

Nel mese di agosto il settimanale “L’Espresso”, a corredo dei servizi sulla strage di Bologna, aveva pubblicato una intervista al col. Spiazzi in cui questi, passando in rassegna le formazioni terroristiche di estrema destra attive sul territorio nazionale ed indicando il ruolo egemone che si apprestava a ricoprire Terza Posizione, aveva menzionato il “Ciccio” come personaggio intento a “mettere d’accordo” i “quattro gruppi” in cui a Roma si erano “divisi” i NAR “in gran disaccordo tra loro”.

L’intervista era pubblicata sul numero dell’Espresso datato 24 agosto e già in edicola il 18. Questa intervista dimostrava inequivocabilmente che “Ciccio” era pericolosamente disponibile a parlare di cose concernenti il terrorismo di cui era a conoscenza. Oggi, poi, si sa che l’intervista pubblicata dall’Espresso rifletteva conoscenze acquisite dallo Spiazzi nel luglio, ma chi la leggeva sull’Espresso del 24 agosto nell’ambito dei servizi sulla strage del 2 agosto poteva ricavarne una cosa sola, e cioè che Spiazzi avesse riferito di contatti avuti con “Ciccio” in conseguenza della strage e, quindi, necessariamente dopo la strage medesima.

Il comportamento di “Ciccio” si presentava, quindi, come doppiamente pericoloso. E’ certo, ancora, che il Mangiameli si riconobbe subito nel “Ciccio” dell’intervista. Rosaria Amico, la moglie, ha dichiarato al G.I. di Bologna il 21.12.83: “Ricordo con sicurezza che mio marito si identificò nel ‘Ciccio’ di cui all’intervista sull’Espresso dell’agosto 80 di Amos Spiazzi … Mio marito, … dopo la lettura dell’intervista aveva detto: ‘Questi mi vogliono incastrare’ …”. Francesco Mangiameli era tanto consapevole del pericolo a cui lo aveva esposto l’intervista dello Spiazzi che, non appena letto quel numero dell’Espresso si era affrettato a sloggiare Ciavardini, per l’evidente timore che potesse essere trovato un terrorista di quel calibro nei locali procurati da lui. A conferma di quella consapevolezza, inoltre, va ricordato che di lì a pochi giorni sarebbe stata spedita (il timbro postale reca la data del 30 agosto) una lettera anonima alla Squadra politica della Questura di Palermo che si accerterà scritta da Alberto Volo, amico strettissimo e sodale politico del Mangiameli; lettera che conteneva un testuale riferimento (“… non sopporto i travestiti”) al titolo dell’intervista a Spiazzi (“neri, rossi e travestiti”) ed una esplicita incolpazione per la strage di Bologna di alcuni esponenti di Terza Posizione di Palermo tra i quali Mangiameli e Volo; lettera che è stata interpretata -con ineccepibile logica- come l’espressione della volontà degli stessi Mangiameli e Volo di provocare l’accertamento della loro presenza a Palermo in quei giorni e della conseguente loro estraneità alla strage.

D’altra parte, che Mangiameli avesse percepito correttamente l’intenzione di Spiazzi di “incastrarlo” è stato confermato da un documento sequestrato presso l’abitazione dello stesso colonnello. In tale documento (che s’inizia con le parole “Il dottor Prati” e in cui il militare parla di sé in terza persona) espressamente lo Spiazzi afferma che si servì dell’intervista all’Espresso per far convergere le indagini proprio sul “Ciccio”, dopo avere visto che le informazioni che aveva fatto pervenire al SISDE con la sua relazione del 22 luglio erano state, secondo il suo assunto, volutamente equivocate ed indirizzate, così, su Chicco Furlotti.

Il col. Spiazzi, dal canto suo, era conosciuto per i suoi trascorsi come aderente al movimento golpista “Rosa dei venti”; ancora, per essere un personaggio bene introdotto negli ambienti della destra e, nello stesso tempo, vicino ai Servizi di informazione. Egli era, dunque, un soggetto cui si poteva fare tranquillamente credito di avere effettivamente raccolto di prima mano quelle informazioni. Fatte queste premesse, occorre por mente alla circostanza che le implicazioni dell’intervista e, specificamente, la pericolosità delle “chiacchiere” di Mangiameli sarebbero state inevitabilmente avvertite anche da altri, in particolare da chi aveva avuto diretti coinvolgimenti nella strage.

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