“E questi sono i nastri del SID” L’Espresso 14.07.1974

Roma. Il ministro della Difesa Giulio Andreotti la scorsa settimana è riuscito a farsi consegnare dagli uffici del SID le registrazioni delle conversazioni avvenute quattro anni fa fra il giornalista del “Corriere della Sera” Giorgio Zicari e i promotori del gruppo fascista MAR, Carlo Fumagalli e Gaetano Orlando.
Una copia di queste registrazioni è venuta in nostro possesso. Anche se in alcune parti queste trascrizioni sono sunteggiate e in altre, forse, censurate, tuttavia da quel poco che resta emerge chiaramente che il SID sapeva già da quattro anni ciò che stava tramando Carlo Fumagalli, ed era anche a conoscenza dei suoi collegamenti con ambienti militari, e dei suoi finanziatori, fra i quali l’avvocato Adamo Degli Occhi.
Ma anche al momento di consegnare le trascrizioni, il SID ha dato prova di voler coprire e proteggere i mandanti dei terroristi neri, lasciando sorgere il dubbio che vi siano profonde infiltrazioni fasciste e responsabilità dirette del SID stesso. Infatti i responsabili del controspionaggio hanno avvertito Andreotti di aver distrutto questi quattro nastri, per cui non si saprà mai se i nomi fatti da Fumagalli sono stati tutti trascritti o se alcuni invece sono stati omessi.
Le registrazioni sono quattro e coprono un periodo di sei mesi dall’aprile al settembre ’70. La prima riguarda un colloquio tra Zicari e Gaetano Orlando, braccio destro di Carlo Fumagalli, avvenuto il 22 aprile 1970. Le altre registrazioni riguardano invece le conversazioni tra Zicari e Fumagalli. In totale la trascrizione dei nastri supera le cento pagine dattiloscritte. Eccone una sintesi.

22 aprile 1970. Conversazione tra Giorgio Zicari e Gaetano Orlando.
Orlando comincia parlando della necessità di procurarsi una potente radio trasmittente, per trasmettere da Trivigno (in provincia di Potenza) a Milano. Fa notare che per l’acquisto della radio ci sono due valutazioni, una che prevede una spesa di 700 mila lire e l’altra di 4 milioni. “Però siamo tutti d’accordo che deve essere una radio che possa essere trasportata continuamente in giro, per impedire la sua localizzazione. Abbiamo già esperienze in trasmissioni radio, perché poco tempo fa ne abbiamo realizzate a Genova”. Orlando passa poi a parlare degli attentati ai tralicci in Valtellina, indicando le varie località dove sono stati effettuati.
Zicari: “Di alcuni non se n’è mai avuto notizia. Come mai?”.
Orlando: “In effetti per alcuni non c’è stata pubblicità, però ci sono stati davvero. Forse la mancata pubblicità dipende dal fatto che i tralicci non sono caduti, dato che le esplosioni a volte hanno danneggiato solo i piloni della base”.
Poi Orlando passa a parlare del “gruppo della Versilia”, soffermandosi su un certo De Rainieri (rivelatosi intimo del medico Porta Casucci) e su “un ufficiale del SID, di nome Salcioli, che ci ha garantito adesioni nel servizio per i nostri programmi. Abbiamo già stilato il programma insurrezionale, sono ben 22 pagine”.
Zicari: “Cosa comprende?”.
Orlando: “Fa spavento. Comprende tutto, dall’A alla Zeta”.
Zicari: “Ma avete uomini?”.
Orlando: “Di uomini ce ne sono anche troppi. Non si tratta certo di quei quattro ragazzi che hanno incriminato per i manifesti da loro attaccati. A conti fatti, ce ne sono più di 100 mila. E’ gente decisa, questa. Il 25 aprile con un fucile a cannocchiale facciamo fuori Valsecchi. Per questa cosa ci vuole un ragazzo bruciato. Abbiamo già un fucile di precisione, un 22 col silenziatore. Gli altri fucili in nostro possesso sono dei Winchester. In Valtellina attacchiamo due caserme e facciamo un po’ di morti. Poi ci inseriamo subito nella Rai. Basterebbe tenere 60 uomini liberi per un mese, che la Valtellina alta la tengono da soli. Per 60 uomini ci vogliono 100 milioni. C’è già una mitragliatrice che provvede a un pezzo della statale 38, ma è poco. I contatti con Carlo (Fumagalli, ndr) avvengono sulla stessa lunghezza d’onda della stradale”.
Zicari: “Come pensate di fare?”.
Orlando: “Non facciamo la guerra, facciamo la guerriglia. Se attaccassimo frontalmente infatti ci schiaccerebbero. Bisogna convincere l’esercito, coinvolgerlo un po’ alla volta”.
Il colloquio termina parlando dell’avvocato Adamo Degli Occhi e di un certo De Sario.
Orlando: “Adamo s’è arrabbiato perché ha capito che c’è gente in doppio petto che non ha capito nulla e che è al di fuori della realtà. C’è già un comitato nazionale rivoluzionario, con dentro De Sario”.

Notte tra il 22 e il 23 aprile. Colloquio tra Zicari e Fumagalli.
Fumagalli parla del generale degli alpini Motta.
Fumagalli: “Mi trovavo a Roma con gli americani e l’ho tastato un po’. Lui era in pensione da due mesi e ha detto che non voleva mettersi nei guai. Mi ha detto: “non mi interesso più di niente””.
Poi il discorso va sui finanziamenti.
Fumagalli: “A Genova siamo già riusciti a ottenere qualcosa”.
Zicari: “Ma che cosa volete fare? Volete fare come Valpreda?”.
Fumagalli: “Macché Valpreda! Abbiamo gente alla segreteria del Senato che ci informa molto bene. Le bombe non le ha messe Valpreda. E’ stato il SID”.
Il discorso dopo Genova, si sposta su Padova e Treviso.
Fumagalli: “Ho parlato col colonnello Carmelo, del 3° Comiliter di Padova (o si tratta della terza armata, quella improvvisamente sciolta nel ’71, o si tratta del 5° Comiliter. A Padova infatti non esiste un 3° Comiliter, ndr). Ha interi magazzini pieni di mitragliatrici 38. Ho uomini anche a Treviso. Ho poi parlato con Birindelli”.
Zicari: “E che cosa ha detto?”.
Fumagalli: “Che ci sono molti ufficiali selezionati. Quelli di Padova e Treviso. Sono andato a Treviso, ho parlato con Carmelo e gli ho detto che non so neppure se è generale o colonnello. Gli dico: colonnello, non voglio mica finire in un campo di concentramento per tipi come lei. Mi dice che non possiamo sparare ai militari, neppure ai carabinieri, che bisogna aspettare. Ma dico, io, questa rivoluzione come la facciamo se non si spara?”.
Fumagalli passa poi a parlare degli attentati alle caserme e dei programmi riguardanti Mario Capanna, leader del Movimento studentesco.
Fumagalli: “Per me va lo stesso. Se vogliono che rapisca Capanna, rapisco Capanna. Se vogliono che lo ammazzi, va benissimo; ammazzo il Capanna”.
(Questa frase è importante, perché è una delle frasi dalle quali traspare, per bocca di Fumagalli, che c’è gente sopra di lui che gli dà ordini, ndr).
Fumagalli: “A Marsiglia c’è un anarchico, si chiama Bibbi, e a suo tempo organizzò un attentato contro Mussolini. Ha delle armi che sono la fine del mondo, ha del materiale meraviglioso. E’ tutta roba nuova, americana”.
(Sarebbe interessante assodare i rapporti tra l'”anarchico” Bibbi e l'”anarchico” Bertoli, che prima della strage di via Fatebenefratelli si ferma proprio a Marsiglia, ndr).
Fumagalli parla poi dei suoi rapporti con Strauss e la destra tedesca: è tornato da poco dalla Germania e da Lugano. Fumagalli: “Ho avuto una serie di incontri con quelli del Fronte europeo di liberazione. Sono molto attenti alla questione italiana, ce l’hanno a cuore. Bisogna essere seri e per essere seri bisogna coinvolgere delle persone in grado di far intervenire le forze armate. Da soli non ce la possiamo fare. Da solo non ce la fa nessuno”.
Zicari: “E l’intervento delle forze armate come lo ottenete?”.
Fumagalli: “Bisogna sfruttare il diffuso malcontento degli ufficiali. Ci vuole lavoro di infiltrazione e di propaganda. Un lavoro paziente e tenace”.
Zicari: “Ma questa gente sulla quale fate già conto, chi è? Sono quelli del MSI”.
Fumagalli: “No di certo quelli del MSI. La mattina vanno in giro col manganello e la sera vanno al cinema. Non è mica bello così. Per loro è solo una questione di coraggio individuale e prendono un sacco di botte in questo modo”.
Zicari: “Ma allora sono quelli di Lotta Continua”.
Fumagalli: “Ma no! Sono estremisti di centro, che la pensano esattamente come la penso io. Gente del tipo di Strauss. Ad ogni modo stia tranquillo che una parte dell’esercito c’è già”.
Zicari: “E come sarebbe a dire? E’ gente in pensione?”.
Fumagalli: “No, no. E’ gente in servizio. Il fatto è che anche i generali hanno le loro idee e hanno bisogno di contatti con l’esterno. Basta aiutarli, fornirgli i contatti, chiarirgli le idee”.

Il colloquio si chiude con delle recriminazioni di Fumagalli per le ripetute scoperte di armi del MAR da parte dei carabinieri. Alcune frasi portano Zicari a esclamare: “Ma lei ha dei sospetti verso di me?”. La frase resta senza risposta. Segue un altro nastro, del 14 settembre 1970. Si tratta di una registrazione mal riuscita. L’unica notizia importante è questa: “Nella prima quindicina di luglio il Fumagalli ha partecipato a Roma ad una riunione con un non meglio identificato gruppo. L’attività di tale gruppo consiste nel sovvertire legalmente il sistema. A detta riunione ha partecipato un osservatore tedesco del gruppo legato a Strauss.

Giuseppe Catalano – L’Espresso 14.07.1974

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