Eccidio di Empoli – Estratto Sentenza Corte Assise di Firenze 09.06.1975

Alle ore 19 circa del 24.1.1975, il dott. Fasano, dirigente dell’Ufficio Politico della Questura di Firenze, richiedeva al Commissariato di P.S. di Empoli di procedere ad accertamenti nei confronti di certo Tuti Mario, ivi residente, allo scopo di stabilire se egli possedesse una autovettura Fiat 128. Il dirigente del Commissariato di Empoli, dott. Antonelli, incaricava di ciò l’app. Arturo Rocca, il quale, poco dopo riferiva che il geom. Tuti Mario, nato ad Empoli il 21.12.1946, ivi residente in via Boccaccio n° 25, possedeva effettivamente una 128 bianca, targata FI 690681. Dopo circa mezz’ora, il dott. Fasano informava lo stesso commissariato di Empoli che nei confronti del Tuti, pendeva carico di cattura emesso in data 24.1.1975 (e cioè il giorno stesso), dal dott. Marsili, Sost. Procuratore della Repubblica di Arezzo, per associazione per delinquere ed altri reati. Di tale ordine veniva chiesta l’esecuzione.
L’incarico veniva affidato al vice brig. di PS Falco Leonardo, ed agli appuntati Ceravolo Giovanni e Rocca Arturo, che si recavano all’abitazione del Tuti, per procedere al suo arresto, verso le ore 20. Dopo circa 15 minuti perveniva da Arezzo, sempre tramite il dott. Fasano, la richiesta telefonica di procedere, dopo l’arresto del Tuti, a perquisizione della sua abitazione per ricercarvi armi, munizioni e materiali esplodenti, ai sensi dell’art. 41 T.U.L.P.S..
Tale ordine veniva comunicato, via radio, ai tre sottufficiali operanti che, nel frattempo, avevano già preso contatto col Tuti.
Alle ore 21, al 113 perveniva notizia che in via Boccaccio all’altezza del civico 25, corrispondente all’abitazione del Tuti, vi era un morto. Il dott. Antonelli, il m.llo Baronti e due agenti, accorsi sul posto rinvenivano in quel punto, sul marciapiede, il cadavere dell’app. Ceravolo. All’interno dell’appartamento del Tuti trovavano un altro cadavere: quello del brig. Falco. L’app. Rocca si trovava disteso a terra, gravemente ferito e sanguinante, all’interno dello stabile, ai piedi di una rampa di scale, che portava all’appartamento del Tuti.
Venivano immediatamente avviate indagini, con la partecipazione e la direzione del Procuratore della Repubblica di Firenze, che raccoglieva le deposizioni di alcuni vicini di casa del Tuti, i quali, subito dopo la tragedia, lo avevano visto fuggire, armato di fucile, con la sua autovettura, nonché quella dei prossimi congiunti dell’assassino, che non si avvalevano della facoltà di astenersi dal deporre e di vari suoi amici e conoscenti.

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